La plastica in Parlamento

Ieri ascoltavo alla radio una seduta del Parlamento in cui si discutevano i provvedimenti da prendere “contro la plastica”. Ogni volta che ascolto i Parlamentari ne ricavo l’impressione che sia gente ignorante e che non ha nemmeno l’idea di documentarsi sull’argomento di cui discute. Questa volta peggio, si sentivano ragionamenti che non appartengono all’evo contemporaneo e nemmeno all’evo moderno, arrivano diretti dal “secoli bui”.

Per esempio, sentivo una signora affermare “la plastica ha milioni di anni, perché viene dal petrolio, quindi non si può usare per fabbricare accendini una e getta, che poi si accumulano sulle nostre spiagge“. Eh? Allora anche, che ne so, l’alluminio ha milioni di anni perché viene dalla bauxite quindi non si può usare per fabbricare gli accendini usa e getta che poi si accumulano sulle nostre spiagge. Senza contare che qualsiasi cosa si accumulerebbe sulle spiagge se la gente ce la portasse.

Per inciso, la plastica si fa col petrolio perché conviene, non perché sia l’unico modo per farla, esattamente per la stessa ragione per cui le automobili vanno a benzina ma, volendo possono andare anche con l’olio esausto della frittura delle patatine del macdonalds o a carbone di legna o, idealmente, col gas delle scorregge. Quando si dice “conviene” si tratta sia delle “prestazioni” che del “costo”, per esempio le moto che fanno le gare col motore elettrico corrono per 3 giri e poi si fermano, una utilitaria con batteria e motore elettrico al momento costa sopra i trentamila euro. Senza considerare, ancora ovviamente, la fabbricazione e lo smaltimento. Infatti…

Un ragionamento sensato dovrebbe essere:

1. quanta “plastica” viene immessa sul mercato?
1.a quanta “plastica” viene recuperata come rifiuto e smaltita?
1.b quanta “plastica” non viene recuperata e smaltita ma viene dispersa nell’ambiente?
1.c quanta “plastica” può essere sostituita da altri materiali?

A cui segue:
1.a.1 della “plastica” recuperata, quanta viene bruciata come “rifiuto indifferenziato” e quanta viene riciclata?
1.a.1.a di quella bruciata, quali sono i sottoprodotti?
1.a.1.b di quella riciclata, quali sono i sottoprodotti?

1.b.1 la “plastica” dispersa che percorso segue e dove va?
1.b.2 della “plastica” dispersa, quali sono i sottoprodotti?

1.c.1 specificare di ogni materiale proposto in sostituzione della “plastica” le stesse voci di cui sopra, sullo smaltimento e sulla dispersione ambientale.

Invece, di cosa discute il Parlamento? Di mettere una tassa sulla “plastica”. Cosa che notoriamente funziona benissimo, infatti le accise sui carburanti e tutti i balzelli imposti sugli autoveicoli hanno ridotto il traffico, no? Basta guardare fuori dalla finestra.

Se c’è una cosa fastidiosa è questo “pauperismo” modaiolo con cui si atteggia gente che poi consuma con tutti gli strumenti e i modi che gli vengono concessi. Gente che non capisce il concetto che si potrebbe fare a meno dello scemofono più che dello scolapasta di plastica e che per lo scemofono vale lo stesso ragionamento dello scolapasta, cioè nel momento in cui si distribuisce come “prodotto” bisogna definire come verrà ritirato e smaltito in quanto “rifiuto”. Invece di fantasticare di un mondo idilliaco, della “natura” e del “buon selvaggio”, che poi riguarda sempre gli altri perché nessuno rinuncia a niente, dove il “prodotto” non c’è, quindi non si pone il problema del “rifiuto”.

2 thoughts on “La plastica in Parlamento”

  1. La plastica e’ semplicemente abusata in una quantita’ enorme di casi.
    Chi ha qualche lustro in piu’ semplicemente si ricorda come in un numero straordinariamente alto di casi essa non fosse usata, vuoi perche’ non c’erano alcune rozze modalita’ indotte dalla metastasi dello USA&getta, vuoi per scelta di altri materiali.

    Tempo addietro lessi (vado a labile memoria) che nei paesi evoluti
    o – 30% della plastica viene deciclata (non riciclata, deciclata!)
    o – 30% viene incenerita
    o – 40% viene dispersa in ambiente.

    Non si tratta affatto di pauperismo ma di semplice buon senso e di buona educazione base: vivere in un immondezzaio e’ stupido, rozzo. Vivere in un luogo ordinato e pulito e’ semplice buon senso.
    Melo chiedo ogni mattina/sera quando raccatto plastica di vari tipi che miei “compaesani” spargono lungo la strada casa – stazione: ogni volta io mi auguro che crepino prima possibile.

    1. Grazie ma se voglio esempi di conformismo vado su La Repubblica.

      I comportamenti del “consumatore” sono indotti ed incentivati dallo Stato che nello stesso tempo finge di punirli, su direttive che risalgono la catena fino alle solite Elite Apolidi. Facciamo l’esempio degli incentivi al mercato delle automobili, quindi alla produzione e all’acquisto e cui sono associati disincentivi fasulli all’uso dell’automobile, i quali sono pensati per fare scena e non cambiare nulla. In generale, si incentiva il consumo insensato di qualsiasi cosa e poi si fa finta di disincentivarlo con provvedimenti che non hanno nessuna conseguenza concreta nel merito.

      Nel caso della isteria sulla “plastica”, è palese che l’unico ragionamento razionale è quello che interviene, cosi come per qualsiasi altro “prodotto”, sulla raccolta dei rifiuti e sul loro smaltimento. Anzi, per essere più precisi bisognerebbe anche aggiungere la fase dei rifiuti del processo di fabbricazione. L’apoteosi della assurdità della “repressione dei comportamenti” è stata la nota vicenda della bottiglietta di plastica dietro Greta. Greta era vestita da capo a piedi di plastica e si trovava dentro una barca da regata di svariate tonnellate tra scafo e allestimento, costruita completamente di plastica, veniva ripresa con un gadget elettronico fatto di plastica e vista dal “pubblico” su altri gadget fatti di plastica. Però la fine del mondo era la bottiglietta sullo sfondo. Da cui il bimbo della Milano bene, accompagnato a scuola dal babbo imbruttito con SUV, annegato in un universo di plastica, dovrà bere dalla borraccia in alluminio.

      Vivere in un immondezzaio? Uffa che fatica, per la centesima volta. Se io esco di casa mi trovo in un contesto dove l’aria si taglia col coltello per via di tutte le infinite sostanze che vengono nebulizzate, dagli scarichi delle industrie ai gommini dei freni della mia bicicletta che sfregano sui cerchi. Nonostante questo, il mio vicino convive con un pittbull da novanta chili e un paio di volte al giorno lo porta a defecare lungo il perimetro dell’edificio. Per cui, uscendo, agli odori di olio fritto del cinese e della plastica bruciata, dei solventi e dell’acqua marcia del tombino, tocca sentire l’aroma del cacopiscio del cane che si accumula giorno dopo giorno. Lo stesso personaggio tatuato ogni tanto indossa una specie di costume di carnevale, inforca una bicicletta da tremila euro e va a massacrare le aiole del parco, sollevando il cacopiscio di altri cani, con la faccia tutta seria di chi sta compiendo una impresa. Se tu sei uno scarabeo, una pallina di merda ti sembrerà al cosa più bella del mondo. Se sei una mosca, la vai a succhiare, la merda. La gente non solo non fa caso a quello che ha attorno ma tutto quello che fa è la risposta meccanica ed obbligata ad uno stimolo esterno. Guai a chiedere il fottutissimo “perché” si “deve” fare una cosa oppure l’altra.

      Non esiste il concetto di “immondezzaio” nel vuoto, in astratto. Non solo in conseguenza della anti-morale imposta dagli Anni Settanta ma anche per via della incapacità degli adulti-bambini di intendere e volere, di discriminare il bene dal male. Mia nipote quando era piccola cercava un bastoncino e poi andava a ravanare nella carcassa di un piccione morto, che gli sembrava un oggetto interessantissimo. Fosse stato per lei, probabilmente l’avrebbe anche assaggiato. Adesso che va alle medie, mette le mani nell’acqua marcia del laghetto del parco e poi, se nessuno la costringe a lavarsele, se le mette in bocca o negli occhi.

      Poi andando in concreto, la plastica non si ricicla, ovviamente. Si può riutilizzare in vari modi. Del resto nemmeno il vetro, contrariamente alla vulgata, si ricicla. La ragione è ovvia, quello che io metto nella campana è vetro sfuso di tutti i tipi. Quando lo fondi ottieni un prodotto pieno di impurità di cui non si può determinare la “qualità”, quindi inadatto a tutti gli impieghi dove la qualità è requisito, per esempio per i contenitori alimentari. Ergo, col vetro riciclato ci puoi fare un qualche oggetto “altro”, cosi come con le bottiglie di plastica, posto di separarle dai tappi, ci puoi fare del tessuto per indumenti che non abbiano particolari requisiti di igiene, per esempio i “pile”. Può darsi che esistano dei processi di “raffinazione” che si possono applicare ai rifiuti ma bisogna vedere se il gioco vale la candela.

      Ieri guardavo un video sui razzi della azienda di Musk. Dice “vanno a metano e ossigeno, quindi sono i razzi più puliti mai inventati”. Bene, adesso andiamo a vedere come fanno a produrre metano e ossigeno. Se scopriamo che per mettere tot energia dentro il razzo bisogna consumarne “n” volte tot e che per produrre “n” volte tot si brucia tot carbone (ad esempio), il razzo diventa un po’ meno pulito e magari andare a costruire una base su Marte al prezzo di fare un deserto sulla Terra potrebbe sembrare un po’ una stronzata.

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