I dialoghi

Dialogo e indifferenza.

Nel dialogo si confrontano due tesi. Si può dare il caso che una delle due sopprima l’altra o che entrambe non sopravvivano. Il dialogo non serve a fare coesistere allegramente le due tesi, non serve alla “tolleranza”, alla “accoglienza” e alla “integrazione”, non serve a creare il “meticciato”, il “popolo unico” con caratteristiche medie. Quello si ottiene con il vuoto, il nulla della indifferenza.

La parola “rispettare” significa letteralmente “riguardare”, “guardare un’altra volta”, “ricontrollare”, cioè considerare che una cosa è di importanza vitale nella vostra vita. Come quando partite per le vacanze e controllate di avere chiuso il gas.

Io rispetto le persone che hanno dimostrato talento e virtù, rispetto le idee che descrivono l’universo meglio delle altre. Non rispetto le persone per il solo fatto che esistono e non rispetto le idee che non funzionano.

Nella colonna di destra trovate l’articolo della signora Ronchey, pubblicato da Repubblica. Se lo leggete, facendo la tara della necessità da parte dell’autrice di trovare qualche scusa per la cosiddetta “sinistra”, trovate descritte le ragioni per cui le persone oggi non hanno idea di cosa sia un “dialogo”.

Fin dall’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, nel nome della cosiddetta democratizzazione della cultura, si assisteva a fenomeni bizzarri.
[…]
un nuovo genere di analfabetismo — condizione che, com’è noto, aiuta ad opprimere e dominare le masse, non certo a promuoverne l’autodeterminazione o la coscienza politica — la cui caratteristica saliente è convincere illusoriamente chi ne è soggetto di essere invece in possesso della cultura.

Nell’articolo la signora Ronchey racconta delle ragioni per cui gli studenti italiani sono semi-analfabeti e cosi i diplomati e i laureati, specie delle regioni del Sud, dove alla tara della “democratizzazione” si aggiunge quella della “arretratezza culturale lamentosa e furbescamente compiaciuta”, parte necessaria del meccanismo della clientela e dell’assistenzialismo.

Rispetto delle opinioni.

Il concetto espresso sopra secondo me va corretto. Non si tratta solo di convincere la gente di essere in possesso di “pseudo-cultura” ma di inculcare quel riflesso condizionato che nella mia vita mi sono sentito ripetere allo sfinimento, il “rispetto delle opinioni”, che presuppone, come detto nei post precedenti, l’idea che non esista “giusto” e “sbagliato” oppure “vero” e “falso”, perché questa è una “logica binaria” inadeguata a rendere conto della “infinita complessità” del “reale”.

Quindi, una scoreggia vale tanto quanto una sinfonia, Kant vale tanto quanto un “tweet”, chiunque può dire e fare qualsiasi cosa e vale tanto quanto chiunque altro che dice e fa qualsiasi altra cosa.

Il risultato è che la gente cerca, pretende la conferma e la rassicurazione. Il fatto di affermare una tesi e contrapporla ad altre tesi è impensabile, è offensivo, è maleducato. Tutte le tesi devono essere contemporaneamente giuste e sbagliate, vere e false, non si devono confrontare cercando di sopprimere una in favore di un’altra, ci si deve sforzare in tutti i modi di farle coesistere.

Allora, l’unica discriminante che consente alla gente di prendere piccole decisioni e condurre le proprie vite è semplicemente il conformismo. Fare quello che fanno tutti. Se è offensivo e maleducato contrapporre una tesi alle altre, è inconcepibile assumere comportamenti difformi, non adeguarsi. Adeguarsi alle “mode” e le “mode” sono direttive che calano dall’alto. Nessuno deve andare a vedere cosa c’è dietro, nessuno deve cercare di togliere il velo che nasconde la verità. Nessuno deve cercare altre informazioni, nessuno deve elaborare con la propria testa.

Ecco un esempio risibile ma illuminante: fotografia della ragazzina Greta all’arrivo in America dopo la traversata compiuta sulla barca da regata del principe di Monaco. Mi informano che c’è una “polemica sui social” perché nella foto si vede una bottiglietta di plastica appesa alla parete dietro Greta. Si tratta di un condizionamento che prevede stimolo e reazione automatica. Non solo nessuno del “pubblico” ragiona sulla faccenda inconsistente della “plastica” che “uccide i mari”, nessuno ragiona sulla figura costruita dai “media” di Greta. La cosa veramente paradossale è che nessuno del “pubblico” guarda la foto e si rende conto che tutto quello che si vede, tranne Greta, è di plastica. Le pareti sono di plastica, tutti gli oggetti, i vestiti e cosi via. Il “pubblico” reagisce come un automa alla bottiglietta perché quello è il “trigger”, lo stimolo a cui è condizionato a reagire. La cosa è insieme fabbricata dal condizionamento dei “media” e amplificata.

Riassumendo, il problema dei giorni nostri è che la gente è obbligata alla ignoranza di proposito. Non basta, è anche condizionata a rifiutare qualsiasi cosa possa mettere in dubbio le proprie “pseudo-convinzioni”, che altro non sono che assoluto e istintivo, automatico, conformismo. Il condizionamento è tale che qualsiasi aggressione ai concetti viene vissuta come una aggressione alla identità personale, quindi scatta una reazione difensiva parossistica, irrazionale.

In cretinetti è convinto di essere un padreterno perché, per definizione, lui e Kant e lui e Mozart sono “uguali”. Cosa ci insegna la “arte” contemporanea? Il Corano e il “trap”. D’altra parte, non gli può capitare di essere messo davanti al fatto che non è uguale a Kant o Mozart perché la verifica è offensiva, maleducata, discriminatoria, “fobica”, patologica, quindi non può accadere. Il cretinetti, fintanto che si uniforma, è “uguale”, quindi è perfetto.

13 thoughts on “I dialoghi”

  1. Alle volte non resisto e rispondo a commenti su Youtube a video di propaganda di Repubblica, es. sulla nave di turno che svarica futuri contributori netti.
    Non c’è verso di far ragionare chi è stato condizionato da quel “giornale”.
    Dopo decine di frustranti confronti ne ho evinto che:
    – i lettori di R. ripetono all’infinito concetti di tipo fideistico, mai logico.
    – sono (essi) assolutamente convinti di possedere vere idee giuste e soprattutto di essere persone di “cultura”.
    Questa vicenda della cultura è una costante che riguarda tutte le fasce d’età della sinistra, dal cretinetto trentenne al pensionato over 70.
    Repubblica gli stimola poi l’ego con l’inserto del Venerdì che rincara la dose e li illude di avere il mondo in mano.

    Il rispetto tanto sbandierato delle opinioni altrui è solo teorico: sono le persone meno democratiche in assoluto.
    Il livellamento tra il se’ e Mozart credo si inquadra nella nevrosi generalizzata di riduzione delle diseguaglianze. Nevrosi che li affligge continuamente e genera una galassia di scemenze che noi troviamo insopportabili.
    Io non riesco proprio a rispettare la loro visione del mondo: li considero infinitamente cretini, dalla pensionata che ho sotto casa e blatera di accoglienza a persone ahimè a me molto vicine.
    La cosa più ridicola è che CREDONO di avere idee proprie.

    1. Io non solo evito di buttare qualcosa dentro Youtube, cosa che mi obbligherebbe ad usare un account registrato ma lo visito solo da dentro un contenitore isolato con questa estensione, in modo che il peggio che possano fare è identificare la configurazione del mio browser.

      A me non da fastidio tanto che la gente abbia le proprie convinzioni, quanto il fatto che il condizionamento degli ultimi cinquant’anni ha instillato nella gente delle vere e proprie perversioni. Sono convinti di cose che oltre ad essere palesi menzogne e paradossi, sono anche sottese ad una specie di “visione satanica” del mondo che, con la scusa che tutto è vero e falso, giusto e sbagliato, in realtà sostiene il falso e lo sbagliato, sostiene il male.

      La faccenda degli immigrati è lapalissiana. Partiamo dal presupposto che i dirigenti della “sinistra” odiano e temono il “popolo”. A questo aggiungiamo che gli immigrati sono usati come leva per smantellare lo Stato da un punto di vista formale, subordinando la “legge” ai “diritti umani” e per disgregare i concetti di Nazione e Popolo, cosa che ti diventa chiara quando vedi i nonni ai giardinetti che accudiscono nipotini “colorati”. Il fatto che lo spirito filantropico sia un inganno, una finzione, lo ricavi facilmente quando consideri che gli immigrati sono i benestanti che potevano pagare i contrabbandieri per il viaggio mentre i veri poveri, i veri profughi, quelli che avrebbero bisogno di aiuto, rimangono oltre l’orizzonte, dove nessuna ONG che spende milioni per cercare i falsi naufraghi, va a guardare. L’altro giorno mi è capitata per caso una fotografia di bambini africani che bevevano da una pozzanghera di acqua sporca. Non che non lo sapessi ma vederlo è un’altra cosa. Ecco, quelli possono morire nell’indifferenza, un pozzo con una pompa a mano costerebbe qualche centinaio di euro, quello che spendiamo per due o tre giorni di “accoglienza” per uno dei nostri falsi profughi e falsi rifugiati, semplicemente perché non hanno alcuna utilità a fini “politici”, rispetto al progetto di realizzare il “meticciato”, il “popolo unico”.

      In altre parole, “salvare le vite” ma non tutte le vite, solo quelle che servono, che si possono usare.

    2. Ho citato questo commento.
      Io ebbi delle esperienze terrificanti con il fondamentalismo ottuso e pervicace di cattocomunisti e cattococomeri quando bazzicai la lista civica.
      Una manica di invasati ostili ad ogni possibile ragionamento.
      Sono quelli che farciscono di “senza se e senza ma” i loro discorsi per cretini.

  2. Corretto, tutto è fatto di plastica, tranne Greta ovviamente.
    Nessun dubbio che sia una figura costruita ad arte.
    E’ anche vero però che a finire in mare e per strada siano milioni di bottigliette di plastica.
    Una bottiglietta da 0.5l in plastica non ha senso, bevi due sorsi e la butti vita.

    Mazel tov.

    1. La plastica non è diversa da qualsiasi altro rifiuto.
      Se non per una cosa, che continuo a ripetere invano: è praticamente inerte, ovviamente se parliamo di quella usata per i contenitori alimentari. Quindi, mentre gli altri rifiuti sono tutti tossici, tranne rare eccezioni come gli altri materiali usati per i contenitori, la bottiglietta di plastica si limita a stare li senza dare problemi fintanto che non viene degradata dai raggi ultravioletti della luce solare. Nel frattempo, ogni anno vengono versati in terra, nell’acqua, nell’aria, miliardi di litri di sostanze tossiche, partendo dai carburanti per i veicoli, navi e aerei, gli olii lubrificanti, il “particolato” prodotto dalla gomma e dall’usura delle parti meccaniche come freni e frizioni, passando dai prodotti usati in agricoltura e i residui dei processi industriali, arrivando ai rifiuti domestici come le batterie, i medicinali, gli insetticidi, eccetera.
      Se nelle discariche ci fossero solo bottigliette di plastica, non sentiresti nessun odore, non ci sarebbe il problema del liquido “percolato” ne dei gas, le discariche sarebbero sostanzialmente atossiche, come, appunto, le bottigliette. Tra l’altro, quando ti raccontano che la povera tartaruga muore perché mangia la plastica, non è che muoia avvelenata, muore perché la ingoia intera e poi non riesce a digerirla. Morirebbe anche se mangiasse un foglio di pellicola d’alluminio o una lastra di vetro, che sono i due materiali che si possono usare al posto della plastica per i contenitori (ma l’alluminio alla lunga produce avvelenamento da metallo). Se la tartaruga avesse i denti e masticasse la plastica, riducendola in frammenti, la cacherebbe senza particolari problemi.

      1. Ah, poi mentre non è facile sostituire i cateteri di plastica mono-uso negli ospedali e i contenitori dei cibi nei supermercati, Greta avrebbe potuto con relativa facilità navigare con una barca in legno, spinta da una vela tessuta con l’ortica, avrebbe potuto vestirsi di lino o cotone e lana per il freddo. Invece di navigare con tutti gli aggeggi elettronici e il posizionamento satellitare, orientarsi con gli astri. Invece Greta ha usato tutti oggetti “non-sostenibili” oppure oggetti “non-rinnovabili”. Ancora, a riprova che tutta la faccenda della “pseudo-ecologia” è una “psudo-religione” del tutto irrazionale e si manifesta come tale a chiunque non sia del tutto rincoglionito dal condizionamento.

        1. Che Greta sia messa lì giusto per far scena è palese, un personaggio costruito ad hoc.
          Se vogliamo dirla tutta, se il suo scopo era quello di inquinare meno, poteva pure starsene comodamente a casa.

          Mazel tov.

          1. Dietro c’è un disegno su scala planetaria e una propaganda che va avanti da cinquant’anni, non da ieri. Per farla breve, la “pseudo-ecologia” è una delle componenti della dottrina “liberal”, quella dottrina che le Elite Apolidi hanno perfezionato per rimpiazzare il “marxismo-leninismo” nella cosiddetta “sinistra” e che hanno cominciato a distribuire partendo dalle università americane al tempo della “controcultura” della fine degli Anni Sessanta. I temi della nostra attualità sono, non a caso, esattamente gli stessi di allora.

        2. > Greta avrebbe potuto con relativa facilità navigare con una barca in legno

          Prego notare che tutto il resto della squadra (la mammina e gli altri che manipolano la signorina Greta) ha viaggiato in aereo verso e da Nuova York.

        3. La barca di legno implica l’abbattimento di numerosi alberi. E’ antiecologica per definizione. Più saggio è chi, qui sotto, asserisce che il comportamento ecologico al quale avrebbe potuto/dovuto atteneresi è rimanere nei pressi di casa propria. Ma l’organizzazione che ha dietro ha pensato ad una strategia diversa per ottenere i propri fini, e quei fini non hanno NULLA a che fare con l’ecologia.

          1. Eh no. Primo, gli alberi oggi come oggi si coltivano. E’ la ragione per cui nei paesi nordici c’è la tradizione della lavorazione del legno. Li piantano, li tagliano e li ripiantano. Secondo, il legno si può recuperare dagli alberi morti o morenti, certo bisogna andarli a cercare. Il legname comunque è un materiale “sostenibile” o “rinnovabile” proprio perché se tagli gli alberi, senza fare un deserto, questi si rigenerano. E’ questione di tagliare la quantità misurata sulla capacità del terreno di rigenerarla.

            Anche il tuo commento, Ugo, quando dici che è “antiecologica per definizione”, denuncia il fatto che tu hai assunto la “pseudo-ecologia” come “dato di fatto” senza andare a vedere quello che c’è dietro. Ovvero, premesso che è molto più antiecologico costruire una barca da regata in materiali compositi che un drakkar di legno, ignoriamo che la “natura” non esiste. Non esiste sia perché l’universo fa del suo meglio per ammazzarci, non è “madre amorevole”, sia perché, in conseguenza del primo assunto, il panorama in cui viviamo è artificiale, da migliaia di anni.

          2. Per inciso, questa idea malata di “ecologia” ha delle conseguenze nel piccolo che sono fastidiose. Per esempio nel mio Comune hanno numerato una per una tutte le piante, come se fossero monumenti e questo implica la totale assenza di manutenzione. Quando, al contrario, le piante, come tutte le cose, visto che sono artificiali in un contesto artificiale, bisogna abbatterle quando sono da abbattere e bisogna sostituirle, magari adeguandole al cambiamento del contesto. Ne puoi mettere di più, di meno, cambiare la specie, cambiare la collocazione, eccetera. E’ un po’ il concetto del ponte di Genova, l’idea che l’Italia si possa “congelare” con la “manutenzione”, che si possa “ristrutturare” all’infinito. Perché siamo spaventati dalla idea di dovere immaginare il futuro. Il futuro non deve esistere, deve esistere solo l’Eterno Presente. Piuttosto ci facciamo crollare tutto addosso. Vedi alla voce “decrescita”.

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