Windows addio

Giunse infine il giorno. Microsoft mi comunica di avere cessato il supporto per Windows 7, che è l’ultima versione di Windows che acquistai molti anni fa per un computer desktop.

Avevo tre opzioni. Continuare ad usare Windows 7, almeno fino a che non fosse venuto a mancare un componente critico dei programmi che uso di solito. Provare l’aggiornamento fornito gratuitamente da Microsoft per sovrapporre Windows 10 al sistema esistente. Rimuovere Windows e installare una distribuzione Linux, che per altro uso normalmente sul computer portatile.

Ho deciso di installare la distribuzione Linux dalla quale scrivo questo post. Il passaggio è stato incredibilmente semplice veloce, un vero sollievo rispetto alla agonia dell’ultima installazione di Windows. Certo, a me non è indispensabile nessun programma per Windows e non mi serve nemmeno un ambiente di sviluppo o testing particolarmente complicato. Però presumo sia la situazione della maggior parte delle persone che (ancora) usa un PC.

Infine eccoci qui, ho eliminato completamente Windows. Fa un po’ uno strano effetto, perché a certi manierismi ci ero un po’ affezionato. Vedremo se in futuro mi pentirò della scelta.

Aggiornamento: la politica di Microsoft riguardo l’upgrade da una versione precedente a Windows 10 è cambiata. Adesso è possibile attivare una installazione ex-novo di Windows 10 usando una chiave – licenza di Windows 7 e 8. E’ anche possibile scaricare da Microsoft l’immagine necessaria a preparare il supporto (DVD, USB). How to install and activate Windows 10 using your Windows 7 or Windows 8 product key.

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  1. Leggendo questo post mi viene in mente un racconto di Buzzati, “I sette messaggeri”…
    …anche lì, una situazione di non ritorno.

    Dai che secondo me non te ne pentirai 😀

    1. Bah, qui non puoi tornare indietro perché MS dopo dieci anni abbandona quella versione di Windows. Puoi andare avanti. Volendo, basta comprare una licenza di Windows 10. Comunque, al momento c’è un programma di grafica che non ha un equivalente e quindi dovrò imparare ad usarne uno 100 volte più complicato.

          1. 😀 😀 😀

            Intendevo questo programma, che adoravo! Gimp

            Dai, mi hai strappato una risata, scusa che non ti ho messo il link prima così capivi subito!

        1. Ho scritto una cosa inesatta sopra e ho modificato di conseguenza il post.
          All’inizio Microsoft offriva Windows 10 per i titolari delle versioni precedenti (7, 8) di Windows solo nella forma di “upgrade” del sistema pre-esistente. Ad un certo punto hanno deciso di cambiare politica per l’ovvia ragione che una eventuale re-installazione obbligava a installare prima il S.O. vecchio e poi fare “l’upgrade”. Adesso è possibile installare Windows 10 ex-novo e poi attivare l’installazione usando la chiave – licenza delle versioni precedenti.

          Quindi non serve acquistare una nuova licenza.

          1. Secondo te non ho capito? Ho fatto un gioco di parole. “Già-mp -> giamp”, voleva essere “si”.

  2. Uso ancora quotidianamente un apparecchio a base Athlon con 6 processori e sistema operativo Windows XP. Va come un razzo. Mai un cedimento.

    Come occorre guidare le automobili sapendo cos’hai sotto al sedere, occorre usare gli elaboratori digitali sapendo cosa sono e cosa puoi farci, senza forzature. Salvo incidenti “fisici” o errori (a volte intenzionali?) nella programmazione, non tradiscono. In definitiva sono solo interruttori e sequenze numeriche: se niente si brucia e se i calcoli vengono svolti a dovere, tutto fila liscio indefinitamente.

    1. Il problema con versioni non più supportate di Windows è che non vengono corretti i bug e, sopratutto, le falle di sicurezza. In un computer isolato, cioè non collegato ad Internet, non è un problema. Ma per l’uso che ne faccio io, gli aggiornamenti sono indispensabili. Aggiornamenti che includono anche tutti i programmi che aprono connessioni da/per l’esterno.

      La seconda considerazione purtroppo non è tanto vera. Emergono continuamente problemi sia con l’hardware che con il software, i più gravi dei quali consentono di leggere, scrivere e/o eseguire programmi da remoto. Oppure problemi con i sistemi di crittografia che sono necessari per le transazioni bancarie e operazioni analoghe.

      1. L’hai detta giusta: il mio elaboratore veloce, quello muscolare*, non ha neppure il modem. Tutti i programmi che uso sono conservati su memorie di massa locali, con tanto di backup, così come pure i documenti che ho realizzato e che realizzo. Inoltre, non tengo dati vitali né su quell’elaboratore, né su quello da 200 euro che uso per le connessioni alla rete. Rifuggo come la peste qualsiasi trattamento per via telematica delle mie operazioni potenzialmente a rischio d’attacco. Finché potrò, perché so bene che la direzione verso la quale vogliono spingerci è un’altra. Per ora, punto i piedi come non mai, e fin’ora son riuscito a non smuovermi d’un passo. Certo, come osservi tu stesso, ho dovuto fare e devo fare delle rinunce, ma ci sono abituato e non mi pesa più di tanto.

        *per chiarire: l’ho acquistato nel 2004 in versione monoprocessore, quindi nel 2012 ho provveduto a un aggiornamento hardware guardandomi bene dal sostituire il sistema operativo; per inciso, ho dovuto fare questioni col tecnico/negoziante, prendendomi pure l’etichetta di “matto” — e va be’, se non segui la mandria sei automaticamente “matto”… vedi quante cose si imparano vivendo?

        1. Installare una versione non supportata di Windows su nuovo hardware di solito significa che non ci sono i driver. I driver sono dei componenti software che servono al Sistema Operativo e ai programmi per “parlare” con l’hardware. Vale anche nella direzione opposta, la soluzione di Microsoft per l’aggiornamento del Sistema Operativo è di cambiare l’hardware, quindi spesso capita che se installi l’ultima versione di Windows i driver per le versioni precedenti sono incompatibili. Significa che se hai un plotter che funzionava benissimo con XP c’è il caso che non funzioni con le versioni successive perché la azienda che vendeva il plotter non ha distribuito driver per queste versioni.

          Su Linux la faccenda è più complicata. Solo le aziende che usano Linux internamente o per i propri clienti sono motivate a sviluppare e rilasciare i driver per il proprio hardware. In alternativa, devi sperare che qualcuno abbia sviluppato un driver “indipendente” facendo il “reverse engineering” dell’hardware. Nell’ambito dei prodotti “consumer”, cioè quelli non-professionali, può capitare che non ci siano driver per Linux o che i driver non supportino tutte le funzionalità dell’aggeggio.

          D’altra parte, bisogna considerare che l’elettronica “cinese” di solito viene commercializzata con firmware e driver molto approssimativi e che “out of the box”, cioè quando la tiri fuori dalla scatola, non funzioni correttamente. Se va bene, bisogna aggiornare firmware e driver un certo numero di volte per recuperare il pieno funzionamento dell’aggeggio. C’è una ragione di fondo: le aziende che commercializzano i prodotti dell’elettronica col loro marchio in realtà commissionano la produzione a dei “grossisti” che servono molti se non tutti i marchi dello stesso settore. Significa che l’azienda X non produce il prodotto Y internamente ma lo commissiona alla ditta Z e ci mette solo il marchio. Queste commesse si basano sul ribasso dei prezzi e, sul lato del “grossista”, sullo ulteriore “sub-appalto” ad altre ditte K, W, J che producono i semi-lavorati che poi vengono assemblati nel prodotto finito. Allora, quando il prodotto presenta dei difetti, il cliente si lamenta con l’azienda X che vende il prodotto col suo marchio ma questa azienda non ha nessuna possibilità di correggere il problema. Deve chiedere al “grossista”, il quale a sua volta deve risalire al suo fornitore che ha fatto quel pezzetto difettoso. Data la difficoltà logistica e i margini di profitto inesistenti, alla fine chi lo prende nel didietro siamo noi clienti finali.

  3. Off-Topic:

    Hai risolto il problema dei commenti recenti!
    L’hai fatto tu o l’hanno implementato come si deve i tizi di Vivaldi?

    (E Vivaldi era VENEZIANO, oh, mica barbaro lombardo… E che musica celestiale che componeva… sono sicura che se fosse nato a Milano non avrebbe avuto alcuna possibilità 😀 😀 :D)

    1. Hai ragione, a Milano gli artisti li importiamo. Leonardo ha vissuto qui la maggior parte della sua vita adulta e di mestiere non faceva l’ingegnere, organizzava eventi per conto del Duca, era un “creativo” ante litteram. Pensa quanto eravamo avanti. I Lombardi, che ormai non vivono più a Milano perché quella è una città di stranieri, di proposito, con l’intento di annientare ogni focolaio di possibile resistenza alla uniformazione mondalista, non hanno propensioni tanto “gaie”, è gente concreta che fa cose concrete. Infatti, Leonardo era qui perché alla sua epoca Milano era una città manifatturiera, di industrie, dove la sua vena “creativa” era apprezzata meno dei suoi interessi “scientifici”. Infatti, oltre ad organizzare eventi e fare giochi per il sollazzo della corte, gli veniva chiesto di progettare le chiuse dei Navigli o la copertura della volta del Duomo.

      Non ho alcuna possibilità di modificare la piattaforma di Vivaldi, che poi altro non è che una versione, non so quanto aggiornata, di WordPress. In questi giorni credo stiano installando componenti più aggiornati, ogni tanto scopro che è cambiato qualcosa. Mi vorrei lamentare del fatto che non danno nessuna comunicazione ne prima ne dopo le modifiche e non è una bella cosa. Però sono vecchio e so che è perfettamente inutile. Cavalco l’onda finché c’è. Oggi leggevo che Mozilla licenza 70 dipendenti, il futuro non promette bene.

    1. Non trovo informazioni sul servizio, quindi non posso dire niente senza provare.
      Posso concepire solo due tipi di fregature da un servizio di hosting. La prima consiste nell’iniettare del codice dentro una tua pagina HTML, una cosa che può limitarsi a visualizzare un banner oppure fare praticamente qualsiasi cosa sul client di chi apre la tua pagina. La seconda consiste nel farti installare qualche tipo di client/app per accedere al servizio, con le stesse conseguenze di cui sopra.

      Non è la facilità che dovrebbe farti insospettire ma il fatto che non ti dicono come il servizio viene finanziato.

      1. Capisco. Vediamo…

        Direi che “client” sono anche io quando apro una pagina del sito che ho allestito, quindi dovrebbe bastarmi appurare se il codice originale della pagina appare integro o alterato “esplorandolo” dal browser (in Palemoon accedo al codice con Ctrl+U; forse anche in Firefox). Fatto: il codice è integro, neppure una riga in più in ciascuna delle pagine che ho controllato (non tutte, chiaramente), nessun modifica visibile. Banner non ne compaiono in nessun dove.

        Non mi è stato necessario installare nulla. Accedo allo spazio che mi è stato assegnato tramite un cpanel molto comune, dal browser di sempre, oppure tramite FileZilla. Anche in questo caso non rilevo nessun comportamento diverso rispetto a quelli di sempre.

        Ti vengono altre idee? Dimmi, che provo a controllare, fin dove son capace.

        1. Se mi dai un indirizzo posso guardare le pagine erogate dall’hosting.

          Ripeto, l’unica cosa che potrebbero fare è aggiungere del codice alle pagine o farti installare qualcosa, tolto questo, una pagina è una pagina.

          Rimane sempre il dubbio circa il “modello di business” di tutto l’aggeggio, cioè chi paga e perché.

        2. Prendo due indirizzi a caso (non miei) ottenuti cercando […] con DuckDuckGo.

          [editato]

          ATTENZIONE: ho provato entrambi gli indirizzi e Firefox li blocca segnalandoli come “sito ingannevole”.
          Nota che non arriva a caricare il sito vero e proprio ma blocca il dominio radice.
          La funzione “sito ingannevole” è fornita da Google e credo sia la stessa usata da Chorme/Chromium.

          1. No, devi mettere su una pagina di prova cosi vediamo cosa ci restituisce.
            I due indirizzi dati non sono una prova attendibile.

        3. Mah… ho appena controllato tutti gli indirizzi correlati a quel che sto facendo, passandoli a servizi online di verifica della sicurezza, e non segnalano niente. Per me siamo di fronte a un caso tipo quello di chi compra le uova da un contadino che non conosce… c’è senz’altro la possibilità di intossicarsi, ma più probabilmente finisci per mangiare uova migliori di quelle che trovi nei punti vendita supercertificati, solo che quel contadino non lo conosce nessuno perché è uno sfigato qualsiasi, mica la Aia.
          Del resto, anche quando ero su 000webhost il mio sito (nel quale so che non ho inserito alcun elemento pericoloso o truffaldino) veniva bloccato da molti degli antivirus installati dai ragazzini ai quali è rivolto, adducendo come motivazione “sito sconosciuto e non certificato” o qualcosa di simile. Stessa storia con i programmini didattici fatti in casa che uso: fanno sbroccare più di un antivirus, senza alcuna ragione concreta, con avvisi del tipo “e questa cosa chi l’ha mai vista? potrebbe essere una minaccia!” Diciamo che sono antivirus ben poco accoglienti, di quelli che fanno piangere Bergoglio. Quello vorrebbe che invece dei firewall i computer avessero dei firebridge

          1. Non c’entra niente l’antivirus, che tra parentesi non deve fare niente altro che esaminare il contenuto dei supporti di memoria del tuo dispositivo, tutte le altre funzioni non servono a niente.

            Il filtro di Firefox come dicevo è un servizio di Google che altro non è che una raccolta di indirizzi IP e di nomi di dominio che vengono segnalati, presumo prevalentemente dai “robot” di Google e/o da persone tramite un form di segnalazione. I “robot” sono i software che contattano tutte le pagine web seguendo i link e producono gli indici del motore di ricerca di Google. Non ho idea di quali siano esattamente i criteri per cui un sito viene bloccato come “ingannevole”, ci sarà scritto in qualche documento di Google.

            Invece la faccenda dei “certificati” è un altro paio di maniche e riguarda le chiavi che vengono usate per codificare le connessioni HTTPS. I “certificati” vengono distribuiti da un certo numero di “autorità” e devono essere garantiti contro la possibilità che qualcuno metta in circolazione un “certificato” contraffatto che consenta di accedere alle informazioni codificate. Non è il nostro caso.

            Comunque, con 10 euro all’anno ti compri uno spazio di hosting su Aruba, non mi sembra che valga la pena di complicarsi la vita.

      2. Ah, se dovessi provare tu stesso in concreto, oltre a dare sicurezza a me, magari potresti scoprire qualcosa che serve pure a te (e magari anche a altri che leggessero questa pagina). Penso proprio che tu sia più qualificato di me per individuare eventuali gabole.

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