4 thoughts on “Il momento”

  1. Scusa [John], ma l’insulto (per es. brutto stronzo) è reato o no? Mi sembra di sì, vedi Sgarbi che dà della capra a tutti per evitare querele a raffica (immagino che capra non sia ritenuto offensivo, equivalga a un innocuo ” sciocchino”). Ricordo anche il caso di una giovane che diede in rete del “povero diavolo” a qualcuno e fu per questo condannata dal giudice. Insomma, attenti a quel che dite, i censori sono all’opera. Attenti ai discorsi d’odio, di nuovo condannati ieri da Mattarella (ma quest’uomo è sempre in giro, tutti i santi giorni, a dire banalità?). Chissà, forse anche questa benevola (?) critica al presidente è già reato? Leggo che alcuni giovani rischiano anni di galera per avere offeso il presidente della repubblica.
    Ma l’odio non è un sentimento, dunque una reazione umanissima? Amo certe persone e ne detesto altre, mi stanno sul c… per vari motivi. Ci sono cose che ci piacciono e altre che ci fanno schifo, è nella nostra natura di reagire così. Ma ficcatevi l’hate speech in quel posto, deficienti. Ecco un altro reato, nego l’hate speech.

    1. La Legge è la formalizzazione del “comune sentire”.
      Cioè diventa “vietato per legge” un comportamento che la popolazione sente come “moralmente sbagliato”. Dove la parola “morale” significa “il modo giusto di fare le cose”. Quando non succede, cioè quando la Legge anticipa il “comune sentire” o quando lo precede di troppo tempo, diventa la famosa “lettera morta”, cioè una disposizione scritta sulla carta che però rimane inapplicata nella prassi.

      Messa cosi, sembra innocua.
      In realtà ci mette davanti ad un grosso problema, la incapacità del potere legislativo (Parlamento) di fare in modo che la Legge tenga il passo e la discrezionalità del potete giudiziario (Magistratura) nella applicazione della Legge, cioè nell’adoperare una infinità di articoli e commi involuti come arma.

      Negli USA lo “hate speech” deve aggirare la Costituzione. Lo stesso capita in Italia. Il caso più ovvio è la sussistenza di movimenti politici di “estrema destra”, secondo la definizione socialista, comunista e post-comunista, che si rifanno al periodo fascista. Fino dai primi tempi dell’Italia repubblicana si è invocata la repressione e soppressione di questi movimenti ma ogni volta che la faccenda è finita in tribunale si è infranta contro il principio costituzionale della libertà di espressione. Contrariamente alla vulgata, non è “reato” esprimere idee “di estrema destra”, è reato solo operare per ricostituire il Partiti Fascista, che è ovviamente impossibile perché il Partito Fascista fu una invenzione di Mussolini e non poteva esistere senza di lui. Se Tizio fonda il Partito Piripicchio e questo ripropone alcune o molte delle idee del Fascismo, questo non è reato.

      Nonostante la follia evidente nella ripetizione infinita dei loro gesti, alcuni a “sinistra” ne sono consapevoli e allora, cosi come per lo “hate speech” ricorrono ad un espediente retorico che gli sembra molto acuto, un po’ come fanno quando usano il termine “rifugiato” per un ragazzotto africano in cerca di soldi e fica o “naufrago” per lo stesso ragazzotto messo su un canotto dai contrabbandieri.

      Lo espediente retorico consiste nell’affermare il “male minore” o il “male necessario”. Si sospendono le garanzie costituzionali, i diritti dell’individuo, nel supremo interesse della collettività. E’ lo stesso identico principio del Muro di Berlino, che non a caso i nostro compagni chiamavano “il muro antifascista”. Per il nostro bene, ci chiudono dentro una prigione con il filo spinato e le guardie armate. Chi prova a ribellarsi è un criminale, non per quello che fa in concreto, per esempio cercare di scappare dalla prigione ma per l’atto di ribellione, il Peccato Originale.

      Insomma, lo “hate speech” è una bestemmia, è una ribellione contro il Dio della loro misera e folle religione. Inutile che cerchi un percorso razionale dove non ci può essere. La “sinistra” è una religione dei pazzi, fondata sulla fede irrazionale, che parte dal fare male agli altri per il loro bene e arriva fino al fare male a se stessi per dispetto ai genitori. Cioè le famose Tre Categorie degli Idioti Assistiti, dei Mai Cresciuti e dei Furbastri. I Furbastri progettano il Muro, i Mai Cresciuti lo trovano una grande idea e gli Idioti portano i sacchi di cemento in cambio dello stipendietto e della pensioncina.

  2. “La Legge è la formalizzazione del “comune sentire”.
    Cioè diventa “vietato per legge” un comportamento che la popolazione sente come “moralmente sbagliato”. Dove la parola “morale” significa “il modo giusto di fare le cose”.

    Dunque la condanna per vilipendio della religione (o del presidente della repubblica) è logica e giusta se il “comune sentire” ritiene inammissibili certe offese. Come logica e giusta è la condanna a morte in paesi come il Pakistan o l’Arabia Saudita per la professione di ateismo.
    Da noi l’ateismo non è (più) reato, ma lo è ancora – mi sembra – il vilipendio della religione o dei sentimenti religiosi. Proprio di questo di sta discutendo ora alla televisione svizzera: un libero pensatore ha presentato in parlamento una mozione per l’abolizione dell’Art. 261 bis che prevede appunto la condanna per offesa dei sentimenti religiosi. Il problema è che chiunque può ritenersi offeso per qualcosa che urta la sua sensibilità. In materia Flores d’Arcais ha detto parole definitive in un suo libretto che ho persino comprato e letto (secondo un proverbio delle mie parti: anche una scrofa cieca trova ogni tanto una ghianda).

    1. No, la “condanna” dipende dalla Legge e la Legge dipende dal momento. E’ palese che comportamenti che una volta ti portavano al patibolo oggi sono considerati “normali”. Per esempio la “empietà” o la “blasfemia” (offesa nei confronti degli Dei) o la “apostasia” (rinnegare une religione per un’altra) oppure ancora la “eresia” (sostenere una tesi non ortodossa).

      Il fatto che la Legge non sia in sincronia con il “comune sentire” dipende, come ho scritto, dal fatto che precorre o precede di troppo i tempi. Cioè la Legge cerca di imporre una nuova morale oppure è un arcaismo che è stato ereditato da tempi in cui vigeva un’altra morale.

      Torno a dire, l’accumularsi di migliaia di leggi, articoli, commi e di una prassi (nel sistema legale anglosassone è la prassi che fa la Legge), fa si che il Giudice non solo non applichi la Legge ma la interpreti come un sacerdote con antichi testi sacri ma che lo faccia in maniera arbitraria, discrezionale. E’ abbastanza tipico delle società decadenti, che invece di tagliare i nodi di Gordio con la spada, si divertono a crearne di sempre più intricati.

      Riguardo la “sensibilità”, ti sbagli. Non è affatto “chiunque” e “qualsiasi cosa”. Il tutto si tradurrebbe, nelle intenzioni dei “progressisti” nella soppressione di quelli che loro considerano “nemici”. Quindi solo loro, i “progressisti” hanno la licenza di offendere e di indignarsi per le offese altrui. Il loro ragionamento si fonda sulla relativa sicurezza di avere in mano tutti i gangli del potere (Parlamento, Magistratura) e i luoghi dove si imprime nella gente la “morale” o, nel nostro caso, la “anti-morale” (Media, Istruzione).

      A me sembra che ci sia una sola soluzione, ignorarli.
      Fare come se non esistessero. Allontanarsi da tutti i luoghi, fisici e metafisici, dove esistono loro.

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