Alabama in Piemonte

A riprova di quanto scrivevo nel post precedente, cioè che il “razzismo” è una teoria che è nata a seguito degli imperi coloniali e che sussiste a fondamento delle società coloniali, ecco questo articoletto del Corriere.

Lo scrivente, cosi come la signora Consigliere Comunale che segnala l’episodio, non sono consapevoli del fatto che riferirsi ai “modelli culturali” americani, in questo caso la Alabama del KKK, per interpretare il nostro mondo, è un riflesso condizionato.

Un riflesso condizionato dal lavaggio del cervello a cui siamo sottoposti ogni momento della vita e che serve, appunto, a convincerci che gli USA sono e devono essere la nostra “realtà”, devono essere il nostro passato, il presente e il futuro.

Per me, rispetto al dramma della vecchia sgarbata con la bimba nera, è enormemente più grave che nessuno sia consapevole del fatto che il “razzismo” ci viene imposto, non lo è qualcosa che ci appartiene e ci viene imposto insieme a tutte le conseguenze della “società neo-coloniale” che risulta dalla “globalizzazione”.

Stamattina alla radio sentivo una tizia che straparlava del fatto che dobbiamo investire in Africa per “regolare” la immigrazione. Significa dare mandato alle ambasciate e consolati di ricevere le richieste di chi vuole immigrare in Italia e preventivamente organizzare scuole di “cultura italiana”. Ergo, ancora, senza rendersi conto di nulla, andiamo a riprenderci le colonie africane. Andiamo li, costruiamo strade e ferrovie, gli imponiamo una lingua e inevitabilmente li colonizziamo. Mentre noi qui sogniamo questo futuro radioso di “belle abissine che saranno romane”, le Elite Apolidi ci tolgono l’identità nazionale e la identità individuale, togliendoci la terra, togliendoci la famiglia, togliendoci i ruoli di genere, eccetera. Un po’ come tutte le fanfaluche sulla “pseudo-ecologia”, ormai la gente è in preda ad una sorta di delirio collettivo dove si realizza finalmente l’idea che ogni opionione-scorreggia vale tanto quanto tremila anni di filosofia, l’idea che basta dire una cosa che questa non solo sia automaticamente “un po’ vera”, da qualche parte ma che sia anche automagicamente concretizzata sul piano materiale, prima o poi, da qualche parte.

Viviamo immersi nella follia spacciata come ragione.

2 thoughts on “Alabama in Piemonte”

  1. Com’è bello indignarsi, soprattutto in nome di una giusta e nobile causa (per es. la lotta contro il razzismo, contro la povertà, per i diritti umani ecc. ecc.). Ci si sente migliori, anche superiori, moralmente superiori. Però ci si potrebbe anche chiedere perché certa gente ha comportamenti strani, sicuramente riprovevoli come quelli della vecchiaccia in questione. Sono spesso manifestazioni di malessere, insofferenza, e quindi comprensibili anche se non giustificabili. Il razzismo non c’entra una mazza. Ma poter accusare altri di razzismo e indignarsi ci riscatta dalla nostra mediocrità o nullaggine, ecco che diventiamo i difensori dei deboli, insomma gente con sani principi e persino disposta a rischiare (un pochino). Abbiamo Italiani che detestano altri Italiani perché a lor dire razzisti. Eppure tutti, ma veramente tutti hanno chiavi e chiavistelli per chiudere case e casseforti, persino i comunisti, anche i preti. Ma presto ci diranno che chi si barrica in casa è un poveretto, si preclude lo scambio col diverso che lo arricchirebbe. Rischia persino di degenerare, inaridire. Non capisce che mescolarsi significa ampliamento d’orizzonti, salute e benessere. Lo dice persino il papa.
    Gettate via le chiavi, poveri di spirito (di casa, della macchina, della cassetta di sicurezza): andate incontro al diverso, è lui la vera ricchezza. Certo ci sono quei geni che tendono a metterci sul chi va là in presenza del diverso, ma con scariche elettriche a bassa frequenza si può inibire questa malsana per quanto innata reazione.

    1. La gente ne fa di tutti i colori, ovunque, in ogni momento. Ci sono ladri e assassini ovunque, ci sono psicopatici ovunque, ci sono scemi e antipatici ovunque, eccetera. Nei giardinetti vicino casa mia una bambina è finita all’ospedale dopo essere stata assalita da un pittbull, uno degli infiniti “giocattoli” con cui la gente si trastulla in questi giorni per moda e per compensare l’assenza di altri affetti. Non è finita in prima pagina sul Corriere, pur essendo un po’ peggio dell’incontro con una vecchia antipatica, sempre ammesso che l’episodio sia effettivamente accaduto e non inventato per raccontare una storia che segue la moda del momento.

      Secondo me la cosa rimarchevole, l’ho scritto sopra, è che la gente pensa che vivere ad Alessandria, Italia, sia la stessa cosa che vivere a Decatur, Alabama. Anzi, non solo che sia la stessa cosa ma che debba necessariamente essere la stessa cosa.

      Non si rendono conto che è proprio questa necessità insopprimibile di rendere Alessandria uguale a Decatur che produce poi gli stessi “fenomeni” nelle due località, quando si impone la stessa Umanità con le stesse sfighe nei due posti.

      Ovvero, con la solita ironia non percepita, è il “progresso” che fabbrica i “razzisti”. Poi lo stesso “progresso” che fabbrica i “razzisti” si propone come soluzione al “razzismo”. Il “progresso” non fabbrica solo i “razzisti”, fabbrica tante altre perversioni e ogni volta si propone come soluzione alle perversioni che fabbrica.

      L’altro giorno parlavo con Pippa delle polizze assicurative che adesso cercano di imporre a tutti creando il bisogno di allontanare la paura della malattia e della morte e nello stesso tempo, affermando che il “servizio pubblico” è inesistente. Un servizio pubblico che però dobbiamo mantenere con un prelievo fiscale insostenibile e un crescente deficit e quindi crescente indebitamento Mentre siamo dissanguati dalle imposte, ci convincono a pagare le rate di qualsiasi cosa e se non è la polizza assicurativa, è il finanziamento per l’acquisto dell’auto. Poi ci colpevolizzano se vogliamo adoperare l’auto che siamo incentivati a comprare col finanziamento e ci impongono altre imposte per punizione.

      Prima ancora, a monte, la gente è educata in modo che risponda meccanicamente allo stimolo, quindi quando pigiano il bottone “razzismo” lo “uomo comune” deve “indignarsi”, senza domandarsi cosa c’è sopra, sotto e attorno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.