Odiano i Napoletani

Chissà come mai. Prego mettere insieme questa intervista:

Governo, de Magistris: “Mi candido per guidare il paese”.

Con questo panorama:

Napoli, chiuse quattro aule della scuola materna «Alpi-Levi» di Scampia: erano nel bel mezzo di una discarica abusiva.

Gente che vive in una realtà parallela. Io abito in un postaccio, una periferia ripopolata da immigrati. Ma se qui ci fossero le cose che a Napoli sono “normali”, scoppierebbe la rivoluzione. Napoli non è in Italia, non è nemmeno in questa dimensione.

32 thoughts on “Odiano i Napoletani”

  1. Mi chiedo sempre come i napoletani facciano a viverci in quella città.
    De Magistris è un pagliaccio, quello che recentemente voleva costituire una flotta navale per salvare i migranti.

    1. I Napoletani ci stanno bene, la città è come la fanno, a loro immagine e somiglianza. Per altro, cosi come Roma è a immagine dei Romani. A quanto pare gli va bene anche un sindaco che è una macchietta, anche lui a loro immagine e somiglianza. Piuttosto, trovo fantastico che abbiano la faccia di tolla di offendersi.

  2. Spigolature

    Non sapevo nulla del dio Terminus romano. Siccome la sua effigie orna la tomba di Erasmo da Rotterdam a Basilea (cosa davvero singolare imbattersi in questa figura in una chiesa) ho consultato Wikipedia ottenendo le informazioni seguenti che ho trovato davvero interessanti. Che ci azzecano qui? Io trovo che ci azzecchino (l’importanza del limite, del confine).

    Termine (lat. Terminus) è un epiteto di Giove, come protettore di ogni diritto e di ogni impegno. Divenne in seguito divinità indipendente che vegliava sui confini dei poderi e sulle pietre terminali. Aveva una cappella che si innalzava all’interno del tempio di Giove Ottimo Massimo sul Campidoglio.

    Si raccontava che durante la costruzione del tempio le numerose divinità delle cappelle che si trovavano sul luogo scelto, accettarono di ritirarsi, per lasciare il posto al signore degli dèi. Solamente il dio Termine si rifiutò di partire, e si dovette includere la sua cappella all’interno del tempio. Dato però che la sua effigie doveva ergersi sotto il cielo, fu praticata una apertura sul tetto del tempio a suo uso esclusivo in modo che il dio potesse estendere il suo potere all’Universo. Poiché il dio Termine era stato persino in grado di opporsi all’autorità di Giove, alcuni auguri predissero che i confini dello stato romano non sarebbero mai receduti.

    1. “… la più grande delle mostruosità del nostro tempo: siamo noi a decretare la morte, siamo noi a condannare all’annegamento di esseri umani nelle acque in tempesta: noi europei, noi italiani, noi depredatori dell’Africa e del Medio Oriente, noi colonizzatori imperialisti, noi saccheggiatori di quelle ricchezze, noi ladri di terra, noi stupratori, noi ladri di umanità.”

      Il signore è un poveretto, figlio e prodotto dei tempi. Sono cinquant’anni che ci ripetono questi ritornelli in maniera ossessiva, al punto che la gente li assume come “verità”, che a sua volta precede la loro “normalità”.

      Ti dico due cose ovvie: gli schiavi africani gli Europei li compravano dagli Arabi, presso appositi empori sulle coste. Gli Arabi gestivano la tratta, cosi come gestivano le principali rotte commerciali tra Asia e Europa da quando, circa 600 anni dopo Cristo, cominciarono la loro l’espansione fuori dalla Penisola Arabica. Non costituirono mai un impero ma furono una costellazione di entità tribali, quelle che oggi chiamano “califfati”, unite nella loro “comunità dei fedeli”. A parte il continuo stato di belligeranza in cui gli Europei, parola che indica fondamentalmente le genti germaniche e gallo-latine, furono aggrediti e non aggressori (basti pensare all’assedio di Vienna), Arabi e Turchi (che non sono Arabi pur essendo diventati musulmani) rappresentavano un problema economico e commerciale, questo ci porta al VERO evento apocalittico causato dagli Europei, che non fu ne il Medio Oriente, che era già nelle cronache egizie, ne l’Africa.

      Gli Europei cercavano un modo per aggirare i Musulmani che li bloccavano e assediavano ad Est. Fu cosi che si scoprirono le rotte oceaniche, una che faceva il periplo dell’Africa (non esisteva il Canale di Suez) e una che puntava direttamente verso Ovest per fare il giro del mondo. Però in mezzo gli Europei trovarono le Americhe. La colonizzazione delle Americhe fu il vero genocidio e la vera spoliazione. Infatti, nota che mentre in Africa ci sono gli Africani, nelle Americhe esiste il famoso “meticciato”, che è una società divisa in caste con gli Europei al vertice, come ho detto e ridetto.

      Il “professore” dell’articolo omette le Americhe per una sola ragione: esistono immigrati americani in Europa ma oltre ad essere meno, non rappresentano un problema. Viceversa, il “professore” ha bisogno di una “scusa” per l’immigrazione dall’Africa e dall’Asia che ci sta cancellando, secondo il piano delle Elite Apolidi. Il ragionamento è tipo “quello che è fatto è reso”, quindi, essendo stati i nostri avi invasori, noi dovremmo accettare di essere invasi.

      Il problema vero con questi “professori” non è che sono dementi e hanno una percezione stravolta della “realtà”, il problema è che sono prezzolati, cioè costruiscono le proprie fortune personali come funzionari delle Elite Apolidi, contro di noi, contro gli Italiani e gli Europei. Sono dei sicari, dei tirapiedi.

      L’altro lato della medaglia è che cinquant’anni di lavaggio del cervello anti-umanista come dicevo ha fatto si che gli Italiani e gli Europei accettino le cose che gli raccontano i “professori” come se fosse tutto “normale”, cioè la norma, la regola. Questo blog prova a dire che il re è nudo, cioè che i “professori” raccontano una montagna di menzogne e sostengono una montagna di paradossi per la sola ragione che sono pagati per farlo. Purtroppo non ho il potere di invertire il processo del condizionamento.

      1. Si’, l’articolo e’ sguaiato: e’ l’isteria maoista del libretto rosso e degli slogan maoisti urlati e ripetuti. Qui i colori non sono il rosso ma quelli arcobalenghi dei liberal-progressisti ma sotto la riverniciatura la sostanza e’ sempre la stessa.
        Noto che dopo la condanna “storica” della shoah come azione che incolpava e colpiva gli ebrei come collettivo, qui si urla l’accusa agli inferiori, cattivi (“siamo noi a decretare la morte, siamo noi a condannare all’annegamento di esseri umani nelle acque in tempesta: noi europei, noi italiani, noi depredatori dell’Africa e del Medio Oriente, noi colonizzatori imperialisti, noi saccheggiatori “) si arriva alla parte opposta del diametro, alla coplevolizzazione e all’attacco (mediante l’immunodepressione delle difesa, sia ideoloogica che pratica, come si osserva quotidianamente, con la nocenza quotidiana applicata ad ogni livello, dalle periferie, alle fiere del libro, dai consigli comunali fino al parlamento, dagli agenti fino ai ministri, nei tribunali da parte della magistratura che sovrasta ogni altro potere).
        Un razzismo ribaltato.
        Beh, nulla di nuovo da parte di questi razzisti anti, fascisti anti.
        Infine, la solita retorica trita, ritrita, del masosadismo terzomondista, l’analisi marxista solo ed esclusivamente in termini collettivi. La collettivizzazione, la riduzione a numeri, condannati nel caso della shoa, agita e praticata contro di “noi” (che per gli uguali piu’ uguali degli altri si scrive noi ma si legge voi non appartenenti alle castalie nostre). Non mi stupisco da parte di queste persone agitate dal demome dell’uguaglianza, dell’omologazione, dell’avversita’ senza se e senza ma alle diversita’.

  3. Sono andato a informarmi su Angelo d’Orsi. Caspita, che pedigree. Forse avevo già letto suoi interventi sempre su MicroMega (a cui una volta ero persino abbonato). Angelo d’Orsi non è un signor nessuno come me, ma un professore coi fiocchi. Ha un suo blog, “Istruitevi, agitatevi, orgnizzatevi”. In questo blog ho letto un suo lunghissimo articolo, IL FASCISMO NELL’EUROPA DEL 2019, che ho trovato accettabile, nel senso che non è così sguaiato e ridicolo come l’articolo segnalato sopra (Mediterraneo, mare monstrum). È pur sempre un emerito professore che conosce la consecutio temporum così ostica all’ u bellu guagliune napulitano. Perché leggo certe puttanate? Mah, bisogna pur conoscerli i nostri avversari che a volte sono più interessanti di certi citrulli amici.

    1. Ho conosciuto troppi “professori” in vita mia per trovare il minimo interesse. Un “professore” che insegna “storia delle dottrine politiche” non ha niente da insegnare, a me o a nessun altro. E’ la solita “pseudo-cultura”. Il risultato lo vedi.

        1. E’ fondamentale sapere leggere, scrivere e contare. Se ti mancano le basi, non puoi studiare niente, puoi avere un atteggiamento “mistico” davanti a qualcosa che non comprendi. L’esistenza dei “professori” dipende dal fatto che si rivolgono ad una platea di analfabeti che li vedono come “profeti” di un qualche dio misterioso, annunciatori del destino inevitabile. I “professori” non enunciano teoremi e non ne danno dimostrazione, proferiscono profezie. La cosa più divertente è che spesso lo fanno distribuendo numeri a caso per darsi un tono “scientifico”.

  4. Purtroppo Roma somiglia sempre più a Napoli (e non per la pizza e per il mare).
    Anzi anche peggio. E i romani sono decisamente brutta gente. Se il napoletano “si arrangia”, il romano eredita la casa dei nonni e si crogiola per ciò che non ha guadagnato, senza contribuire in nessuna misura allo sviluppo della città.
    E guai a dire che Roma è sporca, che i servizi non vanno e che l’aria è irrespirabile. O danno colpa agli “immigrati” o ti dicono che potevi startene a casa tua…
    Ma non si dice che in Atac o in Ama lavorano romani, che è il romani medio che non prende un mezzo pubblico nemmeno a morire..

    1. La Unità d’Italia fu essenzialmente la conquista militare del Nord a scapito del Sud, contestualmente alla emancipazione dal colonialismo a cui l’Italia era soggetta da parte di Nazioni europee di più antica fattura. Subito dopo si presentò il problema di “uniformare” gli Italiani e si cominciò sostituendo le “lingue locali” con una lingua convenzionale che è diventata l’italiano, utilizzando la Scuola pubblica come strumento di “educazione” alla “italianità”.

      Per come la vedo io il problema principale fu che l’Italia era un paese povero e massimamente rurale, da cui metà della popolazione era emigrata verso altri continenti. Per ragioni che non conosceremo mai appieno, prima i Savoia e poi Mussolini pensarono che per “modernizzare” l’Italia bisognasse farla passare attraverso la guerra. Effettivamente l’Italia fu “modernizzata” ma, prima stroncata economicamente e poi occupata militarmente, tornò ad essere colonia.

      Come ho già detto e ridetto, gli Alleati nell’occupare l’Italia si trovarono a gestire il Sud attraverso la Mafia, l’Italia nel suo insieme attraverso la Chiesa e il Nord minacciato di secessione armata dalle milizie comuniste. Questa configurazione portò alla dualità DC-PCI e alla prassi della “spesa improduttiva” per “mantenere” il Centro-Sud e alla prassi della “economia sommersa” per realizzare il “boom economico” del Centro-Nord. Da cui l’intero apparato dello Stato è una enorme macchina clientelare che serve solo a spendere soldi in funzione del “consenso” verso il Sud ed è per definizione estraneo alle “dinamiche” sociali ed economiche del Nord.

      Esistono di conseguenza due “antropologie”, al Sud la gente concepisce la “cosa pubblica” come un macchinario acefalo, irragionevole, senza alcuno scopo che non sia quello di garantire tutele in cambio di asservimento, obbedienza manifesta. Una obbedienza forzata che poi si riflette nel comportamento anti-sociale e di rivalsa quando nessuno ti vede. Questo spiega perché al Sud il macchinario del “pubblico” funziona solo a livello formale, nominale ma viene bloccato da infiniti bastoni infilati negli ingranaggi dalle stesse persone che ne dipendono per vivere.

      Al Nord la gente vive lo Stato come una potenza straniera occupante, colonizzatrice. Da cui l’idea autonomista e che la “cosa pubblica” si concretizzi a livello dell’antica municipalità medievale, del Comune o della Signoria. Non si può venire a patti con lo Stato per via del suo approccio contraddittorio, per cui favorisce l’illecito come unico metodo per vivere e lavorare mentre nello stesso tempo emana centomila grida che minacciano il taglio della testa per chi fa il minimo sbaglio. Uno stato che poi viene impersonato da funzionari meridionali trasferiti o deportati al Nord, funzionari antropologicamente estranei per la ragione sopra descritta.

      Non ho scritto niente di nuovo, sono cose risapute ma che non si possono dire, quindi problemi che non esistono. Questo è un Paese dove gli studenti meridionali si diplomano da analfabeti e nello stesso momento sono convinti di vivere nella “capitale intergalattica della cultura” e che la loro professione deve essere quella di funzionario statale o insegnante.

      1. Apro una parentesi sulla faccenda della “evasione fiscale”.

        Come sa chiunque abbia mai provato a intraprendere una propria attività economica, la pressione fiscale rende impossibile la attività perché tra l’esborso puramente economico e la difficoltà pratica di assolvere gli obblighi burocratici rendono la attività anti-economica. Ne consegue che il mero funzionamento dell’economia italiana o più precisamente la possibilità di produrre un surplus che ci faccia andare avanti invece di decadere a livello di catastrofi sudamericane, si regge sulla illegalità, sul non pagare le tasse e/o su non assolvere gli obblighi di legge.

        Questa affermazione dalle conseguenze terribili ma nello stesso tempo ovvia, è contraddetta dalla teoria e dalla prassi “sinistro-meridionale” propugnata dall’attuale dualismo PD-M5S. La ragione è abbastanza banale, la “sinistra” per sua natura vuole espandere al massimo la “platea” dei poveri su cui esercitare la tutela e quindi ricavare il potere, il M5S è la variante della “sinistra” che aggiunge a quanto sopra l’idea del “servo dello Stato” tipicamente meridionale, per cui il fatto che esistano norme vessatorie che obbligano chi lavora in proprio alla violazione fornisce la scusa per creare “posti di lavoro” tramite l’apparato repressivo e burocratico. In entrambi i casi, è sempre e soltanto l’idea che “tanto peggio, tanto meglio”.

        Io vorrei tanto che l’eventuale lettore di questo blog riflettesse sul concetto di una Nazione che si da uno apparato statale fondato sulla idea del “tanto peggio, tanto meglio”. Come questo poi si riflette sia sulla “politica interna” che sulla “politica estera”. Che tipo di patriottismo possono avere un meridionale dello Stato sordo e cieco che garantisce tutele o un settentrionale dello Stato coloniale che impone tributi insostenibili.

    1. I commenti sono moderati. C’è scritto.
      Comunque il software del blog fa abbastanza schifo, ho scritto a Vivaldi, mi hanno risposto che ci stanno lavorando, che secondo me non è vero. Vorrà dire che passeremo a WordPress.

  5. Parole sagge di uno che però era cattolico e si è poi convertito all’islam: cosa bisogna pensarne? Mi piace e non mi piace, mah! Si sapis, sis apis: prendo il buono e lascio il resto (la religione).

    “Il buonismo non ha nulla di buono. Se voglio un figlio a tutti i costi non devo spacciare questo desiderio come un diritto. Alessandro Meluzzi, psichiatra, psicologo, criminologo, docente universitario e firma di CulturaIdentità, ne ha per tutti gli esibizionisti di falsi quanto grandi sentimenti secondo i quali è meglio che un bambino viva in una famiglia arcobaleno invece che in quella naturale. Tutti i bambini hanno diritto ad un padre e a una madre e ogni capriccio viene fatto passare come un’imposizione. Scrive Meluzzi: “A mio avviso si delinea un vero e proprio complotto contro la famiglia, meritevole di essere punito come un omicidio” […]

    1. Sergio, mi sembra di averti detto che hai una fissazione malsana per la religione. Meluzzi a me risulta essere stato diacono cattolico e che attualmente sia presbitero ortodosso, una figura analoga al prete.

      La faccenda che hai citato è palesemente mal posta nel momento che impernia il ragionamento sui bambini. I bambini sono persone e, a rigor di logica, un feto umano appena comincia la replicazione cellulare è una persona. Questo a sua volta implica che l’aborto è un omicidio e per aggirare l’evidenza si usa l’espediente di assumere che il feto diventi persona solo dopo un certo periodo (arbitrario) di gestazione. Sto divagando. Nello specifico degli pseudo-figli degli omosessuali non si tratta di discutere il loro stato di persone ma la “affiliazione”, cioè la procedura che li intesta come figli a terze persone con cui non hanno alcun legame biologico. E’ una “adozione” che però non è soggetta alla procedura prevista e quindi ai criteri che determinano le “adozioni”. Infatti dipende da una auto-certificazione con cui lo “pseudo-genitore” pretende di assumere la tutela del bambino con la sola motivazione di avere “voluto” (e quindi in qualche modo determinato) la sua nascita. Fino a questo momento la “madre” era la donna da cui usciva fisicamente il figlio e il “padre” era l’uomo a cui si poteva attribuire la discendenza tramite il DNA. Oppure erano genitori adottivi.

      Inoltre, esiste il problema di come questi bambini vengono al mondo. Almeno uno dei due genitori biologici, se non entrambi, vende il proprio figlio, è la parola più corretta, ad uno o più omosessuali. Il “diritto” dell’omosessuale di auto-certificare e vedersi riconosciuto come “pseudo-genitore” implica necessariamente l’affermazione che il commercio di parti del corpo umano o il commercio di persone è lecito, per l’evidenza che l’omosessuale deve comprare le cose che gli mancano per potere attuare la propria versione della “immacolata concezione”.

      Nello stesso momento, prego notare, in questi giorni si sta approvando il “diritto” al suicidio e di conseguenza il “diritto” ad uccidere, cioè a determinare o facilitare il suicidio di altri.

      E’ una discesa molto pericolosa che in superficie vende l’idea della “libertà” o della emancipazione dell’individuo da obblighi imposti ma che sotto nasconde la trasformazione della persona in oggetto, in una cosa. Più precisamente, la riduzione della persona a nulla se non il suo “valore economico”.

      Infatti, cosa dice inconsapevolmente il “liberale di sinistra”? Che il “sovranista” è un povero sfigato che diventerebbe anche lui “liberale di sinistra” se potesse avere soldi e fica. Più soldi fai, più fica tocchi, più “vali” e quindi più sei intrinsecamente “liberale di sinistra”. Che poi significa che più “vali” se misurato con questa scala, più sei “umano”. Meno vali, quindi meno soldi, fica eccetera, meno sei “umano”. Quindi si possono fare tranquillamente leggi per cui un omosessuale può “mangiare” metaforicamente un bambino, che di suo non vale niente, quindi non è nemmeno “umano”.

  6. “mi sembra di averti detto che hai una fissazione malsana per la religione.”

    Non (ti) capisco. Ho passato tutta la mia infanzia e giovinezza con suore e preti (fino ai vent’anni!), ma già a diciassette avevo perso definitivamente la fede (dopo attenta riflessione, non per comodità). Ho poi sviluppato un acceso anticlericalismo che però poi è svanito perché già la Chiesa di Paolo VI era morente. Il polacco ha fatto credere in un revival della religione, del cattolicesimo, ma ormai è davvero finita, tanto è vero che adesso Bergoglio punta su Africa, Sudamerica e forse Asia, terreni più fertili per l’evangelizzazione. In Europa e nel primo mondo in genere il cristianesimo sta scomparendo e siamo testimoni della fine di una religione. Tuttavia mi dispiacerebbe che S. Pietro faccia la fine dell’Hagia Sophia, come pure non posso essere insensibile a ciò che di buono ha fatto il cristianesimo e del suo lascito, a cominciare dalle opere d’arte (architettura, musica, pittura, pensiero – S. Tommaso è stato un grande). Sì, è vero, le nostre cattedrali hanno esaurito la loro funzione e una chiesa museo non è più una chiesa. Ma vedere Notre-Dame in fiamme ha turbato anche i non credenti. Tuttavia l’imprinting cattolico che ho ricevuto qualcosa ha lasciato (c’è chi dice: una volta cattolici, per sempre cattolici), per es. non mentire e non rubare. L’imperativo categorico di Kant lo sottoscrivo ancora (mai mentire, in nessuna circostanza), anche se poi trovo il rigorismo assoluto di Kant … malsano, anzi folle e poco cristiano.
    Quanto al suicidio assistito (brutta espressione, meglio buona morte che è la traduzione di eutanasia, espressione però malvista per ovvi motivi) non sono di tuo avviso. Non si tratta di suicidio (assistito o meno), ma semplicemente di porre fine all’accanimento terapeutico condannato persino nel Nuovo Catechismo. In pratica si sospendono le terapie, nient’altro (ovviamente per volontà esplicita e genuina del paziente). Io sono socio di Exit, anche se ho qualche riserva sulla “cerimonia” (con intervento della polizia per il verbale).

    1. Fai una cosa, vai a vedere quanti dei tuoi commenti riguardano la religione, il papa, il clero, eccetera. Per me puoi avere qualsiasi credenza o anti-credenza, il problema è che la religione si trova su un altro piano rispetto al “reale” quindi non ha senso entrare nel merito. Vale lo stesso per la maggior parte delle puttanate degli Anni Settanta che col tempo sono andate a costituire una “religione-non-ufficiale”, coi suoi dogmi di fede che vanno al dilà della logica. Prendi il caso della povera Greta, una ragazzina con qualche problema portata in giro a fare spettacoli come una marionetta, spettacoli dove recita la parte della novella “pulzella d’Orleans”, la solita pastorella in contatto con gli Dei e incaricata di portarci verso la salvezza.

      Il “suicidio assistito” è una cosa su cui non hai riflettuto abbastanza. Quando te lo faccio notare, che non rifletti abbastanza, ti incazzi. Il “suicidio assistito” te lo immagini come una persona in pieno possesso delle sue facoltà che per una qualsiasi ragione decide liberamente di morire. I piloti giapponesi decidevano di lanciarsi con l’aereo sulle navi americane. Ma nella realtà delle cose la medicina si fonda su due presupposti, la statistica e il calcolo economico. Per le cose che ho scritto sopra non si tratta di persone che decidono liberamente ma di persone che sono sottoposte alla tutela di altri. Questi altri, premettendo che l’essere umano o parti di essere umano sono cose e merce, possono decidere come disporre delle vite altrui secondo la propria convenienza o il proprio diletto. Non ci vuole molto a capire che chi ha tanti soldi, cosi come si può comprare un figlio, si può comprare un fegato e non ci vuole molto a capire che sottoporre un vecchio contadino al trapianto di cuore è estremamente anti-economico. Non ci vuole molto a fare due più due, quando il tuo medico ti dice che devi fare una assicurazione per potere accedere alle cure che in teoria già paghi con le tasse. Significa, come ho scritto sopra, che tu sei tanto più “umano”, con tutti i “diritti”, quanto più “vali” economicamente e, nella direzione opposta, sei tanto meno “umano” e non hai “diritti”, quanto meno “vali”. Un embrione o un bambino non valgono niente, quindi non hanno “diritti”. Lo stesso puoi dire di un vecchio o di un malato terminale, a meno che non abbiano un patrimonio consistente. La cosa può risalire all’indietro a piacere, perché per ogni Sergio che seppellisci, puoi importare 100 immigrati.

    2. Gli omosessuali “valgono” perché costituiscono un “gruppo di interesse” che ha una notevole forza economica, oltre ad avere l’effetto secondario di strumento per imporre la anti-morale e la cancellazione della famiglia, dei ruoli di genere, eccetera. “Valgono”, quindi hanno i “diritti”, che consistono nel “pago-pretendo”.

      Aggiungi che piano piano stanno togliendo ogni senso all’esercizio del voto. Le persone che non hanno “valore”, abolito l’esercizio della democrazia in favore del “potere ai migliori”, cioè una nuova aristocrazia, non potranno più nemmeno sperare nel voto di scambio e quindi nel rapporto clientelare. Saranno biomassa, come un mucchio di compost o di letame.

      Venendo al “suicidio assistito”, chi te lo paga?
      Perché, anche li, se non “vali” niente, conviene sopprimerti come i cavalli azzoppati ma mica ti aspetterai che ci sia una cameretta con la musichina, un anestesista con un paio di infermieri, eccetera. Tutta roba che costa, ciccio. L’unica speranza è che ti possano espiantare gli organi per rivenderli, cosa abbastanza incompatibile con una malattia letale, altrimenti ti toccherà qualcosa di genere veterinario.

    3. A proposito delle cattedrali.
      In origine i templi erano costruiti sulla “acropoli”, cioè erano collocati nella cittadella fortificata che si trovava al centro della città. L’idea era che i templi e il loro contenuto, sacro e profano, erano la cosa più preziosa che la città possedesse e quindi dovevano essere la cosa più protetta. Va da se che quando cade l’acropoli, la città è già caduta e tutto è perduto. A meno di non fare come gli Ateniesi delle Guerre Persiane che evacuarono con la flotta la popolazione su un’isola lasciando che la città fosse rasa al suolo dai Persiani. L’idea di evacuare davanti all’invasore non sarebbe peregrina, se solo ci fosse un solo luogo al mondo al riparo dalle Elite Apolidi. Non c’è.

  7. Trovo questo bellissimo commento di un povero di spirito italiano all’articolo del professorone Angelo
    d’Orsi segnalato sopra. Come si dice: no comment. È finita, siamo perduti.

    Giuseppe Tranchida:
    “Concordo in tutto, non mi capacito nel costatare che migliaia di persone non danno la loro approvazione a quello che viene affermato nell’articolo. Come se fossimo in una sala di anestesia, tutti dormienti. Vale in ogni epoca ciò che diceva Antonio: odio l’indifferenza, l’indifferenza. Nel 2040 gli Italiani saranno dieci milioni in meno, questo è certo. Duecentomila migranti l’anno per venti anni fanno otto milioni. Pochi, dovrebbero essere di più. Questa è matematica, neanche questo si capisce. Il miglior leader politico europeo in atto è un Signore che ha origini indiane, il portoghese A. Costa. Gli europei dovrebbero vergognarsi per il male che hanno fatto e fanno al mondo e per il male che continuano a fare a se stessi con la loro indifferenza. Odio l’indifferenza!”

    Lessi una volta che i Romani decadenti si erano liberati dalla “scocciatura” dei figli. Preferivano spassarsela e gozzovigliare. Non è un po’ quello che succede ora? Fino a qualche decennio fa la famiglia e i figli erano l’orizzonte naturale della maggior parte delle persone e le donne avevano figli già a vent’anni o poco più, mai o molto raramente oltre i trent’anni. Oggi la maggior parte delle donne vuole prima “sistemarsi” o fare carriera, i figli caso mai verranno dopo, anche a quarant’anni o persino dopo.
    Anzi, non ne vogliono proprio. L’Italia è il fanalino di coda mondiale quanto a tasso di natalità (nonostante l’ingombrante presenza della Chiesa). Che sia la naturale evoluzione di una società? Oggi tutti o quasi vogliono spassarsela, vivere negli agi, e i figli costano. E così gli Italiani si restringono e bisogna, bisognerà importare oltre 200’000 mila stranieri all’anno, come esige il povero di spirito citato.

    1. Sergio, anche qui bisogna pensare.
      Alberoni, essendo anche lui figlio dei tempi e dovendosi guadagnare la pagnotta, affronta la questione in uno dei modi più “popolari”, cioè il “comportamento sessuale”. La “anti-morale” in realtà non riguarda il “comportamento sessuale” ma qualsiasi aspetto del vivere.

      Il concetto della “anti-morale” non è di affermare una “morale”, cioè il modo giusto di fare le cose, alternativa a quella passata o presente. Invece, si tratta di negare l’esistenza di qualsiasi morale, cioè che non esista il concetto di “giusto” e di “sbagliato”, qualsiasi idea e qualsiasi azione sono sempre contemporaneamente giusti e sbagliati. Apparentemente questo implica una maggiore “flessibilità” o una “grana fine” nell’analisi e nella decisione. E’ uno dei tanti enormi imbrogli. Infatti lo scopo della “anti-morale”, cosi come del cosiddetto “relativismo”, è quello di indurre la paralisi.

      E’ lo stesso scopo di tutte le cose che ci vengono imposte e nello stesso tempo vendute come “inevitabili” e “naturali”. Per esempio, è lo stesso scopo del famoso “meticciato”. Indurre la paralisi, la incapacità di decidere e di agire, quindi di reagire. Fa tutto parte del progetto di ingegneria sociale su scala planetaria che punta a produrre persone come eterni bambini capaci di volere ma incapaci di intendere.

      Il problema vero non è che la gente assume comportamenti sessuali promiscui, il problema è che questa gente è incapace di intendere, di capire e di decidere. La “iper-sessualizzazione” che ci viene buttata in faccia dai “media”, sul modello americano, altro non è che uno degli aspetti dello “iper-consumo” e a sua volta questo altro non è che l’idea e l’abitudine a soddisfare senza limiti o senza scopo e orientamento qualsiasi voglia o pulsione. Questa gente è convinta di avere la libertà degli Dei ma invece ha la libertà delle oloturie.

      Una cosa ho imparato con gli anni. Che è perfettamente inutile scrivere o dire queste cose. Perché chi ha la capacità di capire, non ha bisogno che glielo dica io. Gli altri, sono menomati. Tu non puoi fare cambiare idea o comportamento ad una oloturia, che è un tubo con un buco davanti e uno didietro. L’unico punto dove in teoria si potrebbe intervenire è sui bambini. Guardati intorno e dimmi cosa vedi.

      1. La cosa massimamente divertente, se fossimo degli alieni che guardano dall’alto, è che questa povera gente ridotta allo stato di “impulso-reazione” senza niente in mezzo, è convinta di essere vicina agli Dei, di essere moralmente, intellettualmente e fisicamente superiore proprio in virtù della “anti-morale” e delle sue implicazioni.

        Per esperienza posso affermare che in realtà quasi tutti hanno dentro una vocina che gli dice che stanno precipitando verso il nulla. Questa è la ragione per cui reagiscono in maniera isterica se appena gli sussurri l’ipotesi che le cose stiano come ho appena scritto. Non possono ammettere il dubbio perché significherebbe mettere in discussione la loro esistenza e la loro rappresentazione del mondo. Reagiscono nel modo che conoscono, quello dei bambini.

        Basta guardare cosa passano i “media”. E’ una enorme ed orrenda fiaba.

        1. Eppure il concetto di giusto e sbagliato è inestirpabile secondo me. Anche negare la verità è affermare una verità, l’assenza appunto di una verità assoluta. Ma almeno questa affermazione sarebbe un assoluto. Per lo stesso motivo uno scetticismo assoluto è non solo malsano, ma contraddittorio. Insomma, io alla verità ci credo sempre, anche se mi hanno detto che nella scienza non esistono verità assolute ma solo transitorie che saranno soppiantate col tempoda altre verità.
          Senza il principio di non contraddizione non si potrebbe nemmeno pensare, affermare alcunché.
          Quanto all’anti-morale convengo che Alberoni veda corto focalizzandola sul comportamento sessuale (che è un po’ la sua fissazione).

          1. Non è una fissazione, è un mestiere.

            Un mio conoscente che di mestiere faceva il venditore o “commerciale”, una volta mi disse che per creare empatia coi clienti devi sapere buttare li qualche cosa sul calcio e sulla fica. Ecco, Alberoni è la versione in confezione lusso della stessa manfrina. Qui dalle mie parti non si può andare in giro perché nessuno fa manutenzione delle strade, però si discute di abbattere lo stadio Meazza e di costruirne uno nuovo. Allo stesso modo, può succedere il finimondo e a nessuno interessa ma se parli di fica non puoi sbagliare, catturi l’attenzione.

            La faccenda del “giusto” e “sbagliato” è stata progettata a tavolino. Non importa che abbia senso logico, quello che importa è che funzioni nel riprogrammare le teste della gente.

            Scusa se te lo dico, Sergio ma tu sei uno degli infiniti esempi. Infatti, se io ti dico che ti sbagli, la tua prima reazione non è esaminare il problema per verificare se ti sbagli o no, la tua prima reazione è aspettarti il famoso “rispetto delle opinioni altrui”.

            Il “rispetto” non ha alcun senso o scopo pratico se non quello di indurre la paralisi tramite la convinzione, come si dice nell’articolo sullo analfabetismo di ritorno, di possedere una “pseudo-cultura”, che vale tanto quanto qualsiasi altra. In Italia siamo al punto che la gente è analfabeta e nello stesso tempo convinta di essere “colta” e evita a priori la verifica perché qualsiasi “opinione”, essendo contemporaneamente vera e falsa, vale quanto qualsiasi altra, quindi “rispetto”.

            Se non fosse cosi, ci faremmo tutti una bella risata sentendo o leggendo il 99% delle cose che ci vengono raccontate dai “media”, prendi la faccenda di Greta che va in barca col principe ma compie l’errore imperdonabile della bottiglietta di plastica.

            Tutti quelli che conosco o che incontro assumono le cose che ho scritto come “normalità”. Non gli viene nemmeno il dubbio che potrebbe non essere “normale”, cioè che non sia una “regola” ma che sia una “eccezione” disegnata a tavolino.

            Tornando per un momento alla faccenda del “sesso” e dei corollari, Alberoni salta un passaggio. Uomini e donne sono programmati per due funzioni diverse e sono anche motivati da scopi diversi. Non è il “sesso” che fa saltare per aria tutta la baracca, perché non abbiamo avuto grandi problemi in passato. E’ la “equalizzazione” forzata. Cioè imporre l’idea che uomini e donne siano uguali, che assolvano le medesime funzioni per gli stessi scopi. Ancora, a monte, ridurre uomini e donne allo “individuo” cosi infantile che non è nemmeno “essere umano” ma qualcosa di meno.

            In un blog di mia conoscenza un tizio affermava che il figlio fosse “diventato uomo” perché aveva avuto i suoi primi contatti con l’altro genere. Assolutamente e storicamente falso. In origine non diventavi “uomo” usando il pisello ma superando delle prove di iniziazione che servivano a certificare che l’uomo possedesse le “virtù” minime necessarie, che si possono riassumere nella capacità di scegliere “il giusto” pagandone il prezzo. “Virtù” è la forza virile, da “vir” – “uomo” e non consiste nella forza muscolare quanto nella capacità di sacrificio. Banalmente, il pisello che l’hanno anche le bestie, quindi non può qualificare lo “uomo”.

            Negli Anni Settanta, insieme a tutto il resto, fu imposto il “giovanilismo”, cioè l’idea che, insieme alla Anti-Morale e quindi l’impossibilità e insensatezza di cercare la “virtù”, si potesse, anzi si dovesse, diventare “uomo” rimanendo “ragazzo”. Da cui oggi un quarantenne è “un ragazzo”. Non è un vezzo, un modo di dire, è che il modello deve essere quello, cioè una persona che è uomo perché ha il pisello e niente altro. Da cui poi, lo scopo della vita è usare col massimo godimento possibile il pisello. Non ci deve essere altro.

            Torniamo quindi a quello che vende Alberoni o che vendono i “media”.

          2. Ah, piccola nota a margine.

            In passato il “sesso” era nettamente separato dallo “status” sociale di una persona, quindi da tutti i corollari che cita Alberoni, come il “legame di coppia” o “la famiglia”.

            Quando uno aveva il prurito se lo poteva grattare con chiunque, uomo, donna o animale senza che questo avesse la minima implicazione “sociale”. Tutte le conseguenze pratiche venivano gestite in un modo o nell’altro.

            Viceversa, il “ruolo di genere”, quindi essere “uomo” o “donna”, non riguardava il “sesso” ma riguardava gli obblighi reciproci che si stabilivano con le relazioni. Per farla breve, significava che un “uomo” poteva soddisfare le sue voglie con chiunque ma aveva il dovere di essere marito, padre, fratello, zio, eccetera solo all’interno della logica del clan familiare e dei rapporti tra clan. Il dovere che era una questione di vita o morte, non di “sentimenti” o altre quisquilie. Oggi la gente non capisce come funzionassero i matrimoni indissolubili del passato. Semplice, era un lavoro, un dovere, un obbligo, non un “piacere”. E il tuo “status” sociale non si misurava sul “piacere” ma sul dovere. Valeva per i re e valeva per i contadini.

            Torno a dire, la “anti-morale” attuale non è pensata per cambiare i comportamenti sessuali ma per scardinare la parte dello “status sociale” coi suoi obblighi reciproci, affermando che la prima parte che ho descritto sopra, cioè quella di grattarsi quando prude, è l’unica cosa che conta, lo scopo dell’esistenza e che tutto il resto è una aberrazione da eliminare.

  8. “… per verificare se ti sbagli o no, la tua prima reazione è aspettarti il famoso “rispetto delle opinioni altrui”.

    Ma manco per sogno, il rispetto delle opinioni altrui è una di quelle affermazioni ricorrenti nei dibattiti che mi mandano in bestia. Sta’ a vedere che devo rispettare opinioni aberranti! Il rispetto caso mai va alle persone, da non trattare a pesci in faccia anche per quisquilie, ma non alle loro opinioni se non le condivido o se le reputo persino perverse. Quindi non esigo affatto il rispetto delle mie opinioni, anzi mi reputo persino una persona aperta ad altre idee, quasi senza pregiudizi, ma certamente con qualche convinzione o se vuoi fissazione.

    1. Questo è quello che dici, non è quello che fai.
      Tra l’altro, non ti rendi nemmeno conto che non puoi separare il “rispetto per le opinioni” dal “rispetto per le persone”, dato che le “opinioni” non esistono nel vuoto, si traducono in scelte e azioni e tutti noi siamo misurati e quindi “rispettati” per quello che facciamo.

      Te la giro in un altro modo: una persona ha un “valore” intrinseco, per cui se vedo qualcuno che sta annegando, provo a salvarlo anche se non so chi sia. Questo non significa “rispetto”. Il “rispetto” va sopra il valore dell’essere umano, significa che quel particolare essere umano ha acquisito dei “meriti” suoi propri, che sono diversi da quelli di un altro.

      Tutte le persone hanno la lingua, cosi come hanno il buco del culo. Usare la lingua è una funzione biologica, tu non “rispetti” una persona perché parla cosi come non la “rispetti” perché caca. “Rispetti” una persona che dice cose che valgono la pena di essere ri-considerate (ri-spetto significa “ri-guardare”), perché non sono un peto ma hanno un contenuto più o meno utile.

      Per esempio, se guardo questo video, da cui argomento di questo post, perché lo “pseudo-congresso” del M5S si situa, non a caso, a Napoli:
      https://video.repubblica.it/dossier/movimento-5-stelle-beppe-grillo/m5s-grillo-ai-militanti-basta-piagnistei-sul-pd-vaffanculo-a-voi-stavolta/345719/346303?ref=RHPPRB-BS-I226211647-C4-P1-S3.4-T1

      Io vedo un vecchio mestierante che recita in maniera un po’ patetica il personaggio del profeta invasato, senza avere niente da dire. Tanto varrebbe che recitasse le tabelline. Siccome la gente è condizionata a non pensare e è anche ignorante, ci vede “il nuovo”. Poi si mette in scena un altro spettacolo patetico, quello del terrone che fa finta di avere chissà quali scopi filantropici quando in realtà spera nel posticino di lavoretto, nella pensioncina, insomma di ricavare il solito gretto utile dall’assistenzialismo confezionato in altro modo rispetto a quello che è diventato difficile mungere dal PD. Su su a salire fino ai “rappresentanti eletti” che farebbero il patto col Demonio pur di conservare i benefici.

      A proposito dei “pregiudizi”.
      Se io ti dicessi “mangia la merda, come fai a sapere che non è buona se non la assaggi”? In realtà tu puoi giudicare prima di assaggiare perché sei dotato di sensi come l’olfatto che si sono evoluti in tempi arcaici proprio per evitare che i nostri antenati mettessero in bocca cose potenzialmente tossiche. Le cose che hanno un “cattivo odore” di solito sono pericolose e per quella ragione l’odore ci risulta “sgradevole”. Nella maggior parte dei casi un “pregiudizio” è in realtà una idea e quindi un comportamento perfettamente fondato. Se vedo l’orma di un grosso animale mi conviene “pre-giudicare” che possa essere pericoloso, piuttosto di aspettare che mi stacchi un braccio. Al contrario, quando qualcuno mi dice “non ho pregiudizi” io lo interpreto come “sono un idiota”, cioè, ancora, una persona incapace di intendere e di badare a se stesso. Infatti può non avere pregiudizi solo perché è protetto dalle conseguenze ad opera di qualcun altro.

      1. Le idee… Sono millenni che ci raccontiamo sempre le stesse cose. E’ veramente difficile che oggi qualcuno possa tirare fuori una idea “inedita”, se non in quei campi di indagine che sono molto oltre la nostra esperienza sensoriale, tipo la fisica subatomica o l’astronomia.

        Essere “aperti” ad altre idee non so cosa possa significare. La interpretazione migliore può essere che non si finisce mai di imparare, che non significa che le idee siano “altre” ma che sono troppe per conoscerle tutte. Ben diverso il caso in cui tu hai una idea e la “cambi” sostituendola con un’altra idea.

        Per esempio, dal 1989 ad oggi milioni di “compagnucci” mi hanno detto di avere cambiato idea. Più volte. Continuano a cambiare idea. Poi mi dicono che “solo i cretini non cambiano mai idea”. E’ esattamente il contrario, solo i cretini cambiano continuamente idea. Anzi, i cretini nelle forme dei Idioti Assistiti e Mai Cresciuti e i Furbastri, quelli che cambiano idea per cambiare espediente con cui cercano di avvantaggiarsi sul prossimo.

        Torniamo al concetto di “verità”, cioè di quello che c’è dietro il velo. “cambiare idea” diventa un flusso, un movimento continuo, quando ogni concetto è contemporaneamente vero e falso e tu ti collochi lungo l’asse in una certa posizione a seconda della convenienza del momento. Viceversa, se pensi che una “verità” esista fintanto che non venga contraddetta e quindi integrata o sostituita da un’altra “verità”, non puoi spostarti, devi mantenere il punto.

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