La Legge del Mare

Un po’ di tempo addietro i fenomeni della “sinistra”, ovviamente imbeccati dai “think tank” delle Elite Apolidi, hanno pensato che fosse una cosa particolarmente furba e astuta quella di rappresentare gli immigrati come “profughi” e di farli mettere dai trafficanti su dei gommoni in modo che arrivassero appena al largo rispetto la costa del Nord Africa, una volta li questi “profughi” diventavano “naufraghi” perché il gommone cinese non è fatto per le traversate, specie se stracarico di gente che non ha mai visto il mare in vita sua.

Una volta diventati “naufraghi”, eccoci con trucco della “legge del mare” per cui qualsiasi natante deve soccorrere i malcapitati. Prima hanno provato con naviglio mercantile ma era un costo per gli armatori, poi con naviglio militare ma i militari sono riottosi e poi costano, quindi le Elite Apolidi hanno pensato che era più “simpatico” usare delle navi intestate a ONG, organizzazioni di filantropi e volenterosi, che per natura sono dalla parte di quello che è buono e giusto. Alla fine non è tanto una questione di quantità, cioè quanti immigrati si riescono a spacciare per “naufraghi” con questo trucco, quanto la propaganda che mira a ficcare in testa alla gente che l’immigrazione non solo non può essere vietata ma che facilitarla con la “accoglienza” è un dovere, un obbligo, prima morale e poi, ovviamente, legale.

Oggi però leggo questo articolo sul Corriere:
I giudici scagionano Salvini: «Le Ong sbarchino nel loro Paese»

Ve lo riassumo semplicemente: primo, non è vero che esista un fantomatico “diritto internazionale” che obblighi l’Italia a fare sbarcare i finti-naufraghi, finti-profughi raccolti, previo accordo coi trafficanti, dalle ONG finanziate da non si sa chi ma facenti capo a Paesi del Nord Europa. Secondo, la normativa esistente a cui si può fare riferimento per interpretare la condizione evidentemente afferma l’esatto contrario della propaganda apolide. Che poi è ovvio, fintanto che esistono Nazioni e Stati l’intera faccenda del “no borders” (niente confini) e del “diritto di migrare” non può esistere. Invertendo il ragionamento, chi promuove l’immigrazione come “diritto” in realtà lavora per cancellare Nazioni e Stati.

Nel mentre, ho visto qualche secondo della trasmissione RAI di Fazio in cui intervistavano la celebre Carola. Uno spettacolo nauseabondo, ho dovuto chiudere.

Edit: la faccenda del MES dimostra che l’attuale Governo è il risultato di un altro colpo di stato operato dai “compagni” su mandato delle Elite Apolidi. Cercano di fare quanto più danno possibile per metterci davanti all’ennesimo “dato di fatto” della cessione di sovranità nazionale e di rappresentanza democratica, nascondendo i siluri sotto una montagna di scemenze, tipo la “plastica”.

Intervento di Borghi alla Camera.

Toccherà fare un altro Risorgimento e combattere un’altra Guerra di Indipendenza.

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  1. Della Carola è interessante come senta il bisogno di calarsi ancora di più nello stereotipo esibendo quei ridicoli dreadlocks e quella specie di nastrone-cuffietta che indossava da Fazio.
    E’ lo stesso atteggiamento espositivo adottato da “padre” Zanotelli con i suoi foulard arcobaleno, t-shirt arcobaleno, arcobaleni arcobaleno. E’ come se questi personaggi fossero in costante dubbio “Si capirà da che parte sto dal mio modo di vestire? Sarà chiaro? Sarà chiaro anche ai meno svegli? Per favore ditemi che è chiaro. Vi prego. Ditemelo”.
    Lo stereotipo come obiettivo. Lo stereotipo come ideale. Lo stereotipo che si fa persona.
    Così come il leader delle sardine incarna (nonostante sia trentaduenne) lo stereotipo del sedicenne. Occhioni limpidi, riccioloni fantasia, maglioncino senza camicia, sguardo puro. Ma sinceramente: vi sembra un trentaduenne, quello lì? La prima volta che l’ho visto mi ha fatto l’impressione di uno studente delle superiori. E la cosa è chiaramente voluta.

    1. Il “look” della Carola ha diverse funzioni.
      Lo stesso “look” pseudo-rasta o comunque “esotico” viene esibito dai ragazzi delle mie parti come una divisa e viene indossato da quelli che sentono il bisogno di intrupparsi per ottenere in cambio la “protezione” della massa, vedi il concetto stesso della “sardina” e la gratificazione della “approvazione” o “feedback positivo” dei propri pari. E’ sempre esistito questo meccanismo tra i cosiddetti “giovani”, io l’ho saltato perché vivevo in un contesto periferico e quindi troppo semplice e spartano, mi dovevo mettere i vestiti di mio fratello, le scarpe sfondate per via della palla e andavo dal parrucchiere quando avevo i capelli negli occhi.

      Ad un livello superiore, cioè dove si determina se un certo “look” è “moda”, quello di Carola ha più o meno la stessa funzione di quello che avevano i Beatles della seconda fase della carriera, quando andavano in India a farsi illuminare dal “guru” che nel frattempo gli trombava le mogli. Il “look anti-umanista” che afferma la superiorità dello “altro”, qualsiasi cosa sia, rispetto alla cosiddetta “cultura occidentale”. E’ un look che si rifà alla “ideologia liberal” che negli Anni Settanta partiva dagli USA come “controcultura” e andava a rimpiazzare il meno gestibile “marxismo” tra i cosiddetti “progressisti” e, dopo il 1989, nella “sinistra”.

      I preti che cantano “Bella Ciao” sono a loro volta l’eco stanca del “prete operaio” che negli anni della mia infanzia cercava di seguire la corrente trasformando la Chiesa in una fabbrica. Sono gli anni in cui i progettisti costruivano quelle chiese che oggi ti domandi cosa siano, che sembrano magazzini, uffici delle Poste, basi spaziali dei manga giapponesi. Gli anni in cui invece dei soliti cori, in chiesa si suonava la chitarra e il tamburello. D’altra parte i preti non cadono dal cielo, sono i più stramboidi tra i ragazzi, quelli che invece di conciarsi da “punk” per andare al centro sociale e cercare di scopare Carola, finiscono al seminario, dove presumo incontrino più facilmente dei “Caroli”.

      Circa lo ultra-trentenne che sembra un sedicenne, anche per via della pettinatura e dell’abbigliamento da pirla, è il frutto ancora del “giovanilismo” degli Anni Settanta, per cui oggi i figli sono coetanei dei babbi e un uomo di trent’anni viene chiamato “ragazzo” o “giovane”. Si, la cosa è voluta. E’ voluta a livello del Piano che da cinquant’anni le Elite Apolidi hanno messo in atto per creare il Mondo Nuovo.

      L’eterno fanciullo, scollegato da tutto, è il consumatore ideale, che vive solo per godere ed è necessariamente asservito al macchinario da cui assume il proprio godimento. I “media” ce lo propongono come “regola”, come “norma”, perché, ripeto, quello è uno degli strumenti con cui le Elite impongono il loro Piano.

      1. Il “bello” è che, fatta la tara dei tanti decenni di distacco, già Huxley scriveva delle stesse cose negli anni ’30 del secolo scorso. Probabilmente l’LSD gli avrà fatto un male del diavolo alla salute, ma gli ha permesso di immaginare cose che tanto inimmaginabili non erano neppure allora, pur se con “un aiutino”.

        1. Se io mi guardo indietro, quello che non avevo immaginato era che la finzione e la menzogna sottesi a tutto il macchinario della “sinistra” di allora, che apparentemente proponeva il marxismo-leninismo, in realtà era già diventata una doppia finzione e doppia menzogna, perché mentre alle masse di idioti si proponeva il marxismo, i capoccia si erano già accordati con le Elite Apolidi della “anglosfera” per diventare i funzionari e i burocrati della attuale “sinistra liberale” e per realizzare la “globalizzazione” e il “governo mondiale”.

          Adesso viviamo i giorni in cui se appena accendi una radio vieni investito dalla propaganda su quanto sia radioso questo futuro “globale”, quanto sia giusto e inevitabile, quanto sia insensata e folle qualsiasi obiezione o resistenza.

        2. Rispetto alle tue pur apprezzabili osservazioni, Huxley ha una quarantina d’anni di “vantaggio”. Grande capacità di estrapolazione, per essere un tossicomane degli anni ’30. Concediglielo. Non ti sminuisce neppure di un grammo.

          1. Si ma ha lo svantaggio di essere morto, lui, la sua droga e anche le cose che ha detto, fatto, scritto. Morto da prima che io nascessi, quindi un sacco di tempo fa. Se mi devo rifare a pensatori defunti, lo metterei abbastanza in fondo alla lista che comincia coi Savi di Grecia.

    2. Comunque, Sandruccio, il look “esotico” qui nel ghetto è insolito. I ragazzi sono facilmente condizionati ad imitare il look del “meticciato”, più che quello “anti-umanista” degli “hippie” anni settanta. Il look del “meticciato” assomiglia a quello dei rapper dei “video musicali” con l’aggiunta di un certo tono sofferente, meno soldi, pistole e dente d’oro, più “cartello” del sud america e “suk” del medio oriente. Tra l’altro, è il look che gli immigrati scesi dalla nave di Carola si sforzano di imitare.

      Quindi io trovo interessante la “dissonanza” tra il look di Carola, connotato dalla “ideologia liberal” americana, controcultura come “canne, amore libero, no alla guerra” e quello dei suoi “assistiti”, più connotato verso “spacciatore del ghetto”, controcultura nel senso di “ammazzare i rivali e i poliziotti”. La stessa dissonanza per cui sulla pagina di Repubblica trovi il “razzismo” e il “dugongo morto per la plastica”, come se fossero un continuo.

    1. Pare di no. Evidentemente sono tutte chiacchiere e distintivo.
      A proposito di film il tuo “nome”, Sandruccio, mi ha ricordato uno di quei film-commedia dei primi anni ottanta, quando si stava uscendo a fatica dagli anni di piombo, non solo il piombo dei proiettili ma quello della cappa di militanza politica che soffocava ogni aspetto dell’esistenza. Cito:

      “Donato è un giovane che vive insieme ai genitori e ai numerosi fratelli nella periferia di Milano. È il capo ultrà del Milan, detto “Ras della Fossa”. Dopo un derby perso, ha una colluttazione con Sandrino il Mazzulatore, capo ultrà dell’Inter, il quale finisce accidentalmente in coma. Donato, preso dal rimorso, va a trovarlo in ospedale e conosce la sua fidanzata, Loredana, che finirà per innamorarsi di lui. ”

      https://www.youtube.com/watch?v=kybpyngt4d4

      https://www.youtube.com/watch?v=FM4dFgZv0PU

      Per la cronaca, nel 1983 le due “tifoserie” di Inter e Milan, dopo anni di scontri che arrivavano alla guerriglia urbana, stipularono una specie di “patto di non belligeranza” che rimane tutt’ora in vigore. Sono cambiate tante cose. Gli Interisti in origine si chiamavano “bauscia” (la bauscia è la saliva in dialetto, significava presuntuosi) per via della estrazione borghese mentre i Milanisti erano i “casciavit” (cacciaviti) ad indicare l’estrazione operaia. Le due curve negli anni della militanza politica si erano connotate a “destra” e a “sinistra”, coi relativi gemellaggi, di cui rimane in essere quello della curva interista con quella laziale.

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Vivaldi