Le nostre società aperte

Emergono le forme più elementari di pregiudizio verso l’«asiatico» e di chiusura verso la mobilità. Ed è qui il rischio più grande.

Si diceva nei commenti al post precedente della “neolingua”. Basta leggere il titolo per capire tutto dell’articolo, infatti ogni singola parola che leggete sopra non è scelta per il suo significato proprio ma per i “nuovi significati” che sono associati alle parole nel contesto della “pseudo-cultura”. Una volta preparato il lettore che dal titolo sa già come si svolgerà il racconto e che il colpevole è il maggiordomo, ecco la parte del coro.

Gli atteggiamenti e i comportamenti fanno emergere le forme più elementari di pregiudizio (verso l’«asiatico», verso il «non europeo») e di chiusura progressiva verso la mobilità. Ed è qui il rischio più grande che le nostre società aperte incontrano. Tali paure possono sovrapporsi alle espressioni così comuni a tante forme di populismo e di decrescita. Riusciremo a imparare la lezione quando sarà passata l’ondata di questo virus? Riusciremo a guardare con occhi e con impegno diversi chi è malato, chi soffre e quanto sia importante la ricerca scientifica per proteggere la nostra società? “

Ci sono tutti i temi ricorrenti della propaganda. Gli “atteggiamenti” non sono qualcosa di ponderato e nemmeno qualcosa di normale, naturale. Sono delle perversioni che “emergono” dalle viscere purulente, la famosa “pancia” della “bestia”. La “chiusura” che si contrappone alle “nostre società aperte”. Nessuno si pone il problema che queste “società” ci sono state imposte, non abbiamo potuto scegliere e che sono “aperte” a nostro danno, contro di noi e a vantaggio di chi specula sul movimento di cose e persone. Nessuno dice che nessuno ce l’ha con il “non europeo” finché rimane a casa sua ma che da fastidio il fatto di trovarselo, non invitato, nel proprio soggiorno o peggio, a letto con la moglie.

Le “paure” che si sovrappongono al “populismo”, parola inventata per ribaltare l’intera predicazione degli stessi che adesso pontificano sulle “società aperte”, che fino agli Anni Novanta ti dicevano “tutto per la Classe Operaia” e adesso convincono la “Classe Operaia” che il Popolo è merda, che il Bello, Buono e Giusto è nella “Classe Dirigente” che sta nei Palazzi, di cui, se vuoi godere di luce riflessa, devi essere servo.

La “decrescita”. Giusto ieri un mio amico mi diceva che se io sostengo che non si può essere schiavi dei bisogni indotti perché tramite questi bisogni ti rendono schiavo finisco per riproporre la “decrescita”. Il solito fraintendimento, creato ad arte rimuovendo il concetto della “qualità”, perché il mondo contemporaneo ha solo variabili quantitative. I “giga”, la “larghezza della banda”. Rimuovendo la “qualità” delle cose e delle idee, rimuovi per l’ennesima volta la facoltà di scegliere, di decidere, rimuovi la “differenza”. Se misurati con una bilancia, un chilo di merda è uguale ad un chilo di cioccolata.

Guardare con occhi diversi “chi soffre”. Ancora, altro ritornello ripetuto in maniera parossistica. Le “nostre società aperte” hanno la ragione d’essere nel fatto che bisogna soccorrere “chi resta indietro” o “gli ultimi”. Nello stesso momento in cui si parla degli “ultimi”, davanti alla evidenza che dei “veri ultimi” non importa niente a nessuno, si giustifica la “società aperta” col gretto calcolo economico de “fanno i lavori che gli Italiani non vogliono fare” o “pagheranno le nostre pensioni”. Poi c’è tutto un repertorio di abbellimento che va da “arrivano sani e si ammalano in Italia” a “rafforzano il sistema immunitario dei nostri figli portando i loro batteri”. Un repertorio studiato per presentare la necessità di abituarsi al fatto che la Lebbra torni endemica in Italia e che adesso non funziona tanto bene con Cinesi e il ricatto del “se si incazzano poi non ci vendono più gli scemofoni”.

La ricerca scientifica che “protegge la nostra società”. Eh? Si, d’accordo, la Classe Dirigente davanti alla quale noi servi dobbiamo piegare il ginocchio, abita in tutti i Palazzi, compresi quelli della Accademia. Sono tutti “professori” con attorno “comitati scientifici”. Noi, il Popolo, non dobbiamo alzare lo sguardo da terra, quello è l’abbietto “populismo”, dobbiamo adorare il Faraone coi suoi scriba e loro faranno da tramite con gli Dei, garantendoci la “protezione”.

Informarsi, documentarsi, studiare, pensare con la propria testa, magari pretendere di scegliere e di determinare il nostro destino, è il vecchio Peccato Originale, l’orgoglio che ci rende ribelli davanti a Dio e quindi fonte di tutte le nostre sofferenze.

Chiudersi nel proprio castello, alzare il ponte levatoio e attendere che la notte passi, è un’immagine medioevale, neppure efficace per quei tempi bui. Le risposte devono essere moderne e complesse, come lo sono le sfide di un mondo che è culturalmente e commercialmente interconnesso.

Le “società aperte” sono il progresso, sono il futuro, sono la luce. Il vecchio “sole dell’avvenire” (vi rimando ai post su Mussolini, cercateli nell’archivio). Si contrappongono alla oscurità, alla notte, alla “immagine medievale” dei “tempi bui”. Chi scrive fa della propaganda dozzinale, come sempre, contando sulla pochezza del lettore. Perché, ciccio, se esistevano fortezze e ponti levatoi nel Medioevo era perché davanti alla fortezza si presentava una armata intenzionata ad ammazzare tutti, non era la “paura” irragionevole, era una risposta tecnologica molto più complessa di qualsiasi altra ad una minaccia soverchiante. Tra l’altro la maggior parte delle fortezze erano praticamente inespugnabili, cosi come i cavalieri in armatura erano praticamente invulnerabili. Per quello si spendevano grandi risorse per costruire fortezze ed armature, non per via della “paura” irragionevole, della “pancia”, tutto il contrario, era perché funzionavano in concreto. Storicamente l’alternativa alle fortezze e ai ponti levatoi non fu mai la “società aperta”, perché quella portava i Popoli alla estinzione, ad essere cancellati dall’invasore, con o senza epidemie. L’alternativa alla fortezza col ponte levatoio era incontrare l’armata nemica con una armata più numerosa e meglio equipaggiata.

Le risposte devono essere “moderne e complesse”. Mi piacerebbe tanto chiedere a chi scrive di definire i concetti di “moderno” e di “complesso”. Però non serve, “moderno e complesso” è qualsiasi cosa ci raccontino le Elite, nel nostro caso i loro funzionari della Classe Dirigente. Noi, il Popolo, non siamo in grado di capire le loro grandi idee, che volano troppo più in alto delle nostre teste. Infatti:

Forme di governo più ampie di quelle del singolo Paese (come l’Unione europea), il sostegno deciso alla scienza e alla ricerca, il rispetto delle fonti autorevoli…

Abbandoniamo questa idea ridicola della auto-determinazione e peggio, della democrazia, il Popolo che decide per se stesso. Basta con questi concetti “medievali”, che nascono dalla “paura” e dai “ponti levatoi”, la Nazione, lo Stato. “Forme di governo più ampie” che ci escludono, perché meno ne sappiamo, meglio è.

Il rispetto delle “fonti autorevoli”. Ancora, quanto vorrei potere chiedere allo scrivente di definire il concetto di “autorevole”. Cosi, per farmi due risate. Domanda retorica, perché la “autorevolezza” viene dall’essere Illuminati dalla Grazia, essere “moderni e complessi”, essere “Classe Dirigente”. Chiunque non sia invitato al Bilderberg o alla Trilateral non può essere niente di Bello, Buono e Giusto, può essere solo “populismo”. Io spero che non serva al mio eventuale lettore però glielo scrivo lo stesso: se il mondo avesse conosciuto solo “forme di governo più ampie” non esisterebbe la cosiddetta “Civiltà Occidentale”. Se tutti avessero rispettato supinamente le “fonti autorevoli” saremmo ancora convinti che il Sole giri attorno alla Terra.

Quindi, il contenuto di questa propaganda del Corriere, al solito, è l’esatto contrario di quello apparente. Ci dicono che dobbiamo rassegnarci alla schiavitù e ad un futuro di oscurantismo. Dobbiamo rassegnarci ai Quattro Cavalieri della Apocalisse che questi psicopatici ci scatenano contro mentre promettono ai minorati che li proteggeranno perché dall’alto della loro torre d’avorio il loro sguardo benevolo si posa sugli “Ultimi”.

Dobbiamo imparare a convivere con il virus.

Dovete imparare a obbedire e sopportare qualsiasi cosa vi tiriamo addosso. Altrimenti vi togliamo lo scemofono e il viaggio in Thailandia. Se qualcuno viene fatto a pezzi da un invasato oppure finisce in rianimazione per una malattia, pazienza, è la corvee che vi tocca, servi. Vi proteggiamo da voi stessi e tutto quello che facciamo è per il vostro bene.

Mi dovrei rassegnare anche io, perché gli Italiani sono abbietti e stupidi. Probabilmente nessuno mi legge e se mi legge non capisce. Non ci riesco, continuo a trasmettere con questa radio sperando che ci sia ancora qualcuno che ascolta la fuori.

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  1. “Probabilmente nessuno mi legge e se mi legge non capisce. Non ci riesco, continuo a trasmettere con questa radio sperando che ci sia ancora qualcuno che ascolta la fuori.”

    Adesso se ti dico che ti leggo con piacere mi dirai che c’è un malinteso, che non capisco, non posso capire (per evidenti limiti dimostrati). Vabbè. Comunque mi rileggerò questo tuo articolo perché lo condivido (donde il piacere). Ma certo, leggere e rileggere non basta. Bisogna passare all’azione (questa frase allarmerà i servizi segreti).

    1. Sergio, te sei abituato a gente che ti blandisce per poi mettertelo in culo.

      A me non disturba il fatto che chi acquista una auto “elettrica” non abbia nessuna idea di come funzioni, mi disturba che non gli venga l’idea di documentarsi, di cercare, di studiare, di approfondire, di interessarsi.

      Un mio amico mi dice sempre “ma tu perché cerchi queste cose che non ti servono? Io se una cosa non mi serve non ci perdo un attimo”. Ho provato a spiegargli che lui non è in grado di capire se una cosa gli serve o meno, se lo fa dire dagli altri. E’ inutile, anche le cose che dico io non gli servono, quindi da un orecchio entrano e dall’altro escono.

      La prima azione che dovresti compiere e quella di assumere che tutto quello che credi di sapere sia falso e/o sbagliato.

  2. “Probabilmente nessuno mi legge e se mi legge non capisce” delinea un atto di superbia che si concretizza nel voler dare carattere generale a questa affermazione che senz’altro può esser vera casi particolari anche numerosi, ma non assumere il peso di una “legge” univoca e incontrovertibile. Ma va be’, abbiamo già appurato, inutile insistere.

    Invece, mi va di proporti questa bella canzone. Lo stesso, pur essendosi venduto in più occasioni con partecipazioni discutibili a trasmissioni tv non meno discutibili, una quarantina d’anni fa mise in circolazione quest’altra. Curioso.

    1. Non hai appurato una fava.
      Che nessuno mi legga è il famoso “dato di fatto” e la ragione non è tanto o solo che gli argomenti non interessano o sono trattati male, quanto che questi scritti non sono conformi ne per collocazione (v. “i social”) ne per formato (v. “max tot caratteri”). Se io scrivessi dei brevi aforismi su Twitter o su Facebook, magari corredati da immagini che parlano più di mille parole a chi non sa leggere e scrivere, avrei senz’altro più seguito.

      Invece il fatto che la gente non capisca quello che scrivo non dipende dal livello eccezionale della mia prosa o dei miei ragionamenti ma dipende dalla poca o nulla scolarizzazione, oppure, mettiamola in un altro verso, dalla scolarizzazione mirata di proposito a che la gente pensi e agisca con degli automatismi. Le cose che scrivo io sono relativamente banali, ovvie, ci dovrebbe arrivare chiunque ma se il Corriere pubblica certi editoriali surreali, infarciti di menzogne e paradossi, lo fa perché sono convinti e tranquilli che il lettore legge, assume l’input, la direttiva e reagisce con l’automatismo previsto, risponde con l’output. Il Corriere continua a martellare con la propaganda proprio perché il lettore non la percepisce come tale. Non solo, il lettore non si rende nemmeno conto delle cose ovvie che scrivo io, altrimenti a quest’ora la sede del Corriere sarebbe stata data alle fiamme.

      Infine, diciamo che questo blog non esista.
      Continuano ad esistere gli altri blog (e Twitter e Facebook eccetera). Ti inviterei a rileggerti i post dei “soliti blog” e pensare se sono compatibili con questo. Se possono esistere nello stesso universo. Torno a dire, non perché questo sia eccezionale, benedetto da Dio ma perché quelli sono surreali e perfettamente conformi alla “normalità”. Sono scritti da dei poveri nani storpi, che non sono nati cosi, sono il risultato degli esperimenti del dottor Mengele. Poi, io ho fatto il possibile per tirarti fuori ma non ti posso costringere.

      Ruggeri fa l’uomo di spettacolo.
      Qui mi ricollego a quel mio amico della “decrescita”. D’accordo, non è più l’epoca in cui i concerti venivano interrotti dal “collettivo” che organizzava seduta stante un “processo politico” per punire l’artista reo di crimini contro il proletariato e la rivoluzione. Ma se allora per fare l’artista dovevi essere “impegnato”, dovevi rappresentare adeguatamente le istanze della Classe Operaia, come diceva Bertinotti a proposito dei cachemire, dei salotti e delle contesse, oggi non è poi tanto diverso. Se vuoi lavorare, guadagnare, goderti la vita, devi essere conforme alle direttive. Oppure, sei condannato alla “decrescita”.

      Ruggeri si può permettere qualche bizza, niente di più. Altrimenti finisce a fare il magazziniere, con l’affitto e le rate dell’auto da pagare. Diventa sempre più vero quanto più i “media” sono pervasivi e onnipresenti.

    2. Ah, tu mica crederai davvero che gli autori e gli artisti siano convinti delle cose che dicono, della santità della “società aperta” e tutti i corollari. E’ solo un mestiere, abbietto come quello di tutti i tirapiedi. Se vuoi fare i soldi non passi la vita a studiare, ti conci come un pagliaccio, come un mostro di Frenkenstein e ti inventi “artista” del “trap”. Inventi è una parola grossa, diciamo che ti fai consigliare su quello che vuole il “mercato”.

      Secondo me il Papa è ateo.

  3. Trovo nel quindicinale della destra conservatrice elvetica (Partito democratico di centro) questo “sconvolgente” testo. Sconvolgente per me ovviamente che sono più o meno un minus habens. Ma sicuramente ci sono altri minus habentes (per es. il signor Pigiatasti) a cui potrebbe interessare.

    “Immigrazione di massa come strategia.
    Il 17/12/20018 Sarkozy dichiarò in una conferenza: “Il meticciato è il grosso compito del XXI. secolo. Non c’è alternativa. Se ciò non sarà possibile con le buone dovremo applicare misure coericitive statali.» Peter Sutherland, ex commissario dell’UE e capo del WTO ha dichiarato in qualità di inviato speciale dell’ONU per le migrazioni: «La demografia è la chiave che giustifica la necessità delle migrazioni e l’obiettivo è la dissoluzione dei popoli omogenei nonché la creazione di Stati multuculturali.»
    Alcuni commissari dell’UE che si sono espressi per l’immigrazione di massa di mussulmani – tra i quali il socialista olandese Frans Timmermanns – hanno dichiarato più volte che gli Stati “monoculturali” hanno fatto il loro tempo e che la cultura europea non è che un costrutto sociale.
    E l’ex segretario generale dell’ONU Guterres disse in occasione della sua nomina il 22/11/2016 che “gli immigrati non sono il problema, ma la soluzione”.
    Ci sono ancora domande? Non è tutto chiaro in Islamistan? ”

    Commento
    Io non sono o non mi reputo così scemo come insiste a dire Johnconnor. Eppure il passaggio che ho citato qui sopra mi lascia di sasso. Sì sì, ho già letto e riferito di quel cesso di Barbara Lerner Spectre, l’ebrea sistematasi in Svezia e che ha detto papale papale più o meno le stesse cose (“bisogna distruggere l’omogeneità dei popoli europei”), ma la consideravo una pazza. Ma leggere che Sarkozy, Timmermanns e Guterres la pensano esattamente così mi ha colpito.
    Aux armes, citoyens!

    1. “Ma sicuramente ci sono altri minus habentes (per es. il signor Pigiatasti)… ”
      A momenti mi strozzo ridendo.
      Sergio, pensa che MrCoso fa l’insegnante, appartiene a all’ordine dei semidei a cui noi del Popolo ci dobbiamo inchinare reverenti, come sopra “… il rispetto delle fonti autorevoli …”.

      Ironicamente, nella mia storia è stato proprio il contatto con gli insegnanti a farmi venire il dubbio che le cose non stessero esattamente come mi raccontavano. Prima erano piccole cose e poi via via più grandi fino a che ho capito che praticamente tutto quello che credevo di sapere, come ti ho scritto, era sbagliato.

      Una volta assunto che mi veniva raccontata una storia sbagliata, falsa, mi si pose il problema di capire la ragione. La prima cosa che ti viene da pensare è che gli insegnanti non sappiano cosa dicono, che siano solo impreparati. E’ vero ma non è la ragione ultima.

      La ragione ultima è che l’insegnate non può esistere se non come emanazione, come strumento, del potere da cui riceve l’incarico. Non è una cosa di oggi, è sempre stato cosi, nella antichità l’insegnante era pagato dai genitori e quindi ne seguiva i desiderata, dopo l’Unità gli Insegnanti furono lo strumento con cui cancellare le identità locali per imporre l’identità convenzionale “italiana” e durante il Fascismo dovevano creare la “nuova romanità”. Oggi l’insegnante è pagato dallo Stato, che purtroppo non siamo noi, non è il Popolo ma prima erano i Partiti, che erano eterodiretti dai due “blocchi” e oggi sono i tirapiedi piazzati negli incarichi istituzionali dalle famose Elite Apolidi.

      Non è diverso dal discorso che facevo su Ruggeri. Se tu vuoi fare l’uomo di spettacolo non puoi essere veramente controcorrente, perché il prezzo da pagare per l’anticonformismo è l’ostracismo, essere esiliati fuori il “consesso civile”. Gli artisti possono solo scegliere a quale conformismo conformarsi, per una ragione banale come quella scritta sopra, cioè che l’arte è convenzionale, quindi esiste in quanto tale solo se viene riconosciuta dal potere. Michelangelo era ricco sfondato perché lavorava per il Papa e l’arte che ci ha tramandato come “capolavoro” viene riconosciuta come tale perché i canoni sono convenzionali e tramandati dal neoclassicismo. L’arte “moderna” non è affatto anti-convenzionale come qualcuno pensa, invece segue la convenzione che la “cultura occidentale” sia merda o perversione e quindi lo scopo dell’artista è dimostrare o confermare questo dogma. Invece di scolpire grandi titani di marmo, o dipingere affreschi sulle volte, l’artista mette la cacca in un barattolo e crea la “installazione”. Viene riconosciuta come “arte” perché riceve il “bollino” da un potere che ha bisogno di quello strumento di propaganda, di condizionamento.

      Sergio, vedi, io non parto dal presupposto che tu sia scemo, cosi, per partito preso. Constato che sei stato formato come tanti, come la stragrande maggior parte della gente, per essere inconsapevole e impervio al dubbio. Per esempio, scrivi “aux armes, citoyens”, che viene dalla Rivoluzione Francese, che è una di quelle storie false che ti hanno raccontato e che tu hai ingoiato senza dubitare che fosse una storia falsa. Dopo vent’anni dal “Terrore” delle ghigliottine nelle piazze, Napoleone si auto-incoronava Imperatore di Francia nella cattedrale di Notre Dame, alla presenza del Papa (che non l’ha incoronato, ha solo fatto atto di presenza). L’anno successivo, Napoleone veniva incoronato Re d’Italia nel Duomo di Milano. Dopo la caduta di Napoleone, gli “alleati” rimisero sul trono Re Luigi (non ricordo il numero). I rivoltosi milanesi che tiravano le tegole sui soldati austriaci durante le Giornate di Milano, inalberavano il tricolore rivoluzionario ma ottennero, anche per pura necessità, di essere “unificati” dai Savoia nel Regno di Italia. Non ci fu nessuna “repubblica”, ad immagine delle solite “Glorie di Roma”, fino al 1946. Fino ad allora i “citoyens” non erano “cittadini” ma “sudditi” e il nocciolo di questo post è che le “nostre società aperte” hanno esattamente questo scopo, ridurci nuovamente a sudditi.

      Lo sai perché vogliono dissolvere i “popoli omogenei”? L’ho scritto e riscritto, per frammentare la società in “n” classi, come nel “meticciato” originario del sud america e delle società coloniali in genere, in modo da applicare il vecchio “divide et impera”, riducendo a zero la capacità di resistere dei “citoyens” all’asservimento delle Elite Apolidi di cui Sarkozy e compagni sono tirapiedi.

      1. Postilla: gli USA sono il Primo Esperimento, il Modello che le Elite Apolidi vogliono replicare. Gli USA non sono Nazione, non sono Stato nel senso che gli diamo in Europa. Non possono esserlo perché non esiste un “Popolo omogeneo”, l’unica cosa che unisce gli Americani è un contratto in cui ognuno si obbliga proprio a spogliarsi della propria identità culturale per assoggettarsi alle Elite Apolidi. Gli Americani non possono avere misure qualitative ma solo quantitative, quanti soldi hai, quanto è grande la macchina, quanta roba ti mettono nel piatto. La ragione l’ho spiegata, se misuri la merda con la bilancia, è uguale alla cioccolata. Viceversa, la qualità può esistere solo nel contesto dei “Popoli omogenei” e la ricaduta del “meticciato” è la fine di ogni forma di “arte” come “sapienza di un mestiere” perché quando si interrompe la trasmissione della memoria da padre a figlio, quello che rimane è il prodotto industriale, meramente quantitativo. Cos’è il formaggio? Non è quello che fanno negli alpeggi, con le mucche col nome proprio, che mangiano certe erbe, eccetera, il formaggio è un blocco di grassi con “aromi” di colore arancione e che non puoi mangiare da solo, serve come aggiunta in un miscuglio di altre porcherie, per renderlo più “pesante”.

        Gli Americani sono servi come dobbiamo essere noi. L’unica cosa che loro hanno e noi non possiamo avere perché non c’è lo spazio, è la possibilità di vivere in una capanna nei boschi lontano da tutto. In teoria hanno anche il diritto costituzionale di possedere armi proprio per difendersi da un potere che li voglia asservire ma serve a poco o niente quando ti manca la consapevolezza.

        1. “Per esempio, scrivi “aux armes, citoyens”, che viene dalla Rivoluzione Francese, che è una di quelle storie false che ti hanno raccontato e che tu hai ingoiato senza dubitare che fosse una storia falsa.”

          Falso. Oggi penso che la Rivoluzione francese è stata un’oscena orgia di sangue, diciamo pure: uno schifo. Ho visto e rivisto il bellissimo film sulla Rivoluzione in occasione del bicentenario (1989). Be’, le mie simpatie vanno a Luigi XVI e a Marie-Antoinette, pensa un po’. Mentre Robespierre e Saint-Just sono dei pazzi sanguinari (un po’ meno Danton – a cui sono stati elevati monumenti, mentre non trovi una strada o una piazza intitolata a quei due matti – che però Michelet nella sua storia sulla rivoluzione ammira ancora).
          Sai che fine fece Luigi XVII, il figlio di Luigi XVII e di Maria Antonietta? Era un bambino, pazzesco. Il Luigi succeduto a Napoleone era il XVIII.
          Nella loro follia i rivoluzionari distrussero le tombe dei re: li tirarono fuori uno a uno (Enrico IV era perfettamente conservato, il re sole Luigi XIV, Luigi XV e anche Caterina de’ Medici ecc. – tutti buttati in una fosse comune).
          Come vedi ho rivisto il mio giudizio sulla rivoluzione francese che esaltò tanti, anche Schiller (ma non Goethe e nemmeno il nostro triste Alfieri – ma Goldoni se la cavò, i rivoluzionari non gli ritirarono la pensione di cui godeva, ma morì lo stesso in miseria e i suoi resti sono dispersi).

          1. Potrei chiederti quanto ci hai messo per rivedere il giudizio ma non è questo il punto. Il punto è che bisogna unire i puntini per capire il disegno. La Rivoluzione Francese è una menzogna che è servita per condizionare generazioni di Italiani e di Europei a pensare in positivo ad un’altra rivoluzione analoga, quella Russa. Analoga nei modi e anche negli esiti, perché anche in Russia hanno rimpiazzato gli Zar e l’aristocrazia terriera con i capoccia del Partito e i burocrati.

            Il disegno che c’è dietro è quello che può piacere alle Tre Categorie degli Idioti, Mai Cresciuti e Furbastri Psicopatici.

            Adesso chiediamoci chi sono i “cittadini” che possono prendere le armi. L’unico esempio che mi viene in mente, senza risalire alle Polis o ai Comuni medievali, è la “rivoluzione” americana, che in realtà fu una Guerra di Indipendenza, alimentata dal fatto che nelle colonie venivano deportate le etnie sottomesse dagli Inglesi in Britannia.

            Una Rivoluzione che come ti dicevo col tempo è stata svuotata di significato proprio dal “meticciato”, creato dalle Elite para-massoniche per rimpiazzare gli originari coloni e pionieri con una popolazione meno riottosa e con altri obbiettivi.

      2. Aggiungo un’altra cosa: tempo fa scrivevo su un altro blog, in un commento, che le “società aperte” devono essere imposte a qualsiasi prezzo. Tra l’altro, qualsiasi prezzo è comunque strumentale perché va a indebolire i “popoli omogenei” e a rafforzare tutte le dinamiche che li distruggono.

        Non so quale sia l’origine della epidemia attuale, si possono fare tutte le ipotesi ma il fatto è che l’epidemia è stata considerata, come tante altre cose più o meno apocalittiche, come un “prezzo” che noi Popolo dobbiamo pagare per la gloria del “meticciato” e per avere in cambio tutte le cose che la gente è condizionata per desiderare, per bramare.

        Da tempo continuo a dire a tutti che se vediamo l’esercito per le strade significa che c’è una guerra. La guerra è nelle nostre strade, attorno alle nostre case. Nel caso del terrorismo c’era la scusa di difendere noi dai “terroristi” astratti, perché non si può dire che sono i “nuovi europei” che ormai ci impongono come vicino di casa. Nel caso attuale, l’esercito non è nella strada per difenderci ma per tenerci prigionieri, per imporre la legge marziale della “quarantena”.

        Ti ricordi quando ti dicevo che le Forze Armate non servono a difendere la Nazione ma ad imporre, per primo a noi, il Piano delle Elite Apolidi? Ecco, le Forze Armate devono garantire la “libera circolazione” di cose e persone, quindi garantire il terrorismo e le epidemie. Questa è la verità, il resto sono trucchi retorici per nasconderlo. La gente è cosi condizionata che non si stupisce di vedere l’esercito per le strade, ormai è normale. Garantisce il famoso “ordine pubblico”. L’ordine. Nel doppio senso di struttura e di comando.

        Guarda caso, è esattamente la situazione degli USA dove esiste da tempo la contrapposizione tra “autorità federali” e le “milizie”, più o meno stramboidi.

        1. “Ti ricordi quando ti dicevo che le Forze Armate non servono a difendere la Nazione ma ad imporre, per primo a noi, il Piano delle Elite Apolidi?”

          Ormai si parla di razzismo degli autoctoni a colazione, pranzo e cena: che carogne questi italiani, ma pure i tedeschi, gli svizzeri, magari anche quei coglioni di svedesi – tutti sporchi, brutti e cattivi razzisti. Per forza ci vogliono le forze armate per reprimere questo immondo sentimento, non degli invasori (tutti buoni, gentili e in cerca di un futuro migliore), ma degli autoctoni, colpiti dal virus del “fascismo eterno” (espressione coniata da Eco e che piace tanto anche a Canfora). Il razzismo, il fascismo eterno! Stranamente non sono afflitti da questo morbo verdi e rossi. Comunque Mattarella, il papa e i militari vegliano per educare gli italiani e prepararli al futuro che non può essere che questo: una sola Terra, una sola umanità. Possono servire anche scariche elettriche e messaggi subliminali. Anche la scuola può servire per combattere il razzismo e diffondere perversioni sessuali (corsi di masturbazione anche all’asilo e conferenze di pervertiti per i più grandicelli perché accettino la “farfalla femmina” che è in loro – così il signor Guadagno, che fa la femmina ma non vuol rinunciare al bigolo). Basta con gli stereotipi, possiamo cambiare sesso a piacimento. Pubblicità e progresso.

          1. Aggiungiamo allora una parentesi semiseria: da parecchio tempo ormai tutte le serie TV americane, comprese quelle di militari, pompieri e poliziotti, includono il personaggio fisso dello “omosessuale”, un po’ come capitava in passato col “nero”.

            L’altro giorno ho visto il primo doppio salto mortale carpiato. Il personaggio comincia come poliziotta lesbica che in tutte le scene madri anche senza ragione. Ad un certo punto, siccome ormai non basta più, la poliziotta “prende coscienza” di non essere semplicemente “lesbica” ma di essere “uomo”. Siccome questa signora (?) è fidanzata con una donna, la dilei compagna entra in crisi dicendo “a me piacciono le donne, non gli uomini!” e la abbandona.

            Io ero cosi immedesimato e dispiaciuto… Un’altra serie che non potrò più guardare. Tieni conto che non ho la TV perché non la sopporto, guardo queste serie via PC per esercitare un po’ l’inglese.

  4. Ero intenzionato a leggere i commenti che si sono aggiunti dalla mia ultima visita. Mi sono fermato appena mi sono imbattuto nell’invettiva cretina contro “gli insegnanti”. Generalizzare a questo modo non è una cosa intelligente. Ma sappiamo che i bloggher (volutamente con l’acca), non possono essere tali senza essere egocentrici invasati e devastati dalla frustrazione del non riuscire ad imporre universalmente le proprie manie/fissazioni.

    P.S. Ho appena dimostrato (intenzionalmente) quanto si appare cretini a generalizzare. Ma ho come l’impressione che non capirai e partirai con qualche altra lenzuolata aggressiva e denigratoria. Che non leggerò. Hai raggiunto l’obiettivo: confermare che non ti si legge — chi cerca trova.

    1. Vai tranquillo a fare un culo con la mia benedizione.

      Chi può fa e chi non può insegna.
      Non l’ho inventato io questo aforisma.

    2. Mah, non mettiamola così sul serioso o addirittura tragico. Intanto a me sei simpatico e credo che abbiamo delle cose in comune. La mia frecciatina contro di te qua sopra era scherzosa: noi due non saremo dei geni ma nemmeno dei fessi al cubo. Fra parentesi, pensa che siamo colleghi: anch’io ho fatto l’insegnante (adesso Johnconnor dirà: questo spiega tutto). A dir la verità non indottrinavo, mi limitavo a insegnare un po’ di italiano e francese ai crucchi svizzeri. Resta comunque il fatto che la scuola ha avuto e ha tuttora la funzione di formare dei conformisti ovvero dei bravi cittadini (anche se a parole vorrebbe promuovere lo spirito critico). Lo spirito critico non tollera sottomissione e sopraffazione. La scuola del XX secolo era fondamentalmente repressiva un po’ ovunque (come l’austriaco Stefan Zweig ha scritto nel suo sempre godibile – l’ho riletto recentemente – “Il mondo di ieri”). I salesiani erano degli autentici aguzzini. Alcuni “bravi” insegnanti sperano o credono di poter lo stesso far passare un messaggio anticonformista. Ortega y Gasset ritornò in Spagna dopo la guerra civile. Il regime lo teneva sotto osservazione, i suoi scritti politici furono pubblicati solo dopo la sua morte. Non disse una sola parola sulla guerra civile (era emigrato allo scoppio delle ostilità), accettò la situazione e si “limitò” a fare quello che meglio sapeva, il docente di filosofia, nella speranza di contribuire alla crescita della sua “España invertebrada”.

      1. Continui a non cogliere la differenza tra “cittadino” e “servo”. Il “cittadino” è una persona che ha i diritti e i doveri della “cittadinanza”, quindi partecipa a pieno titolo alla politica. Il “servo” deve solo eseguire gli ordini.

        Nella antichità, come ho scritto sopra, non esisteva la “scuola pubblica”, ovvero la scuola organizzata e gestita dallo Stato. I genitori sceglievano e pagavano gli insegnanti dei propri figli. Di solito questo aveva lo scopo di prepararli alla loro vita adulta e quindi se erano aristocratici venivano istruiti per quelli che erano i doveri degli aristocratici, se erano “borghesi”, cioè gli artigiani e mercanti che vivevano nel “borgo” addossato al maniero del nobile, venivano istruiti per l’attività di famiglia, quindi per l’arte/mestiere del babbo e tipicamente per fare di conto e misurare le cose che andavano misurate.

        Entro certi limiti, è rimasta nella scuola italiana fino ad epoche recenti questa distinzione nella dualità “liceo-scuola tecnica”.

        Però la grande innovazione in termine di Scuola fu, come ho detto, la “scuola pubblica”, che non aveva lo scopo di formare le abilità di ogni singola persona ma quello di formare l’obbedienza di un intero Popolo. E’ come girare il cannocchiale al contrario. Vedi bene che oggi per essere abilitato alla “professione” devi superare un “esame di Stato” perché non solo lo Stato è la autorità che ti da la “patente” per esercitare ma è anche il “proprietario” e “controllore” dell’intero ambito dove andrai ad esercitare, è il burattinaio che dispone la scena e tira i fili da sopra.

        Quindi, non solo gli insegnanti PER DEFINIZIONE hanno il compito di applicare le direttive del “potere”, cioè di chi occupa i vertici dello Stato, formando i servi ma gli avvocati rappresentano i loro clienti entro le parentesi e con le modalità definite dallo stesso “potere”, cosi come fanno gli ingegneri quando costruiscono manufatti o, esempio più ovvio di tutti, i commercialisti che si interpongono tra il contribuente e lo Stato che impone le gabelle.

        Non puoi fare l’insegnante contro lo Stato cosi come non puoi fare l’avvocato o l’ingegnere contro lo Stato. Con una differenza, certe professioni, per esempio l’ingegnere o il fisico, in linea teorica consentono una pratica “non-ufficiale”, cioè non puoi costruire un ponte per conto tuo, “off-grid”, come dicono gli americani, però puoi costruire un circuito elettronico o sperimentare qualche teoria in separata sede.

        Riguardo l’insegnante anticonformista, logica vuole che se avesse qualcosa che vale la pena di insegnare, questa dottrina sarebbe cosi distruttiva per la “cultura ufficiale”, che sarebbe incompatibile con l’insegnamento per la stessa ragione per cui Galileo dovette abiurare e vivere in semi-clandestinità. A Galieo non fu vietato di pensare, gli fu vietato di diffondere le sue teorie. Non importava nemmeno quali fossero queste teorie, l’unica cosa era che minavano lo “ordine costituito” e la autorità che lo incarnava.

        Ne consegue che lo insegnante anticonformista, come ho detto e ripetuto, in realtà propone un altro conformismo, che ha dietro un altro “potere” che contende a quello in carica il ruolo egemonico. Questa è l’unica opzione che consente lo “pseudo-anticonformismo”, perché lo scontro non è tra lo Stato e il singolo ma tra due fazioni che sono ognuna una sezione trasversale dello Stato.

        Inutile che ci giriamo attorno, io ho sperimentato gli insegnanti del “sessantotto” e anni seguenti. Questi erano i primi agenti del Piano delle Elite Apolidi, anche se all’epoca insistevano ancora con la finzione del marxismo-leninismo. Il loro insegnamento allora era esattamente lo stesso di oggi, solo più violento, meno insinuante. Le maestre ti facevano marciare cantando “bandiera rossa” su e giù per il cortile, invece di portarti alla rappresentazione in onore di Greta e della “ecologia”. Di concerto, la scuola era parte integrante del campo di battaglia della “rivoluzione”, se non la prima linea. Ma insisto, la Scuola “rivoluzionaria” in realtà non aveva niente da dire che non fosse già risaputo da cent’anni, che non fosse ripetizione meccanica di stereotipi. La Scuola non è il luogo dove si innova, nemmeno il luogo dove si pensa, è il luogo dove si replica, dove si ripete.

        La Scuola è una versione “soffice” dell’addestramento militare. Anche li, in origine imparavi a maneggiare le armi dal babbo o da un suo incaricato, quando il possesso e uso delle armi è diventata esclusiva dello Stato, è cambiata la finalità, l’addestramento serve a fabbricare ingranaggi di una macchina, che devono svolgere la loro funzione, niente di più niente di meno. Tornando al discorso degli USA, nota che in quel posto, cosi come la gente rivendica il possesso delle armi come diritto costituzionale contro l’oppressione dello Stato, allo stesso modo esiste la tradizione della formazione scolastica privata. Che non significa solo pagare l’Università, pagare gli insegnanti secondo l’antico costume ma anche che i genitori insegnino ai figli invece di affidarli alla istituzione.

        1. “La Scuola non è il luogo dove si innova, nemmeno il luogo dove si pensa, è il luogo dove si replica, dove si ripete.”

          D’accordo. Però può la Scuola essere qualcosa d’altro? La sua funzione non è anche quella di tramandare le conoscenze consolidate e sempre utili in vari campi?
          O forse sarebbe meglio abolire tout court la scuola, come scriveva Papini in quello scritto che ho citato, oppure più recentemente il gesuita Ivan Illich? A me Illich era simpatico (era uno spretato del resto), le sue tesi sull’inutilità della scuola mi piacevano. Resta il fatto che invece c’è ovunque nel mondo una richiesta di più scuola, di diritto alla scuola per tutti. Il governo svizzero ha stanziato una trentina di miliardi di franchi per l’istruzione per il prossimo quadrienno, più che per la difesa. Ma le università, specie le facoltà umanistiche, sono frequentate da gente non preparata, non dotata, che non studia o non termina gli studi. Insomma, soldi in parte buttati. Non per niente le rivolte studentesche partono da queste facoltà, mentre nei politecnici si studia.

          1. La funzione della Scuola non è di tramandare le conoscenze. Se fosse cosi, non esisterebbero studenti e laureati semi-analfabeti, quando invece sono la maggior parte.

            La funzione primaria della Scuola italiana è distribuire stipendiucci e pensioncine ai disoccupati meridionali. Disoccupati che sono a loro volta laureati semi-analfabeti fabbricati dalla Scuola di cui poi diventano agenti, in un circolo vizioso.

            La funzione secondaria è quella di rinchiudere i ragazzi e inculcargli il conformismo che piace e conviene a chi detiene il potere. Tra i millemila esempi, ti ripeto il caso di mia nipote che fa la Prima Media e la scuola le ha imposto lo smartphone senza addurre alcuna motivazione e sopratutto senza alcun momento didattico in cui spiegare come funziona e a cosa serve. Just another brick in the wall.

            L’altro giorno sentivo non so quale grande pensatore del PD sostenere la necessità di imporre l’obbligo scolastico dai TRE ANNI fino ai DICIOTTO, cioè quindici anni a scuola, minimo.

            Conformemente a quanto ho appena scritto, il PD ci vede tanti “posti di lavoro” e quindi clientela e ci vede una smisurata galera dove fare il lavaggio del cervello con ancora maggiore solerzia e perseveranza. Non abbiamo i soldi per rappezzare le strade ma non importa, come in Corea, tutti in tuta verde con la ramazza a fare finta di spazzare la piazza.

            Sergio, pensi in maniera convenzionale quindi alla rovescia, non per colpa tua. Il problema non è nella Scuola, CHE NON ESISTE se non come emanazione dello Stato. Il problema è NELLO STATO che fa la Scuola a sua immagine e somiglianza. Quello che bisognerebbe cambiare è lo Stato ma non lo possiamo fare perché negli Italiani mancano i talenti, la virtù. Un Popolo di tarati non può avere niente di meglio di questa repubblica delle banane, non può che essere colonia dello straniero. Tornando al Tricolore, gli Italiani non hanno mai fatto una rivoluzione, hanno solo preteso di scimmiottare quella degli altri. I genii che abbiamo avuto, quando hanno voluto combinare qualcosa, hanno dovuto espatriare.

            Nota che io ho cercato a lungo di mentire a me stesso dando la colpa dei mali italici e certi eventi storici, per esempio alla cosiddetta “sinistra”. In realtà qualsiasi cosa capiti si sovrappone al vero problema dei problemi, cioè, come ho scritto, gli Italiani sono tarati. Non siamo affatto quel Popolo di geni incompresi, di brava gente e tutte le altre fandonie consolatorie, non siamo nemmeno delle carogne. Peggio, siamo dei minorati. E’ giusto il razzismo inverso che fanno sui “media”, essere travolti dagli eventi e sbertucciati in tutto il mondo, è quello che ci meritiamo.

            A questo proposito vorrei chiarire un altro punto: gli stranieri che vengono in visita in Italia non vengono qui a prendere lezioni. Non è cosi scontato quello che ho scritto, se lo associ alla storiella del “patrimonio dell’umanità”, arte, bel vivere, eccetera. Già in origine il “turismo”, cioè andare in giro, non cercava l’eccellenza, cercava la decadenza, le rovine, i discendenti tarati di antichi eroi. Il gusto perverso di giocherellare con un animale morto. Oggi è lo stesso, gli stranieri vengono qui a vedere quanto siamo ridicoli e/o patetici con i nostri manierismi, non per invidiarci e nemmeno per imparare da noi. Tornano a casa con rinnovato apprezzamento per quello che hanno in Patria e per i loro vicini.

            Viceversa, noi andiamo all’estero col complesso di inferiorità, che non è solo dovuto al confronto tra i due luoghi, materiali e immateriali ma origina dalla confusa consapevolezza delle proprie tare, dei propri limiti individuali. A quel punto tiriamo fuori come vanto la nostra “arte di arrangiarsi”, che l’Italiano si fa largo tra gli stranieri boccaloni perché è più sveglio, più furbo. Peccato che con l’arte di arrangiarsi puoi magari fare i soldi ma per spenderli hai bisogno che gente meno “sveglia” ti costruisca il mondo attorno. Torniamo quindi alla emigrazione. L’altro giorno sentivo un altro grande pensatore che diceva che dobbiamo attirare i talenti stranieri nelle nostre università e centri di ricerca. Come no. Perché il talento straniero non vede cosa c’è fuori dalla università e dal centro di ricerca, a parte le rovine e la gente che balla. Il massimo che può produrre l’Italia è la fabbrichetta messa su da un artigiano come Ferrari che ha una parabola che segue di pari passo la anagrafica del fondatore e poi viene ceduta agli stranieri altrimenti muore con lui. Attorno, tarati con la candela al naso.

      2. Come compito a casa, riflettere sulla questione della obbedienza che il soldato deve ai suoi superiori, ovvero se debba eseguire qualsiasi ordine oppure se debba decidere quale ordine è lecito e quale no.

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Vivaldi