La risposta alla domanda

La risposta alla domanda del post precedente è “si”, sono contenti.

Infatti: Non posso che osservare compiaciuto.

Vivo in un mondo che ha perso completamente la consapevolezza, che non ha più contatto con la realtà, dove ogni cosa surreale è contenitore di altre cose surreali e a sua volta contenuta nel surreale.

Il poveretto che scrive sopra è convinto di potere continuare a fare la sua vita qualsiasi cosa succeda all’intorno, quindi, nelle sue parole, “osserva compiaciuto”. Non considera che, oltre al problema sanitario in quanto tale, oltre al fatto che comunque ci sono persone che stanno malissimo e qualcuno muore, quello che sta succedendo ha dei costi astronomici. Costi che per il momento sono sostenuti dal contesto della area più “ricca” e organizzata del Paese, diventerebbero incalcolabili se l’epidemia oltrepassasse il Rubicone. La stessa persona nel post successivo è capace di lamentarsi che il treno che lo porta dalla casa in campagna all’ufficio in città, è sporco oppure che non è puntuale.

Qui siamo molti livelli sopra o sotto, a seconda dei punti di vista, rispetto alla persona che il Giorno Zero mi dice che non ha tempo per le teorie apocalittiche. Che stiamo esagerando, muoiono solo i vecchi e i malati.

In entrambi i casi non auguro a nessuno di contrarre il virus cinese ma osserverei compiaciuto se venissero a mancare le certezze che consentono a tutti di vivere in una realtà alternativa, le certezze in base alle quali puoi continuare tutta la vita a fare 2+2=n e non succede niente. Le certezze del “professore” che dalla sua nicchia protetta di scriba del faraone pubblica libercoli sulla necessità di estirpare il cancro Umanità dalla “natura”. Una “natura” cosi lontana che il “professore” se l’immagina soltanto ma non l’ha mai vista o toccata con mano.

Non so come sia in altri Paesi ma l’Italia non funziona. L’Italia non funziona per una ragione che mi rifiutavo di ammettere e ci giravo attorno. Non è la Storia precedente e seguente l’Unità, non sono le ideologie del Novecento, non è l’Economia o le Elite Apolidi. Più semplicemente l’Italia non funziona perché gli Italiani sono scemi. L’arte di arrangiarsi non è il frutto delle avversità, è l’unica cosa che sappiamo fare, possiamo solo essere scemi che si arrangiano. Siamo un popolo di tarati, si vede che gli avi si accoppiavano tra parenti e se non vivessimo nella migliore approssimazione del paradiso terrestre, ci saremmo estinti da lunga pezza.

La morale della favola è che le persone non le conosci nell’agio, le conosci nelle crisi, nelle difficoltà. Altra fandonia insopportabile che gli Italiani danno il meglio nelle tragedie. Non danno il meglio, sono semplicemente troppo stupidi per capire cosa gli sta capitando, come bestie da soma selezionate per generazioni cosi da renderle stolide e mansuete. Cosa ci dice l’Autorità Nazionale? Che nessuno sarà lasciato indietro, le preoccupazione della pecora. Andiamo tutti verso il burrone, qualcuno compiacendosi, qualcun altro in altre faccende affaccendato, la maggior parte sperando che io me la cavo.

Non può esistere alternativa al “dato di fatto”. Mi sbagliavo sulla ragione, come dicevo sopra, non è la diseducazione, il condizionamento operato dalle Elite Apolidi. E’ che non ci sono geneticamente le capacità, i talenti, anche solo per immaginarsi qualcosa di diverso. Piove, il fiume ingrossa, l’italiano lo guarda con la bocca aperta oppure si compiace guardando le case degli altri che vengono travolte. La volta dopo ancora e ancora. Non ci crollano i ponti addosso perché il Capitalismo infame o il Comunismo criminale, ci crollano addosso perché siamo troppo scemi per costruire ponti che stanno in piedi e troppo scemi per capire che non stanno in piedi.

Hanno ragione gli stranieri a disprezzarci, è una pillola amara da ingoiare ma è cosi. Ha ragione il signor Scalfari, hanno ragione i bardi del “meticciato”. E’ giusto ed inevitabile che gli Italiani spariscano. Abbiamo dato e adesso siamo vecchi seduti sulla panchina senza più niente da dire e da fare.

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  1. L’articolo che hai citato è oltre il delirio, sopra la follia e all’interno della più profonda incoscienza.
    Ma il tuo non coglie il fatto che tutto il mondo è paese.

    1. Se fosse vero che tutto il mondo è paese, sulla Luna ci sarebbero andati anche i boscimani. Se fosse vero che tutto il mondo è paese non ci sarebbero i conduttori sulla RAI che domandano con l’aria tutta contrita se i bimbi dei “migranti” debbano avere le stesse opportunità dei “nostri figli”. Eccetera eccetera. Che ci siano scemi e tarati ovunque, siamo d’accordo. Ma è evidente che poi c’è chi incula le capre o mangia pipistrelli e chi no.

  2. Uno che scrive roba come: “palline autoacceleranti nel flipper alla cocaina della smart societa’ liquida” e “il consumismo ipercinetico” è uno che pensa che imbellettando due pensierini con dei paroloni questi diventino più profondi.

    1. Eh, lo so.
      E’ difficile guardare il campo di battaglia che è l’Umanità, cosparso di cadaveri orrendamente mutilati. Tanto che io ho fatto di tutto per distogliere lo sguardo.

      Magari fossero “paroloni”.
      Un esempio di linguaggio volutamente desueto e forbito sono i discorsi di Fusaro. Lui lo fa apposta per due ragioni, la prima è che un lessico più complesso di quello che usiamo normalmente gli serve per trattare di Filosofia citando i maestri, la seconda è per sottolineare quanto si è impoverito il linguaggio e inevitabilmente il pensiero.

      Non sono “paroloni” ma dialetto fatto di un miscuglio di neologismi e anglicismi, è la lingua che trovi nei testi universitari e nelle pubblicazioni che fanno riferimento al famoso “anti-umanesimo”, cioè l’insieme di dottrine emanate dai soliti Anni Settanta. Ironicamente, è anche la lingua del marketing e della pubblicità. La lingua dei “media”. E’ la lingua di quella che io definirei “pseudo-cultura”.

      Una specie di “latinorum”.
      Chi la usa non pensa, ripete degli slogan, dei ritornelli, dei refrain. Ripete dei dogmi di fede che non richiedono spiegazione o dimostrazione. Il “latinorum” degli Anni Settanta discende dalla “classe dirigente”, esempio i tipi alla Mario Capanna fuori corso a Scienze Politiche a Trento, sulla “classe subordinata” degli studenti delle Tecniche, i quali non hanno difese, non possono capire la differenza e quindi “vanno in manifestazione”.

      Infine, a prescindere dalla lingua che adoperi per esprimere un pensierino, il pensierino può essere perverso, come nel caso di qualcuno che si compiace vedendo la Nazione al collasso. Ci sono genti che con tutti i difetti di questo mondo hanno coniato il proverbio “right or wrong, my country” e altre che si consumano in eterne faide di cui nessuno ormai si chiede più il motivo. Ci sono genti che hanno l’originale della Costituzione scritto con la penna d’oca su pergamena, sotto una campana di vetro e altre che con la Costituzione si puliscono il culo perché ce lo chiede l’europa. Ci sono dominatori e dominati. Padroni e servi.

    2. Scrive un ignoto demente:

      “Nelle fogne di Milano c’è cocaina e nel metrò l’inglesano “smart” è l’orribile ronzio comune. La realtà è questa e se se è finta, ipercinetica, brutta il lessico per descriverla efficacemente tale è.”

      Ciccio, se la cocaina (oh noo, la cocaina!, risate) è nelle fogne dipende dal fatto che qualcuno l’ha ingerita e poi l’ha defecata. Quindi prima di essere nelle fogne era nei luoghi del trasporto e spaccio, questi tipicamente nella “movida”, poi era nelle tasche dei compratori e nei loro sfinteri. Cosa un attimo più seria del fatto che sia nelle fogne, da cui per altro arriva tranquillamente al fiume e poi al mare. Per fortuna non torna nei rubinetti ma solo perché Milano non usa l’acqua di superficie. Nel metrò non c’è nessun “inglesano”, quello si trova nei luoghi di lavoro dove il lavaggio del cervello lo associa alle “nostre società aperte”, che cominciano con l’obbligo degli “studenti erasmus” e finisce con gli impiegati che vengono “briffati”. Il lessico efficacemente tale è (qui ti aggiusto la sintassi) in corrispondenza dei tuoi pensieri, li rispecchia. La cosa triste non è nemmeno che non sai scrivere quindi non sai pensare, la cosa triste è che non ti serve perché ti basta ripetere a macchinetta.

      Siccome mi rendo conto che sei un cretino, meglio tardi che mai, vedi di ignorarmi e io farò lo stesso.

      1. Poi me lo tiri fuori con le pinze, fossi in te guarderei a destra e a sinistra per vedere se quelli che hai attorno pippano cocaina, se parlano una neolingua. Potrebbe anche capitare che tu possa osservare compiaciuto mentre qualche familiare manifesta la polmonite virale e magari ci lascia le penne o va all’ospedale e trovano la porta chiusa oppure ancora riceve una bella letterina di licenziamento.

        Se esistesse una giustizia divina, sarebbe il minimo che ti meriteresti.

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Vivaldi