Assoluta perversione

Una mamma “incontra” la figlia morta grazie alla realtà virtuale.

“Jang inizia a interagire con la figlia scomparsa, certo con tutti i limiti della realtà virtuale attuale, ma anche con tutte le opportunità che questa tecnologia oggi offre, ovvero ricreare in maniera molto fedele un ambiente e dei personaggi realistici”.

Chi scrive il pezzo di Repubblica si trova in due possibili condizioni. O non sa di cosa scrive e ci mette sopra un po’ di colore distribuendo parole a caso, oppure lo sa e quindi mente di proposito con uno scopo preciso, instillare nel lettore la convinzione che il “personaggio realistico” non sia una marionetta coi fili tenuti nelle mani del programmatore ma che sia la manifestazione “reale” della magia operata dalle potenze insondabili del “virtuale”. Se è possibile resuscitare i morti, qualsiasi cosa è possibile. Se Dio è morto, ne abbiamo fatto un altro. Dov’è? Nel “virtuale” e i suoi arcangeli e profeti sono quelli che hanno accesso a quello che sta dietro il “virtuale”.

Nel caso descritto dall’articolo la perversione di ricreare la figlia morta con un software è la stessa di impersonarla usando un nano travestito.

… “ogni distinzione tra vero e immaginario si perde nella nuova realtà”.

Ripeto il concetto a beneficio del mio lettore, se esiste. Qui non si tratta di affiancare il “vero” allo “immaginario” ma di affiancare due cose ugualmente “vere” e “tangibili”. Una sono gli eventi del mondo fisico, le persone. Una sono i computer, insieme di meccanismi e ingranaggi disegnati a tavolino da certi ingegneri e i programmi, insieme di istruzioni scritte in precedenza dai programmatori per fare in modo che il macchinario, ricevuto un certo insieme di istruzioni, risponda con un certo insieme di conclusioni.

Dov’è l’imbroglio? Nello “spontaneismo”, al solito, nella “accidentalità”. Le cose “capitano” per effetto delle leggi del cosmo o del disegno imperscrutabile degli Dei. Quello che vediamo è sempre “vero”, è la “nuova realtà” e quindi non ci sono marionette e burattinai.

Invece ci sono eccome.

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Vivaldi