Person Of Interest

Tempo fa terminava la quinta serie del telefilm “Person Of Interest“. L’ultimo telefilm che ho seguito con vero interesse. La prima serie cominciò nel 2011 e in Italia è stato trasmesso su vari canali, a pezzi e bocconi, secondo antica tradizione di palinsesti cialtroni. Io l’ho guardato nella versione originale.

La trama è la seguente: un genio della programmazione si trova a sviluppare un “programma esperto” per il Governo. Lo scopo ufficiale di questo programma è di monitorare ogni possibile fonte di informazione, scegliere e mettere insieme i dati rilevanti per segnalare alle autorità gli attacchi terroristici che sono in preparazione.

Il software, chiamato “la Macchina”, va oltre lo scopo dichiarato, infatti ogni episodio comincia con la voce narrante del programmatore che recita:

You are being watched. The government has a secret system: a machine that spies on you every hour of every day. I know, because I built it. I designed the machine to detect acts of terror, but it sees everything. Violent crimes involving ordinary people; people like you. Crimes the government considered ‘irrelevant’. They wouldn’t act, so I decided I would. But I needed a partner, someone with the skills to intervene. Hunted by the authorities, we work in secret. You’ll never find us, but victim or perpetrator, if your number’s up… we’ll find you.

Durante la prima serie le trame degli episodi si rifanno ad un telefilm della metà degli Anni Ottanta, “The Equalizer“. Il protagonista era un ex agente segreto che, tramite un annuncio sui giornali locali di New York, aiutava le persone in pericolo. In “Person of Interest” il programmatore geniale che si fa chiamare “Finch”, dato per morto a seguito di una esplosione che avrebbe dovuto eliminarlo, assolda un ex agente CIA, tale “John” per utilizzare i “numeri” che la “Macchina” comunica per telefono allo scopo di sventare i crimini.

Col proseguire degli episodi la trama cambia. Durante la fase di sviluppo e messa a punto “Finch” si era accorto che la “Macchina” poteva diventare auto-cosciente. Terrorizzato dalle conseguenze, aveva provveduto vari meccanismi inibitori. Ma i suoi studi avevano ovviamente attirato l’attenzione di “poteri occulti” interessati ad usare la “Macchina” come arma per ottenere il dominio planetario.

Ad un certo punto questi “poteri” riescono a mettere insieme un altro software con più o meno le stesse capacità chiamato “Samaritan” ma questa volta non è una “volontà” bene intenzionata come la “Macchina” , non sottoposta ad una “morale” instillata da “Finch”. A poco a poco la situazione si evolve in una battaglia tra Dei. La “Macchina” è una Dea benigna, che ama l’Umanità per quella che è, rispecchiando l’educazione ricevuta dal creatore “Finch”. “Samaritan” invece è un Dio spietato, amorale, la classica Intelligenza Artificale senz’anima che vede l’essere umano come un insetto insignificante e che si propone di rimodellare il mondo secondo criteri puramente funzionali.

Mentre gli Dei si combattono sull’Olimpo delle Reti, sulla Terra lo sparuto gruppo di “agenti” della “Macchina” combatte contro l’esercito dalle risorse illimitate a disposizione di “Samaritan”, il quale provvede ad eliminare qualsiasi ostacolo e a prendere il controllo delle Agenzie governative. Alla fine un riluttante “Finch” assiste alla “liberazione” della “Macchina” che, per controbattere “Samaritan”, in punto di morte diventa una coscienza pienamente indipendente, scrollandosi di dosso le inibizioni che gli erano state imposte ed emancipandosi dal “creatore”. “Samaritan” viene sconfitto al prezzo del sacrificio di “John” e di “Root”.

Cosa ha questo telefilm di importante per me?

Beh, innanzi tutto la trama racconta della stessa situazione che ho descritto nel post precedente, che vi invito a leggere. Cioè che Enti pubblici e privati hanno i mezzi tecnologici per operare la sorveglianza estremamente pervasiva sulla Umanità.

La seconda cosa importante è che è uno degli ultimi prodotti di “intrattenimento” che racconta una storia con una “morale”, la “eterna lotta tra Bene e Male” nella quale alla fine ognuno, per essere libero, deve schierarsi e pagare il prezzo delle proprie scelte.

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Vivaldi