Movimento Cinque Stelle, non c’è limite al peggio

La verità è nell’incipit. Che vorrebbe essere “intellettuale” e invece è una excusatio non petita. Provinciale, come sempre, perché l’impiegatuzzo non capisce se non gli parli col linguaggio dei “media” e quel linguaggio è la traduzione e translazione approssimativa delle follie americane.

10 anni M5S, show di Beppe Grillo: “Reddito universale per tutti e voto a 16 anni”

Lui mi fa pena, poverino. Fa il suo spettacolino, nella parte del profeta invasato, del posseduto dagli spiriti. Un giochino vecchio come il mondo. Cosa non si deve fare per campare. Poi finito di imbonire gli idioti della platea, scende dal palco e va a confabulare coi burattinai dietro le quinte.

Quelli che mi fanno paura, paura vera, sono gli spettatori che lo applaudono. Pensavo di avere visto il peggio con la “vecchia” sinistra che prometteva il benessere al “proletariato” mentre sopra cercavano di creare quanti più proletari possibile per conservare ed estendere il proprio regno e sotto i proletari cercavano di fare diventare borghesi i propri figli per metterlo in culo agli altri proletari.

Ma non c’è limite al peggio. Non si può mai stare tranquilli, cosi come nella vita ti alzi una mattina con un bozzo e scopri di avere i giorni contati, tra l’altro, di doverli spendere nelle sale d’attesa o nelle camere d’ospedale, allo stesso modo una mattina ti alzi e scopri che dalla ipocrisia viscida e laida della “lotta di classe” siamo passati alla follia onirica della “nuova” sinistra, scoria nucleare della “vecchia”.

Se prima gli imbonitori fa fiera ti vendevano l’idea di collettivizzare i “mezzi di produzione”, espropriando la Borghesia con le armi e poi affidare tutto alla tutela del Partito, che decidesse delle vite di tutti, dando ad ognuno quello di cui abbisognasse, col risultato che poi tutti mangiassero i topi arrosto tranne l’aristocrazia dei burocrati, adesso si vende l’idea che siamo tutti Leonardo da Vinci, Shakespeare, Einstein e cachiamo diamanti, titanio, ogni scorreggia è una sinfonia, ogni tratto di matita un’opera d’arte o il progetto di un reattore nucleare, quindi partiamo col “reddito di nascita” a cui si aggiungeranno inevitabilmente montagne d’oro. E’ un investimento sicuro, no? Basta vedere il signor Grillo, un ragioniere diventato ricco facendo il saltimbanco e che adesso è una specie di Fuhrer dei dementi. Quale migliore esempio di talento e genio?

Siamo passati dal Vauro in uniforme dell’Armata Rossa al Grillo col costume di Halloween. Gli Italiani prendevano sul serio il primo e adesso prendono sul serio il secondo.

Quanto è più bello il mondo grazie a tutti i problemi risolti dal signor Grillo? Quanto è più “sano e pulito”, parafrasando le cretinate che leggo su Internet, quanto siamo tutti più felici, grazie alla saggezza del signor Grillo? Gli ospedali sono vuoti, i becchini disoccupati, non sento più l’odore di gomma bruciata e piscio di cane quando esco di casa, non trovo più i magrebini accampati sulla soglia. Il lupo vive in amicizia con l’agnello, è sempre primavera.

Grillo ricicla tutti gli stereotipi più banali degli Anni Settanta, gonfiandoli oltre il limite della setta di squinternati, con spietato cinismo, rivolgendosi ad una platea di “minus habens” che non solo non rabbrividiscono nel vederlo gesticolare e sbraitare come un incrocio tra un clown col naso finto e Adolf Hitler in uniforme, non solo non ridono delle sue sparate tra Bertoldo e Flash Gordon ma non riescono a capire la differenza tra quello che gli racconta Grillo dal palco e il “mondo reale”.

Il mondo reale è fatto di gente che vive senza capire niente di quello che gli succede, di quello che ha attorno, di quello che vede. Gente che vive con la consapevolezza delle alghe. Però compra i SUV, TV grandi come una parete, prenota vacanze in posti che non sa localizzare sull’atlante. Le microplastiche, come dice Di Maio, bisogna tassare le ditte che vendono bibite in bottiglie di plastica invece che di vetro.

La cosa peggiore che ho sentito con le mie orecchie è “proviamo questi”. Motivo per “provarli”? Nessuno, perché i programmi, i progetti, i fatti concreti ormai sono oltre il percettibile e il concepibile. Grillo potrebbe recitare l’elenco dei numeri primi e sarebbe la stessa cosa. Domani il suo Movimento potrebbe fare comunella con Tizio o con Caio e nessuno si porrebbe il problema, come è già successo. Quelli che sono li ad applaudire pensano che sia un videogioco o un canale televisivo, che pigiando un bottone si cambia programma. L’Italia è stata messa in mano ad un Di Maio, che è arrivato li per avere organizzato i “meetup” di Grillo e ad un Conte, che è apparso dal nulla, col solito curriculum meridionale farcito e vantando “amicizie”.

Potrei confutare ogni singola cosa che dice Grillo, mostrando che sono cose trite e ritrite, prive di qualsivoglia senso logico ma a cosa servirebbe? Dicevo nel post precedente che i Napoletani vivono in una dimensione parallela. Ecco, non a caso il decennale del Movimento Cinque Stelle si è tenuto a Napoli. L’hanno collocato ai margini del buco nero di Napoli, dove lo spazio/tempo si piega, di proposito. Già, dite ai Napoletani che sono tutti dei fenomeni e che quindi gli spetta un reddito alla nascita. Sicuramente solleveranno obiezioni. De Magistris pare si voglia candidare per il ruolo di Signore dell’Universo.

10 thoughts on “Movimento Cinque Stelle, non c’è limite al peggio”

  1. Trovo interessante il ragionamento dei numeri primi. Trovo sconcertante che ci siano milioni di persone ad un livello intellettuale tale da semplicemente recarsi al “decennale” di questo movimento. Cioè, questi dovrebbero venire linciati per le strade e invece,, non conta nulla. Bada, non ha nessun interesse in questa discussione che da sempre i capoccia stellati predicavano “bene” (sotto certi punti di vista comunicativi) e poi l’intenzione era da sempre quella di razzolare malissimo. No qui mi interessa riflettere sui “minus habens”. C’è gente che voleva “l’onesta di mandare affanculo la casta” e che ora applaude in prima fila i nuovi alleati del PD. Si, fanno paura, paura vera.
    Pensa che nel fine settimane abbiamo dato possibilità di mettere recensioni ai nostri clienti sul nostro sito. Non hai idea di quante sono arrivate in inglese. Prenotano con noi, non sanno chi siamo. Non sanno chi sono. La tv grande come una parete gli ha portato via tutto, e non se ne sono manco accorti.

    1. Il “decennale”, lo ripeto, si è tenuto a Napoli. Non è un caso, non dipende dalla amenità del luogo. Ecco la distribuzione del voto delle ultime elezioni, le “europee”:
      https://wips.plug.it/cips/notizie.virgilio.it/cms/2019/05/mappa-del-voto-europee.jpg

      Perché al Nord votano “Lega Salvini”, al Centro votano PD e al Sud votano M5S?

      E’ la immagine dell’Italia alla fine dell’ultima guerra. Il Nord delle milizie comuniste e della RSI, il Centro in mano alla Chiesa e il Sud in mano alla Mafia. Guarda caso, è anche la tripartizione dell’Italia rinascimentale, al Nord Comuni, Repubbliche, Signorie, che vengono soffocate dall’intervento francese o tedesco sollecitato dal Papa appena minacciano una qualche egemonia nazionale, al Centro lo Stato della Chiesa, al Sud colonie straniere, terra di nessuno.

      I Meridionali votano M5S perché ad un certo punto hanno smesso di sperare nell’assistenzialismo del PD, che si è manifestamente votato al “rigore” di tipo “bancarotta greca” su direttive franco-tedesche. M5S promette, nelle parole di Grillo, non solo il “reddito di cittadinanza” ma perfino il “reddito di nascita”. Il paradiso per come se lo possono immaginare al Sud, nascere con una pensione garantita dallo Stato. Sul piano antropologico, personaggi come Di Maio o Conte consentono all’elettore meridionale di immedesimarsi, nel lessico, nella retorica, nell’accento, nell’aspetto e nei manierismi.

      La casta. Non gli piace solo quando stringe il rubinetto dell’assistenzialismo. Quando lo apre, la “casta” viene sostituita da figure carismatiche, filantropi, padrini.

      Invece per il sito, dipende dal fatto che la gente non sa cosa sia Internet e accede ai vostri servizi con lo scemofono. Diciamo che è la differenza che passa tra io che ti vengo a trovare in moto e io che ti vengo a trovare in treno. Nel primo caso devo fisicamente passare attraverso il territorio che ci separa, fiumi, pianure, colline e montagne, caldo, freddo, sole, pioggia e sono arrivato quando vedo il mare e ne sento l’odore. Nel secondo caso salgo in una scatola nell’orrore della Stazione Centrale, mi siedo e scendo (presumo) nell’orrore della tua stazione, avendo negli occhi quello che c’era nel finestrino e nel naso l’odore fetente del treno. L’ultima volta che ho preso la Metro mi guardavo attorno e praticamente ero l’unico che non stava spippolando lo scemofono. Come forse saprai, sono diversi anni che stanno provando a sostituire lo scemofono con gli occhiali che ti proiettano lo schermo direttamente negli occhi in modo che sia sovrapponibile alla “realtà” e chiamano questa cosa “realtà aumentata”. Dovrebbero chiamarla “realtà sostituita”.

      Fenomeni di dissociazione ormai ne trovi in ogni piccola cosa del vivere. Per esempio, io rimango di sasso tutti i weekend quando vedo sciamare fuori dalle case gli impiegati vestiti di tutto punto col casco, guanti, paraquestoequello, pedalare sulla “mountain bike” e andare nello stesso parco dove vado io. Rimango sui vialetti per non sporcarmi e non rovinare le piante, loro percorrono le aree alberate pochi metri a destra o sinistra del vialetto, su e giù, devastandole, perché per ragioni che non riesco a capire, gli sembra di fare qualcosa di sensato o divertente e, credo, immaginano di pedalare in qualche località selvaggia e sconfinata, invece che dentro un parco cittadino.

      1. Sul “non sanno chi siamo”…
        Direi che, allo stato delle cose, è meglio.

        Come hai visto, ho smontato un blog “personale” per farne uno “anonimo”. Se dovessi avere un “progetto editoriale” che non sia il semplice grattare un prurito, mi inventerei uno o più alter-ego fasulli. Questo non è più il mondo dove i cavalieri prima di affrontarsi si presentavano e alzavano la celata per farsi vedere in volto. Questo è Matrix, una realtà “virtuale” creata da un enorme apparato disumano che ci vuole macinare.

        Se vuoi vendere, ti confronti con la “massa”. Come è fatta la “massa” non lo decidiamo noi due. Mi sembra ovvio che piuttosto di farti conoscere devi pensare che finzione costruire.

  2. Riguardo la “politica”, ho fatto le mie piccole “indagini di mercato”.
    Partiamo da una premessa: la nostra “democrazia” si fonda sulla idea del “suffragio universale” che a sua volta è una idea concepita nelle colonie americane del “no taxation without representation”. Se lo Stato vuole imporre diritti e doveri della “cittadinanza”, deve dare a tutti i “cittadini” il diritto di voto e quindi di scegliersi un rappresentante. Purtroppo, allo stato attuale, la maggioranza degli Italiani non è in condizione di esercitare i diritti e doveri della “cittadinanza”, da cui discende che la “democrazia” è una finzione.

    Perché gli Italiani non sono capaci di esercitare la “cittadinanza”, cioè sono “idioti” nel senso etimologico del termine? Perché sono ignoranti e condizionati ad affrontare la vita in maniera superficiale con la famosa “arte di arrangiarsi”. Questo è il Paese dove un Montezemolo, invitato a parlare agli studenti universitari, gli racconta di essersi laureato copiando, una cosa che in altri contesti sarebbe inconcepibile e quindi inconfessabile, figurarsi raccontarla agli studenti in una occasione che vorrebbe essere “motivazionale”. Da noi invece diventa “ammirevole”, perché sono secoli che abbiamo come modelli i servi astuti tipo Arlecchino e Pulcinella.

    Con che criterio vota la gente?
    Nessuno si informa sui programmi. Del resto, se lo facessero, non sarebbero in grado di capire quali sono i problemi da risolvere e se le soluzioni proposte siano valide. Le mie indagini indicano che la gente vota le persone o le organizzazioni da cui si aspetta una maggiore tutela. La tutela dei propri interessi, oppure la tutela indiretta che viene da determinare un contesto che facilita l’esercizio dei propri interessi. I “politici”, cioè le persone che come professione sollecitano e raccolgono il consenso della gente per poi candidarsi personalmente o indirizzare il consenso verso un proprio candidato, si comportano quindi come “venditori”. Non gli serve tanto illustrare quali sono le funzioni del “prodotto”, nel nostro caso discutere di problemi e di soluzioni, quindi di un “programma”, quanto stabilire un “legame di simpatia” con la clientela. La “simpatia” che porti l’elettore a decidere che una certa persona o gruppo di persone tutelerà maggiormente i suoi interessi rispetto alla concorrenza.

    Notare l’aspetto catastrofico.
    La tutela degli interessi non solo implica che l’orizzonte è molto vicino, è nello stretto intorno personale dell’elettore e tutto quello che è oltre diventa irrilevante, come se non esistesse, implica anche che se l’interesse dell’elettore è tutelato, il mondo può anche andare all’aria, mors tua, vita mea. Il “do ut des”, il “dare e avere” tra il “politico” e il suo elettore deve sempre avere un bilancio positivo per l’elettore, deve concretizzarsi in un utile, almeno percepito se non reale. Posso metterti in catene come uno schiavo ma ti devo garantire vitto e alloggio. Poi, ci sono tutta una serie di leve e bottoni di tipo sociologico e psicologico, che consentono una tutela “immateriale”.

    La vulgata della “sinistra” e più recentemente degli “stellati” si basa grandemente su due perversioni molto comuni, l’idea del “mal comune, mezzo gaudio”, per cui non importa tanto essere pezzenti quanto il fatto che tutti siano ugualmente pezzenti, siano “uguali” e l’idea della “rivalsa”, per cui se sei pezzente è colpa di qualcun altro perché tu per natura saresti un genio, un artista e il “politico” ti promette una compensazione o, meglio ancora, una qualche vendetta. Non so quante volte ho sentito gente raccontare come sul lavoro non facesse praticamente nulla e nello stesso tempo inveire contro l’azienda che non gli riconosceva i “meriti”, che sono un concetto ovviamente affine ai “diritti”. Immaginarsi come può funzionare una intera Nazione fondata su questa mentalità.

    Riassumendo, se domani facessero una consultazione popolare sul quesito “preferite costruire centrali termoelettriche che funzionino col calore del magma vulcanico o con la fissione di isotopi di Deuterio?” nessuno penserebbe di informarsi su cosa siano queste “centrali”, sui pro e contro della cosa o anche se siano effettivamente necessarie a prescindere. Il voto sarebbe orientato solo dalla “simpatia” di certi “politici” e questa “simpatia” sarebbe fondata solo sulla clientela che questi “politici” promettono, diretta o indiretta. Lo scopo dell’elettore è solo avere il lavoretto dove fa il meno possibile, guadagnare più soldi possibile, coi soldi togliersi quanti più sfizi possibile, nel mentre sentirsi un genio e un grande artista e constatare che il vicino di casa ha un lavoro peggiore, meno soldi e si può togliere meno sfizi. O alla peggio, sono uguali. Se poi fuori dalla porta di casa c’è l’apocalisse, pazienza, non è responsabilità del genio/artista ma di qualche “capro espiatorio” che il “politico” indicherà di volta in volta.

    1. Comunque il dirittismo demagogico e’ un problema di tutta la sinistra, compresa quella sovranista.
      Anzi, e’ un problema ancora peggiore, un problema culturale.
      Bilanci cicaleschi, il deficit come modo per curare il debito, “piu’ diritti per tutti” da parte della sx marxista/ arcobalenga, “meno tasse per tutti” da parte della sinistra sovranista o del centro nazionalpopolare.
      L’invenzione malsana dell’euro dalla parte si’ global, autorazzisti
      la stampa a TIR delle lirette da parte di identitari e sovranisti.
      La demagogia dirittista si palesa con linguaggi diversi (a seconda dell’area ideologica/politica di riferimento) ma e’ un cancro trasversale.

          1. A parte che la Lega in quanto partito autonomista non c’entra nulla con gli altri, che sono un atavismo al limite della rievocazione storica, per quale ragione secondo te questi partiti/movimenti sarebbero “sinistra”?

            Cito:
            1. (definizione attuale) “‘insieme delle posizioni politiche qualificate come egualitariste ed indica un orientamento politico di tipo comunista, socialista, progressista, socialdemocratico, riformista e radicale”

            2. (definizione storica) “Nel maggio 1789 furono convocati gli Stati generali dal Re di Francia, un’assemblea che doveva rappresentare le tre classi sociali, più che veri e propri ordini, allora riconosciute: il clero, la nobiltà e il terzo Stato, ovvero il popolo in generale. Quest’ultimo si ordinò all’interno dell’emiciclo con gli esponenti conservatori capeggiati da Pierre Victor de Malouet che presero i posti alla destra del Presidente, i radicali di Honoré Gabriel Riqueti de Mirabeau quelli alla sinistra. Questa divisione si ripresentò anche in seguito, quando si formò l’Assemblea nazionale. A destra prevaleva una corrente volta a mantenere i poteri monarchici, a sinistra stava la componente più rivoluzionaria.”

            L’unico punto di contatto rispetto alla lista che mi proponi è che Mussolini fuoriuscì dai Socialisti per provare varie versioni di quello che poi si consolidò come “Fascismo”, che però, come ho detto e ridetto, non aveva nessun programma politico preciso tranne quello di affidare l’Italia ai reduci della Grande Guerra e, incidentalmente, per necessità, di sopprimere i Socialisti e i Comunisti che nel frattempo minacciavano di replicare la rivoluzione russa.

            Respingo questa definizione di “sinistra sovranista”.
            Avrei potuto accettare quella che darebbe Fusaro, cioè una “sinistra” di ortodossia marxista-leninista che secondo lui dovrebbe mirare ad una “federazione” di “patrie” tra loro “solidali”. Una cosa che non si è mai vista, perché è palese, ad esempio, che nella Unione Sovietica l’etnia russa era egemone e tutte le altre erano subordinate, sul modello imperiale-zarista.

          2. Comunque stiamo facendo una operazione un po’ priva di senso cercando di razionalizzare il concetto di “sinistra”, che è più qualcosa che ha a che fare con la religione ed esiste nella metafisica.

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