Per il progresso della madre terra

La seconda guerra mondiale è finita da tempo, i continenti devono ora vincere la guerra per salvare il pianeta e l’Europa può lavorare, per il progresso della madre terra, insieme con i grandi paesi di tutti i continenti. Gli europei hanno radici forti che permettono di poter guidare un’azione globale per una nuova fratellanza mondiale, senza più guerre, razzismi, genocidi, mura.

Indovinate chi ha scritto queste profonde considerazioni sul quotidiano della famiglia De Benedetti.

Secondo me la cosa più incredibile è che questa persona ha superato le Scuole dell’Obbligo, il Liceo, si è laureato in Giurisprudenza, è diventato magistrato, ha esercitato la magistratura e poi è stato eletto sindaco di una grande città. E’ normale che adesso si candidi a guidare l’Italia, il Mondo e l’Universo, avendo provato che tutto è possibile.

Per il progresso della madre terra.

Intanto, un altro messia dell’incredibile, che l’Italia ne partorisce a bizzeffe, ha dato il via alla ennesima incarnazione della “sinistra”. Nel radunare i proseliti, porgeva il suo invito ecumenico alle folle.

Vogliamo offrire uno spazio a chi non crede nella casa dei sovranisti e non sta in un disegno strutturale di alleanza tra Pd e M5S

Quindi, eccone un altro che si candida a guidare l’azione globale per una nuova fratellanza mondiale. Per il progresso della madre terra. Questo però, a dimostrazione che come dicevo tutto è possibile, è riuscito a farsi incaricare Presidente del Consiglio partendo da sindaco. Poi, come capita ai messia, l’hanno ingiustamente crocifisso, più volte e ogni volta lui è risuscitato. I fedeli giubilano per la sua ennesima reincarnazione, senza domandargli cosa significhi “disegno strutturale di alleanza”.

Le grandi menzogne: la “natura”

Premesso che vi raccomando la lettura dei post precedenti, che siamo veramente toccando il fondo.

Il nulla sul Corriere:
Il pontile che biancheggia sul laghetto è una «cosa» fatta dagli uomini e ripresasi dalla natura: le foto da novembre 2018 a oggi.

Un falso. Non ha importanza di per se quanto per la solita storia della trasfigurazione della realtà attraverso lo “storytelling”, cioè un racconto fatto di menzogne e paradossi che serve a sostenere la “nuova normalità” del Mondo Nuovo.

Prima cosa, ecco come mi ricordo la campagna lombarda della bassa Brianza di quando ero bambino.

Campi a perdita d’occhio separati da filari di alberi in corrispondenza di viottoli, rogge o di canali di irrigazione e questa era la “natura”. Per chi non lo sapesse, la differenza tra la campagna a nord di Milano e a sud di Milano sta nel fatto che a Nord la campagna, in pendenza verso Milano, è relativamente povera d’acqua, tanto che esiste(va) una rete capillare di irrigazione. Ma è sempre stata una campagna relativamente “povera”, per cui da sempre la Brianza ha una necessaria vocazione “manifatturiera”, sostenuta da una rete di trasporti, inizialmente ferroviaria e poi viaria, che la attraversava collegando il Varesotto, il Comasco e il Lecchese con Milano.

Il Parco Nord Milano fu realizzato piantumando ex-novo nella prima metà degli anni Ottanta i campi rimasti liberi dagli edifici nella terra di nessuno tra i Comuni di Milano, Bresso, Cusano Milanino, Cormano, Cinisello Balsamo, Novate Milanese e Sesto San Giovanni, in un’area dove c’era un po’ di tutto, l’antico stabilimento Breda Areonautica, un piccolo aeroporto, una discarica, vasche per scarichi fognari, l’autostrada, un ospedale, un “centro scolastico omnicomprensivo”, eccetera.

Da bambino non ci andavo mai, come ho detto era “terra di nessuno”. A quei tempi giocavamo in strada, tra i palazzi e l’unico “verde” era quello delle aiuole. Quando si andava in gita, il parco più vicino era il Parco della Villa Reale a Monza. Da ragazzo, dopo la Maturità, andavo di tanto in tanto a visitare il “nuovo” parco, che allora si presentava come una distesa di piantine alte un paio di metri disposte in intervalli regolari su una terra argillosa e viottoli polverosi d’estate e fangosi in inverno. Mano a mano che le piante crescevano, furono aggiunte tutte le attrezzature di un parco urbano, panchine, vialetti asfaltati, illuminazione, fontane, eccetera. Di recente, con grandi spese, sono stati realizzati dei laghi artificiali che recuperano l’acqua originariamente portata per l’irrigazione dal Canale Villoresi che taglia la bassa Brianza da Ovest ad Est poco più a nord del Parco.

Le fotografie che ci mostra il Corriere sono suggestive ma suggeriscono una realtà che non esiste, come sa benissimo chi frequenta il posto. Mostrano la riva nord del lago artificiale che si trova nella zona “Niguarda” del Parco e le piante si trovano in una striscia di quattro o cinque metri, dietro la quale c’è un vialetto pedonale, da cui si accede a due “pontili” come quello al centro dell’immagine, poi un’altra striscia di prato falciato, un filare di alberi e un vialetto asfaltato con le panchine. Tutto quello che si vede non solo è completamente artificiale ma viene attivamente mantenuto dai giardinieri, cioè l’erba falciata, le piante potate, abbattute, rimpiazzate. La riva del lago non è “naturale” ma consiste in uno scalino di calcestruzzo, interrotto da zone dove la terra e le piante entrano nell’acqua per consentire alle papere e altri animali che si sono abituati a vivere in città, di entrare e uscire dall’acqua. Sul lato opposto, a Sud, dopo qualche decina di metri il Parco finisce e cominciano i palazzi della periferia di Milano.

Questa è la stessa riva sul finire dei lavori di costruzione, notate a sinistra la terra predisposta a “simulare” una riva “naturale”, quella che vedete nelle immagini del Corriere. L’edificio sulla destra adesso è un centro commerciale del “Gigante”. Dietro i palazzi di Bresso.

Questa è la riva opposta, lato Milano Niguarda, in estate, frequentata dai “nuovi italiani” a cui non importa dei divieti sui cartelli.

Lo “storytelling” fasullo sulla “natura”, ha delle conseguenze ovvie. La gente non riesce a distinguere il “vero” dal “falso” e non ha nessuna cognizione della ragione, del percorso tramite il quale si arriva al “dato di fatto”. Non capisce che la “natura” del Parco Nord è altrettanto “naturale” dei filari di palme che decorano Piazza del Duomo, monumento che vorrebbe celebrare il “Mondo Nuovo Globalizzato” ma che, per chi non è rincretinito, in associazione con gli edifici novecenteschi affacciati sulla piazza, celebra i brevi fasti coloniali dell’Italia imperiale.

Nel frattempo si sono imposti dei comportamenti ossessivi nell’uso del Parco. Spariti i bambini e i ragazzi, i vialetti sono percorsi dai “corridori”, poco male, l’unico problema che sono un tantino esibizionisti e tendono a muoversi come gli storni, tutti assieme. Gli altri spazi sono colonizzati dai “ciclisti di montagna” e dai “cinofili”, i quali non hanno bisogno di un giardino curato ma di una “terra di nessuno” come era in origine, da potere devastare con le ruote dentate e dove il cane può defecare, scavare, essere “libero”. Tutta gente che al Parco ci va in macchina. Quindi, come sempre, servono i posteggi e nessuno si preoccupa di cosa c’è appena fuori, cioè del “vivere” la città. Si straparla di “natura” senza vedere che si passa da uno spazio chiuso ad un altro spazio chiuso muovendosi chiusi dentro dei veicoli. I “vuoti” dell’ambiente urbano sono spazi “ostili”, invivibili, destinati solo al movimento o al parcheggio dei veicoli. Non esiste un modo “sano” di camminare dal Parco a casa mia, per camminare da un Comune all’altro o per andare in bicicletta da un Parco all’altro. Perché, lo ripeto, si esce di casa per camminare col cane e si va in bicicletta solo sullo sterrato con la ruota dentata.

Ogni tanto capita di vedere il “mega-progetto” del centro commerciale, del nuovo stadio, eccetera. Le cose che contano sono i nuovi palazzi ma il progetto include sempre il “verde”, per via dello “storytelling” sulla “natura”. Peccato che si tratterà sempre e comunque di spazi “vuoti” progettati sulla carta per essere “vissuti” ma la gente non saprà come “viverli” e che saranno isolati dal contesto, cintati, impermeabili. Nella migliore delle ipotesi, ci arriveranno in macchina e tireranno fuori il pittbull o la “mountain bike”, cercando uno sterrato. Qualsiasi “attrezzatura” sarà negletta, perché non serve ai “ciclisti di montagna” e ai “cinofili”, quindi velocemente vandalizzata dalla sotto-umanità che frequenta i “vuoti” col buio, quando gli altri sono chiusi dietro allarmi e porte corazzate. E’ un livello ulteriore di astrazione e quindi di alienazione.

Il livello di alienazione, oltre che dai comportamenti ossessivi della “natura”, si misura anche dal bisogno indotto di “viaggiare”. Appena si ha del tempo libero bisogna andare a visitare un posto qualsiasi, purché sia “altro” rispetto al luogo dove si dovrebbe vivere ma in realtà si esclude, chiudendosi dietro allarmi, impianti di filtraggio dell’aria e porte corazzate. Tipo bunker per la Guerra Atomica. Non si viaggia per estendere i propri orizzonti, una cosa che richiede un certo tipo di “cultura” che pochi possiedono ma per fuggire, per evadere dal carcere. Un posto vale l’altro. Poi però si ritorna e ci si rinchiude, in casa e in auto.

Popolo di idioti, eccovi l’evasometro con anonimizzazione

«Evasometro», con la manovra 2020 arriva il Grande Fratello fiscale (con anonimato)

1. “Nella sostanza non c’è una copertura strutturale del deficit, perché il governo si limita a spostare al futuro il saldo di un debito che ha verso le banche.

2. “… lo 0,004% del Pil – però è una sorta di rivoluzione culturale. Detto da qualcuno nel palazzo del Tesoro: «Perché Google può profilare gli italiani, ma noi no?» … algoritmo in grado di incrociare i dati delle fatture, dei consumi o dei movimenti bancari con gli strumenti dell’intelligenza artificiale.

Cari Italiani, propongo ancora di abolire le elezioni, tanto siete tutti una manica di idioti, di imbecilli.

Prima cosa, come scritto nei due post precedenti, mentre Grillo farnetica di “reddito di nascita” da garantire ai futuri “Einstein” e ai futuri “Shakespeare” perché possano essere “creativi”, una specie di Keynes psichedelico e mentre Zingaretti promette la “giustizia sociale” e la “svolta green”, perché nessuno gli chiede cosa significa, lo Stato in realtà si indebita chiedendo dei prestiti e sostanzialmente falsificando il bilancio. Si indebita, non per costruire stazioni spaziali ma, nessuno lo vuole dire, per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici e per sostenere l’economia assistenziale del Meridione.

Seconda cosa, non solo promettono la “lotta ai grandi evasori” mentre in realtà vogliono “profilare gli Italiani” ma lo raccontano a gente che non capisce come il concetto di “profilazione” sia antitetico a quello di “anonimato”, è l’esatto contrario. La “profilazione” necessita di due aspetti, la identificazione univoca di ogni singolo italiano e la osservazione continua dei suoi comportamenti. Se le “agenzie” che saranno incaricate del “recupero crediti” dovranno bussare alla porta dei “possibili trasgressori” dovranno sapere esattamente chi sono e dove abitano e avere traccia della “trasgressione”, nonché la possibilità di risalire a tutta la storia precedente.

Non finisce qui. In realtà la “profilazione” non serve nemmeno per constatare una trasgressione ma per anticiparla. Cioè per prevedere come si comporterà una persona, date certe premesse. La “profilazione” non è una prova di colpevolezza, è un criterio di discriminazione. Tempo fa la banca mi ha chiesto se volevo sottoscrivere una certa polizza assicurativa per l’automobile. Non credono che io non possieda l’auto, cosi come non credono che non possieda il furbofono. La polizza richiedeva l’installazione di una “scatola nera” sull’auto, in modo che la compagnia assicurativa potesse “profilare” il guidatore. La ragione è che in base al “profilo”, pagherai una tariffa diversa, perché si presume che diversi comportamenti corrispondano a diversi livelli di “rischio” per l’assicuratore. Come effetto secondario, le informazioni contenute nella “scatola nera” possono essere usate per qualsiasi altro scopo, oltre quello di determinare la tariffa, per esempio, ipoteticamente, per elevare una contravvenzione se viene registrato che l’automobile viaggiava oltre il limite consentito in un dato punto del percorso, oppure provare in tribunale la responsabilità di un sinistro.

Terza cosa, la “intelligenza artificiale” è una delle tante scemenze inventate dal marketing. In realtà è un normalissimo software che elabora, applicando un certo insieme di regole, la grande quantità di dati raccolti con la identificazione univoca e osservazione dei comportamenti. Il software non contiene più “intelligenza” di quella che ci hanno messo dentro i programmatori. E’ una macchina, non pensa, non è una coscienza, non è capace di intendere e volere, non distingue il bene dal male, quindi non è responsabile di nulla. Nessuno ha ancora avuto il coraggio o l’incoscienza di mettere in giro armi completamente autonome, gli alti comandi militari temono le conseguenze di creare un assassino meccanico, inconsapevole, che non distingue il bene dal male. Il Governo italiano, nella sua saggezza, non ha queste remore.

Ah, per chi non ci arriva.
Google può “profilare” i suoi utenti perché essere utente di Google è facoltativo. Non è un obbligo, fondamentalmente si sottoscrive un contratto dove Google scrive chiaro e tondo che tratterrà le informazioni per farne uso commerciale e in cambio fornirà certi servizi “gratuiti”. Viceversa, qualsiasi cosa faccia lo Stato è una imposizione manu militari, per la solita antica ragione per cui i questori (credo) romani si facevano accompagnare da esecutori armati di verghe per torturare e scuri per decapitare. “Questa mano po esse piuma e po esse fero”. Lo Stato si regge su tre possibili premesse. Il consenso, per cui i cittadini convengono di darsi certe regole, la forza, per cui un apparato repressivo sottomette i cittadini fintanto che questi non abbiano a loro volta la forza di ribellarsi e, di recente, il lavaggio del cervello, il condizionamento.

Di Maio ha scelto una diretta Facebook per rilanciare il tema e precisare: “In Italia bisogna combattere contro la grande evasione, non contro il commerciante. Io non accetto che si criminalizzino certe categorie.”

Paura, eh? Paura che gli Italiani non siano effettivamente cosi rincretiniti come se li immagina Zingaretti? La diretta Facebook. Lo strumento con cui ci parla il Ministro degli Esteri, incidentalmente “responsabile politico” del Movimento Cinque Stelle che però non è responsabile di nulla perché le decisioni nel Movimento si prendono, come sempre, nelle segrete stanze. Cosa ci dice il signor Di Maio? Che lui non accetta. Quindi? Come si riflette questo suo non accettare nei decreti del Governo, spacciati per “legge” e nelle leggi eventualmente approvate dal Parlamento? Come si mette rispetto al partito-bestemmia, il PD di Zingaretti e rispetto al “Viva la Figa” di Renzi? Perché si sono messi insieme per evitare che gli Italiani votassero Salvini ma adesso devono governare e, eventualmente, legiferare. Come si mette con quel personaggio ambiguo di Conte, apparso dal nulla, che non si sa da dove arriva e dove vuole andare?

Il giochino del poliziotto buono e del poliziotto cattivo ormai lo conoscono tutti, signor Di Maio. Continui pure con le solite menzogne e paradossi, tanto poi si risolve tutto con l’esibizione del profeta invasato o con un “Bella Ciao“.

Potrebbe interessare al lettore “distratto”, questa raccolta di ovvietà circa la truffa del “mondo senza contanti”. Non dico alla persona “di sinistra” o al “grillino” che tanto è gente che cambia idea senza avere dubbi. Moralmente, intellettualmente e fisicamente superiori.

Soros e Zingaretti

adnkronos: I finanziamenti di Soros a movimenti e ong in Italia

Per non dimenticare, per non abituarsi, per non accettare quella “normalità”.

Nota a margine, questi sono finanziamenti messi a bilancio, dichiarati. Solo quelli riconducibili alle fondazioni ufficiali facenti capo al signor Soros.

Ovviamente, come per gli arbitri e la Juve, le cose che vengono decise e fatte in separata sede, al riparo dai proverbiali “occhi indiscreti”, nessuno le sa. Per esempio, per quale ragione “dentino” Renzi viene invitato alla riunione del Gruppo Bilderberg? Per portare il suo contributo di idee, essendo egli un noto scienziato?

A proposito, è notorio che quando uno si dice “di sinistra” può significare solo che è un disabile, un pazzo o un criminale. A riprova, ecco un articolo a firma del signor Zingaretti: È un mezzo miracolo, ma sia solo l’inizio.

Sono tutti pieni di “cultura democratica” e “democratica cultura”. L’articolo comincia con una affermazione perentoria, un imperativo categorico che rimanda a tempi antichi, a quegli aforismi novecenteschi che ancora si leggono sbiaditi sulle facciate delle case. La solita autoironia involontaria e inconsapevole.

L’Italia ha bisogno di fiducia e sostituire la cultura dell’odio con la speranza.

Sono un disabile, un pazzo o un criminale può accettare una comunicazione collosa, viscida ed artefatta che si basa su una “neolingua” e sull’uso meccanico di stereotipi. Cosa sarebbe la “cultura dell’odio”? E la “speranza” cos’è, quella del Cristo che promette la resurrezione o più semplicemente il “redddito di cittadinanza” o, meglio ancora, il “reddito di nascita” come farnetica Grillo al post precedente? L’emancipazione del Proletariato ad opera del Partito Comunista?

Segue la solita scarica di numeri a caso, che potrebbero essere divisi per sette o moltiplicati per pigreco e sarebbe esattamente lo stesso. L’equivalente contemporaneo del “latinorum” dei Promessi Sposi. Poi un’altra frase infarcita di luoghi comuni che nessuno ha mai definito.

Giustizia sociale, svolta green e nuove politiche a favore delle famiglie, con un’attenzione in particolare all’infanzia e ai giovani. … la costruzione di un Paese più forte e più giusto.

Cosa sarebbe la “giustizia sociale”? Robin Hood che ruba ai ricchi per distribuire il bottino ai poveri? Idea innovativa. Oppure la vecchia “rivoluzione” tramite la quale certi borghesi promettevano ai servi che sarebbero diventati padroni se avessero accoppato e derubato certi altri borghesi? L’uso di due parole, “giustizia” e “sociale” implica necessariamente che si parla di “classi”, quindi si allude ad un altro passato novecentesco con il quale la “sinistra” non riesce a fare i conti, distratta, citando un “liberale di sinistra”, dallo stipendio e dalla figa. La “svolta green”. Che poi “green” significa “verde” in inglese. Ancora, cosa significa? Infanzia e giovani, si baciano gli infanti e si inquadrano i giovani nella milizia, da qualche parte devo avere una foto di mio padre attorno agli otto anni con la sua uniformina di balilla.

… investimenti privati sostenibili, come il “Bonus facciate”, un credito fiscale del 90% per chi rifarà le facciate di casa …

Quindi, rifare l’intonaco della casa, che per inciso, considerato il “patrimonio edilizio italiano”, nel 90% dei casi andrebbe abbattuta e ricostruita, aggiungendo sotto uno strato di polistirolo, il consueto “cappotto”, per aumentare l’isolamento, sarebbe un “investimento privato sostenibile”? Lo sa, il signor Zingaretti, che il polistirolo è un polimero dello stirene, diciamo che è la odiata “plastica”? La “sostenibilità” dello “investimento” dipende dal fatto che in teoria, ricoprendo la casa di plastica, si risparmia sul riscaldamento, ottenuto da “energia non-rinnovabile”? Mah. Veniamo al pezzo forte, dove si misura la demenza della “sinistra”:

… radicale e seria lotta senza quartiere all’evasione fiscale e in particolare ai grandi evasori, puntando sui pagamenti digitali, premiando con un superbonus chi ne fa uso, e sulla riduzione drastica dell’uso del contante.

Certo, signor Zingaretti, i “grandi evasori” si perseguono andando a vedere se pagano l’idraulico o il dentista in nero. Secondo me è più facile andare a vedere chi sono gli “amici” del signor Renzi. Ah no, adesso Renzi non è più l’antipapa del PD, pare abbia il suo partitino Avanti Savoia, Super Bang o come si chiama.

Nemmeno una persona senza istruzione come Zingaretti può dire una scemenza del genere in buona fede. E’ una menzogna da bambini, raccontata consapevolmente ad una platea di minorati, mettendogli davanti la carota della “vendetta” contro il “padrone”, cioè il “grande evasore”.

Il “grande evasore” si trova negli elenchi dei debitori delle banche fallite, tra gli editori dei “media” e tra i sostenitori/benefattori del PD, è gente che paga profumatamente rinomati studi legali e fior di commercialisti per eludere il Fisco. Gente che manovra società estere, matriosche di società controllanti e controllate. Gente che non trovi in fila al supermercato.

La balla/carota del “grande evasore” serve solo a nascondere alla plebaglia ottusa il bastone burocratico-fiscale che deve calare sulle schiene del solito “ceto medio”, sostenere l’idea tipica dei regimi di stampigliare un numero di identificazione sulla fronte di tutti i cittadini e imporgli la sorveglianza continua tipo “Occhio di Sauron”.

Senza contare la sempre maggiore collusione della “politica” col sistema finanziario e bancario, con vista panoramica sul solito orizzonte mondialista.

L’articolo di Zingaretti è tipo un remix della “Fattoria degli Animali” di Orwell e di Matrix, con un tocco di Alberto Sordi. Si è verificata la mia fosca profezia, la convergenza tra Movimento Cinque Stelle e PD. Ogni Popolo ha le leggi e i governanti che si merita.

Movimento Cinque Stelle, non c’è limite al peggio

La verità è nell’incipit. Che vorrebbe essere “intellettuale” e invece è una excusatio non petita. Provinciale, come sempre, perché l’impiegatuzzo non capisce se non gli parli col linguaggio dei “media” e quel linguaggio è la traduzione e translazione approssimativa delle follie americane.

10 anni M5S, show di Beppe Grillo: “Reddito universale per tutti e voto a 16 anni”

Lui mi fa pena, poverino. Fa il suo spettacolino, nella parte del profeta invasato, del posseduto dagli spiriti. Un giochino vecchio come il mondo. Cosa non si deve fare per campare. Poi finito di imbonire gli idioti della platea, scende dal palco e va a confabulare coi burattinai dietro le quinte.

Quelli che mi fanno paura, paura vera, sono gli spettatori che lo applaudono. Pensavo di avere visto il peggio con la “vecchia” sinistra che prometteva il benessere al “proletariato” mentre sopra cercavano di creare quanti più proletari possibile per conservare ed estendere il proprio regno e sotto i proletari cercavano di fare diventare borghesi i propri figli per metterlo in culo agli altri proletari.

Ma non c’è limite al peggio. Non si può mai stare tranquilli, cosi come nella vita ti alzi una mattina con un bozzo e scopri di avere i giorni contati, tra l’altro, di doverli spendere nelle sale d’attesa o nelle camere d’ospedale, allo stesso modo una mattina ti alzi e scopri che dalla ipocrisia viscida e laida della “lotta di classe” siamo passati alla follia onirica della “nuova” sinistra, scoria nucleare della “vecchia”.

Se prima gli imbonitori fa fiera ti vendevano l’idea di collettivizzare i “mezzi di produzione”, espropriando la Borghesia con le armi e poi affidare tutto alla tutela del Partito, che decidesse delle vite di tutti, dando ad ognuno quello di cui abbisognasse, col risultato che poi tutti mangiassero i topi arrosto tranne l’aristocrazia dei burocrati, adesso si vende l’idea che siamo tutti Leonardo da Vinci, Shakespeare, Einstein e cachiamo diamanti, titanio, ogni scorreggia è una sinfonia, ogni tratto di matita un’opera d’arte o il progetto di un reattore nucleare, quindi partiamo col “reddito di nascita” a cui si aggiungeranno inevitabilmente montagne d’oro. E’ un investimento sicuro, no? Basta vedere il signor Grillo, un ragioniere diventato ricco facendo il saltimbanco e che adesso è una specie di Fuhrer dei dementi. Quale migliore esempio di talento e genio?

Siamo passati dal Vauro in uniforme dell’Armata Rossa al Grillo col costume di Halloween. Gli Italiani prendevano sul serio il primo e adesso prendono sul serio il secondo.

Quanto è più bello il mondo grazie a tutti i problemi risolti dal signor Grillo? Quanto è più “sano e pulito”, parafrasando le cretinate che leggo su Internet, quanto siamo tutti più felici, grazie alla saggezza del signor Grillo? Gli ospedali sono vuoti, i becchini disoccupati, non sento più l’odore di gomma bruciata e piscio di cane quando esco di casa, non trovo più i magrebini accampati sulla soglia. Il lupo vive in amicizia con l’agnello, è sempre primavera.

Grillo ricicla tutti gli stereotipi più banali degli Anni Settanta, gonfiandoli oltre il limite della setta di squinternati, con spietato cinismo, rivolgendosi ad una platea di “minus habens” che non solo non rabbrividiscono nel vederlo gesticolare e sbraitare come un incrocio tra un clown col naso finto e Adolf Hitler in uniforme, non solo non ridono delle sue sparate tra Bertoldo e Flash Gordon ma non riescono a capire la differenza tra quello che gli racconta Grillo dal palco e il “mondo reale”.

Il mondo reale è fatto di gente che vive senza capire niente di quello che gli succede, di quello che ha attorno, di quello che vede. Gente che vive con la consapevolezza delle alghe. Però compra i SUV, TV grandi come una parete, prenota vacanze in posti che non sa localizzare sull’atlante. Le microplastiche, come dice Di Maio, bisogna tassare le ditte che vendono bibite in bottiglie di plastica invece che di vetro.

La cosa peggiore che ho sentito con le mie orecchie è “proviamo questi”. Motivo per “provarli”? Nessuno, perché i programmi, i progetti, i fatti concreti ormai sono oltre il percettibile e il concepibile. Grillo potrebbe recitare l’elenco dei numeri primi e sarebbe la stessa cosa. Domani il suo Movimento potrebbe fare comunella con Tizio o con Caio e nessuno si porrebbe il problema, come è già successo. Quelli che sono li ad applaudire pensano che sia un videogioco o un canale televisivo, che pigiando un bottone si cambia programma. L’Italia è stata messa in mano ad un Di Maio, che è arrivato li per avere organizzato i “meetup” di Grillo e ad un Conte, che è apparso dal nulla, col solito curriculum meridionale farcito e vantando “amicizie”.

Potrei confutare ogni singola cosa che dice Grillo, mostrando che sono cose trite e ritrite, prive di qualsivoglia senso logico ma a cosa servirebbe? Dicevo nel post precedente che i Napoletani vivono in una dimensione parallela. Ecco, non a caso il decennale del Movimento Cinque Stelle si è tenuto a Napoli. L’hanno collocato ai margini del buco nero di Napoli, dove lo spazio/tempo si piega, di proposito. Già, dite ai Napoletani che sono tutti dei fenomeni e che quindi gli spetta un reddito alla nascita. Sicuramente solleveranno obiezioni. De Magistris pare si voglia candidare per il ruolo di Signore dell’Universo.

Odiano i Napoletani

Chissà come mai. Prego mettere insieme questa intervista:

Governo, de Magistris: “Mi candido per guidare il paese”.

Con questo panorama:

Napoli, chiuse quattro aule della scuola materna «Alpi-Levi» di Scampia: erano nel bel mezzo di una discarica abusiva.

Gente che vive in una realtà parallela. Io abito in un postaccio, una periferia ripopolata da immigrati. Ma se qui ci fossero le cose che a Napoli sono “normali”, scoppierebbe la rivoluzione. Napoli non è in Italia, non è nemmeno in questa dimensione.

Suonava il silenzio

Il maggiore degli alpini Karim Akalay Bensellam, trentaseienne di origini marocchine.

Per chi non lo sapesse, se non è cambiato anche questo, dal grado di maggiore in su la penna non è nera ma bianca. Ma cosa ne sanno al Corriere, cosa gli importa. Sono tutte cose che vanno scaricare giù nel cesso del Mondo Nuovo e che nel giro di qualche decennio nessuno ricorderà più.

Non c’è nessuna invasione, parte seconda

I giornali continuano a titolare “un uomo” e poi a suonare la musichetta del povero malato di mente, emarginato e bisognoso di tanto amore. Intanto:

Milano, 20enne violentata per strada: arrestato l’aggressore. È il secondo caso in 24 ore.

… i carabinieri hanno afferrato e ammanettato un uomo, 50 anni, peruviano, pesantemente ubriaco, con qualche precedente alle spalle.

… i militari hanno rintracciato l’uomo che corrispondeva perfettamente alle descrizioni date dalla ragazza. Si tratta di Mamadou T., 32enne, originario della Costa d’Avorio, residenza ufficiale nel dormitorio di via San Giovanni alla Paglia, nella zona di Porta Venezia, in possesso di un permesso di soggiorno rilasciato per motivi umanitari ad agosto dello scorso anno.

Due settimane fa, sempre da queste parti, un nigeriano, appena uscito di prigione dopo aver — due giorni prima soltanto — cercato di uccidere un clochard davanti alla stazione Centrale, aveva braccato la ex e l’aveva ferita al collo con una bottiglia rotta. Le sue intenzioni erano quelle di assassinarla.

Mentre stiamo marciando con la banda in testa verso il glorioso “meticciato”, mi fanno sapere dalla regia degli “economisti” che quello che ci serve è il “Capitalismo Partecipativo”.

Barca: ‘Serve un capitalismo partecipativo per fare cose concrete. Come assumere 550mila giovani nella pubblica amministrazione’

… costruire una società diversa, magari più simile a quella suggerita negli slogan che hanno riempito le città, e le speranze, durante gli scioperi per il clima.

L’economista, già ministro della coesione territoriale ai tempi di Mario Monti e presidente del Comitato per le politiche territoriali dell’Ocse, da cofondatore del Forum Disuguaglianze e Diversità.

Non c’è nessuna invasione

Il prefetto Gabrielli:

Nel 2016, su 893 mila persone denunciate e arrestate, avevamo il 29,2% degli stranieri coinvolti; nel 2017 la percentuale è salita al 29,8%, nel 2018 al 32% e in questo 2019 che sta quasi finendo il trend è lo stesso, siamo quasi al 32%. Tenendo conto che gli stranieri nel nostro Paese, sono il 12%, tra legali e non, questo dà la misura del problema.

Il 12% di 60 milioni fa 7,2 milioni, praticamente è come se l’intera popolazione di uno Stato come Israele si fosse trasferita in Italia. Circa 300 mila di questi ogni anno vengono denunciati ed arrestati.

Per avere un riferimento, l’invasione della Francia da parte degli Alleati con l’operazione anfibia in Normandia fu compiuta con circa 160 mila soldati a cui si opponevano circa 50 mila Tedeschi.

Postilla, se non mi sbaglio i numeri di Gabrielli indicano che il tasso di delinquenza tra gli Italiani è circa 1% mentre quello degli stranieri è oltre il 4%.

A questo proposito, il Corriere, come tutti i “media” asserviti al Piano delle Elite Apolidi, stasera racconta una notizia nel solito modo “attenuato” e “attenuante”:

Due poliziotti uccisi.
I due agenti sono stati colpiti da un uomo che era stato portato in Questura per accertamenti dopo una rapina. Avevano poco più di trent’anni.

Un uomo.
Leggendo l’articolo poi si trova si trova:

I due poliziotti si trovavano in servizio quando sono stati portati nella Questura di Trieste due uomini, di origine dominicana, per accertamenti relativi a una rapina avvenuta in mattinata. Uno dei due, dopo aver chiesto di andare in bagno, avrebbe aggredito un agente e, dopo una colluttazione, sarebbe riuscito a impossessarsi della sua pistola.

Per chi non lo sapesse, la Repubblica Dominicana si trova dalle parti di Haiti.

Due chicche

Di Maio a proposito dell’immigrazione ci comunica che sta per firmare un decreto. Per chi non lo sapesse, nonostante la vulgata, il Governo non può legiferare. Quindi il decreto dovrà essere convertito il legge dal Parlamento oppure, scaduto il termine, andrà a decadere. Dice Di Maio, rivolgendosi ipoteticamente agli immigrati:

Inutile che veniate se non avete i requisiti per la domanda d’asilo, perché in maniera pacifica e democratica vi rimandiamo indietro.

Ah, le risate. In “maniera pacifica e democratica”, chissà cosa avrà voluto dire, chissà se l’ha buttata li senza una ragione precisa ma solo perché solletica certi riflessi condizionati nella sua “base” che ormai è quella della “sinistra”. Se potessi farei la stessa obiezione che facevo in un certo blog, cioè “mi dica, signor Di Maio, CHI e COME procederà ai rimpatri pacifici e democratici?”. In subordine, gli domanderei anche cosa pensa di fare con le migliaia di immigrati illegali che già risiedono tranquillamente in Italia, di cui non sappiamo chi siano e quanti siano. L’ennesima sanatoria/condono/regolarizzazione, oppure procediamo coi rastrellamenti pacifici e democratici, sempre con la domanda CHI e COME?

Intanto la signora Boldrini ci comunica che per colpa del “sovranismo” del bieco Trump, il quale per inciso non ha scatenato la “guerra giusta” contro nessuno, a differenza dei predecessori tanto più simpatici, faremo fatica a vendere il formaggio parmigiano agli Americani. In realtà è una balla colossale perché le sanzioni americane sono state autorizzate dal WTO, la Organizzazione Mondiale del Commercio che ha realizzato la “globalizzazione” e, tra le altre cose, il ruolo attuale della Cina e sono state autorizzate come giusta ritorsione per gli “aiuti di Stato” con cui Francia e Germania hanno finanziato il consorzio Airbus, cioè la propria industria aeronautica a scapito di quella americana, per esempio della Boeing.

Noi ci siamo finiti in mezzo perché non siamo per nulla “sovranisti” e preferiamo il ruolo degli schiavetti, quindi altri ci tirano per il guinzaglio, come per tutte le altre vicende “geopolitiche” degli ultimi decenni.

Come siamo arrivati a questo

In principio era il Verbo.
Ad un certo punto della Storia, come tutti dovrebbero sapere ma la maggior parte viene storpiata dalla Scuola degli insegnanti Bella Ciao, furono inventate le macchine e i contadini furono trasferiti dalla terra ai falansteri attorno alle fabbriche.

Guardando questo processo, certi benestanti che vivevano di professioni legate alle lettere, avvocati, notai e similia, misero insieme la perversione dei “sensi di colpa” e quella della “desiderio di potere” e inventarono l’idea della “rivoluzione”.

La “rivoluzione” prometteva alla nuova plebe, il “Proletariato”, cioè i contadini inurbati nelle cui vite c’era solo fabbrica e osteria, la stessa inversione dei ruoli che nella antichità si esercitava nelle feste della pazzia, come il Carnevale. Il servo diventava il padrone. Ovviamente era un imbroglio, una truffa, perché in realtà si trattava di sostituire una aristocrazia con un’altra e le fabbriche dovevano continuare a vivere e a macinare vite umane. Però l’idea piaceva, alle menti stravolte dei “proletari” e a quelle perverse dei “borghesi” che si proponevano come loro “capi”, filantropi disinteressati.

Abbiamo citato il caso italiano. Nell’immediato del periodo successivo alla Grande Guerra ci fu pesante depressione economica. I Socialisti pensarono bene di riproporre in Italia la Rivoluzione Russa. Dai Socialisti fuoriuscirono sia i Comunisti che la loro nemesi, i Fascisti. L’affermazione del Fascismo in Italia fu reazione inevitabile alla minaccia rivoluzionaria, ironicamente si proponeva a sua volta come “rivoluzione” ma invece di realizzare il Carnevale, più pragmaticamente vendeva l’idea che l’Italia dovesse essere affidata a chi si era distinto in guerra, vista come grande “livella” che cancella artifici di casta e mette a nudo la natura umana. Altrettanto pragmaticamente, il Re decise di usare il Fascismo per ristabilire l’ordine. Il Fascismo funzionava, tanto che praticamente non incontrò opposizione. Poi ci fu un’altra guerra che mostrò, più di quella precedente, il ritardo dell’Italia ancora prevalentemente rurale.

Nel dopoguerra la situazione era questa: gli Americani occupavano l’Italia e durante l’invasione avevano applicato alcune dottrine che vediamo applicate ancora oggi. Al Sud avevano adoperato la mafia come “milizia territoriale”, sfruttando le connessioni con la mafia americana. Mano a mano che risalivano la Penisola, contrastati da quello che rimaneva delle Forze Armate tedesche, gli Americani si affidarono alla Chiesa che ereditava, come nel primo medioevo, le funzioni dello Stato. Ad un certo punto gli Americani invasero il Nord Italia, dove nel frattempo era stata alimentata la “Resistenza”, cioè formazioni di renitenti alla Leva e disertori delle Forze Armate italiane che sabotavano i Tedeschi nelle retrovie. I Tedeschi cercavano di non sprecare le poche risorse che gli erano rimaste contro la “Resistenza”, che oggi si chiamano “insurgent” e invece affidavano quello che oggi si chiama “counter-insurgency” alle milizie della RSI, cioè un governo fantoccio ricostituito al Nord dopo la liberazione di Mussolini dalla prigione sul Gran Sasso con una operazione di commando. Una delle cose che non sapremo mai è con che minacce e blandizie i Tedeschi convinsero Mussolini a ritardare l’inevitabile. Fatto sta che la contrapposizione tra “Resistenza” indottrinata dai Comunisti e le milizie RSI, cioè i “fascisti”, divenne in seguito il “mito fondativo” dell’Italia repubblicana.

Ci fu un plebiscito che scacciò la Monarchia. Gli Americani trattarono coi Sovietici la spartizione dell’Europa e l’Italia rimase nella “sfera di controllo” degli USA. Quindi Stalin diede l’ordine ai Comunisti italiani di disarmare, mentre questi avevano progettato di prendere il potere e costituire uno Stato comunista nel Nord Italia. Questo divenne in seguito il “mito fondativo” della “estrema sinistra” o “sinistra extra-parlamentare”, cioè l’ennesima “vittoria tradita” o “della Resistenza incompiuta”. I Sovietici saranno sempre “fratelli” e “modello” ma l’Armata Rossa che si ferma al limite della Cortina di Ferro, invece di “liberare” anche l’Italia, sarà sempre una ferita aperta. Come successe anche in Germania, gli Americani ristabilirono l’ordine affidandosi a quello che rimaneva delle “strutture” precedenti la Guerra, quindi mafia, Chiesa e, paradossalmente, le organizzazioni e le personalità che furono fasciste. Il tutto supervisionato opportunamente dalla CIA.

Boom economico, gli Americani finanziano e supervisionano il passaggio dall’Italia rurale all’Italia industriale. La “democrazia” consiste nella dualità DC – PCI che “congela” la guerra civile o più precisamente la trasforma in una guerra di posizione. Ma le Elite Apolidi hanno pronto il Piano. Cominciano dagli USA dove hanno il loro Quartiere Generale, diffondendo la “controcultura” nelle università. La “controcultura” apparentemente si ispira alle idee “rivoluzionarie” dei secoli precedenti ma è una finzione perché questa volta il “Proletariato” viene escluso, viene saltato a piè pari, ci si rivolge direttamente ai figli della “Borghesia”, appellandosi ai loro “sensi di colpa” e “desiderio di potere”. Il “marxismo-leninismo”, che predicava l’annientamento di tutte le società umane per crearne una nuova da zero in cui il Partito gestiva il mondo per conto di una Umanità di “lavoratori”, viene sostituito da tutta una serie di dottrine “intimiste” che invece di aggredire la società nel suo insieme, propongono di ridisegnare il singolo essere umano, svuotandolo di tutte le cose prodotte dalla Storia e riempiendolo con le idee perfezionate dagli esperti di psicologia e sociologia delle Elite Apolidi. Eccoci con quello che adesso si chiamerebbe “liberalesimo” dalla parola americana “liberal”. Prego notare che la parola “liberale” ha due significati antagonisti negli USA e in Europa. Negli USA “liberal” è praticamente sinonimo di “socialismo” mentre in Europa “liberale” significa “economia di mercato, lo Stato non si intromette”. Abbiamo anche detto che l’associazione tra “liberal” e “socialismo” è un falso storico, un espediente delle Elite Apolidi per creare l’idea di “controcultura” e “ribellione” ma non c’è nessuna “rivoluzione” nel “liberalismo”.

Quindi eccoci ai giorni nostri. La “sinistra” italiana si è convertita molto prima che cadesse il Muro, passando dalla idea di servire il Comunismo sovietico a quella di servire il “liberalismo” delle Elite Apolidi anglofone. Però ha pensato bene di imbrogliare la “base” mantenendo la finzione comunista per una ventina d’anni, per cui Berlinguer era già fautore del “Governo Mondiale” e quindi passava dal Comunismo ortodosso allo “eurocomunismo scismatico”, però al suo funerale la folla oceanica si presentava ancora con le bandiere rosse con falci e martelli, perché nessuno l’aveva informata.

La “sinistra italiana” attuale è la copia conforme della “sinistra mondiale”. Non fa che tradurre in italiano gli slogan che gli vengono passati dalle Elite Apolidi e gestisce la applicazione del Piano delle Elite Apolidi in Italia. Gli slogan sono semplici adattamenti di quelli già presenti nella “controcultura” degli Anni Settanta e, come detto, mirano a de-strutturare l’individuo “occidentale”, svuotarlo e riempirlo con pochi semplici concetti che fondamentalmente lo riducono all’adulto-bambino dal funzionamento bio-meccanico, mosso dalle pulsioni, incapace di speculazione astratta, con le competenze strettamente necessarie ad accudire le macchine e a consumare i prodotti delle macchine. Il “franchise” Matrix è una rivelazione profetica, descrive esattamente il Piano delle Elite Apolidi, rappresentandole come un collettivo di computer e meccanismi. Gli esseri umani sono “batterie”, sfruttati per la loro capacità di produrre energia che viene consumata da Matrix e gli viene succhiata via la vita mentre sono tenuti immobili in un brodo nutritivo e gli viene instillata l’illusione di una “realtà” che non esiste.

Tutte le cose del “politicamente corretto” sono evidenti menzogne e paradossi solo quando esci dal bozzolo di Matrix ma fintanto che rimani dentro e ti viene somministrata l’illusione, non sei in grado di accorgertene. Il “mondo del politicamente corretto” sembra “vero” e perfettamente coerente agli sfortunati schiavi. Certo, ci sono gli “agenti del sistema” che in Matrix sono rappresentati dal personaggio replica di Smith e che nel nostro “mondo reale” sono i funzionari della “sinistra” ai vari livelli. Del resto, basterebbe notare come la attuale “sinistra” coincida col “sistema” a cui, con somma ironia, si voleva opporre la “controcultura”. La “controcultura” è diventata la “cultura”, sistema, potere, finanza, “mainstream”, eppure continua a macinare un ridicolo “contro” anche senza niente a cui opporsi. Per cui certi estremi paradossali, che però sono paradossali solo visti da fuori, come la “pseudo-ecologia” di Greta che viaggia sulla barca da regata del principe di Monaco.

Dare vuol dire arricchirsi

Ogni tanto la signora Maraini pubblica un editoriale delirante sul Corriere.

Sono editoriali che non hanno nessun contenuto di interesse e si potrebbero ignorare tranquillamente se non per due elementi. Il primo elemento è determinare il “valore” della “informazione”. Il Corriere conferma che è nulla, zero. La “informazione” non vale niente e nonostante questo, pretendono di farne un mestiere ben pagato. Il secondo elemento è che la signora Maraini realizza un esempio da manuale di ripetizione parossistica e patologica di slogan, stereotipi, ritornelli con cui i “media” stanno cercando di condizionare la gente ignara. Cominciamo dal sottotitolo:

Solo chi esalta il sospetto e l’intolleranza non riesce a capire che «dare» vuol dire invece arricchirsi.

Eh? La signora Maraini butta li questa “frase ad effetto” contando sul fatto che il lettore condivida con lei una quantità enorme di convenzioni. Cioè che sappia o presuma di sapere cosa significa l’espressione “chi esalta il sospetto e l’intolleranza” e quindi non le chieda di spiegarlo.

Io non condivido nessuna di queste convenzioni. Penso invece che i “progressisti”, gli ex-comunisti che qualche decennio fa sognavano di prendere il potere con le armi e ammazzare tutti i “padroni” per instaurare la “dittatura del proletariato” e che adesso sono funzionari delle Elite Apolidi, gli ex-democristiani sepolcri imbiancati, fuori immacolati come gigli e dentro luridi come fogne, siano il peggio del peggio, che siano una continua minaccia per me e per il mondo e quindi li odio, nel senso che vorrei che sparissero, che non esistessero.

Non ho alcun sospetto, ho delle certezze e non devo indagare per passare da sospetto a certezza, mi basta leggere la signora Maraini sul Corriere. La “tolleranza” è un concetto privo di senso per come ci viene venduto dal solito “storytelling”, cioè come sinonimo di “amore disinteressato per l’Umanità”, in realtà è il tipo di “tolleranza” che può avere qualcuno con una gamba maciullata mentre il chirurgo dell’ospedale da campo di una battaglia ottocentesca gliela amputa con una sega a mano o la “tolleranza” che deve sviluppare qualcuno messo in prigione con degli energumeni dediti alla sodomia.

D’altra parte, non si capisce perché qualcuno dovrebbe “esaltare” il “sospetto e l’intolleranza”. La signora Maraini usa la parola “esaltare” senza altra ragione che attribuire al “bersaglio” della sua invettiva una mentalità e un comportamento cattivo, disgustoso se non malato. Perché lei, la signora Maraini, nel suo editoriale non “esalta” il “dare” e lo “arricchirsi”, lei si limita a mostrare cose che sono ovvie per l’umanità moralmente e intellettualmente superiore. Sono gli altri gli “esaltati” ed “esaltanti”. Questi altri, subumani, non riescono a capire.

Non riescono a capire che “dare” vuol dire “arricchirsi”. Anche qui, confusione semantica mirata ad un lettore che non si fa nessuna domanda, che assume tutto per fede. Perché la signora Maraini non intende davvero il “dare” ma intende il “ricevere”, l’esatto contrario. La signora Maraini ci sta dicendo che ricevendo una intrusione, materiale o figurata, non facciamo un sacrificio ma in realtà otteniamo il godimento. Vi devo fare un disegnino?

… dando qualcosa di sé si esercita la propria energia, la propria vitalità …

Tornando all’esempio di cui sopra, se mi faccio segare una gamba o se mi presto alla sodomia dei carcerati, esercito la mia energia e vitalità. Perché la signora Maraini sta volutamente nel vago ma qui si parla della solita “accoglienza” che è un concetto tipicamente femminile e/o omosessuale. I Romani, spregevoli conquistatori, non a caso disprezzavano più di tutti quelli che si prestavano come “partner passivi”. Noi, che dobbiamo essere amorevoli conquistati, invece li esaltiamo. Eccoci alla chiosa:

Chi odia non sa che quando dedichiamo attenzione, affetto, riguardo e rispetto, tiriamo fuori la migliore parte di noi, e quindi entriamo in un ambito sacrale. La scuola per esempio, come istituzione è in forte crisi e non sa più dare niente, ma resiste e vive per la rete di insegnanti generosi che continuano a offrire tempo e attenzione. Ma cosa vuol dire dare nell’insegnamento? Semplicemente sapere creare un dialogo, ovvero usare la pratica dell’attenzione, della comprensione, dell’intelligenza affettiva verso l’altro, vuol dire attivare un processo di conoscenza che aiuterà sia l’alunno che l’insegnante e arricchirà la comunità nel suo delicato momento di crescita comune.

Prima assurdità: se io ignorassi la signora Maraini non significherebbe che la odio ma che la considero insignificante. Se non rispettassi la signora Maraini non significherebbe che la odio ma che ritengo che non meriti un secondo sguardo. Viceversa, se la odio e quindi vorrei che sparisse, che non esistesse, è perché la considero una minaccia, qualcosa da cui bisogna guardarsi. Allo stesso momento, nessuna di queste cose, ignorare o odiare, significa amare. I Milanesi che pagano i “rider” perché gli portino il mangiare a casa con la scatola legata alla schiena, non amano i “rider”, li ignorano come esseri umani e li usano come strumenti meccanici.

Seconda assurdità: la parte migliore di noi, perfino “sacrale”, consiste nel “darsi” perché solo quando “accogliamo” otteniamo il vero godimento. Si, è una contraddizione, perché se godi nel fare qualcosa è un dare per avere. Allora, la signora Maraini fa confusione apposta per evitare di dire qual è lo scopo del “dare”, che poi come abbiamo già detto, in realtà è un “prendere” mentre si “accoglie”. Perché questo scopo è cosi importante da essere “sacro”.

La “rete di insegnanti generosi” che offrono tempo e attenzione. Che tristezza. Come se non sapessimo che gli insegnanti fanno quel mestiere solo perché cercavano qualcosa che offrisse le garanzie del “posto pubblico” col minimo possibile di sbattimento e perché l’alternativa era la disoccupazione. Gli insegnanti non sono i migliori, ancora, purtroppo allo stato attuale sono i peggiori, gente che non potrebbe fare nessun altro mestiere. Certo, ci sono eccezioni ma questa è la “norma”, la “regola”. Poi, mi pare ovvio che gli insegnanti sono pagati per fare quello che fanno, principalmente tenere i ragazzi lontani da casa il più a lungo possibile perché i genitori non vogliono e non possono pensarci loro. A nessuno importa davvero dei ragazzi e di quello che imparano o non imparano.

Cosa vuol dire “dare” nell’insegnamento? Secondo me significa trasmettere informazioni e metodi per elaborare queste informazioni. Trasmettere conoscenza. Non significa affatto usare la pratica della comprensione, della “intelligenza affettiva verso l’altro”. Mi piacerebbe chiedere alla signora Maraini cosa significa “intelligenza affettiva”. Posso ipotizzare che significhi “compassione” o “simpatia”, cioè qualcosa tipo “condividere i sentimenti/sensazioni degli altri” oppure che significhi “tecnica di manipolazione del comportamento altrui”. Il “processo di conoscenza” è un retaggio della “scuola democratica” per cui non si trasmettono “cognizioni” ma si fa “esperienza di vita” e, ovviamente, essendo la scuola “democratica”, insegnante e alunno sono uguali, sono soggetti al “momento di crescita comune”. Vedi articolo nella colonna di destra sul perché gli studenti sono analfabeti.

Delirio totale.
Aggiungo una postilla. Mia nipote ha cominciato la Prima Media. La “rete di insegnanti generosi” ha imposto che i genitori le comprassero uno smartphone. Visto che sono “generosi” avranno senz’altro pensato di spiegare ai bambini di prima media cosa è uno smartphone, come funziona, a cosa serve, pregi e difetti, sopratutto i difetti. Invece no, zero, niente. Alla Scuola non interessa delle conseguenze dell’ignoranza, la Scuola è una fabbrica di ignoranti dove lavorano operai ignoranti. Si arrangino pure i bambini e le loro famiglie. Poi tanto c’è la “intelligenza emotiva” e il “momento di crescita comune”. Ci sarebbe anche da fare le considerazioni sul “classismo” che implica l’imposizione dell’acquisto di uno smartphone, che non è un oggetto economico e nello stesso tempo è anche fragile, a bambini che in realtà non ne hanno alcun bisogno. Ma qui si parlava del “dare”, no?