Aboliamo la professione del giornalista

Ci sono tre ragioni evidenti per cui dobbiamo abolire il “giornalismo”.

1. I “giornalisti” non sanno scrivere, non hanno alcuna professionalità.
2. I “giornalisti” scrivono quello che gli viene detto di scrivere da chi li paga, anche quando quello che scrivono è contro la morale, la logica, l’interesse pubblico, non hanno una coscienza.
3. I “giornalisti” sono fondamentalmente ignoranti e, per le ragioni di cui sopra, cioè che non gli viene richiesta ne professionalità ne coscienza, non si prendono il disturbo di documentarsi sull’argomento che trattano nei loro “pezzi”. Nemmeno, per dire, consultare Wikipedia.

Vi faccio due dei millemila esempi che scorrono quotidianamente nei “media”.

Terremoto in Francia, il giornalista scrive “paura si ripeta un altro caso Fukushima”. In realtà il giornalista dovrebbe sapere che i reattori nucleari non soffrono, come le stamberghe dei nostri tanto amati “borghi medievali”, di problemi di statica, sono praticamente indistruttibili, anche nel caso che qualche pazzoide cercasse di demolirli con una bomba. Il guaio è tutto un altro, cioè che non sono “intrinsecamente sicuri”, cioè in parole povere, una volta attivati, non si spengono da soli, come succede ai motori a cui siamo abituati che si arrestano con un interruttore.

Nel caso di Fukushima il terremoto non fece alcun danno e la procedura di emergenza arrestò correttamente la “fissione” all’interno dei reattori. Dopo l’arresto, anche in assenza di “fissione”, il reattore continua a sprigionare un “calore residuo” che deve essere rimosso con un raffreddamento forzato, quindi con delle pompe. Venuta a mancare la corrente nella rete di distribuzione, entrarono in funzione dei generatori diesel, collocati in un seminterrato. Poco dopo arrivò lo tsunami che, superato qualsiasi ostacolo tra la costa e i reattori nucleari, allagò i locali di servizio e fermò i generatori. L’arresto dei generatori fermò le pompe che facevano circolare il refrigerante (in questo caso, per doppia sfortuna, il refrigerante era la stessa acqua usata per le turbine) e il “calore residuo” dei reattori “spenti” cominciò a salire, innescando tutta una serie di eventi catastrofici.

Quindi, non fu il terremoto a causare il disastro ma l’allagamento dei locali dei generatori di emergenza. Inoltre, il problema con qualsiasi reattore nucleare di quelli attualmente in uso è che, qualsiasi sia la ragione che imponga un arresto, non si possono “spegnere”.

Altro esempio, la attuale “emergenza” della “acqua alta” a Venezia. Ovviamente e inevitabilmente leggo su Repubblica la invettiva sui “cambiamenti climatici”. Si gioca sulla idea assolutamente falsa che Venezia si allaghi per via dell’innalzamento del livello del mare. In realtà Venezia fu costruita in origine in un contesto palesemente inadatto all’insediamento umano, quello della laguna, perché è un contesto che per sua natura è sempre in equilibrio precario. I primi abitanti scelsero quella collocazione per sottrarre il villaggio alle incursioni di malintenzionati, accettando gli inconvenienti di una condizione precaria, fondata su acqua e melma, in cambio di una certa “sicurezza”. E’ esattamente la stessa cosa dei paesi costruiti sul cucuzzolo di una collina, facile da difendere ma col tempo soggetto alle inevitabili frane.

Le “maree” sono un evento perfettamente naturale, come del resto le piene dei fiumi. La “natura”, perdonate la figura retorica che uso per comodità, non si preoccupa dei “cambiamenti”, anche drastici, anzi, la vita sulla Terra dipende proprio dal fatto che si scatenano trasformazioni violente tra stati di “potenziale” molto diverso. Le montagne non sono sempre state li, una volta erano la costa di un continente o il fondo di un mare e si sono alzate quando due “placche continentali” si sono mosse scorrendo una sopra l’altra.

Venezia si allaga in maniera eccezionale quando alla normale marea, che nel Mediterraneo è molto meno sensibile che negli oceani, si combina al vento da Sud che spinge l’acqua verso l’interno della laguna.

La marea è causata dalla attrazione gravitazionale della Luna che solleva il mare quando passa vicino alla Terra. Il vento altro non è che la circolazione dell’aria tra due zone a pressione atmosferica differente. I due fenomeni principali che causano il movimento dell’aria sono la rotazione della Terra e la differenza di temperatura, dovuta al diverso irraggiamento solare, tra l’Equatore e i Poli.

L’andamento delle “maree” che pompano l’acqua dentro la laguna e poi la fanno defluire in mare, è quello che in origine consentiva il ricambio e la vita invece che la stagnazione e la morte, oggi è quello che porta via le acque sporche dalla città. Una città che, come tutte le cose dell’universo, non è ne “fissa” ne “eterna” ma cambia di continuo e come tutti le cose umane, nasce, vive e muore.

L’altro giorno leggevo del nuovo Ponte di Genova, che secondo Renzo Piano durerà “mille anni”. Ecco, si, spostiamo tutto nel mondo delle divinità egizie, per essere seri. Il ponte precedente è durato cinquant’anni, quante possibilità ci sono che questo duri 20 volte tanto? Poi, a parte la risibile durata meccanica del manufatto, che destinazione d’uso potrà avere tra cento, invece che mille anni? Mentre a Genova si farnetica di “ponti eterni”, che comunque si costruiscono solo dopo avere ammazzato quaranta persone perché anche il ponte di prima doveva essere “eterno”, a Venezia non si fa nulla perché, al netto del solito malaffare, qualsiasi manufatto aggiuntivo è “male” perché va a modificare la “natura”.

Torniamo ai “giornalisti”. Sono tragicomici strumenti usati per indurre nel “pubblico” una “anti-cultura” fatta di informazioni false e di ragionamenti irrazionali.

Economia circolare, green new deal

Ennesimi neologismi privi di significato, slogan inventati da venditori per abbindolare masse di idioti. A parte che, come scrivevo nel post precedente, se anche le masse non fossero composte da idioti, gli verrebbe impedito di esprimersi, dato che ormai ci sbattono in faccia che l’articolo della Costituzione circa la sovranità popolare è “hate speech”, fascismo, eccetera.

Il simpatico Governo e il gioviale Parlamento continuano nella loro opera di disfacimento dell’Italia e tra le tante corbellerie, che comunque non sono niente rispetto a quelle di cui dicevo a proposito del passato del signor Prodi, tipo le “privatizzazioni” e lo “euro”. Tra le tante assurdità ci sono i provvedimenti che dovrebbero sostenere una fantomatica svolta “pseudo-ecologista” delle abitudini e dell’economia.

Naturalmente la massa è incoraggiata a dare tutto per scontato, a non farsi delle domande, per esempio, mentre si approvano tasse sulla plastica senza alcuna ragione, ecco cosa succede:

Cambia il segnale digitale, a dicembre il bonus per acquistare tv e decoder

A seguito della migrazione di alcune frequenze per far spazio al segnale 5G … quasi 18 milioni di famiglie italiane – più di otto su dieci … dal primo gennaio 2017 le reti di distribuzione dell’elettronica hanno l’obbligo di vendere tv Dbt2 Ready. … si è parlato di un contributo da cinquanta euro a famiglia, fruibile una sola volta per nucleo fino alla fine del 2022. Tecnicamente, si tratterà di uno sconto praticato direttamente dal venditore al momento dell’acquisto: darà così luogo a un credito d’imposta a favore del negoziante stesso.

Quindi spendiamo i soldi raccolti con la tassa sulla plastica per incentivare l’acquisto di venti milioni di televisori di plastica, oltre tutti i materiali usati per la circuiteria. Nel mentre, nessuno si preoccupa della questione annosa dei RAEE, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, che secondo una legge ignorata da tutti, andrebbero raccolti dagli stessi negozianti che riceveranno il “credito di imposta”, invece vengono smaltiti nelle “piattaforme ecologiche” solo nei Comuni che ne sono provvisti e solo nel caso in cui i cittadini provvedano loro stessi al conferimento, altrimenti finiscono dispersi nei modi più disparati. Anche nel caso dello smaltimento tramite le “piattaforme ecologiche”, sarebbe interessante una inchiesta giornalistica che ci informi su quali sono le modalità dello smaltimento, per esempio se i rifiuti RAEE vengono mandati in qualche angolo fuori vista del mondo per essere smontati con modalità improprie da bambini o da schiavi.

In più, tutto questo dovrebbe servire a fare posto alle reti “5G”, cioè, come già detto, all’uso di ponti radio che usano le frequenze delle microonde per la trasmissione dati, una cosa che a sua volta viene venduta come necessaria per la robotica, la telemedicina e altre cavolate ma in realtà serve per la trasmissione video, cioè ad usare Internet per veicolare intrattenimento sui gadget elettronici della “mobilità”.

Siamo andati avanti per decenni con la tiritera dell’inquinamento elettromagnetico che nella vulgata “pseudo-ecologica” era cancerogeno ma adesso, siccome i gadget “mobili” servono alla “globalizzazione”, i “progressisti” che sono titolari della “pseudo-ecologia” hanno rimosso tutto. Le microonde delle trasmittenti “5G” fanno bene alla salute, cosi come la plastica dei gadget, che è una plastica “buona”, non come quella “cattiva” delle bottigliette. Sono buone e salutari anche le batterie, di cui nessuno si domanda l’origine e dove vadano a finire.

L’editoria è finita

L’altro giorno ascoltavo i lavori di una commissione parlamentare sul sostegno pubblico alla Editoria. Premesso che l’unica ragione per cui i Parlamentari si preoccupano della Editoria è che le loro carriere politiche dipendono dai “media” e anche dai finanziatori e inserzionisti dei “media”.

Ora, l’Editoria è in crisi per una ragione pratica: gli strumenti tecnologici consentono a chiunque di pubblicare contenuti verso tutto il mondo senza fatica e in maniera praticamente istantanea. Non sono più necessari stabilimenti, rotative, magazzini, distributori, eccetera.

Ma è in crisi per un’altra ragione, concettuale. La possibilità di accedere a qualsiasi contenuto su scala planetaria in maniera istantanea espone la gente, anche la più stupida e ignorante, alla considerazione circa quanto si dipenda da altri per informarsi e per farsi una opinione. E’ una sorta di “Riforma Luterana” per cui la gente comincia a pensare di non avere bisogno di una “Chiesa” che faccia da intermediaria tra se e la Verità, che questa Verità sia accessibile a tutti senza mediazione.

Questa considerazione viene rafforzata dalla assenza di “qualità” nella cosiddetta “informazione”. Banalmente, i professionisti del settore si dimostrano incompetenti e meri esecutori di direttive altrui, senza niente altro da dire oltre la ripetizione di stereotipi.

Per esempio, articolo di oggi su Repubblica, intitolato:
Ius culturae, ora dicono di sì 7 cittadini su 10″
Il sondaggio condotto da Demos per Repubblica, infatti, sottolinea un elevato grado di consenso verso lo Ius culturae.

L’articolo è veramente paradossale e quindi demenziale, infatti prosegue:
Certo la legge è la legge. Ma le leggi si possono ri-formare. Tanto più se non contrastano con il senso comune e con l’Opinione Pubblica.
[…]
Altrimenti, restiamocene tra noi. Italiani veri. Noi, sempre più vecchi. Incazzati e rassegnati. Meglio riproporre lo Ius soli. Traducendolo in modo scorretto, ma, forse, più adeguato. Il diritto a essere sempre più…SOLI.

Ora, una persona normale obbietterebbe subito che allo stato attuale abbiamo tutto l’apparato dello Stato che esiste in funzione anti-italiana. Tralasciando la Pubblica Amministrazione, da sempre concepita solo come strumento per creare “consenso” tramite la propaganda e la clientela, nel Parlamento siede una Maggioranza che ha il terrore di qualsiasi consultazione popolare, che la vedrebbe passare alla Minoranza. Insieme a quella Maggioranza non rappresentativa, vengono le massime “cariche” dello Stato, a partire dal Presidente della Repubblica.

Davanti a questa situazione, se fosse vero che si deve legiferare in base al “sentimento popolare”, la prima cosa che dovrebbero fare queste massime “cariche” dello Stato sarebbero le dimissioni. Il Presidente, prima di dimettersi, dovrebbe sciogliere le Camere in modo da consentire al Popolo di esprimersi con un voto che elegga persone che ne rappresentino il “sentimento”.

Invece no, perché la verità è quella espressa inavvertitamente da Bersani, il quale affermava che, se mai avesse avuto la possibilità di farlo, avrebbe approvato la legge sullo “Jus Soli” anche contro la volontà dell’ottanta percento degli Italiani.

Circa il resto, cioè il senso dell’articolo di Repubblica, vi rimando ai collegamenti che trovate nella colonna di destra, gli editoriali illuminanti di Scalfari e Di Cesare circa il “compito della sinistra” e lo “scontro epocale tra Stato e immigrati”.

Noi sempre più vecchi, incazzati e rassegnati? Ancora, secondo antica tradizione, i “compagni”, essendo il problema dei problemi, si propongono come la soluzione. Ecco la battuta finale: come se qualcuno avesse chiesto agli Italiani, molti anni fa, se erano d’accordo ad essere invasi dagli immigrati e a vedersi sostituire col “meticciato”, se erano d’accordo a cancellare Popolo, Nazione e Stato in omaggio al progetto delle Elite Apolidi, realizzato da solerti funzionari come il ridente signor Prodi, che non solo non ha mai fatto mistero di lavorare per abbattere lo Stato, se ne vanta.

Il Prodi delle “privatizzazioni” eseguite dalla “sinistra” su ordine della “europa” (minuscolo), il Prodi che vendette le acciaierie di Terni, per esempio ad un prezzo che era un settimo o un ottavo del fatturato di un anno dello stesso stabilimento.

Comunque, questi “giornalisti”, pagati per scrivere il “pezzo” come gli viene ordinato dai loro referenti, vogliono anche che un qualche potere mi imponga manu militari un tributo da devolvere poi al loro compenso. Perché la Editoria di questa gente va sostenuta da me, per il mio bene. Come costringere i prigionieri a pagare lo stipendio degli aguzzini. Tanto per dire del “sondaggio” di Repubblica.

Alabama in Piemonte

A riprova di quanto scrivevo nel post precedente, cioè che il “razzismo” è una teoria che è nata a seguito degli imperi coloniali e che sussiste a fondamento delle società coloniali, ecco questo articoletto del Corriere.

Lo scrivente, cosi come la signora Consigliere Comunale che segnala l’episodio, non sono consapevoli del fatto che riferirsi ai “modelli culturali” americani, in questo caso la Alabama del KKK, per interpretare il nostro mondo, è un riflesso condizionato.

Un riflesso condizionato dal lavaggio del cervello a cui siamo sottoposti ogni momento della vita e che serve, appunto, a convincerci che gli USA sono e devono essere la nostra “realtà”, devono essere il nostro passato, il presente e il futuro.

Per me, rispetto al dramma della vecchia sgarbata con la bimba nera, è enormemente più grave che nessuno sia consapevole del fatto che il “razzismo” ci viene imposto, non lo è qualcosa che ci appartiene e ci viene imposto insieme a tutte le conseguenze della “società neo-coloniale” che risulta dalla “globalizzazione”.

Stamattina alla radio sentivo una tizia che straparlava del fatto che dobbiamo investire in Africa per “regolare” la immigrazione. Significa dare mandato alle ambasciate e consolati di ricevere le richieste di chi vuole immigrare in Italia e preventivamente organizzare scuole di “cultura italiana”. Ergo, ancora, senza rendersi conto di nulla, andiamo a riprenderci le colonie africane. Andiamo li, costruiamo strade e ferrovie, gli imponiamo una lingua e inevitabilmente li colonizziamo. Mentre noi qui sogniamo questo futuro radioso di “belle abissine che saranno romane”, le Elite Apolidi ci tolgono l’identità nazionale e la identità individuale, togliendoci la terra, togliendoci la famiglia, togliendoci i ruoli di genere, eccetera. Un po’ come tutte le fanfaluche sulla “pseudo-ecologia”, ormai la gente è in preda ad una sorta di delirio collettivo dove si realizza finalmente l’idea che ogni opionione-scorreggia vale tanto quanto tremila anni di filosofia, l’idea che basta dire una cosa che questa non solo sia automaticamente “un po’ vera”, da qualche parte ma che sia anche automagicamente concretizzata sul piano materiale, prima o poi, da qualche parte.

Viviamo immersi nella follia spacciata come ragione.

Ancora sul razzismo

Tra le tante cose fastidiose di questi giorni c’è la ripetizione infinita della commedia sul “razzismo”, per esempio ore di “approfondimenti” nelle “rubriche sportive” circa gli insulti ricevuti dai calciatori neri. Andiamo ad esaminare.

Il “razzismo”, cioè l’idea che l’Umanità sia composta di “razze” differenti, implicando che la “razza bianca” sia superiore alle altre, è una conseguenza degli imperi coloniali che furono stabiliti quando le monarchie europee armarono delle flotte per attraversare gli oceani e impadronirsi di terre lontane. Si chiamano “colonie” perché dopo la prima ondata di militari, le navi portavano una umanità varia che si recava in quelle terre per stabilirvisi e costruire una copia della terra natia. Da cui “New York”, cioè “Nuova York” aveva l’intenzione di essere una copia di York. I “coloni”, appunto.

Ai “coloni” si poneva quindi un problema etico e morale. Con che diritto andavano a spossessare i nativi delle loro terre? Di seguito, con che diritto, dopo averli spossessati e ridotti all’indigenza, se non in prigionia, li sfruttavano come servi? Poi ancora, con che diritto acquistavano degli schiavi africani dai mercanti per usarli come forza lavoro subumana nei latifondi, replicando quello che i Romani facevano coi prigionieri di guerra? Erano tutte azioni palesemente contrarie alla dottrina cristiana, che fosse mediata dalla Chiesa Cattolica o direttamente letta nei Vangeli, un po’ meno nello Antico Testamento.

La soluzione fu appunto il “razzismo”, cioè una teoria antropologica non particolarmente sofisticata, che sosteneva la “necessità” del famoso “meticciato”, parola che ha il significato opposto a quello della vulgata attuale, in quanto conseguenza della “superiorità” di una “razza” su un’altra. Ripeto, il “meticciato” è conseguenza del “razzismo”, consiste in una società divisa in caste con al vertice i coloni Europei, in mezzo i nativi, alla base gli schiavi neri. I “meticci” sono gli incroci tra queste caste di “sangue puro” e assumono le posizioni intermedie, per cui un incrocio tra “europeo” e “nativo” sarà “superiore” ad un “nativo” e cosi via.

Questo è uno degli infiniti paradossi della propaganda dei “media”, cioè che la commistione di genti eterogenee sia sinonimo di “meticciato” e che questo “meticciato” sia l’antitesi del “razzismo”. Quando storicamente è l’esatto opposto, il “meticciato” altro non è che la società coloniale e questa società è fratturata lungo le linee “razziali”, come si può facilmente osservare guardando il mondo.

Il concetto di “razzismo” nasce per dare una soluzione etica e morale ad una situazione di convivenza altrimenti insostenibile. Funzionava perché era un concetto accettato non solo dalla “classe dominante” dei coloni europei ma anche dalle “classi dominate”. D’altra parte, la divisione della società lungo linee “razziali” non era una novità per nessuno e non era stata inventata dagli Europei. Ovunque andassero gli esploratori europei trovavano terre abitate e non si trattava, ancora contro la vulgata attuale, di società pacifiche ed egalitarie, erano tutte copie conformi dei reami e degli imperi che gli Europei avevano sperimentato nel corso della Storia, in varie fasi di sviluppo. Per esempio in Sud America gli Europei trovarono una popolazione più o meno al livello tecnologico degli antichi Egizi, che si era organizzata in diversi imperi in cui una certa etnia dominava una galassia di etnie asservite. Nello stesso momento, l’espansionismo arabo aveva prodotto conquiste a seguito delle quali si erano costituiti reami analoghi, fondati sulla supremazia di una certa etnia su etnie soggette e il mercato degli schiavi neri era gestito dagli Arabi, non diversamente da oggi.

Per mettere le cose in prospettiva, vi faccio un esempio storico. Due popolazioni etnicamente molto simili, composte cioè grossomodo dagli stessi contributi di Celti, Germani, Scandinavi, si confrontano, una sottomette l’altra applicando un genocidio.
La conquista cromwelliana dell’Irlanda.
L’articolo recita:
La conquista cromwelliana dell’Irlanda si riferisce alla presa della nazione irlandese da parte dei britannici avvenuta durante la Guerra dei tre regni. Il loro esercito (New Model Army) sbarcò in Irlanda nel 1649. La conquista dell’isola fu completata nel 1653.

enorme impatto che la guerra ebbe sulla popolazione irlandese. Le stime non sono univoche, ma si parla della morte di una percentuale variabile dal 15-25% fino alla metà della popolazione.

Anche nel caso dell’Irlanda, come del nord della Scozia, la società coloniale che segui il genocidio e lo spossessamento produsse una sorta di “razzismo” praticato dai coloni protestanti puritani nei confronti dei nativi cattolici. Il fatto che fossero praticamente identici nei tratti somatici non impedì che si dividessero in caste, separate fino ai giorni nostri da lingua e costumi.

Video di uno spezzone del film “Wind that Shakes the Barley” (il vento che scuote l’orzo).
Il titolo si rifà a questa canzone, scritta un secolo prima degli eventi del video.
Il film racconta della Guerra di Indipendenza irlandese del 1919-21, quasi trecento anni dopo gli eventi descritti nell’articolo precedente. I militari rappresentati nel video sono una milizia coloniale organizzata dal Governo britannico reclutando i reduci della Grande Guerra. Vestiti con le rimanenze di magazzino, da cui il termine “black and tans” (nero e marrone) delle loro uniformi spaiate.

Un altro argomento fondamentale è la differenza tra “xenofobia” e “razzismo”. La “xenofobia” è il meccanismo per cui quando andate a passeggio per un villaggio di montagna, le vecchine vi guardano dalle finestre con aria sospettosa. Chi è questo straniero? Dove va? Cosa vuole? E’ una reazione territoriale perfettamente normale e anche necessaria, che risale a tempi di scarsità di risorse e in cui lo straniero era sempre una minaccia. Il “razzismo” non è una reazione istintiva ad una minaccia potenziale, è una teoria antropologica, sociologica, politica che serve a sostenere la società coloniale.

La attuale propaganda a favore della “società aperta” e della “globalizzazione” puntano a ricreare una società coloniale su scala planetaria, la “globalizzazione” col suo “meticciato” e quindi riproduce inevitabilmente il “razzismo”. Fa ridere ma è esattamente cosi, gli “anti-razzisti” sono l’origine meccanicamente determinata del “razzismo”. Basta porsi una semplice domanda: quante persone della cerchia delle Elite Apolidi appartengono a quelle etnie che “migrano” e confluiscono nel “meticciato”? Oppure, il “meticciato” consolida oppure annulla o ribalta la piramide sociale dei pochi che dominano sui molti? E’ la domanda che si pone Fusaro nei suoi termini di marxismo ortodosso e la risposta non può essere che la “globalizzazione” va a rafforzare la divisione dell’Umanità in caste, non ha lo scopo di annullarla o rivoluzionarla. Piuttosto, il “meticciato” è l’arma con cui le Elite Apolidi vogliono indebolire e immobilizzare il famoso “ceto medio”, mettendogli davanti problemi e nemici appena fuori dalla soglia di casa o anche dentro casa, proponendo le linee di frattura “etniche” tipiche della società coloniale. Quando hai la guerra in casa e il nemico sono i tuoi vicini, amici, perfino parenti, il tuo orizzonte è di pochi metri e non potrai mai organizzare qualcosa su scala più ampia.

Infine, i calciatori.
La cosa assurda non è che i tifosi gli rivolgano “insulti razzisti” ma che questi tifosi paghino di tasca propria, invece di essere costretti con la minaccia delle armi, per andare ad assistere all’esibizione di quegli stessi personaggi che poi insultano. La soluzione sarebbe semplice e ovvia, non è il calciatore che deve fare il “bel gesto” di ritirarsi dal campo perché si sente ingiuriato, mantenendo lo stipendio milionario. E’ il “tifoso” che lo disprezza che non dovrebbe tirare fuori un centesimo per pagare quello stipendio e non dovrebbe presentarsi allo stadio per partecipare alla commedia. Ma il “tifoso”, in quanto tale, è uno dei tanti prodotti del lavaggio del cervello, è un idiota nel senso etimologico della parola. Un idiota che tira la cinghia, uno che toglie il pane di bocca ai figli per pagare le fuoriserie e i rolex ai calciatori che insulta e a tutto il circo dello “sport professionistico” e dei “media” che se ne occupano. A me sembra ovvio che il “razzismo” è l’ultimo dei problemi per il “tifoso” e mi fa ridere che i “media” e i “calciatori” che gli succhiano il sangue pretendano anche di dargli delle lezioni di morale. Lezioni a una persona ridotta allo stato di idiota dal lavaggio del cervello.

Che poi, altro non è che la metafora dell’intera società contemporanea. Chi vuole essere libero è costretto a tirarsene il più possibile fuori.

L’anno prossimo addio a Windows

Succederà una piccola cosa che ho rimandato ma, per la natura dell’universo, mi verrà a cercare lei. Dovrò dare l’addio a Microsoft.

Nel Gennaio del 2020 terminerà il supporto a Windows 7. Fino ad oggi ho mantenuto un PC con Windows per ragioni di compatibilità e perché ci sono un paio di programmi che mi fanno comodo per certe operazioni. La fine del supporto di per sé non significa niente altro che Microsoft non rilascerà aggiornamenti. Il guaio vero è che tutti quelli che sviluppano software per Windows prenderanno la palla al balzo per non dovere rilasciare una versione del loro prodotto che è “fuori mercato”, quindi anche tutti i programmi non saranno più aggiornati. Volendo, si potrebbe continuare ad usare lo stesso il macchinario a tempo indefinito, facendo a meno degli aggiornamenti. Vedremo, valuterò la cosa.

In linea generale, ci sono due soluzioni. Microsoft mi raccomanda di comprare un nuovo PC con sopra Windows 10 preinstallato. Faccio di tutto per non comprare aggeggi con il software preinstallato, una cosa che secondo me dovrebbe essere vietata. In ogni caso, Dato che non mi serve per il momento un nuovo PC e sono dell’idea di non buttare una cosa perfettamente funzionante, seguirò l’altra soluzione, cioè sostituirò Windows con una distribuzione Linux.

Lo so, pensano tutti che sia una cosa da “stramboidi” ma la verità, come spesso succede, è l’esatto opposto. Installare ed usare una distribuzione Linux è molto più agevole, è una liberazione. Certo, bisogna fare delle scelte e delle rinunce, che è precisamente quello che rende liberi.

Apro una parentesi: i “luoghi comuni” mi annoiano e più invecchio più mi infastidiscono. Non è vero che Windows sia un sistema operativo pieno di difetti, vulnerabile, eccetera. Di suo funziona perfettamente, anzi, per la maggior parte è di ottima qualità.

Tanto tempo fa Microsoft, per ragioni di marketing, prese due decisioni che da una parte rendono la vita facile a tutti e dall’altra inducono certi problemi.
– l’utente di Windows di solito è anche “amministratore” del PC. Significa che mentre usa il computer ha i permessi per modificare qualsiasi parte del sistema.
– l’utente di Windows installa programmi prendendoli da fonti eterogenee. La “installazione” è un programma separato in se stessa, preparato da qualcuno per apportare qualsiasi modifica al sistema che sia ritenuta utile al funzionamento del programma da installare.
Se mettete insieme le due cose, capite che ogni volta che si installa qualcosa in Windows si apportano modifiche qualsiasi al sistema, modifiche decise da soggetti terzi eterogenei, che l’utente “autorizza” in quanto “amministratore” senza però averne nessuna cognizione.
Windows è stato pensato per “facilitare” l’utente e quindi tende a non chiedere nulla e a nascondere le cose. Anche questi due aspetti inducono dei problemi. Ogni volta che si cambia qualcosa in Windows è difficile prevedere le conseguenze e, non sapendo quali sono le conseguenze una volta che si sono determinate, è difficile correggere l’eventuale problema o tornare indietro allo stato precedente.

Quindi, quello che succede nella pratica è che Windows all’inizio funziona perfettamente, poi l’utente “amministratore” inizia a fare dei cambiamenti, aggiungendo software eterogeneo di terze parti. Questi cambiamenti introducono dei problemi che l’utente non sa o non vuole diagnosticare e correggere, i problemi si accumulano e mano a mano le prestazioni del computer degradano.

La differenza con le distribuzioni Linux sta in questo: usando Linux ti viene tutto sbattuto in faccia. In partenza, che la distribuzione è solo una raccolta di progetti indipendenti ognuno dei quali viene sviluppato per conto suo. Quindi ogni parte del sistema ci può essere o no, può funzionare o no. Chi mette insieme la distribuzione non fa altro che provare la raccolta per verificare che più o meno si possa adoperare come sistema integrato. Usando la distribuzione sei “utente” e hai solo i permessi per cambiare le cose nella tua “home”. Se invece vuoi cambiare qualcosa nel sistema generale, per tutti gli “utenti”, devi mettere la password per diventare “amministratore”. Lo “amministratore” non usa il computer, decide quali componenti ci sono, come devono funzionare, teoricamente li può modificare scrivendo il codice sorgente e ricompilandolo. Windows ti vende una “semplicità” di un automatismo che nasconde la complessità, viceversa le distribuzioni Linux cercano solo di renderti comoda la manovella e i pedali che devi azionare per fare funzionare, più o meno, il macchinario. Il vantaggio è che tutti gli ingranaggi sono esposti, sono li da vedere e li puoi azionare, montare o smontare, prendendoli dal “magazzino”. Usando Linux, ti abitui a diagnosticare problemi, cercare si Internet le soluzioni, correggere i problemi, contro l’idea di Windows si fare finta che non ci siano e di affidarsi sempre e comunque ad altri.

Chiudo dicendovi che Android, il sistema operativo degli scemofoni, in soldoni è una distribuzione Linux curata da Google con una virtual machine Java che fa girare le “app”. Viene reso tutto inaccessibile e, tramite i driver, incompatibile da uno scemofono ad un altro, nel solo interesse dei venditori degli scemofoni. E’ un caso da manuale per cui io sostengo che il software preinstallato andrebbe vietato.

Compagna schizofrenia

Da Repubblica, versione per i veri compagni che pagano per leggerla:

Capitan Mitraglia ha preso la Lega al 4 per cento nel 2013. In sei anni l’ha portata quasi al 40 per cento. Nutrendosi e al tempo stesso alimentando le paure profonde degli italiani, questo è certo. Lucrando sul rancore sociale e sull’odio per il diverso come categoria politica, questo è altrettanto certo. Ma anche e soprattutto battendo il territorio palmo a palmo, rosicchiando il consenso metro per metro, spacciando “protezione” agli esclusi della globalizzazione. Mentre la sinistra riformista si sporcava le mani per salvare il Paese sui mercati finanziari, Salvini organizzava bagni di folla sui mercati rionali.

In Umbria il capo leghista ha tenuto 53 comizi, Zingaretti 15, Di Maio 8. Venerdì scorso, mentre l’Avvocato del Popolo Conte andava in visita al Falansterio del re del cachemire Brunello Cucinelli, lui se ne andava in mezzo ai lavoratori di un’azienda di profumi. E mentre Zingaretti e Di Maio cercavano di non turbare professionisti e partite Iva, lui faceva il pieno tra gli operai delle Acciaierie di Terni. Com’era già successo tra i delusi dei cantieri di Monfalcone, tra i sommersi dell’Alcoa nel Sulcis, tra i dimenticati di Piombino, di Termini Imerese, di Pomigliano.

Chi scrive, posto che per me continua ad essere incredibile che siano pagati per scrivere queste cavolate, è cosi addentro la propaganda meccanica che non si rende conto dei paradossi che descrive.

La gente voterebbe Salvini perché sconvolta (ad arte) da:
– paure profonde
– rancore sociale
– odio per il diverso
– promesse di “protezione”
– conformismo della folla

Naturalmente verrebbe da chiedersi di cosa si nutra e al tempo stesso alimenti la “sinistra”. Non da oggi ma dai primi del Novecento. Se non vogliamo risalire al Terrore giacobino. Cosa dicano di nobile e meritevole i capoccia della “sinistra” ai loro seguaci per mandarli ad uccidere e morire nei famosi “scontri di piazza”. Perché alla cronaca di questi giorni è arrivato il caso degli ex-terroristi delle Brigate Rosse a cui verrebbe dato il famoso “reddito di cittadinanza” e a me non viene in mente nessun caso di terrorista delle Brigate Verdi mandato da Salvini. Ah già, direte, sono sempre e solo “compagni che sbagliano”. Nel con lo Stato ne con le BR.

Inoltre, non si capisce per quale mistica ragione, a Salvini basterebbe farsi vedere nei pressi di una azienda per ottenere il consenso dei “lavoratori” che sono:
– profumieri
– metallurgici
– delusi
– sommersi
– dimenticati

Nello stesso tempo non si capisce perché Salvini risulti simpatico ai “lavoratori”, traviati dai suoi malefici e nello stesso tempo anche alle “partite iva”, notoriamente a lui affini in quanto criminali, che secondo lo scrivente sarebbero accarezzate dai codardi Zingaretti e Di Maio quando nella consolidata letteratura “di sinistra” bisognerebbe invece espropriare e magari sterminare i “padroni” per… boh, fare felice il “proletariato”. A proposito del “rancore sociale”.

La verità forse non appare all’articolista oppure non può ammetterla se vuole campare scrivendo su Repubblica ma è veramente semplice: a Salvini basta fare una scorreggia per risultare più convincente di Zingaretti e Di Maio, i quali appena aprono bocca proferiscono delle puttanate incredibili, del tutto scollegate dal famoso “mondo reale”. Quello che l’articolista descrive come “paure profonde” eccetera, alla persona “normale”, che non vive nella metafisica della “sinistra”, sembra solo buon senso. Gli operai sono persone e sono persone anche le “partite iva”. Persone con vite normali e ambizioni e problemi normali. La “normalità” che è lontanissima dalla “sinistra”, almeno fintanto che non saranno riusciti ad imporre la loro, di “normalità”.

Il voto in Umbria

Il voto degli Italiani dimostra solo una cosa, che non siamo ancora completamente marci come ci vorrebbero le Elite Apolidi e i loro scagnozzi della cosiddetta “sinistra”. La loro strategia è quella di traccheggiare mentre fanno quanti più danni possibile per rendere irreversibile il loro progetto del Mondo Nuovo senza confini, senza Nazioni e Stati, popolato dal famoso “meticciato”.

Che le “cariche istituzionali” siano prezzolate e lavorino contro il Popolo è la conseguenza del fatto che siamo tornati ad essere l’Italia colonia di potenze straniere. Che non sono, come ogni tanto mi suggeriscono i poveretti che votano Cinque Stelle, la “Francia” o la “Germania”, sono le solite Elite Apolidi e queste Elite Apolidi hanno in odio non solo gli Italiani ma tutti i Popoli europei. Quello che fa la differenza è il livello di masochismo auto-distruttivo indotto dal condizionamento a cui ogni Popolo è abituato.

Il progetto degli Stati Uniti d’Europa non riguarda il cosiddetto “assetto istituzionale” ma consiste nel trasformare l’Europa negli USA, i Popoli europei negli Americani, ricreare qui la copia conforme di quella che purtroppo è diventata la loro società distopica. Il “meticciato”, lo ribadisco, non è una festa multicolore, storicamente è la società coloniale nelle Americhe rigidamente divisa in caste, dove i coloni di etnia europea sono il vertice, nei livelli intermedi ci sono gli incroci, i Nativi e sul fondo della piramide gli Africani deportati.

Sentivo prima un “maestro del pensiero” in un video di La Repubblica, col riporto a celare l’incipiente calvizie, recitare la solita lamentazione per cui la “sinistra” non può presentarsi alle elezioni perché ha perso il contatto con “i territori” e “i lavoratori”. Oh somma ironia. Non è mica successo per caso, le Elite Apolidi intendono sopprimere sia l’idea del “territorio” fatto di specificità locali, sia l’idea del “lavoratore” sindacalizzato. Difficile convincere un capofamiglia che fa l’operaio alla fonderia di Terni che le “priorità” sono quelle di un “designer” omosessuale che vive in centro a Milano, nel momento in cui gli “amici” della “sinistra” si vantano di avere creato una ennesima distopia per cui Milano diventa una realtà “moderna e globale” di grattacieli sullo stile Emirato Arabo e banlieu di periferia, completamente separata dal contesto retrogrado di casette e fabbrichette.

Io non me la prendo con la “base” di minchioni codizionati dal lavaggio del cervello. Disprezzo i “dirigenti” e i cosiddetti “intellettuali”, che dicono quello che dicono e fanno quello che fanno in nome della “Società Aperta” di Soros per mera convenienza personale, per mestiere, oppure perché sono psicopatici criminali.

La plastica in Parlamento

Ieri ascoltavo alla radio una seduta del Parlamento in cui si discutevano i provvedimenti da prendere “contro la plastica”. Ogni volta che ascolto i Parlamentari ne ricavo l’impressione che sia gente ignorante e che non ha nemmeno l’idea di documentarsi sull’argomento di cui discute. Questa volta peggio, si sentivano ragionamenti che non appartengono all’evo contemporaneo e nemmeno all’evo moderno, arrivano diretti dal “secoli bui”.

Per esempio, sentivo una signora affermare “la plastica ha milioni di anni, perché viene dal petrolio, quindi non si può usare per fabbricare accendini una e getta, che poi si accumulano sulle nostre spiagge“. Eh? Allora anche, che ne so, l’alluminio ha milioni di anni perché viene dalla bauxite quindi non si può usare per fabbricare gli accendini usa e getta che poi si accumulano sulle nostre spiagge. Senza contare che qualsiasi cosa si accumulerebbe sulle spiagge se la gente ce la portasse.

Per inciso, la plastica si fa col petrolio perché conviene, non perché sia l’unico modo per farla, esattamente per la stessa ragione per cui le automobili vanno a benzina ma, volendo possono andare anche con l’olio esausto della frittura delle patatine del macdonalds o a carbone di legna o, idealmente, col gas delle scorregge. Quando si dice “conviene” si tratta sia delle “prestazioni” che del “costo”, per esempio le moto che fanno le gare col motore elettrico corrono per 3 giri e poi si fermano, una utilitaria con batteria e motore elettrico al momento costa sopra i trentamila euro. Senza considerare, ancora ovviamente, la fabbricazione e lo smaltimento. Infatti…

Un ragionamento sensato dovrebbe essere:

1. quanta “plastica” viene immessa sul mercato?
1.a quanta “plastica” viene recuperata come rifiuto e smaltita?
1.b quanta “plastica” non viene recuperata e smaltita ma viene dispersa nell’ambiente?
1.c quanta “plastica” può essere sostituita da altri materiali?

A cui segue:
1.a.1 della “plastica” recuperata, quanta viene bruciata come “rifiuto indifferenziato” e quanta viene riciclata?
1.a.1.a di quella bruciata, quali sono i sottoprodotti?
1.a.1.b di quella riciclata, quali sono i sottoprodotti?

1.b.1 la “plastica” dispersa che percorso segue e dove va?
1.b.2 della “plastica” dispersa, quali sono i sottoprodotti?

1.c.1 specificare di ogni materiale proposto in sostituzione della “plastica” le stesse voci di cui sopra, sullo smaltimento e sulla dispersione ambientale.

Invece, di cosa discute il Parlamento? Di mettere una tassa sulla “plastica”. Cosa che notoriamente funziona benissimo, infatti le accise sui carburanti e tutti i balzelli imposti sugli autoveicoli hanno ridotto il traffico, no? Basta guardare fuori dalla finestra.

Se c’è una cosa fastidiosa è questo “pauperismo” modaiolo con cui si atteggia gente che poi consuma con tutti gli strumenti e i modi che gli vengono concessi. Gente che non capisce il concetto che si potrebbe fare a meno dello scemofono più che dello scolapasta di plastica e che per lo scemofono vale lo stesso ragionamento dello scolapasta, cioè nel momento in cui si distribuisce come “prodotto” bisogna definire come verrà ritirato e smaltito in quanto “rifiuto”. Invece di fantasticare di un mondo idilliaco, della “natura” e del “buon selvaggio”, che poi riguarda sempre gli altri perché nessuno rinuncia a niente, dove il “prodotto” non c’è, quindi non si pone il problema del “rifiuto”.

Per il progresso della madre terra

La seconda guerra mondiale è finita da tempo, i continenti devono ora vincere la guerra per salvare il pianeta e l’Europa può lavorare, per il progresso della madre terra, insieme con i grandi paesi di tutti i continenti. Gli europei hanno radici forti che permettono di poter guidare un’azione globale per una nuova fratellanza mondiale, senza più guerre, razzismi, genocidi, mura.

Indovinate chi ha scritto queste profonde considerazioni sul quotidiano della famiglia De Benedetti.

Secondo me la cosa più incredibile è che questa persona ha superato le Scuole dell’Obbligo, il Liceo, si è laureato in Giurisprudenza, è diventato magistrato, ha esercitato la magistratura e poi è stato eletto sindaco di una grande città. E’ normale che adesso si candidi a guidare l’Italia, il Mondo e l’Universo, avendo provato che tutto è possibile.

Per il progresso della madre terra.

Intanto, un altro messia dell’incredibile, che l’Italia ne partorisce a bizzeffe, ha dato il via alla ennesima incarnazione della “sinistra”. Nel radunare i proseliti, porgeva il suo invito ecumenico alle folle.

Vogliamo offrire uno spazio a chi non crede nella casa dei sovranisti e non sta in un disegno strutturale di alleanza tra Pd e M5S

Quindi, eccone un altro che si candida a guidare l’azione globale per una nuova fratellanza mondiale. Per il progresso della madre terra. Questo però, a dimostrazione che come dicevo tutto è possibile, è riuscito a farsi incaricare Presidente del Consiglio partendo da sindaco. Poi, come capita ai messia, l’hanno ingiustamente crocifisso, più volte e ogni volta lui è risuscitato. I fedeli giubilano per la sua ennesima reincarnazione, senza domandargli cosa significhi “disegno strutturale di alleanza”.

Le grandi menzogne: la “natura”

Premesso che vi raccomando la lettura dei post precedenti, che siamo veramente toccando il fondo.

Il nulla sul Corriere:
Il pontile che biancheggia sul laghetto è una «cosa» fatta dagli uomini e ripresasi dalla natura: le foto da novembre 2018 a oggi.

Un falso. Non ha importanza di per se quanto per la solita storia della trasfigurazione della realtà attraverso lo “storytelling”, cioè un racconto fatto di menzogne e paradossi che serve a sostenere la “nuova normalità” del Mondo Nuovo.

Prima cosa, ecco come mi ricordo la campagna lombarda della bassa Brianza di quando ero bambino.

Campi a perdita d’occhio separati da filari di alberi in corrispondenza di viottoli, rogge o di canali di irrigazione e questa era la “natura”. Per chi non lo sapesse, la differenza tra la campagna a nord di Milano e a sud di Milano sta nel fatto che a Nord la campagna, in pendenza verso Milano, è relativamente povera d’acqua, tanto che esiste(va) una rete capillare di irrigazione. Ma è sempre stata una campagna relativamente “povera”, per cui da sempre la Brianza ha una necessaria vocazione “manifatturiera”, sostenuta da una rete di trasporti, inizialmente ferroviaria e poi viaria, che la attraversava collegando il Varesotto, il Comasco e il Lecchese con Milano.

Il Parco Nord Milano fu realizzato piantumando ex-novo nella prima metà degli anni Ottanta i campi rimasti liberi dagli edifici nella terra di nessuno tra i Comuni di Milano, Bresso, Cusano Milanino, Cormano, Cinisello Balsamo, Novate Milanese e Sesto San Giovanni, in un’area dove c’era un po’ di tutto, l’antico stabilimento Breda Areonautica, un piccolo aeroporto, una discarica, vasche per scarichi fognari, l’autostrada, un ospedale, un “centro scolastico omnicomprensivo”, eccetera.

Da bambino non ci andavo mai, come ho detto era “terra di nessuno”. A quei tempi giocavamo in strada, tra i palazzi e l’unico “verde” era quello delle aiuole. Quando si andava in gita, il parco più vicino era il Parco della Villa Reale a Monza. Da ragazzo, dopo la Maturità, andavo di tanto in tanto a visitare il “nuovo” parco, che allora si presentava come una distesa di piantine alte un paio di metri disposte in intervalli regolari su una terra argillosa e viottoli polverosi d’estate e fangosi in inverno. Mano a mano che le piante crescevano, furono aggiunte tutte le attrezzature di un parco urbano, panchine, vialetti asfaltati, illuminazione, fontane, eccetera. Di recente, con grandi spese, sono stati realizzati dei laghi artificiali che recuperano l’acqua originariamente portata per l’irrigazione dal Canale Villoresi che taglia la bassa Brianza da Ovest ad Est poco più a nord del Parco.

Le fotografie che ci mostra il Corriere sono suggestive ma suggeriscono una realtà che non esiste, come sa benissimo chi frequenta il posto. Mostrano la riva nord del lago artificiale che si trova nella zona “Niguarda” del Parco e le piante si trovano in una striscia di quattro o cinque metri, dietro la quale c’è un vialetto pedonale, da cui si accede a due “pontili” come quello al centro dell’immagine, poi un’altra striscia di prato falciato, un filare di alberi e un vialetto asfaltato con le panchine. Tutto quello che si vede non solo è completamente artificiale ma viene attivamente mantenuto dai giardinieri, cioè l’erba falciata, le piante potate, abbattute, rimpiazzate. La riva del lago non è “naturale” ma consiste in uno scalino di calcestruzzo, interrotto da zone dove la terra e le piante entrano nell’acqua per consentire alle papere e altri animali che si sono abituati a vivere in città, di entrare e uscire dall’acqua. Sul lato opposto, a Sud, dopo qualche decina di metri il Parco finisce e cominciano i palazzi della periferia di Milano.

Questa è la stessa riva sul finire dei lavori di costruzione, notate a sinistra la terra predisposta a “simulare” una riva “naturale”, quella che vedete nelle immagini del Corriere. L’edificio sulla destra adesso è un centro commerciale del “Gigante”. Dietro i palazzi di Bresso.

Questa è la riva opposta, lato Milano Niguarda, in estate, frequentata dai “nuovi italiani” a cui non importa dei divieti sui cartelli.

Lo “storytelling” fasullo sulla “natura”, ha delle conseguenze ovvie. La gente non riesce a distinguere il “vero” dal “falso” e non ha nessuna cognizione della ragione, del percorso tramite il quale si arriva al “dato di fatto”. Non capisce che la “natura” del Parco Nord è altrettanto “naturale” dei filari di palme che decorano Piazza del Duomo, monumento che vorrebbe celebrare il “Mondo Nuovo Globalizzato” ma che, per chi non è rincretinito, in associazione con gli edifici novecenteschi affacciati sulla piazza, celebra i brevi fasti coloniali dell’Italia imperiale.

Nel frattempo si sono imposti dei comportamenti ossessivi nell’uso del Parco. Spariti i bambini e i ragazzi, i vialetti sono percorsi dai “corridori”, poco male, l’unico problema che sono un tantino esibizionisti e tendono a muoversi come gli storni, tutti assieme. Gli altri spazi sono colonizzati dai “ciclisti di montagna” e dai “cinofili”, i quali non hanno bisogno di un giardino curato ma di una “terra di nessuno” come era in origine, da potere devastare con le ruote dentate e dove il cane può defecare, scavare, essere “libero”. Tutta gente che al Parco ci va in macchina. Quindi, come sempre, servono i posteggi e nessuno si preoccupa di cosa c’è appena fuori, cioè del “vivere” la città. Si straparla di “natura” senza vedere che si passa da uno spazio chiuso ad un altro spazio chiuso muovendosi chiusi dentro dei veicoli. I “vuoti” dell’ambiente urbano sono spazi “ostili”, invivibili, destinati solo al movimento o al parcheggio dei veicoli. Non esiste un modo “sano” di camminare dal Parco a casa mia, per camminare da un Comune all’altro o per andare in bicicletta da un Parco all’altro. Perché, lo ripeto, si esce di casa per camminare col cane e si va in bicicletta solo sullo sterrato con la ruota dentata.

Ogni tanto capita di vedere il “mega-progetto” del centro commerciale, del nuovo stadio, eccetera. Le cose che contano sono i nuovi palazzi ma il progetto include sempre il “verde”, per via dello “storytelling” sulla “natura”. Peccato che si tratterà sempre e comunque di spazi “vuoti” progettati sulla carta per essere “vissuti” ma la gente non saprà come “viverli” e che saranno isolati dal contesto, cintati, impermeabili. Nella migliore delle ipotesi, ci arriveranno in macchina e tireranno fuori il pittbull o la “mountain bike”, cercando uno sterrato. Qualsiasi “attrezzatura” sarà negletta, perché non serve ai “ciclisti di montagna” e ai “cinofili”, quindi velocemente vandalizzata dalla sotto-umanità che frequenta i “vuoti” col buio, quando gli altri sono chiusi dietro allarmi e porte corazzate. E’ un livello ulteriore di astrazione e quindi di alienazione.

Il livello di alienazione, oltre che dai comportamenti ossessivi della “natura”, si misura anche dal bisogno indotto di “viaggiare”. Appena si ha del tempo libero bisogna andare a visitare un posto qualsiasi, purché sia “altro” rispetto al luogo dove si dovrebbe vivere ma in realtà si esclude, chiudendosi dietro allarmi, impianti di filtraggio dell’aria e porte corazzate. Tipo bunker per la Guerra Atomica. Non si viaggia per estendere i propri orizzonti, una cosa che richiede un certo tipo di “cultura” che pochi possiedono ma per fuggire, per evadere dal carcere. Un posto vale l’altro. Poi però si ritorna e ci si rinchiude, in casa e in auto.