Finché posso, scrivo

Dopo la morte e la sofferenza di migliaia di persone, la cosa peggiore di questa epidemia è che ci mette davanti alla evidenza di quanto viviamo in un mondo di ignoranti, di cretini e di manigoldi.

Il primo grande inganno ovviamente è la Globalizzazione, che è stata raccontata come l’ennesimo “radioso avvenire” attraverso l’altra grande menzogna, quella delle “società aperte”. Ne abbiamo già scritto in lungo e in largo, la riduzione degli adulti ad eterni bambini egocentrici, le vita ridotta ad inseguimento del godimento, la rimozione di ogni valore di riferimento. Il Popolo Unico Planetario, che non ha un passato e non avrà un futuro, può avere solo l’Eterno Presente.

Il secondo grande inganno è quello delle “autorità”, ancora raccontate attraverso la necessità di cancellare Nazioni e Stati e di imporre al Popolo Unico il Governo Mondiale, sopprimendo la democrazia con la semplice considerazione che i “problemi globali” sarebbero troppo “complessi” perché noi possiamo afferrarli e quindi decidere. Dato che la gente viene condizionata all’infantilismo, non gli sembra vero di potere delegare ad una “mamma” tutte le responsabilità. Queste “autorità” sovranazionali non solo sono inette, cioè non servono a nulla quando si tratta di fare qualcosa di concreto, cioè non risolvono un problema che sia uno. La loro ragione di essere non è la filantropia, cioè preoccuparsi del “diritto alla felicità” che oggi si traduce nel “diritto di godere”, quanto semplicemente di essere funzionari e burocrati di quel meccanismo che ci impone le “società aperte”. In altre parole, il loro compito è demolire Nazioni e Stati e applicare la propaganda, il lavaggio del cervello, sopprimendo al contempo ogni dissidenza.

Veniamo agli inganni minori, che sono strumentali ai primi due.

La “Scienza”, vedi alla voce “vi dovete affidare alla Scienza” e “il Comitato Tecnico Scientifico”. Questo lessico appartiene ad un certa “sinistra cialtrona” che purtroppo sta devastando l’Italia. Come regola generale, quando una persona usa la parola “Scienza” significa che non ha una mentalità scientifica, quindi è pericolosa.

Al posto della parola “Scienza”, usiamo una parola più neutra, “sapere”. La storia del sapere umano è antica e nel corso di questa storia si sono escogitati ed adoperati metodi più o meno efficaci per fare delle scoperte, per accumulare la memoria di queste scoperte, per trasmettere questa memoria. Allo stato attuale per convenzione si dice “scientifico” un procedimento che parte dalla osservazione del mondo, produce una teoria che descrive un certo fenomeno osservato e verifica la teoria con un esperimento riproducibile. Ci sono una serie di conseguenze, la più importante è che esiste una grande parte di “sapere” che non è “scientifico” perché non è possibile verificare la teoria con un esperimento riproducibile. Un’altra conseguenza importante è che le “verità scientifiche” non sono definitive ma temporanee, perché, per definizione, in ogni momento deve essere possibile dimostrare che sono false. Una cosa che capita di continuo, ogni volta che viene osservato un fenomeno che non si può descrivere con una teoria nota.

Quindi, premesso che molta parte del sapere non è scientifico, come si fa a distinguere il vero dal falso? Sembra banale ma il vero è quello che funziona e il falso è quello che non funziona, date certe premesse. Nella situazione attuale, consideriamo la Medicina. Si tratta di una branca del sapere umano che si basa sull’esperienza invece che sul procedimento che ho descritto sopra di osservazione – teoria – esperimento. In parole povere il medico prova un rimedio ad una malattia, ottiene una certa distribuzione statistica di effetti, quindi decide che il rimedio “funziona” se il rapporto tra gli effetti tossici e gli effetti benefici è “sensibilmente” favorevole. Avrete naturalmente visto i foglietti che accompagnano i medicinali. Ogni medicinale ha una serie di effetti tossici anche gravi che però insistono su una percentuale ridotta di persone, quindi si prescrive il medicinale come rimedio contando che il paziente rientri nella percentuale maggiore che ne ricaverà un beneficio. Dove manca la parte “scientifica” alla Medicina? Manca nel fatto che il medico non ha una teoria che descriva il funzionamento della malattia ne una teoria che descriva il funzionamento del medicinale, sa per esperienza che nella maggior parte dei casi la malattia ha un certo decorso e che nella maggior parte dei casi il medicinale ha un certo effetto. Magari sa anche, per esperienza, quali sono le devianze più ricorrenti rispetto alla “media”.

Allora, torniamo al concetto del “sapere”. Uno dei pilastri della cosiddetta “cultura occidentale” è un concetto che fu perfezionato migliaia di anni fa. Il Sapiente non è colui che possiede la verità ma colui che dubita. Il famoso concetto del “so di non sapere”.

Il concetto del Dubbio è uno di quelli che è stato massacrato dagli insegnanti della Scuola italica, un po’ perché a loro per primi non è stato spiegato, un po’ perché come ho detto e ridetto, per essere insegnanti devono essere meri esecutori delle direttive di chi gli garantisce stipiendiucci e pensioncine.

Il Dubbio non si traduce affatto nel “relativismo” connaturato alla “ideologia liberal” e allo Anti-Umanesimo degli Anni Settanta, cioè non significa affatto che qualsiasi affermazione è un po’ vera e un po’ falsa. Si traduce invece nella consapevolezza che qualsiasi affermazione deve essere verificabile in ogni momento, cioè, come ho detto sopra, che le verità non sono definitive ma valgono fintanto che non si propone una osservazione di cui non si può rendere conto. Il contrario della vulgata de “bisogna rispettare tutte le opinioni”, perché per potere verificare una affermazione la devi fare scontrare con altre affermazioni, è l’unico modo per ottenere una verità, seppure temporanea. Se assumiamo che tutte le affermazioni sono un po’ vere e un po’ false, quindi possono coesistere, ci troviamo nella impossibilità di scegliere, decidere, siamo immobilizzati. Siamo immobilizzati con la ragione ma ci viene detto che possiamo muoverci coi “sentimenti”, da cui la “intelligenza emotiva”. Spiego sotto le premesse e conseguenze.

Veniamo al dunque. Lo “scienziato” che viene intervistato in televisione sulla tale epidemia che si sta verificando dall’altra parte del mondo dovrebbe dire “non lo so”. Perché non lo dice? Elementare, anni fa quando ebbi un incarico di “tecnico-scienziato” mi dicevano sempre “tu non sei qui per dirci quali sono i problemi, sei qui per dirci quali sono le soluzioni”. Chi fa questo ragionamento è fondamentalmente un venditore e parte dalla idea che ha molto dentro di sé, nell’anima, che tutto ruoti attorno alla menzogna e all’inganno. Ovviamente se io propongo un problema è perché non conosco la soluzione e il problema significa “non possiamo procedere in questa direzione fino a che non troviamo una soluzione”. L’unico modo che ho per soddisfare la richiesta di facilitare il “progresso” nella direzione del problema è mentire, tacendo il problema o affermando di possedere una soluzione che invece non possiedo. Allora, lo “scienziato” che vuole fare carriera, dato che la sua carriera è determinata dai venditori, è costretto a nascondere la verità e a millantare conoscenza. Viene selezionato non per i suoi talenti e competenze ma per quanto è capace di facilitare i venditori.

Il risultato è catastrofico. Le persone che sono condizionate ad essere “classe subordinata” sono anche condizionate a delegare le responsabilità alla “mamma”, le “autorità”, per concentrarsi sull’inseguire il godere. Le “autorità” sono venditori di fumo che, quando si trovano davanti ad un guaio abbastanza considerevole, chiamano gli “scienziati” a formare il “comitato tecnico scientifico” dove sono tutti selezionati per la loro capacità di facilitare le “autorità” omettendo e millantando, cioè menzogne e false promesse. Tutto questo ha una logica. Normalmente consente a gente che non ha alcun talento e competenza di accumulare ricchezze e prestigio. Quando capita la catastrofe, serve per procrastinare in modo da sistemare i propri conti e per trovare un modo per non essere chiamati a rispondere. Infatti, noterete che quasi sempre i venditori, nelle loro varie incarnazioni, per esempio quella del “manager” o del “politico”, non sono quasi mai chiamati personalmente a rispondere delle conseguenze di quello che hanno fatto o non hanno fatto mentre gli era stata delegata la responsabilità.

Ci hanno detto “fidatevi”. Fidatevi un cazzo, è evidente che tutto quello che ci dicono o è una menzogna che nasconde la verità oppure è una millanteria che finge una conoscenza che non esiste. Se la gente non fosse rincretinita di proposito, dovrebbe chiedere l’esatto contrario, cioè la “autorità” dovrebbe dire “non lo sappiamo e quindi nel dubbio ci fermiamo”. Sarebbe pericoloso, perché alla gente potrebbe venire l’insana idea di informarsi, di conoscere e di decidere autonomamente, invece di delegare alle “autorità” col “fidatevi”.

Fatto sta che un mese fa erano tutti “cittadini del mondo” e il nemico dell’Umanità erano quelli che diffondevano la “paura”, adesso sono tutti prigionieri in casa propria, terrorizzati. Caro il mio lettore, tu magari penserai che il “dato di fatto” questa volta induca un cambiamento di prospettiva nelle teste delle persone. Invece no, ti faccio questa profezia. Se mai potremo uscire di casa, la gente lo farà cantando “Bella Ciao”.

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    1. E’ una profezia nel senso che hanno le mie profezie, cioè cose che tutti sanno ma che non vogliono dire.

  1. Cosa ne pensi dell’impronta ecologica? È una boiata pazzesca, come sosteneva l’ex presidente dello IOR, Ettore Gotti Tedeschi, cattolico, cinque figli, oppure uno strumento utile (per evitare sprechi, organizzarci meglio ecc.)? O è anche questa una manifestazione di antiumanesimo? Ho appena rifatto il test ed è risultato che se tutti vivessero come me avremmo bisogno di 2,1 pianeti, anche se il mio modo di vivere risulta abbastanza virtuoso (pesano sul mio bilancio il riscaldamento a gasolio, la temperatura in casa, la superficie abitativa nettamente sopra la media – 80 metri quadrati per una sola persona -, il possesso di un’automobile e i chilometri percorsi e altre cosette non proprio virtuose).

    1. La domanda non ha senso o più precisamente, la domanda contiene la risposta.

      Tutta la dottrina sulla “pseudo-ecologia” nasce nei soliti Anni Settanta ed è parte della “Ideologia Liberal” con cui le Elite Apolidi, partendo dagli Anni Settanta, almeno per quanto riguarda la propaganda di massa, hanno cominciato a demolire la cosiddetta “Società (o civiltà o cultura) Occidentale”.

      Si tratta in parole povere di un pre-giudizio, cioè un giudizio a priori che poi va in giro a cercare delle giustificazioni. Infatti la “pseudo-ecologia” non è propositiva, non propone soluzioni a dei problemi e nemmeno dice, come scrivo in questo post, “non lo so”. La “pseudo-ecologia” è solo distruttiva, cioè va a togliere, a demolire, a negare, a demonizzare, con l’idea di fare il vuoto, non di sostituire una cosa con un’altra e poi il vuoto dovrebbe “auto-compensarsi” per via di una confusa mistica circa la “natura”.

      Oppure, cerco di spiegare il mio punto di vista da un altro angolo, la “pseudo-ecologia” è solo e soltanto questione di valori, non di fare concretamente le cose. Il nocciolo della faccenda è l’inversione, il ribaltamento, dei valori su cui si è edificato il cosiddetto “occidente”. Tutto il resto, cioè come fare le cose, è puramente incidentale e non interessa agli “ecologisti”, l’importante è contraddire, negare, ribaltare i valori fondanti. Nota che questo meccanismo, come ho accennato sopra, non opera solo per la “pseudo-ecologia” ma per qualsiasi aspetto del vivere. Quello che prima era “bene” adesso deve diventare “male” e quello che prima era “male” adesso deve diventare “bene”.

      Fatte queste premesse generali, la “ecologia” è una parola priva di senso perché ne esistevano due prima che coprivano con maggiore attinenza lo stesso significato. Le parole “tecnologia” e “arte”. La prima indica la teoria su cui si fonda il fare le cose. La seconda indica la conoscenza pratica del fare le cose. Tu mi insegni che fare le cose è un processo che comincia con una esigenza, passa attraverso un progetto, cioè immaginarsi come dovranno essere le cose nel futuro e poi attraverso la trasformazione delle cose per realizzare il progetto. In queste tre fasi la “ecologia” è semplicemente la ottimizzazione, cioè il non assumere false esigenze (vedi i bisogni indotti del consumo parossistico contemporaneo), non immaginare un futuro controproducente (troppo di qualcosa, troppo poco di qualcos’altro), non trasformare più del necessario per realizzare il progetto (spreco di risorse).

      In base alla definizione che ho appena scritto, noterai che sono due le fonti dei problemi. La prima sono gli stessi personaggi che ti vogliono imporre la “pseudo-ecologia”, cioè i burattinai che controllano le masse con la propaganda e il lavaggio del cervello. Per esempio, convincono la gente che le bottiglie di plastica stanno uccidendo la “natura” e poi convincono gli stessi che non si può vivere senza salire ogni tanto su un aereo per fare un “viaggio” in capo al mondo. La seconda fonte dei problemi è la banale ignoranza, incompetenza e mancanza di scrupoli degli “addetti del settore. In ogni attività umana sono pochi quelli che hanno il talento e le competenze per fare un buon lavoro e ancora meno quelli che fanno un ottimo lavoro. La maggior parte si arrabatta in qualche maniera e quindi, come ho detto, produce troppo di qualcosa e troppo poco di qualcos’altro. L’unico rimedio ad entrambe le cose, cioè la tirannia delle Elite Apolidi e la cialtroneria delle “classi dirigenti”, sarebbe la capacità dei singoli di fare delle scelte consapevoli, cioè di scegliere e di pagare il prezzo delle scelte. La gente è educata da decenni nella direzione opposta, cioè non scegliere e rifuggire la responsabilità, delegare ad altri mentre ci si concentra sul “godimento”, che è l’unico imperativo. Quindi, niente bottiglia di plastica per salvare il mondo, poi però ci vuole la teleferica che ti porta tutto in ghingheri in cima alla montagna e li devi trovare il mega-resort con tutte le comodità della decadenza più perversa. La teleferica e il resort consumeranno terawatt di corrente e saranno pericolanti perché chi li ha messi insieme l’ha fatto con la logica del “speriamo che me la cavo”.

      1. D’accordo su “tecnologia” e “arte”. Anche su tanta pseudo-ecologia distruttiva e non propositiva (si è manifestato in mezzo mondo per salvare il clima, ma che cosa si dovesse fare in concreto non ce l’hanno detto, anzi non pochi manifestanti hanno ammesso che non vogliono rinunciare ai viaggi in aereo, e se gli togli lo smartphone spaccano tutto).
        Ma per te esistono i limiti della crescita o no? Il famoso libro del Club of Rome faceva anche esso parte del Piano? Si tradusse erroneamente growth con sviluppo creando confusione.

        1. Sergio a questo punto dovresti sapere che io sono la persona meno paziente del mondo, quindi perché mi fai delle domande di cui conosci la risposta, ovvero domande retoriche come quella del Club di Roma?

          Cito:
          “Fu fondato nell’aprile del 1968 dall’imprenditore italiano Aurelio Peccei (FIAT, Olivetti, ecc, NdR) e dallo scienziato scozzese Alexander King (ammanicato con i massimi livelli USA e GB, NdR), insieme a premi Nobel e leader politici e intellettuali fra cui Elisabeth Mann Borgese”

          Nel-fottuto-Sessantotto.

          Riguardo i “limiti della crescita”, altra domanda di cui conosci già la risposta. Tutto quello che noi possiamo percepire è finito, oppure, mettiamola in altri termini, non conosciamo niente che sia privo di limiti. Ci sono dei concetti teorici che io conosco solo per sentito dire tipo che la velocità della luce è una costante ma molta parte dell’universo si sta “stirando” nello spazio-tempo più velocemente di quanto possa viaggiare la luce e quindi non lo potremo vedere mai ma in questa sede sono discorsi inutili.

          La “crescita” non può essere infinita, illimitata. Anche perché, senza prendere in considerazione le proprietà dell’universo, la Paleontologia ci dice che sulla Terra ogni tot mila anni c’è un evento di estinzione di massa (meteoriti, eruzioni) che fa ripartire tutto da zero. Anche solo questa epidemia sta riportando le lancette un tantino all’indietro.

          Invece, se consideriamo la Storia dell’Umanità, non sappiamo dove comincia e non sappiamo dove finirà, noi conosciamo solo parte delle cose che ci sono state tramandate per iscritto, quindi una qualche conoscenza degli ultimi 3 mila anni. In un intervallo cosi piccolo, posso affermare che la crescita sarà illimitata, cioè che non c’è ragione perché le cose che sono successe negli ultimi 3 mila anni non continuino a succedere nei prossimi 3 mila anni. In 3 mila anni potremmo elaborare delle tecnologie che oggi sono inimmaginabili come la stazione spaziale era inimmaginabile per gli antichi Egizi. Per esempio, potremmo scoprire il modo di produrre/immagazzinare quantità enormi di energia e fabbricare automi per tutti i lavori manuali, questo consentirebbe di eliminare la povertà (non come il “reddito di cittadinanza”) e con questa eliminare il problema demografico, perché sono i poveri delle aree rurali che figliano come conigli.

          Aggiungo una cosa che ho detto e ridetto: la letteratura della “pseudo-ecologia” usa sempre e solo un metro quantitativo. Quante tonnellate, quanti chilometri. Quello che non vuole fare è considerare variabili qualitative, cioè il discorso precedente sugli scopi e sui valori di riferimento. La “crescita” non esiste solo in quantità ma anche in qualità. Faccio un esempio scemo: la domanda “quanti computer possono essere costruiti” ottiene una risposta diversa se un singolo computer occupa tre piani di un palazzo piuttosto che le dimensioni di un bottone. Con gli stessi materiali, per non parlare delle ore-uomo, con cui nel fottuto Sessantotto costruivi un solo computer, oggi ne costruisci migliaia, ognuno dei quali non solo è infinitamente più piccolo ma è anche infinitamente più “denso” e quindi “potente” in termini di memoria ed elaborazione. Vale per qualsiasi cosa, perché alla fine il “tenore di vita” si è alzato ovunque nel mondo perché è aumentata la disponibilità di beni materiali e questi esistono perché la tecnologia ha ottimizzato i processi in modo da abbattere i costi per unità prodotta, aumentando nello stesso momento le prestazioni. Facevo tempo fa il caso delle bottigliette di plastica. Esistono perché sono contenitori estremamente pratici, igienici ed economici. Nella antichità per portare in giro dei liquidi dovevi usare un contenitore di ceramica, che andava modellato a mano e poi cotto in un forno, fragile e costoso, oppure un otre ricavato dallo stomaco di qualche animale, che non era ne ermetico ne igienico. Le navi dovevano fare scalo presso fonti d’acqua dolce perché era impossibile conservare l’acqua potabile nelle botti. Eccetera.

          Quindi, posso facilmente immaginare che nei prossimi tremila anni le persone saranno meno vincolate dai bisogni materiali di oggi e non avranno bisogno di consumare le stesse risorse, ne da un punto di vista quantitativo ne, sopratutto, qualitativo. Magari saranno pochi e vivranno tutti in parchi naturali dentro abitazioni automatizzate, costruite e mantenute da automi. Si lamenteranno della noia invece che della “crescita”.

  2. Ieri è stato tirato in ballo lo sconvolgente servizio del 2015 apparso sul TG3-Leonardo relativo alla manipolazione genetica di un virus cui è stata applicata la proteina superficiale che consentirebbe l’accessibilità alla specie umana.
    https://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5e3275ba-475c-4cf4-b402-1e27dc47565b.html#p=39

    Questo servizio era già stato trattato dalla testata online Open, guidata da Enrico Mentana e di chiarissimo orientamento globalista (fin dal nome).
    La vicenda era qui corredata da una serie di smentite più o meno autorevoli.

    https://www.open.online/2020/03/04/una-nuova-via-per-i-teorici-del-nuovo-coronavirus-ingegnerizzato-in-laboratorio-no-ecco-cosa-dice-larticolo-di-nature/

    Le stesse (smentite) che piovono a pioggia dopo l’esordio di ieri. In particolare si insiste sulla disomogeneità genetica dei due virus, quello della pandemia attuale e quello del servizio televisivo del 2015.
    Si smentisce quindi che il virus attuale sia stato “creato” in laboratorio – cosa che se provata inchioderebbe l’intera Cina a responsabilità colossali.
    E già la definizione di “creazione” è errata poichè si tratterebbe di modifiche a una struttura patogena già esistente.

    A me fa pensare che:
    – l’epidemia abbia originato a Wuhan dove guarda caso si trova un centro di biosafety research focalizzato proprio su questi studi;
    – ammesso e non concesso che i due virus siano “diversi”, è innegabile che i cinesi trafficavano da anni su questi patogeni;
    – su wikipedia alla voce covid-19 / paragrafo Nomenclatura è riportato che:

    L’11 febbraio 2020 l’organizzazione mondiale della sanità ha annunciato che il nome ufficiale della malattia è “COVID-19”. Il direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus ha spiegato che “co” sta per “corona”, “vi” per “virus” e “d” per “malattia (in lingua inglese “disease”), mentre “19” è l’anno in quanto la pandemia è stata identificata per la prima volta il 31 dicembre 2019. Tedros ha aggiunto che il nome è stato scelto per evitare riferimenti a una specifica posizione geografica, specie animale o gruppo di persone in linea con le raccomandazioni internazionali per la denominazione che sono volte a prevenire la stigmatizzazione.

    In pratica sembra che si siano affrettati a cambiare il nome da SARS-Cov2 a COVID19 per:
    1) occultare il nome SARS che richiama alla mente la Cina e la relativa epidemia del 2003;
    2) attenersi al politicamente corretto;
    3) evitare per quanto possibile di evocare il virus SARS-Cov originario che in qualche modo è il perno a cui ruotavano gli esperimenti del 2015;

    Tutte le smentite puntano a sottolineare l’origine spontanea-naturale, della malattia. La zoonosi = trasferimento dall’animale all’uomo sarebbe frutto di un salto di specie (possibilissimo, è vero), senza che i cinesi vi abbiano messo mano per favorirlo.

    La mia supposizione è che si stia facendo di tutto per salvare la faccia alla Cina e che dal laboratorio di Wuhan il virus sia uscito accidentalmente o come scarto di laboratorio.
    Cosa ne pensi?

    1. Penso che sia tutto tristemente plausibile ma che il vero problema a monte è che anche la tua ricostruzione dimostra che la Cina non esiste come entità autonoma ma è un (enorme) stato-fantoccio usato per gli scopi più abbietti dalle Elite Apolidi. Non erano i Cinesi a trafficare sui patogeni, eseguivano delle direttive, come sono abituati a fare. Perché, se gli vogliamo dare una colpa, i Cinesi sono colpevolmente prigionieri della loro arretratezza medievale e mentalità centripeta al limite del patologico che produce chiusura e paura verso l’esterno e asservimento al Partito Comunista. A sua volta, il Partito Comunista può esistere solo se si mette al servizio delle Elite Apolidi, esattamente come hanno fatto tutte le varie “anime” della “sinistra occidentale”.

      Se i Cinesi sono più tarati del più tarato dei nostri compagni, il vero problema è quel “Governo Mondiale” a cui, secondo la propaganda, noi dovremmo affidare il nostro destino. Sono le fantomatiche “organizzazioni internazionali” che non funzionano, sono inette nella migliore delle ipotesi se non sono attivamente impegnate contro di noi. I governi “occidentali” dicono di seguire le indicazioni delle Nazioni Unite e queste indicazioni sono quelle che hai descritto sopra, nascondere, travisare, mentire e promuovere il Mondo Nuovo del Popolo Unico Planetario.

      Il “governatore” della Lombardia, parola a cui pochi danno un significato nefasto perché il “governatore” è una persona incaricata da un potere centrale ad amministrare una provincia, non eletta, dice che lui segue le direttive dell’Istituto di Sanità e questo Istituto segue le direttive della Organizzazione Mondiale di Sanità. I risultati li stiamo toccando con mano.

      Nota di colore: ieri mi sono imbattuto in uno di quegli articoli incredibili che pubblicano i giornaloni e ad un certo punto diceva che in Cina non puoi fare niente senza uno smartphone, questa è una cosa buona perché tramite lo smartphone il Governo può controllare in ogni momento cosa fanno i cittadini e, nel caso attuale, limitarne gli spostamenti, verificare con chi entra in contatto, eccetera. Se io scrivessi un articolo del genere, appena messo il punto all’ultima riga dovrei prendere lo smartphone e seppellirlo tre metri sotto terra. Perché è ovvio qual è la ragione per cui si investono enormi risorse per metterne in mano uno ad ogni singolo essere umano anche nei posti dove la gente non ha da mangiare e per realizzare la rete a cui gli smartphone si collegano, non importa a dove e a che prezzo.

      L’epidemia è un fenomeno macroscopico ma rientra in un quadro apocalittico più generale, che paradossalmente la gente è condizionata, come cavie da laboratorio, a considerare il “dato di fatto”, la “realtà”.

      Il tuo “nickname” ha poco senso perché molti anni fa siamo stati ingannati, anche io, dalla promessa di una “koine” europea e da allora abbiamo progressivamente sottomesso le idee di Popolo, di Nazione e di Stato al progetto della Globalizzazione. Non c’è nessuno oggi che abbia il “diritto”, inteso come Legge, per affermare i confini nazionali contro il resto del mondo. Per “chiudere” i confini bisogna prima combattere una guerra civile contro i sedicenti “europeisti” e i “cittadini del mondo”, che non sono solo i fenomeni che ballano e suonano i pifferi e i tamburi nelle manifestazioni ma sono le massime cariche dello Stato, la Magistratura, eccetera, poi combattere una guerra di indipendenza contro la inevitabile coalizione che verrebbe ad imporci il “diritto internazionale”, che già adesso ci “insegnano come votare”, figurarsi se ci mettessimo di traverso.

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Vivaldi