Non è vita questa!

Partiamo dal basso, dalla strada. L’epidemia purtroppo ha confermato le mie considerazioni più pessimiste circa la “qualità umana media” delle persone che ho attorno. La gente non sa niente e non è capace di mettere in fila un pensiero articolato. Le stesse persone che un attimo prima sostenevano il radioso avvenire rappresentato dal mondo senza confini, senza limiti, senza barriere, il mondo del “vietato vietare”, adesso si fanno spietati censori del mondo dove non puoi uscire di casa senza un permesso scritto, dove è tutto è vietato, tutto è confine, limite, barriera.

Veniamo alle “istituzioni”. Assolutamente inutili, come se non ci fossero, anzi, esistono solo per imporci delle direttive “globali” contro i nostri interessi. Prima della epidemia ci raccontavano che ormai gli Stati Nazionali erano destinati a scomparire, perché i problemi erano complessi e richiedevano soluzioni complesse e queste soluzioni potevano venire solo da autorità sovranazionali, dall’Olimpo degli Dei. L’epidemia ha dimostrato quanto è falsa questa rappresentazione del mondo, le vere “autorità” sono indifferenti al nostro destino e tutte le “organizzazioni” internazionali consistono solo in funzionari e burocrati incaricati della demolizione degli Stati Nazionali per togliere ai Popoli la facoltà di decidere, di auto-determinarsi. Queste “organizzazioni” non sanno risolvere un solo problema, ne piccolo ne grande, ne semplice ne complesso.

L’epidemia è cominciata, pare, in Cina nel mese di Novembre. Fino da subito, la situazione era la medesima che stiamo toccando con mano in Italia in questi giorni. Però da Novembre a Febbraio tutto è stato coperto, nascosto, dissimulato. Non solo dal Partito Comunista Cinese, cosa ti aspetti dai Comunisti ma da tutti, a partire dalle Agenzie delle Nazioni Unite giù fino al Governo Italiano e, soprattutto, ai “media” e ai cosiddetti “intellettuali” e/o “scienziati”. Tutti zitti, anzi, impegnati a zittire qualsiasi voce che suscitasse allarme.

La spiegazione che mi do io è che le Elite Apolidi avevano bisogno di tempo per organizzare le loro speculazioni finanziarie in modo da volgere anche l’epidemia a loro favore. I loro tirapiedi lo stesso e in più avevano ricevuto istruzioni di tirare più in lungo possibile con lo “storytelling” di quanto fosse bella, radiosa, felice la Globalizzazione, il mondo senza confini, limiti e barriere.

Adesso, caro il mio lettore, se esisti, ci dicono che ci dobbiamo abituare. Che per mesi, molti mesi, non si sa per quanto, la nostra vita sarà questa. Chiusi in casa, uscire col terrore della distanza ravvicinata, di toccare persone e oggetti, di respirare. E nel silenzio della città-prigione, il suono continuo delle ambulanze. Allora ti chiedo, lettore: ne è valsa la pena? Adesso che perdiamo tutto, che non abbiamo più una vita, come ti sembrano i confini, i limiti, le barriere? Adesso che sei prigioniero, rimpiangi i tuoi viaggi per il mondo? Se potessi tornare indietro, cosa faresti di diverso?

Se ponessi la domanda “cosa faresti di diverso” alla gente che “manifestava” per la “Milano senza muri” mi dovrebbero rispondere che farebbero le stesse cose, perché alla fine sono capaci solo di eseguire come automi, senza l’ombra del dubbio. A quel tempo gli davano la direttiva di sfilare e adesso gli danno la direttiva di stare chiusi in casa. Si sentivano appagati dal “partecipare” allora come adesso. Senza dubbi, senza chiedersi cosa succederà domani e dopodomani, perché esiste solo il presente e lo decidono dall’alto. Gli altri, fanno quello che fanno tutti.

Ti invito, lettore, se esisti, a ripercorrere i post di questo blog.

Poi, dimmi quanto a lungo pensi che possiamo continuare in questo modo. Perché, te lo ripeto, l’epidemia non finirà, per mesi, per anni, forse mai. Pensa alle dimensioni della catastrofe che ci è caduta addosso e alle cose che si sarebbero potute fare, che si sarebbero dovute fare eppure, di proposito, non si sono fatte, perché si è preferito arrivare dove siamo adesso. Le Elite Apolidi sono anonime ma i loro scagnozzi hanno facce, nomi e cognomi. Altro che processo di Norimberga.

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  1. Bentornato, John, sentivo la tua mancanza, mi mancavano i tuoi acuti e illuminanti commenti dell’attualità (absit iniuria).
    Io trovo stupefacente cosa sta accadendo. Per quanto ne so, ne sappiamo, il virus non è micidiale, addirittura si guarisce, si può guarire dopo un paio di settimane dal contagio (tanto dura a me un semplice raffreddore). Ma la vita d’interi Stati è paralizzata, la paura dilaga, si fa incetta di generi alimentari benché le autorità e i distributori assicurino che non ce n’è bisogno, i magazzini sono pieni, i rifornimenti assicurati.
    Sospeso il campionato (che botta per i tifosi), anzi tutte le competizioni sportive rimandate o forse anche annullate. La vita è sospesa, chiudono persino le chiese, cosa davvero inaudita (celebrazioni pasquali a porte chiuse, non si era mai vista una cosa simile da secoli).
    A me sembra la prova generale di qualcosa di più grosso. Comunque le autorità possono dormire tranquille: il popolo segue docilmente le istruzioni, è completamente rincoglionito.

    1. Purtroppo io non trovo niente di tutto questo stupefacente ma è un miscuglio dei racconti di fantascienza che leggevo da ragazzo e considerazioni sulla natura della Globalizzazione e degli interessi economici e geopolitici retrostanti.

      Il virus, non sulla base delle cavolate che leggi / senti / vedi sui “media” ma sulla base dell’esperienza diretta, causa la polmonite ad una persona su dieci. Come era chiaro da Novembre, se una persona su dieci sviluppa la polmonite ti trovi nella condizione di scegliere chi soccorrere e chi lasciare morire, perché nessun sistema sanitario può fornire attrezzature di rianimazione a un decimo della popolazione (nel caso dell’Italia, 5 milioni di persone).

      Io trovo insopportabili due considerazioni:
      – la natura dell’epidemia era nota da Novembre, quattro mesi prima che si manifestasse apertamente in Italia. L’unico provvedimento che si poteva prendere era bloccare i viaggiatori, prima dentro e fuori la Cina e poi, come seconda linea di difesa, dentro e fuori ogni singolo paese europeo. Si è scelto di proposito di non fare niente e solo adesso, che ormai l’epidemia è inarrestabile, ci sono i primi timidi tentativi di “quarantena”. Come ho scritto, qui siamo a livello del processo di Norimberga, capoccioni psicopatici e criminali assistiti da burocrati che eseguono ciecamente gli ordini.
      – l’epidemia ormai è inarrestabile quindi ci dicono che ci dobbiamo abituare. Abituare a cosa? La condizione attuale di “lockdown” è ovviamente impraticabile, insostenibile, vedrai che alla fine di questa settimana ci diranno che la dobbiamo prorogare per altre due settimane e cosi via. Mi sembra un po’ come la barzelletta sul medico a cui tu dici “dottore mi fa male se tocco qui” e lui “tu non ti toccare, problema risolto”. Ecco, adesso per combattere l’epidemia che ammazza la gente dobbiamo smettere di vivere. Ma dovremo comprare le mutande e le scarpe, dovremo sostituire la lavatrice, dovremo farci visitare da un oculista, farci sistemare le carie dal dentista. Per non parlare di quelli che hanno una malattia qualsiasi e devono fare gli esami che già prima c’erano le liste d’attesa di mesi e mesi, devono fare gli interventi, più o meno urgenti e cosi via. Poi, l’economia collassa, la gente non avrà lavoro e stipendio, come farà a campare? Quindi ad un certo punto bisognerà venire a patti con l’evidenza che per vivere dobbiamo abituarci non alla quarantena ma alla malattia.

      Il popolo non è rincoglionito solo perché è docile, è rincoglionito perché non ha capito che le abitudini che tutti avevano fino a Febbraio sono la causa dell’epidemia. La incapacità di immaginare una vita diversa, un mondo diverso, perché può esistere solo questa “realtà”, è quello che ci sta rovinando. A parte la “movida” di Milano, c’erano dei riflessi condizionati per cui “fare un viaggio” sembra la panacea di tutti i mali. Mio zio buonanima era convinto di spendere bene la pensione facendo le crociere sulle navi, con l’animazione, le gite nei vari punti di sbarco, eccetera, poi c’erano i milioni di impiegatuzzi che brulicavano nei posti esotici, normalmente dei puttanai, poi c’erano gli “studenti erasmus”, quelli che seguivano l’esempio virtuoso dei “migranti” e infine i dirigenti delle aziende che, dopo avere delocalizzato la produzione in Asia, andavano su e giù a controllare le nuove colonie. Tutti questi non potevano concepire una “realtà” diversa e quindi ne hanno incontrata una imprevista. Se prima c’erano i biechi “sovranisti” come Salvini, adesso ci sono i dottori che ti ordinano di chiuderti in casa.

      Comunque, Sergio, te lo ripeto, l’epidemia è inarrestabile, quindi io e te incontreremo il virus, qualsiasi cosa facciamo. E’ solo questione di tempo. Da un certo punto di vista, sarebbe una liberazione.

      1. “Comunque, Sergio, te lo ripeto, l’epidemia è inarrestabile, quindi io e te incontreremo il virus, qualsiasi cosa facciamo. E’ solo questione di tempo. Da un certo punto di vista, sarebbe una liberazione.”

        Ahò, uccellaccio del malaugurio! Chissà, magari ce l’ho già. Ma continuo ad avere dei dubbi sulla pericolosità del virus. La polmonite è micidiale soprattutto per gli anziani che sono infatti attualmente le principali vittime (pochissimi i giovani o i medici deceduti).
        Io non sono medico o virologo, non ho conoscenze scientifiche, quindi debbo credere alle persone competenti che mi ispirano fiducia. La mia impressione è che non siamo in presenza di un’epidemia destinata a sfoltire la popolazione come la spagnola che fece due milioni di vittime (nel mondo intero). Forse i fatti mi smentiranno, ma speriamo di no.
        Quanto alla “liberazione” che quasi invochi, be’, mica vorrai darla vinta a quelli là. Resistere, resistere, resistere, diceva Borrelli buonanima.

        1. Sergio, il titolo del post mi sembra esplicativo. Pensi che possiamo darla vinta più di adesso che siamo tutti chiusi in casa e viviamo, chi più chi meno, nel terrore. Non c’è peggiore servitù che la servitù della paura.

        2. Poi Sergio, come dico sotto a Belin, te preferisci vivere di balle ed essere preso di sorpresa dalla mazzata sul coppino oppure guardare in faccia il pericolo? Quello che ho scritto, cioè che puoi solo procrastinare ma prima o poi ti imbatterai nel virus, è la semplice evidenza dei fatti. Non capisco perché ti vuoi illudere che il babau ad un certo punto scompaia.

          1. Ma che significa guardare in faccia il pericolo? Se prima o poi sarò anch’io vittima del virus tanto vale rassegnarsi, non ci posso fare niente. Certo comincio a sentirmi a disagio. Ma non la vedo ancora così nera come te, spero di farla franca. Adesso mi dirai: sveglia, è ora, più qualche complimento dei tuoi. Ma di nuovo: a questo punto cosa possiamo fare? La consapevolezza del pericolo serve davvero? Quale resistenza se i giochi sono fatti?

          2. Sergio, rileggi quello che hai scritto.

            Ci troverai due degli elementi che stanno provocando il collasso del nostro mondo. L’infantilismo indotto e lo pseudo-fatalismo meridionale.

            Innanzitutto la valutazione del pericolo non è un interruttore che pigi quando stai per morire, lo pigi alle prime avvisaglie del pericolo e lo tieni pigiato fino a che il pericolo non è passato.

            Questo significa “guardare in faccia il pericolo”, è una variante del più generale “guardare le cose del mondo” e ti viene insegnato di non farlo perché cosi deleghi a qualcun altro, i capoccia politici, i comitati tecnico-scientifici, che ti sollevano dalla responsabilità e nello stesso modo ti tolgono ogni libertà. Se poi vuoi andare nel concreto, se esiste una possibilità del 10% che nelle prossime settimane o mesi tu contragga una polmonite, ti conviene verificare che esistano le contromisure, sotto forma dei vari livelli di terapia necessari. Dato che il 10% di polmonite si traduce allo stato dell’arte in un 50% di decessi, ti conviene anche prepararti alla dipartita, per esempio saldare i debiti.

            Rassegnarsi? Ti puoi rassegnare ad un evento cosmico, imprevedibile e incontrollabile come un terremoto. Non vedo come possiamo rassegnarci al fatto che questa epidemia è stata provocata di proposito perché chi di dovere ha anteposto la dottrina “liberal”, lo “anti-umanesimo”, la “globalizzazione” e quindi il mondo senza confini e senza barriere, alle nostre miserabili vite. Non solo non ha senso rassegnarsi all’indietro, perché questo crimine contro l’umanità grida vendetta, non ha senso rassegnarsi in avanti, perché quello che ci propongono è di continuare come prima, più di prima.

            La gente non ha capito niente della situazione e non può essere altrimenti, dato il lavaggio del cervello onnipresente e continuo. Non aspettano altro di potere ricominciare a brulicare per il mondo, di potersi fare i tatuaggi tribali, di mangiare le porcherie “etniche”, di comprare l’ultimo gadget elettronico, eccetera. Nota la perversione: ci hanno massacrato per settimane con la foto (posata) del bimbo siriano affogato ma se qui muoiono tremila vecchi è un piccolo prezzo da pagare per l’iPhone e il viaggio in Guatemala.

            Poi Sergio, eccoci alla battuta finale. I giochi sono fatti. Fatto un gioco, ciccio, si passa al gioco successivo. Questo virus circola per il mondo insieme a tutte le altre malattie e domani potrebbe circolare una variante dell’Ebola o che ne so. Il meccanismo che produce le pandemie è sempre lo stesso e finché continua a girare, continuerà ad aggiungere una catastrofe all’altra.

            Nota che il meccanismo che produce le pandemie è lo stesso che produce il terrorismo o forse dovrei dire che usa il terrore. Prima della epidemia eravamo costretti a vivere con l’Esercito per la strada ad armi spianate per la paura che qualche “migrante” (profugo/rifugiato) si mettesse in testa di vendicare una qualche offesa, reale o immaginaria, facendo una strage. Mandavamo i bombardieri a spianare posti che nessuno saprebbe collocare sulla mappa geografica per poi creare i “migranti” (profughi/rifugiati) da accogliere col loro risentimento e propositi di vendetta. Esattamente come per i portatori del virus, senza possibilità di sapere chi viene e chi va, perché “migrare è un diritto” e nello stesso tempo anche noi dobbiamo farci “migranti” prendendo esempio.

            Ma non lo vedi, Sergio, che è tutto collegato?
            Il virus non è un accidente passeggero, è una cosa che è qui per restare e può solo peggiorare, perché tutto quello che ci succede è stato progettato, pianificato e viene realizzato con freddo cinismo.

      2. Sarebbe una liberazione a sapere che una volta preso, o la va o la spacca. Ma non è detto che se “la va” il capitolo si chiuda per davvero una volta guariti. Perm ora non sembra che una volta contratto il virus ne si acquisisca l’immunità, ma di questo aspetto poco si è parlato, forse per non ampliare il panico.

        Intanto, esclusa Wuhan, la provincia di Hubei ha segnalato zero nuovi casi per giorni consecutivi, dato aggiornato a ieri.

        Forza John.

        1. Peccato essere distanti perché a questo punto ti vorrei tanto dare un calcio nel culo perché credi alle “informazioni” che vengono distribuite circa quello che accade in Cina. Che, forse ti sfugge, credere a queste menzogne è la ragione prima delle nostre disgrazie. “La provincia di Hubei ha segnalato – dato aggiornato a ieri”. E’ una cosa cosi assurda che non riesco a credere che tu l’abbia scritto davvero.

          1. Dai, John. Non sono ancora così scemo da prendere per oro colato quello che dicono i comunisti cinesi. Ma sono attaccato alla vita e conseguentemente ogni menzogna di positività è un piccolo carico di benzina per tirare avanti.

        2. Non capisco il concetto di “menzogna di positività”, è una contraddizione. Sopratutto in questo caso dove puoi tranquillamente escludere il “fin di bene”.

          Essere attaccati a qualcosa è un’arma a doppio taglio, perché facilmente ti fa perdere di vista il fatto che, come da titolo del post, l’attaccamento può arrivare fino al punto di togliere ogni significato e valore alla cosa a cui sei attaccato.

  2. “Ma non lo vedi, Sergio, che è tutto collegato?
    Il virus non è un accidente passeggero, è una cosa che è qui per restare e può solo peggiorare, perché tutto quello che ci succede è stato progettato, pianificato e viene realizzato con freddo cinismo.”

    Ho molto apprezzato la tua risposta, complimenti compresi (infantilismo indotto, pseudo-fatalismo meridionale). Ma se le cose stanno come scrivi nel paragrafo qui sopra cosa diavolo possiamo ancora fare, se non spararci o aspettare la fine? Inviti alla resistenza (se mi state leggendo siete la resistenza), ma cosa in concreto?
    Continuo a pensare che in questa “storia” ci sia qualcosa che sfugge a tanti, forse ai più. Mi sa tanto di prova generale per vedere come reagisce la gente (che non reagisce, non può reagire per i motivi che ripeti – lavaggio del cervello, infantilismo ecc.). Sono un po’ depresso, come tanti penso. Sentirsi impotenti non è bello.

    1. Tu hai riletto il tuo commento precedente dopo avere letto la mia risposta? Ti sembra che vada bene cosi?

      La domanda “cosa in concreto” è nello stesso insieme dell’altra, quando dico “Elite Apolidi” mi chiedono “si ma chi sono, dimmi nomi e cognomi”.

      La tua domanda “cosa in concreto” non mira ad avere una risposta, perché tu la risposta la conosci e non la vuoi sentire, io non sono un profeta nel senso che vedo il futuro, sono un profeta nel senso che ti dico quello che tu conosci ma che non vuoi che qualcuno dica.

      L’Italia è diventata nazione tra le ultime in Europa. Dopo cinquecento anni che i poeti come Dante si lamentavano “serva Italia, non (virtuosa) donna di provincie ma di bordello”. Nel 2020 siamo tornati all’origine, siamo nella condizione dell’Italia del medioevo, non solo divisa in potentati e percorsa dalle soldataglie straniere ma con tanto di pestilenza d’ordinanza. Quindi, “cosa possiamo fare” è quello che gli avi hanno già fatto, cioè rifare l’Italia e per rifarla bisogna passare dalla guerra civile e dalla guerra di indipendenza, le due cose sono due facce della stessa medaglia.

      Però, come si dice, deve peggiorare prima che possa migliorare. Stamattina ero in fila al supermercato e le comari inveivano contro quelli che vanno a correre al parco. Se la televisione gli dice che devono inveire contro i criceti o contro i sassi sul fondo del mare, loro eseguono meccanicamente. Ma se io gli suggerisco che se si ammala il cassiere della Coop, chiuderanno il punto vendita sine die, questa è una “profezia” che non vogliono sentire e danno di matto, cosi come danno di matto se gli dico che se non vanno le fabbriche non gli pagano la pensione, perché, comportamento meccanico, loro hanno lavorato una vita, hanno versato i contributi. Tutto falso ma se lo ripeti abbastanza volte diventa vero.

      Sei depresso? Sei fortunato ad essere depresso adesso che guardi la fine del mondo. Io sono depresso da almeno vent’anni, da quando ho cominciato a vederla arrivare e dicevo a tutti che stava arrivando e nessuno voleva sentirlo.

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Vivaldi