Dettagli tecnici sulle mascherine

Visto che adesso tocca metterle per uscire di casa, vi do due dritte sulle mascherine, che vi spiegano anche la ragione del costo esorbitante.

  • qualsiasi cosa davanti alla faccia ferma lo sputazzo. La sciarpa e le mascherine di stoffa o quelle “chirurgiche”, hanno solo questa funzione.
  • le mascherine con la valvola sono fatte per filtrare l’aria inspirata ma per rilasciare l’aria espirata, quindi fermano il grosso dello sputazzo ma diffondono il virus nella normale espirazione. Ai fini della epidemia, andrebbero evitate.
  • le mascherine che hanno una funzione apprezzabile, intendo più della sciarpa, sono quelle FFP2, negli standard K95 e KN95, rispettivamente capaci di filtrare 95% delle particelle e oltre il 95%. Un altro modo per dirlo è che le mascherine KN95 dovrebbero filtrare particelle di dimensioni maggiori di 0,075 micron (il diametro del virus cinese dovrebbe essere da circa 0,1 a 0,12 micron).

Ora, il problema è che le mascherine che hanno la funzione di filtro hanno anche una scadenza e, come tutti i dispositivi di protezione, sono monouso. Significa che se portate una mascherina K95 per otto ore, poi la dovreste buttare. Il farmacista però mi ha detto che per non rovinarsi con le mascherine, si potrebbero “sanificare” immergendole nell’alcol. Da cui, urge trovare l’alcol.

Subacquei

Al post precedente abbiamo visto come l’autorevole “virologo” venga intervistato dallo autorevole “giornalista” e ci racconti come dai suoi studi emergano informazioni nuove ed importanti, come quella che se vivi con una persona contagiosa è facile che tu ti ammali e che se stai in casa tutto il giorno con le protezioni dei laboratori biologici livello 4 diminuisci le possibilità di ammalarti.

Oggi scopriamo come funziona il glorioso Sistema Sanitario a livello del Medico di Base, che è o dovrebbe essere il riferimento per tutti gli ammalati e nel nostro caso anche per chi sospetta di avere contratto il Virus Cinese.

Non avete nessun dispositivo di protezione?
“Abbiamo quelli che ci siano procurati in modo autonomo. Con difficoltà e andando incontro a truffe: io ho fatto ordini per un migliaio di euro. Ma al posto delle cuffie mi sono arrivate retine per capelli, al posto dei camici impermeabili quelli che si bagnano. E sono fortunato, ho trovato mascherine e visiere: alcuni colleghi non ce l’hanno fatta, usano le maschere da sub”.

Prego notare:

  • inappuntabile organizzazione del Servizio Sanitario Nazionale e delle sue emanazioni regionali, che per inciso sono semi-autonome. Alla popolazione e ai medici di base si dice tutto e il contrario di tutto a colpi di circolari, cosi che i burocrati non abbiano responsabilità, poi ognuno si attrezza come può o come vuole e fa un po’ come gli pare.
  • cosi come siamo entrati nella epidemia organizzando happening nel quartiere cinese perché il virus da combattere era il “razzismo”, allo stesso modo adesso abbiamo il grande “virologo” che ci dice di stare in casa con le “protezioni”, che ognuno si compra al mercato nero, le più disparate e abbiamo i medici che incontrano pazienti con le retine per i capelli e le maschere da sub, un incubo tra Mad Max e Fantozzi.
  • nel “bollettino di guerra” emanato dalle autorità nazionali e regionali si comincia col “numero degli infetti”. Peccato che quello sia il numero dei “positivi” al test del “tampone”, che non si capisce con che criterio venga somministrato. Leggevo un altro esimio “virologo” il quale sosteneva che è inutile fare test di massa perché i “negativi” pensano di essere sani e invece potrebbero essere “positivi” il giorno dopo. Bella scusa del cazzo. Diciamo che come per tutto il resto non siamo capaci di organizzare i test, perché la ragione per farli non è trovare i “negativi” ma trovare ed isolare i “positivi” con il mal di gola nelle prime fasi della malattia o privi di sintomi. Quanti più ne isoli, quanto più puoi contenere l’epidemia. Tanto più facile per il “virologo” dire che tutti devono stare in casa con le “protezioni”, cosi nessuno della “Classe Dirigente” deve fare qualcosa in concreto.
  • per via del punto precedente, non si sa quanti medici sono infetti, non solo quanti dei loro pazienti. Gli andrebbe fatto il test del “tampone”, a tutti e andrebbe ripetuto di continuo. Invece ciccia, che si arrangino con Amazon.

Vi farei anche presente che l’epidemia non ha fatto scomparire tutte le altre malattie, ci sono ancora i cardiopatici, i diabetici, le persone con un tumore ma anche quelli con un brufolo sul sedere. La prima cosa che verrebbe in mente ad una persona che non fosse una scimmia idrofoba, sarebbe di separare i pazienti “COVID” dal circuito sanitario convenzionale. Fino da principio è l’esatto contrario di quello che è stato fatto. Le stesse persone, le stesse attrezzature e gli stessi luoghi fisici devono servire per tutti. Se esiste una separazione questa avviene solo quando il paziente ha una polmonite, allora entra nel “percorso” della “assistenza” ospedaliera. Ma tutte le persone che hanno un problema di salute e che non sono moribonde, vengono trattate come se l’epidemia non ci fosse, con l’unica aggiunta che vengono costrette a rimanere in casa, immaginandosi che indossino le “protezioni” che mancano ai medici e che nelle case ci siano le stanze per il contenimento biologico che non ci sono negli ospedali.

Peccato che non ho una maschera da sub, mi piacerebbe andare a fare la spesa con quella. Purtroppo c’è una considerazione accessoria: il Medico di Base col “camice impermeabile” può indossarlo per un certo tempo poi affoga nel suo sudore. Più aumenti il livello di “protezione” contro il virus, più ti serve qualcosa che si avvicini alla tuta completamente sigillata che dicevo in precedenza. E’ molto difficile indossare cose del genere per delle ore e metterle e toglierle (cosa che richiederebbe, lo ripeto, una doccia di decontaminazione).

Ah, io non sono mai stato tanto dell’idea di comprare le cose online. Sto provando a comprare la spesa e farmela consegnare a casa, non c’è verso, come per gli esami diagnostici, le liste sono esaurite.

I dementi

Fino a Febbraio il “dato di fatto” era quello del Mondo Senza Confini e Senza Barriere, il mondo della libera circolazione di cose e persone, il mondo per cui suggerire di impedire il movimento da e per le zone dell’epidemia era “razzismo sanitario”.

Arrivati al mese di Aprile, il solito “giornalista”, professione che non prevede nessuna qualificazione professionale ne tantomeno una etica, intervista lo “scienziato” o “tecnico” o “esperto”, in questo caso un “virologo”. Cosa afferma lo “scienzato”?

«Sarà meglio usare mascherina e guanti anche in casa. E, soprattutto, limitare all’indispensabile l’utilizzo degli ambienti domestici condivisi. Mi rendo conto del sacrificio ma i risultati del nostro studio sulle probabilità di essere infettati dimostrano chiaramente l’assoluta efficacia della restrizione».

Io mi domando e chiedo come può esistere una popolazione di persone adulte, che hanno anche studiato, che sopporta questo livello di scemenza. Il “nostro studio sulle probabilità” dimostra che se ognuno andasse in giro tutto il giorno con una tuta spaziale diminuirebbero le probabilità di essere infettati. Li pagano per fare questi “studi”, che si rivelano utilissimi in concreto, come possiamo vedere nelle nostre trincee e nella terra di nessuno cosparsa di cadaveri. Si rivelano utilissimi anche sul fronte della logistica, come dimostra l’impeccabile gestione della “emergenza” per cui la gente si procura il necessario o quello che pensa sia necessario, con la borsa nera, ne più ne meno.

Mi domando come possa andare in giro a fare lo “esperto” una persona che crede veramente che si possa vivere per settimane, mesi o anni chiusi in casa indossando la “mascherina” e i guanti di lattice, mi domando anche quanti “esperti” sono convinti che tutti vivano in un castello con “ambienti domestici condivisi”. Mi domando quanti “virologi” siano convinti che nessuno abbia dei figli.

Mi domando anche con che faccia un “professionista della informazione” e tutte le persone che gestiscono la pubblicazione dei suoi contributi, pubblichino aberrazioni del genere senza obbiettare, passandole al “pubblico” come se fossero perle di saggezza.

Per inciso, i guanti e la “mascherina” non hanno la funzione di proteggere la persona che li indossa ma di proteggere gli altri, mettendo una barriera che contiene le sue secrezioni. Come ho scritto in precedenza, la protezione passiva per chi indossa i dispositivi richiede una tuta sigillata e una maschera con un filtro capace di bloccare le particelle della dimensione del virus in questione. Tutte cose che hanno una durata temporale di qualche ora, che andrebbero tolte solo dopo una doccia decontaminante in un ambiente intermedio e che poi vanno incenerite.

Mi spiego meglio: se si entra in una stanza dove qualcuno ha tossito o starnutito il virus, indossare guanti e mascherina non serve a niente, primo perché la mascherina non impedisce al virus di essere respirato, sia per le dimensioni che passano tra le maglie, sia perché la mascherina non aderisce al volto, secondo perché il virus ricade sui vestiti, sulla pelle, sui capelli, ovunque e vestirsi e svestirsi significa entrare in contatto col virus. La mascherina serve a contenere gli spruzzi di chi tossisce e starnutisce, cosi come i guanti in teoria servono alla funzione del lavaggio delle mani prima e dopo, anche se ovviamente poi dipende da come si indossano e si tolgono, senza contare, lo ripeto, che andrebbero cambiati ogni momento e inceneriti, se me li metto in tasca, addio.

Ancora, il “giornalista” nel fare dis-informazione, non dice alla gente che il probema delle forniture per gli ospedali è che il personale consuma una quantità di materiale enorme, migliaia, milioni di pezzi ogni giorno. E’ inevitabile, ogni volta che entrano o escono da una stanza, toccano qualcosa o qualcuno, inizia o finisce un turno, ogni volta che cambiano un tubo, fanno una iniezione, eccetera, tutto il materiale deve essere sostituito. Siamo andati verso l’epidemia organizzando “happening” nel quartiere cinese, mentre ci dicevano di fidarci del Sistema Sanitario e della Scienza. Peccato che in tempi non sospetti a me toccava girare per l’ospedale a cercare le lenzuola per il letto di mia mamma, avendole finite nel reparto dove era ricoverata. Peccato che tutti noi sapessimo bene come era facile ottenere una visita o un esame diagnostico nella Regione che si proponeva come “modello di efficienza”. Abbiamo scoperto che non solo la “risposta” alla epidemia è stata gestita con la solita tradizione dello “arrangiarsi” ma che l’Italia non ha la capacità di produrre praticamente niente, più che altro perché una burocrazia meridionale sproporzionata e auto-referente soffoca qualsiasi iniziativa, perché quella è la sua ragione d’essere. Si importa merda dalla Cina piuttosto che autorizzare la produzione di cacca nazionale.

Ogni giorno mi si propone la domanda se questa sia una vita che vale la pena di vivere.

Il crepuscolo

Una delle cose più fastidiose per me è constare quanto sia artefatto il “racconto” del mondo che ci viene propinato dai media. Media che hanno selezionato una popolazione di leccapiedi vomitevoli, privi di talento e scrupoli.

Cominciamo dal “siete in una botte di ferro”, nelle varie declinazioni come “fidatevi della scienza”, con cui si pavoneggiavano il Governo e i vari personaggi della “maggioranza” che lo sostiene. Quanto sia vero l’ho constatato oggi. Mi reco in farmacia e compro tre “mascherine”, costo 9 ero cadauna. Il farmacista, vergognandosi, mi fa “prezzo di costo”. Come no, volendo esagerare, possono costare 50 centesimi. Perché le ho comprate? Per via del fatto che la gente viene martellata dai media con la necessità di indossarne una, senza che però alcuno ne spieghi la ragione. Se non ce l’hai, sei un “untore”.

Premessa, io non sono parte della “scienza” ne del Governo, non sono nemmeno Grillo col blog dove ti spiega come coltivare le cipolle e come montare un sottomarino atomico. Però qualcosa so e quindi vi dico che le “mascherine” sono del tutto inutili. Infatti, il requisito base dell’equipaggiamento per il contenimento biologico è che sia sigillato, a tenuta stagna e che la maschera aderisca al volto come una ventosa e abbia come unica apertura un filtro specifico per la chimica e la dimensione delle particelle da filtrare. Le “mascherine” da 9 euro riportano scritte in cinese e già questo me le rende indigeste e mi mette davanti al fatto che l’Italia non è in grado di produrle. Non le produce perché nel Mondo Nuovo della Globalizzazione, non conta dove produci le cose, tanto le sposti liberamente di qui e di la. Inoltre, consistono in una conchetta fatta di un tessuto sintetico spugnoso, con due elastici. Fine, non c’è altro. Queste mascherine non aderiscono alla faccia e, oltre l’ovvia considerazione che la testa, occhi, orecchie, ecc, sono esposti, l’aria entra dal margine della mascherina, prevalentemente dai lati. Entra l’aria, entra il virus Certo, se starnutisco la conchetta contiene la maggior parte del mio sputazzo ma è l’unica funzione concreta, farebbe la stessa cosa un fazzoletto annodato.

Le mascherine sarebbero usa-e-getta ma in teoria si possono igienizzare con una soluzione alcolica, che ovviamente il farmacista non possiede. Del resto, dice che non trova nemmeno i guanti usa-e-getta. Veniamo all’articolo più richiesto, il “flussimetro”. Si tratta di un aggeggio con cui il malato di “COVID” dovrebbe misurare quanto ossigeno riesce a inspirare per poi fornire questa informazione al medico di base al telefono. Questa è la terapia che ha ufficialmente preso il posto della prassi precedente, cioè il ricovero in ospedale. Nessuno ti fornisce ne “flussimetro” ne eventuale bombola di ossigeno, sei tu che ti devi arrangiare a trovarli peregrinando tra le farmacie.

Da sempre i media ci raccontano quanto sia fantastica la nostra “sanità pubblica”. Certo, fantastica per la gente come Zingaretti che appena ha una linea di febbre vengono a casa sua dieci primari a fargli il “tampone” e a prescrivergli farmaci inaccessibili alla plebaglia, poi gli fanno altri due “tamponi” per verificare che sia guarito. O come Porro, che va di persona all’ospedale Spallanzani e i primari disponibilissimi gli fanno il “tampone” li per li, poi fa il video col certificato dove dice “sono guarito, combattiamo la paura”.

Qui dalle nostre parti la gente normale muore asfissiata in casa sua perché è abbandonata a se stessa, il medico se va bene telefona e nessuno ti porta all’ospedale perché non c’è posto. Non solo, ti dicono che faranno “tamponi” a destra e a manca ma in realtà non li fanno a nessuno, quindi quando qualcuno si ammala, fino a che non è moribondo rimane in casa, coi parenti che cercano di procurarsi “flussimetro” e bombole” da farmacie sguarnite o che in sostanza fanno il mercato nero rivendendo la merce a 100 volte il suo valore. Se ce la fa fisicamente, può andare a fare la spesa al supermercato perché ufficialmente non è in quarantena. Ne consegue che si ammalano famiglie intere, interi caseggiati, eccetera.

La “sanità pubblica” per la gente normale è la trincea della Grande Guerra, sangue e merda. Come tutto il resto della “cosa pubblica”, devi prendere appuntamento tre mesi prima per compilare il modulo della Carta di Identità, l’impiegato comunale poi spedisce il plico alla Zecca di Stato che te lo rimanda due settimane dopo. Sempre se funziona tutto, perché a me hanno dato la tessera sanitaria col codice fiscale sbagliato.

Il risultato è li da vedere. Andremo tranquilli verso i ventimila morti. Prima perché era impensabile fermare i viaggi internazionali, poi perché il Governo e le istituzioni avevano tutto pronto, tutto preparato e invece non c’era niente, ne un criterio, ne un programma, ne le scorte di materiale. Il vuoto assoluto. Andatevi a rileggere gli articoli del Corriere attorno la seconda metà di Febbraio, quelli delle “grandi firme” come Severgnini. Andate a rileggere i discorsi del Presidente del Consiglio apparso dal nulla o del Ministro degli Esteri a cui non affideresti un carretto di caldarroste.

Mi piacerebbe credere che gli Italiani imparino la lezione e che combattano un’altra Guerra di Indipendenza, che realizzino un altro Risorgimento. Ho parlato con tanti prima dell’Apocalisse Cinese, ho osservato la reazione quando si è palesata e sono giunto alla conclusione che i danni causati da questi cinquant’anni di lavaggio del cervello sono irrimediabili. Tutto quello che succede diventerà la “realtà”, di “dato di fatto”.

Ah, mi sono ricordato della migliore esperienza che ho avuto della “cosa pubblica”, cioè il servizio militare. Ho indossato una tuta NBC, che serviva appunto a proteggere il soldato dalle ricadute nucleari (N), dagli agenti biologici come virus e batteri (B) e dagli agenti chimici (C). Era come ho detto, un insieme di pantaloni, giacca, soprascarpe e guanti, di plastica con guarnizioni idealmente a tenuta stagna, sopra il quale indossavi la maschera a ventosa col filtrone che copriva completamente la faccia. Peccato che forse ce n’erano tre per tutta la caserma. Tanto mica si doveva fare la guerra sul serio, era tutto per finta. Mi avevano dato una maschera antigas in stile Grande Guerra, che portavo a tracolla dentro una borsa, prima di me l’avevano portata altri cento, un giorno l’ho tirata fuori per curiosità e ovviamente gli oculari erano rotti e il filtro mancava. Anche quella era per finta, fuori uso dagli anni Sessanta, bastava la borsa per fare scena. Vi basta? Non è mica finito, l’ho già raccontato che tra le cose che non mi avevano dato alla “vestizione” c’era la giacca invernale. Quando alla fine me ne diedero una, era lercia e tutta stracciata, riciclata da qualcuno prima di me e per aggiungere la beffa alla ingiuria, il comandante fece finta di prendersela con me per lo stato della mia uniforme e fece finta di non sapere dove finissero le giacche nuove.

Quindi, quando guardate il notiziario servile che vi fa vedere l’ospedale nuovo, che vi spiega le iniziative, i progetti, i piani, gli incontri al vertice, i trattati, sappiate che dietro lo scenario di cartapesta, a livello della strada, c’è miseria, sangue e merda. Un popolo senza virtù guidato da leccapiedi inetti e senza scrupoli.

Finché posso, scrivo

Dopo la morte e la sofferenza di migliaia di persone, la cosa peggiore di questa epidemia è che ci mette davanti alla evidenza di quanto viviamo in un mondo di ignoranti, di cretini e di manigoldi.

Il primo grande inganno ovviamente è la Globalizzazione, che è stata raccontata come l’ennesimo “radioso avvenire” attraverso l’altra grande menzogna, quella delle “società aperte”. Ne abbiamo già scritto in lungo e in largo, la riduzione degli adulti ad eterni bambini egocentrici, le vita ridotta ad inseguimento del godimento, la rimozione di ogni valore di riferimento. Il Popolo Unico Planetario, che non ha un passato e non avrà un futuro, può avere solo l’Eterno Presente.

Il secondo grande inganno è quello delle “autorità”, ancora raccontate attraverso la necessità di cancellare Nazioni e Stati e di imporre al Popolo Unico il Governo Mondiale, sopprimendo la democrazia con la semplice considerazione che i “problemi globali” sarebbero troppo “complessi” perché noi possiamo afferrarli e quindi decidere. Dato che la gente viene condizionata all’infantilismo, non gli sembra vero di potere delegare ad una “mamma” tutte le responsabilità. Queste “autorità” sovranazionali non solo sono inette, cioè non servono a nulla quando si tratta di fare qualcosa di concreto, cioè non risolvono un problema che sia uno. La loro ragione di essere non è la filantropia, cioè preoccuparsi del “diritto alla felicità” che oggi si traduce nel “diritto di godere”, quanto semplicemente di essere funzionari e burocrati di quel meccanismo che ci impone le “società aperte”. In altre parole, il loro compito è demolire Nazioni e Stati e applicare la propaganda, il lavaggio del cervello, sopprimendo al contempo ogni dissidenza.

Veniamo agli inganni minori, che sono strumentali ai primi due.

La “Scienza”, vedi alla voce “vi dovete affidare alla Scienza” e “il Comitato Tecnico Scientifico”. Questo lessico appartiene ad un certa “sinistra cialtrona” che purtroppo sta devastando l’Italia. Come regola generale, quando una persona usa la parola “Scienza” significa che non ha una mentalità scientifica, quindi è pericolosa.

Al posto della parola “Scienza”, usiamo una parola più neutra, “sapere”. La storia del sapere umano è antica e nel corso di questa storia si sono escogitati ed adoperati metodi più o meno efficaci per fare delle scoperte, per accumulare la memoria di queste scoperte, per trasmettere questa memoria. Allo stato attuale per convenzione si dice “scientifico” un procedimento che parte dalla osservazione del mondo, produce una teoria che descrive un certo fenomeno osservato e verifica la teoria con un esperimento riproducibile. Ci sono una serie di conseguenze, la più importante è che esiste una grande parte di “sapere” che non è “scientifico” perché non è possibile verificare la teoria con un esperimento riproducibile. Un’altra conseguenza importante è che le “verità scientifiche” non sono definitive ma temporanee, perché, per definizione, in ogni momento deve essere possibile dimostrare che sono false. Una cosa che capita di continuo, ogni volta che viene osservato un fenomeno che non si può descrivere con una teoria nota.

Quindi, premesso che molta parte del sapere non è scientifico, come si fa a distinguere il vero dal falso? Sembra banale ma il vero è quello che funziona e il falso è quello che non funziona, date certe premesse. Nella situazione attuale, consideriamo la Medicina. Si tratta di una branca del sapere umano che si basa sull’esperienza invece che sul procedimento che ho descritto sopra di osservazione – teoria – esperimento. In parole povere il medico prova un rimedio ad una malattia, ottiene una certa distribuzione statistica di effetti, quindi decide che il rimedio “funziona” se il rapporto tra gli effetti tossici e gli effetti benefici è “sensibilmente” favorevole. Avrete naturalmente visto i foglietti che accompagnano i medicinali. Ogni medicinale ha una serie di effetti tossici anche gravi che però insistono su una percentuale ridotta di persone, quindi si prescrive il medicinale come rimedio contando che il paziente rientri nella percentuale maggiore che ne ricaverà un beneficio. Dove manca la parte “scientifica” alla Medicina? Manca nel fatto che il medico non ha una teoria che descriva il funzionamento della malattia ne una teoria che descriva il funzionamento del medicinale, sa per esperienza che nella maggior parte dei casi la malattia ha un certo decorso e che nella maggior parte dei casi il medicinale ha un certo effetto. Magari sa anche, per esperienza, quali sono le devianze più ricorrenti rispetto alla “media”.

Allora, torniamo al concetto del “sapere”. Uno dei pilastri della cosiddetta “cultura occidentale” è un concetto che fu perfezionato migliaia di anni fa. Il Sapiente non è colui che possiede la verità ma colui che dubita. Il famoso concetto del “so di non sapere”.

Il concetto del Dubbio è uno di quelli che è stato massacrato dagli insegnanti della Scuola italica, un po’ perché a loro per primi non è stato spiegato, un po’ perché come ho detto e ridetto, per essere insegnanti devono essere meri esecutori delle direttive di chi gli garantisce stipiendiucci e pensioncine.

Il Dubbio non si traduce affatto nel “relativismo” connaturato alla “ideologia liberal” e allo Anti-Umanesimo degli Anni Settanta, cioè non significa affatto che qualsiasi affermazione è un po’ vera e un po’ falsa. Si traduce invece nella consapevolezza che qualsiasi affermazione deve essere verificabile in ogni momento, cioè, come ho detto sopra, che le verità non sono definitive ma valgono fintanto che non si propone una osservazione di cui non si può rendere conto. Il contrario della vulgata de “bisogna rispettare tutte le opinioni”, perché per potere verificare una affermazione la devi fare scontrare con altre affermazioni, è l’unico modo per ottenere una verità, seppure temporanea. Se assumiamo che tutte le affermazioni sono un po’ vere e un po’ false, quindi possono coesistere, ci troviamo nella impossibilità di scegliere, decidere, siamo immobilizzati. Siamo immobilizzati con la ragione ma ci viene detto che possiamo muoverci coi “sentimenti”, da cui la “intelligenza emotiva”. Spiego sotto le premesse e conseguenze.

Veniamo al dunque. Lo “scienziato” che viene intervistato in televisione sulla tale epidemia che si sta verificando dall’altra parte del mondo dovrebbe dire “non lo so”. Perché non lo dice? Elementare, anni fa quando ebbi un incarico di “tecnico-scienziato” mi dicevano sempre “tu non sei qui per dirci quali sono i problemi, sei qui per dirci quali sono le soluzioni”. Chi fa questo ragionamento è fondamentalmente un venditore e parte dalla idea che ha molto dentro di sé, nell’anima, che tutto ruoti attorno alla menzogna e all’inganno. Ovviamente se io propongo un problema è perché non conosco la soluzione e il problema significa “non possiamo procedere in questa direzione fino a che non troviamo una soluzione”. L’unico modo che ho per soddisfare la richiesta di facilitare il “progresso” nella direzione del problema è mentire, tacendo il problema o affermando di possedere una soluzione che invece non possiedo. Allora, lo “scienziato” che vuole fare carriera, dato che la sua carriera è determinata dai venditori, è costretto a nascondere la verità e a millantare conoscenza. Viene selezionato non per i suoi talenti e competenze ma per quanto è capace di facilitare i venditori.

Il risultato è catastrofico. Le persone che sono condizionate ad essere “classe subordinata” sono anche condizionate a delegare le responsabilità alla “mamma”, le “autorità”, per concentrarsi sull’inseguire il godere. Le “autorità” sono venditori di fumo che, quando si trovano davanti ad un guaio abbastanza considerevole, chiamano gli “scienziati” a formare il “comitato tecnico scientifico” dove sono tutti selezionati per la loro capacità di facilitare le “autorità” omettendo e millantando, cioè menzogne e false promesse. Tutto questo ha una logica. Normalmente consente a gente che non ha alcun talento e competenza di accumulare ricchezze e prestigio. Quando capita la catastrofe, serve per procrastinare in modo da sistemare i propri conti e per trovare un modo per non essere chiamati a rispondere. Infatti, noterete che quasi sempre i venditori, nelle loro varie incarnazioni, per esempio quella del “manager” o del “politico”, non sono quasi mai chiamati personalmente a rispondere delle conseguenze di quello che hanno fatto o non hanno fatto mentre gli era stata delegata la responsabilità.

Ci hanno detto “fidatevi”. Fidatevi un cazzo, è evidente che tutto quello che ci dicono o è una menzogna che nasconde la verità oppure è una millanteria che finge una conoscenza che non esiste. Se la gente non fosse rincretinita di proposito, dovrebbe chiedere l’esatto contrario, cioè la “autorità” dovrebbe dire “non lo sappiamo e quindi nel dubbio ci fermiamo”. Sarebbe pericoloso, perché alla gente potrebbe venire l’insana idea di informarsi, di conoscere e di decidere autonomamente, invece di delegare alle “autorità” col “fidatevi”.

Fatto sta che un mese fa erano tutti “cittadini del mondo” e il nemico dell’Umanità erano quelli che diffondevano la “paura”, adesso sono tutti prigionieri in casa propria, terrorizzati. Caro il mio lettore, tu magari penserai che il “dato di fatto” questa volta induca un cambiamento di prospettiva nelle teste delle persone. Invece no, ti faccio questa profezia. Se mai potremo uscire di casa, la gente lo farà cantando “Bella Ciao”.

Non è vita questa!

Partiamo dal basso, dalla strada. L’epidemia purtroppo ha confermato le mie considerazioni più pessimiste circa la “qualità umana media” delle persone che ho attorno. La gente non sa niente e non è capace di mettere in fila un pensiero articolato. Le stesse persone che un attimo prima sostenevano il radioso avvenire rappresentato dal mondo senza confini, senza limiti, senza barriere, il mondo del “vietato vietare”, adesso si fanno spietati censori del mondo dove non puoi uscire di casa senza un permesso scritto, dove è tutto è vietato, tutto è confine, limite, barriera.

Veniamo alle “istituzioni”. Assolutamente inutili, come se non ci fossero, anzi, esistono solo per imporci delle direttive “globali” contro i nostri interessi. Prima della epidemia ci raccontavano che ormai gli Stati Nazionali erano destinati a scomparire, perché i problemi erano complessi e richiedevano soluzioni complesse e queste soluzioni potevano venire solo da autorità sovranazionali, dall’Olimpo degli Dei. L’epidemia ha dimostrato quanto è falsa questa rappresentazione del mondo, le vere “autorità” sono indifferenti al nostro destino e tutte le “organizzazioni” internazionali consistono solo in funzionari e burocrati incaricati della demolizione degli Stati Nazionali per togliere ai Popoli la facoltà di decidere, di auto-determinarsi. Queste “organizzazioni” non sanno risolvere un solo problema, ne piccolo ne grande, ne semplice ne complesso.

L’epidemia è cominciata, pare, in Cina nel mese di Novembre. Fino da subito, la situazione era la medesima che stiamo toccando con mano in Italia in questi giorni. Però da Novembre a Febbraio tutto è stato coperto, nascosto, dissimulato. Non solo dal Partito Comunista Cinese, cosa ti aspetti dai Comunisti ma da tutti, a partire dalle Agenzie delle Nazioni Unite giù fino al Governo Italiano e, soprattutto, ai “media” e ai cosiddetti “intellettuali” e/o “scienziati”. Tutti zitti, anzi, impegnati a zittire qualsiasi voce che suscitasse allarme.

La spiegazione che mi do io è che le Elite Apolidi avevano bisogno di tempo per organizzare le loro speculazioni finanziarie in modo da volgere anche l’epidemia a loro favore. I loro tirapiedi lo stesso e in più avevano ricevuto istruzioni di tirare più in lungo possibile con lo “storytelling” di quanto fosse bella, radiosa, felice la Globalizzazione, il mondo senza confini, limiti e barriere.

Adesso, caro il mio lettore, se esisti, ci dicono che ci dobbiamo abituare. Che per mesi, molti mesi, non si sa per quanto, la nostra vita sarà questa. Chiusi in casa, uscire col terrore della distanza ravvicinata, di toccare persone e oggetti, di respirare. E nel silenzio della città-prigione, il suono continuo delle ambulanze. Allora ti chiedo, lettore: ne è valsa la pena? Adesso che perdiamo tutto, che non abbiamo più una vita, come ti sembrano i confini, i limiti, le barriere? Adesso che sei prigioniero, rimpiangi i tuoi viaggi per il mondo? Se potessi tornare indietro, cosa faresti di diverso?

Se ponessi la domanda “cosa faresti di diverso” alla gente che “manifestava” per la “Milano senza muri” mi dovrebbero rispondere che farebbero le stesse cose, perché alla fine sono capaci solo di eseguire come automi, senza l’ombra del dubbio. A quel tempo gli davano la direttiva di sfilare e adesso gli danno la direttiva di stare chiusi in casa. Si sentivano appagati dal “partecipare” allora come adesso. Senza dubbi, senza chiedersi cosa succederà domani e dopodomani, perché esiste solo il presente e lo decidono dall’alto. Gli altri, fanno quello che fanno tutti.

Ti invito, lettore, se esisti, a ripercorrere i post di questo blog.

Poi, dimmi quanto a lungo pensi che possiamo continuare in questo modo. Perché, te lo ripeto, l’epidemia non finirà, per mesi, per anni, forse mai. Pensa alle dimensioni della catastrofe che ci è caduta addosso e alle cose che si sarebbero potute fare, che si sarebbero dovute fare eppure, di proposito, non si sono fatte, perché si è preferito arrivare dove siamo adesso. Le Elite Apolidi sono anonime ma i loro scagnozzi hanno facce, nomi e cognomi. Altro che processo di Norimberga.

Infine ci siamo, pape satan aleppe

Le notizie e le informazioni sono censurate fino dall’inizio. L’epidemia in Lombardia è fuori controllo, non esistono rimedi, la gente in giro ride perché non ha ancora capito cosa sta succedendo. Perché abituata a non sapere, a non pensare, a delegare ad altri.

Ci sarà una quantità incalcolabile di morti tra breve quando l’incremento dei malati gravi avrà saturato ogni possibile capacità degli ospedali, che non solo non potranno più assistere quelli che hanno bisogno della terapia intensiva per via della polmonite virale ma anche tutti quelli che soffrono di tutte le altre malattie e per gli incidenti. Si comincerà a fare come negli ospedali di guerra, curare solo quelli che hanno le migliori possibilità di cavarsela e agli altri, se va bene, una barella in un angolo. Poi, nemmeno quello, inutile portare la gente all’ospedale traboccante, i medici, quei pochi ancora sani, smetteranno di rispondere alle chiamate, lo stesso faranno tutti i servizi di assistenza e i malati saranno lasciati la dove cadono. La natura farà il suo corso.

Le “autorità” non sanno che pesci prendere e pro forma insistono con raccomandazioni che vanno dall’ovvio e praticamente impossibile di chiudersi in casa all’inutile ma rassicurante del lavarsi le mani. Tranquilli, abbiamo tutto sotto controllo, il comitato scientifico del Governo, la Protezione Civile. Tutte balle, non sanno cosa fare, però hanno sempre saputo come andrà a finire. Qui sta succedendo lo stesso che è successo in Cina, ne più ne meno. Non è una novità e per questo io sono furibondo. Se toccherà a me o ai miei cari, saremmo stati sacrificati sull’altare del dio della Globalizzazione, di cui non si poteva dubitare, che non si poteva deludere. Milano capitale del Mondo Nuovo senza confini, del meticciato, dei viaggi, del via-vai di cose e persone, di tutto quello che è caro al dio della Globalizzazione, compresa la doverosa China Town, è la prima a cadere.

Ai disoccupati io suggerirei di proporsi per la professione del prossimo futuro, il Monatto, cioè l’addetto che passa col carretto di casa in casa a ritirare i cadaveri. Vi prendevano in giro i compagni con la Peste del Manzoni e gli Untori. Rileggetelo, dicevano. Perché il vero pericolo era il virus del razzismo, il vero pericolo è Salvini che diffonde l’odio. Avete evocato il Demonio, care le mie merdine? Eccolo. Il Demonio delle antiche illustrazioni per la Divina Commedia, un gigante mostruoso che con le fauci zannute divora le piccole anime mentre da culo gli escono gli scemofoni, il 5G, le navi da crociera, i monopattini elettrici, i filtrini a carbone attivo per le caraffe dei bar alla moda di Londra, eccetera.

Bollettini di guerra

Tanto non capiscono. I “grillini” che è come l’influenza e abbiamo abolito la povertà, i “compagni” che Salvini diffonde il virus della paura e il vero problema è il razzismo. Comunicato dal fronte:

La Regione Lombardia ha deciso di sospendere tutte le attività ambulatoriali nelle strutture pubbliche e private, tranne quelle urgenti e non differibili per fronteggiare l’emergenza coronavirus. L’annuncio è arrivato ieri sera dall’assessore al Welfare Giulio Gallera. Si tratta di una misura finalizzata a recuperare medici e infermieri da utilizzare nei reparti di terapia intensiva e pneumologia. La disposizione, che segue quella dello stop al 70 per cento degli interventi programmati, diventerà operativa su tutto il territorio regionale a partire da lunedì.”

Sospesa le attività ambulatoriali. Sospesi gli interventi chirurgici. In pratica significa che solo le persone che sono classificate come “urgenza” vengono visitate ed eventualmente operate.

Cambiamo argomento

Ormai è chiaro che siamo nella condizione di pandemia e che i provvedimenti governativi servono solo a rallentare la diffusione del virus con l’idea di diluire le conseguenze sulla economia e sulla assistenza sanitaria.

Detto questo, torniamo su un altro argomento, gli scemofoni, quelli aggeggi che la gente spippola tutto il santo giorno. Come forse saprete, è stato ratificato l’uso dei famosi “trojan” per consentire alle autorità giudiziarie di accedere agli scemofoni e trasformarli in dispositivi di ascolto, oltre ovviamente accedere ai contenuti e, volendo, aggiungere contenuti all’insaputa dell’utente, mettendo le prove dove non ci sono. Cosa è un “trojan”? Un programma che viene collocato dentro lo scemofono, di solito tramite una “app” e consente l’accesso a terzi senza che il proprietario se ne accorga e/o possa impedirlo.

Ci sono due ovvie conseguenze che la gente sembra ignorare. La prima è che se questi “trojan” esistono, significa che gli scemofoni consentono l’accesso a terzi con relativa facilità. La prima falla è la stessa di Windows, cioè che il primo utente che attiva lo scemofono è sempre “amministratore”, quindi ha i permessi per fare qualsiasi cambiamento allo scemofono. A nessuno viene detto che bisogna usare lo scemofono con un diverso utente, che non sia “amministratore”. Per introdurre il “trojan” la entità terza deve solo indurre l’utente “amministratore” a compiere un gesto apparentemente innocuo che in realtà nasconde le modifiche necessarie a collocare ed attivare il “trojan”. Si può fare in vari modi e, come dicevo, significa che lo scemofono è intrinsecamente vulnerabile, insicuro. Oltre la faccenda dei permessi dell’utente, dipende dalla modalità con cui si installano le “app” e dalle cose che queste “app” possono fare, per esempio cosa succede se l’utente “clicca” su un link contenuto in un messaggio, magari scarica un software ed esegue uno script. Ironicamente, tutti insistono ad usare lo scemofono per cose che richiederebbero la massima riservatezza e quindi sicurezza rispetto alle intromissioni, per esempio la gestione dei servizi bancari o di quelli sanitari. La seconda conseguenza è che i “trojan” non sono di esclusiva pertinenza delle autorità giudiziarie perché non sono sviluppati ad hoc, in realtà queste autorità li acquistano da aziende private che forniscono questo servizio a chiunque, in teoria solo previa garanzia dell’uso legittimo. Mi sembra palese che se il “trojan” è un prodotto/servizio che si acquista sul “mercato”, non solo non esiste la garanzia ma significa che è una tecnologia accessibile a molti, chiunque sia sufficientemente motivato e/o dotato di sufficienti mezzi economici. In altre parole, possiamo assumere con ragionevole certezza che, come questi “trojan” saranno nella disponibilità della autorità, saranno disponibili anche ai criminali. Senza contare, ovviamente, i servizi segreti, che probabilmente dispongono di strumenti parecchio più sofisticati radicati nel firmware (fabbricanti) o nel sistema operativo dello scemofono (rivenditori, provider).

Mi direte, “d’accordo, qual è la differenza tra lo scemofono e un PC?”. Ci sono due differenze, una tecnica e una relativa alla percezione.

La differenza tecnica è che il PC, posto di volerlo fare, è nel pieno controllo del proprietario, che puoi decidere quale sistema operativo e quali programmi metterci sopra. In teoria, il PC si può aprire, si possono esaminare i vari componenti elettronici e si possono sostituire con altri. Purtroppo per il “firmware” è parecchio più difficile, però questo riduce la falla ai soli fabbricanti dell’hardware. Gli scemofoni invece sono completamente sigillati e vengono venduti con tutto pre-installato, si possono solo aggiungere o togliere le “app”. Praticamente niente dello scemofono è lasciato alla decisione del proprietario, perché lo scemofono è stato concepito come uno strumento dato in uso a chi sottoscrive l’abbonamento a servizi predefiniti, non come uno strumento di cui disporre a piacimento e configurare per poi inventare qualsiasi cosa. Quindi, lo scemofono è alla mercé di chiunque, non solo del fabbricante dell’elettronica ma di tutte le entità che contribuiscono i suoi vari elementi. L’unico che alla fine non ci può mettere il becco è proprio chi lo adopera.

La differenza nella percezione è che la persona “media” è intimorita dal PC, proprio perché il PC ti pone davanti a delle decisioni, ti chiede cosa vuoi fare e come lo vuoi fare. Dato che se sbagli poi c’è una punizione, la persona “media” si aspetta che nel PC ci sia il “virus” o che si scassi qualcosa, si aspetta ogni sorta di problema esoterico. Viceversa, dato che lo scemofono non ti chiede niente, anzi, ti propone lui i servizi che puoi usare e anche il modo in cui li devi usare, la persona “media” si trova a suo agio, viene indotta ad un falso senso di familiarità e quindi di sicurezza. Che ci vuole, tu installi la “app”, poi quando vai in metropolitana avvicini lo scemofono alla colonnina e i due dispositivi si parlano, cosi tu paghi il biglietto senza nessun fastidio. Quello che succede veramente nessuno lo sa e non ha nemmeno nessun modo di saperlo. Assumiamo per fede che la colonnina della Metro non abbia nessun modo per intromettersi la prima volta che accedi al tuo conto corrente col medesimo scemofono e un’altra “app”, oppure che una terza “app” che serve per la dieta del gatto non abbia modo di intromettersi nel pagamento del biglietto della Metro e nell’accesso al conto corrente. Senza contare la domanda di cosa succede quando “clicchi” su un link che hai ricevuto dentro un messaggio tramite “uazap” o simile.

Infine, una cosa che trovo surreale è che come praticamente qualsiasi luogo comune della contemporaneità, la gente è convinta che non si può vivere senza scemofono. Io non ce l’ho e vivo benissimo. Per il momento l’unica cosa che mi è necessaria è la ricezione degli SMS che la banca usa come doppia chiave per autenticare ogni singola operazione del servizio di “homebanking”. Che, per inciso, è molto meglio che usare la “app” della banca con lo scemofono, introdotta, dovreste ridere, per aumentare la “sicurezza”. Non so come sia fatta questa “app”, magari è perfetta, però “gira” sul dispositivo più insicuro del mondo, progettato apposta per nascondere tutto a chi lo usa e facilmente utilizzabile come strumento di sorveglianza, quindi vedete voi.

Per chiudere il cerchio, è come l’idea che non si vive senza i viaggi all’estero e senza il ristorante “etnico”, con le conseguenze che stiamo toccando con mano, non a caso vendute come evento accidentale e imprevedibile, che il vero problema sono il “razzismo” e il “sovranismo”.

In questi giorni

In questi giorni mi capita di leggere e ascoltare le cose più assurde. Da chi festeggia l’epidemia perché finalmente ci sono le strade vuote e questo è un passo avanti rispetto alla “ecologia” e alla “decrescita”, a quelli de “io sono fatalista e poi è solo influenza, piuttosto, maledetti gli Inglesi con la loro brexit”. Stamattina ecco una perla di Repubblica:

“… oggi la Ue rischia di essere travolta da due emergenze globali in cui l’incertezza, la difficoltà nello stabilire le priorità e gli interessi di ciascuno, è la caratteristica dominante. La prima è l’epidemia di coronavirus. La seconda la nuova crisi dei migranti riaperta dalla Turchia, che usa i profughi siriani come arma di ricatto per avere il sostegno degli europei nella sua guerra in Siria. Entrambe le crisi sono figlie del fallimento degli stati nazionali nell’affrontare emergenze che sarebbero di loro competenza. Le politiche sanitarie non prevedono una gestione comune, così come la sorveglianza delle frontiere esterne e dei flussi migratori rientra nella sovranità delle capitali, che da tempo non riescono a intendersi su una linea di condotta unica.

Il fallimento degli stati nazionali.

A parte che “Stato nazionale” è una tautologia, in Europa non esistono Stati non-nazionali o a-nazionali. Lo Stato coincide con la Nazione. Quindi qui si sostiene il solito ritornello delle Elite Apolidi, cioè che non devono più esistere Nazioni e quindi Stati ma il “Popolo Unico Meticcio” sottoposto alla autorità di un fantomatico “Governo Mondiale” che, per ovvie ragioni, non sarebbe eletto, per evitare pericolosi “populismi” ma composto da “tecnici” e “illuminati”.

In cosa consiste il “fallimento degli stati nazionali”? Nel fatto che sono governati dai funzionari delle Elite Apolidi che fanno di tutto per cancellare gli Stati e le Nazioni. Questo è un vecchio trucco della propaganda e funziona solo perché sono cent’anni che la gente è rincretinita dalla Scuola, dai Media, eccetera. Ovvero, le Elite Apolidi tramite i loro scagnozzi creano la “crisi”, per esempio fomentano la “primavera araba”, bombardano un po’ questo e un po’ quello, sostituiscono un autocrate locale con un altro, insomma, creano il Caos, con tutti i corollari, per poi rinfacciare ai Popoli che non sono stati in grado di evitare la “crisi” o di risolverla. Lo stesso per l’immigrazione, le Elite Apolidi organizzano il reclutamento nei Paesi d’origine, la logistica degli spostamenti, la campagna “culturale” e politica per formalizzare il “diritto di migrare”, obbligano a forza i Popoli europei a sopportare una invasione e poi gli rinfacciano non solo le colpe degli antenati per il colonialismo ma anche tutte le disgrazie del mondo, vere o presunte, come la siccità e l’invasione delle cavallette. Infine, usano gli inevitabili problemi causati dalla immigrazione e qualsiasi tentativo di riprendersi l’auto-determinazione, per colpevolizzare gli autoctoni con la faccenda del “razzismo”, che, guarda caso, è stata anche la scusa per creare l’epidemia. Eccoci, adesso che l’epidemia è arrivata dappertutto, è colpa degli “stati nazionali”, che non devono esistere quindi necessariamente non devono difendersi con “muri” e “frontiere”. Se si difendono, populismo e razzismo, se non si difendono, è il loro “fallimento”.

Tutto questo, si appoggia sopra gli Italiani che si indignano, un Popolo di tarati, di minorati, che non ha alcun talento e ne è consapevole, tanto che alla fine ognuno pensa allo stipendiuccio e pensioncina che devono essere un “diritto” garantito dallo Stato o dal Governo Mondiale, non importa. Nel frattempo, mentre si finge fedeltà canina leccando la mano al benefattore, ci si organizza per rubare qualsiasi cosa non sia imbullonata in terra. Quando non si può rubare, la si rovina per il gusto dello “sfregio” contro il vicino di casa antipatico e contro la stessa “autorità” che ti garantisce lo stipendiuccio e la pensioncina. Per esempio, oggi il Corriere ci racconta dell’annosa questione delle frodi assicurative. Particolarmente divertente, il paragrafo sulle truffe “online”, nel momento in cui per ovviare all’epidemia, tutto deve diventare “smart”.

A futura memoria, prima della “zona rossa” presidiata dall’Esercito. Il commento al video recita: “… città cosmopolita e aperta al mondo. E’ una questione di giustizia. Ed è una questione di capacità di costruire il futuro di tutte e di tutti. Le città inclusive sono quelle che crescono in ogni senso: politico, sociale, culturale e anche economico. Le città che si chiudono sono declinanti sotto tutti i punti di vista.” Oggi, è un fallimento degli “stati nazionali”.

Una nuova fase

Dal Corriere:

È necessario ora aprire al più presto una nuova fase: attenta, seria e responsabile nell’affrontare l’emergenza sanitaria ma altrettanto determinata a non provocare più danni al Paese di quelli necessari. Per le strade del Nord si incontrano solo cittadini, imprenditori e amministratori che vogliono riprendersi la normalità delle loro vite, del loro lavoro, delle loro serate di incontro e di divertimento. È urgente verificare punto per punto (aziende, musei, cinema, incontri, scuole, eventi e così via) cosa è possibile far ripartire, con le dovute attenzioni, regolarmente. Chi è più competente di noi ci dica cosa è possibile fare e cosa no. Chi ci governa lo deve agli italiani che non hanno voglia di vivere in un «mondo sospeso».

Che fastidio la forma impersonale tipica dei discorsi di maniera “è necessario, è urgente, si incontrano”. Cominciamo dal principio, non c’è nessuna “emergenza sanitaria”, nel senso che l’emergenza è un evento acuto che ha un inizio imprevisto, uno svolgimento repentino e una fine. Noi stiamo facendo i conti con una epidemia in progresso da mesi, che esiste come una delle tante conseguenze delle “nostra società aperte” descritte nel post precedente. Può essere una emergenza come i miei capelli bianchi. Chi “si incontra” nelle strade del Nord? Dei poveri scemi che hanno accettato supinamente che gli venisse imposta la “società aperta”, con tutte le conseguenze compresa questa. Cosa vogliono riprendersi? La “normalità”? E’ questa, la “normalità”. Quello che possono fare è ingoiare anche il virus cinese, che in termini concreti significa il collasso del sistema sanitario nel tentativo di curare gli ammalati, oppure lasciare che la natura faccia il suo corso e seppellire milioni di morti, diciamo il 5% della popolazione, che fa 2,5 milioni. Chi è più competente ci dica cosa è possibile fare e cosa no. Appunto. Non ti riprendi niente, tutto quello che hai è una gentile concessione. La cosa più spassosa è l’idea che il mondo prenda forma dalle voglie degli Italiani. Quante volte ho scritto del lavaggio del cervello che riduce l’individuo a eterno infante che concepisce la vita come inseguimento del godere? La misura delle cose sono le voglie. Ulisse varca le colonne d’Ercole in sfida agli Dei e noi invece abbiamo le voglie.

Ah, io non ho alcuna “patente” di esperto o di scienziato. Però non ci vuole nessuna competenza specifica per sapere che di fronte ad un virus altamente contagioso l’unica cosa che si poteva fare concretamente era imporre la quarantena a chiunque volesse entrare in Italia da qualsiasi direzione.

Questa unica azione utile era però incompatibile con la necessità delle “società aperte”, non a caso uno dei ritornelli che ci ripetono di continuo è quello circa i “muri” che devono essere abbattuti perché rappresentano il Male. Quindi, le autorità a cui gli Italiani si affidano come pecore hanno deciso che dovevamo passare attraverso questa ennesima ordalia pur di non mettere in discussione il dogma. Anche questo articolo del Corriere propone la stessa ricetta. Non è pensabile una “normalità” diversa da quella delle “società aperte”, quindi per “riprendere” la nostra “normalità”, lasciamo pure campo libero all’epidemia.

La domanda che mi faccio io è perché hanno messo in scena il tentativo di contenimento dopo che i buoi erano scappati dalla stalla e sopratutto sapendo che il virus continuerà a circolare nelle “società aperte” per mesi, anni, forse per sempre, cosi come circola liberamente qualsiasi altra cosa. Tra l’altro, circolano e circoleranno tutte le malattie, non solo questa.

Le nostre società aperte

Emergono le forme più elementari di pregiudizio verso l’«asiatico» e di chiusura verso la mobilità. Ed è qui il rischio più grande.

Si diceva nei commenti al post precedente della “neolingua”. Basta leggere il titolo per capire tutto dell’articolo, infatti ogni singola parola che leggete sopra non è scelta per il suo significato proprio ma per i “nuovi significati” che sono associati alle parole nel contesto della “pseudo-cultura”. Una volta preparato il lettore che dal titolo sa già come si svolgerà il racconto e che il colpevole è il maggiordomo, ecco la parte del coro.

Gli atteggiamenti e i comportamenti fanno emergere le forme più elementari di pregiudizio (verso l’«asiatico», verso il «non europeo») e di chiusura progressiva verso la mobilità. Ed è qui il rischio più grande che le nostre società aperte incontrano. Tali paure possono sovrapporsi alle espressioni così comuni a tante forme di populismo e di decrescita. Riusciremo a imparare la lezione quando sarà passata l’ondata di questo virus? Riusciremo a guardare con occhi e con impegno diversi chi è malato, chi soffre e quanto sia importante la ricerca scientifica per proteggere la nostra società? “

Ci sono tutti i temi ricorrenti della propaganda. Gli “atteggiamenti” non sono qualcosa di ponderato e nemmeno qualcosa di normale, naturale. Sono delle perversioni che “emergono” dalle viscere purulente, la famosa “pancia” della “bestia”. La “chiusura” che si contrappone alle “nostre società aperte”. Nessuno si pone il problema che queste “società” ci sono state imposte, non abbiamo potuto scegliere e che sono “aperte” a nostro danno, contro di noi e a vantaggio di chi specula sul movimento di cose e persone. Nessuno dice che nessuno ce l’ha con il “non europeo” finché rimane a casa sua ma che da fastidio il fatto di trovarselo, non invitato, nel proprio soggiorno o peggio, a letto con la moglie.

Le “paure” che si sovrappongono al “populismo”, parola inventata per ribaltare l’intera predicazione degli stessi che adesso pontificano sulle “società aperte”, che fino agli Anni Novanta ti dicevano “tutto per la Classe Operaia” e adesso convincono la “Classe Operaia” che il Popolo è merda, che il Bello, Buono e Giusto è nella “Classe Dirigente” che sta nei Palazzi, di cui, se vuoi godere di luce riflessa, devi essere servo.

La “decrescita”. Giusto ieri un mio amico mi diceva che se io sostengo che non si può essere schiavi dei bisogni indotti perché tramite questi bisogni ti rendono schiavo finisco per riproporre la “decrescita”. Il solito fraintendimento, creato ad arte rimuovendo il concetto della “qualità”, perché il mondo contemporaneo ha solo variabili quantitative. I “giga”, la “larghezza della banda”. Rimuovendo la “qualità” delle cose e delle idee, rimuovi per l’ennesima volta la facoltà di scegliere, di decidere, rimuovi la “differenza”. Se misurati con una bilancia, un chilo di merda è uguale ad un chilo di cioccolata.

Guardare con occhi diversi “chi soffre”. Ancora, altro ritornello ripetuto in maniera parossistica. Le “nostre società aperte” hanno la ragione d’essere nel fatto che bisogna soccorrere “chi resta indietro” o “gli ultimi”. Nello stesso momento in cui si parla degli “ultimi”, davanti alla evidenza che dei “veri ultimi” non importa niente a nessuno, si giustifica la “società aperta” col gretto calcolo economico de “fanno i lavori che gli Italiani non vogliono fare” o “pagheranno le nostre pensioni”. Poi c’è tutto un repertorio di abbellimento che va da “arrivano sani e si ammalano in Italia” a “rafforzano il sistema immunitario dei nostri figli portando i loro batteri”. Un repertorio studiato per presentare la necessità di abituarsi al fatto che la Lebbra torni endemica in Italia e che adesso non funziona tanto bene con Cinesi e il ricatto del “se si incazzano poi non ci vendono più gli scemofoni”.

La ricerca scientifica che “protegge la nostra società”. Eh? Si, d’accordo, la Classe Dirigente davanti alla quale noi servi dobbiamo piegare il ginocchio, abita in tutti i Palazzi, compresi quelli della Accademia. Sono tutti “professori” con attorno “comitati scientifici”. Noi, il Popolo, non dobbiamo alzare lo sguardo da terra, quello è l’abbietto “populismo”, dobbiamo adorare il Faraone coi suoi scriba e loro faranno da tramite con gli Dei, garantendoci la “protezione”.

Informarsi, documentarsi, studiare, pensare con la propria testa, magari pretendere di scegliere e di determinare il nostro destino, è il vecchio Peccato Originale, l’orgoglio che ci rende ribelli davanti a Dio e quindi fonte di tutte le nostre sofferenze.

Chiudersi nel proprio castello, alzare il ponte levatoio e attendere che la notte passi, è un’immagine medioevale, neppure efficace per quei tempi bui. Le risposte devono essere moderne e complesse, come lo sono le sfide di un mondo che è culturalmente e commercialmente interconnesso.

Le “società aperte” sono il progresso, sono il futuro, sono la luce. Il vecchio “sole dell’avvenire” (vi rimando ai post su Mussolini, cercateli nell’archivio). Si contrappongono alla oscurità, alla notte, alla “immagine medievale” dei “tempi bui”. Chi scrive fa della propaganda dozzinale, come sempre, contando sulla pochezza del lettore. Perché, ciccio, se esistevano fortezze e ponti levatoi nel Medioevo era perché davanti alla fortezza si presentava una armata intenzionata ad ammazzare tutti, non era la “paura” irragionevole, era una risposta tecnologica molto più complessa di qualsiasi altra ad una minaccia soverchiante. Tra l’altro la maggior parte delle fortezze erano praticamente inespugnabili, cosi come i cavalieri in armatura erano praticamente invulnerabili. Per quello si spendevano grandi risorse per costruire fortezze ed armature, non per via della “paura” irragionevole, della “pancia”, tutto il contrario, era perché funzionavano in concreto. Storicamente l’alternativa alle fortezze e ai ponti levatoi non fu mai la “società aperta”, perché quella portava i Popoli alla estinzione, ad essere cancellati dall’invasore, con o senza epidemie. L’alternativa alla fortezza col ponte levatoio era incontrare l’armata nemica con una armata più numerosa e meglio equipaggiata.

Le risposte devono essere “moderne e complesse”. Mi piacerebbe tanto chiedere a chi scrive di definire i concetti di “moderno” e di “complesso”. Però non serve, “moderno e complesso” è qualsiasi cosa ci raccontino le Elite, nel nostro caso i loro funzionari della Classe Dirigente. Noi, il Popolo, non siamo in grado di capire le loro grandi idee, che volano troppo più in alto delle nostre teste. Infatti:

Forme di governo più ampie di quelle del singolo Paese (come l’Unione europea), il sostegno deciso alla scienza e alla ricerca, il rispetto delle fonti autorevoli…

Abbandoniamo questa idea ridicola della auto-determinazione e peggio, della democrazia, il Popolo che decide per se stesso. Basta con questi concetti “medievali”, che nascono dalla “paura” e dai “ponti levatoi”, la Nazione, lo Stato. “Forme di governo più ampie” che ci escludono, perché meno ne sappiamo, meglio è.

Il rispetto delle “fonti autorevoli”. Ancora, quanto vorrei potere chiedere allo scrivente di definire il concetto di “autorevole”. Cosi, per farmi due risate. Domanda retorica, perché la “autorevolezza” viene dall’essere Illuminati dalla Grazia, essere “moderni e complessi”, essere “Classe Dirigente”. Chiunque non sia invitato al Bilderberg o alla Trilateral non può essere niente di Bello, Buono e Giusto, può essere solo “populismo”. Io spero che non serva al mio eventuale lettore però glielo scrivo lo stesso: se il mondo avesse conosciuto solo “forme di governo più ampie” non esisterebbe la cosiddetta “Civiltà Occidentale”. Se tutti avessero rispettato supinamente le “fonti autorevoli” saremmo ancora convinti che il Sole giri attorno alla Terra.

Quindi, il contenuto di questa propaganda del Corriere, al solito, è l’esatto contrario di quello apparente. Ci dicono che dobbiamo rassegnarci alla schiavitù e ad un futuro di oscurantismo. Dobbiamo rassegnarci ai Quattro Cavalieri della Apocalisse che questi psicopatici ci scatenano contro mentre promettono ai minorati che li proteggeranno perché dall’alto della loro torre d’avorio il loro sguardo benevolo si posa sugli “Ultimi”.

Dobbiamo imparare a convivere con il virus.

Dovete imparare a obbedire e sopportare qualsiasi cosa vi tiriamo addosso. Altrimenti vi togliamo lo scemofono e il viaggio in Thailandia. Se qualcuno viene fatto a pezzi da un invasato oppure finisce in rianimazione per una malattia, pazienza, è la corvee che vi tocca, servi. Vi proteggiamo da voi stessi e tutto quello che facciamo è per il vostro bene.

Mi dovrei rassegnare anche io, perché gli Italiani sono abbietti e stupidi. Probabilmente nessuno mi legge e se mi legge non capisce. Non ci riesco, continuo a trasmettere con questa radio sperando che ci sia ancora qualcuno che ascolta la fuori.

Vivaldi