Ebbene si, sono il Demonio

Tra le tante mie manifestazioni demoniache, come pretendere di decidere del mio destino, pretendere di decidere chi entra e esce da casa mia, continuare a vedere le differenze come il principio che fa funzionare l’universo, c’è anche quella di ridicolizzare gli “ambientalisti” o gli “ecologisti”.

Prendiamo un esempio: Scheggia di Vetro, com’è fatto il grattacielo sostenibile che nel 2020 sorgerà a Milano.

C’è bisogno di celebrare la costruzione di un grattacielo? Ennesimo esempio di auto-ironia involontaria e di excusatio non petita.

Sono contento che finalmente qualcuno demolisca un edificio vecchio per costruirne uno nuovo. E’ uno dei miei ritornelli, che l’Italia è tutta da demolire e ricostruire. Non per un mio sfizio ma perché o si tratta dell’Italia rurale dimenticata, che in origine era costruita per persone e bestie insieme, con due legni, sassi, sabbia e sputo, oppure è l’Italia del “Boom Economico”, tirata su in calcestruzzo armato, in fretta e furia, con l’idea che poi ci si sarebbe tornati sopra e invece non l’abbiamo mai potuto fare.

Quello che non mi va giù è un certo tipo di retorica “modaiola-americana” tipica dei servi appecorati delle Elite Apolidi, per cui nelle prime tre righe della marchetta del Corriere trovo:

Alto 120 metri, costituito da 30 piani (4 interrati e 26 fuori terra), ma soprattutto rispettoso dell’ambiente: si tratta di Gioia 22, il nuovo grattacielo che proprio quest’anno arricchirà ulteriormente lo skyline di Milano.

Ora, partiamo dall’ovvio paradosso per cui un edificio in acciaio e vetro alto 120 metri di perse costituisca qualcosa di “rispettoso dell’ambiente”. Secondo questa logica folle, un edificio alto e largo il doppio sarebbe quattro volte più “rispettoso dell’ambiente”. Passiamo poi ad una menzogna solo poco più sottile, quella per cui un edificio in acciaio e vetro possa essere “ad alta efficienza energetica”. In realtà sono edifici che richiedono costante controllo della temperatura interna tramite macchinari, altrimenti diventerebbero gelati in inverno e roventi in estate. Ed eccoci al gioco delle Tre Tavolette:

Sull’edificio, inoltre troveranno posto 225.000 moduli fotovoltaici che saranno installati su un’area di 6.000 mq: la loro presenza permetterà una riduzione del 75 % del fabbisogno energetico.
[…]
Per Nzeb si intende Nearly Zero Energy Consumption Building e fa riferimento agli edifici ad alta efficienza energetica, i cui consumi sono praticamente pari a zero. Per rendere l’idea, secondo le stime del progetto, l’energia prodotta dai pannelli sarebbe in grado di soddisfare il fabbisogno di 306 abitazioni.

Cerchiamo di capirci. Solo i pennelli fotovoltaici installati sopra l’aggeggio producono energia che alimenterebbe 306 case. Questo è il 25% MENO del “consumo” necessario a rendere abitabile l’aggeggio, che quindi, logicamente, non consuma certo “zero”, consuma il 25% in più di 306 case. Sempre se prendiamo per buone le “stime di progetto”, che non considerano tutti i difetti dei pannelli fotovoltaici, i due più noti sono che non producono sempre la stessa quantità di energia e che col tempo l’efficienza con cui convertono la luce del sole diminuisce per il degradarsi del materiale. Inoltre, tutti questi ragionamenti non considerano mai il “ciclo di vita” del manufatto, cioè in che stato si troverà tra 20 anni, tra 40 e cosi via. Un po’ come la celebre dichiarazione ottimistica di Piano sul nuovo ponte di Genova, che secondo lui durerà “mille anni”, quando quello precedente è crollato dopo solo cinquanta. Oppure, se vogliamo, è un po’ come con le centrali nucleari, per le quali nel costo del kWh prodotto non si calcola mai il costo dell’eventuale incidente e dello smaltimento dell’impianto.

Altro esempio di vuota retorica:
Non si tratta quindi di un edificio mangia smog, in grado di contrastare l’inquinamento cittadino, ma per lo meno non contribuirà a crearne dell’altro.

Un edificio come può creare “smog”? Diciamo che il modo più ovvio è bruciare qualche combustibile per produrre calore e/o energia elettrica. Adesso siamo avanti, spostiamo lo “smog” nel posto dove vengono fabbricati l’acciaio, il vetro, i macchinari necessari a climatizzare l’edificio (pannelli fotovoltaici, batterie, cablaggi, elettronica, pompe, tubi) e nel luogo dove si produrrà tutta l’energia necessaria che non sarà auto-prodotta, cioè la centrale elettrica. Capirai, l’idea è quella di ridurre l’inquinamento sostituendo tutte le caldaie a gasolio e/o a gas con delle pompe di calore. Che è esattamente lo stesso che sostituire tutte le auto a gasolio o benzina o gas con auto con batteria e motore elettrico. Non è una idea sbagliata, solo che sposta il problema in diversi altri luoghi senza risolverlo.

Una delle tante cose ovvie ma sottaciute di questa “moda” risibile del “sostenibile” è che le maggiori fonti di inquinamento a livello planetario sono i cosiddetti “Paesi Emergenti”, facciamo il caso di India e Cina. Il fatto che l’inquinamento complessivo venga da li dipende sia dalla evidenza che le enormi popolazioni di quei Paesi passano progressivamente da una vita rurale ad una vita “moderna”, coi consumi conseguenti, sia dalla evidenza che il cosiddetto “Occidente” ha delocalizzato le proprie produzioni industriali in quei luoghi. In Italia la Magistratura chiude l’ILVA di Taranto perché inquina, ci serve comunque l’acciaio per la ennesima torre di vetro a Milano, lo compriamo dai Cinesi e questi devono inquinare per produrlo, per di più coi loro criteri che sono simili ai nostri cent’anni fa e lo devono anche portare qui facendo il giro del mondo per nave. Quindi qualcuno si vanta di essere “rispettoso dell’ambiente” facendo i famosi conti senza l’oste, nascondendo la polvere sotto il tappeto.

Infine, una cosa ovvia guardando lo “skyline” di Milano.
Milano fino a poco tempo fa era un “paesone”, un centro storico ottocentesco con elementi di architettura littoria e le periferia coi palazzacci del “Boom Economico”. Dato che il problema di abbattere e ricostruire non si vuole affrontare oppure non siamo capaci di farlo, le grandi menti che ci portano in giro hanno pensato di piantare nel mezzo di Milano i grattacieli tipici delle città americane e ultimamente degli emirati arabi o delle metropoli asiatiche, creando una separazione sempre più evidente e marcata con il “contado”. Però, a differenza delle torri delle città murate medievali, che esprimevano la potenza dei riccastri di allora, sotto e intorno non c’è un abitato, c’è un deserto. Mi raccontano che sotto la “scheggia di vetro” ci sarà il solito parchetto o la piazza con le piste ciclabili per i monopattini elettrici. Perfetto. Ci verranno in pellegrinaggio i “giargiana” che abitano nella Periferia, condizionati come automi. Dipende tutto dal senso che si da al “vivere”. Certo non è un posto dove troverai le massaie con la spesa, vecchietti che danno le briciole ai piccioni o i bimbi che giocano a palla. Ci saranno gli “hipster” coi loro monopattini e i provinciali in gita che cercano quella “luce” come le falene, senza sapere la ragione. Attenzione, non girate l’angolo per vedere cosa c’è nel retrobottega, a livello della strada. Dato che quei luoghi sono disabitati come un deserto, appena entrate in un angolo buio, non trovate l’hipster ma il suo “fornitore”. Cosi come succede nei centri delle città americane, dietro e attorno ai grattacieli ci sono i ghetti, la Corte dei Miracoli.

Però è tutto molto “sostenibile”.
The most anticipated buildings set to shape the world in 2020

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  1. Ihihih
    Applauso!
    Gli edifici in vetro-cemento sono delle vere e proprie fragili ciofeche energivore.
    Sono i tecnoteisti progressisti che si beano senza se e senza ma de “il progresso” e del “così siamo più internescional”. Difficile escludere anche che l’impresa immobiliare abbia finanziato l’articolo del Manifesto della Sera .

    UUiC

    1. Visto che viviamo in un mondo dove c’è gente pagata per scrivere che gli Africani migliorano i nostri figli portando i microbi che li rafforzano, come scrivevano sul muro durante la Grande Guerra, “pietà l’è morta”. Nessuno muove un sopracciglio se gli dicono che costruire un palazzo alto 180 metri, dove ogni giorno verranno a lavorare duemila persone in centro Milano è “rispettoso dell’ambiente”, nessuno obbietta se gli dicono che sarà a “consumo zero”. Ormai qualsiasi stronzata vale quanto la migliore pensata.

  2. se vivessi lì non avresti tempo di scrivere tutte queste minchiate perchè magari avresti qualche figa da scannare

    1. Questo commento, essendo sgrammaticato, si legge in due modi.

      Il primo è incentrare la traduzione su “li”, assumendo che si intenda “in un palazzo della nuova-Milano tipo il Bosco Verticale”. Dato che il prezzo al metro quadro di quelle abitazioni è esorbitante, avrei tutto il tempo del mondo per scrivere minchiate, dato che non avrei bisogno di lavorare per vivere. Le “fighe” sarebbero una conseguenza del fatto che coi soldi compri quasi tutto. Però, ancora, è una contraddizione, perché invece di spendere soldi nel Bosco Verticale, li potrei risparmiare con un bilocale sulla Martesana e spendere il resto direttamente in “fighe”, massimizzando il rendimento. D’altra parte, l’edificio di cui si parla nel post non è destinato alle abitazioni ma agli uffici, quindi nessuno vivrà “li”, nessuno lo userà come “scannatoio” se non accidentalmente, ci andranno solo a lavorare.

      L’altro modo di interpretare il commento sgrammaticato è assumere “se IO vivessi li (cioè dove ti trovi tu) non avresti tempo, figa da scannare”. Che a sua volta ha due interpretazioni, chi scrive è una specie di dispensatore di fighe da scannare oppure è lui stesso la figa da scannare.

      Mi domando una cosa.
      Ma solo io ho questo deficit dell’erezione per cui non riesco a passare le giornate a scannare le fighe? Se anche facessi ricorso alle pilloline blu, mi verrebbe un coccolone. Che poi, se passassi le giornate a scannare le fighe, dopo un po’ mi verrebbero a noia. Pensandoci, non c’è una sola cosa al mondo che riesco a fare per una intera giornata, figurarsi ogni giornata per tutta la vita.

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Vivaldi