Resistere al Pensiero Unico

Un lettore mi segnala questo video:
Byoblu – OLTRE IL PENSIERO UNICO GLOBALISTA – Edoardo Sylos Labini

L’intervistato è Presidente della associazione Cultura e Identità.

Ora, io vedo due problemi. Il primo è di tipo iconografico e cioè Cultura e Identità ha quell’aria inconfondibile di Casa Pound che a sua volta ricicla l’iconografia del Ventennio che a sua volta riciclava la propaganda del Regno d’Italia post-Caporetto, che a sua volta riprendeva una certa letteratura risorgimentale, che a sua volta si rifaceva ad un certo neoclassicismo napoleonico. Il secondo è tragicamente banale e insieme enorme, non si sa di cosa si sta parlando, non si capisce il mondo contemporaneo.

Dov’è il problema? Nella ennesima riproposizione del “romanticismo” di maniera.

Questo blog, un po’ per scherzo e un po’ no, accenna ad un film del “franchise” Terminator, come lo chiamano gli anglofili. Per chi non conoscesse la storia, una “Intelligenza Artificiale” di nome Skynet, costruita dal complesso militare americano per automatizzare ed integrare i vari armamenti, un certo giorno diventa autocosciente. I militari cercano di disattivarla e in risposta questa macchina scatena la guerra nucleare per sterminare l’Umanità, poi adopera tutte le sue armi automatiche per dare la caccia ai pochi superstiti.

Il “neo-romanticismo” di Cultura e Identità, che ci propone le foto ingiallite dei Futuristi, di D’annunzio, guarda all’indietro.

Guardare indietro è cosa buona e giusta ma il guaio è che poi manca il passaggio che serve a “metabolizzare” il passato per agire nel “presente” e progettare il “futuro”. In altre parole, non ha molto senso pensare di opporsi ai Terminator sguinzagliati da Skynet indossando la divisa degli Arditi e andando all’assalto con il moschetto. O vagheggiare di biplani di legno e stoffa che lanciano volantini sopra Vienna. Se non c’è l’idea di come compiere imprese nel “presente” e nel “futuro”, tutto diventa e rimane solo un cliché. Una rievocazione storica nel Paese del “reddito di cittadinanza” e di “Roma Capitale”.

In termini più concreti e forse più comprensibili, citavo tempo fa il caso de Di Stefano, uno degli esponenti di Casa Pound, che si lamentava perché Facebook gli aveva chiuso le sue pagine. Vi lascio riflettere sul concetto. Ecco, si tratta di una persona che in teoria si oppone al Globalismo che cerca di farlo parlando ad una massa di “globalizzati” tramite uno degli strumenti principali con cui le Elite Apolidi applicano il lavaggio del cervello alle masse.

Io non ho la possibilità ne la voglia di mettere in piedi qualcosa di complicato ma ho fatto un piccolo sforzo per costruire questo blog su una piattaforma che ha certe caratteristiche, in sostanza non è collocata in Italia e consente di pubblicare contenuti usando strumenti che proteggono lo “anonimato”, inoltre ha la minore “impronta” possibile rispetto ai succitati strumenti di controllo delle Elite Apolidi.

Quindi, oltre il fatto che questo blog vi consente di pubblicare vostri contenuti in maniera “anonima”, quando aprite la pagina “johnconnorbear.vivaldi.net” l’unico dominio che dovete autorizzare è:

“vivaldi.net”

Viceversa, quando aprite la pagina “culturaidentità.it”, questi sono gli altri dominii da cui scaricate (ed eventualmente eseguite) degli oggetti:

“facebook.com”
“fonts.googleapis.com”
“google-analytics.com”
“googleusercontent.com”
“gstatic.com”
“studioartsmedia.it”
“twimg.com”
“w.org”

Niente di drammatico, se considerate che quando aprite “corriere.it” scaricate (ed eseguite) da:

“chartbeat.com”
“clarium.global.ssl.fastly.net”
“corriereobjects.it”
“corriereobjects.it(none)”
“el-mundo.net”
“facebook.net”
“google-analytics.com”
“googletagmanager.com”
“googletagservices.com”
“hotjar.com”
“imasdk.googleapis.com”
“imrworldwide.com”
“krxd.net”
“outbrain.com”
“placeholder.com”
“rcs.it”
“rcsmetrics.it”
“rcsobjects.it”
“userzoom.com”

Quello che voglio dire è che davanti alla apocalisse di Skynet ci sono solo due azioni che hanno un senso.

Una è impadronirsi della tecnologia di Skynet per ritorcergliela contro. In termini concreti significa usare Internet e aggeggi collegati nel modo e per lo scopo con il quale sono stati concepiti in origine, cioè mettere in comunicazione le persone tra di loro nonostante le cose, cioè con metodi e strumenti eterogenei dove l’importante è il messaggio, il contenuto, invece del contrario che è il modo e lo scopo attualmente dominanti, mettere in comunicazione tra di loro le cose nonostante le persone, cioè coi i metodi e gli strumenti ideati e controllati dalle Elite Apolidi per sorvegliare e diramare le direttive del Pensiero Unico globalista. Il famoso “storytelling” che poi definisce il “vivere globalista” e la “realtà globalista”.

L’altra azione che ha senso è tirarsi fuori da tutto quello che è “uso/pensiero comune”. Se tutti usano Facebook, chi vuole proporre una alternativa deve tirarsene fuori e deve fare opera di convincimento per tirarne fuori quanta più gente possibile. Non ha nessun senso andare a contattare le gente su Facebook tramite il “furbofono” cercando di passare un messaggio che vorrebbe essere “alternativo”, è come se il macellaio mentre affetta le bistecche cercasse di convincere i clienti ad una dieta vegana.

Quindi, non basta essere “uomini di cultura”. Nel mondo dominato da Skynet bisogna essere guerrieri. Se tu sei un “attore” o che ne so, ti devi impadronire dell’uso delle armi che servono a combattere Skynet, oppure ti devi mettere attorno gente che le padroneggia. Viceversa, se pensi che funzioni l’idea alzarti in piedi e chiedere il permesso di esistere a Skynet, sei carne morta. Oppure sei irrilevante e Skynet ti ignora.

Une delle cose più ridicole del presente, che ereditiamo da quello che chiamo “il Big Bang delle Cazzate”, cioè gli Anni Settanta, è l’idea della “contro-cultura” che nello stesso momento è “mainstream”. Per esempio le “sardine” che cantano “Bella Ciao” atteggiandosi a “ribelli” mentre sostengono il Governo e tutte le manfrine “europeiste” e “mondialiste”. La “ribellione” che uniforma la Scuola, i Media, la Cultura, la Magistratura, la Politica, gli scaffali dei supermercati e la carta igienica nel cesso.

Per essere e fare “contro-cultura” devi essere veramente alternativo, non atteggiarti. Per essere alternativo devi collocarti in un “altrove” e, idealmente, portare altra gente da dove si trova, il mondo controllato da Skynet, dentro questo “altrove”.

Oppure ottieni il solito effetto farlocco della Regina che gioca alla “mite pastorella”.

Faccio un altro esempio di vita quotidiana: se aprite gli occhi vedrete che i negozi stanno sparendo. Si sentono tante spiegazioni, prima la colpa era dei “centri commerciali”, poi è diventato lo “e-commerce”. Non è cosi. In realtà quello che è successo è che agli Italiani è stato imposto l’ennesimo stereotipo culturale USA, cioè la “mobilità”. Le persone non possono fare a meno della automobile. Dato che escono dalle loro case blindate solo per correre all’automobile e da li in poi il mondo per loro scorre fuori dal finestrino, non hanno la possibilità fisica di guardare le vetrine dei negozi, di fermarsi per entrare a valutare la merce, per parlare col commerciante ed eventualmente per acquistare. Lo “e-commerce” è la conseguenza, il mondo lo vedi dal finestrino, quando sei fermo spippoli il furbofono senza alzare lo sguardo, quindi se vuoi comprare un paio di mutande le tiri fuori da li. La cosa bella è che la gente è cosi condizionata che ormai concepisce la “città” solo come strade che devono arrivare sulla porta di casa e parcheggi dove mettere l’auto che siano facilmente raggiungibili correndo per ridurre al minimo il tempo perso. Dato che gli “spazi”, fuori dalla porta di casa e dalla portiera dell’auto sono terra di nessuno da fare di corsa, non ha importanza che siano delle discariche invivibili di cose ed eventualmente persone. Questo è il concetto del “social” americano e adesso anche italiano ed europeo.

Visto che si parlava di guardare al passato, noi veniamo da un mondo dove ogni singola zolla di terra era zappata, ogni singolo sasso era scalpellato e collocato. I fianchi delle colline con infiniti muretti a contenere terra di riporto da coltivare. Le poche terre pianeggianti divise in piccoli appezzamenti di cultura intensiva. Opere idrauliche onnipresenti per irrigare e trasportare merci. Le case erano affacciate sulla strada e la strada era un vicolo perché la gente si muoveva a piedi o col carretto. Ogni pochi passi, una chiesa con attorno le case di un villaggio. Eccoci, la gente oggi è condizionata a credere di vivere in un mondo di grandi praterie, coste e montagne inesplorate, foreste, megalopoli con niente in mezzo tra una e l’altra. Che occorra “viaggiare”, per lavorare, per divertimento, per mangiare. Oppure, che abbia senso comprare “per posta” e farsi spedire il sale o le mutande da un altro continente.

Arriva Greta e per fare e testimoniare “contro-cultura” attraversa l’oceano su una barca a vela da competizione costruita con enorme dispendio di risorse e tecnologia, messa a disposizione dal rampollo del Principato di Monaco. Senza contare ovviamente il suo seguito che deve documentarne le gesta. Forse canticchiavano tutti Bella Ciao.

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  1. Piu’ passa il tempo e piu’ la mia misantropia viene alimentata da gretini, sardine, invasati liberal-progressisti, arcobalenghi, cicisbei radical-scem, salvatori del mondo troppo pieni di problemi personali per risolverli, zecche, ipocriti e da questa gentaglia sempre piu’ scadente.
    Resistere al pensiero unico: io tendo via via piu’ ad isolarmi nel mio bell’angolo rurale di provincia per uscirne il meno possibile e per occasioni e luoghi selezionati.
    L’entropia tende al massimo e mai cosi’ velocemente, anche quella sociale.
    Qui trovo un’oasi.
    Grazie signor Connor.

    1. Io mi illudo sempre di non costruire una “oasi” ma una base della resistenza.

      Questo blog consente a chiunque di scrivere commenti anonimi, anonimi sul serio. Ho provato a spiegare che in realtà, non essendo un “diario” ma una “radio”, ci dovrebbero essere altri “redattori/contributori”.

      Chiunque voglia scrivere dei post oltre che dei commenti, deve solo mandarmi una email cosi da essere abilitato. A quanto pare è un concetto che non interessa a nessuno, presumo perché nessuno ci vede un qualsivoglia ritorno e chi glielo fa fare?

      Invertendo i fattori, i siti Web o i canali Youtube o i “social” che sembrerebbero essere antagonisti al “Pensiero Unico”, in realtà esistono in funzione del ritorno che forniscono a chi li mantiene. Questo, oltre agli strumenti usati che sono gentile concessione delle Elite Apolidi, comporta anche la dipendenza economica e/o professionale e/o per la “fama” che ne deriva.

      Ecco il motivo per cui la “resistenza” top-down non funzionerà mai, è lo stesso paradosso delle “Sardine” che si ribellano contro la “Opposizione” invece che contro il “Governo”, i “rivoluzionari” della “restaurazione”.

      Io vorrei che questa fosse una “radio” dove i post sono scritti da cento persone “anonime” diverse ma mi devo adattare alla realtà in cui ci sono cento “blog” e “canali social” ognuno dei quali cerca di costruire un personaggio e di “monetizzare”. Oppure, passività.

  2. Egregio signor Connor
    Questo luogo e’ caratterizzato da una certa qualita’ degli scritti.
    Scrivere e farlo bene richiede tempo, come ogni manufatto di qualita’.
    Sarei solo onorato di dare il mio contributo: quindi non e’ che non scrivo perche’ non lo ritenga opportuno o non lo consideri importante, e’ solo perche’ non ho il tempo per farlo al livello che meriterebbe.

    Tra i massimi valori ci sono la gratuita’ (impegno che prescinde dal ritorno personale o al gruppo) e l’indipendenza che la gratuita’ permette.
    In un mondo di tubi digerenti semoventi ridotti, alienati, liquefatti, sradicati, omologati alla sola dimensione economica del vivere, queste gemme sono ancora piu’ preziose.

    1. Hai scoperto che non puoi avere la moglie piena e la botte ubriaca?
      Non è questione di tempo ma questione di scelte.

  3. Ho visto l’intera intervista dal primo all’ultimo minuto. Avesse detto l’ospite una sola scemenza. Dico una sola. Quanto è chiara, cristallina, la Cultura di destra che “vorrebbe aprire una breccia”.
    Che la si apra, questa breccia – mi procurerei SUBITO un abbonamento alla pubblicazione cartacea, solida.
    Metabolizzare il presente e agire? Egli ha fatto un esempio pratico: quello del cibo italiano, regione per regione. Il cibo come base dell’identità.
    Sembrano utopie ma almeno è un tentativo – se no gli “intellettuali”, i depositari della “cultura” rimarrano sempre i soliti idioti ideologizzati della sinistra arcobaleno.

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Vivaldi