Resistere

Edito aggiungendo questa notizia del Corriere. Leggete tra le righe:

… “seduto a un tavolo dell’Antica Osteria Cavallini di via Mauro Macchi, Riccardo Bossi aveva trascorso la vigilia di Natale consumando un pasto a base di pesce innaffiandolo con una bottiglia di vino da 40 euro e da una di champagne da 90. «Non ho il portafoglio, pagherò con un bonifico», ha detto al momento di saldare il conto da 240 euro facendo notare il suo cognome famoso. Il ristoratore, egiziano di origine, ha denunciato di non aver avuto un euro e l’ha querelato per truffa“.

A me non importa nulla delle malefatte del signor Bossi, del quale se fate una ricerca su Internet trovate diversi episodi da commedia di Toto come questi (Repubblica):

… “il titolare di un’officina ha accusato Riccardo Bossi di non aver pagato cerchi in lega, pneumatici e accessori per la sua Audi dal valore complessivo di quasi 3mila euro, senza saldare il conto”.

Invece mi preme questo fatto: “… Antica Osteria Cavallini di via Mauro Macchi … Il ristoratore, egiziano …”. Torno a ripetere sempre lo stesso ritornello, la gente conosce la cucina italiana in tutto il mondo. Una volta che gli osti sono egiziani, i casari sono indiani, i muratori sono albanesi, i sarti sono cinesi, la cucina italiana sparisce, non esiste più e lo stesso vale per tutto il resto. Spariscono tutti gli “arti e mestieri”, tutti quegli antichi saperi che costituivano l’unico patrimonio che avevamo. La “moda” è a Milano perché nel Medioevo c’erano le tessiture e le tintorie, non perché oggi ci sono i grattacieli di acciaio e vetro. Al “cittadino del mondo” non importa, ci sputa sopra alla “italianità”. Apolide significa “senza città” e per estensione “senza Patria”, quindi senza Padri.

Lamorgese su Repubblica: Non possiamo rassegnarci all’odio.

Un’emergenza culturale e civile. Che mette in discussione le ragioni stesse del nostro stare insieme. Del patto costituzionale nato dalla Resistenza antifascista e dalla mostruosità della Shoah. La scritta nazista di Mondovì, la violenza verbale riservata a Liliana Segre, lo stillicidio di manifestazioni razziste, xenofobe e direi più in generale il disprezzo per il cosiddetto ‘diverso’, che si tratti dello stigma inflitto per il colore della pelle, per ragioni di culto religioso o per le inclinazioni sessuali o per la semplice diversità di genere, dimostrano che è stato superato l’argine e dimostrano, per altro, il definitivo divorzio tra significante e significato nell’uso delle parole – prosegue – Nell’odio in cui siamo immersi c’è spesso assenza totale di pensiero. Assoluta ignoranza della storia.

Il patto costituzionale nato dalla Resistenza antifascista ben rappresentato qui: Repubblica: video della morte di Carlo Giuliani a Genova. Uno dei mille mila esempi della dissociazione della signora Lamorgese e della sua compagnia. Perché li non ci sono “significante e significato”, non c’è lo “stigma inflitto”. Non c’è “assenza totale di pensiero” meno che meno “assoluta ignoranza della storia”. Per esempio, molti anni dopo, siamo punto e a capo col patto costituzionale. Vi rimando ai tre post sugli editoriali del Corriere su Mussolini.

Fabrizio Rondolino sul Corriere: L’accoglienza spiegata dai gatti.

… “la cultura consente di fabbricare credenze capaci di innescare una reazione aggressiva”.

Ma va? Vedi i video sopra.

E’ evidente a tutti che i migranti non tolgono il lavoro agli italiani, ma se si è abbastanza bravi da farlo credere (o abbastanza gonzi da crederlo), la reazione aggressiva sarà automatica e inesorabile, proprio perché radicata nella nostra stessa natura e funzionale alla nostra sopravvivenza. La cultura cancella nella nostra percezione la differenza fra uno stimolo reale e uno stimolo virtuale, cioè ideologico, e l’animale che è in noi reagisce di conseguenza. E dunque, come con Ciottolo e con Pisula, bisognerebbe avere molta, moltissima pazienza e spiegare ai gatti d’Italia che il gatto migrante non sottrae crocchette a nessuno, ma semmai aggiunge allegria al gruppo”.

Quanto è vero, il segno tangibile di tutta questa allegria sono le camionette dell’Esercito. Resto in attesa che il signor Rondolino, con santa pazienza, mi spieghi la ragione per cui sono li. Forse è per controllare che la gente non perda il controllo e si faccia male, sopraffatta dalla troppa allegria. Girando per Milano è tutta una festa, pifferi, tamburelli, gente che balla nuda, che fa l’amore, un happening tipo Woodstock. Milano, nuovo blitz in Stazione centrale: migranti identificati e perquisiti. Ma io non posso capire, sono vittima delle “credenze” fabbricate per innescare una reazione aggressiva. Lo “stimolo virtuale”.

Combattiamo da tanto tempo…

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  1. Lamorgese: “[…] il definitivo divorzio tra significante e significato […]”

    Da che pulpito…

    1. A proposito di pulpito, guarda un po’ cosa dice il Papa.

      Leggo su Internet ma sarebbe da verificare, che in Toscana le scuole proporranno ai bimbi il menu “cinese” contro il “razzismo sanitario”.

      Poi tu ti incazzi quando io ti dico che gli insegnanti sono come le guardie del campo di concentramento. A proposito, lo sai che mia nipote era convinta che io, avendo fatto il mio annetto di naja come Celentano o Gianni Morandi o Giovanotti o Elvis, dovessi sapere tutto degli Ebrei? Questo per dire il distacco tra il mondo dei “juke box” e quello di oggi, di cui i sopracitati insegnanti hanno una bella fetta di responsabilità, insieme ad una bella fetta di torta.

    2. “Gli insegnanti” è una categoria piuttosto ampia nell’ambito della quale c’è di tutto e di più. Sensato sarebbe scrivere “una consistente percentuale tra gli insegnanti”, nel qual caso non avrei nulla da ridire perché non staresti facendo altro che sottolineare un fatto effettivamente verificabile.

      Tu non sai in che modo conduco la mia attività, non sai in che modo e con che finalità interagisco con i ragazzini coi quali ho a che fare. Niente di “sovversivo”, ma sicuramente niente di così “allineato” come non perdi occasione di pretendere sia nell’animo de “gli insegnanti”. Volendo potresti (anche con valide ragioni) osservare che una goccia non cambia l’umidità dell’oceano, che l’effetto del singolo è statisticamente risibile, ma generalizzare come fai non è realistico. E’ come affermare che “i carabinieri” sono una massa di imbecilli esaltati in divisa convinti di essere Dio in terra, laddove ogni carabiniere è in realtà un caso a sè; è come affermare che “i web designers” sono persone incapaci di intrattenere relazioni umane per il troppo tempo che passano davanti a un monitor, ma anche in questo caso si tratta di una generalizzazione estrema e, come tale, poco realistica. “I muratori” sono ignoranti, “le casalinghe” se la fanno con l’idraulico, “i preti” sono ricchioni e pedofili, e così via. Non funziona.

      Comunque sia, so già che ribatterai all’infinito, quindi lascio perdere.
      Nota che hai preso lo spunto per la tua critica “onnicomprensiva” da un commento di due righe scarse nel quale ti davo pure ragione. E va be’.

      P.S. Il menù propagandistico sul quale attiri la mia attenzione, se verificato, sarebbe una cosa d’una bassezza improponibile. Non credo che “gli insegnanti” c’entrerebbero più di tanto, dal punto di vista decisionale. Anche se oggi come oggi, l’ammetto, tutto è possibile.

      1. L’abbiamo già fatto questo discorso ed è falso per due ragioni che ti ho già detto.
        1. se tu fai l’insegnante è perché ha considerato il dare e l’avere e ti conviene.
        2. se fossimo nella antichità e tu ti offrissi come precettore sul “mercato” e fossi assunto dai genitori potremmo dire che ogni caso è a se stante ma stante il fatto che gli insegnanti sono selezionati tramite una certa procedura e poi sono anche “misurati” nell’esercizio della loro funzione da chi li ha selezionati, ne consegue che gli insegnanti rispettano delle specifiche, che sono le stesse per tutti.

        Gli insegnanti c’entrano come c’entravano i militi tedeschi a cui veniva ordinato di fare le guardie del campo di sterminio. Anche loro di discolpavano dicendo che qualcuno glielo aveva ordinato, che non era una loro decisione. Torno a dire quanto sopra circa il dare/avere e la selezione.

      2. “(ANSA) – FIRENZE, 8 FEB – Contro il pregiudizio nelle scuole della Piana fiorentina si mangia cinese: accadrà il 13 febbraio in 56 istituti serviti da Qualità&Servizi, l’azienda pubblica che eroga il servizio mensa per i comuni di Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Signa e Calenzano. Oltre settemila i bambini coinvolti nell’iniziativa, promossa in segno di solidarietà verso la comunità cinese, largamente presente nei quattro comuni, ma anche, spiega una nota, “come occasione di scoperta, dialogo e interazione tra culture contro i pregiudizi e l’intolleranza che si sono viste in questi giorni in tante zone del Paese e di cui soprattutto i bambini rischiano di essere vittime”. Nel menù i bambini troveranno riso alla cantonese, pollo alle mandorle e verdure saltate nel wok. Ai piccoli saranno offerte anche le tradizionali bacchette.”

      3. Quando si parla di Resistenza non occorre una controparte“.

        … “presentazione del libro “Dopo Mussolini. I processi ai fascisti e ai collaborazionisti” … “professore di storia e filosofia nella scuola Leonardo Da Vinci, l’aveva etichettato come un “comizio senza contraddittorio”. Ma gli è costato caro: sospensione dall’insegnamento per 30 giorni e decurtazione dello stipendio del 50%”.

        Quindi non puoi fare l’insegnante se non sei appecorato rispetto alle direttive del “regime”. Viceversa, se fai il concorso per l’insegnamento, sai in partenza che il tuo lavoro consisterà nello “enforcing” di suddette direttive.

        1. L’acqua che erode il ponte non è quella che scorre in superficie. Non la vedi.

          Ma, ancora una volta, fingerai di non capire. O sarai così cieco da non capire realmente.

          1. Se un fenomeno non è osservabile significa che non esiste, ovvero che è un fenomeno immaginario. Poi è anche un concetto privo di senso perché il ponte non si sceglie la sua acqua, cosa che invece succede con gli insegnanti che sono SUBORDINATI al sistema per cui lavorano.

          2. Sugli insegnanti John Connor vince facile, fin troppo facile. D’accordo che ci sono insegnanti e insegnanti e mi piace pensare che tu sia fra i migliori o almeno decenti. Però è un fatto che l’istituzione scolastica ha certe finalità e sei abilitato all’insegnamento se rispetti certe norme o aspettative di chi ti ha assunto, cioè lo Stato.
            Schopenhauer sosteneva a ragione che un vero filosofo non può fare il docente universitario di filosofia – perché non è libero di dire e scrivere ciò che davvero pensa. Se lo facesse perderebbe il posto e lo stipendio. E difatti Schopenhauer non fece carriera universitaria pur avendoci provato (e sfidato Hegel collocando le sue lezioni allo stesso orario di quell’asino di Hegel, ma vinse Hegel).

        2. Non vale solo per la filosofia per qualsiasi disciplina.

          Dividiamo in problema in due:
          1. come dicevo nella antichità ognuno sceglieva e pagava i suoi insegnanti. In qualche maniera era un po’ come negli USA dove scegli e paghi la tua carriera universitaria. Ad un certo punto sono state inventate le “scuole pubbliche”, cioè finanziate e organizzate dallo Stato. Le “scuole di Stato” non hanno MAI la finalità di conservare e trasmettere il sapere “asettico” ma quello di formare il cittadino lungo certi canoni.

          2. fatta la tara della “Scuola pubblica”, diciamo che qualsiasi insegnante non può essere un innovatore, non perché non può dire quello che pensa ma perché il suo lavoro è trasmettere la “conoscenza consolidata”, cioè l’esatto contrario di “mettere in discussione la conoscenza consolidata”. Quando, come nel nostro caso attuale, gli insegnanti FINGONO di volere essere anti-convenzionali e/o sperimentali, in realtà stanno sostituendo una “conoscenza consolidata” con un’altra, non stanno affatto introducendo una innovazione o anche solo sottolineando i difetti nella “conoscenza consolidata”. I risultati catastrofici della Scuola italiana contemporanea dipendono dal fatto che la sostituzione riguarda qualcosa che aveva pregi e difetti con qualcosa che ha solo difetti e nessun pregio. Ovviamente dal punto di vista dell’individuo, che viene ridotto al minimo comune denominatore, perché dal punto di vista dello Stato (più precisamente delle solite Elite Apolidi che hanno la “sinistra” a libro paga) funziona tutto benissimo. Faccio un esempio: la scuola media di mia nipote ha chiesto ai genitori di fornire gli alunni dello scemofono regolamentare. Non ci fanno niente di utile ma non è questo il problema. Se la Scuola avesse lo scopo FORMATIVO, seppure legato ad una “conoscenza consolidata”, spiegherebbe agli alunni cosa è lo scemofono, come funziona, cosa ci puoi fare (in subordine, cosa ci devi fare). Invece no, niente di tutto questo. La Scuola non sa o non vuole o non è comandata a dare alcuna istruzione, lo scemofono è auto-esplicativo. Lo scopo della Scuola si esaurisce una volta che ha indotto il necessario conformismo, cioè avere in mano lo scemofono. Il singolo insegnante oggi non ha alcun ruolo se non quello del “sorvegliante”, deve solo tenere gli studenti fuori dai piedi dei genitori il più a lungo possibile. Quindi, non assume nessuna iniziativa perché qualsiasi essa sia sarebbe comunque sbagliata a priori e incorrerebbe nella repressione dell’apparato dall’alto e nella reazione dei genitori (che vogliono solo non essere infastiditi) dal basso. Genitori che poi sono cosi rincretiniti a loro volta come “cittadini formati” che qualsiasi cavolata assurda venga imposta ai figli, la prendono per buona, purché sia “conforme”. Anche i genitori tatuati non prendono nessuna iniziativa che abbia uno scopo, una ragione. Al massimo si rivolgono al TAR se il figlio viene bocciato, non se il figlio non sa leggere o contare.

          1. Se devo riassumere, direi che la Scuola contemporanea fino alle Superiori si uniforma a quella degli USA e quindi è tutta una “scuola professionale”. Ma per varie ragioni, essendo distaccata dal “mondo reale”, non insegna nessuna professione, quindi produce analfabeti. La formazione universitaria è in teoria mirata a produrre degli specialisti senza visione d’insieme. E’ un po’ come il Tavernello, il vino in cartone, che puoi fare più o meno uguale in tutto il mondo.

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Vivaldi