Riflessioni varie sulle cose del mondo

Cominciamo da qualcosa di cosi brutto da essere ridicolo. Come i fenomeni, veri e falsi, che giravano per le fiere dei paesi e la gente pagava per vederli e fare “ooh”.

il sovranista – alla fine della fiera è uno sfigato a cui poverino non è andata tanto bene … dategli un buon stipendio o una bella figa e vedete come gli passa.

Ignoriamo l’italiano approssimativo del moderno “laureato”.
Siamo nell’ambito della psichiatria. Chi scrive misura se stesso e gli altri sulla base dello stipendio e della figa. Non solo, è convinto che chi ha un “buon stipendio” e una “bella figa” debba necessariamente essere un “compagno”, perché stipendio e figa fanno l’uomo soddisfatto e nello stesso momento testimoniano la Grazia Divina. Con buona pace di Marx e Engels. In una visione tipicamente impiegatizia, da “Camera Cafè”, la geniale serie TV, prendiamo un operaio sposato con una Filomena grassa e baffuta, questi sarà probabilmente “sovranista”. Viceversa il capoufficio del reparto vendite che se la fa con la segretaria ventenne, sarà necessariamente “compagno” o come si dicono tra di loro, “liberale di sinistra”. Tutto li. Non c’è altro nell’universo che la antropologia lombrosiana connessa alla posizione nell’organigramma fantozziano-aziendale e l’eventuale relazione sessuale (per pietà non andiamo ad esaminare quanto sia effettivametne “figa” la figa). Mi mancano le parole, ci vorrebbe il buon Fusaro.

Adesso esaminiamo una vexata quaestio, la faccenda dei “social” e della censura. La prendo un po’ alla larga. C’è questa fondazione che si chiama Mozilla. Anni fa i direttori di questa fondazione decisero di gettare tutte le energie della loro organizzazione nello sviluppo di un sistema operativo per scemofoni che si proponesse come alternativa ad Android. L’idea era quella di contrastare il monopolio di Google. L’idea finì nel proverbiale “bagno di sangue” per la fondazione perché la tecnologia che scelsero era inadeguata e i venditori degli scemofoni non erano interessati alla loro proposta, cioè a vendere degli scemofoni con un sistema operativo diverso da Android. Basti vedere ai giorni nostri l’uso dello “ecosistema” di Google come arma contro i venditori di scemofoni cinesi, che se dovessero farne a meno sarebbero estromessi dal mercato.

Ora, facciamoci una domanda: qual è lo scopo di Mozilla?
Mettere in mano a tutti gli strumenti per usare Internet, cioè per collegarsi tra di loro e scambiarsi informazioni qualsiasi? No, il primo scopo è pagare il “buon stipendio” e la “figa” la accantoniamo per non essere ironicamente omofobi. Mozilla è una fondazione che sostiene il concetto di “libertà” come in “liberale di sinistra”. Quindi va bene contrastare il monopolio di Google ma nello stesso momento ci devono essere sopra, sotto, dentro Internet, tutti gli strumenti di controllo che consentono agli “illuminati” di decidere cosa è “bene” e cosa è “male” e quindi di orientare l’Umanità in una direzione o l’altra. Nessuno è stato segato in Mozilla per il flop colossale del loro sistema operativo per scemofoni. Nessuno si è posto il problema di cosa sia Internet e a cosa serva. Però se uno prova a esprimere una idea vagamente contraria al “matrimonio gay”, per fare un esempio a caso, viene linciato e costretto a dimettersi.

L’abbiamo visto succedere cento volte, mi viene in mente il caso di tale Barilla, che tornano al mostro sopra, non aveva certo un “cattivo stipendio” e presumo non abbia particolari problemi con le segretarie ventenni, se volesse, il quale incautamente affermava che la sua azienda si rivolgeva alle famiglie “tradizionali”. Si scatenò una campagna mediatica planetaria che, a fronte del danno aziendale, lo costrinse a opportuna retromarcia, scuse e umiliazione (ancora) fantozziane. Viceversa, quando la Gilette fa uno spot in cui descrive i maschi (che si fanno la barba) come trogloditi, ritardati, psicopatici, tornando sopra, poveri sfigati che non hanno un buono stipendio e la moglie cessa, anche se lo spot danneggia l’azienda, chi lo ha programmato va elogiato e citato ad esempio, perché il fine “liberal” giustifica i mezzi.

Prendiamo questo esempio: Mastodon, social networking, back in your hands
Si tratta di un software Open Source che consente di configurare un server che fornisce più o meno le funzioni dei “social” tipo Facebook o Twitter. Ogni server è indipendente e amministrato dai suoi gestori con regole proprie. I server si possono “federare” tra di loro in modo che gli utenti di un server accedano ai contenuti condivisi dagli utenti dei server federati. Rispetto a Facebook, ci sono due vantaggi, non esiste una “proprietà” del servizio e si tratta di un servizio decentrato.

Ora, dov’è l’inghippo?
La prima cosa ovvia è che un Di Stefano, il capoccia di Casa Pound, cerca la gente nei luoghi dove la gente si raccoglie, quindi ha la necessità di andare su Facebook. La seconda cosa ovvia è che Di Stefano e tutta Casa Pound potrebbero non sapere nemmeno che esiste una alternativa a Facebook.

Ma il vero problema secondo me è un altro. Cosi come Mozilla vede la “libertà” come la affermazione e quindi la imposizione della “ideologia liberal”, allo stesso modo chi ha scritto il software di Mastodon e chi lo usa per i server “ufficiali” elencati nel sito, manifestano la necessità di affermare e quindi imporre la medesima “idelogia liberal”. Quando si presenta il software/servizio al “pubblico” la cosa più importante è elencare e descrivere le funzioni che consentono all’utente di proteggersi dai contenuti “offensivi” e agli amministratori di censurarli. Certo, se tu distribuisci un software a tutti, non puoi obbligarli alle stesse regole sulla “moderazione”. Però puoi aggirare l’inconveniente facendo in modo che i server “liberali” escludano dalla federazione i server “offensivi”.

Mettiamo che Di Stefano e Casa Pound aprano il loro server Mastodon. Mettiamo che raccolgano tutti i “sovranisti” poveri sfigati d’Italia. Mettiamo che riescano a fare lo stesso gli altri movimenti dei “sovranisti” poveri sfigati d’Europa. Cosa succederebbe? Primo, tutti i server Mastodon isolerebbero i server “sovranisti” e questo sarebbe il meno. Partirebbero centomila esposti e denunce scritti da legioni di avvocaticchi volontari e/o stipendiati dalle solite conventicole “di sinistra”, in tutte le sedi, nazionali e sovranazionali. Dopodiché le autorità andrebbero a perseguire le persone che gestiscono i server che “incitano all’odio”. Basterebbe un fascetto pubblicato da Tizio o una svastichina pubblicata da Caio, per scatenare la solita tiritera della “apologia”.

Perché? Perché l’altro giorno leggevo su un altro blog mostruoso che ci dobbiamo mobilitare contro la minaccia fascista palesata dagli insulti raccolti da Lerner al Raduno di Pontida.

Le ingiurie e gli insulti lanciati contro Gad Lerner fanno male, un video che davvero si ha difficoltà a vedere, un salto nel passato, una sorta di passerella in mezzo ad una galleria degli orrori. … Un pezzo di Italia che vorremmo disconoscere e con la quale purtroppo dobbiamo fare i conti, perché quello della porta accanto spesso ha scritto il più brutto pezzo di storia del paese.

I peggiori criminali leghisti sono stati quei quattro veneti saliti sul Campanile di San Marco dopo avere parcheggiato sotto un “blindato” fatto con un trattore, oppure gli allevatori che spruzzarono il concime sui poliziotti mandati a manganellarli quando protestavano contro le “quote latte”.

I “giovani esuberanti” della “sinistra”, condizionati e sobillati dagli “intellettuali” e “ideologi”, con tutta la retorica della “resistenza rivoluzionaria”, hanno ammazzato centinaia di persone e ne hanno storpiate centinaia di altre, hanno riempito le galere di terroristi pluriomicidi, hanno messo a ferro e fuoco le città, le università e sono cent’anni che combattono una guerra civile contro gli altri Italiani. Ma tutto questo non conta, non esiste. Perché il “fine superiore” lava tutti i peccati. Come le ripetute amnistie di Togliatti nel dopoguerra.

Per concludere, il punto è che noi “sovranisti” e quindi poveri sfigati con il basso stipendio e la moglie cessa, non abbiamo ancora capito che ci hanno dichiarato guerra. Che di guerra si tratta e che dall’altra parte assumono che il “fine” giustifica i mezzi. Il Di Stefano si lagna che Facebook, strumento di monitoraggio, profilazione e condizionamento delle masse facente capo ad tale Zuckemberg, lo censura. Come lamentarsi che la corda con cui ti impiccano ti irrita la pelle.

6 thoughts on “Riflessioni varie sulle cose del mondo”

  1. Io sono un ignorante sulle ‘ste robe sociali.
    Da esterno vedo un’ennesima moda: avere un cane, fotografare i piatti in ristorante, pubblicare i micetti, dire le frasi premasticate del politicamente coretto, essere sui “social”.
    Nella prospettiva della omologazione massima, la rete è stata una tecnologia che ha enfatizzato e ampliato i comportamenti umani (non aggiungo aggettivi vista la mia misantropia).
    E’ la diossina ideologica “liberal”, trasudante di falsi, paradossi, assurdità, menzogne e narrazioni banali per cretini.
    Allora, chi guarda in direzione opposta, come si pone rispetto alla roba “social”?
    E’ lo stesso paradosso per cui i “sovranisti” italici coltivano la demagogia tossica del debito e del deficit ottenendo sospetti e ostilità dai sovranisti mittel e nordeuropei.

    Le castalie auocratiche della finanza, dei media, del capitalismo sovranazionale, che manipolano gli utili idioti della sinistra sono subdole ed efficaci: condizionano i loro sciocchi accoliti e li usano, li condizionano, li manipolano per scopi antitetici, con obiettivi antitetici alla catechesi con la quale li hanno ammansiti.

    1. Cerco di spiegarti come funzionano le cose dal punto di vista di uno che le ha viste apparire.

      In origine Internet era esattamente lo stesso delle comunicazioni via radio. Ognuno si muniva del suo apparato ricevente e trasmittente, mandava le sue onde nello spazio e riceveva le onde mandate dagli altri. Internet consisteva nell’insieme di protocolli convenzionali per cui tutti usavano le stesse frequenze e gli stessi sistemi di conversione in modo che ci si potesse capire.

      I cosiddetti “social” sono la conseguenza di un concetto tipico della Terza Categoria, ovvero la gente è troppo stupida, ignorante, gretta e meschina per avere bisogno di possedere ognuno una stazione radio che riceve e trasmette. Gli serve qualcosa che abbia delle funzioni predefinite più simili ad una televisione, dove l’utente si abbona ad un servizio e il gestore di questo servizio decide il “palinsesto”. Il gestore del servizio lavora di concerto con i fabbricanti delle televisioni, quindi oltre al “palinsesto” viene determinata anche la modalità di accesso e fruizione. In più, cosa ha la gente da condividere? O forse sarebbe meglio dire cosa ha da esibire? La gente esibisce le cose che sono “status symbol” o “moda” o “tendenza”. Mettendo insieme il tutto, i “social” sono quello che nello stesso momento soddisfa i “bisogni” indotti dalle “mode”, consente ai gestori il controllo e impegna l’utente il meno possibile.

      Riassumendo, non c’è niente di innovativo nei “social”. Non c’è niente di innovativo negli strumenti che la gente usa per accedere ai “social”, cioè in prevalenza gli scemofoni. In entrambi i casi si tratta di una semplificazione e una riduzione, un sottoinsieme delle cose che si potevano fare in precedenza usando strumenti più versatili e generici collegati tra di loro tramite Internet.

      Quello che però tutti fanno finta di non sapere è che i “social” generano utili tramite il monitoraggio, la profilazione degli utenti e il condizionamento del comportamento di questi utenti. La forma più ovvia e innocua è quella per cui chi si interessa di sci riceve pubblicità di materiale sportivo per sciatori. La forma più dannosa è quella per cui si sopprime il dissenso politico e si promuove il famoso “storytelling” funzionale al Piano delle Elite Apolidi. E’ un po’ il discorso delle “fake news”, cioè notizie false. Di cui si lamenta gente che mira a falsificare la percezione della “realtà”, per cui guardi il grattacielo di vetro a Milano e devi vederlo come “bello” nonostante sia estraneo al contesto e tecnicamente antieconomico, oppure esci la sera e ti trovi in mezzo ai cannibali e devi vedere la “festa multicolore”. Non ti devi chiedere poi perché vedi delle cose e non vedi delle altre.

      1. La definizione “liberale di sinistra” è il risultato del mescolamento di due tradizioni diverse. In Italia il termine “liberale” significava la migliore approssimazione possibile, dato il contesto in cui nel Novecento ci si è sbarazzati della aristocrazia terriera, dei “conservatori” di tradizione anglosassone.

        Invece, nella tradizione USA il termine “liberale” sta ad indicare la “sinistra”. In origine la “sinistra” era prima il Socialismo e poi il Comunismo, che nasce da uno scisma dei Socialisti. Come ripeto sempre, negli Anni Settanta le Elite Apolidi para-massoniche con il quartiere generale negli USA, progettarono di rimpiazzare il Comunismo o il suo substrato teorico, il marxismo-leninismo, con lo Anti-Umanesimo, una dottrina che consiste semplicemente nell’affermare che tutto quello che è stato pensato e fatto nella storia del cosiddetto “Occidente” è merda. Questa dottrina è stata immessa nelle università americane perché diventasse la famosa “controcultura” e rimpiazzasse progressivamente nella “sinistra” tutte le fanfaluche sulla Lotta di Classe.

        Quindi, “liberale” negli USA significa “di sinistra” e “di sinistra” significa “uno che è convinto che tutto quello che è stato pensato e fatto dallo “Occidente” è merda”. Ci sono una serie infinita di corollari ma per semplificare i “liberali” americani e poi europei puntano a cancellare il Mondo di Prima e realizzare un Mondo Nuovo che non si può nemmeno descrivere in termini razionali perché è tutto basato su paradossi, contraddizioni e menzogne. Qualsiasi sia la tematica specifica.

        Per chiudere il cerchio, il PCI nei suoi vertici si stava preparando al cambiamento già dai tempi del “governo mondiale” di Berlinguer ma ovviamente l’interruttore fu azionato con la Caduta del Muro. A quel punto il partito di ortodossia sovietica si è convertito progressivamente in un partito “liberal” americano. Mi viene il vomito a ripercorrere le tappe di questa conversione pianificata a tavolino dalla Terza Categoria e pensare a come è stata ingoiata dalle prime due Categorie. Comunque, alla fine di questo patetico rivoltare la frittata, eccoci ai contemporanei “liberali di sinistra”, espressione ridondante, tautologica se vista nella tradizione USA ma necessaria in Italia per specificare che non degli antichi “liberali – conservatori” si tratta ma degli imitatori italiani dei “liberal” americani, che sono “di sinistra”.

        Veniamo al fatto che un fenomeno da baraccone sia convinto che il senso della vita consista nello stipendio e nella figa. Convinto che la differenza tra lui e un altro consista nel “livello” aziendale e nelle donne che rimorchia (chi si loda si imbroda, giusto Coso? Ma lasciamo perdere). Questo è l’inevitabile conseguenza dei fenomeni descritti da Fusaro molto meglio di quanto potrei fare io, per cui dallo individuo che riceveva la sua identità dal contesto, con oneri e onori, quindi con gli imperativi morali, il “tu devi”, si passa allo individuo che non ha nessuna identità e che esiste come sfintere ambulante, che risponde ad un solo imperativo centripeto, “tu devi godere”. L’equazione è elementare, quanto più godi, tanto più vali, in una scala del godimento. Il “successo” non è mettere a disposizione dell’Umanità la Cappella Sistina o la Teoria della Relatività, non è mettere piede sulla Luna. Il “successo” è godere il più possibile, godere più degli altri. Chi gode meno, è “sfigato” e in quanto “sfigato” è ai margini del “progresso”.

        Siamo di fronte a universi non comunicanti tra di loro. Perché io non classifico lo sfintere ambulante come “essere umano” ma come un mostro, una cosa che assomiglia ad una persona ma in realtà è una oloturia. Dal suo punto di vista lo sfintere umano capisce solo il volume, l’intensità del godere e il non godere è come morire, non-esistere, quindi il Male. Torniamo al solito discorso del gamberone in cima al monte. L’idea che ci sia un valore nel vivere la montagna attraverso la fatica è una idea da “sfigati”. La montagna, cosi come il mare o qualsiasi altro posto e condizione, ha senso solo se si gode e vale tanto quanto più si gode. Non solo non ci deve essere il minimo di disagio, deve essere tutto e solo godimento.

        La cosa drammatica, tragica, apocalittica è che tutto questo è stato pianificato e viene imposto con assoluto cinismo consapevole.

    1. Io sono un cretinetti qualsiasi ma questa cosa che tutti vadano a mendicare visibilità a Facebook sta diventando patetica.

      Leggo: “E’ ufficiale. Ci hanno bloccato la pagina di Vox Italiae. Forse perché…”

      Fusaro, ci sei o ci fai? Mi sembra come il prete che dal pulpito tuona contro il peccato e poi scende e va a mignotte. Anzi peggio, perché la mignotta poverina non ha colpe mentre Facebook è stato ideato apposta per profilare gli utenti e condizionarne il comportamento. Non è uno strumento “neutro” creato da un filantropo e donato all’Umanità per fare il mondo migliore.

      Fusaro non è serio, anche lui è tutto chiacchiere e distintivo. Se fosse serio si organizzerebbe in modo da avere un sito Web o un altro strumento di condivisione che sia veramente indipendente e resistente alla azione repressiva dei poteri nazionali e sovranazionali, pubblici e privati.

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