Mussolini e l’essenza del Fascismo

Il Corriere continua con l’insopportabile teatro di Scurati e io ribatto colpo su colpo alla disinformazione di regime. Nel mio piccolo di formichina. Mussolini, l’essenza del fascismo.

Premetto che dopo avere visto le tre lezioni di Scurati, fatico a sopportarne l’aspetto e la mimica prima che le cose assurde che dice. Mi capita sovente quando ho a che fare con persone che cercano di manipolare il prossimo con un atteggiamento del tutto costruito. Veniamo al dunque, qual è la tesi paradossale di oggi? Che per capire la “essenza del Fascismo” si debba riprendere quello che ci ha “insegnato” l’antifascismo. Non fa ridere? Eppure, Scurati lo dice tutto serio e compreso nella parte.

La “essenza del Fascismo” è la violenza.

Scurati, bontà sua, ci insegna che le “cose buone” che una certa letteratura attribuisce a Mussolini sono solo una leggenda, la “leggenda nera”, che non è vero che Mussolini è “sprofondato nell’abisso della violenza” solo alla fine. La prova provata? Nel suo studio di direttore del “Popolo d’Italia”, una stanzetta povera e mal arredata perché Mussolini essendo l’incarnazione del Male non capiva niente nemmeno di arredamento d’interni, c’era niente po po di meno che la bandiera degli Arditi!

Gli Arditi. Cosa si inventa Scurati? Mussolini li recluta. “Questi professionisti della violenza diventano il primo nucleo delle squadracce fasciste”. In questa rassegna su Mussolini si omette, come se non fosse mai esistita, la Grande Guerra. L’ecatombe di generazioni di Europei. Basti dire che mio nonno fu richiamato coi “ragazzi del ’99” a diciassette anni perché il Regio Esercito aveva richiamato alle armi tutte le “classi” disponibili. La Grande Guerra fu la prima “guerra moderna” combattuta in Europa, furono inventati e sperimentati gli strumenti di sterminio su scala industriale mentre i fanti venivano mandati all’assalto come se fosse ancora il tempo della “fanteria di linea” delle campagne di Napoleone.

Facciamo un passo indietro, perché Scurati fa disinformazione e quindi gioca a confondere chi lo ascolta. Ripercorriamo la vita di Mussolini.

Cito: “… nel novembre 1912 divenne esponente di spicco dell’ala massimalista del socialismo italiano e giunse alla direzione dell’Avanti!, organo ufficiale del partito, succedendo a Giovanni Bacci. … nel periodo di direzione Mussolini, l’Avanti! era salito da 30-45.000 copie nel 1913 a 60-75.000 copie nei primi mesi del 1914“. Il Mussolini di questo periodo lo si legge qui: Settimana rossa o l’Eccidio di Ancona.

Davanti alla constatazione che ogni tentativo rivoluzionario organizzato dai Socialisti sarebbe stato facilmente soppresso dal Regio Esercito, nel 1914 Mussolini ha una bella pensata, la Guerra può servire al proletariato per armarsi, impratichirsi sull’uso della armi e quindi scatenare la Rivoluzione anti-borghese. Risultato: “La nuova linea non venne accettata dal partito e nel giro di due giorni Mussolini rassegnò le dimissioni (20 ottobre). Grazie all’aiuto finanziario di alcuni gruppi industriali (ancora con la mediazione di Filippo Naldi), Mussolini riuscì rapidamente a fondare un suo giornale: Il Popolo d’Italia, il cui primo numero uscì il 15 novembre 1914. Dalle colonne del suo giornale, Mussolini attaccò senza remore i suoi vecchi compagni. Col partito era rottura: il 29 novembre Mussolini venne espulso dal PSI.”

Scurati non fa nessun tentativo di fare capire agli Italiani del 2020 quali fossero i tempi di un secolo fa, trasferisce le cose che gli servono direttamente dal passato al presente. Allora leggete questa altra citazione: “Nel marzo 1915, dopo una lunga serie di reciproci articoli durissimi, giunti all’insulto personale, nonostante lo Statuto del Partito Socialista lo vietasse, Claudio Treves (nuovo direttore dell’Avanti! ndr) sfidò Mussolini a duello. La sfida venne accolta e il duello si svolse a Bicocca di Niguarda (nord di Milano) nel pomeriggio del 29 marzo 1915. Fu un combattimento alla sciabola tesissimo, durato 25 minuti, suddivisi in otto assalti consecutivi, nei quali i duellanti infersero, l’un l’altro, varie ferite e contusioni. Al termine dell’ottavo assalto, su consiglio dei medici, i padrini decisero di porre termine allo scontro, comunque constatando l’univoco rifiuto dei duellanti alla riconciliazione. Pur restando ferito all’avambraccio, alla fronte e all’ascella, Treves riuscì a colpire all’orecchio il futuro Duce, che era uscito indenne da sei precedenti duelli“.

Mussolini interventista assaggia la sua medicina: “Alla dichiarazione di guerra all’Austria-Ungheria (23 maggio 1915), Mussolini fece domanda per arruolarsi volontario, e questa come nella maggioranza dei casi venne respinta dagli uffici di leva. Venne chiamato come coscritto il 31 agosto 1915, e fu assegnato come soldato semplice al 12º Reggimento bersaglieri; il 13 settembre partì per il fronte con l’11º Reggimento bersaglieri. Tenne un diario di guerra, pubblicato sul Popolo d’Italia (fine dicembre 1915 – 13 febbraio 1917), nel quale raccontò la vita in trincea e prefigurò se stesso come eroe carismatico di una comunità nazionale, socialmente gerarchica e obbediente.Il 23 febbraio 1917 fu ferito gravemente dallo scoppio di un lanciabombe durante un’esercitazione sul Carso“.

Eccoci al Nuovo Mussolini: … “pubblicò sul (suo) giornale l’articolo Trincerocrazia, in cui rivendicò per i reduci dalle trincee il diritto di governare l’Italia post-bellica e prefigurò i combattenti della Grande Guerra come l’aristocrazia di domani e il nucleo centrale di una nuova classe dirigente“.

Questa in soldoni è la “essenza del Fascismo”, non la “violenza” di Scurati, che è un concetto paradossale se collocato nella prospettiva storica di quegli anni.

Un aspetto che Scurati non vi racconta in questa sede perché è meglio non trasferire il tutto nella sua metafora del presente: chi finanzia Mussolini? Cito ancora: … “finanziamenti da parte di ricchi industriali milanesi, da Banche per la pubblicità dei prestiti di guerra, da singoli sovvenzionatori come Cesare Goldmann e probabilmente Filippo Naldi, dalla Banca Italiana di Sconto e dalla massoneria. Ci furono probabilmente anche legami con i gruppi industriali Ansaldo e Toeplitz (e legata a quest’ultimo la Banca Commerciale Italiana)”. Alla fine Mussolini è pur sempre creatura della Terza Categoria della “sinistra”, uno dei Furbastri che vede nella politica una occasione di profitto personale. Come diceva Bertinotti, ci si mette in ghingheri e si frequentano i salotti di banchieri e contesse per rappresentarvi degnamente la Classe Operaia.

Chi erano gli Arditi? Potete leggere la pagina di Wikipedia che ho collegato sopra ma il punto è che tutti gli Italiani abili parteciparono a vario titolo alla Grande Guerra. Molte migliaia di fanti furono costretti a vivere in condizioni disumane, ricevere il bombardamento delle artiglierie, per poi uscire dai loro ripari e andare di corsa contro le mitragliatrici austriache. Perché usare l’espressione “professionisti della violenza”? Poi, all’epoca l’Esercito in guerra era composto da coscritti, compreso Mussolini, non da volontari. Viceversa, cosa direbbe Scurati delle Forze Armate odierne, quelle si composte per definizione da “professionisti”? Ah già, dato che viviamo in un mondo di menzogne e paradossi, quando la Marina vara un incrociatore c’è sempre il trombone di turno che fa il discorso sugli impieghi “umanitari” e di “protezione civile”. Metti che capita un terremoto, chi non manderebbe un incrociatore in soccorso?

Mussolini e il Fascismo amano la violenza, la desiderano. Scurati ci racconta: … “un culto della violenza e un culto della morte. Ricordatevi quella bandiera (appesa nello studio di Mussolini), sfondo nero, tibie incrociate, teschio. … Mussolini non soltanto fomenta e cavalca la paura ma fa un passo più in là. Prima fomenta la paura, soprattutto verso la Rivoluzione Socialista, i Socialisti vengono dipinti come un esercito nemico e invasore che si è accampato nel territorio nazionale. … perché si rivolgono come ideale a ciò che è avvenuto in Russia (che ovviamente Scurati non ci racconta, ndr) … poi fa un passo avanti, spinge i piccoli borghesi impauriti a commutare la paura in odio“. Ed eccoci magicamente allo “hate speech”, importato dai “liberal americani” e magicamente ricondotto da Scurati al capostipite dei “populisti”, Mussolini.

Rieccoci al crimine assoluto di Mussolini coi suoi “Professionisti della Violenza” che si affiancano o si sovrappongono ai “Piccoli Borghesi Impauriti”. Il crimine di avere impedito, con la “Paura” prima e poi con lo “Odio”, la realizzazione della Rivoluzione sognata dai Socialisti e poi dai Comunisti. Qui Scurati non sta parlando di fatti storici, ve lo ripeto, sta usando eventi di un secolo fa, estrapolati dal contesto, come metafora del presente. Il “populista” di oggi, epigono di Mussolini, usa “paura e odio” contro i “socialisti” contemporanei, i quali, ispirati super-umanamente da quei ideali “alti e lontani” che le “masse” non possono capire, si sforzano di realizzare la benedetta “rivoluzione” di Scalfari, il Popolo Unico, il Meticciato Planetario, il Governo Mondiale.

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  1. John Connor, che ne pensi della nuova speranza dell’immigrazionismo italiano, la tizia dal cognome apolide che tutti i giornali stanno esaltando tipo nuova Giovanna D’Arco?

        1. Ah, ho trovato, è questa signora:
          “Elly, nel trionfo della Sinistra alle elezioni regionali di domenica, presentatasi con la lista civica “Emilia-Romagna coraggiosa” che appoggiava il presidente PD uscente Stefano Bonaccini (peraltro rieletto), tra Bologna, Ferrara e Reggio Emilia, ha ottenuto più di ventiduemila preferenze.”

          Continuo a non sapere chi sia. Primo, perché grazie a Dio non vivo in Emilia, secondo, perché grazie a Dio non sono compagno. Cosa posso pensare? Che anche lei prova a fare carriera come funzionaria delle Elite Apolidi.

  2. “IL BI E IL BA. Il cretino di sinistra e il cretino di destra

    Il primo è quello di cui Sciascia fece il ritratto quarant’anni fa. Il secondo lo si può vedere in azione grazie alla foto delle Sardine da Benetton
    Ma che dire del cretino di destra? Potremmo definirlo il conformista mimetizzato nel discorso anticonformista. La foto delle Sardine da Benetton – o felix culpa! – ci permette di osservarlo in azione. Il cretino di destra sminuzza tutto quel che l’attualità gli offre in un micidiale tritacarne ideologico il cui cigolio, a volerlo trascrivere, suonerebbe all’incirca così: c’è un’élite liberal, europeista e globalista che anche quando non governa sta acquattata nel deep state, che ha dalla sua le banche e il Papa e i giudici, e che tramite i suoi giornaloni, intellettualoni e artistoni radical chic impone un discorso mainstream politicamente corretto che pretende di cancellare identità, tradizioni e generi, ma disprezza il popolo e ormai attecchisce solo nei quartieri snob; il populismo è la reazione scomposta ma salutare a tutto questo. E’ un discorso cretino, senza meno, ma proprio perché cretino fila senza intoppi. Poi però sono apparse le Sardine. Non sapendo bene come ficcarle nello schema, le hanno tentate tutte, a momenti ne facevano una quinta colonna di Hamas. Finché, provvidenziale, arriva la benedizione di Soros e di Benetton, e il mulino di preghiera tibetano riprende a macinare le sue scempiaggini incantatorie, identiche in tutti i monasteri sovranisti – dai Frati meloniani alla Verità, da Forza Nuova al sito di Nicola Porro, la sala da biliardo dove i liberali per Salvini si ritrovano ogni sera a lanciar palle. E’ il cretino di destra.”

    (Il Foglio)

    1. “… c’è un’élite liberal, europeista e globalista che anche quando non governa sta acquattata nel deep state, che ha dalla sua le banche e il Papa e i giudici, e che tramite i suoi giornaloni, intellettualoni e artistoni radical chic impone un discorso mainstream politicamente corretto che pretende di cancellare identità, tradizioni e generi, ma disprezza il popolo e ormai attecchisce solo nei quartieri snob; il populismo è la reazione scomposta ma salutare a tutto questo.

      E’ un discorso cretino…”

      Allora io sono cretino. A dire la verità vorrei tanto essere veramente cretino. Vorrei che tutto quello che è scritto sopra, che poi è quello che scrivo da molti anni e a cui sono arrivato tutto da solo, senza essere ispirato da altri, semplicemente osservando gli eventi, fosse falso. Vorrei tanto sbagliarmi.

      Questi del Foglio sono patetici, si inventano le “sardine” come evento salvifico che non è ne di “cretino-sinistra” ne di “cretino-destra”. Le “sardine” sono intelligenti, brave, buone, ispirate dal Signore. A ben vedere sono il vecchio trucco del “quello non è il vero comunismo” che mi sento dire da una vita e che serviva a aggirare l’evidenza dei fatti con la fede. Ecco, le “sardine” fintanto che si limitavano a “scendere in piazza”, secondo antica tradizione, erano il “vero comunismo”. Poi hanno dovuto aprire bocca, hanno fatto un passo fuori dalla “piazza” e dallo schema predefinito. Guarda caso sono finite con Benetton e Toscani. Caramba che sorpresa.

      Stai a vedere che è stato Salvini a imbrogliare le innocenti “sardine” con una sua macchinazione per sputtanarle tramite Benetton e Toscani.

      Sergio, comunque grazie, sei riuscito a farmi ingoiare un po’ di bile anche stamattina.

      1. La mia era un po’ una provocazione, volevo sentirti. E non mi hai deluso.
        Eccoti un’altra chicca: in nome della non discriminazione anche le lesbiche devono avere accesso all’inseminazione artificiale o fecondazione assistita. E sono persino i democristiani che si battono per questo diritto (e stanno discutendo per cancellare la C (= cristiano) dal nome del partito per fare cassa, cioè per attrarre elettori di altra fede). CVP (christliche Volkspartei) non va più bene, quella C dà ormai fastidio (uno dei nomi proposti è Mittepartei (partito di centro), veramente originale e erotico). E i preti tacciono. Ci hai fatto caso? Il papa non parla più di fede e salvezza dell’anima ma di “ecologia integrale” (i prossimi peccati mortali saranno i consumi eccessivi, ma cosa sia eccessivo lo stabilirà lui).

        1. A me di cosa dicono i preti e il Papa importa come della scorreggia di una papera del laghetto al parco.

          Secondo me c’è un equivoco di fondo.

          Un conto è dire che gli omosessuali esistono e quindi risolvere i problemi pratici della vita di tutti i giorni collegati alla loro specificità. Diciamo che bisogna regolare le “unioni di fatto”, che siano tra persone di genere diverso o tra persone dello stesso genere. Io e te ci uniamo e la Legge stabilisce i reciproci diritti e doveri.

          Ci sono due problemi secondari.
          Il primo è relativamente modesto, consiste nel fatto che i “diversi” vogliono essere “uguali”. La “unione di fatto” tra due persone di genere diverso si chiama “di fatto” perché di fatto è analoga al Matrimonio. Il Matrimonio è un contratto pubblico, cioè riconosciuto dalla comunità, in cui due persone si vincolano reciprocamente a formare la Famiglia. Invece la “unione” di due persone dello stesso genere può avere altre finalità ma non quella di formare la Famiglia. Eccoci all’inghippo, cioè cercare tutti i modi per rendere uguali due cose “di fatto” diverse. Necessariamente ci va di mezzo la parte che non ha difese, che non ha rappresentanza, cioè il gamete, che poi diventa embrione, che poi diventa feto, che poi diventa bambino. Tutto questo nasce dal concetto di “individuo” del “liberalismo”. L’individuo è privo di riferimenti, privo di doveri e i diritti sono la trasposizione nel “reale” dei suoi sogni e desideri. Praticamente l’individuo è contemporaneamente niente, oggetto, merce e Dio onnipotente. Da cui innumerevoli e interminabili paradossi.

          Il secondo problema è la conseguenza del primo. Ovvero che l’individuo Dio onnipotente, non essendo davvero onnipotente, per realizzare i suoi sogni e desideri deve imporsi su qualcun altro, secondo una versione edulcorata di “mors tua, vita mea”. Nel caso dell’aborto, è palese. Dato che si vuole aggirare la soppressione di una vita umana, quindi l’omicidio, si ricorre all’espediente di dichiarare il feto “persona” solo allo scadere di un certo termine del periodo di gestazione. Prima di quel termine il feto è “cosa” e quindi può essere rimosso e smaltito, dopo quel termine diventa “persona” e quindi è tutelato come tale. Nel caso delle varie forme di “procreazione assistita o surrogata”, si parte dalla necessità di comprare le parti umane che mancano all’individuo. Se sei donna devi comprare le parti maschili, se sei uomo devi comprare le parti femminili. Poi devi comprare tutto quello che serve alla gestazione e quando si arriva al parto, compri il bambino e te lo intesti. In tutta questa operazione è ovvio che l’individuo afferma il proprio desiderio di maternità o paternità a scapito dei diritti di tutte le persone coinvolte nelle fasi intermedie e dei diritti del bambino che è il prodotto della procedura.

          Allora, dal punto di vista logico, ecco il problema, affermare il “diritto” di uno contro il “diritto” di un altro, la prevalenza del “diritto” di uno contro il “diritto” di un altro.

          Prego notare che questo aspetto entra nel “micro” e sale nel “macro”. Infatti, se è “diritto” di un individuo quello di procurarsi il necessario per avere un “figlio”, si sta affermando l’inesistenza del legame di sangue come condizione necessaria alla maternità o alla paternità. Allo stesso modo, nello stesso momento, si afferma l’inesistenza del legame sangue-terra per cui l’Italia è la terra degli Italiani, la Patria, cioè la terra dei Padri. In altre lingue può essere la “matria” (es. motherland), la terra delle Madri. Cosi come l’individuo non ha legami sopra di se, prima di se, con dei progenitori e non ha legami sotto di se, dopo di se, con dei discendenti, allo stesso modo l’individuo non nasce italiano, semplicemente decide, come suo diritto, di risiedere in una certa località e decide che lingua parlare, cosa mangiare, eccetera.

          E’ una realtà che si commenta con il celebre aforisma scritto sul muro nella Grande Guerra: “pietà l’è morta”. Significa che non esiste nessuna regola, nessuna legge perché non esiste nessuna comunità, nessun legame, nessuna MORALE. Esiste solo il tecnicismo delle risorse necessarie a realizzare un “desiderio” e degli strumenti tecnici. Se una cosa è materialmente fattibile e se hai i soldi per comprarla, quella cosa diventa reale, giusta, necessaria. Purtroppo si legge anche alla rovescia, se non hai i soldi e quindi non hai gli strumenti tecnici, non solo non puoi “realizzarti” ma diventi cibo, materia prima, risorsa per quelli che possono pagare. Come ho detto, “mors tua, vita mea”.

          Infatti, qual è l’altra faccia della medaglia del “diritto a migrare”? Quella del “fanno i lavori che non vogliamo fare” o “pagheranno le nostre pensioni”. Il migrante viene presentato come “individuo – dio – onnipotente” che decide liberamente dell’universo e nello stesso momento come risorsa che viene consumata a beneficio di altri. Questa ambivalenza è presente in ogni cosa, in ogni tesi, in ogni argomentazione.

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Vivaldi