Economia circolare, green new deal

Ennesimi neologismi privi di significato, slogan inventati da venditori per abbindolare masse di idioti. A parte che, come scrivevo nel post precedente, se anche le masse non fossero composte da idioti, gli verrebbe impedito di esprimersi, dato che ormai ci sbattono in faccia che l’articolo della Costituzione circa la sovranità popolare è “hate speech”, fascismo, eccetera.

Il simpatico Governo e il gioviale Parlamento continuano nella loro opera di disfacimento dell’Italia e tra le tante corbellerie, che comunque non sono niente rispetto a quelle di cui dicevo a proposito del passato del signor Prodi, tipo le “privatizzazioni” e lo “euro”. Tra le tante assurdità ci sono i provvedimenti che dovrebbero sostenere una fantomatica svolta “pseudo-ecologista” delle abitudini e dell’economia.

Naturalmente la massa è incoraggiata a dare tutto per scontato, a non farsi delle domande, per esempio, mentre si approvano tasse sulla plastica senza alcuna ragione, ecco cosa succede:

Cambia il segnale digitale, a dicembre il bonus per acquistare tv e decoder

A seguito della migrazione di alcune frequenze per far spazio al segnale 5G … quasi 18 milioni di famiglie italiane – più di otto su dieci … dal primo gennaio 2017 le reti di distribuzione dell’elettronica hanno l’obbligo di vendere tv Dbt2 Ready. … si è parlato di un contributo da cinquanta euro a famiglia, fruibile una sola volta per nucleo fino alla fine del 2022. Tecnicamente, si tratterà di uno sconto praticato direttamente dal venditore al momento dell’acquisto: darà così luogo a un credito d’imposta a favore del negoziante stesso.

Quindi spendiamo i soldi raccolti con la tassa sulla plastica per incentivare l’acquisto di venti milioni di televisori di plastica, oltre tutti i materiali usati per la circuiteria. Nel mentre, nessuno si preoccupa della questione annosa dei RAEE, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, che secondo una legge ignorata da tutti, andrebbero raccolti dagli stessi negozianti che riceveranno il “credito di imposta”, invece vengono smaltiti nelle “piattaforme ecologiche” solo nei Comuni che ne sono provvisti e solo nel caso in cui i cittadini provvedano loro stessi al conferimento, altrimenti finiscono dispersi nei modi più disparati. Anche nel caso dello smaltimento tramite le “piattaforme ecologiche”, sarebbe interessante una inchiesta giornalistica che ci informi su quali sono le modalità dello smaltimento, per esempio se i rifiuti RAEE vengono mandati in qualche angolo fuori vista del mondo per essere smontati con modalità improprie da bambini o da schiavi.

In più, tutto questo dovrebbe servire a fare posto alle reti “5G”, cioè, come già detto, all’uso di ponti radio che usano le frequenze delle microonde per la trasmissione dati, una cosa che a sua volta viene venduta come necessaria per la robotica, la telemedicina e altre cavolate ma in realtà serve per la trasmissione video, cioè ad usare Internet per veicolare intrattenimento sui gadget elettronici della “mobilità”.

Siamo andati avanti per decenni con la tiritera dell’inquinamento elettromagnetico che nella vulgata “pseudo-ecologica” era cancerogeno ma adesso, siccome i gadget “mobili” servono alla “globalizzazione”, i “progressisti” che sono titolari della “pseudo-ecologia” hanno rimosso tutto. Le microonde delle trasmittenti “5G” fanno bene alla salute, cosi come la plastica dei gadget, che è una plastica “buona”, non come quella “cattiva” delle bottigliette. Sono buone e salutari anche le batterie, di cui nessuno si domanda l’origine e dove vadano a finire.

L’editoria è finita

L’altro giorno ascoltavo i lavori di una commissione parlamentare sul sostegno pubblico alla Editoria. Premesso che l’unica ragione per cui i Parlamentari si preoccupano della Editoria è che le loro carriere politiche dipendono dai “media” e anche dai finanziatori e inserzionisti dei “media”.

Ora, l’Editoria è in crisi per una ragione pratica: gli strumenti tecnologici consentono a chiunque di pubblicare contenuti verso tutto il mondo senza fatica e in maniera praticamente istantanea. Non sono più necessari stabilimenti, rotative, magazzini, distributori, eccetera.

Ma è in crisi per un’altra ragione, concettuale. La possibilità di accedere a qualsiasi contenuto su scala planetaria in maniera istantanea espone la gente, anche la più stupida e ignorante, alla considerazione circa quanto si dipenda da altri per informarsi e per farsi una opinione. E’ una sorta di “Riforma Luterana” per cui la gente comincia a pensare di non avere bisogno di una “Chiesa” che faccia da intermediaria tra se e la Verità, che questa Verità sia accessibile a tutti senza mediazione.

Questa considerazione viene rafforzata dalla assenza di “qualità” nella cosiddetta “informazione”. Banalmente, i professionisti del settore si dimostrano incompetenti e meri esecutori di direttive altrui, senza niente altro da dire oltre la ripetizione di stereotipi.

Per esempio, articolo di oggi su Repubblica, intitolato:
Ius culturae, ora dicono di sì 7 cittadini su 10″
Il sondaggio condotto da Demos per Repubblica, infatti, sottolinea un elevato grado di consenso verso lo Ius culturae.

L’articolo è veramente paradossale e quindi demenziale, infatti prosegue:
Certo la legge è la legge. Ma le leggi si possono ri-formare. Tanto più se non contrastano con il senso comune e con l’Opinione Pubblica.
[…]
Altrimenti, restiamocene tra noi. Italiani veri. Noi, sempre più vecchi. Incazzati e rassegnati. Meglio riproporre lo Ius soli. Traducendolo in modo scorretto, ma, forse, più adeguato. Il diritto a essere sempre più…SOLI.

Ora, una persona normale obbietterebbe subito che allo stato attuale abbiamo tutto l’apparato dello Stato che esiste in funzione anti-italiana. Tralasciando la Pubblica Amministrazione, da sempre concepita solo come strumento per creare “consenso” tramite la propaganda e la clientela, nel Parlamento siede una Maggioranza che ha il terrore di qualsiasi consultazione popolare, che la vedrebbe passare alla Minoranza. Insieme a quella Maggioranza non rappresentativa, vengono le massime “cariche” dello Stato, a partire dal Presidente della Repubblica.

Davanti a questa situazione, se fosse vero che si deve legiferare in base al “sentimento popolare”, la prima cosa che dovrebbero fare queste massime “cariche” dello Stato sarebbero le dimissioni. Il Presidente, prima di dimettersi, dovrebbe sciogliere le Camere in modo da consentire al Popolo di esprimersi con un voto che elegga persone che ne rappresentino il “sentimento”.

Invece no, perché la verità è quella espressa inavvertitamente da Bersani, il quale affermava che, se mai avesse avuto la possibilità di farlo, avrebbe approvato la legge sullo “Jus Soli” anche contro la volontà dell’ottanta percento degli Italiani.

Circa il resto, cioè il senso dell’articolo di Repubblica, vi rimando ai collegamenti che trovate nella colonna di destra, gli editoriali illuminanti di Scalfari e Di Cesare circa il “compito della sinistra” e lo “scontro epocale tra Stato e immigrati”.

Noi sempre più vecchi, incazzati e rassegnati? Ancora, secondo antica tradizione, i “compagni”, essendo il problema dei problemi, si propongono come la soluzione. Ecco la battuta finale: come se qualcuno avesse chiesto agli Italiani, molti anni fa, se erano d’accordo ad essere invasi dagli immigrati e a vedersi sostituire col “meticciato”, se erano d’accordo a cancellare Popolo, Nazione e Stato in omaggio al progetto delle Elite Apolidi, realizzato da solerti funzionari come il ridente signor Prodi, che non solo non ha mai fatto mistero di lavorare per abbattere lo Stato, se ne vanta.

Il Prodi delle “privatizzazioni” eseguite dalla “sinistra” su ordine della “europa” (minuscolo), il Prodi che vendette le acciaierie di Terni, per esempio ad un prezzo che era un settimo o un ottavo del fatturato di un anno dello stesso stabilimento.

Comunque, questi “giornalisti”, pagati per scrivere il “pezzo” come gli viene ordinato dai loro referenti, vogliono anche che un qualche potere mi imponga manu militari un tributo da devolvere poi al loro compenso. Perché la Editoria di questa gente va sostenuta da me, per il mio bene. Come costringere i prigionieri a pagare lo stipendio degli aguzzini. Tanto per dire del “sondaggio” di Repubblica.

Alabama in Piemonte

A riprova di quanto scrivevo nel post precedente, cioè che il “razzismo” è una teoria che è nata a seguito degli imperi coloniali e che sussiste a fondamento delle società coloniali, ecco questo articoletto del Corriere.

Lo scrivente, cosi come la signora Consigliere Comunale che segnala l’episodio, non sono consapevoli del fatto che riferirsi ai “modelli culturali” americani, in questo caso la Alabama del KKK, per interpretare il nostro mondo, è un riflesso condizionato.

Un riflesso condizionato dal lavaggio del cervello a cui siamo sottoposti ogni momento della vita e che serve, appunto, a convincerci che gli USA sono e devono essere la nostra “realtà”, devono essere il nostro passato, il presente e il futuro.

Per me, rispetto al dramma della vecchia sgarbata con la bimba nera, è enormemente più grave che nessuno sia consapevole del fatto che il “razzismo” ci viene imposto, non lo è qualcosa che ci appartiene e ci viene imposto insieme a tutte le conseguenze della “società neo-coloniale” che risulta dalla “globalizzazione”.

Stamattina alla radio sentivo una tizia che straparlava del fatto che dobbiamo investire in Africa per “regolare” la immigrazione. Significa dare mandato alle ambasciate e consolati di ricevere le richieste di chi vuole immigrare in Italia e preventivamente organizzare scuole di “cultura italiana”. Ergo, ancora, senza rendersi conto di nulla, andiamo a riprenderci le colonie africane. Andiamo li, costruiamo strade e ferrovie, gli imponiamo una lingua e inevitabilmente li colonizziamo. Mentre noi qui sogniamo questo futuro radioso di “belle abissine che saranno romane”, le Elite Apolidi ci tolgono l’identità nazionale e la identità individuale, togliendoci la terra, togliendoci la famiglia, togliendoci i ruoli di genere, eccetera. Un po’ come tutte le fanfaluche sulla “pseudo-ecologia”, ormai la gente è in preda ad una sorta di delirio collettivo dove si realizza finalmente l’idea che ogni opionione-scorreggia vale tanto quanto tremila anni di filosofia, l’idea che basta dire una cosa che questa non solo sia automaticamente “un po’ vera”, da qualche parte ma che sia anche automagicamente concretizzata sul piano materiale, prima o poi, da qualche parte.

Viviamo immersi nella follia spacciata come ragione.

Ancora sul razzismo

Tra le tante cose fastidiose di questi giorni c’è la ripetizione infinita della commedia sul “razzismo”, per esempio ore di “approfondimenti” nelle “rubriche sportive” circa gli insulti ricevuti dai calciatori neri. Andiamo ad esaminare.

Il “razzismo”, cioè l’idea che l’Umanità sia composta di “razze” differenti, implicando che la “razza bianca” sia superiore alle altre, è una conseguenza degli imperi coloniali che furono stabiliti quando le monarchie europee armarono delle flotte per attraversare gli oceani e impadronirsi di terre lontane. Si chiamano “colonie” perché dopo la prima ondata di militari, le navi portavano una umanità varia che si recava in quelle terre per stabilirvisi e costruire una copia della terra natia. Da cui “New York”, cioè “Nuova York” aveva l’intenzione di essere una copia di York. I “coloni”, appunto.

Ai “coloni” si poneva quindi un problema etico e morale. Con che diritto andavano a spossessare i nativi delle loro terre? Di seguito, con che diritto, dopo averli spossessati e ridotti all’indigenza, se non in prigionia, li sfruttavano come servi? Poi ancora, con che diritto acquistavano degli schiavi africani dai mercanti per usarli come forza lavoro subumana nei latifondi, replicando quello che i Romani facevano coi prigionieri di guerra? Erano tutte azioni palesemente contrarie alla dottrina cristiana, che fosse mediata dalla Chiesa Cattolica o direttamente letta nei Vangeli, un po’ meno nello Antico Testamento.

La soluzione fu appunto il “razzismo”, cioè una teoria antropologica non particolarmente sofisticata, che sosteneva la “necessità” del famoso “meticciato”, parola che ha il significato opposto a quello della vulgata attuale, in quanto conseguenza della “superiorità” di una “razza” su un’altra. Ripeto, il “meticciato” è conseguenza del “razzismo”, consiste in una società divisa in caste con al vertice i coloni Europei, in mezzo i nativi, alla base gli schiavi neri. I “meticci” sono gli incroci tra queste caste di “sangue puro” e assumono le posizioni intermedie, per cui un incrocio tra “europeo” e “nativo” sarà “superiore” ad un “nativo” e cosi via.

Questo è uno degli infiniti paradossi della propaganda dei “media”, cioè che la commistione di genti eterogenee sia sinonimo di “meticciato” e che questo “meticciato” sia l’antitesi del “razzismo”. Quando storicamente è l’esatto opposto, il “meticciato” altro non è che la società coloniale e questa società è fratturata lungo le linee “razziali”, come si può facilmente osservare guardando il mondo.

Il concetto di “razzismo” nasce per dare una soluzione etica e morale ad una situazione di convivenza altrimenti insostenibile. Funzionava perché era un concetto accettato non solo dalla “classe dominante” dei coloni europei ma anche dalle “classi dominate”. D’altra parte, la divisione della società lungo linee “razziali” non era una novità per nessuno e non era stata inventata dagli Europei. Ovunque andassero gli esploratori europei trovavano terre abitate e non si trattava, ancora contro la vulgata attuale, di società pacifiche ed egalitarie, erano tutte copie conformi dei reami e degli imperi che gli Europei avevano sperimentato nel corso della Storia, in varie fasi di sviluppo. Per esempio in Sud America gli Europei trovarono una popolazione più o meno al livello tecnologico degli antichi Egizi, che si era organizzata in diversi imperi in cui una certa etnia dominava una galassia di etnie asservite. Nello stesso momento, l’espansionismo arabo aveva prodotto conquiste a seguito delle quali si erano costituiti reami analoghi, fondati sulla supremazia di una certa etnia su etnie soggette e il mercato degli schiavi neri era gestito dagli Arabi, non diversamente da oggi.

Per mettere le cose in prospettiva, vi faccio un esempio storico. Due popolazioni etnicamente molto simili, composte cioè grossomodo dagli stessi contributi di Celti, Germani, Scandinavi, si confrontano, una sottomette l’altra applicando un genocidio.
La conquista cromwelliana dell’Irlanda.
L’articolo recita:
La conquista cromwelliana dell’Irlanda si riferisce alla presa della nazione irlandese da parte dei britannici avvenuta durante la Guerra dei tre regni. Il loro esercito (New Model Army) sbarcò in Irlanda nel 1649. La conquista dell’isola fu completata nel 1653.

enorme impatto che la guerra ebbe sulla popolazione irlandese. Le stime non sono univoche, ma si parla della morte di una percentuale variabile dal 15-25% fino alla metà della popolazione.

Anche nel caso dell’Irlanda, come del nord della Scozia, la società coloniale che segui il genocidio e lo spossessamento produsse una sorta di “razzismo” praticato dai coloni protestanti puritani nei confronti dei nativi cattolici. Il fatto che fossero praticamente identici nei tratti somatici non impedì che si dividessero in caste, separate fino ai giorni nostri da lingua e costumi.

Video di uno spezzone del film “Wind that Shakes the Barley” (il vento che scuote l’orzo).
Il titolo si rifà a questa canzone, scritta un secolo prima degli eventi del video.
Il film racconta della Guerra di Indipendenza irlandese del 1919-21, quasi trecento anni dopo gli eventi descritti nell’articolo precedente. I militari rappresentati nel video sono una milizia coloniale organizzata dal Governo britannico reclutando i reduci della Grande Guerra. Vestiti con le rimanenze di magazzino, da cui il termine “black and tans” (nero e marrone) delle loro uniformi spaiate.

Un altro argomento fondamentale è la differenza tra “xenofobia” e “razzismo”. La “xenofobia” è il meccanismo per cui quando andate a passeggio per un villaggio di montagna, le vecchine vi guardano dalle finestre con aria sospettosa. Chi è questo straniero? Dove va? Cosa vuole? E’ una reazione territoriale perfettamente normale e anche necessaria, che risale a tempi di scarsità di risorse e in cui lo straniero era sempre una minaccia. Il “razzismo” non è una reazione istintiva ad una minaccia potenziale, è una teoria antropologica, sociologica, politica che serve a sostenere la società coloniale.

La attuale propaganda a favore della “società aperta” e della “globalizzazione” puntano a ricreare una società coloniale su scala planetaria, la “globalizzazione” col suo “meticciato” e quindi riproduce inevitabilmente il “razzismo”. Fa ridere ma è esattamente cosi, gli “anti-razzisti” sono l’origine meccanicamente determinata del “razzismo”. Basta porsi una semplice domanda: quante persone della cerchia delle Elite Apolidi appartengono a quelle etnie che “migrano” e confluiscono nel “meticciato”? Oppure, il “meticciato” consolida oppure annulla o ribalta la piramide sociale dei pochi che dominano sui molti? E’ la domanda che si pone Fusaro nei suoi termini di marxismo ortodosso e la risposta non può essere che la “globalizzazione” va a rafforzare la divisione dell’Umanità in caste, non ha lo scopo di annullarla o rivoluzionarla. Piuttosto, il “meticciato” è l’arma con cui le Elite Apolidi vogliono indebolire e immobilizzare il famoso “ceto medio”, mettendogli davanti problemi e nemici appena fuori dalla soglia di casa o anche dentro casa, proponendo le linee di frattura “etniche” tipiche della società coloniale. Quando hai la guerra in casa e il nemico sono i tuoi vicini, amici, perfino parenti, il tuo orizzonte è di pochi metri e non potrai mai organizzare qualcosa su scala più ampia.

Infine, i calciatori.
La cosa assurda non è che i tifosi gli rivolgano “insulti razzisti” ma che questi tifosi paghino di tasca propria, invece di essere costretti con la minaccia delle armi, per andare ad assistere all’esibizione di quegli stessi personaggi che poi insultano. La soluzione sarebbe semplice e ovvia, non è il calciatore che deve fare il “bel gesto” di ritirarsi dal campo perché si sente ingiuriato, mantenendo lo stipendio milionario. E’ il “tifoso” che lo disprezza che non dovrebbe tirare fuori un centesimo per pagare quello stipendio e non dovrebbe presentarsi allo stadio per partecipare alla commedia. Ma il “tifoso”, in quanto tale, è uno dei tanti prodotti del lavaggio del cervello, è un idiota nel senso etimologico della parola. Un idiota che tira la cinghia, uno che toglie il pane di bocca ai figli per pagare le fuoriserie e i rolex ai calciatori che insulta e a tutto il circo dello “sport professionistico” e dei “media” che se ne occupano. A me sembra ovvio che il “razzismo” è l’ultimo dei problemi per il “tifoso” e mi fa ridere che i “media” e i “calciatori” che gli succhiano il sangue pretendano anche di dargli delle lezioni di morale. Lezioni a una persona ridotta allo stato di idiota dal lavaggio del cervello.

Che poi, altro non è che la metafora dell’intera società contemporanea. Chi vuole essere libero è costretto a tirarsene il più possibile fuori.

L’anno prossimo addio a Windows

Succederà una piccola cosa che ho rimandato ma, per la natura dell’universo, mi verrà a cercare lei. Dovrò dare l’addio a Microsoft.

Nel Gennaio del 2020 terminerà il supporto a Windows 7. Fino ad oggi ho mantenuto un PC con Windows per ragioni di compatibilità e perché ci sono un paio di programmi che mi fanno comodo per certe operazioni. La fine del supporto di per sé non significa niente altro che Microsoft non rilascerà aggiornamenti. Il guaio vero è che tutti quelli che sviluppano software per Windows prenderanno la palla al balzo per non dovere rilasciare una versione del loro prodotto che è “fuori mercato”, quindi anche tutti i programmi non saranno più aggiornati. Volendo, si potrebbe continuare ad usare lo stesso il macchinario a tempo indefinito, facendo a meno degli aggiornamenti. Vedremo, valuterò la cosa.

In linea generale, ci sono due soluzioni. Microsoft mi raccomanda di comprare un nuovo PC con sopra Windows 10 preinstallato. Faccio di tutto per non comprare aggeggi con il software preinstallato, una cosa che secondo me dovrebbe essere vietata. In ogni caso, Dato che non mi serve per il momento un nuovo PC e sono dell’idea di non buttare una cosa perfettamente funzionante, seguirò l’altra soluzione, cioè sostituirò Windows con una distribuzione Linux.

Lo so, pensano tutti che sia una cosa da “stramboidi” ma la verità, come spesso succede, è l’esatto opposto. Installare ed usare una distribuzione Linux è molto più agevole, è una liberazione. Certo, bisogna fare delle scelte e delle rinunce, che è precisamente quello che rende liberi.

Apro una parentesi: i “luoghi comuni” mi annoiano e più invecchio più mi infastidiscono. Non è vero che Windows sia un sistema operativo pieno di difetti, vulnerabile, eccetera. Di suo funziona perfettamente, anzi, per la maggior parte è di ottima qualità.

Tanto tempo fa Microsoft, per ragioni di marketing, prese due decisioni che da una parte rendono la vita facile a tutti e dall’altra inducono certi problemi.
– l’utente di Windows di solito è anche “amministratore” del PC. Significa che mentre usa il computer ha i permessi per modificare qualsiasi parte del sistema.
– l’utente di Windows installa programmi prendendoli da fonti eterogenee. La “installazione” è un programma separato in se stessa, preparato da qualcuno per apportare qualsiasi modifica al sistema che sia ritenuta utile al funzionamento del programma da installare.
Se mettete insieme le due cose, capite che ogni volta che si installa qualcosa in Windows si apportano modifiche qualsiasi al sistema, modifiche decise da soggetti terzi eterogenei, che l’utente “autorizza” in quanto “amministratore” senza però averne nessuna cognizione.
Windows è stato pensato per “facilitare” l’utente e quindi tende a non chiedere nulla e a nascondere le cose. Anche questi due aspetti inducono dei problemi. Ogni volta che si cambia qualcosa in Windows è difficile prevedere le conseguenze e, non sapendo quali sono le conseguenze una volta che si sono determinate, è difficile correggere l’eventuale problema o tornare indietro allo stato precedente.

Quindi, quello che succede nella pratica è che Windows all’inizio funziona perfettamente, poi l’utente “amministratore” inizia a fare dei cambiamenti, aggiungendo software eterogeneo di terze parti. Questi cambiamenti introducono dei problemi che l’utente non sa o non vuole diagnosticare e correggere, i problemi si accumulano e mano a mano le prestazioni del computer degradano.

La differenza con le distribuzioni Linux sta in questo: usando Linux ti viene tutto sbattuto in faccia. In partenza, che la distribuzione è solo una raccolta di progetti indipendenti ognuno dei quali viene sviluppato per conto suo. Quindi ogni parte del sistema ci può essere o no, può funzionare o no. Chi mette insieme la distribuzione non fa altro che provare la raccolta per verificare che più o meno si possa adoperare come sistema integrato. Usando la distribuzione sei “utente” e hai solo i permessi per cambiare le cose nella tua “home”. Se invece vuoi cambiare qualcosa nel sistema generale, per tutti gli “utenti”, devi mettere la password per diventare “amministratore”. Lo “amministratore” non usa il computer, decide quali componenti ci sono, come devono funzionare, teoricamente li può modificare scrivendo il codice sorgente e ricompilandolo. Windows ti vende una “semplicità” di un automatismo che nasconde la complessità, viceversa le distribuzioni Linux cercano solo di renderti comoda la manovella e i pedali che devi azionare per fare funzionare, più o meno, il macchinario. Il vantaggio è che tutti gli ingranaggi sono esposti, sono li da vedere e li puoi azionare, montare o smontare, prendendoli dal “magazzino”. Usando Linux, ti abitui a diagnosticare problemi, cercare si Internet le soluzioni, correggere i problemi, contro l’idea di Windows si fare finta che non ci siano e di affidarsi sempre e comunque ad altri.

Chiudo dicendovi che Android, il sistema operativo degli scemofoni, in soldoni è una distribuzione Linux curata da Google con una virtual machine Java che fa girare le “app”. Viene reso tutto inaccessibile e, tramite i driver, incompatibile da uno scemofono ad un altro, nel solo interesse dei venditori degli scemofoni. E’ un caso da manuale per cui io sostengo che il software preinstallato andrebbe vietato.

La plastica in Parlamento

Ieri ascoltavo alla radio una seduta del Parlamento in cui si discutevano i provvedimenti da prendere “contro la plastica”. Ogni volta che ascolto i Parlamentari ne ricavo l’impressione che sia gente ignorante e che non ha nemmeno l’idea di documentarsi sull’argomento di cui discute. Questa volta peggio, si sentivano ragionamenti che non appartengono all’evo contemporaneo e nemmeno all’evo moderno, arrivano diretti dal “secoli bui”.

Per esempio, sentivo una signora affermare “la plastica ha milioni di anni, perché viene dal petrolio, quindi non si può usare per fabbricare accendini una e getta, che poi si accumulano sulle nostre spiagge“. Eh? Allora anche, che ne so, l’alluminio ha milioni di anni perché viene dalla bauxite quindi non si può usare per fabbricare gli accendini usa e getta che poi si accumulano sulle nostre spiagge. Senza contare che qualsiasi cosa si accumulerebbe sulle spiagge se la gente ce la portasse.

Per inciso, la plastica si fa col petrolio perché conviene, non perché sia l’unico modo per farla, esattamente per la stessa ragione per cui le automobili vanno a benzina ma, volendo possono andare anche con l’olio esausto della frittura delle patatine del macdonalds o a carbone di legna o, idealmente, col gas delle scorregge. Quando si dice “conviene” si tratta sia delle “prestazioni” che del “costo”, per esempio le moto che fanno le gare col motore elettrico corrono per 3 giri e poi si fermano, una utilitaria con batteria e motore elettrico al momento costa sopra i trentamila euro. Senza considerare, ancora ovviamente, la fabbricazione e lo smaltimento. Infatti…

Un ragionamento sensato dovrebbe essere:

1. quanta “plastica” viene immessa sul mercato?
1.a quanta “plastica” viene recuperata come rifiuto e smaltita?
1.b quanta “plastica” non viene recuperata e smaltita ma viene dispersa nell’ambiente?
1.c quanta “plastica” può essere sostituita da altri materiali?

A cui segue:
1.a.1 della “plastica” recuperata, quanta viene bruciata come “rifiuto indifferenziato” e quanta viene riciclata?
1.a.1.a di quella bruciata, quali sono i sottoprodotti?
1.a.1.b di quella riciclata, quali sono i sottoprodotti?

1.b.1 la “plastica” dispersa che percorso segue e dove va?
1.b.2 della “plastica” dispersa, quali sono i sottoprodotti?

1.c.1 specificare di ogni materiale proposto in sostituzione della “plastica” le stesse voci di cui sopra, sullo smaltimento e sulla dispersione ambientale.

Invece, di cosa discute il Parlamento? Di mettere una tassa sulla “plastica”. Cosa che notoriamente funziona benissimo, infatti le accise sui carburanti e tutti i balzelli imposti sugli autoveicoli hanno ridotto il traffico, no? Basta guardare fuori dalla finestra.

Se c’è una cosa fastidiosa è questo “pauperismo” modaiolo con cui si atteggia gente che poi consuma con tutti gli strumenti e i modi che gli vengono concessi. Gente che non capisce il concetto che si potrebbe fare a meno dello scemofono più che dello scolapasta di plastica e che per lo scemofono vale lo stesso ragionamento dello scolapasta, cioè nel momento in cui si distribuisce come “prodotto” bisogna definire come verrà ritirato e smaltito in quanto “rifiuto”. Invece di fantasticare di un mondo idilliaco, della “natura” e del “buon selvaggio”, che poi riguarda sempre gli altri perché nessuno rinuncia a niente, dove il “prodotto” non c’è, quindi non si pone il problema del “rifiuto”.

Per il progresso della madre terra

La seconda guerra mondiale è finita da tempo, i continenti devono ora vincere la guerra per salvare il pianeta e l’Europa può lavorare, per il progresso della madre terra, insieme con i grandi paesi di tutti i continenti. Gli europei hanno radici forti che permettono di poter guidare un’azione globale per una nuova fratellanza mondiale, senza più guerre, razzismi, genocidi, mura.

Indovinate chi ha scritto queste profonde considerazioni sul quotidiano della famiglia De Benedetti.

Secondo me la cosa più incredibile è che questa persona ha superato le Scuole dell’Obbligo, il Liceo, si è laureato in Giurisprudenza, è diventato magistrato, ha esercitato la magistratura e poi è stato eletto sindaco di una grande città. E’ normale che adesso si candidi a guidare l’Italia, il Mondo e l’Universo, avendo provato che tutto è possibile.

Per il progresso della madre terra.

Intanto, un altro messia dell’incredibile, che l’Italia ne partorisce a bizzeffe, ha dato il via alla ennesima incarnazione della “sinistra”. Nel radunare i proseliti, porgeva il suo invito ecumenico alle folle.

Vogliamo offrire uno spazio a chi non crede nella casa dei sovranisti e non sta in un disegno strutturale di alleanza tra Pd e M5S

Quindi, eccone un altro che si candida a guidare l’azione globale per una nuova fratellanza mondiale. Per il progresso della madre terra. Questo però, a dimostrazione che come dicevo tutto è possibile, è riuscito a farsi incaricare Presidente del Consiglio partendo da sindaco. Poi, come capita ai messia, l’hanno ingiustamente crocifisso, più volte e ogni volta lui è risuscitato. I fedeli giubilano per la sua ennesima reincarnazione, senza domandargli cosa significhi “disegno strutturale di alleanza”.

Le grandi menzogne: la “natura”

Premesso che vi raccomando la lettura dei post precedenti, che siamo veramente toccando il fondo.

Il nulla sul Corriere:
Il pontile che biancheggia sul laghetto è una «cosa» fatta dagli uomini e ripresasi dalla natura: le foto da novembre 2018 a oggi.

Un falso. Non ha importanza di per se quanto per la solita storia della trasfigurazione della realtà attraverso lo “storytelling”, cioè un racconto fatto di menzogne e paradossi che serve a sostenere la “nuova normalità” del Mondo Nuovo.

Prima cosa, ecco come mi ricordo la campagna lombarda della bassa Brianza di quando ero bambino.

Campi a perdita d’occhio separati da filari di alberi in corrispondenza di viottoli, rogge o di canali di irrigazione e questa era la “natura”. Per chi non lo sapesse, la differenza tra la campagna a nord di Milano e a sud di Milano sta nel fatto che a Nord la campagna, in pendenza verso Milano, è relativamente povera d’acqua, tanto che esiste(va) una rete capillare di irrigazione. Ma è sempre stata una campagna relativamente “povera”, per cui da sempre la Brianza ha una necessaria vocazione “manifatturiera”, sostenuta da una rete di trasporti, inizialmente ferroviaria e poi viaria, che la attraversava collegando il Varesotto, il Comasco e il Lecchese con Milano.

Il Parco Nord Milano fu realizzato piantumando ex-novo nella prima metà degli anni Ottanta i campi rimasti liberi dagli edifici nella terra di nessuno tra i Comuni di Milano, Bresso, Cusano Milanino, Cormano, Cinisello Balsamo, Novate Milanese e Sesto San Giovanni, in un’area dove c’era un po’ di tutto, l’antico stabilimento Breda Areonautica, un piccolo aeroporto, una discarica, vasche per scarichi fognari, l’autostrada, un ospedale, un “centro scolastico omnicomprensivo”, eccetera.

Da bambino non ci andavo mai, come ho detto era “terra di nessuno”. A quei tempi giocavamo in strada, tra i palazzi e l’unico “verde” era quello delle aiuole. Quando si andava in gita, il parco più vicino era il Parco della Villa Reale a Monza. Da ragazzo, dopo la Maturità, andavo di tanto in tanto a visitare il “nuovo” parco, che allora si presentava come una distesa di piantine alte un paio di metri disposte in intervalli regolari su una terra argillosa e viottoli polverosi d’estate e fangosi in inverno. Mano a mano che le piante crescevano, furono aggiunte tutte le attrezzature di un parco urbano, panchine, vialetti asfaltati, illuminazione, fontane, eccetera. Di recente, con grandi spese, sono stati realizzati dei laghi artificiali che recuperano l’acqua originariamente portata per l’irrigazione dal Canale Villoresi che taglia la bassa Brianza da Ovest ad Est poco più a nord del Parco.

Le fotografie che ci mostra il Corriere sono suggestive ma suggeriscono una realtà che non esiste, come sa benissimo chi frequenta il posto. Mostrano la riva nord del lago artificiale che si trova nella zona “Niguarda” del Parco e le piante si trovano in una striscia di quattro o cinque metri, dietro la quale c’è un vialetto pedonale, da cui si accede a due “pontili” come quello al centro dell’immagine, poi un’altra striscia di prato falciato, un filare di alberi e un vialetto asfaltato con le panchine. Tutto quello che si vede non solo è completamente artificiale ma viene attivamente mantenuto dai giardinieri, cioè l’erba falciata, le piante potate, abbattute, rimpiazzate. La riva del lago non è “naturale” ma consiste in uno scalino di calcestruzzo, interrotto da zone dove la terra e le piante entrano nell’acqua per consentire alle papere e altri animali che si sono abituati a vivere in città, di entrare e uscire dall’acqua. Sul lato opposto, a Sud, dopo qualche decina di metri il Parco finisce e cominciano i palazzi della periferia di Milano.

Questa è la stessa riva sul finire dei lavori di costruzione, notate a sinistra la terra predisposta a “simulare” una riva “naturale”, quella che vedete nelle immagini del Corriere. L’edificio sulla destra adesso è un centro commerciale del “Gigante”. Dietro i palazzi di Bresso.

Questa è la riva opposta, lato Milano Niguarda, in estate, frequentata dai “nuovi italiani” a cui non importa dei divieti sui cartelli.

Lo “storytelling” fasullo sulla “natura”, ha delle conseguenze ovvie. La gente non riesce a distinguere il “vero” dal “falso” e non ha nessuna cognizione della ragione, del percorso tramite il quale si arriva al “dato di fatto”. Non capisce che la “natura” del Parco Nord è altrettanto “naturale” dei filari di palme che decorano Piazza del Duomo, monumento che vorrebbe celebrare il “Mondo Nuovo Globalizzato” ma che, per chi non è rincretinito, in associazione con gli edifici novecenteschi affacciati sulla piazza, celebra i brevi fasti coloniali dell’Italia imperiale.

Nel frattempo si sono imposti dei comportamenti ossessivi nell’uso del Parco. Spariti i bambini e i ragazzi, i vialetti sono percorsi dai “corridori”, poco male, l’unico problema che sono un tantino esibizionisti e tendono a muoversi come gli storni, tutti assieme. Gli altri spazi sono colonizzati dai “ciclisti di montagna” e dai “cinofili”, i quali non hanno bisogno di un giardino curato ma di una “terra di nessuno” come era in origine, da potere devastare con le ruote dentate e dove il cane può defecare, scavare, essere “libero”. Tutta gente che al Parco ci va in macchina. Quindi, come sempre, servono i posteggi e nessuno si preoccupa di cosa c’è appena fuori, cioè del “vivere” la città. Si straparla di “natura” senza vedere che si passa da uno spazio chiuso ad un altro spazio chiuso muovendosi chiusi dentro dei veicoli. I “vuoti” dell’ambiente urbano sono spazi “ostili”, invivibili, destinati solo al movimento o al parcheggio dei veicoli. Non esiste un modo “sano” di camminare dal Parco a casa mia, per camminare da un Comune all’altro o per andare in bicicletta da un Parco all’altro. Perché, lo ripeto, si esce di casa per camminare col cane e si va in bicicletta solo sullo sterrato con la ruota dentata.

Ogni tanto capita di vedere il “mega-progetto” del centro commerciale, del nuovo stadio, eccetera. Le cose che contano sono i nuovi palazzi ma il progetto include sempre il “verde”, per via dello “storytelling” sulla “natura”. Peccato che si tratterà sempre e comunque di spazi “vuoti” progettati sulla carta per essere “vissuti” ma la gente non saprà come “viverli” e che saranno isolati dal contesto, cintati, impermeabili. Nella migliore delle ipotesi, ci arriveranno in macchina e tireranno fuori il pittbull o la “mountain bike”, cercando uno sterrato. Qualsiasi “attrezzatura” sarà negletta, perché non serve ai “ciclisti di montagna” e ai “cinofili”, quindi velocemente vandalizzata dalla sotto-umanità che frequenta i “vuoti” col buio, quando gli altri sono chiusi dietro allarmi e porte corazzate. E’ un livello ulteriore di astrazione e quindi di alienazione.

Il livello di alienazione, oltre che dai comportamenti ossessivi della “natura”, si misura anche dal bisogno indotto di “viaggiare”. Appena si ha del tempo libero bisogna andare a visitare un posto qualsiasi, purché sia “altro” rispetto al luogo dove si dovrebbe vivere ma in realtà si esclude, chiudendosi dietro allarmi, impianti di filtraggio dell’aria e porte corazzate. Tipo bunker per la Guerra Atomica. Non si viaggia per estendere i propri orizzonti, una cosa che richiede un certo tipo di “cultura” che pochi possiedono ma per fuggire, per evadere dal carcere. Un posto vale l’altro. Poi però si ritorna e ci si rinchiude, in casa e in auto.

Popolo di idioti, eccovi l’evasometro con anonimizzazione

«Evasometro», con la manovra 2020 arriva il Grande Fratello fiscale (con anonimato)

1. “Nella sostanza non c’è una copertura strutturale del deficit, perché il governo si limita a spostare al futuro il saldo di un debito che ha verso le banche.

2. “… lo 0,004% del Pil – però è una sorta di rivoluzione culturale. Detto da qualcuno nel palazzo del Tesoro: «Perché Google può profilare gli italiani, ma noi no?» … algoritmo in grado di incrociare i dati delle fatture, dei consumi o dei movimenti bancari con gli strumenti dell’intelligenza artificiale.

Cari Italiani, propongo ancora di abolire le elezioni, tanto siete tutti una manica di idioti, di imbecilli.

Prima cosa, come scritto nei due post precedenti, mentre Grillo farnetica di “reddito di nascita” da garantire ai futuri “Einstein” e ai futuri “Shakespeare” perché possano essere “creativi”, una specie di Keynes psichedelico e mentre Zingaretti promette la “giustizia sociale” e la “svolta green”, perché nessuno gli chiede cosa significa, lo Stato in realtà si indebita chiedendo dei prestiti e sostanzialmente falsificando il bilancio. Si indebita, non per costruire stazioni spaziali ma, nessuno lo vuole dire, per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici e per sostenere l’economia assistenziale del Meridione.

Seconda cosa, non solo promettono la “lotta ai grandi evasori” mentre in realtà vogliono “profilare gli Italiani” ma lo raccontano a gente che non capisce come il concetto di “profilazione” sia antitetico a quello di “anonimato”, è l’esatto contrario. La “profilazione” necessita di due aspetti, la identificazione univoca di ogni singolo italiano e la osservazione continua dei suoi comportamenti. Se le “agenzie” che saranno incaricate del “recupero crediti” dovranno bussare alla porta dei “possibili trasgressori” dovranno sapere esattamente chi sono e dove abitano e avere traccia della “trasgressione”, nonché la possibilità di risalire a tutta la storia precedente.

Non finisce qui. In realtà la “profilazione” non serve nemmeno per constatare una trasgressione ma per anticiparla. Cioè per prevedere come si comporterà una persona, date certe premesse. La “profilazione” non è una prova di colpevolezza, è un criterio di discriminazione. Tempo fa la banca mi ha chiesto se volevo sottoscrivere una certa polizza assicurativa per l’automobile. Non credono che io non possieda l’auto, cosi come non credono che non possieda il furbofono. La polizza richiedeva l’installazione di una “scatola nera” sull’auto, in modo che la compagnia assicurativa potesse “profilare” il guidatore. La ragione è che in base al “profilo”, pagherai una tariffa diversa, perché si presume che diversi comportamenti corrispondano a diversi livelli di “rischio” per l’assicuratore. Come effetto secondario, le informazioni contenute nella “scatola nera” possono essere usate per qualsiasi altro scopo, oltre quello di determinare la tariffa, per esempio, ipoteticamente, per elevare una contravvenzione se viene registrato che l’automobile viaggiava oltre il limite consentito in un dato punto del percorso, oppure provare in tribunale la responsabilità di un sinistro.

Terza cosa, la “intelligenza artificiale” è una delle tante scemenze inventate dal marketing. In realtà è un normalissimo software che elabora, applicando un certo insieme di regole, la grande quantità di dati raccolti con la identificazione univoca e osservazione dei comportamenti. Il software non contiene più “intelligenza” di quella che ci hanno messo dentro i programmatori. E’ una macchina, non pensa, non è una coscienza, non è capace di intendere e volere, non distingue il bene dal male, quindi non è responsabile di nulla. Nessuno ha ancora avuto il coraggio o l’incoscienza di mettere in giro armi completamente autonome, gli alti comandi militari temono le conseguenze di creare un assassino meccanico, inconsapevole, che non distingue il bene dal male. Il Governo italiano, nella sua saggezza, non ha queste remore.

Ah, per chi non ci arriva.
Google può “profilare” i suoi utenti perché essere utente di Google è facoltativo. Non è un obbligo, fondamentalmente si sottoscrive un contratto dove Google scrive chiaro e tondo che tratterrà le informazioni per farne uso commerciale e in cambio fornirà certi servizi “gratuiti”. Viceversa, qualsiasi cosa faccia lo Stato è una imposizione manu militari, per la solita antica ragione per cui i questori (credo) romani si facevano accompagnare da esecutori armati di verghe per torturare e scuri per decapitare. “Questa mano po esse piuma e po esse fero”. Lo Stato si regge su tre possibili premesse. Il consenso, per cui i cittadini convengono di darsi certe regole, la forza, per cui un apparato repressivo sottomette i cittadini fintanto che questi non abbiano a loro volta la forza di ribellarsi e, di recente, il lavaggio del cervello, il condizionamento.

Di Maio ha scelto una diretta Facebook per rilanciare il tema e precisare: “In Italia bisogna combattere contro la grande evasione, non contro il commerciante. Io non accetto che si criminalizzino certe categorie.”

Paura, eh? Paura che gli Italiani non siano effettivamente cosi rincretiniti come se li immagina Zingaretti? La diretta Facebook. Lo strumento con cui ci parla il Ministro degli Esteri, incidentalmente “responsabile politico” del Movimento Cinque Stelle che però non è responsabile di nulla perché le decisioni nel Movimento si prendono, come sempre, nelle segrete stanze. Cosa ci dice il signor Di Maio? Che lui non accetta. Quindi? Come si riflette questo suo non accettare nei decreti del Governo, spacciati per “legge” e nelle leggi eventualmente approvate dal Parlamento? Come si mette rispetto al partito-bestemmia, il PD di Zingaretti e rispetto al “Viva la Figa” di Renzi? Perché si sono messi insieme per evitare che gli Italiani votassero Salvini ma adesso devono governare e, eventualmente, legiferare. Come si mette con quel personaggio ambiguo di Conte, apparso dal nulla, che non si sa da dove arriva e dove vuole andare?

Il giochino del poliziotto buono e del poliziotto cattivo ormai lo conoscono tutti, signor Di Maio. Continui pure con le solite menzogne e paradossi, tanto poi si risolve tutto con l’esibizione del profeta invasato o con un “Bella Ciao“.

Potrebbe interessare al lettore “distratto”, questa raccolta di ovvietà circa la truffa del “mondo senza contanti”. Non dico alla persona “di sinistra” o al “grillino” che tanto è gente che cambia idea senza avere dubbi. Moralmente, intellettualmente e fisicamente superiori.

Soros e Zingaretti

adnkronos: I finanziamenti di Soros a movimenti e ong in Italia

Per non dimenticare, per non abituarsi, per non accettare quella “normalità”.

Nota a margine, questi sono finanziamenti messi a bilancio, dichiarati. Solo quelli riconducibili alle fondazioni ufficiali facenti capo al signor Soros.

Ovviamente, come per gli arbitri e la Juve, le cose che vengono decise e fatte in separata sede, al riparo dai proverbiali “occhi indiscreti”, nessuno le sa. Per esempio, per quale ragione “dentino” Renzi viene invitato alla riunione del Gruppo Bilderberg? Per portare il suo contributo di idee, essendo egli un noto scienziato?

A proposito, è notorio che quando uno si dice “di sinistra” può significare solo che è un disabile, un pazzo o un criminale. A riprova, ecco un articolo a firma del signor Zingaretti: È un mezzo miracolo, ma sia solo l’inizio.

Sono tutti pieni di “cultura democratica” e “democratica cultura”. L’articolo comincia con una affermazione perentoria, un imperativo categorico che rimanda a tempi antichi, a quegli aforismi novecenteschi che ancora si leggono sbiaditi sulle facciate delle case. La solita autoironia involontaria e inconsapevole.

L’Italia ha bisogno di fiducia e sostituire la cultura dell’odio con la speranza.

Sono un disabile, un pazzo o un criminale può accettare una comunicazione collosa, viscida ed artefatta che si basa su una “neolingua” e sull’uso meccanico di stereotipi. Cosa sarebbe la “cultura dell’odio”? E la “speranza” cos’è, quella del Cristo che promette la resurrezione o più semplicemente il “redddito di cittadinanza” o, meglio ancora, il “reddito di nascita” come farnetica Grillo al post precedente? L’emancipazione del Proletariato ad opera del Partito Comunista?

Segue la solita scarica di numeri a caso, che potrebbero essere divisi per sette o moltiplicati per pigreco e sarebbe esattamente lo stesso. L’equivalente contemporaneo del “latinorum” dei Promessi Sposi. Poi un’altra frase infarcita di luoghi comuni che nessuno ha mai definito.

Giustizia sociale, svolta green e nuove politiche a favore delle famiglie, con un’attenzione in particolare all’infanzia e ai giovani. … la costruzione di un Paese più forte e più giusto.

Cosa sarebbe la “giustizia sociale”? Robin Hood che ruba ai ricchi per distribuire il bottino ai poveri? Idea innovativa. Oppure la vecchia “rivoluzione” tramite la quale certi borghesi promettevano ai servi che sarebbero diventati padroni se avessero accoppato e derubato certi altri borghesi? L’uso di due parole, “giustizia” e “sociale” implica necessariamente che si parla di “classi”, quindi si allude ad un altro passato novecentesco con il quale la “sinistra” non riesce a fare i conti, distratta, citando un “liberale di sinistra”, dallo stipendio e dalla figa. La “svolta green”. Che poi “green” significa “verde” in inglese. Ancora, cosa significa? Infanzia e giovani, si baciano gli infanti e si inquadrano i giovani nella milizia, da qualche parte devo avere una foto di mio padre attorno agli otto anni con la sua uniformina di balilla.

… investimenti privati sostenibili, come il “Bonus facciate”, un credito fiscale del 90% per chi rifarà le facciate di casa …

Quindi, rifare l’intonaco della casa, che per inciso, considerato il “patrimonio edilizio italiano”, nel 90% dei casi andrebbe abbattuta e ricostruita, aggiungendo sotto uno strato di polistirolo, il consueto “cappotto”, per aumentare l’isolamento, sarebbe un “investimento privato sostenibile”? Lo sa, il signor Zingaretti, che il polistirolo è un polimero dello stirene, diciamo che è la odiata “plastica”? La “sostenibilità” dello “investimento” dipende dal fatto che in teoria, ricoprendo la casa di plastica, si risparmia sul riscaldamento, ottenuto da “energia non-rinnovabile”? Mah. Veniamo al pezzo forte, dove si misura la demenza della “sinistra”:

… radicale e seria lotta senza quartiere all’evasione fiscale e in particolare ai grandi evasori, puntando sui pagamenti digitali, premiando con un superbonus chi ne fa uso, e sulla riduzione drastica dell’uso del contante.

Certo, signor Zingaretti, i “grandi evasori” si perseguono andando a vedere se pagano l’idraulico o il dentista in nero. Secondo me è più facile andare a vedere chi sono gli “amici” del signor Renzi. Ah no, adesso Renzi non è più l’antipapa del PD, pare abbia il suo partitino Avanti Savoia, Super Bang o come si chiama.

Nemmeno una persona senza istruzione come Zingaretti può dire una scemenza del genere in buona fede. E’ una menzogna da bambini, raccontata consapevolmente ad una platea di minorati, mettendogli davanti la carota della “vendetta” contro il “padrone”, cioè il “grande evasore”.

Il “grande evasore” si trova negli elenchi dei debitori delle banche fallite, tra gli editori dei “media” e tra i sostenitori/benefattori del PD, è gente che paga profumatamente rinomati studi legali e fior di commercialisti per eludere il Fisco. Gente che manovra società estere, matriosche di società controllanti e controllate. Gente che non trovi in fila al supermercato.

La balla/carota del “grande evasore” serve solo a nascondere alla plebaglia ottusa il bastone burocratico-fiscale che deve calare sulle schiene del solito “ceto medio”, sostenere l’idea tipica dei regimi di stampigliare un numero di identificazione sulla fronte di tutti i cittadini e imporgli la sorveglianza continua tipo “Occhio di Sauron”.

Senza contare la sempre maggiore collusione della “politica” col sistema finanziario e bancario, con vista panoramica sul solito orizzonte mondialista.

L’articolo di Zingaretti è tipo un remix della “Fattoria degli Animali” di Orwell e di Matrix, con un tocco di Alberto Sordi. Si è verificata la mia fosca profezia, la convergenza tra Movimento Cinque Stelle e PD. Ogni Popolo ha le leggi e i governanti che si merita.

Odiano i Napoletani

Chissà come mai. Prego mettere insieme questa intervista:

Governo, de Magistris: “Mi candido per guidare il paese”.

Con questo panorama:

Napoli, chiuse quattro aule della scuola materna «Alpi-Levi» di Scampia: erano nel bel mezzo di una discarica abusiva.

Gente che vive in una realtà parallela. Io abito in un postaccio, una periferia ripopolata da immigrati. Ma se qui ci fossero le cose che a Napoli sono “normali”, scoppierebbe la rivoluzione. Napoli non è in Italia, non è nemmeno in questa dimensione.

Suonava il silenzio

Il maggiore degli alpini Karim Akalay Bensellam, trentaseienne di origini marocchine.

Per chi non lo sapesse, se non è cambiato anche questo, dal grado di maggiore in su la penna non è nera ma bianca. Ma cosa ne sanno al Corriere, cosa gli importa. Sono tutte cose che vanno scaricare giù nel cesso del Mondo Nuovo e che nel giro di qualche decennio nessuno ricorderà più.