Ci dobbiamo nascondere

L’ho capito da tempo ed è la ragione per cui ho cancellato, per quanto possibile, la mia presenza su Internet. Poi ho aperto questo blog, “anonimo”. Potevo farne a meno ma ho la necessità di scrivere, un po’ per sfogarmi e un po’ per mettere ordine nelle idee. Ormai siamo sottoposti a sorveglianza e manipolazione continue, l’epidemia l’ha reso palese e trovo veramente inconcepibile la noncuranza con cui le persone si affidano alla “tecnologia” senza capirne la natura. Vi cito due esempi:

Zuckenberg, solo Dio sa cosa ha per la testa quell’uomo, ha deciso di non censurare i post del Presidente degli USA, il signor Trump. Ecco il risultato:

Alcuni marchi con una clientela soprattutto giovane e progressista, come le ditte di abbigliamento da escursioni Patagonia e North Face e il produttore di gelati Ben & Jerry, avevano già deciso di ritirare per protesta la pubblicità di luglio. Ad essi si sono uniti nelle ultime ore alcune agenzie pubblicitarie come quella che rappresenta marchi come Pepsi, Bmw e Cisco, che hanno aderito al boicottaggio proposto da alcune associazioni dei diritti civili. Mentre anche la casa di produzione cinematografica Magnolia ha chiesto a Facebook di cambiare politica nell’attività di moderazione dei contenuti immessi nella sua piattaforma. Il Corriere.

Facebook. Ne sto alla larga, perché evidentemente è una parte dell’enorme macchinario di sorveglianza e manipolazione. Però eccoci, dato che non censura il Presidente degli USA, che fino a prova contraria è stato eletto, su tutti i “media” appare questa “verità”: Facebook d’improvviso diventa “una piattaforma considerata riprovevole dai nostri clienti”. Non sono certi contenuti ad essere “riprovevoli” e non è lo “utente” a dovere e potere decidere, no, è la “piattaforma” ad essere “riprovevole” perché consente l’esistenza di questi contenuti. Un esempio da manuale di fanatismo religioso alimentato dai minareti della “comunicazione ufficiale” e/o “autorevole”.

Sarebbe già brutta cosi ma siamo già andati molto oltre, siamo alla aperta censura di regime. Eccoci a “l’Agcom diffida Mediaset per hate speech”.

Il Consiglio dell’Autorità, spiega una nota, «ha accertato la violazione del regolamento di contrasto all’hate speech» (ovvero l’incitamento all’odio ); in particolare, l’Agcom «ha rilevato che il conduttore della trasmissione, Mario Giordano, non si è adeguatamente dissociato dalle dichiarazioni di Feltri sui meridionali considerati inferiori…”

Il conduttore non si è adeguatamente dissociato. E beh. Ci penserà l’Inquisizione a stabilire una adeguata flagellazione pubblica. Giordano, anche te, smettila di urlare, chiama qualche “geologo” a parlare di ecologia, qualche figlia di papà rifatta a parlare di emancipazione femminile, fai vedere distrattamente un po’ di tette e culi e sei a posto.

Non è l’unica contestazione: Mediaset avrebbe violato il Regolamento di contrasto all’hate speech anche in relazione alle dichiarazioni di Iva Zanicchi nella puntata di Fuori dal Coro del 16 giugno. In quell’occasione la cantante aveva preso di mira gli immigrati: «Questi giovani africani che vengono qua, qualcuno poverino forse farà pure tenerezza, non vedi che non hanno rispetto? Sono prepotenti, pretendono, vogliono. Cosa fanno? Vanno in città, spacciano, se possono stuprano».Il Corriere.

Ci imbattiamo in uno dei tanti problemi dell’Italia Repubblicana, cioè il fatto palese che la Costituzione, cosi come l’intero Sistema Legale, è concepita per consentire la discrezionalità e quindi l’abuso da parte della “autorità” in un dato momento. Infatti la parte “positiva” dell’Articolo 21 recita:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Fino a qui tutto bene, quindi le “direttive Agcom” di cui sopra sarebbero contrarie alle garanzie costituzionali. Se non che segue la parte negativa, che contraddice quella positiva.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Come in diversi altri casi la Costituzione prima stabilisce un principio fondamentale e poi sotto lo sottomette alle “norme” e alla loro “interpretazione”, cose che per definizione sono subordinate alla Costituzione, creando cosi un ovvio “cortocircuito”, un paradosso. Infatti:

… davanti a questo diritto sono posti dei limiti che derivano dalla tutela del “buon costume” o dall’esistenza di beni o interessi diversi che sono allo stesso modo protetti e garantiti dalla Costituzione, con l’intento di limitare tutte quelle azioni che andrebbero a danneggiare la sicurezza pubblica, la cui tutela costituisce una delle finalità immanenti del sistema. Da notare che il concetto di diritto deve necessariamente coesistere con il concetto di “limite” nell’ambito dell’ordine pubblico. Le varie sfere giuridiche, limitandosi tra loro, cercano di mantenere quell’equilibrio in grado di mantenere la convivenza civile ordinata.

Qui casca l’asino, perché chi stabilisce dove si colloca il punto di equilibrio tra il “diritto” di uno e il “diritto di un altro”? Cosa essere la “convivenza civile ordinata”? Una dittatura potrebbe sembrare civilissima e ordinatissima, quindi? Abbiamo davanti agli occhi le conseguenze della “morale” che discende da “indipendenza della Magistratura”.

Altro esempio ridicolissimo:

Articolo 10 CEDU – Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, parte positiva:

Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza ingerenza alcuna da parte delle autorità pubbliche, e senza considerazione di frontiera.

Parte negativa:

Il presente articolo non impedisce che gli Stati sottopongano a un regime di autorizzazione le imprese di radiodiffusione. “

L’esercizio di queste libertà, comportando doveri e responsabilità, può essere sottoposto a determinate formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni previste dalla legge e costituenti misure necessarie in una società democratica, per la sicurezza nazionale, l’integrità territoriale o l’ordine pubblico, la prevenzione dei disordini e dei reati, la protezione della salute e della morale, la protezione della reputazione o dei diritti altrui, o per impedire la divulgazione di informazioni confidenziali o per garantire l’autorità e la imparzialità del potere giudiziario.

Vediamo di capirci. Le condizioni in cui si può sospendere il “diritto alla libertà di espressione” sono:

  • sicurezza nazionale
  • integrità territoriale
  • ordine pubblico
  • prevenzione disordini
  • prevenzione reati
  • protezione salute
  • tutela della morale
  • protezione reputazione altrui
  • tutela diritti altrui
  • divulgazione informazioni confidenziali
  • tutela della autorità e imparzialità dei giudici

Chiunque con un minimo di buon senso capisce che l’interpretazione di uno qualsiasi di questi “limiti” consente ai sedicenti “democratici” di sospendere la “Libertà di Espressione” con una facilità risibile. Quindi di fatto nelle nostre bellissime “democrazie” e NON ESISTE NESSUNA LIBERTA DI ESPRESSIONE. Più precisamente non esiste nessun “diritto”, tutto invece assume la natura, la forma e la sostanza di UNA CONCESSIONE. Questa è un’altra cosa che si è palesata con il famoso “lockdown”. Ci è stato detto chiaro e tondo che la facoltà di uscire di casa e di circolare liberamente non è un nostro “diritto” ma è una concessione del magnanimo Governo, che quindi può assumere forme diverse a seconda del momento o assere revocata a discrezione.

L’azzeccagarbugli sicuramente porterà tomi ponderosi a dimostrazione che non ho capito nulla, non essendo io “Dottore in Legge”. Non c’è niente da capire, è tutto palese. La Legge è concepita apposta per consentire l’arbitrio della “Autorità” ma più ancora quello degli “amici” a cui questa “autorità” riferisce. La parte negativa è palesemente troppo articolata e specifica nell’elencare tutte le fattispecie in cui il “diritto” viene meno, manifesta il terrore delle conseguenze della parte positiva nel momento stesso in cui la si afferma. E’ troppo articolata perché espressioni come “sicurezza nazionale” o “ordine pubblico” sono così vaghe e cosi facili ad essere usate per zittire una parte in condizioni qualsiasi di conflitto che sono come dei “segnaposto generici” dove avrebbero potuto scrivere qualsiasi altra cosa, che ne so “tutela della morale”. Non fa nessuna differenza.

Da cui, eccoci qui. Abbiamo due scelte. Adeguarci, comportarci come le pecore del gregge e fare come ci viene detto di fare, dire quello che ci viene detto di dire, pensare quello che ci viene detto di pensare. In questo modo saremo garantiti nel nostro “diritto di espressione”, tutte le pecore possono fare liberamente “beeeh”. Si chiama Primo Principio del Grazie al Cazzo. Oppure, possiamo fare, dire e pensare quello che vogliamo, quello che ci viene naturale, però lo dobbiamo fare consapevoli di vivere sotto una dittatura, sapendo che in ogni momento potremo essere accusati di andare contro la “morale” o attentare alla “sicurezza nazionale” e tutte quelle altre cose. Quindi in pubblico saremo muti e per parlare ci dovremo nascondere nelle nuove “catacombe”. La “new carboneria” dell’inconsapevole Ligabue.

Su questo blog trovate un po’ di informazioni su come ottenere un certo livello di “anonimato”. Pensateci.

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  1. La libertà di pensiero e espressione implica anche la manifestazione di idee bizzarre, scostanti, persino perverse, antidemocratiche, xenofobe, razziste, omofobe ecc. O no? Ma a parte le limitazioni esplicite a tale libertà elencate sopra, mi chiedo se davvero lo Stato o un’autorità possa tollerare idee per es. rivoluzionarie, appelli alla rivolta, la difesa del sadismo, l’abolizione della democrazia e cose del genere. Una qualche forma di censura di certe idee e espressioni è inevitabile, del resto la costituzione stessa ne elenca un bel numero, a mio parere eccessivo. I nostri costituenti non avevano però previsto il nuovo crimine, il discorso d’odio. Ma io ho o no il diritto di detestare e odiare qualcuno? Direi di sì, certi sentimenti sono perfettamente naturali, comprensibili, logici. Se qualcuno mi tratta da cane e mi fa del mal non posso volergli bene come esige il cristianesimo. Non c’è comandamento più disatteso dell’ama il prossimo tuo come te stesso.
    Dobbiamo comunque constatare che la libertà di pensiero e espressione è tutt’altro che assoluta e non può esserlo. Solo che adesso vogliono restringerla ancora di più. Poi con le scariche elettriche a basso dosaggio non potremo nemmeno più pensare certe cose, per es. che il diverso è diverso e non mi è simpatico per tanti motivi.

    1. Possiamo vedere la cosa da un punto di vista pratico o filosofico.
      Da un punto di vista pratico, come dicevo, le leggi sono concepite per consentire ai gruppi di interesse a cui risponde il legislatore e, a quanto pare, il magistrato, di controllare le masse. Una volta era meno evidente, infatti nella Costituzione italiana l’unica eccezione esplicita è quella del “pudore”, probabilmente al tempo era l’unico caso concepibile in cui un comportamento anti-convenzionale avrebbe potuto essere un problema. Ignoravano, i Costituenti, che prima e dopo la gente ne faceva di tutti i colori in nome dello “ideale”. Una conseguenza pratica del passato era che non si poteva “bandire” il cosiddetto “neo-fascismo” perché fino a quando nessuno rifondava esattamente il Partito Fascista, il resto era “libera espressione”. Una cosa che è ovviamente cambiata adesso con la faccenda del “reato di odio”. Oggi con la faccenda del “politicamente corretto” si sta espandendo a dismisura, sempre nella massima discrezionalità, la parte “negativa” di cui dicevo sopra, cioè le eccezioni alla “libertà di espressione”. Meccanicamente inevitabile visto che parliamo di una fede religiosa. Quello che succede è che a livello della strada, se tu accoltelli un nero, un omosessuale o una donna, ti fucilano sul posto, se invece tu sei accoltellato da un nero, un omosessuale o una donna, te la sei andata a cercare, si stavano difendendo oppure soffrono e vanno aiutati. A livello più astratto, tutta la “informazione” è censurata e indirizzata in modo da raccontare della Vera Fede.

      Da un punto di vista filosofico, niente di nuovo, Diogene cacava in mezzo alla strada per dimostrare che la vita è fatta di convenzioni non di regole assolute e i passanti lo compativano e quando esagerava gli davano qualche calcio nel culo. Anche tu cadi nell’errore di usare l’espressione “ho il diritto di…”. E’ una espressione che non ha senso perché il “diritto” discende dalla convenzione per cui tutti concordano che un certo modo di fare è “giusto”, cioè dalla “morale”. Quindi più sei come tutti gli altri, più sei nel tuo “diritto” e viceversa. Ad un certo punto, è il conflitto tra l’individuo e la collettività, cioè l’antico aforisma secondo cui la tua libertà finisce quando comincia quella degli altri. A meno che tu sia lo “ultrauomo” e allora hai la forza di imporre le tue regole agli altri, in un modo o nell’altro.

      Dov’è il magheggio in questi discorsi?
      Nel fatto, che ripeto sempre, che gli Italiani non esistono come Popolo, Nazione e Stato, di conseguenza possono solo essere soggetti alle “leggi” altrui. Prima ancora, possono solo seguire la “morale” altrui. Con degli esiti surreali, di parodia. Negli USA tirano giù le statue perché non hanno una storia oltre 200 anni e quella che hanno contiene pochi punti notevoli. Se in Europa dovessimo tirare giù le statue, dovremmo buttare giù tutto, pensa che a Venezia ancora conservano il bottino del saccheggio di Costantinopoli e a Roma ci sono i “centurioni” che campano facendo le foto coi turisti. Eppure i compagnucci sbavano perché vorrebbero tanto ripetere la recita che vedono in TV e su Internet. Caspita, non abbiamo nemmeno i neri del Football che protestano quando suona l’inno nazionale, i nostri calciatori sono tutti stranieri e negli stadi suonano tante musichette ma niente inno. Uffa, insomma, è difficile fare lo Antifa in Italia.

  2. Un articolo che mi ha un po’ confortato: non siamo soli, non siamo quattro gatti con idee strane (conservatrici, reazionarie):
    https://www.ilgiornale.it/news/mondo/furia-nuovo-sessantotto-cos-annienta-nostra-civilt-1874618.html

    Colpisce lo stesso la passività della maggioranza che accetta obbrobri come la nuova legge contro la omotransfobia di quattro froci (maggioranza di popolo, non in parlamento). Gli etero sono ancora maggioranza schiacciante (90%), com’è che accettino passivi l’eterofobia della comunità LGTB?

    1. Eppure, Sergio, io provo a spiegartelo.

      Non conta quale sia la scusa, una volta è il “razzismo”, una volta è la “disparità di genere”, una volta sono gli “omosessuali”, una volta sono le “tartarughe uccise dalla plastica”, una volta sono gli “allevamenti di maiali”, insomma, non importa, qualsiasi cosa va bene purché alla fine si arrivi alla conclusione che tutta la Storia è una sequenza di aberrazioni che vanno cancellate per fare posto al Mondo Nuovo.

      Nel Mondo Nuovo tutto è uguale, uomini, donne, cani, gatti, banchi, neri, sopra, sotto. Si riparte da zero, quindi nessuno ha dei Padri e delle Madri, nessuno ha un passato, nessuno ha un futuro, ci sarà solo il solito “eterno presente”.

      L’articolo che hai collegato sopra, come sempre, non solo è superato dagli eventi ma non ci dice la cosa fondamentale, che io ripeto sempre: niente di tutto questo avviene spontaneamente, è tutto pianificato e organizzato con una logica industriale.

      Chiosa finale: un giorno conobbi per caso un ragazzo che ad un certo punto mi fece, con tono solenne “ebbene, sono gay”. Io gli risposi “e chissenefrega” e lui ci rimase male, pensava che dovessi fare le capriole all’indietro per via del suo grande annuncio. Anche li, il meccanismo funziona alla rovescia. Nessuno va in giro a cercare gli omosessuali come i tartufi, perché hanno un qualche valore eccezionale. A me non importa se il benzinaio è gaio, mi serve solo che mi metta 10 euro di benza nello scooter. Forse in qualche paesino in culo al mondo, dove il “quieto vivere”, essendo troppo “quieto”, trasforma tutti in piccoli mostri. Sono i gai che pretendono di essere trattati da prime donne. Come se domani mi dicessero che esiste la comunità dei “panzoni pelati” o la comunità delle “tappette culone” e sono degni di particolare riguardo.

      D’altra parte, consideriamo la tripartizione della “sinistra” in Idioti Assistiti, Mai Cresciuti e Furbastri. Oppure il clientelismo cialtrone e compiaciuto del Movimento Cinque Stelle. Siamo sempre li, il meccanismo fabbrica una Umanità di poveretti e questi poi si comportano come automi perché non conoscono altra vita. Torno a dire, chiunque dotato di semplice buon senso capisce che non ha senso “creare la notizia” con lo “omosessuale aggredito” perché la “aggressione” ha lo stesso identico “valore” chiunque sia la vittima, la “omosessualità” non aggiunge e non toglie niente. Lo stesso vale per il “femminicidio”, come se uccidere una donna sia un crimine più grave che uccidere un uomo. Dato che qui parliamo di cose semplici, elementari, per ottenere il risultato livello “Boldrini” serve un vero lavaggio del cervello, devi ridurre la consapevolezza delle persone al nulla, cosi pigi un bottone e questi reagiscono con la sequenza programmata.

    2. Aggiungerei una cosa. Dopo tre decimi di secondo di attenta riflessione, sono giunto alla conclusione che il Piano delle Elite Apolidi sembra mirare al famoso “Patriarcato” ma in realtà mira alle donne.
      Per due motivi.
      – Le donne sono afflitte da un certo livello di masochismo, anche quelle che a chiacchiere si presentano come SIW, strong indipendent woman. In realtà poi non gli dispiace affatto essere messe sotto, solo non lo possono confessare.
      – Le donne non hanno alcuna reazione territoriale. In sostanza, dove le metti, stanno.
      Questa è la ragione di certi fenomeni di costume e di certa propaganda. Il Mondo Nuovo è pensato per l’universo femminile, cioè per il punto debole, dove incontra la minore resistenza.

      1. “Il Mondo Nuovo è pensato per l’universo femminile, cioè per il punto debole, dove incontra la minore resistenza.”

        In effetti mi sembra di aver visto soprattutto donne nei cortei antirazzismo dei giorni scorsi (dalle foto che ho visto nei giornali).
        Le donne però sono anche forti, molto aggressive (specie le femministe). L’anno scorso c’è stato qui da noi uno “sciopero delle donne” nazionale, un successone. Nelle foto vedevi volti di donne stravolti dalla rabbia, che pena. Volevano soprattutto più soldi (pari salario per pari lavoro).

        1. Quando dico “punto debole” intendo il punto di minore resistenza rispetto alla attuazione del Piano per realizzare il Mondo Nuovo. Guarda la pubblicità, da Toscani in avanti, sono sempre donne “europee” con il “nero”, è quello l’unico meticciato “politicamente corretto”. Se tu pubblichi una foto di un uomo europeo e una donna di altra etnia, ennesimo maschio razzista, schiavista, sopraffattore, patriarcale, quello non è il “meticciato” buono. Il resto è irrilevante. Anzi, ti dico una cosa che sai già, tutta la “forza” delle donne risiede nel solito ricatto della fica. Circa il concetto di “parità”, vale solo quando fa comodo, vedi come ho scritto sopra la faccenda del “femminicidio”. E’ tutto una contraddizione, un paradosso.

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Vivaldi