Severgnini verso l’infinito e oltre

Su titti i “media” rimbomba la propaganda mondialista. Ecco l’inutile caccia all’untore.

[…] “sbagliato trattare con crudeltà le persone. Siamo ai confini del razzismo sanitario.

Conoscete l’espressione «Siamo tutti sulla stessa barca»? Se la barca è immensa e rotonda, potremmo dire: siamo tutti sullo stesso pianeta. Il coronavirus sta dimostrando che il mondo è unito: non solo dal clima, dagli aeroplani, dagli smartphone e da Netflix. Un motivo in più per mostrarci saggi.

Vediamo di esaminare la logica delirante di Severgnini. 1. la Globalizzazione è Buona e Giusta. 2. la Globalizzazione produce gli smartphone di cui non possiamo e non dobbiamo fare a meno, come produce il virus. 3. Il virus creato dalla Globalizzazione è Buono e Giusto come gli smartphone.

Notare anche il delirio appena più sottile circa il fatto che il mondo sia “unito” dal “clima”. Sono quelle sparate convenzionali che hanno senso solo fino a che qualcuno non si ferma un nanosecondo a pensare cosa possono significate. Il mondo non è “unito” dal “clima”, infatti le cose si muovono, come in tutto l’universo, perché ogni parte si trova in uno stato differente di irraggiamento solare, di temperatura e pressione atmosferica, facendo in modo che l’atmosfera sia mossa dai venti e gli oceani dalle correnti, che periodicamente diventano tempeste. Ci sono ghiacci eterni e deserti roventi, ci sono grandi pianure e montagne, ci sono gli oceani attorno ai continenti. Potrebbe andare peggio, per esempio la temperatura più bassa su Venere è attorno ai 400 gradi ma al suolo si raggiungono i 1200 gradi, con una pressione cento volte quella terrestre. Inoltre, basta guardarsi un po’ attorno per vedere che le montagne una volta erano sul fondo del mare e che certe pianure dove adesso batte il sole, anticamente erano coperte dal ghiaccio. Le regioni che oggi sono le più fredde in tempi remoti avevano una flora e una fauna adatti ai climi tropicali.

Nello stesso momento, Severgnini celebra gli “aereoplani” e gli “smartphone” che sono oggetti familiari per i “cittadini del mondo”, gli stessi che “salvano il pianeta” bevendo l’acqua nelle caraffe col filtro in carbone nei bar alla moda di Londra. Perché aerei e smartphone, connaturati alla Globalizzazione, non inquinano, no no, mica come le tremende bottigliette di plastica. Gli arei e gli smartphone “uniscono” il mondo quindi non possono arrecare danno, alle persone o al “clima”.

[…] “la trasmissione del virus è legata a luoghi e contatti: non a un’etnia. Un ristorante cinese a Milano non presenta alcun rischio; un ristorante italiano a Wuhan, sì.”

Signor Servergnini, il “ristorante”, ovunque si trovi, non presenta alcun rischio, perché è fatto di materiali inerti o di metallo o di legno. Non ha alcuna importanza il menu del ristorante, se è un menu di piatti finto-cinesi o finto-italiani. Sono le persone che portano e trasmettono la malattia, ovunque si trovino. L’Europa ha sperimentato epidemie devastanti e l’unico rimedio era la “quarantena”, mi segua, il periodo di quaranta giorni con cui le navi venivano tenute lontano dalla città durante le pestilenze. Ovvero, gli stranieri venivano esiliati per un tempo abbastanza lungo da verificare che non portassero una infezione acuta. Continuavano a portare le infezioni croniche, cosi arrivò la sifilide, pare importata dalle Americhe. Qui non si tratta della “etnia”, non è l’ennesima istanza della Shoa, si tratta del fatto che gli stranieri che vengono da una regione dove infuria una epidemia, possono muoversi senza restrizioni. Non mi si dica che vengono controllati col termometro per vedere se hanno la febbre, perché se bastasse quello non ci sarebbe epidemia. Non mi si dica che vengono controllati i voli da e per la Cina, perché un signore cinese può scendere in Africa o che ne so e prendere un altro aereo. Insomma le variabili rilevanti sono due, la provenienza e la tanto celebrata “libertà di movimento di cose e persone”, non ci sono confini, il diritto di migrare.

Mettiamoci nei panni di un bambino cinese nato e cresciuto in Italia: vedere i compagni che non ti vogliono in classe dev’essere terribile.

Signor Severgnini eccoci alla solita domanda che vale per tutti voi alfieri del Mondialismo: scusi ma lei c’è o ci fa? Il “bambino cinese” secondo la sua stessa predicazione non è “cinese” ma italiano. Vedi alla voce “Jus Soli”. Inoltre, il problema non è che sia un bambino o che sia cinese, il problema è se sia stato in contatto con il virus, lui direttamente oppure qualche suo parente. Torniamo quindi alla radice di tutto, cioè la “libertà di movimento di cose e persone”, non ci sono confini, il diritto di migrare. In generale vale per tutti gli stranieri che vengono da regioni dove le profilassi sanitarie e le malattie endemiche sono molto diverse dalle nostre. Io non mi dimentico la signora Bonino di +Europa che scherzava sulla zanzara che aveva infettato la bambina italiana morta di malaria. Poi si è scoperto che la bambina era stata infettata in ospedale dove era ricoverata insieme a bimbi figli di immigrati africani, i quali bimbi avevano contratto la malaria nella loro terra di origine. E’ calato il silenzio delle veline di regime su i due corollari evidenti, primo che gli immigrati sono un rischio epidemico e secondo che negli ospedali si muore sovente per dolo o imperizia.

La Cina ha la memoria lunga: verrà ricordato chi incoraggia certi comportamenti, o non li condanna. E chi, invece, cerca di essere d’aiuto in questo momento difficile.

Mi sto cacando addosso dalla paura. Magari i Cinesi non vorranno più vendermi lo smartphone?

Meglio chiedere aiuto ad Alessandro Manzoni. Di caccia all’untore, se ne intendeva.

Ah, le risate. Se Manzoni avesse visto morire i suoi familiari di peste bubbonica o polmonare probabilmente avrebbe inveito contro Dio e contro gli uomini, invece che scribacchiare saccentemente della morte e disperazione altrui. Il fatto che l’Europa in qualche maniera sia riuscita ad emergere dalle epidemie di peste senza collassare completamente è stato un miracolo di perseveranza. Cercavano di proteggersi con la quarantena, costruendo ospedali e lazzaretti, costruendo cattedrali per comunicare con Dio. Oggi sappiamo dei virus e i medici non vanno in giro con maschere di uccello e spugne imbevute d’aceto ma non è cambiato niente, siamo ancora alla quarantena, agli ospedali e proveremmo anche con le cattedrali se i Cinesi non fossero ufficialmente comunisti e qui non avessimo l’anticristo come Papa.

Per ora in Italia solo due persone hanno contratto il virus, una coppia di turisti cinesi provenienti da Wuhan: sono stati individuati, isolati, curati e sembrano in condizioni discrete. I casi aumenteranno, probabilmente. Ma in Italia, ogni anno, da 3,5 a 6 milioni persone si ammalano di influenza, e oltre settemila – soprattutto anziani – muoiono a causa delle complicanze.

Prima cosa, i turisti cinesi non hanno contratto il virus in Italia, l’hanno portato in Italia venendo dal luogo dove l’hanno contratto, in Cina.

Seconda cosa, la faccenda dell’influenza è uno stereotipo che vedo ripetere da un certo tipo di persone condizionata alla “logica sinistra”. Due cose ovvie ma per voi non tanto. Il virus cinese SI AGGIUNGE alla influenza e poi determina una polmonite che richiede ricovero ospedaliero, mentre per l’influenza basta rimanere in casa. In secondo luogo la gravità della epidemia consiste nel fatto che TUTTI SI AMMALANO NELLO STESSO MOMENTO, portando la società alla paralisi. Cosa succederebbe, signor Severgnini, se gli ospedali di Milano dovessero ricoverare ventimila persone tutte insieme? La gente muore perché la morte fa parte della vita e allora non c’è problema, giusto? Virus o non virus, di qualcosa bisogna pur morire e allora inutile preoccuparsi, chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza.

La domanda, a questo punto, diventa: quando – speriamo presto – verrà trovato il vaccino contro il coronavirus, appena isolato dall’Istituto Spallanzani di Roma, i no-vax diranno «No, grazie»? E poi magari andranno fuori, a prendersela con i cinesi“.

Scusi signor Severgnini ma io mi dovrei vaccinare contro il “coronavirus” per potere consentire ai cinesi infetti di andare e venire liberamente? Dato che questa è una ennesima ricorrenza di uno stesso problema perché è già capitato che si diffondesse una epidemia in Cina di un virus simile e dato che anche l’influenza viene dagli allevamenti avicoli e suini, mi sembra che i vaccini vadano somministrati non a Milano ma in Cina e agli addetti a tali allevamenti. Imporre la vaccinazione all’intera Umanità come “piccolo prezzo da pagare per la libertà di movimento di cose e persone e per il diritto di migrare”, esattamente come imporre il terrorismo e quindi l’esercito che presidia le strade e le piazze, mi suona abbastanza demenziale. Però perfettamente in linea con la propaganda del Corriere.

Non ha nemmeno fatto la fatica di informarsi se per caso il virus fosse stato effettivamente isolato allo Spallanzani dalla ricercatrice meridionale e precaria PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO oppure se l’avessero già fatto altri, più volte, presso altri centri di ricerca. Perché certe veline di regime fanno comodo.

Come dicevo nel post precedente. Cosa volete farci, anche Severgnini si guadagna il pane in questo modo.

Edit: lo stesso Corriere informa che i due anziani cinesi che erano “in condizioni discrete” perché tanto è come l’influenza, si trovano adesso in terapia intensiva e i medici stanno provando dei farmaci antivirali sperimentali. Quando si arriva ai farmaci sperimentali significa, come dicevano i Romani dell’epoca repubblicana “essere ridotti ai triarii“, all’ultima linea di difesa.

Edit: Repubblica a firma Concita De Gregorio. Dopo avere elencato diligentemente tutti gli esempi di “razzismo” contro gli incolpevoli Cinesi, i fascisti della Lega, il docente a Calenzano, la ragazza sull’autobus a Cuneo, i turisti a Firenze e cosi via, la signora scrive:

Al 31 gennaio, mi segnala l’amica Daniela solitamente assai prudente riguardo all’eventualità di ammalarsi, sono stati notificati 11.955 casi confermati di coronavirus, di cui 259 decessi.”

Quindi niente da vedere, circolare prego. Fintanto che non capita a lei o a un familiare. Le considerazioni su questa logica fallata le ho esposte sopra.

… “le morti non provocate da virus: gli incidenti stradali all’uscita dalle discoteche, le morte ammazzate a casa e altre piaghe che vanno nelle brevi di cronaca – i trenta secondi sono scaduti. Restiamo al morbo. Ci si ammala e si muore di influenza ogni anno a centinaia di migliaia: converrebbe vaccinarsi…”

Come sopra, invece di vaccinare la popolazione mondiale per facilitare lo spostamento di cose e persone, converrebbe sopprimere le fonti del contagio anche per l’influenza. Quando fu introdotto il vaccino per il Tetano, che si trasmette con le spore contenute nel letame degli animali da stalla, la prima cosa che si fece fu renderlo obbligatorio per i contadini e gli allevatori, perché il Tetano era un rischio professionale. Invece qui con la solita inversione di +Europa, “gli immigrati arrivano sani e si ammalano in Italia”, tra poco ci dovremo vaccinare per le malattie tropicali e assumere preparati anti-malarici per non essere “razzisti”.

… “lo dico con sprezzo del pericolo della tempesta di gentile dissenso dei no vax. I cinesi detengono cospicue parti del patrimonio industriale nazionale, lo dico con sensibilità verso il lavoro dei ministeri, delle diplomazie e di tutti coloro che antepongono gli interessi economici al buon senso alla compassione e all’etica. Persino nel Paese da operetta chi non ha paura è più forte di chi ce l’ha, con buona pace degli untori – in politica e fuori.

Non poteva mancare la minaccia di ritorsione della Cina. Non ci domandiamo cosa farebbero i Cinesi se i turisti italiani gli portassero qualche pestilenza. Notare che sono esattamente le stesse tesi ed argomentazioni del signor Severgnini sul corriere solo disposte in un ordine leggermente diverso, a riprova che o si tratta di direttive calate dall’alto oppure sono più realisti del re e procedono a fare l’eco in automatico, senza bisogno di input.

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  1. una cosa che mi affascina da sempre, e che guardo con la stessa curiosità con cui gli antropologi studiavano i costumi di popolazioni completamente aliene a loro, è questa: è evidente (a chi abbia un minimo di conoscenza delle cose del mondo) che questi personaggi radical-chic che fanno tanto gli illuminati poi, nella vita reale (ma anche negli articoli, che palesemente sono scritti avendo come target esplicito un lettore minus habens), siano profondamente razzisti verso l’italiano medio, verso i forgotten men, verso le persone che non hanno il pregio di avere un nome famoso ma sono impegnate in lavori anonimi e poco riconosciuti. Ovvero verso quelli che Hollande chiamava efficacemente “gli sdentati”. Ecco, questi radical chic dell’intellettualismo nostrano scenderebbero (e scendono) a compromessi anche con il demonio pur di non doversi mischiare con noialtri pezzenti. Può notarlo facilmente chi abbia come vicino di casa uno di questi grandi nomi. Eppure di fronte al sacro straniero o al sacro migrante, gli intellettual-chic ardono del fuoco sacro del Giusto e sono sempre pronti a vedere il razzismo laddove non c’è. La domanda interessante è questa: ma se loro alla fine sono razzisti *perfino* nei confronti dei loro connazionali italiani, figuriamoci quanto, in cuor loro, seppure assai segretamente, saranno razzisti nei confronti del migrante o dello straniero!

    1. I cosiddetti “radical-chic” esistono da sempre. I meno psicopatici si accontentano di fare i mestieranti della propaganda, di diventare funzionari, burocrati al servizio del potere. I veri malati di mente sono i tipi alla Robespierre, alla Guevara o, se vogliamo, anche alla Mussolini, che non ha fatto strage per diventare il Duce ma una volta li, realizzato il suo sogno di riscatto dalla povertà e dall’anonimato dell’infanzia, è rimasto vittima del suo narcisismo.

      Una delle tante menzogne della “sinistra”, come detto nel post precedente sul secondo capitolo degli editoriali del Corriere sul Mussolini, è che la “classe dirigente”, quelli che il signor Scurati definisce “i veri politici” o i “veri leader”, quelli che guidano la “massa” verso ideali alti e lontani che la “massa” non può capire, siano mossi da intenzioni filantropiche, mossi cioè dall’amore per il prossimo.

      L’esatto contrario.

      Nella “sinistra” nessuno ama il prossimo, lo temono e lo odiano e ognuno cerca di proteggersi come può. La Prima Categoria, quella degli Idioti Assistiti, chiede alla “mamma-partito” di essere posto sotto tutela, accettando di vivere in catene, purché tutti siano ugualmente incatenati. Questo ti spiega perché la “sinistra” non si pone il problema della “libertà”, perché la “base” non si lamenta se l’individuo è soppresso a vantaggio del collettivo. L’individuo è una minaccia e l’Idiota chiede alla “mamma-partito” di metterlo in condizione di non nuocere. La Seconda Categoria, quella dei Mai Cresciuti, cerca solo un pretesto per mettersi in mostra e fare dispetto ai genitori. Gli interessa solo essere al centro dell’attenzione. La Terza Categoria, quella dei Furbastri, forma la “classe dirigente” e considera l’umanità solo in funzione di quello che ne può ricavare. Questi sfruttano come bestie da soma quelli che stanno sotto e leccano i piedi a quelli che stanno sopra, nel frattempo tramando per salire la “scala”.

      La “Rivoluzione” è una finzione, un mascheramento per i veri scopi della gente “di sinistra”. Si, cercano il “futuro migliore” ma questo futuro è quello che ho descritto, tutela e soppressione della libertà per la “base” degli Idioti, occasione di fare casino per i Mai Cresciuti e opportunità di carriera per i Furbastri. Notare che la ragione per cui il Comunismo produce la povertà è che la “classe dirigente” ha tutto l’interesse ad estendere il più possibile la “classe subordinata”, non certo a emanciparla. Proletari di tutto il mondo, unitevi! ma alla fine non si elimina il proletariato, si ottiene il proletariato planetario.

      Guarda caso, la “sinistra liberal” odierna, asservita alle Elite Apolidi, vuole realizzare ancora lo stesso progetto. Il Popolo Unico di Scalfari, il “meticciato”, altro non è che un proletariato planetario, su cui domina la “classe dirigente” dei funzionari e al livello apicale le succitate Elite.

      Gli “intellettuali” che passano in TV, alla Radio e che pubblicano sui giornali, sono figure tragicomiche. Tragiche perché si guadagnano i loro agi tradendo le persone che a parole dicono di “amare”, vorrei dire “tradendo la Patria” ma questa per loro sarebbe una medaglia. Comiche perché sono mezze figure, sono dei poveracci che proiettano un’ombra molto più grande di loro. Io, che non sono nessuno, se avessi la stessa “amplificazione mediatica”, potrei tranquillamente demolire le loro tesi e argomentazioni, solo col buon senso e una cultura media.

      1. Per altro, Fusaro ha fatto dei video in cui spiega efficacemente perché le Elite Apolidi, che lui interpreta con le categorie marxiste e quindi chiama “capitalismo”, hanno la necessità di sopprimere la Borghesia, realizzando il sopracitato “proletariato planetario”.

        La ragione è banale. La Borghesia è portatrice di “valori” e il Popolo Unico, il “meticciato” non deve avere nessun “valore”, deve vivere inseguendo la soddisfazione delle proprie pulsioni, delle voglie. Il “proletariato planetario” non è solo povero di mezzi materiali, è prima di tutto povero di mezzi intellettuali perché non ha Padri, non ha Passato, non ha Famiglia, non ha Storia, non ha una Patria, non ha una Lingua, non ha nemmeno un Futuro perché è inchiodato nell’eterno presente. E’ ridotto al puro funzionamento biologico e, come nel film Matrix, per le Elite Apolidi diventa una batteria, una fonte di energia, in cambio del bozzolo della realtà illusoria.

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Vivaldi