Liguria come esempio della decadenza degli idioti

La parola “idiota” significa “una persona che non è capace di avere una vita pubblica”, quindi di esercitare i diritti e i doveri della cittadinanza, la politica.

Faccio una doverosa premessa, sempre sul tema del “giornalismo”. Il signor Severgnini viene pagato da quello che una volta era l’autorevole “quotidiano nazionale” e che oggi è l’organo di propaganda della “globalismo” e della “società aperta”, per scrivere quanto segue:

… sostengono una tesi pericolosa: che esista una normalità e che questa normalità sia bianca. E chiunque non sia bianco, in Italia, sia un po’ anormale; e debba redimersi. O adattarsi, almeno.

  Non è così, non è mai stato così. «Pura razza italiana» non è solo un ossimoro, un’idea assurda e ridicola: è una tesi storicamente falsa. In Italia sono passati popoli diversi, per secoli, e continuano a passare. È il nostro destino geografico e storico, genetico e culturale. Un bel destino, se ci pensate.

  Noi italiani — anche per questo — siamo diversi tra noi. Diversi per carnagione, per corporatura, per tipo e colore dei capelli. Ripetiamolo. L’idea che esista un «italiano bianco normale», e quelli diversi da lui/da lei siano, in qualche modo, anormali, è pericolosa.

Cominciamo con una fotografia di come erano gli Italiani del Cinquecento:
Adorazione dei Magi, Botticelli. Guardate un po’ voi quanta “diversità” obbligata dal nostro “destino” c’è in questa immagine, a partire dal presunto autoritratto del Botticelli che ci guarda all’estrema destra. Ecco dei Milanesi nel 1848, mentre cercavano di rendersi indipendenti dall’Austria. Questo invece è l’Italia per come ve la vende il signor Severgnini.

Mi fa pena, il signor Servergnini, perché si guadagna il pane scrivendo dei pensierini a livello forse della Scuola Media e li scrive a comando. Peccato che nel farlo debba mentire, travisare e ripetere a macchinetta. Primo fatto ovvio, nessuno ha mai parlato di “pura razza italiana o ariana”. Da li a sostenere che non esista il concetto di “normalità”, caro Servergnini, ci corre un salto mortale carpiato all’indietro senza dignità. D’altra parte, la dignità non fa parte della professione. Chi progetta le automobili disegna i sedili in funzione della “media”, cioè della “normalità”. Le persone molto più alte o molto più basse della norma, oppure gli obesi o quelli che hanno qualche disabilità motoria, si troveranno inevitabilmente a non riuscire a guidare l’automobile, perché non arrivano ai comandi o non vedono fuori, oppure hanno le ginocchia in bocca o la testa piegata. Nello stesso tempo, chi è miope non può pilotare un aereo, chi è piccolino non può giocare a pallacanestro, chi non ha l’utero non può crescere un feto, eccetera.

Siamo diversi? Bella scoperta. Ogni singolo essere umano, anche i fratelli, è diverso. La diversità però non è un fattore “culturale”, caro Servergnini, dipende dal fatto che ci riproduciamo ricombinando a casaccio metà dei geni di un individuo con metà dei geni di un altro individuo, la famosa “riproduzione sessuata”. E’ una faccenda scomoda, ci potremmo riprodurre creando delle copie di noi stessi, anche introducendo delle mutazioni casuali perché le copie siano leggermente diverse. Ma la “evoluzione” ha privilegiato il sistema che generava la massima diversità individuale per fare in modo che ci siano sempre un tot di individui avvantaggiati rispetto a qualsiasi evento catastrofico, per esempio una epidemia. Ci sarà sempre qualcuno dotato di una mutazione casuale che lo rende resistente ad un certo patogeno, quando tutti gli altri soccombono. O uno più peloso che resiste meglio al freddo glaciale o uno col migliore olfatto che trova più facilmente il cibo. Io sono diverso da mio fratello ma sono meno diverso da lui che dal signor Severgnini. Infatti, se mio fratello dovesse venire a mancare, per tradizione arcaica, io mi dovrei fare carico della sua vedova e dei suoi figli, mentre il signor Severgnini non ha alcun obbligo. Perché esiste la prossimità del clan familiare, che è una prossimità di sangue. L’Italia è la terra degli Italiani, caro signor Severgnini, non si chiama “Chiunquia” perché è la terra di “chiunque”.

In Italia sono “passati” popoli diversi. Certo, si chiamano invasioni. Gli invasori incontrano la resistenza degli invasi, i quali, se non sono poveri dementi masochisti, non sono contenti di vedere degli sconosciuti appropriarsi di tutto quello che gli è caro o che gli serve per vivere. Il modello del signor Severgnini, gli USA, nascono dalla invasione europea del continente americano, dal genocidio delle popolazioni native, da un certo numero di guerre coloniali, guerre civili, eccetera. Il discorsetto sul “destino”, sulla “inevitabilità” della faccenda delle “migrazioni” il signor Severgnini lo dovrebbe fare, che ne so, a Toro Seduto, oppure, agli Irlandesi sterminati dalle truppe di Cromwell.

Veniamo ad un’altra questione:
… la Liguria isolata tra dissesto idrogeologico, famiglie sfollate e acqua che manca.
… Ieri la magistratura ha di fatto imposto la chiusura per lavori di due ponti sulla A26 Gravellona-Alessandria, sigillando ogni possibilità di raggiungere il Piemonte con strade a largo scorrimento. L’unica via libera è la A7 per Milano,

Il signor Grillo, profeta genovese di un “movimento” di idioti, straparla di qualsiasi cosa. Una delle premesse dei suoi sproloqui è una idea che tutti vendono come “attuale” ma che in realtà viene dallo Anti-Umanesimo degli Anni Settanta, il cui scopo era demolire l’idea della cosiddetta “civiltà occidentale” (vedi la “pura razza italiana” di Severgnini). Una variante dello Anti-Umanesimo prevede che si debba ripensare il “progresso” come un “regresso”, cioè la famosa “decrescita felice”. Gli idioti di cui sopra immaginano un mondo che sia ovviamente cristallizzato in un eterno istante presente, da cui si può selezionare con calma delle cose da togliere, mantenendo o perfino incrementando la “qualità della vita”. Nell’immaginario degli idioti i manufatti costruiti in fretta e furia nell’immediato del “boom economico”, come il tristemente noto Ponte Morandi, sono e devono essere eterni. Basta fare la “manutenzione”, cosi come alle case basta fare la “ristrutturazione”, cioè cambiare i sanitari, qualche tubo e l’intonaco. Oplà, come nuovo. Gli stessi idioti ovviamente immaginano che le due o tre auto a famiglia, sempre più grandi e pesanti perché tutti loro devono portare cinque tavole da surf sulla spiaggia deserta dell’oceano pacifico, più moto, motorini, monopattini e bici elettriche, appaiano magicamente dal nulla e si alimentino con “energie rinnovabili”. E poi, non sono loro il problema, sono gli altri.

La conseguenza è che se i nostri nonni costruivano in fretta e furia, trasformando l’Italia rurale che rovesciava il vaso da notte fuori dalla finestra in quella che vediamo oggi, col bagno in casa e l’acqua calda a volontà, gli idioti non capiscono cosa significa davvero il concetto di “manutenzione”. Non significa togliere la scatoletta da sotto la pila di scatolette, significa demolire e ricostruire e se vuoi consumare più elettricità devi costruire più centrali elettriche, oppure fabbriche di generatori eolici o di pannelli fotovoltaici e navi e treni per portare quello che serve alle fabbriche e il prodotto dalla fabbrica al mercato.

La Liguria cade a pezzi perché nessuno ci mette mano, non perché nel nostro destino c’è quello di essere invasi dai “migranti” e quello di “decrescere felicemente”. Mettere mano alla Liguria significa studiare la topografia e progettare nuove linee ferroviarie, nuove strade, costruire ponti, gallerie, eccetera. L’acqua non appare magicamente nei rubinetti, bisogna costruire una rete di distribuzione fatta di tubi di diametro diverso, di saracinesche, di serbatoi, di pompe, eccetera. Tutte cose che poi vanno sorvegliate, i pezzi guasti vanno rimossi e sostituiti con pezzi nuovi.

La terra si muove perché fortunatamente l’intero universo che possiamo vedere si muove. La vita sulla Terra esiste perché c’è una continua trasformazione di una cosa in un’altra. Noi però, l’Umanità, abbiamo evoluto la capacità di intervenire entro un certo limite sulle trasformazioni in modo da modificare l’ambiente a nostro vantaggio. Le frane ci saranno sempre ma non sono fulmini a ciel sereno, si sa dove sono e semplicemente si tratta di togliere di mezzo le cose che non vogliamo che siano travolte per spostarle da un’altra parte. Certo, se stai li fermo a guardare con la bocca aperta, poi capita la “disgrazia”. Lo stesso vale per l’acqua che periodicamente invade gli spazi dell’uomo. L’acqua scorre dove è sempre passata. L’alveo dei torrenti è li da vedere, non è nascosto, non è un mistero. Se io ci costruisco qualcosa in mezzo, so già in partenza che un giorno o l’altro l’acqua lo spazzerà via. Quindi, ancora, posso scegliere se non fare niente e stare li a guardare con la bocca aperta oppure predisporre le opere che fanno spazio all’acqua.

Infine, a prescindere dalla inazione degli idioti della “decrescita” e del “destino”, se poi capita un inconveniente, se nevica, se piove, se c’è la siccità, la peste o la carestia, i bambini piangono attaccati alla gonna della mamma, immagine retorica perché secondo Severgnini i bambini non nascono dalle mamme e le mamme non portano la gonna, gli uomini si rimboccano le maniche e si danno da fare. Se la nostra specie ha colonizzato tutto il pianeta, dai ghiacci quasi eterni ai deserti infuocati, pianure sconfinate e atolli in mezzo all’oceano, è perché gli avi si sono dati da fare invece di rimanere li a guardare con la bocca aperta.

Non mi si dica che la Liguria è in ginocchio e ha bisogno dello “aiutino” dello Stato, non voglio sentire il piagnisteo meridionale del “siamo abbandonati”. I Liguri devono bastare a se stessi. Costruiscano le strade a spese loro e poi mettano pure il pedaggio a chi le usa. Il giorno che passerò da una strada ligure, pagherò volentieri per avere la garanzia che la strada “di tutti” non mi crolli sotto i piedi.

Ultima cosa: la Magistratura.

Un Paese in cui la Magistratura, volente o nolente, supplisce a tutti i Poteri dello Stato, amministra al posto del Governo, legifera al posto del Parlamento e si deve occupare anche della vita quotidiana, gestire la rete stradale o gli acquedotti, direi che è abbastanza un circo senza capo ne coda che non può durare molto.

La Magistratura deve applicare la Legge, è il potere giudiziario.

Le strade di solito sono un servizio, cosi come l’acqua potabile, dato in gestione ad una azienda pubblica, semi-pubblica o privata. Se deve intervenire la Magistratura a chiudere una strada perché è pericolosa, è una evidente “extrema ratio”, significa che il gestore non gestisce, che lasciato a se stesso farebbe morire la gente che usa il servizio, facendo crollare un viadotto o mettendo la merda nei rubinetti.

Il Governo non governa, il Parlamento non parlamenta, il gestore dell’autostrada non autostrada, l’azienda dell’acquedotto non acquedotta. C’è qualcuno che fa il suo fottutissimo lavoro in Italia? Oppure è un enorme campo di prigionia dove la gente fa qualcosa solo sotto forma di corvee e con la minaccia delle armi? O ancora, un padiglione psichiatrico popolato da Napoleoni e Giulii Cesari incapaci di allacciarsi le scarpe?

Vi invito alla riflessione: cosi come i preti non possono essere meglio del risultato del procedimento con cui vengono selezionati, lo stesso vale per i magistrati. Pensare che tutto vada a rotoli ma per fortuna esistono questi semidei che “suppliscono” è palesemente illogico.

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  1. Ecco, questo è un articolo che mi piacerebbe leggere nel Corriere al posto di quello di Severgnini.

    1. Buona requisitoria, ben articolata. Unico neo l’accenno al piagnisteo meridionale. Ore di TV per Venezia e solo qualche accenno x Matera e .la Calabria. L’autostrada Messina Catania è una trazzera da anni. La ferrovia Catania Palermo è qualcosa di impresentabile. Piagnucolo?

    2. Si, piagnucoli.
      A me non interessa affatto com’è la autostrada Messina Catania, potrebbe essere in Peru o sulla Luna e sarebbe la stessa cosa, la mia terra finisce sulla riva destra del Po. Cosi come alle strade e agli acquedotti liguri ci devono pensare i Liguri, perché è la loro terra, le loro strade e la loro acqua, allo stesso modo alle strade e agli acquedotti siciliani ci devono pensare i Siciliani, perché è la loro terra. Il piagnisteo consiste nel lamentarsi senza fare un cazzo. Piangere invocando l’intervento dello Stato, perché il condizionamento meridionalista prevede che il cittadino possa essere solo “servitore dello Stato”, oppure brigante. Mi si dirà che la Sicilia non ha le risorse proprie per provvedere le infrastrutture. Non le avrà mai, le risorse, se la logica è quella dell’assistenzialismo in cambio di voti, stipendietti e pensioncine come “gentile concessione” del padrone di cui si è “servitori”. Nel contempo, quelli che avevano qualche ambizione e che magari se fossero rimasti avrebbero provveduto alle infrastrutture, sono emigrati a lavorare sulle infrastrutture di altri. Per cui, se non si applica la logica del meridionalismo assistenziale, si applica quella del globalismo migrante. Allora, se siamo tutti migranti e dobbiamo muoverci come le locuste per andare la dove troviamo da mangiare, che senso potrà mai avere quello di fare investimenti di generazioni per costruire strade, ponti e acquedotti? Chi si sacrificherà per i figli, a cosa giova costruire se domani si devono levare le tende e trasferirsi?

      Siamo in tempo di guerra. Non è tempo di recitare versi e suonare la cetra.

      1. Ah, un’altra cosa. Tempo fa una delle figure più tragiche della Storia recente, il signor Prodi, affermava di volere trasformare il Sud Italia in un “hub” per il traffico commerciale da e per l’Asia. Lasciamo perdere l’ovvia considerazione che sono cinquecento anni che la marineria italiana è decaduta, da quando sono state aperte le rotte oceaniche e il mediterraneo è diventato un lago chiuso ai margini degli eventi del Mondo. Se vuoi fare lo “hub” devi provvedere tutto il necessario, quindi energia, comunicazioni, trasporti. Non basta fare la sparata, distribuire stipendietti e pensioncine a un tot di funzionari e burocrati. Bisogna darci dentro con il badile, col piccone, con la cazzuola e la chiave inglese.

        Cosa c’è di rilevante in Liguria? Il Pesto? La Focaccia? No, c’è quello che è da secoli un “hub”, cioè il porto di Genova, praticamente l’unico porto italiano che ha un senso. Si c’è anche Trieste ma è un po’ chiuso in un angolo. Ergo, i proventi di questo “hub” che distribuisce merci da e per l’Europa devono essere presi dai Liguri e spesi per demolire, ripeto, demolire, le infrastrutture obsolete e ricostruirne di nuove. Allo stato attuale è evidente che quei proventi vengono semplicemente intascati da un certo numero di persone, che è un altro modo per “fare girare l’economia”, però è un modo che consuma quello che esiste e le cose che vengono consumate prima o poi finiscono.

        La ragione della mia invettiva è il concetto che si possa cristallizzare tutto nello “eterno istante presente”. Che una volta fatto un ponte, citando quell’altro personaggio circense di Renzo Piano, questo duri mille anni. Davanti alla evidenza che il ponte precedente è durato cinquant’anni. Una persona con un minimo di buon senso, che vive nella fisica e non nella metafisica, direbbe che conviene fare un piano per cui cominciamo a mettere da parte i soldi per demolire e ricostruire il ponte tra altri cinquant’anni. Poi se dura di più, tanto meglio, intanto però ci siamo premuniti. Dire che durerà mille anni significa dire “non ci pensiamo più, ne noi, ne i nostri bisnipoti”.

        Lo stesso dicasi per tutte le baggianate pseudo-ecologiche, tipo “sostenibile”. Per usare uno scemofono bisogna che esista tutta la filiera che parte dalla raccolta dei minerali e arriva fino all’aggeggio collegato alla rete elettrica e alla rete di ponti radio della “telefonia mobile”. Tutta roba che ha un inizio, uno svolgimento e una fine, tutta roba che non ha niente di “circolare” o di “rinnovabile”. Posso scegliere se alimentare lo scemofono con una pila atomica che fa bollire l’acqua e questa fa girare una ventola o con un generatore collegato ad una ventola mossa dal vento ma entrambe le cose hanno bisogno della filiera che parte dalle miniere e arriva fino a tutte le cose che servono a fare girare le rotelle. E’ un mero calcolo economico, il rapporto tra il costo e il rendimento.

        Bisogna muoversi in avanti, sempre e comunque, per due ragioni. Tutto scorre, come dicevano gli antichi e noi possiamo percepire lo scorrere solo in avanti, non possiamo ne stare fermi ne andare indietro. Possiamo fare finta, con tutte le conseguenze.

      2. A dir la verità io la cetra te la spaccherei in testa. Se a te non frega un cazzo di come stanno le cose sotto un parallelo a me frega ancora VB meno leggere i tuoi sproloqui autonomistici. È inutile che li condisci con una falsa ma brillante teoria dei principati e delle signorie. La ricchezza dei luoghi dove probabilmente vivi tu te l’hanno costruita i meridionali bella gioia. I soldi e le infrastrutture di cui cianci da destra ( stesso discorso da sinistra) li avete messo in piedi grazie al Sud.
        Adesso restate oltre la linea del Po a pescare siluri.

        1. Ah le risate.
          Andiamo con ordine. Contrariamente alla abitudine pubblico questo delirio perché è divertente, classica sparata del terrone con i complessi di inferiorità.

          La differenza tra lo “stato delle cose” dalle tue parti e questo blog è che io non ti chiedo soldi per leggere il blog, mentre tu mi chiedi soldi per sistemare la ferrovia tra Freganiente e Fregameno.

          Perché tutto si riduce a quello, non c’è il treno in Sicilia, i Siciliani piangono per farsi dare i soldi per fare il treno, non fanno il treno perché poverini c’è sempre qualche sfiga cosmica, cosi dopo un po’ ripiangono per farsi dare altri soldi per fare il treno. Intanto si danno delle pacche tra di loro per quanto sono furbi a piangere e fottere.

          La “ricchezza” non viene da fontane di ricchezza, viene dal lavoro e dal commercio. Non l’ha costruita nessuno in particolare, tranne la gente che ha lavorato e ha commerciato. Nessuno ha costretto i Meridionali a trasferirsi, ne allora ne oggi, semplicemente quelli con qualche ambizione hanno deciso che rimanere al paese e vivere di piangi e fotti non era promettente e che conveniva andare dove c’erano altre possibilità. Di sicuro, la stragrande maggioranza di questi non immaginerebbe mai di tornare a vivere in Terronia, perché nel frattempo gli è diventata estranea e i loro compaesani intollerabili tranne magari un paio di settimane di ferie d’estate.

          Sono passati centocinquantanni dalla Unificazione e siamo ancora qui a lamentarsi di una spoliazione mai avvenuta, perché la realtà di allora era che, tolte le elite numericamente esigue, al Sud la popolazione viveva in regime di servo della gleba e nell’analfabetismo assoluto. Che poi non è cambiato molto, perché ancora oggi al Sud le elite numericamente esigue e anche palesemente inette continuano a governare sopra le masse di servi della gleba, servi che temono il test INVALSI perché certifica il fenomeno del “pezzo di carta” agli analfabeti, che è il viatico per potere diventare “servi dello Stato”.

          I siluri non sono nativi del Po, ce li hanno impiantati di proposito per il divertimento dei pescatori, senza considerare, come spesso capita, le conseguenze dell’inserimento di una specie aliena sull’ecosistema. Comunque, sempre meglio del mancato intervento nel caso della Xilella che piano piano cancellerà le coltivazioni di Olivo dal Sud Italia, mentre si piange e si fotte.

          1. sei per caso uno dei patron delle FS? Se faccio un biglietto in stazione a te entra qualcosa? Sai non lo sapevo. Ci mancherebbe chiedessi i soldi per leggere il tuo spazio, ma da dove ti vengono ste sparate? Moriresti di fame mio caro anche tra i tuoi conterranei e lo sai bene. Non cambiare discorso come spesso succede quando incontrate un meridionale senza complessi di inferiorità. Tu devi esserti fatto di qualcosa di forte per affermare che ” Nessuno ha costretto i Meridionali a trasferirsi, ne allora ne oggi”, oppure ” tolte le elite numericamente esigue, al Sud la popolazione viveva in regime di servo della gleba e nell’analfabetismo assoluto” ma che cosa diavolo scrivi? La cultura in Italia è stata in gran parte meridionale e lo è ancora. Mia madre ha insegnato a quelli come te grammatica e sintassi ma voi continuate a scrivere e parlare un italiano raffazzonato con l’articolo indeterminativo prima del nome proprio di persona. Puoi pensarla come vuoi, ci mancherebbe, ma i polentoni senza i terroni sappilo non andranno mai da nessuna parte.
            SE hai il coraggio di pubblicare la mia risposta guadagnerai un minimo di rispetto intellettuale da parte mia altrimenti te la canti e te la suoni da solo con la sciarpa verde alle fonti del grande fiume ( senza siluri).

          2. Allora faccio un’altra eccezione, non perché mi curi del tuo caso psichiatrico o perché mi importi del tuo “rispetto intellettuale” ma perché il tuo commento è istruttivo per la ripetizione ennesima di tutti quelli stereotipi che costituiscono la vostra cultura vittimistica, sado-masochista e quindi perdente. Per altro, molto simile a quella che è prevalente tra i Musulmani. Andiamo ad esaminare.

            Circa le infrastrutture della Sicilia, evidentemente non ci sei arrivato al primo giro, con tutta la “cultura” del Meridione, allora riproviamo. Il blog, che ti piaccia o meno, è gratis. Io ci metto il tempo e le mie cretinate, l’azienda Norvegese ci mette la piattaforma.

            Invece, la ferrovia tra Bucodiculo e Cessomalcagato per essere costruita e mantenuta richiede del denaro al contribuente italiano, a prescindere da chi poi la userà. In Italia ci sono solo quattro o cinque Regioni che contribuiscono più di quanto ricevono dallo Stato oppure vanno in pari. Tutte le altre succhiano risorse, cioè hanno un saldo negativo. Cito:

            “Nel 2015 la CGIA di Mestre ha quantificato di oltre 100 miliardi di euro il residuo fiscale delle regioni del Nord Italia, di cui 53,9 per la sola Lombardia, 18,2 il Veneto, 17,8 per l’Emilia Romagna e 10,5 per il Piemonte. Anche la Toscana, sempre secondo lo studio della CGIA di Mestre, presenta un consistente residuo fiscale pari a 8,3 miliardi di euro.”

            Quindi il punto della faccenda è che tu, mentre piangi perché la linea ferroviaria manca o non funziona, stai chiedendo il proverbiale “aiutino”, come i tuoi conterranei che chiamano i quiz televisivi o come i diplomati col “pezzo di carta”. Aiutino che si traduce nell’aumento del già insostenibile trasferimento di risorse da buttare in quel pozzo senza fondo, che spreca tutto quello che riceve per continuare a piangere e fottere e quindi chiedere ancora e sprecare ancora, senza fine.

            Riguardo lo stato dell’arte all’atto della Unificazione e la leggenda della “cultura meridionale”, cito:

            “All’indomani dell’unificazione, nel 1861, l’Italia contava una media del 78% di analfabeti con punte massime del 91% in Sardegna e del 90% in Calabria e Sicilia, bilanciata dai valori minimi del 57% in Piemonte e del 60% in Lombardia.”

            Lo analfabetismo era solo il sintomo di una diversa struttura sociale, in sostanza era come ho detto, al Sud una aristocrazia numericamente esigua dominava una massa di servi della gleba. Il problema si è trasferito pari pari al giorno d’oggi, il Sud continua ad essere dominato da una aristocrazia esigua di inetti e popolato da una massa di servi della gleba.

            Circa tua madre, non vorrei andare sul personale ma tutti noi qui abbiamo fatto le nostre bellissime esperienze con gli insegnanti meridionali che non parlavano italiano. Se non fosse stato per loro, evidentemente, per via delle cose dette in precedenza, saremmo nelle caverne.

            Adesso vai a fare in culo e stai alla larga da questo blog.

        2. Ah, i “servitori dello Stato” che fanno il concorso, accettano il trasferimento e appena in sede fanno ricorso per essere rimandati al paese sono quelli che non hanno niente da dire e da dare, quindi vivono di assistenzialismo clientelare. C’è tutto un enorme macchinario che nel tempo ha determinato la “meridionalizzazione” di tutta la Cosa Pubblica, non solo per quanto riguarda la “politica” nella forma dei “rappresentanti eletti” e della “amministrazione” ma anche nella cosiddetta “cultura”, per cui i turisti vengono in Italia a cercare il tipo in canottiera con la catena d’oro, il pelo sul petto e i baffoni, il capello impomatato e l’intera “informazione” e la produzione di intrattenimento, vedi il caso RAI, esiste al massimo dalla Toscana a scendere.

          Qui torniamo al modo con cui vengono raccontati i “cataclismi” come il caso della Liguria e al modo in cui vengono affrontati. Sempre “servitori dello Stato” che non fanno niente a parte muovere scartafacci da un ufficio all’altro, gendarmi e magistrati sullo stile para-coloniale.

          Questa è l’Italia in cui un ex-magistrato come il sindaco di Napoli, non solo fatica a parlare in italiano ma si vanta che la sua città è “capitale intergalattica (pieno di capitali da certe parti) della ecologia” mentre due strade dietro il suo ufficio ci sono montagne di rifiuti ad altezza delle finestre del primo piano. Senza contare che la “capitale intergalattica di tutto quello che è bello, buono e giusto” ha centomila altre sfighe ovvie, dai topi nelle sale operatorie e la gente buttata per terra nei pronto soccorso al fatto che è la origine della maggior parte degli euro contraffatti in Europa.

          Cosa c’è di sbagliato ad aspettarsi che sia la Magistratura a sistemare la Liguria?
          Mah, chissà.

          1. Ancora questa mattina, un collega catanese mi ha notificato che il Piemonte è decaduto a livelli ipoindustriali e ipoeconomici, oltre che ipoculturali (mi si passino i neologismi, che ho inventato testè). Nonostante sia persona almeno mediamente intelligente, non ha saputo (voluto) replicare alla mia obiezione: “Sarà perché in Piemonte i Piemontesi superstiti sono ben pochi? Dunque, CHI ha ridotto il Piemonte in quel che è, quando e soprattutto COME?”

            Prima furono i Francesi. Poi, con tutt’altra tecnica, i Veneti. Vennero indi i Meridionali in genere. Ecco oggi genti da ogni dove, anch’essi con intenzioni men che limpide. Risultato: il Piemonte non è più il Piemonte — è una terra sulla quale sono passate e si sono insediate, passano e si insediano sgomitando orde su orde, con gli esiti che vedono i Piemontesi come rinchiusi nelle loro “riserve” come vacche e maiali nel recinto.

            Ciò non toglie che INDIVIDUALMENTE esistano ALCUNI Meridionali con piena dignità. Si tratta comunque di persone con una conformazione culturale che non ha nulla a che fare con quella piemontese. I Meridionali sono PERFETTI per il Meridione, come i leoni sono perfetti per la savana, i lupi sono perfetti per l’Appennino, i bisonti per le praterie nordamericane e i trichechi per i più gelidi tra i mari.

          2. Ho colpevolmente dimenticato l’influsso MORTIFERO degli Statunitensi nello sfacelo che ci ha portato alla cancrena sociale. L’America agli Americani. Il resto del mondo (incluso il Piemonte e l’Italia più in generale) no.

          3. Oggi è eresia anche solo nominare termini come “Piemonte” assegnandogli un valore che non sia meramente topografico. Eresia dire che il “Piemonte” è la terra dei Piemontesi. Esattamente per la stessa ragione per cui Severgnini ci ricorda che non esistono “Italiani Bianchi Normali” e ovviamente nemmeno “Europei Bianchi Normali”.

            Il “meridionale” è un concetto che puoi declinare in tre forme.
            Il “meridionale” come entità biologica, ovviamente è frutto di incroci diversi da quelli che avevano determinato il “settentrionale”. Questa è la ragione per cui gli Americani ma diciamo gli stranieri in generale, si immaginano gli Italiani “pizza, mafia e mandolino”, coi tratti somatici che avevano quelli delle ultime ondate della diaspora italiana, che venivano tutti dal Sud. Per gli Americani siamo tutti come i loro “italo-americani”.

            Il “meridionale” come entità culturale, ugualmente frutto di incroci diversi. L’Italia notoriamente è divisa in tre zone, che poi corrispondono alla “tendenza al voto” che è emersa alle ultime elezioni europee, che puoi vedere qui:
            https://www.corriere.it/elezioni-2019/notizie/elezioni-mappa-nuovi-colori-dell-italia-il-voto-54608fd8-80c7-11e9-8142-a1f29f3c9bf7.shtml
            Il Nord assomiglia di più alle Nazioni appena oltre il confine mentre il Sud assomiglia ai famosi “Paesi del Mediterraneo”, il centro vive da secoli di “centralismo burocratico”.

            Poi c’è il “meridionale” come macchietta del “servitore dello stato”, vittima e insieme strumento del neo-colonialismo che oggi ci appare chiaro come progetto di riduzione dell’intera Umanità alla massa indistinta del “meticciato”. Vedi, secondo me il problema non è tanto quello che succede sul piano fisico, quanto quello che viene raccontato col famoso “storytelling” e che va a determinare la “rappresentazione della realtà”. Il Piemonte e i Piemontesi cessano di esistere non nella forma biologica o culturale ma nel momento che non sono più menzionati dallo “storytelling”.

            Cosa dice nel film “300” il gigantesco Serse che torreggia su Leonida, quando questi rifiuta le sue proposte di ricchezze, potere e onori se avesse consegnato la Grecia? Che non solo avrebbe provveduto a mettere tutto a ferro e fuoco ma che avrebbe accecato e tagliato la lingua a tutti i “dotti” in modo da cancellare la Storia dei Greci dalla memoria dell’Umanità. Leonida gli risponde che invece il “sacrificio” degli Spartani aveva lo scopo di creare un esempio, un evento memorabile in cui pochi si oppongono a molti, eccetera.

            Ecco, i Piemontesi sono spariti non perché hanno consegnato il Piemonte senza Termopili ma perché hanno lasciato che ai loro dotti fossero cavati gli occhi e mozzata la lingua, hanno consentito di venire rimossi dalla Storia.

            Vedi bene che anche in questo blogghettino ti viene proposta una rappresentazione onirica, del tutto falsa, dell’Italia e degli Italiani, del mondo in generale e se tu cerchi di rimettere le cose nella giusta prospettiva, sei un demente, un razzista, eccetera.

            Se ti domandi perché i Piemontesi si sono fatti cancellare dalla Storia, la risposta è tristemente banale, è stato un processo sottile per cui li hanno comprati, come succede ancora oggi, scambiando le “comodità del progresso” con i “cambiamenti inevitabili e necessari”. Poca gente ha la forza di guadagnare la libertà con la rinuncia, quasi tutti si comprano facilmente e cosi gli si impone il conformismo.

          4. Non farti ingannare. Gli Americani sono il Primo Esperimento delle Elite Apolidi, sono il vero “meticciato” e, come tale, sono una Umanità sofferente. Sono consapevoli, a diversi livelli di percezione, di vivere un orrendo esperimento di ingegneria sociale ma non vedono nessuna altra opzione che affermare lo stesso esperimento con ancora più forza. Costa molto meno, da tutti i punti di vista, che metterlo in discussione. Senza contare l’ovvia repressione operata dalle Elite Apolidi sulla dissidenza, tramite i propri funzionari e tirapiedi.

            Certi meccanismi mentali sono ricorrenti. Ho citato per esempio i Musulmani, i quali davanti alla constatazione che le loro società teocratiche non funzionano, invece di metterne in discussione i presupposti preferiscono riaffermarne le origini, cioè il cosiddetto Espansionismo Arabo del 600 DC. I califfati, gli sceicchi con la spada, eccetera. Partire per la tangente costa meno che mettersi in discussione.

  2. Quanti argomenti in un articolo solo Signor Connor. Sarebbe stato quasi meglio dividerlo in più post.
    1) Severgnini la tocca piano direi.. non è più un discorso esclusivamente di prezzolatezza, ormai. Sembrano parole proferite da un software più che una persona, da tanto è il tafazzismo anti umano che vi si legge. Essere bianco e italiano e sputare sui bianchi e gli italiani: una volta questi soggetti venivano rinchiusi in manicomio, ma una volta il pensiero era seguito di un ragionamento. Bisogna riappropriarsi della ragione, rinchiudere nuovamente questi pazzi nel manicomio, tagliare i ponti con loro. Devono diventare voci nel deserto.
    2) Io abito nell’hub portuale italiano per eccellenza. Queste strade che cadono sono anhce le mie, dunque. Direi che la critica principale debba essere sul lato capitalistico, o sbaglio? La gestione di queste viene completamente de-territorializzata, passata ad un comando centrale che come unico scopo ha aumentare il profitto abbassando i costi, con l’ovvio risultato di calciare il barattolo il più a lungo possibile, monetizzando l’attuale fino, appunto, al crollo dello stesso.

    1. Ti sbagli, una volta questi soggetti stavano attorno ai potenti di allora e gli sbrigavano le commissioni, esattamente quello che fanno oggi. Severgnini dice tre cose, una ovvia, cioè che ci dobbiamo vergognare di essere “bianchi”, che poi significa essere “europei”. La seconda, appena meno ovvia, è che ci dobbiamo vergognare degli antenati, dobbiamo rinnegarli, dobbiamo “rimanere umani” facendo finta di non avere un Botticelli o gli orfanelli dei Martinitt alle spalle, perché questo oltre a renderci feccia, ci renderebbe diversi dai “migranti” con altri padri, prima e dai figli del “meticciato”, senza padre, dopo. La terza cosa, che non è ovvia alla maggior parte della gente, è che non deve esistere il concetto di “normale”. Non solo non è “normale” che un italiano sia “bianco”, non è “normale” qualsiasi altra cosa, che parli una lingua, che mangi certe cose, eccetera. Quello che è “regola”, quindi “norma”, quindi giusto e sbagliato, ce lo deve dettare di volta in volta Severgnini dopo avere ricevuto il comando da quelli che lo pagano e, risalendo la catena di comando, da quelli che ridefiniscono la nostra “realtà” col famoso “storytelling”.

    2. A proposito della Liguria, come di qualsiasi altro posto del mondo. Se io vengo in Liguria non voglio incontrare il “meticciato” e la “terra di nessuno” dell’Umanità Migrante, voglio incontrare i figli di quelli che strappavano il pane dalle colline lavorando incessantemente ai muretti a secco, ai mulini, alle mulattiere, i figli di quelli che portavano le merci su e giù e i figli di quelli che andavano a procurarsele per mare. Arrivo da ospite, chiedendo il permesso e rispettando la casa d’altri. Mi aspetto che chi mi ospita tenga casa sua da conto almeno come facevano i suoi avi e, se serve, gli do volentieri una mano a fare e disfare, aspettandomi che la diano a me quando sia il caso.

      Non esiste nessun “lato capitalistico”, il termine “capitalismo” nel lessico marxista significa “qualsiasi cosa che non sia marxismo”, cioè la facoltà di ognuno (contro la collettivizzazione) di comprare e vendere cose, lavoro, idee.

      Per come la vedo io, i Liguri, come gli Italiani in genere, piano piano sono stati trasformati in gente senza Padre e senza Casa. Figli di nessuno. I Liguri non pensano che il porto sia roba loro, che le strade e le ferrovie siano roba loro, che le montagne dietro siano roba loro e che dietro le montagne ci sono altri che hanno le loro strade, le loro ferrovie, i loro fiumi, le loro montagne. Il “mondo” degli Italiani ormai ha un diametro di un paio di metri ed è il confine delle cose che puoi toccare e di cui puoi godere. Appena oltre, c’è il mondo della “liquidità”, per cui si sposta tutto nel “globale” e non c’è differenza tra il ramen giapponese e il pesto genovese, sono coincidenti e nello stesso tempo agli estremi.

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Vivaldi