Ancora sul razzismo

Tra le tante cose fastidiose di questi giorni c’è la ripetizione infinita della commedia sul “razzismo”, per esempio ore di “approfondimenti” nelle “rubriche sportive” circa gli insulti ricevuti dai calciatori neri. Andiamo ad esaminare.

Il “razzismo”, cioè l’idea che l’Umanità sia composta di “razze” differenti, implicando che la “razza bianca” sia superiore alle altre, è una conseguenza degli imperi coloniali che furono stabiliti quando le monarchie europee armarono delle flotte per attraversare gli oceani e impadronirsi di terre lontane. Si chiamano “colonie” perché dopo la prima ondata di militari, le navi portavano una umanità varia che si recava in quelle terre per stabilirvisi e costruire una copia della terra natia. Da cui “New York”, cioè “Nuova York” aveva l’intenzione di essere una copia di York. I “coloni”, appunto.

Ai “coloni” si poneva quindi un problema etico e morale. Con che diritto andavano a spossessare i nativi delle loro terre? Di seguito, con che diritto, dopo averli spossessati e ridotti all’indigenza, se non in prigionia, li sfruttavano come servi? Poi ancora, con che diritto acquistavano degli schiavi africani dai mercanti per usarli come forza lavoro subumana nei latifondi, replicando quello che i Romani facevano coi prigionieri di guerra? Erano tutte azioni palesemente contrarie alla dottrina cristiana, che fosse mediata dalla Chiesa Cattolica o direttamente letta nei Vangeli, un po’ meno nello Antico Testamento.

La soluzione fu appunto il “razzismo”, cioè una teoria antropologica non particolarmente sofisticata, che sosteneva la “necessità” del famoso “meticciato”, parola che ha il significato opposto a quello della vulgata attuale, in quanto conseguenza della “superiorità” di una “razza” su un’altra. Ripeto, il “meticciato” è conseguenza del “razzismo”, consiste in una società divisa in caste con al vertice i coloni Europei, in mezzo i nativi, alla base gli schiavi neri. I “meticci” sono gli incroci tra queste caste di “sangue puro” e assumono le posizioni intermedie, per cui un incrocio tra “europeo” e “nativo” sarà “superiore” ad un “nativo” e cosi via.

Questo è uno degli infiniti paradossi della propaganda dei “media”, cioè che la commistione di genti eterogenee sia sinonimo di “meticciato” e che questo “meticciato” sia l’antitesi del “razzismo”. Quando storicamente è l’esatto opposto, il “meticciato” altro non è che la società coloniale e questa società è fratturata lungo le linee “razziali”, come si può facilmente osservare guardando il mondo.

Il concetto di “razzismo” nasce per dare una soluzione etica e morale ad una situazione di convivenza altrimenti insostenibile. Funzionava perché era un concetto accettato non solo dalla “classe dominante” dei coloni europei ma anche dalle “classi dominate”. D’altra parte, la divisione della società lungo linee “razziali” non era una novità per nessuno e non era stata inventata dagli Europei. Ovunque andassero gli esploratori europei trovavano terre abitate e non si trattava, ancora contro la vulgata attuale, di società pacifiche ed egalitarie, erano tutte copie conformi dei reami e degli imperi che gli Europei avevano sperimentato nel corso della Storia, in varie fasi di sviluppo. Per esempio in Sud America gli Europei trovarono una popolazione più o meno al livello tecnologico degli antichi Egizi, che si era organizzata in diversi imperi in cui una certa etnia dominava una galassia di etnie asservite. Nello stesso momento, l’espansionismo arabo aveva prodotto conquiste a seguito delle quali si erano costituiti reami analoghi, fondati sulla supremazia di una certa etnia su etnie soggette e il mercato degli schiavi neri era gestito dagli Arabi, non diversamente da oggi.

Per mettere le cose in prospettiva, vi faccio un esempio storico. Due popolazioni etnicamente molto simili, composte cioè grossomodo dagli stessi contributi di Celti, Germani, Scandinavi, si confrontano, una sottomette l’altra applicando un genocidio.
La conquista cromwelliana dell’Irlanda.
L’articolo recita:
La conquista cromwelliana dell’Irlanda si riferisce alla presa della nazione irlandese da parte dei britannici avvenuta durante la Guerra dei tre regni. Il loro esercito (New Model Army) sbarcò in Irlanda nel 1649. La conquista dell’isola fu completata nel 1653.

enorme impatto che la guerra ebbe sulla popolazione irlandese. Le stime non sono univoche, ma si parla della morte di una percentuale variabile dal 15-25% fino alla metà della popolazione.

Anche nel caso dell’Irlanda, come del nord della Scozia, la società coloniale che segui il genocidio e lo spossessamento produsse una sorta di “razzismo” praticato dai coloni protestanti puritani nei confronti dei nativi cattolici. Il fatto che fossero praticamente identici nei tratti somatici non impedì che si dividessero in caste, separate fino ai giorni nostri da lingua e costumi.

Video di uno spezzone del film “Wind that Shakes the Barley” (il vento che scuote l’orzo).
Il titolo si rifà a questa canzone, scritta un secolo prima degli eventi del video.
Il film racconta della Guerra di Indipendenza irlandese del 1919-21, quasi trecento anni dopo gli eventi descritti nell’articolo precedente. I militari rappresentati nel video sono una milizia coloniale organizzata dal Governo britannico reclutando i reduci della Grande Guerra. Vestiti con le rimanenze di magazzino, da cui il termine “black and tans” (nero e marrone) delle loro uniformi spaiate.

Un altro argomento fondamentale è la differenza tra “xenofobia” e “razzismo”. La “xenofobia” è il meccanismo per cui quando andate a passeggio per un villaggio di montagna, le vecchine vi guardano dalle finestre con aria sospettosa. Chi è questo straniero? Dove va? Cosa vuole? E’ una reazione territoriale perfettamente normale e anche necessaria, che risale a tempi di scarsità di risorse e in cui lo straniero era sempre una minaccia. Il “razzismo” non è una reazione istintiva ad una minaccia potenziale, è una teoria antropologica, sociologica, politica che serve a sostenere la società coloniale.

La attuale propaganda a favore della “società aperta” e della “globalizzazione” puntano a ricreare una società coloniale su scala planetaria, la “globalizzazione” col suo “meticciato” e quindi riproduce inevitabilmente il “razzismo”. Fa ridere ma è esattamente cosi, gli “anti-razzisti” sono l’origine meccanicamente determinata del “razzismo”. Basta porsi una semplice domanda: quante persone della cerchia delle Elite Apolidi appartengono a quelle etnie che “migrano” e confluiscono nel “meticciato”? Oppure, il “meticciato” consolida oppure annulla o ribalta la piramide sociale dei pochi che dominano sui molti? E’ la domanda che si pone Fusaro nei suoi termini di marxismo ortodosso e la risposta non può essere che la “globalizzazione” va a rafforzare la divisione dell’Umanità in caste, non ha lo scopo di annullarla o rivoluzionarla. Piuttosto, il “meticciato” è l’arma con cui le Elite Apolidi vogliono indebolire e immobilizzare il famoso “ceto medio”, mettendogli davanti problemi e nemici appena fuori dalla soglia di casa o anche dentro casa, proponendo le linee di frattura “etniche” tipiche della società coloniale. Quando hai la guerra in casa e il nemico sono i tuoi vicini, amici, perfino parenti, il tuo orizzonte è di pochi metri e non potrai mai organizzare qualcosa su scala più ampia.

Infine, i calciatori.
La cosa assurda non è che i tifosi gli rivolgano “insulti razzisti” ma che questi tifosi paghino di tasca propria, invece di essere costretti con la minaccia delle armi, per andare ad assistere all’esibizione di quegli stessi personaggi che poi insultano. La soluzione sarebbe semplice e ovvia, non è il calciatore che deve fare il “bel gesto” di ritirarsi dal campo perché si sente ingiuriato, mantenendo lo stipendio milionario. E’ il “tifoso” che lo disprezza che non dovrebbe tirare fuori un centesimo per pagare quello stipendio e non dovrebbe presentarsi allo stadio per partecipare alla commedia. Ma il “tifoso”, in quanto tale, è uno dei tanti prodotti del lavaggio del cervello, è un idiota nel senso etimologico della parola. Un idiota che tira la cinghia, uno che toglie il pane di bocca ai figli per pagare le fuoriserie e i rolex ai calciatori che insulta e a tutto il circo dello “sport professionistico” e dei “media” che se ne occupano. A me sembra ovvio che il “razzismo” è l’ultimo dei problemi per il “tifoso” e mi fa ridere che i “media” e i “calciatori” che gli succhiano il sangue pretendano anche di dargli delle lezioni di morale. Lezioni a una persona ridotta allo stato di idiota dal lavaggio del cervello.

Che poi, altro non è che la metafora dell’intera società contemporanea. Chi vuole essere libero è costretto a tirarsene il più possibile fuori.

13 thoughts on “Ancora sul razzismo”

  1. Ma fischiare gli avversari, prenderli in giro, incoraggiare la propria squadra, gioire per un gol segnato (l’hanno messo in culo agli avversari) non sono tutte forme di razzismo, nell’accezione che gli danno i benpensanti? In realtà il comportamento dei tifosi in genere è semplice espressione di idiozia, maleducazione, sfogo alle proprie frustrazioni. Chi va allo stadio? Poveri diavoli, poveri di spirito. Spendono soldi per uno spettacolo mediocre, un’ora e mezza di noia con qualche acuto se va bene.
    Il tifo è una malattia, d’accordo, ma non è letale, anzi fa bene alla salute dei poveri di spirito. Eccheccazzo, lasciateli sfogare. Senza tifo lo spettacolo, il circo del calcio si sgonfia. Sta’ a vedere che adesso allo stadio bisogna rispettare il galateo, comportarsi da educande, vietato anche fischiare, si devono applaudire tutti, la propria squadra e gli avversari, tanto sono e siamo tutti uguali, anzi facciamo il tifo alla rovescia, incitiamo e applaudiamo gli avversari quando fanno gol. Poi loro magari ricambiano e si fanno un autogol perché siamo tutti fratelli, dobbiamo volerci bene.
    In tribuna e nei posti numerati ci sono i VIP col portafoglio gonfio, ma cosa sarebbe il calcio senze le curve? Ma i VIP fischiano e inveiscono contro avversari e arbitro? Per un “arbitro cornuto” si rischia la squalifica di campo? Quante se ne è sentite Lo Bello senza fare una piega, bei tempi.
    Poi c’è un’altra cosa: questi Italiani che chiamano razzisti altri Italiani sono paradossali. Si direbbe che non sono dello stesso paese, della stessa patria che dovrebbero difendere insieme. Ma ci ha ricordato ieri Mattarella all’altare della patria che i nostri soldati difendono ogg i diritti dell’uomo in giro per il mondo, in non so quanti paesi. Se questa non è una presa per il culo!

    1. Ho cercato di fare chiarezza sui concetti.

      1. il “razzismo” esiste solo nel contesto della società coloniale. Fuori da quel contesto sussistono suddivisioni qualsiasi che però non c’entrano niente con la faccenda della “razza”. Il “razzismo” coloniale, come nell’esempio irlandese, non c’entra niente nemmeno con i tratti somatici, cioè non è la famosa “pelle nera” che è conseguenza o causa del “razzismo”. Se oggi esiste il “razzismo” è perché esiste una società coloniale, riproposta tramite la “globalizzazione”.

      2. non sono un antropologo ma mi sembra ovvio che ci sono “amici” quelli che ci sono prossimi come linea di sangue e “nemici” tanto più sono lontani. Questo succede in tutte le specie gregarie, pensa, che ne so alle api o alle formiche, quello che le tiene insieme e le porta a cooperare è la linea di discendenza, viceversa, due formicai della stessa specie ma di discendenze diverse cercano di annientarsi reciprocamente. Nel nostro contesto, pensa ai secoli in cui esistevano città-stato come Firenze e Pisa e all’interno di ogni città, le tribù delle “contrade”, da cui il Palio o il “calcio storico” e altre tenzoni. Quando si diceva “meglio un morto in casa che un pisano all’uscio” era forse “razzismo”?

      3. lo sport è diventato, come tutto il resto, strumento di propaganda delle Elite Apolidi, tanto che puoi facilmente vedere che sta progressivamente sparendo la tradizione delle “nazionali” per essere sostituita da tornei “globali”. Una volta le squadre rappresentavano una contrada, poi una città, poi una nazione. Adesso rappresentano niente altro che dei “brand”, dei marchi di aziende multinazionali. Come la squadra della Apple che si confronta con la squadra della Coca Cola. Il “tifo”, oltre tutte le assurdità ovvie, oggi è ancora più assurdo perché presuppone che l’Umanità tutta si divida in “fazioni” che sostengono i marchi di queste aziende multinazionali e i loro dipendenti-atleti. Li chiamano “mercenari” e sostengono che non esistono più le “bandiere”, in realtà quello che vogliono dire è che lo sport “globale” è uno spettacolo di intrattenimento concepito per la “Umanità Globale”, il “meticciato” di Scalfari, quindi concepito per la cancellazione di tutti i riferimenti dell’individuo, per semplificare, i solito “dio, patria, famiglia”. Cosi come tutto il resto, per esempio le Forze Armate che ormai sono solo strumento delle campagne mondialiste della “società aperta” con la “libera circolazione” e non hanno più senso nel contesto dei Popoli e delle Nazioni.

      4. Gli “Italiani” che chiamano altri “razzisti” sono condizionati alla dottrina anti-umanista delle Elite Apolidi quindi in realtà intendono è che il cosiddetto “Occidente” è il Male Assoluto e va cancellato. Qualsiasi cosa si opponga o ostacoli questa cancellazione è ancora Male Assoluto. Il “razzismo” di cui parlano i “media” megafoni del “progressismo” non è quello che ho descritto sopra ma è semplicemente l’affermazione di qualsiasi diversità. Se io dico che non mi piace l’accento emiliano sono “razzista”, se dico che preferisco le donne magre sono “razzista”, qualsiasi cosa. E’ diventato sinonimo di tante altre parole-chiave che indicano il Male. Come spesso capita, chi è causa di un problema si vende come soluzione del problema.

      1. Ahaha! L’idiozia del politicamente corretto si sovrappone e si esalta con l’idiozia della pedata.

        Francamente, visto che la prima e’ imposta dei semicolti, dai cicisbei radical chic, la trovo pure peggio.
        Grazie messer Pigiatasti.

  2. “Quanto al calcio, io ricordo da bambino i cori e le battute degli spalti. Si accanivano contro qualunque calciatore della squadra opposta avesse uno spiccato tratto distintivo: se era pelato, se era troppo alto o troppo basso, se aveva la barba o era grassottello, se parlava in campo o se si agitava, se era nero, mulatto o rosso di capelli. Di quei cori puerili e di quelle frasi cretine non se ne faceva però un titolo di telegiornale, una campagna antirazzismo, non si istituiva una commissione o un processo, non si denunciava allarmati il ritorno di Hitler…

    Un crimine, un furto, un’aggressione, lo spaccio di droga non destano reazioni così decise, sanzioni così drastiche e pubblico raccapriccio come una parola scema fuori posto pronunciata in tema di colore della pelle. Se fai un commento, una battuta sul tema ti giochi il lavoro, la tua reputazione, il tuo posto in squadra, molto più che se hai compiuto veri reati.

    Bisogna saper distinguere le cose gravi dalle cose sciocche; è molto più nociva l’abitudine di criminalizzare chiunque dica una parola sconveniente adottando la teoria demente che si comincia così e poi si finisce ai campi di sterminio. Chi prende sul serio una stupidaggine è più stupido di chi la pronuncia, o peggio è in malafede perché vuole speculare sull’incidente per criminalizzare l’intera area di chi non la pensa come lui. Salvateci dal politicamente corretto, fa più danni dell’idiozia episodica di una battuta, che viene reiterata proprio perché ha una risonanza immeritata che la moltiplica e la rende importante, quando era solo una stupida battuta.”

    Marcello Venezian, 5 novembre 2019

    1. Distinguere qualcosa di sciocco da qualcosa di grave in uno stadio gremito da migliaia di idioti che tolgono il pane ai figli per partecipare all’evento, è quanto meno improbabile. E’ questa la cosa comica della polemica sul “razzismo”, che in quel contesto il problema siano gli insulti ad un tizio pagato milioni per dare calci ad una palla mentre migliaia di idioti urlano e inveiscono.

  3. Ma anche la prima parte dell’articolo di Veneziani è divertente. Non possiamo più dire n., dobbiamo dire nero. Un n. dovrebbe offendersi a sentirsi dire nero. Perché ce lo ricorda Veneziani.

    “Ieri mi ha fermato un africano per vendermi qualcosa e mi ha detto “Fratello bianco”. Io gli ho risposto: “Ma come ti permetti?” Lui è rimasto allibito, pensando che ce l’avessi col fratello, invece ho proseguito: “a me bianco non me l’ha mai detto nessuno”, alludendo alla mia carnagione scura. Lui ha sorriso e mi ha detto: “Io però sono n., tu sei solo scuro”. Non posso pronunciare la parola perché è vietata dalla polizia culturale e l’algoritmo la censura e l’inquisizione poi sospende il blog.

    Detesto la retorica di dire nero anziché n., sapendo che l’insulto è nell’aggettivo che può accompagnarlo o nel tono, non certo nella parola n. E mi piace che sia stato lui a dirlo. Ma si rendono conto, i retori dell’integrazione, che nero è sempre stata – salvo per i fascisti, i preti e la nobiltà nera – una connotazione negativa? Nera è la morte, il lutto e la sfortuna. Nero anzi noir è l’horror, nera è la cronaca dei delitti, nero è il lavoro sfruttato e l’evasione (ma il rosso in bilancio è peggio). Nero è il buio, nero è l’uomo cattivo dell’infanzia, nera è la giornata disastrosa. Nero è il tempo brutto, il gatto che porta male, il corvo funesto e l’abito dello iettatore. Nero è il futuro negativo, nera è la maglia della vergogna, nero è il volto dell’incazzatura, nera è la minaccia: ti faccio nero. Nera è l’anima del malvagio. Possibile che con questi precedenti si celebri come un progresso la promozione del n. a nero? Peggio di nero, c’è solo la definizione di uomo di colore, come se lui fosse un pagliaccio variopinto e noi degli esseri incolori. Due offese in un colpo solo. Più rispetto per i n., i chiari e i chiaroscuri.”

    1. Veneziani… Che due palle. Il “nero” dei Fascisti non era una scelta del designer, veniva dai simboli distintivi degli Arditi, le truppe d’assalto del Regio Esercito nella Grande Guerra. Il nero di quei simboli simboleggiava la morte che gli Arditi portavano con loro come cavalieri dell’apocalisse.

      Cito Wikipedia a proposito degli Arditi:
      “Molti degli elementi distintivi degli Arditi furono in seguito ripresi dalle prime formazioni fasciste, tipicamente il fez nero, il teschio con il pugnale tra i denti, ma anche dalle formazioni degli Arditi del Popolo (teschio ma con pugnale ed occhi rossi) e da varie squadre di difesa antifascista, come la camicia nera col teschio in filo d’argento sul fianco utilizzato dalle squadre comuniste romane. Lo stesso saluto «A noi!» fu poi usato dagli Arditi del Popolo (col saluto a pugno chiuso) e come tale compare in alcuni loro inni.”

      In generale, il nero rappresenta il buio e la minaccia che vi si nasconde.

  4. Ieri il sinodo dei protestanti svizzeri ha approvato a maggioranza, ma non all’unanimità, il cosiddetto matrimonio per tutti che l’intero mondo occidentale ormai reclama, anche nella ex cattolicissima Irlanda (qualche opposizione mi sembra sussistere in Polonia). Il Vaticano tergiversa, ma si sente che Bergoglio e soci sono d’accordo: il gesuita americano Martin, della stessa congrega di Bergoglio, spinge per l’apertura. E pensare che ci sono resistenze persino per i preti sposati.
    La cosa che mi lascia perplesso è che l’intero mondo occidentale degli eterosessuali reclami a gran voce questa svolta: dal Cile, all’Irlanda, all’Australia, alla nuova Zelanda, ovviamente anche in Europa, tutti sono a favore del matrimonio per tutti. Sono diventati tutti progressisti, aperti, moderni. Li vedi manifestare ovunque felici per i diritti degli omosessuali. Che sono ancora quattro gatti, chi dice il 5%, chi il 7%. Abbondiamo e ammettiamo che siano pure il 10%, ma pur sempre una minoranza, diventata però aggressiva, petulante. Diritti di qua, diritti di là, dei doveri nessuno parla. Per es. di donare figli alla patria (per questa frase sarò impalato, da omo e etero). E così mentre noi ci restringiamo, gli altri si allargano.
    Il 30% delle donne colte o “studiate” da noi non vuole figli perché intralciano la carriera. Forse è la naturale evoluzione di una civiltà, anche gli antichi Romani decadenti non volevano più figli considerati una scocciatura. Meglio gozzovigliare e scopare. E così finì l’impero romano e così finirà la civiltà occidentale.
    Io avevo simpatie o comprensione per gli omosessuali, ero dalla parte di Gide contro il cattolico Claudel.
    Ero dunque progressista. Adesso invece sono criminalizzato per le mie reticenze al matrimonio per tutti.
    La Cirinnà che manifesta contro Dio, patria e famiglia (“che vita de merda”) accanto a una stronza come lei con un cartello che inneggia alla “froceria di Stato”. Mah!
    Presto messaggi come questi saranno censurati e la polizia verrà a suonare il mio campanello. Come nella vecchia Unione Sovietica.

    1. Sergio ma tu che ne sai della cosiddetta “realtà”?
      Sai le cose che ti vengono raccontate. Quando dici “sono tutti a favore”, ti potrei domandare “tutti chi?”. Gli azionisti dei “media” che pagano i loro scagnozzi per raccontarci la rava e la fava?

      L’Impero Romano non finì certo per i vizi dei ricchi, finì perché ci fu una crisi demografica causata da ricorrenti epidemie, qualcosa di simile ai secoli successivi quando arrivò la Peste. La crisi demografica andò a sovrapporsi al collasso dell’economia dei latifondi che usavano manodopera di schiavi, schiavi che non si potevano più facilmente ottenere con le campagne militari, nel momento che l’Impero aveva raggiunto la sua massima espansione per limiti logistici.

      Il “matrimonio per tutti”.
      Tu devi rispondere cosi: ci sono due parole, “patrimonio” e “matrimonio”, significano “quello che compete al “padre” e quello che compete alla “madre”. Noterai che al “padre” compete la sfera pubblica del clan familiare e alla “madre” compete la sfera privata, domestica. Padre e madre sono figure differenti cosi come uomo e donna sono esseri umani differenti.

      Il nocciolo del problema non è “legalizzare” una unione omosessuale, è l’intento di equipararlo al “matrimonio”, fingendo che un uomo possa fare la donna e una donna possa fare l’uomo e cosi, allo stesso modo dei travestiti, fare la parodia di una famiglia. Lo scopo è sempre lo stesso, la famiglia è l’unità-base della società e il primo riferimento dell’individuo. Le Elite Apolidi, togliendo ogni significato alla famiglia ottengono il risultato di disgregare la società e di isolare ogni individuo.

      Le Elite Apolidi hanno alle loro dipendenze legioni di prostitute che occupano le posizioni chiave in tutti i “gangli” della società. Cosi controllano la “vulgata”, quello che la gente assume come “normalità”, lo controllano tramite il “racconto” o “storytelling”. Da li poi si procede alla formalizzazione e si arriva alla Legge.

      Le masse sono rincoglionite apposta dalla nascita in modo che seguano le “mode” in maniera acritica, in maniera che siano assolutamente conformiste, che abbiano anzi il sacro terrore di uscire dal seminato, di dire o fare qualcosa di “scorretto”. Tanto che, vedi bene, oggi passa l’idea che affermare un concetto che è contrario alle direttive delle Elite Apolidi è un reato peggiore dell’omicidio e si preparano leggi speciali, polizie speciali, tribunali speciali.

      1. Aggiungo.
        Si parlava della “società coloniale”. Il modello che le Elite Apolidi ci vogliono imporre sono gli USA. Io ho conosciuto degli Americani. E’ gente che, come sopra, vive priva di qualsiasi riferimento e quindi soffre di una quantità incredibile di problemi, sia individuali che sociali. L’idea che “chiunque possa essere chiunque”, quindi un uomo possa essere una donna e viceversa, è una delle tante declinazioni di questa perversione della idea di “libertà”.

        Facciamo un esempio: l’americano alle quattro di mattina ha voglia di una bistecca, esce in macchina, fa trenta chilometri in mezzo al nulla e arriva al “diner” aperto ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette, cosi magia la bistecca. Quando viene in Italia l’Americano scopre con raccapriccio che non solo non esistono “diner” ma i ristoranti aprono e chiudono con determinati orari e i clienti si adeguano seguendo i medesimi orari. Se hai voglia di bistecca alla quattro di mattina te la fai passare, punto. Questo confinamento della “libertà” per l’americano è intollerabile, non perché sia veramente un problema ma perché è una cosa che mette in crisi l’intera rappresentazione della “realtà”, quindi la sua stessa coscienza individuale.

        Le cose poi si complicano. L’americano è abituato al fatto di essere ignorato da tutti, perché ognuno è concentrato su se stesso e sul rincorrere il famoso “successo”. Quindi se alle quattro di mattina vuole uscire vestito da sub e sparare con una mitragliatrice, lo fa, se vuole sacrificare un montone al dio Piripicchio, lo fa, se vuole buttarsi da una montagna attaccato a dei palloncini, lo fa. Se viene in Italia e scopre che qui tu non fai un passo senza informare zii e cugini, non ti allontani mai molto dalla famiglia e se non basta ci sono gli amici, il parroco, insomma tutta una rete di persone che ti osservano, ti controllano, ti dicono cosa fare e cosa non fare, che si aspettano da te tutta una serie di comportamenti e di regole, per il ristorante non solo fa gli orari suoi e non i tuoi ma si rifiuta di darti il formaggio sul pesce, l’americano da fuori di matto.

        Il discorso del “matrimonio gay” è solo una delle tante declinazioni della ridefinizione della “normalità” individuale e sociale. Se tu non porti un nome perché sei figlio di Tizio, nipote di Caio, cugino di Mario ma perché ti piacciono i fumetti o uno show televisivo, se non sai nemmeno chi sia tuo padre e la madre non sai dove abita, ti sembra “normale” che si possano fabbricare bambini e compravenderli come qualsiasi cosa, come la succitata bistecca alle quattro di mattina.

        Uno degli slogan più significativi degli Anni Settanta, il “big bang delle cazzate”, era “vietato vietare”. Ecco, il “matrimonio gay” è una delle declinazioni del “vietato vietare”, cioè che la regola è che non ci sono regole. A qualsiasi cosa, come alla bistecca alle quattro di mattina, si deve rispondere “perché no?”. Tutto diventa fattibile e quindi deve essere fatto.

        Ma insito, contrariamente agli articoli che mi sottoponi, io non penso affatto che tutto questo sia un “fenomeno”, un evento accidentale, qualcosa che “succede”. E’ invece tutto disegnato a tavolino e messo in pratica investendo un sacco di soldi. Lo scopo è estendere il modello USA a tutto il mondo, cioè, come dicevo, fare in modo che tutto il mondo sia una società coloniale con tutte le conseguenze del caso. Immagino che le Elite Apolidi si propongano poi di regnare incontrastate su questa umanità sofferente e asservita.

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