Meno acqua minerale uguale meno bottiglie di plastica

A quanto pare non c’è limite all’idiozia e non ci deve essere. La “ecologia” o lo “ambientalismo” sono un circo con le foche che suonano le trombette, l’orso ballerino, l’uomo forzuto, la donna cannone.

Leggete qui:
Meno acqua minerale uguale meno bottiglie di plastica. Si può: col carbone. E stavolta la Befana non c’entra

Io ho smesso dopo un weekend a Londra…

Ah, che risate. Come ci sei arrivato a Londra? A piedi? Io nel weekend sono andato al parco, in bicicletta… Adesso facciamo il calcolo dell’incidenza del tuo weekend a Londra sullo “ecosistema” contro quello della mia bicicletta per il parco.

… nei ristoranti e nei bar alla moda mi servivano caraffe di acqua del rubinetto con dentro un cilindro nero. Carbone vegetale, mi hanno spiegato.
… Così ho scoperto che in poche ore quel cilindro – che si può comprare online per pochi euro – assorbe le impurità chimiche dell’acqua e si può riutilizzare ogni giorno per sei mesi.

Oh signore, poveretto questo signore, poveretti quelli che lo pagano, poveretti quelli che lo leggono.

L’acqua dei nostri rubinetti è “potabilizzata”. Significa che l’azienda che fornisce il servizio compie delle analisi a campione e in base agli inquinanti, filtra l’acqua con dei dispositivi che li abbattono. Dato che questi inquinanti sono i più vari, a seconda del luogo e dalla modalità con cui si preleva l’acqua, i metodi di potabilizzazione sono altrettanto diversi.

Più o meno funziona allo stesso modo degli acquari. Chi alleva i pesciolini nell’acquario fa esattamente le stesse cose della azienda che fornisce acqua potabile, controlla la qualità dell’acqua e predispone il filtro ad irraggiamento UV per i microorganismi, il filtro a carboni attivi per certe sostanze chimiche. Eventualmente corregge l’acidità.

Solo un cretino deve andare in un “bar alla moda” di Londra per sapere che esistono i “carboni attivi“, che per inciso non si usano solo per gli acquari, sono anche il sistema di filtraggio più comune per i “depuratori dell’acqua” domestici, che si installano a monte del rubinetto della cucina.

Ora, come potete leggere su Wikipedia, il “carbone attivo” è come una spugna che a seconda della porosità, assorbe molecole di una certa dimensione che si trovano disciolte nell’acqua. Facendo passare l’acqua dal filtro a “carbone attivo”, questo trattiene una certa parte delle sostanze disciolte. Non significa ne che il “carbone” trattiene qualsiasi cosa ne che renda l’acqua di fogna potabile per non dire “oligominerale”, cioè acqua di sorgente a basso “residuo fisso”, che è la polvere che rimane nel contenitore se si fa evaporare l’acqua.

Ci sono diverse ragioni per acquistare “acqua minerale”, che poi è una espressione generica che comprende acque di ogni qualità. Non solo sono acque dal diverso “residuo fisso” ma hanno anche una diversa composizione chimica in base alle diverse sostanze disciolte.

– Una certa acqua, perché come abbiamo visto sono differenti, può essere indicata per persone che hanno una particolare esigenza dietetica, cioè devono bere acqua e nel contempo ridurre o aumentare l’assunzione di certe sostanze. Per esempio, che ne so, lo iodio o il sodio.

– Un altro caso è quello di chi vive in un luogo dove le fonti dell’acqua potabile sono pesantemente contaminate. Il fatto che l’acqua sia “potabilizzata” tramite vari apparati, non significa affatto che questa acqua sia salutare, significa invece che le analisi a campione rilevano inquinanti in una quantità inferiore ai limiti di legge. In Italia è relativamente frequente il caso che questi limiti siano elevati in deroga perché anche con i metodi della “potabilizzazione” gli inquinanti, sia naturali che artificiali, superano comunque il limite stabilito. Nel caso dell’autore del simpatico articolo “ecologista”, cioè l’acqua dei “bar alla moda” di Londra, non sono sicuro ma è possibile che l’acqua di Londra sia prelevata dal fiume Tamigi, cosi come quella di Firenze è prelevata dall’Arno. Il filtro che mettono nella caraffa del bar ovviamente si aggiunge a tutti i dispositivi per potabilizzare l’acqua e per “depurarla” che sono disposti a monte del rubinetto. Niente di tutto questo rende l’acqua del Tamigi particolarmente salutare, senza contare le caratteristiche organolettiche. Significa solo che se la bevi non ti viene la salmonellosi o non muori avvelenato da un solvente.

– Un ultimo caso per cui si compra la “acqua minerale” è che è proprio la particolare confezione in plastica, piuttosto della qualità dell’acqua, ad essere indicata per un certo contesto. Per esempio, immaginiamoci un evento sportivo all’aperto in cui si devono rifocillare gli atleti, oppure come nel mio caso, si va in montagna e si deve mettere dell’acqua nello zaino. Certo, in teoria si può usare un contenitore diverso dalla “plastica” ma nessuno ha le stesse caratteristiche di praticità. La bottiglia di plastica è inodore e insapore, è “igienica” perché non la devi ne lavare ne conservare, è leggera, è quasi indistruttibile, se non serve più si può schiacciare riducendone l’ingombro, ha un costo irrisorio. L’unico difetto è che non si può esporre al calore intenso. Inoltre, i fenomeni che scoprono il filtro della caraffa nel bar di Londra non sanno che la “plastica” della bottiglia è molto meno “potenzialmente tossica” di altri materiali, per esempio i metalli come l’alluminio con cui si fabbricano le lattine o le gavette o le pentole. L’unico materiale che sarebbe più “atossico” della “plastica” è il vetro, che però ha degli ovvi inconvenienti meccanici.

Insomma, la base di questo articolo è la crassa ignoranza di chi scrive e l’idea che tutti debbano essere ugualmente ignoranti. Come ho già detto altre volte, la prima cosa che la gente dovrebbe fare è interessarsi presso il fornitore dell’acqua potabile delle analisi e quindi della qualità dell’acqua del rubinetto. Poi ognuno può decidere in base alla situazione e alle sue esigenze, se conviene acquistare “acqua minerale” oppure no.

Io non voglio affatto una caraffa col filtro a carboni attivi, per quattro motivi:
1. se l’acqua del rubinetto deve essere filtrata ancora al livello della caraffa significa che fa schifo, quindi voglio l’acqua “minerale”.
2. il filtro a carboni attivi assorbe solo certe molecole, non è la classica “bacchetta magica”. Se l’acqua è contaminata, rimane contaminata, sopratutto se parliamo di patogeni.
3. il filtro a carboni attivi assorbe quindi accumula. A seconda di cosa ci passa attraverso, oltre un certo punto diventa una ulteriore fonte di inquinamento e niente mi garantisce che venga sostituito.
4. diamo per scontato che la caraffa del “bar alla moda”, con o senza filtro, sia pulita. Niente batte una confezione mono-uso sigillata come una bottiglia di plastica. Viceversa, qualsiasi contenitore destinato al pubblico dovrebbe essere sterilizzato. See, domani. Gli stessi che pensano di salvare il mondo dalla “plastica”, oltre ad andare a Londra per il weekend, ordinano il cibo a domicilio e glielo porta un poveraccio immigrato che sta in giro tutto il giorno in bicicletta facendo i bisogni nei giardini e senza lavarsi, dentro contenitori che hanno tutta una loro microfauna e microflora.

Come non citare il caso celeberrimo della povera Greta.
La ragazzina viene messa sulla barca da regata del Principe di Monaco per traversare l’Atlantico. Durante la traversata scoppia una polemica perché in una fotografia dietro Greta c’è una bottiglietta di plastica. Poveri scemi. La bottiglietta di plastica è il Male, peccato che, come ho detto e ridetto, in quella immagine QUALSIASI COSA era fatta di plastica, dai vestiti di Greta a tutti gli oggetti di arredo, per non dire l’intera barca su cui stava viaggiando.

Aggiungerei una cosa. La “plastica” della bottiglietta è di un tipo adatto ai contenitori per alimenti, PET e Polietilene, quindi è praticamente inerte ed è effettivamente riciclabile. La plastica dei “braccioli” che i bambini adoperano per fare il bagno al mare o quella con cui si fanno i serramenti delle case di solito è PVC, che invece è un composto relativamente pericoloso e che a fini pratici non si ricicla.

Altra nota didascalica. Notoriamente gli antichi navigatori avevano il problema di doversi rifornire d’acqua. La ragione non era che la consumavano tutta ma che la potevano conservare solo dentro dei barili di legno, giare di ceramica o otri di pelle, il vetro oltre che fragile era estremamente costoso, come l’alluminio che al tempo di Napoleone era più prezioso dell’argento e in questo modo dopo poco tempo l’acqua diventava putrescente e non si poteva più bere. Il problema più comune a bordo delle navi era la dissenteria, causata dalla contaminazione dell’acqua potabile. Le bottiglie di “acqua minerale”, se non sono esposte a luce o calore, stante la bassissima carica batterica della acqua alla fonte e che la “plastica” è inerte, praticamente durano a tempo indefinito ed essendo mono-uso sono l’ideale in contesti di scarsa igiene.

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  1. Uno spot fantastico! Che promoter d’eccezione! Nemmeno negli ipermercati ne trovi di tanto convincenti. Corro ad acquistare qualche decina di confezioni di acqua in bottiglia di plastica. Ovviamente, “assemblate” in gruppi di sei avvolti in comodi involucri termoretratti. Il packaging è tutto, l’utilità e la qualità di quel che contiene sono inutili dettagli.

    1. L’unica speranza è che tu non abbia letto il post.
      In quel caso saresti solo uno sciocchino che commenta senza leggere.

      Viceversa, se hai letto, evidentemente è un testo che non sei in grado di capire e questo è un discreto problema, infatti una persona normale non può equivocare questo:

      “Come ho già detto altre volte, la prima cosa che la gente dovrebbe fare è interessarsi presso il fornitore dell’acqua potabile delle analisi e quindi della qualità dell’acqua del rubinetto. Poi ognuno può decidere in base alla situazione e alle sue esigenze, se conviene acquistare “acqua minerale” oppure no.”

      Significa che se l’acqua del rubinetto è di buona qualità, non ti serve nessun inutile filtro ai carboni attivi, e al massimo ti può servire una bottiglia di plastica se devi portare l’acqua in gita. Per tutte le altre condizioni puoi bere l’acqua del rubinetto.

      Se invece l’acqua del rubinetto è “potabilizzata” in modo che sia legalmente potabile ma è di scarsa o pessima qualità, per esempio in quelle località dove è naturalmente inquinata con arsenico, oppure nel caso in cui tu abbia dei problemi di salute che richiedono una particolare qualità di acqua, per esempio povera di calcio o di sodio, allora puoi decidere che ti conviene comprare quella in bottiglia. Dalle mie parti fino a poco fa te la portavano a casa in bottiglia di vetro per un modesto sovrapprezzo, non so se il servizio esiste ancora. Il filtro a carboni attivi applicato alla caraffa è inutile, non trasforma l’acqua di pessima qualità in una “acqua minerale”, si limita ad assorbire una parte delle sostanze disciolte.

      Infine, a quanto pare non hai capito che la “plastica” delle bottiglie è atossica e riciclabile mentre la plastica che si usa per altre fabbricazioni, ad esempio quella degli involucri dei gadget elettronici, presenta molti più inconvenienti, eppure nessuno si interessa se e come inquina, se e come si può riciclare. Si potrebbe benissimo fare gli involucri dei gadget in metallo e costerebbe una frazione infinitesima in più della plastica. Ma la plebaglia degli idioti viene indirizzata sulle bottiglie, senza alcuna ragione razionale.

      1. Per evidente indole, sei portato ad argomentazioni cavillose da bastian contrario. A volte questo è un vantaggio, perché ti apre la via a interpretazioni e prospettive che diversamente non ti verrebbe neppure in mente di considerare; altre volte perdi il controllo e la tua “vena” ti prende un po’ troppo la mano.

        1. Allora, visto che non entri nel merito, cioè non confuti le mie argomentazioni con altre argomentazioni, ti mando al posto che ti appartiene? Come preferisci, eh.

  2. Scusa, John Connor, ma a me tu sembri un ecologo ante litteram. Da quel che ci hai rivelato della tua vita ti direi ecologo: vivi in modo semplice, ti muovi a piedi o in bicicletta, talvolta in motoretta, sei rispettoso delle leggi, non imbrogli, preferisci un’escursione in montagna dalle tue parti a uno stupido fine settimana a Londra grazie a un volo low cost, disapprovi l’iperconsumo all’insegna del “consumo, ergo sono – più consumo più sono”, inquini o sporchi il meno possibile ecc. – chapeau!
    L’ecologia ovvero la scienza della casa o dell’habitat è un’ottima cosa. Capisco la polemica contro l’ecologismo come ideologia e gli ecologisti ignoranti che sparano cazzate a raffica.
    Quanto alla plastica, sarà pur vero che tutto o quasi tutto è oggi plastica (per es. il catamarano con cui ha viaggiato la stupidina svedese), ma l’inquinamento da plastica non mi pare una balla: negli oceani ci sono isole di plastica e se ne trova a chili negli stomaci di balene e delfini.
    Comunque molto interessante il tuo articolo di oggi.

    P.S. Apprendo da televideo che nel 2018 ci sono stati 4 miliardi di passeggeri aerei e se ne prevedono 9 miliardi nel 2040, cioè dopodomani. Si può continuare così? Io non volo, ho fatto questa esperienza cinquant’anni fa, mi è bastato (effettivamente ho paura di volare, anche se l’aereo è il mezzo più sicuro di trasporto, così dicono). Certo quel volo Siviglia-Zurigo in due ore fu una meraviglia, all’andata ci avevo messo trenta ore da Zurigo a Madrid in treno, un viaggio massacrante.

    1. Sergio, la “ecologia” è una delle tante derivate dello “Anti-Umanesimo” degli Anni Settanta e da sempre ha avuto un solo scopo, quello di aggiungersi a tutte le altre derivate nel attaccare e demolire la cosiddetta “Cultura Occidentale”.

      Paradossalmente, come puoi facilmente constatare coi tuoi occhi, le stesse persone che sono condizionate allo “Anti-Umanesimo” poi sono condizionate in modo che non concepiscano l’esistenza senza tutti i lussi e i vezzi che sono il risultato della “Cultura Occidentale” nella sua forma più decadente.

      E’ un paradosso, come la caraffa col filtro a carboni attivi che il nostro genio scopre nei “bar alla moda” di Londra e la gente è condizionata tra le altre cose in modo che non abbia nemmeno la capacità di accorgersi dei paradossi. Anzi, leggevo a proposito di tale Osho, altra figura surreale dello stesso contesto, una specie di “guru” indiano, un altro stereotipo, che questi sosteneva il ricorso al paradosso, alla contraddizione, come metodo per incamminarsi verso la “saggezza” (o la illuminazione). Nota che i poveretti che sproloquiano di queste minchiate non sanno nulla di figure che dovrebbero essere più archetipe, per esempio Diogene che per dimostrare la sua idea che le convenzioni sociali fossero una costrizione formale controproducente per lo “spirito”, cacava davanti a tutti, in mezzo alla strada. Sono sicuro che un giorno chiederò a mia nipote chi era Osho e lei lo saprà, gli chiederò di Diogene e lei mi dirà che è un cantante.

      Si, hai ragione, io sono TUTTO “ante-litteram”.
      Dove per “ante-litteram” si intende che cerco di non farmi condizionare dal lavaggio del cervello che ci hanno applicato negli ultimi cinquant’anni. Il problema è che mi sono dovuto auto-istruire sull’intero scibile umano e questo mi porta a sapere un po’ di tutto ma sapere tutto male e anche ad essere troppo auto-indulgente nel tirare una conclusione approssimativa. Una cosa che spesso rileva la nostra Veneta Errante, che essendo professore di matematica, è invece “localmente” precisa e ne sa moooooolto più di me. D’altra parte, la necessità di auto-istruirmi mi ha portato alla idea che per sopravvivere mantenendo un certo livello di integrità bisogni ridurre il proprio profilo al minimo. Ogni azione è una scelta e ogni scelta impone un prezzo. Tipo compri l’automobile, un secondo dopo metà del valore di acquisto è sparito e cominci a dovere sottostare a degli obblighi di tasse, adempimenti burocratici, appuntamenti dal meccanico. Poi quando usi l’automobile, che col tempo si complica di strumenti e sensori come un aereo, devi farlo seguendo un codice formale che è più voluminoso della Bibbia e attendo alla corsia riservata, attento alla fascia oraria e il cartello del limite. Non basta, nella automobile vogliono che tu installi una “scatola nera” che memorizzi dove e come ci vai, a te non serve a nulla però fa comodo alla assicurazione o ai vigili per rinfacciarti una qualsiasi violazione delle succitate infinite leggi. Insomma, è una forma di schiavitù, moltiplicata per ogni singola cosa che fai, per ogni singolo aggeggio che poi devi accudire e servire mentre questo ti sorveglia e ti tiranneggia.

      Assumere il profilo minimo non significa sparire, la vita è fatta comunque di scelte. Quindi devono essere le scelte importanti, mirate ad uno scopo. Dicevo a proposito delle bottiglie d’acqua che le persone dovrebbero informarsi sulla qualità dell’acqua di casa e, in base alle proprie necessità, scegliere quale acqua consumare e con quale modalità. Scegliere significa comunque un prezzo da pagare a fronte di uno scopo. Invece la morale dell’articolo oggetto del post è il solito “trucco” infantile per cui non ti viene chiesto di scegliere, non c’è un prezzo da pagare, ottieni l’acqua di fonte senza patire alcun disagio col filtro magico (filtro che si materializza nelle tue mani, senza indagare da dove viene, come è fatto, a cosa serve veramente, eccetera).

      Parentesi sullo “imbrogliare”. Il crimine, contrariamente alla vulgata, paga eccome. I criminali sono persone che decidono scientemente di fare il Male perché questo significa tanto guadagno con poca fatica e in partenza sono persone che avrebbero l’alternativa contraria, un lavoro salariato di tanta fatica con poco guadagno. Di solito il criminale è consapevole di fare il Male quindi non contesta la punizione nell’evento improbabile che venga fermato (considera che l’80% dei furti dalle mie parti passa tranquillamente in cavalleria). Il problema maggiore però non sono i criminali ma le generazioni cresciute nella “Anti-Morale” che da una parte è un retaggio storico dell’Italia Meridionale, che non ha sviluppato un “senso civico” in epoche recenti e dall’altra è un’altra derivata dello Anti-Umanesimo, la derivata del “vietato vietare” dei “giovani” del famoso “sessantotto”. La “Anti-Morale” propone come regola che non ci sono regole. Nota che torniamo a Diogene ma con un tono infantile, perché qui non ci si rivolge allo Uomo che deve avere una Virtù, tanto che Diogene accetta di essere bastonato e reietto per affermare la sua anti-convenzionalità. Ci si rivolge allo “adulto-bambino” che deve concepire l’esistenza come la soddisfazione immediata di tutte le sue pulsioni. Non caca per strada per compiere un gesto simbolico, caca per strada semplicemente perché in quel momento gli scappa. Lo “adulto-bambino” non può avere dei limiti alle sue pulsioni, quindi gli viene inculcato che la via per ottenere la “felicità” è il “compromesso”. Il “compromesso” significa che non c’è niente di assolutamente giusto o sbagliato, quindi a seconda del momento ti puoi spostare in qualsiasi direzione, cercando il tuo godimento e rifuggendo il fastidio.

      Io vado in montagna e ci vado cercando di non lasciare una impronta, in senso metaforico. Perché vivo all’inferno e quello è l’ultimo luogo dove posso trovare un poco di senso delle cose. La gente però, condizionata allo Anti-Umanesimo, fa tutto con l’idea di inseguire il godimento e rifuggire il fastidio, quindi se qualcuno gli mette una autostrada a dieci corsie che arriva fino in vetta, tanto meglio, possono uscire di casa vestiti alla moda e “andare in montagna” come si va allo “ape” in centro, col SUV climatizzato e super-accessoriato, di cui sono inevitabilmente schiavi. L’idea di perdersi su un sentiero e di sudare come un mulo per poterlo fare, è inconcepibile e inconcepita. Non è una cosa che puoi condividere coi colleghi alla macchinetta del caffè, è una cosa da “sfigati”. Infatti, nel post che ho scritto sull’ennesimo edificio di vetro in centro Milano, mi dicono che io dovrei vivere in quei luoghi cosi invece di scrivere minchiate potrei “scannare le fighe”. E’ perfettamente inutile che io obbietti “si ma che vita è?”, perché per l’Uomo contemporaneo la vita è quello che ho detto, godere non importa a che prezzo e sfuggire il fastidio, ancora non importa a che prezzo. Il prezzo non esiste nemmeno, non è percepito.

      La nostra società collassa, a seguito del Piano delle Elite Apolidi, perché non abbiamo una Morale. Dove la parola non significa, come credono gli automi del “liberalismo”, collezione di tabù sessuali, significa invece “il modo giusto di fare le cose”.

      A proposito del viaggiare.
      Da giovane ho viaggiato un po’, col treno e lo zaino. A quel tempo il mondo si girava cosi. Vedi, Sergio, il viaggio ti pesa solo se non lo vedi come una tua scelta, che ha uno scopo e un prezzo da pagare ma lo vedi come lo vede un bambino che chiede ai genitori “siamo arrivati?”, una imposizione fastidiosa. Quando viaggiavo, ero in compagnia e il viaggio era semplicemente parte del gioco, parte della vita. Come il sudare quando cammini in montagna. Come sbucciarsi le ginocchia giocando a pallone. Eppure, la mamma ti doveva chiamare dalla finestra sennò tu continuavi a sbucciarti le ginocchia anche col buio. Oggi il “viaggiare” è un atto inconsulto, automatico, come qualsiasi cosa. Non deve avere un perché e non deve avere delle conseguenze. L’unica costante è che devi godere, al dilà dello spaziotempo.

  3. Grazie per avere scritto questo post.
    E sì, non sono le bottigliette d’acqua in PET il problema, è la gente “senza testa”…. le pecore che si credono intelligenti.
    Weekend a Londra e cilindretto di carbone nella caraffa… e limitare la libertà di chi osa discutere i loro dogmi.

    1. Tecnicamente, le bottigliette sono uno degli infiniti problemi che ci vengono posti dalla “modernità”.

      Per esempio, bello Internet con cui ci scambiamo questi messaggi ma a parte che poi ci sono i bambini che scavano nelle miniere e aggeggiano nelle fabbriche per il nostro sollazzo, bisogna produrre sempre più energia elettrica non solo per alimentare i circuiti ma anche per alimentare le macchine che mantengono i circuiti ad una certa temperatura.

      Io non ho mai detto che le bottiglie non pongono il problema della raccolta e dello smaltimento ma ho detto che lo stesso problema si pone per qualsiasi rifiuto. Certo, possiamo ridurre i consumi, in teoria, anche se questo a sua volta è un problema per una intera società che è materialmente e concettualmente fondata sul consumo. E’ un problema anche considerato che molta parte del mondo non l’ha ancora assaporato il consumo e vorrebbe farlo, a qualsiasi costo. Comunque, qualsiasi soluzione presuppone che noi si percepisca il problema come prima cosa. A me sembra ovvio che un tizio che mi viene a raccontare che ha trovato la Pietra Filosofale contro la “plastica” andando nei “bar più alla moda di Londra” è un nonsenso, una presa per i fondelli. Ho cercato di spiegare la ragione ma come vedi nel commenti dell’insegnante sopra, pare che non sia bastato.

      1. Ah, un’altra cosa che ho detto che a me sembra ovvia e invece non lo è affatto. Le bottiglie di plastica esistono non perché sono un vezzo, una “figata”, come le caraffe col filtro a carboni attivi del “bar alla moda di Londra”, esistono perché sono una soluzione estremamente pratica al problema di trasportare e conservare l’acqua dove è necessario.

        Leggevo tempo fa di un mio parente che fu prigioniero in Africa dopo la rotta italo-tedesca. A quel tempo ovviamente la potente macchina logistica del Regio Esercito doveva rifornire il fronte di una certa quantità di acqua potabile. Non trovarono di meglio che distribuirla nei fusti precedentemente usati per il carburante. Ti lascio immaginare la qualità di quell’acqua, che non era prelevata da sorgenti alpine e viaggiava nel caldo rovente dentro bidoni sporchi di gasolio. Eppure, per non morire, la bevevano. Il risultato è che soffrivano di dissenteria emorragica.

        Oggi, se vedi le immagini e i video dei soldati americani, nelle basi al fronte portano i “pallet” di bottiglie di plastica, pur avendo ovviamente tutta la tecnologia e le risorse per provvedere altre soluzioni. In alternativa alla bottiglia di plastica, usano una “camel bag”, credo si chiami cosi, cioè una vescica di plastica che si porta sulla schiena con tubo-cannuccia che porti sul davanti per succhiare. La borraccia di alluminio con il gavettino che avevano dato a me, non l’ho mai usata ma era evidentemente poco pratica perché si ammaccava facilmente e poi come la pulisci? Il gavettino aveva la comodità che lo potevi mettere sul fuoco per scaldare qualcosa.

  4. “La stimolazione cerebrale non invasiva contro pregiudizi e stereotipi sociali.”

    Ce ne avevi già parlato, ma ho letto solo ora tutto l’articolo segnalato a destra. Incredibile, pazzesco.
    Ma come pensi che possano fare una cosa del genere su vasta scala? Magari via smartphone, presto
    obbligatorio per i bonifici nell’UE? Forse la cosa è semplicissima: quando accendi la luce o avvii il motore eccoti una piccola scarica che ti rende umano. O forse un giorno potranno indurre qualche mutazione nel cervello per renderci tutti agnellini? Eh, le vie del signore sono infinite.

    1. Non lo so.

      Però se il principio funziona in teoria, cioè se puoi aggiungere o togliere “pensieri” nel cervello tramite opportuna stimolazione elettromagnetica, qualsiasi strumento adatto a creare il campo elettromagnetico richiesto serve alla bisogna.

      Dato che presumo uno dei fattori chiave sia la distanza, io immagino un aggeggio inserito per esempio nella cornice delle porte della Metropolitana, in modo che tutti quelli che passano dalla porta vengano irraggiati. Un po’ tipo i cosi che mettono nei negozi contro il taccheggio, che leggono le bande magnetiche inserite negli oggetti. Però se si aggiunge un meccanismo capace di modulare ll campo in base alla distanza del cervello dalla trasmittente, può essere qualsiasi cosa, anche una lampadina e, ovviamente gli scemofoni.

    1. Questo editoriale è la prova provata di come si possa fare disinformazione ideologica conto terzi.

      Abbiamo fatto la scopertona che è meglio il vetro della plastica. Peccato che la ragione per cui non si usa il vetro non è il gretto cinismo del padronato ai danni del lavoratori ma è il fatto che il vetro costa troppo per essere mono-uso e nello stesso momento il riutilizzo è problematico perché oltre agli aspetti logistici del trasporto di un materiale fragile, ci sono gli aspetti della pulizia e disinfezione che non sono affatto procedimenti elementari e innocui. Infatti, nel post di ieri dicevamo che le sostanza usate per potabilizzare l’acqua, in questo caso per abbattere la concentrazione di batteri, possono essere cancerogene. In sostanza il problema di usare vetro per i contenitori alimentari è lo stesso di usare vetro in ambito ospedaliero. La plastica, oltre ad essere più economica, è meccanicamente più idonea al trasporto e allo stoccaggio e consente confezioni mono-uso che sono ovviamente più idonee in tanti contesti.

      Banalmente, io non metterei mai una bottiglia di vetro nello zaino quando vado in montagna o in giro in bicicletta. Non la terrei in macchina. Non la darei in mano ad un bambino.

      Basta tirare fuori la testa dal culo per vedere che il sostituto pratico della plastica non è il vetro ma l’alluminio. L’alluminio però è meno versatile della plastica ed ha anche l’inconveniente di causare l’avvelenamento da metallo, perché passa nel contenuto e viene accumulato nell’organismo.

      Ah, chiariamo un’altra cosa: il vetro si tratta in due modi, che sono ben differenti.
      – Il vetro si può riutilizzare lavando e disinfettando il contenitore. Invito chiunque a mettere dell’olio nella bottiglia e poi lavarla, per vedere quanto è facile. Adesso considerate che invece dell’olio può essere qualsiasi cosa.
      – Il vetro si può riciclare buttandolo nella fusione ma in questo caso NON si produce un contenitore con le stesse caratteristiche dell’originale per via delle impurità. Significa che riciclando bottiglie di vetro non si producono altre bottiglie di vetro, magari si fanno, che ne so, parabrezza delle automobili. E’ la stessa problematica della “plastica” (tanti composti differenti), che normalmente si ricicla producendo oggetti del tutto diversi dall’originale, per esempio con le bottiglie di plastica non si fanno altre bottiglie di plastica ma si fanno i maglioni detti “pile”. Incidentalmente, pare che la plastica del tappo abbia un valore molto maggiore della plastica della bottiglia e andrebbero separati.

    2. Aggiungo:
      “’.. solo il 10/15% finisce negli impianti di riciclo, il resto va nei termovalorizzatori, in discarica o disperso nell’ambiente, spesso in mare, dove diventano microplastiche ingoiate dai pesci e che poi ci ritroviamo nel piatto.”

      Ancora, ovvia distorsione del pensiero a sostegno di un pre-giudizio. La soluzione al fatto che la plastica non viene smaltita in maniera efficace non è studiare come migliorare raccolta, conferimento e sistemi di smaltimeno ma rimuovere per via metafisica il problema usando il vetro, che quello tanto anche se non lo raccogli e non lo smaltisci non è un problema perché oggi nessuno racconta dei “microvetri” che finiscono nel piatto.

      Potrei anche dire un’altra ovvietà, che le fonti di inquinamento planetario sono i paesi emergenti, per ovvie ragioni però i nostri “intellettuali” non concepiscono l’idea di andare a mettere il naso li, perché gli conviene guardare nei “bar alla moda di Londra”. Greta non va a fare la Giovannina D’Arco a Calcutta.

      1. > il vetro costa troppo per essere mono-uso

        Il problema e’ proprio il monouso.

        > e nello stesso momento il riutilizzo è problematico perché oltre agli aspetti logistici del trasporto di un materiale fragile

        Cio’ e’ falso.
        Infatti conosco personalmente dalla Germania bottiglie di vetro che sono state riusate un numero cosi’ alto di volte che hanno perfino due cerchi opachi di usura del vetro alle due estremita’ della parte cilindrica.
        Camionisti, fattorini, supermercatisti crucchi non sono certo delle signorine da salotto che trattano le bottiglie e le casse di bottiglie come bicchieri in cristallo di Boemia da 200 micron di spessore.
        Io stesso uso una bottiglia in vetro che prendo a casa e tale bottiglia la porto nello zaino che sbalotto, cade, viene compresso da anni.
        Non solo, ma come reazionario e restauratore io mi ricordo che quando ero piccolo la quasi totalita’ dei liquidi alimentari era commercializzata in contenitori a rendere con cauzione. Avevano risolto tutti i pseudo problemi millantati contro il riuso e a favore del monouso. Anzi, non era alcun problema, era parte della normalita’.
        Insomma, non e’ un problema pulirti il culo, visto che devi cacare, fa parte della normalita’, signor Connor.

        > ci sono gli aspetti della pulizia e disinfezione che non sono affatto procedimenti elementari e innocui.
        I due chili di petrolio usati per il chilo di resina sono innocui? Lo svenamento di risorse che vanno all’estero per il petrolio? Le guerre per il petrolio sono innocue? Ad esempio, la guerra per il petrolio che i cugini francesi hanno fatto in prossimita’ in Libia contro l’Italia e’ innocua? Gli scarti dell’incenerimento sono innocui? Le ceneri dove le mettiamo?
        I TIR che portano avanti e indietro resine, rifiuti, bottiglie vuote monouso vuote, bottiglie monouso piene sono innocui? Nella costipazione padana abbiamo bisogno di aumentare le micropolveri dovute a questi processi USA&getta?

        > La soluzione al fatto che la plastica non viene smaltita in maniera efficace non è studiare come migliorare raccolta, conferimento

        Insomma, come fanno i sinistri, per gli alloctoni e’ solo da studiare come migliorare l’integrazione. Un paio di mediatori culturali in piu’, una rete di servizi et voila’, il problema non esiste.

        > e sistemi di smaltimeno
        La plastica non si smaltisce.
        Nella migliore delle ipotesi ha una breve storia di deciclaggio. Poi rimane della roba. Cosa facciamo con ‘sta roba?
        Smaltirla cosa significa letteralmente? Accumularla da qualche parte? Dove? Vicino a casa tua? Facciamo le ecoballe di plastica nella costipazione italica?
        Cosa significa smaltire? Significa spostarla da qualche parte?

        1. Coso, forse ti suona strano ma io decido da solo se ha senso o non ha senso portare una bottiglia di vetro nello zaino. Anzi, ti dico che se non mi permetterei mai di darti consigli sull’uso del paruolo, ne so più di te di montagne e di zaini. Ti farei presente che nell’universo mondo nessun attrezzo per l’outdoor, per non dire equipaggiamento militare, è fatto di vetro. Non basta, nessun attrezzo sportivo o professionale è fatto di vetro. Eppure, potresti benissimo fare i manici dei cacciaviti di vetro, che è un isolante e infatti si adopera per i sostegni dei cavi dell’alta tensione.

          L’obiezione dei chili di petrolio è da sardina. Non so perché perdo tempo a spiegartelo si vede che sono scemo. Il petrolio non lo bevi e non lo mangi perché la plastica è atossica. Viceversa, le sostanze usate per il lavaggio e la sterilizzazione di qualsiasi cosa, compreso come dicevo l’acqua del rubinetto, hanno vari livelli di tossicità. A me importa relativamente della solita tartaruga con il cotton fioc nel naso, mi importa di più di non morire avvelenato.

          La guerra in Libia c’entra come il cavolo a merenda, infatti il petrolio è un prodotto commerciale e praticamente c’è in tutto il mondo, per esempio viene notoriamente estratto nel Mare del Nord.

          I tir eccetera sono un problema, come la plastica è un problema, per via di una cosa che è più generale, riguarda il consumismo. Il consumo di plastica non è diverso dal consumo di qualsiasi cosa, che ne so, di profumi o di benzina o di salsicce. Mangi le salsicce, bisogna allevare maiali, che cacano e inquinano, poi devi portare maiali al macello col tir, le salsicce nei negozi col tir e il tir inquina.

          Come ho cercato di dire altrove, se guardi un problema in maniera razionale trovi una soluzione razionale. Se lo guardi attraverso mistica, metafisica o ideologia, trovi una soluzione irrazionale e, in quanto tale, inapplicabile o peggiorativa.

          La plastica si smaltisce applicando delle trasformazioni chimiche, di temperatura e pressione. Come qualsiasi altra cosa. La plastica è fatta degli stessi atomi con cui sono fatte le stelle, come noi, come… boh, le api. Ogni azione ha uno scopo e un costo. Per esempio, avrebbe senso aumentare il costo della plastica per pagare lo smaltimento. Quello che non ha senso è aumentare il costo per espiare la colpa.

          Attorno a casa mia ci sono TRE inceneritori nel raggio di dieci chilometri, ciccio, che bruciano la rumenta di tutta Italia, perché qui non siamo nell’isola felice del Cucù. Paghiamo i giochini degli altri.

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Vivaldi