Economia circolare, green new deal

Ennesimi neologismi privi di significato, slogan inventati da venditori per abbindolare masse di idioti. A parte che, come scrivevo nel post precedente, se anche le masse non fossero composte da idioti, gli verrebbe impedito di esprimersi, dato che ormai ci sbattono in faccia che l’articolo della Costituzione circa la sovranità popolare è “hate speech”, fascismo, eccetera.

Il simpatico Governo e il gioviale Parlamento continuano nella loro opera di disfacimento dell’Italia e tra le tante corbellerie, che comunque non sono niente rispetto a quelle di cui dicevo a proposito del passato del signor Prodi, tipo le “privatizzazioni” e lo “euro”. Tra le tante assurdità ci sono i provvedimenti che dovrebbero sostenere una fantomatica svolta “pseudo-ecologista” delle abitudini e dell’economia.

Naturalmente la massa è incoraggiata a dare tutto per scontato, a non farsi delle domande, per esempio, mentre si approvano tasse sulla plastica senza alcuna ragione, ecco cosa succede:

Cambia il segnale digitale, a dicembre il bonus per acquistare tv e decoder

A seguito della migrazione di alcune frequenze per far spazio al segnale 5G … quasi 18 milioni di famiglie italiane – più di otto su dieci … dal primo gennaio 2017 le reti di distribuzione dell’elettronica hanno l’obbligo di vendere tv Dbt2 Ready. … si è parlato di un contributo da cinquanta euro a famiglia, fruibile una sola volta per nucleo fino alla fine del 2022. Tecnicamente, si tratterà di uno sconto praticato direttamente dal venditore al momento dell’acquisto: darà così luogo a un credito d’imposta a favore del negoziante stesso.

Quindi spendiamo i soldi raccolti con la tassa sulla plastica per incentivare l’acquisto di venti milioni di televisori di plastica, oltre tutti i materiali usati per la circuiteria. Nel mentre, nessuno si preoccupa della questione annosa dei RAEE, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, che secondo una legge ignorata da tutti, andrebbero raccolti dagli stessi negozianti che riceveranno il “credito di imposta”, invece vengono smaltiti nelle “piattaforme ecologiche” solo nei Comuni che ne sono provvisti e solo nel caso in cui i cittadini provvedano loro stessi al conferimento, altrimenti finiscono dispersi nei modi più disparati. Anche nel caso dello smaltimento tramite le “piattaforme ecologiche”, sarebbe interessante una inchiesta giornalistica che ci informi su quali sono le modalità dello smaltimento, per esempio se i rifiuti RAEE vengono mandati in qualche angolo fuori vista del mondo per essere smontati con modalità improprie da bambini o da schiavi.

In più, tutto questo dovrebbe servire a fare posto alle reti “5G”, cioè, come già detto, all’uso di ponti radio che usano le frequenze delle microonde per la trasmissione dati, una cosa che a sua volta viene venduta come necessaria per la robotica, la telemedicina e altre cavolate ma in realtà serve per la trasmissione video, cioè ad usare Internet per veicolare intrattenimento sui gadget elettronici della “mobilità”.

Siamo andati avanti per decenni con la tiritera dell’inquinamento elettromagnetico che nella vulgata “pseudo-ecologica” era cancerogeno ma adesso, siccome i gadget “mobili” servono alla “globalizzazione”, i “progressisti” che sono titolari della “pseudo-ecologia” hanno rimosso tutto. Le microonde delle trasmittenti “5G” fanno bene alla salute, cosi come la plastica dei gadget, che è una plastica “buona”, non come quella “cattiva” delle bottigliette. Sono buone e salutari anche le batterie, di cui nessuno si domanda l’origine e dove vadano a finire.

22 thoughts on “Economia circolare, green new deal”

  1. Questo Green New Deal (ovviamente in English, che fa più figo) è palesemente falso come l’oro di Bologna. Sarò anche troppo “ottimista”, ma non credo che a bersi la frottola della buona fede dei suoi implementatori siano poi così tanti. Più probabilmente c’è ormai una rassegnazione profonda, del tipo “e io cosa posso farci?”. Sbagliata, sbagliatissima, ma comprensibile.

    Ti do uno spunto, caso mai ti venisse voglia di ragionarci su un momento: non è che le immagini di repressione dei moti più o meno “popolari” che provengono da Hong Kong, dal Cile e da qualche altrove volta per volta scelto alla bisogna (mai dalla Francia, però… anche su questo varrebbe forse la pena soffermarsi) e sbattuto a ripetizione sotto al naso del “pubblico”… non è che tutte queste immagini, dicevo, servono anche a scoraggiare chi potesse nutrire “sentimenti poco ortodossi” dalle nostre parti?

    1. Dalle nostre parti la gente non ha in mente la rivolta ma come fare a pagare le rate del nuovo televisore. Abbiamo sotto il naso esempi di gente che è davvero convinta che il dramma dei nostri giorni siano le microplastiche e che rifiuta di usare oggetti di plastica, senza però indagare quali cose vengono prodotte, in che modo, se e come vengono raccolte e smaltite. Gente che ascolta Grillo che promette un “reddito alla nascita” e invece di ridere, lo prende sul serio. Sulla metropolitana sono l’unico in piedi che guarda attorno mentre tutti sono intenti a spippolare lo scemofono, da cui poi il “5G”. Un livello simile di rincoglionimento è molto oltre la possibilità della rivolta, questo è il mondo dove la percezione della “realtà” coincide con il racconto che viene dai “media”.

      La cosa fantastica è che il “racconto” non è una novità, la storiella è più o meno la stessa da cinquant’anni. Allora come adesso, alla plebe pane e giochi. Sotto il naso del pubblico quando ero bambino si metteva il “posto di lavoro” garantito dallo Stato per il tramite dei Partiti e delle loro emanazioni sindacali. Adesso più o meno uguale. Sentivo prima Conte che delirava del Governo che cerca l’equilibrio tra “lavoro” e “tutela dell’ambiente”. Gira gira, tutto si conclude in promesse, le stesse che facevano cinquant’anni fa. La gente pensa solo al suo gretto interesse e non ha la capacità di vedere il quadro generale. La massima espressione dell’individuo è il conformismo.

      1. Espresso in altri termini: il problema è nel concetto di “progresso”.

        Il “progresso” è inevitabile perché tutto scorre e per noi scorre in maniera lineare. Quindi ci “muoviamo in avanti” nel tempo anche senza muovere un muscolo, per il solo fatto di esistere.
        Se scegliamo di compiere azioni sbagliate, sarebbe meglio restare immobili. Cioè, il “progresso”, contrariamente al condizionamento che ci impongono, non è una cosa buona di perse. Possiamo fare il bene o il male e una buona parte del condizionamento insiste proprio sulla necessità di cancellare la distinzione tra bene e male, sulla famosa “anti-morale”, per cui non esisterebbe un modo giusto di fare le cose (la “morale”) e un modo sbagliato ma tutti i modi sono contemporaneamente un po’ giusti e un po’ sbagliati. Lo scopo è indurre il movimento caotico e quindi la sostanziale paralisi.

        Vedi quanto sopra circa la “rivolta”. Non possiamo nemmeno concepirla, la “rivolta”, se siamo convinti di avere contemporaneamente torto e ragione, di fare bene e male nello stesso momento. L’unica cosa che ci rimane ad orientare il nostro agire è il godimento, andiamo verso quello che ci fa godere e fuggiamo da quello che ci fa dispiacere.

        Alle Elite Apolidi non serve farti vedere in maniera negativa la rivolta di altri per convincerti che la rivolta sia un male e quindi tenerti buono. Siamo oltre, come dicevo. Le Elite Apolidi sono riuscite a fare in modo che la gente, la massa, le abbia adottate come Dio.

        In quanto Dio, le Elite Apolidi ti raccontano come devi interpretare il mondo e come devi immaginare il futuro, cioè sono le titolari del Passato, del Presente e del Futuro. Quindi, coincidono con il “progresso” e qualsiasi cosa sia divergente, difforme, è il Male Assoluto, il Demonio. In quanto si oppone al “progresso” quindi a Dio.

        Il “progressismo” e quindi il “sinistrismo”, è una religione.
        Una religione concepita come strumento per indurre idiozia e insieme per la gestione di masse di idioti, nel senso etimologico della parola “idiota”. Ergo, tra le altre cose, il “progressismo” scarta il concetto di “democrazia”, perché non hai bisogno di discutere o chiedere l’opinione quando c’è Dio a dare le direttive e quando avere opinioni è in se stesso eresia, blasfemia.

        E’ un quadro abbastanza ridicolo. Ma come spesso succede, le cose ridicole possono essere anche mortalmente serie.

      2. Oggi leggo un editoriale di Lerner circa l’assegnazione delle case popolari. Stamani è tutto un coro di pianti e invettive sul “razzismo”. Lerner chiosa:

        “Naturalmente le cifre vere sono altre: quasi l’80% degli alloggi bolognesi Acer sono abitati da italiani. Vero è che nel bando 2018 il 52% delle assegnazioni sono andate a famiglie extracomunitarie, e che da tempo le domande provenienti da nuclei stranieri regolarizzati che vivono in situazioni di disagio sociale superano di quattro volte le domande degli italiani bisognosi. Ma questa è la fotografia della nostra realtà metropolitana.”

        La butta li, la “fotografia della NOSTRA realtà metropolitana”. Della fottuta “realtà”.

        Ancora, una “realtà” che lui ha costruito, predicando fin da subito la necessità di provvedere a nostre spese servizi di trasporto per i “migranti”, quelli che fanno i lavori che non vogliamo fare e che pagano le nostre pensioni, adesso ci racconta di come è e di come deve essere la nostra realtà, che dobbiamo accettare come “dato di fatto”, senza indagare sul perché e il percome.

        Scopriamo che gli stranieri “regolarizzati”, cioè che si introducono e soggiornano in Italia in violazione delle leggi nazionali e internazionali (ma attenzione, la “legge del mare” dove la mattiamo?) e quindi vengono “regolarizzati” con qualche forma di “condono” o “sanatoria”, non solo non sono una “risorsa” ma “vivono in situazioni di disagio sociale” a cui, per non essere “razzisti”, dobbiamo provvedere a nostre spese.

        Ringraziando, ovviamente. Loro per essere venuti qui a rallegrare le nostre misere esistenze e Lerner, per essere il profeta, per dirci cosa è il “progresso”. Che ci porta e ci deve portare alla “nostra realtà metropolitana”.

        Per inciso, ci va ancora bene che parliamo di case popolari invece di sentire il discorso del sindaco “paki” di Londra circa le stragi terroristiche come naturale conseguenza della “nostra realtà metropolitana”. Dato di fatto e “progresso”.

        Ah, poi Lerner mente oppure, come spesso capita agli “intellettuali”, è una figura molto più piccola dell’immagine con cui si atteggia. Infatti scrive anche:

        “Per quanto risulti indigesto ai propagandisti del “prima gli italiani”, il nostro sistema di welfare si basa sul principio di parità di trattamento fra tutti i residenti in regola che versano i contributi e pagano le tasse.”

        Assolutamente falso.
        Il sistema di “welfare” (ai progressisti piace la neolingua) si basa sulla cittadinanza. Hai diritto ad essere assistito in quanto cittadino italiano, anche se non versi contributi, altrimenti i disoccupati non accederebbero ai servizi pubblici e anche se non paghi le tasse, altrimenti proprio chi ne ha più bisogno, cioè gli incapienti, non accederebbe ai servizi pubblici.
        Il sistema di “welfare” non dipende dal fatto di versare una quota associativa, o, come per la solita pagliacciata fasulla dell’INPS, i cosiddetti “contributi”. Necessariamente implica l’esatto contrario, cioè che si va ad assistere chi non è in condizione di badare a se stesso. Lo si fa per il principio di “solidarietà” all’interno della “famiglia”, la famiglia via via allargata alla Nazione.

        Ergo, gli stranieri non hanno alcun “diritto” al “welfare” proprio perché non sono italiani. Non importa niente che risiedano in Italia, tanto più se lo fanno forzando la porta intenzionalmente, confidando di essere poi “regolarizzati” come armi che i “progressisti” adoperano per scardinare la nostra società, cancellando le idee di Popolo, Nazione e Stato, quindi cancellando i presupposti stessi del “welfare” che poi invocano.

        Insomma, non so dire se Lerner ci sia o ci faccia ma è palese che estendere il “welfare” all’intera Umanità significa che il “welfare” non può esistere. Nel momento in cui gli Italiani capiscono che devono pagare le case agli immigrati, invece che agli altri Italiani che pure ne avrebbero bisogno, rifiuteranno di pagare. Non è difficile da capire. Se lo Stato cessa di esistere, lo Stato non può chiedermi le imposte. Diventiamo, come ho scritto in precedenza, una colonia e, come ci insegna la rivolta americana, no taxation without representation.

        Ancora, fa ridere che i “progressisti”, col loro governo fantasma, sono tutti intenti ad imporci mille nuove gabelle e mille artifici in nome della “lotta alla evasione fiscale”. Leggevo che in questi anni c’è l’ecatombe dei piccoli esercizi commerciali, cosa importa ai “progressisti” della “globalizzazione” e dei “rider” con la scatola legata alla schiena. Tutto questo mentre ci dicono, non da ora ma già col signor Prodi, che lo Stato nazionale non deve esistere.

        Il sistema di “welfare” basato sui contributi e le tasse.

        Mostri, sono mostri.

        1. “Interessante” anche soffermarsi sul fatto che buona parte di quel che hai scritto è ormai legalmente sulla sottile linea di confine che separa la libera espressione dall’istigazione all’odio. Il tutto a disposizione della possibilità di arbitrio graziosamente messa nelle mani di qualche magistrato, “grazie” alla mirabile azione legislativa dei nostri “rappresentanti” in Parlamento.

          N.B. – Ho volutamente evitato di usare le tre o quattro espressioni in inglese che ormai praticamente chiunque avrebbe inserito nella frase.

          1. Questo blog per divertimento riutilizza i riferimenti alla saga di Terminator. Riassumendo la storia, una Intelligenza Artificiale sviluppata dai militari diventa autocosciente e quando provano a spegnerla, lancia un attacco nucleare contro la (allora) Unione Sovietica, che risponde e cosi facendo annienta la maggior parte dell’umanità. Poi la Intelligenza Artificiale scatena contro i pochi superstiti delle macchine assassine autonome, tra cui ci sono dei robot antropomorfi, i “terminator”.

            Questo blog nasce dalle ceneri di un altro blog, che è stato chiuso proprio perché dai tempi ingenui di Internet ad oggi si è verificato qualcosa di simile alla storia di Terminator. Le macchine assassine però cercano la gente nelle trappole che sono predisposte dalle Elite Apolidi ad attirarla, cioè i “non-luoghi” come i “social” o in generale i “media”. Faranno molta fatica a rintracciare lo scrivente con questa sua radiolina portatile criptata. Chi mi legge, è la “resistenza”. Purtroppo o per fortuna, non posso raggiungere tutti con la mia radiolina, chi mi vuole leggere deve montare la sua radiolina. Se è furbo, provvede a che sia criptata come la mia. Per esempio Vivaldi mi dice che il tuo IP al momento dell’invio del commento era 37.32.84.57, che corrisponde a “Italy Foggia Postepay S.p.a.” e “AS12874 FASTWEB IT”, informazione che, insieme alla data e all’ora, è quello che serve al “terminator” di turno di risalire alla tua identità personale. Mentre il mio IP in questo momento è un nodo TOR a caso (85.248.227.163 – Bratislava) e venitemi a cercare con questa informazione. Ironicamente, TOR è un software sviluppato in un laboratorio di ricerca della Marina americana negli anni Novanta, come Skynet.

            https://it.wikipedia.org/wiki/Tor_(software)

        2. Guarda, che mi vengano a cercare o meno mi interessa men di niente, perché quel che scrivo è del tutto irrilevante, così come irrilevante è la mia persona. Comunque sia, il mio commento non aveva alcuna intenzione “minatoria”. Semplicemente, constatavo la piega che hanno preso le cose, come sai bene.

          Conosco Tor, come conosco un paio di sistemi operativi “amnesici” di derivazione linux che possono rafforzarne ulteriormente le potenzialità “mimetiche”. Semplicemente, allo stato delle cose e nella mia condizione non credo valga la pena avvalersi dell’uno come degli altri, anche perché per usarli efficacemente dovrei dedicare qualche mezza giornata al reperimento delle necessarie informazioni di supporto. Senza contare che non è detta che chi ha allestito quei sistemi sia veramente quel che appare.

          1. A me viene da dire che come spesso capita, non ci hai pensato abbastanza.

            Cominciamo dai “sistemi amnesici”. Come dice la parola, “amnesia”, non servono a proteggerti da un “terminator” che si aggira per la Rete a cercare superstiti dello sterminio metaforico, servono per cancellare le tracce della tua attività presso i dispositivi che hai usato. Ovvero, tu prendi l’aggeggio di tua zia, ci metti la chiavetta, riavvii, fai quello che devi fare col software della chiavetta, spegni l’aggeggio e sfili la chiavetta. In teoria sull’aggeggio della zia non rimane traccia di cosa hai fatto. La chiavetta stessa può essere impostata per non conservare traccia delle modifiche legate alla sessione appena conclusa.

            Questi sistemi possono incorporare TOR ma la funzione di TOR è diversa, per farla breve interpone tra te e l’estremità di una connessione, per esempio la richiesta ad un WebServer della pagina di un sito, una serie di “nodi”. L’effetto che ottieni è di rendere molto difficile rintracciare il punto di partenza della connessione. Naturalmente il passaggio da un certo numero di “nodi” è il normale funzionamento di Internet, solo che i “nodi” TOR non inoltrano al “nodo” successivo nessuna informazione sul punto di partenza, come succede negli altri casi. Nel caso di TOR non serve nessuna ricerca di informazioni, basta installare:
            https://www.torproject.org/
            E’ tutto auto-configurato, non devi toccare niente.

            Riguardo la “piega delle cose”, la catena ha la solidità del suo anello più debole. Significa che l’eventuale “terminator” può trovare me trovando te. Io posso supervisionare i tuoi commenti ma non posso gestire i log del server di Vivaldi, che è il punto debole della faccenda.

            Infine, certo, se vogliamo essere coerentemente paranoici, i Cinesi che fabbricano i nostri aggeggi possono aggiungere ai circuiti dei loro aggeggi, totalmente invisibili ai nostri occhi a meno di non fare il “reverse engineering” della elettronica, tramite i quali osservare da dietro le quinte tutto quello che facciamo. Gli stessi fabbricanti potrebbero prestarsi dietro richiesta di altri ad installare questi dispositivi di controllo. Poi c’è tutto il software, a partire dal Sistema Operativo a salire. Diciamo però che io non sono tanto preoccupato del monitoraggio della CIA o della NSA quanto del succitato magistrato “politicamente impegnato” e della eventuale Polizia Postale che ne sia il braccio armato. Questi non hanno accesso alle “backdoor” dei Cinesi o di CIA e NSA.

  2. Nicla Vassallo, filosofa e accademica italiana. Non l’avevo mai sentita nominare. Ha pubblicato un libro dal titolo: “Il matrimonio omosessuale è contro natura. Falso!”

    Il libro è presentato così nel catalogo BOL:
    “Che il matrimonio omosessuale sia contro natura è convinzione di troppi nel nostro paese. Attraverso le regole del buon ragionare filosofico, Nicla Vassallo smaschera, con provocazione e intelligenza, il pregiudizio, il calcolo e l’ignoranza che escludono il matrimonio same-sex. Una donna che ama una donna e un uomo che ama un uomo debbono potersi sposare, se desiderano, e non vi è argomentazione valida contro, sempre che l’eterosessualità non permanga un dogma: prendiamone coscienza.”

    Sogno o son desto? L’eterosessualità un dogma, cioè un falso, una perversione? Siamo oltre Orwell.

    1. Sergio, affronti la questione nel modo che i fenomeni della “sinistra” cercano e si aspettano. Se vuoi avere qualche possibilità, li devi spiazzare. In questo caso è palese che il problema è semantico.

      Ovvero: se due persone qualsiasi, mettiamo io e te, decidono di vivere assieme per una ragione qualsiasi, secondo me è possibilissimo realizzare una forma contrattuale che stabilisce i reciproci doveri e lo “stato sociale” della coppia cosi formata. Altro non è che una forma di contratto che regola una società.

      Idealmente, potrebbero anche essere un numero qualsiasi di persone.

      Quello che invece non può essere è la equiparazione tra questa “società” regolata con un contratto e il “matrimonio”. La equiparazione tra “associarsi” e “sposarsi”. La ragione è ovvia, il “matrimonio”, come indica la parola, va assieme al “patrimonio” e cioè unisce il ruolo della “madre” e il ruolo del “padre” in quanto generatori di nuova vita, generatori della prole. Lo scopo della “società di persone” può essere qualsiasi, tutto tranne quello, cioè tutto tranne generare la prole.

      Ovviamente ci sono due cavalli di troia che introducono, al contrario, l’equiparazione tra “società” e “matrimonio”. Il primo è la “unione civile”, cioè una “società” che equivale al “matrimonio” perché composta da uomo e donna che non vogliono sposarsi. Il secondo è la possibilità per gli omosessuali di comprare bambini per intestarseli come “figli”. Quindi, se vuoi andare da qualche parte opponendoti al “matrimonio gay” in realtà devi semplificare il più possibile il “matrimonio civile”, togliendo i crismi del sacramento religioso, in modo da eliminare la “unione civile” come escamotage e devi vietare tutte le pratiche che conducono al commercio di parti umane o di bambini.

      Perché, vedi, lo scopo di tutta la commedia non è sostenere i “diritti” degli omosessuali ad essere quello che non sono e non possono essere, lo scopo è demolire la famiglia e la famiglia non dipende tanto dalla ufficialità del “matrimonio” ma dalla identità individuale di uomini e donne, quindi lo scopo è demolire la identità individuale di uomini e donne, riducendoli a qualcosa tra la scimmia e l’infante. Il “diritto” è negativo, non positivo, cioè è un “diritto” a togliere, ad essere meno. Meno che adulto, meno che uomo o donna.

      La “sinistra” non ha come scopo quello di aumentare l’essere umano ma di diminuirlo il più possibile, realizzando un “minimo comune denominatore”. Quindi toglie. L’idea di “matrimonio” è equiparare meno-che-persone e una società meno-che-generativa a uomini e donne adulti e responsabili. Insomma, il “matrimonio gay” è il solito “vietato vietare”.

      1. Ho affermato forse che un omosessuale è meno che uomo?
        Si. E’ la ovvia conseguenza del fatto che, scegliendo o dovendo scegliere come partner altri uomini, sceglie o deve scegliere di non essere “padre”, quindi non può essere “pater familias”, il capofamiglia tradizionale.

        A compensazione, possiamo ipotizzare che quello che perde da una parte lo guadagni da un’altra, per esempio potremmo dire che un omosessuale è più donna di un altro uomo. Oppure che è più artista, che ne so.

        Fatto sta che io non sono sposato e non ho figli, non ho alcuna difficoltà a dire che sono “meno uomo” di chi ha scelto o ha dovuto scegliere di assumere questo ruolo. Io sono rimasto allo stato precedente, quello di ragazzo, di “scapolo”. Non siamo uguali.

        1. Conosco tanti, ma tanti genitori. Alcuni sono perfino ottime persone. La maggior parte, da qualunque punto di vista li si guardi, NON sono meglio di me NONOSTANTE loro abbiano figliato e io no. Come ebbe a dire un mio conoscente alcuni anni fa, per figliare basta non fare nulla. Altra cosa dal figliare è diventare un padre e/o una madre. Come cantava Morandi: “Uno su mille ce la fa”.

          1. Bisogna che tu faccia uno sforzo, che qui non siamo nei “non-luoghi” per attirare gli scemi. Io non ho scritto “meglio” o “peggio”, ho scritto “meno”, intendendo che chi sceglie o deve essere qualcosa di diverso da un padre, necessariamente sceglie o deve essere “meno” di un “uomo” nel senso storico del termine, che prevede il concetto di “patrimonio”, cioè quello che compete al “padre”, come immagine speculare del “matrimonio”, cioè quello che compete alla “madre”.

            Non sono “padre” e non sono nemmeno “pilota d’aereo” o “fornaio”. Ogni bivio nella vita ti porta su una strada e ti fa rinunciare ad un’altra. Siamo diversi, volenti o nolenti e la “uguaglianza” imposta, forzata, è uno dei tanti segni dei tempi.

            Ah, nota che essere “padre” non significa “figliare”. Anche le mosche “figliano”. Essere “padre”, ripeto, significa avere la responsabilità, i doveri che conseguono alla famiglia e al clan (o “gens” per i latini). Cito: “Secondo la convenzione dei nomi romani, i membri di una gens condividevano lo stesso nomen gentilizio, mentre i suoi differenti “rami”, le famiglie (familiae), portavano un differente cognomen (o soprannome) per distinguersi. Ad esempio la gens Cornelia comprendeva sia i Cornelii Scipiones, sia i Cornelii Balbi, i Cornelii Lentuli”.

            Chiudiamo il cerchio, per quanto sopra, il “matrimonio” non può essere una società tra “n” persone che regolano i loro rapporti con un contratto. Il “matrimonio” è un meccanismo che è funzione della creazione di una famiglia.

            D’altra parte, siccome siamo diversi, non tutti vogliono o possono fare le stesse cose. Le donne brutte non fanno le modelle di Victoria Secret, gli uomini guerci non fanno i piloti da caccia, i bassetti possono giocare a calcio ma non a pallacanestro. Se scegli o devi accompagnarti ad altre persone del tuo genere, non puoi essere “padre” e quindi non puoi averne il ruolo. Comprare un bambino fabbricato per farne commercio non ti rende “padre” più di quanto comprare un cane da slitta ti renda lupo.

          2. Direi anzi che la tua idea di “paternità” come “figliare” è uno stereotipo di chiara origine, indotto da tutto il condizionamento diretto a cancellare il Mondo-Di-Prima per introdurre il Mondo Nuovo. Un po’ come un certo signore di nostra conoscenza era convinto che il figlio ragazzo fosse diventato “uomo” perché aveva iniziato ad usare il pisello. Anche lui figlio dei tempi. Nessuna https://it.wikipedia.org/wiki/Agogh%C3%A9 per noi, nessun percorso, nessuna virtù, nessun merito. Come le mosche di cui sopra.

          3. Un’altra cosa: fino a tempi recenti nemmeno i bambini erano uguali, relativamente al “matrimonio”. Quelli che erano “figliati” fuori dal “matrimonio”, quindi non avevano un “padre” a tutti gli effetti ma solo un genitore biologico, anche quando erano ufficialmente “riconosciuti”, cioè il genitore gli dava il suo cognome accogliendoli nella sua famiglia e “gens”, avevano uno stato sociale differente dagli altri, nei fatti inferiore.

            Erano discriminati per l’eredità rispetto ai “fratellastri”, se ricordo bene, potevano ereditare solo denaro ma non case o terreni, non avevano accesso a certe professioni come il Notaio, eccetera. Un esempio celeberrimo è Leonardo da Vinci, che era figlio “illegittimo” del babbo e visse nella casa di lui come se fosse orfano anche se la madre era in vita, poi fu mandato a bottega dal Verrocchio perché, essendo illegittimo, non poteva seguire la professione notarile di famiglia.

            Del resto, sempre per la strutturazione del “patrimonio” e del “matrimonio”, solo nel 1946 le donne ebbero diritto di voto. Dipendeva dalla antica consuetudine per cui era compito del “padre” rappresentare “politicamente” la famiglia e l’individuo in quanto tale, il “single” di oggi, non era contemplato, non aveva cittadinanza. Se non eri “padre di” eri “figlio di”. Tanto che i Romani comprendevano la adozione tra adulti.

          4. Mi sa che non mi sono spiegato bene. Non fa nulla, le cose restano quel che sono, indipendentemente da quanto le mie parole possano essere o non essere chiare.

          5. Sicuro che le “cose” non dipendono da noi.

            Tuttavia se tu dici A e io capisco B mi sembra ovvio che ci sia un problema su uno dei due lati o su entrambi. Perché se siamo qui è per comunicare e se la comunicazione non funziona, cosa ci stiamo a fare?

  3. Caro John,
    e’ la prima volta che scrivo qui.
    Ho visto che Tor Browser richiede una donazione o sbaglio?
    Mi piace il tuo modo di scrivere e di vedere la realta’.
    Purtroppo sono reduce da un altro blog in cui ho commentato per piu’ di un anno ma nulla e’ accaduto.
    Speravo almeno che si uscisse dalla gabbi virtuale: un incontro, uno scambio piu’ personale ma niente…
    Sei anche tu una gabbia virtuale?
    Perche’ vedi, va bene denunciare e indignarsi, ma ormai lo si fa da anni, decenni.
    A me piacerebbe uscire dalla gabbia, insieme a pochi consapevoli, ma ormai ci spero poco.
    Nell’altro blog ho commentato a lungo, cercato di creare rapporti personali ed empatia per uscire dalla ragnatela, ma niente. Inutile dire che sono delusa. Apprezzo comunque la tua scrittura e i tuoi consigli. Non sono molto esperta di Web, ma questa donazione dovuta non mi ha permesso di usare Tor Browser.

    1. La “donazione” è un contributo volontario, altrimenti sarebbe un “acquisto”.
      Puoi scaricare ed usare Tor Browser senza alcuna “donazione”.

      Non ho capito cosa ti aspetti che “accada” quando scrivi commenti in un blog.

      1. Bene, allora vedro’ se scaricare Tor Browser.
        Ammetto che ero di fretta e mi era sembrato che la donazione fosse condizione necessaria per accedere al servizio, la volontarieta’ era nella cifra che sceglievo di donare.

        Quando scrivo commenti non mi aspetto “accada” nulla nel blog o ai commenti.
        Tra i commentatori pero’, dopo un certo tempo, mi aspetto nasca la voglia di andare oltre lo schermo e “creare” altro, qualsiasi cosa, ma che sia anche reale e non solo virtuale: un incontro, uno scambio piu’ personale e meno anonimo, un modo, seppur minimo, di restare umani e di agire nel mondo reale condividendo idee e “ideali”, ma preferisco chiamarli “intenti”; quelli che, dopo tanto commentare, divengono chiari e condivisi. Altrimenti, a mio avviso, si parla di fuffa.
        Altrimenti, non capisco come fai a dire “Se mi state leggendo, siete la resistenza”.
        La resistenza, per definizione l’azione atta a contrastare l’efficacia di un’azione contraria, e’ possibile solo se si e’ saldamente uniti, come le elite apolidi che ci contrastano con efficacia. Singolarmente si puo’ fare al massimo resilienza: rialzarsi ad ogni urto, superare i traumi, commentare in qualche blog, finche’ la vita non finisce di consumarci.
        Cleo

      2. Tor Browser serve solo nei casi in cui vuoi nascondere la tua identità.
        Non serve per la “navigazione” in generale perché, dovendo passare dai “nodi” volontari, va ad usare la banda di questi “nodi” invece della tua, quindi la banda disponibile sul network di TOR è poca e non deve essere sprecata quando non è necessario.

        Tra parentesi, TOR e Tor Browser sono due cose separate, in teoria puoi usare TOR con qualsiasi software, Tor Browser serve solo a rendere la faccenda più immediata.

        Per il blog, io la pensavo come te e infatti prima avevo un blog dove mi presentavo con nome e cognome, fotografie e tutti i fatti miei. Purtroppo Internet è cambiata come il mondo è cambiato in questi ultimi vent’anni. Tutte le informazioni che metti su Internet vengono usate contro di te, dalle grandi multinazionali, dai singoli utenti stramboidi, dalle cosiddette “autorità”. Ne consegue che vedo due opzioni. Ritirarsi completamente ed usare Internet solo in modalità passiva, senza contribuire alcunché oppure, per avere la facoltà, la libertà di contribuire, di usare Internet in maniera attiva, devi renderti “anonimo”. Non “anonimo” nel senso di crearsi un alter-ego, che è una delle conseguenze dei cambiamenti di cui sopra, perché lo alter-ego non ti rende affatto anonimo da un punto di vista tecnico. Bisogna rendersi anonimi sul serio.

        Questo implica la contraddizione rispetto a quello che scrivi circa lo “interagire nel mondo reale”. Non puoi essere “reale” e contemporaneamente “anonimo”. Quindi, se sei “reale”, sei facilmente sopprimibile.

        Questa è una guerra ed è una guerra in cui io devo giocare di rimessa rispetto a “regole” che decidono gli altri, le Elite Apolidi, i loro tirapiedi e la massa di imbecilli che li seguono.

        Nella serie “Terminator”, nell’episodio “Salvation” a cui accenno nel titolo di questo blog, Skynet organizza un tranello fornendo alla “Resistenza” un falso codice che, trasmesso via radio, dovrebbe disattivare le macchine. Quando i comandanti della “Resistenza” cominciano l’offensiva, Skynet usa la trasmissione radio per localizzare le trasmittenti e distruggerle, incluso il sottomarino che fungeva da quartier generale della “Resistenza”.

        Tempi disperati richiedono misure disperate, quindi vorrei evitare che la mia radiolina servisse a Skynet per mandarmi contro i suoi Terminator. Uscire allo scoperto lo riprenderemo in considerazione se e quando i tempi lo consentiranno. Intanto, cominciamo a vedere come vanno le prossime elezioni.

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