L’anno prossimo addio a Windows

Succederà una piccola cosa che ho rimandato ma, per la natura dell’universo, mi verrà a cercare lei. Dovrò dare l’addio a Microsoft.

Nel Gennaio del 2020 terminerà il supporto a Windows 7. Fino ad oggi ho mantenuto un PC con Windows per ragioni di compatibilità e perché ci sono un paio di programmi che mi fanno comodo per certe operazioni. La fine del supporto di per sé non significa niente altro che Microsoft non rilascerà aggiornamenti. Il guaio vero è che tutti quelli che sviluppano software per Windows prenderanno la palla al balzo per non dovere rilasciare una versione del loro prodotto che è “fuori mercato”, quindi anche tutti i programmi non saranno più aggiornati. Volendo, si potrebbe continuare ad usare lo stesso il macchinario a tempo indefinito, facendo a meno degli aggiornamenti. Vedremo, valuterò la cosa.

In linea generale, ci sono due soluzioni. Microsoft mi raccomanda di comprare un nuovo PC con sopra Windows 10 preinstallato. Faccio di tutto per non comprare aggeggi con il software preinstallato, una cosa che secondo me dovrebbe essere vietata. In ogni caso, Dato che non mi serve per il momento un nuovo PC e sono dell’idea di non buttare una cosa perfettamente funzionante, seguirò l’altra soluzione, cioè sostituirò Windows con una distribuzione Linux.

Lo so, pensano tutti che sia una cosa da “stramboidi” ma la verità, come spesso succede, è l’esatto opposto. Installare ed usare una distribuzione Linux è molto più agevole, è una liberazione. Certo, bisogna fare delle scelte e delle rinunce, che è precisamente quello che rende liberi.

Apro una parentesi: i “luoghi comuni” mi annoiano e più invecchio più mi infastidiscono. Non è vero che Windows sia un sistema operativo pieno di difetti, vulnerabile, eccetera. Di suo funziona perfettamente, anzi, per la maggior parte è di ottima qualità.

Tanto tempo fa Microsoft, per ragioni di marketing, prese due decisioni che da una parte rendono la vita facile a tutti e dall’altra inducono certi problemi.
– l’utente di Windows di solito è anche “amministratore” del PC. Significa che mentre usa il computer ha i permessi per modificare qualsiasi parte del sistema.
– l’utente di Windows installa programmi prendendoli da fonti eterogenee. La “installazione” è un programma separato in se stessa, preparato da qualcuno per apportare qualsiasi modifica al sistema che sia ritenuta utile al funzionamento del programma da installare.
Se mettete insieme le due cose, capite che ogni volta che si installa qualcosa in Windows si apportano modifiche qualsiasi al sistema, modifiche decise da soggetti terzi eterogenei, che l’utente “autorizza” in quanto “amministratore” senza però averne nessuna cognizione.
Windows è stato pensato per “facilitare” l’utente e quindi tende a non chiedere nulla e a nascondere le cose. Anche questi due aspetti inducono dei problemi. Ogni volta che si cambia qualcosa in Windows è difficile prevedere le conseguenze e, non sapendo quali sono le conseguenze una volta che si sono determinate, è difficile correggere l’eventuale problema o tornare indietro allo stato precedente.

Quindi, quello che succede nella pratica è che Windows all’inizio funziona perfettamente, poi l’utente “amministratore” inizia a fare dei cambiamenti, aggiungendo software eterogeneo di terze parti. Questi cambiamenti introducono dei problemi che l’utente non sa o non vuole diagnosticare e correggere, i problemi si accumulano e mano a mano le prestazioni del computer degradano.

La differenza con le distribuzioni Linux sta in questo: usando Linux ti viene tutto sbattuto in faccia. In partenza, che la distribuzione è solo una raccolta di progetti indipendenti ognuno dei quali viene sviluppato per conto suo. Quindi ogni parte del sistema ci può essere o no, può funzionare o no. Chi mette insieme la distribuzione non fa altro che provare la raccolta per verificare che più o meno si possa adoperare come sistema integrato. Usando la distribuzione sei “utente” e hai solo i permessi per cambiare le cose nella tua “home”. Se invece vuoi cambiare qualcosa nel sistema generale, per tutti gli “utenti”, devi mettere la password per diventare “amministratore”. Lo “amministratore” non usa il computer, decide quali componenti ci sono, come devono funzionare, teoricamente li può modificare scrivendo il codice sorgente e ricompilandolo. Windows ti vende una “semplicità” di un automatismo che nasconde la complessità, viceversa le distribuzioni Linux cercano solo di renderti comoda la manovella e i pedali che devi azionare per fare funzionare, più o meno, il macchinario. Il vantaggio è che tutti gli ingranaggi sono esposti, sono li da vedere e li puoi azionare, montare o smontare, prendendoli dal “magazzino”. Usando Linux, ti abitui a diagnosticare problemi, cercare si Internet le soluzioni, correggere i problemi, contro l’idea di Windows si fare finta che non ci siano e di affidarsi sempre e comunque ad altri.

Chiudo dicendovi che Android, il sistema operativo degli scemofoni, in soldoni è una distribuzione Linux curata da Google con una virtual machine Java che fa girare le “app”. Viene reso tutto inaccessibile e, tramite i driver, incompatibile da uno scemofono ad un altro, nel solo interesse dei venditori degli scemofoni. E’ un caso da manuale per cui io sostengo che il software preinstallato andrebbe vietato.

Popolo di idioti, eccovi l’evasometro con anonimizzazione

«Evasometro», con la manovra 2020 arriva il Grande Fratello fiscale (con anonimato)

1. “Nella sostanza non c’è una copertura strutturale del deficit, perché il governo si limita a spostare al futuro il saldo di un debito che ha verso le banche.

2. “… lo 0,004% del Pil – però è una sorta di rivoluzione culturale. Detto da qualcuno nel palazzo del Tesoro: «Perché Google può profilare gli italiani, ma noi no?» … algoritmo in grado di incrociare i dati delle fatture, dei consumi o dei movimenti bancari con gli strumenti dell’intelligenza artificiale.

Cari Italiani, propongo ancora di abolire le elezioni, tanto siete tutti una manica di idioti, di imbecilli.

Prima cosa, come scritto nei due post precedenti, mentre Grillo farnetica di “reddito di nascita” da garantire ai futuri “Einstein” e ai futuri “Shakespeare” perché possano essere “creativi”, una specie di Keynes psichedelico e mentre Zingaretti promette la “giustizia sociale” e la “svolta green”, perché nessuno gli chiede cosa significa, lo Stato in realtà si indebita chiedendo dei prestiti e sostanzialmente falsificando il bilancio. Si indebita, non per costruire stazioni spaziali ma, nessuno lo vuole dire, per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici e per sostenere l’economia assistenziale del Meridione.

Seconda cosa, non solo promettono la “lotta ai grandi evasori” mentre in realtà vogliono “profilare gli Italiani” ma lo raccontano a gente che non capisce come il concetto di “profilazione” sia antitetico a quello di “anonimato”, è l’esatto contrario. La “profilazione” necessita di due aspetti, la identificazione univoca di ogni singolo italiano e la osservazione continua dei suoi comportamenti. Se le “agenzie” che saranno incaricate del “recupero crediti” dovranno bussare alla porta dei “possibili trasgressori” dovranno sapere esattamente chi sono e dove abitano e avere traccia della “trasgressione”, nonché la possibilità di risalire a tutta la storia precedente.

Non finisce qui. In realtà la “profilazione” non serve nemmeno per constatare una trasgressione ma per anticiparla. Cioè per prevedere come si comporterà una persona, date certe premesse. La “profilazione” non è una prova di colpevolezza, è un criterio di discriminazione. Tempo fa la banca mi ha chiesto se volevo sottoscrivere una certa polizza assicurativa per l’automobile. Non credono che io non possieda l’auto, cosi come non credono che non possieda il furbofono. La polizza richiedeva l’installazione di una “scatola nera” sull’auto, in modo che la compagnia assicurativa potesse “profilare” il guidatore. La ragione è che in base al “profilo”, pagherai una tariffa diversa, perché si presume che diversi comportamenti corrispondano a diversi livelli di “rischio” per l’assicuratore. Come effetto secondario, le informazioni contenute nella “scatola nera” possono essere usate per qualsiasi altro scopo, oltre quello di determinare la tariffa, per esempio, ipoteticamente, per elevare una contravvenzione se viene registrato che l’automobile viaggiava oltre il limite consentito in un dato punto del percorso, oppure provare in tribunale la responsabilità di un sinistro.

Terza cosa, la “intelligenza artificiale” è una delle tante scemenze inventate dal marketing. In realtà è un normalissimo software che elabora, applicando un certo insieme di regole, la grande quantità di dati raccolti con la identificazione univoca e osservazione dei comportamenti. Il software non contiene più “intelligenza” di quella che ci hanno messo dentro i programmatori. E’ una macchina, non pensa, non è una coscienza, non è capace di intendere e volere, non distingue il bene dal male, quindi non è responsabile di nulla. Nessuno ha ancora avuto il coraggio o l’incoscienza di mettere in giro armi completamente autonome, gli alti comandi militari temono le conseguenze di creare un assassino meccanico, inconsapevole, che non distingue il bene dal male. Il Governo italiano, nella sua saggezza, non ha queste remore.

Ah, per chi non ci arriva.
Google può “profilare” i suoi utenti perché essere utente di Google è facoltativo. Non è un obbligo, fondamentalmente si sottoscrive un contratto dove Google scrive chiaro e tondo che tratterrà le informazioni per farne uso commerciale e in cambio fornirà certi servizi “gratuiti”. Viceversa, qualsiasi cosa faccia lo Stato è una imposizione manu militari, per la solita antica ragione per cui i questori (credo) romani si facevano accompagnare da esecutori armati di verghe per torturare e scuri per decapitare. “Questa mano po esse piuma e po esse fero”. Lo Stato si regge su tre possibili premesse. Il consenso, per cui i cittadini convengono di darsi certe regole, la forza, per cui un apparato repressivo sottomette i cittadini fintanto che questi non abbiano a loro volta la forza di ribellarsi e, di recente, il lavaggio del cervello, il condizionamento.

Di Maio ha scelto una diretta Facebook per rilanciare il tema e precisare: “In Italia bisogna combattere contro la grande evasione, non contro il commerciante. Io non accetto che si criminalizzino certe categorie.”

Paura, eh? Paura che gli Italiani non siano effettivamente cosi rincretiniti come se li immagina Zingaretti? La diretta Facebook. Lo strumento con cui ci parla il Ministro degli Esteri, incidentalmente “responsabile politico” del Movimento Cinque Stelle che però non è responsabile di nulla perché le decisioni nel Movimento si prendono, come sempre, nelle segrete stanze. Cosa ci dice il signor Di Maio? Che lui non accetta. Quindi? Come si riflette questo suo non accettare nei decreti del Governo, spacciati per “legge” e nelle leggi eventualmente approvate dal Parlamento? Come si mette rispetto al partito-bestemmia, il PD di Zingaretti e rispetto al “Viva la Figa” di Renzi? Perché si sono messi insieme per evitare che gli Italiani votassero Salvini ma adesso devono governare e, eventualmente, legiferare. Come si mette con quel personaggio ambiguo di Conte, apparso dal nulla, che non si sa da dove arriva e dove vuole andare?

Il giochino del poliziotto buono e del poliziotto cattivo ormai lo conoscono tutti, signor Di Maio. Continui pure con le solite menzogne e paradossi, tanto poi si risolve tutto con l’esibizione del profeta invasato o con un “Bella Ciao“.

Potrebbe interessare al lettore “distratto”, questa raccolta di ovvietà circa la truffa del “mondo senza contanti”. Non dico alla persona “di sinistra” o al “grillino” che tanto è gente che cambia idea senza avere dubbi. Moralmente, intellettualmente e fisicamente superiori.

Firefox private network

Ecco. L’avevo scritto da qualche parte. Mozilla con parecchi anni di ritardo si accorge che esiste la necessità di cambiare le regole del gioco riguardo la “privacy” di Internet. Il guaio è che il ritardo, oltre vari problemi legati al contesto e alle risorse spese altrove, comporta il fatto che generazioni di “nuovi utenti”, specie quelli che conoscono Internet attraverso lo scemofono, non sanno e non vogliono sapere come funzionano le cose da un punto di vista tecnico.

Comunque, Mozilla sta sperimentando con la collaborazione di Cloudflare un sistema per criptare le richieste che il browser manda al servizio DNS. Ci sono diversi modi per farlo e quello scelto da Mozilla si chiama DoH, DNS over HTTPS. Questa funzione la trovate già presente nelle impostazioni di rete di Firefox. Fate attenzione che per usare questa funzione servono due cose. Serve un servizio DNS che offra DoH e serve che questo servizio abbia un server localizzato il più possibile vicino al luogo da cui vi collegate ad Internet. Significa che potete usare qualsiasi server, non per forza quello di Cloudflare, però dovete trovarne uno vicino casa.

Adesso leggo che Mozilla sta sperimentando, solo per gli utenti USA, una estensione che da quello che posso capire è un servizio VPN, Virtual Private Network. In sostanza con questa estensione Firefox apre una connessione criptata verso un server Cloudflare e questo server funge da proxy, cioè tutto il traffico di rete di Firefox viene inoltrato da questo server, in modo da mascherare l’IP address dell’utente e presentare invece un IP address di Cloudflare. Nella pagina di presentazione c’è scritto “This Private Network beta release is currently free“, cosa che mi fa sospettare che in futuro il servizio possa richiedere la sottoscrizione di un abbonamento. Esistono già sul mercato svariati servizi VPN, per cui boh, non ho ben chiaro il senso dell’iniziativa di Mozilla se non di spartire l’eventuale business con il fornitore del servizio VPN, girandogli tutti o molti dei suoi utenti.

Intanto, come potete leggere in questo blog, esiste l’alternativa di Tor Browser, che in sostanza è una versione leggermente modificata di Firefox nella versione “supporto a lungo termine” con l’aggiunta di un client Tor che viene eseguito in prima istanza quando si clicca sull’icona. La differenza tra Tor e un servizio VPN consiste principalmente nel fatto che Tor si basa sulla partecipazione volontaria di gente che mette a disposizione la propria banda per inoltrare il traffico altrui, offrendosi come “nodo” di Tor. Di conseguenza, oltre ad essere un sistema abbastanza inefficiente, non offre alcuna garanzia riguardo la performance minima. Vi invito a limitare al massimo l’uso della banda quando usate Tor, perché non è la vostra, è di qualcun altro. Viceversa, i servizi VPN si fanno pagare per fornire un certo SLA, service level agreement, cioè garantire una certa performance della connessione che transita per i loro apparati. Oltre al fatto ovvio che vi dovete fidare che la VPN mantenga riservate le informazioni che potrebbe raccogliere su di voi monitorando la vostra connessione.

Staremo a vedere come andrà a finire con Mozilla.

Riflessioni varie sulle cose del mondo

Cominciamo da qualcosa di cosi brutto da essere ridicolo. Come i fenomeni, veri e falsi, che giravano per le fiere dei paesi e la gente pagava per vederli e fare “ooh”.

il sovranista – alla fine della fiera è uno sfigato a cui poverino non è andata tanto bene … dategli un buon stipendio o una bella figa e vedete come gli passa.

Ignoriamo l’italiano approssimativo del moderno “laureato”.
Siamo nell’ambito della psichiatria. Chi scrive misura se stesso e gli altri sulla base dello stipendio e della figa. Non solo, è convinto che chi ha un “buon stipendio” e una “bella figa” debba necessariamente essere un “compagno”, perché stipendio e figa fanno l’uomo soddisfatto e nello stesso momento testimoniano la Grazia Divina. Con buona pace di Marx e Engels. In una visione tipicamente impiegatizia, da “Camera Cafè”, la geniale serie TV, prendiamo un operaio sposato con una Filomena grassa e baffuta, questi sarà probabilmente “sovranista”. Viceversa il capoufficio del reparto vendite che se la fa con la segretaria ventenne, sarà necessariamente “compagno” o come si dicono tra di loro, “liberale di sinistra”. Tutto li. Non c’è altro nell’universo che la antropologia lombrosiana connessa alla posizione nell’organigramma fantozziano-aziendale e l’eventuale relazione sessuale (per pietà non andiamo ad esaminare quanto sia effettivametne “figa” la figa). Mi mancano le parole, ci vorrebbe il buon Fusaro.

Adesso esaminiamo una vexata quaestio, la faccenda dei “social” e della censura. La prendo un po’ alla larga. C’è questa fondazione che si chiama Mozilla. Anni fa i direttori di questa fondazione decisero di gettare tutte le energie della loro organizzazione nello sviluppo di un sistema operativo per scemofoni che si proponesse come alternativa ad Android. L’idea era quella di contrastare il monopolio di Google. L’idea finì nel proverbiale “bagno di sangue” per la fondazione perché la tecnologia che scelsero era inadeguata e i venditori degli scemofoni non erano interessati alla loro proposta, cioè a vendere degli scemofoni con un sistema operativo diverso da Android. Basti vedere ai giorni nostri l’uso dello “ecosistema” di Google come arma contro i venditori di scemofoni cinesi, che se dovessero farne a meno sarebbero estromessi dal mercato.

Ora, facciamoci una domanda: qual è lo scopo di Mozilla?
Mettere in mano a tutti gli strumenti per usare Internet, cioè per collegarsi tra di loro e scambiarsi informazioni qualsiasi? No, il primo scopo è pagare il “buon stipendio” e la “figa” la accantoniamo per non essere ironicamente omofobi. Mozilla è una fondazione che sostiene il concetto di “libertà” come in “liberale di sinistra”. Quindi va bene contrastare il monopolio di Google ma nello stesso momento ci devono essere sopra, sotto, dentro Internet, tutti gli strumenti di controllo che consentono agli “illuminati” di decidere cosa è “bene” e cosa è “male” e quindi di orientare l’Umanità in una direzione o l’altra. Nessuno è stato segato in Mozilla per il flop colossale del loro sistema operativo per scemofoni. Nessuno si è posto il problema di cosa sia Internet e a cosa serva. Però se uno prova a esprimere una idea vagamente contraria al “matrimonio gay”, per fare un esempio a caso, viene linciato e costretto a dimettersi.

L’abbiamo visto succedere cento volte, mi viene in mente il caso di tale Barilla, che tornano al mostro sopra, non aveva certo un “cattivo stipendio” e presumo non abbia particolari problemi con le segretarie ventenni, se volesse, il quale incautamente affermava che la sua azienda si rivolgeva alle famiglie “tradizionali”. Si scatenò una campagna mediatica planetaria che, a fronte del danno aziendale, lo costrinse a opportuna retromarcia, scuse e umiliazione (ancora) fantozziane. Viceversa, quando la Gilette fa uno spot in cui descrive i maschi (che si fanno la barba) come trogloditi, ritardati, psicopatici, tornando sopra, poveri sfigati che non hanno un buono stipendio e la moglie cessa, anche se lo spot danneggia l’azienda, chi lo ha programmato va elogiato e citato ad esempio, perché il fine “liberal” giustifica i mezzi.

Prendiamo questo esempio: Mastodon, social networking, back in your hands
Si tratta di un software Open Source che consente di configurare un server che fornisce più o meno le funzioni dei “social” tipo Facebook o Twitter. Ogni server è indipendente e amministrato dai suoi gestori con regole proprie. I server si possono “federare” tra di loro in modo che gli utenti di un server accedano ai contenuti condivisi dagli utenti dei server federati. Rispetto a Facebook, ci sono due vantaggi, non esiste una “proprietà” del servizio e si tratta di un servizio decentrato.

Ora, dov’è l’inghippo?
La prima cosa ovvia è che un Di Stefano, il capoccia di Casa Pound, cerca la gente nei luoghi dove la gente si raccoglie, quindi ha la necessità di andare su Facebook. La seconda cosa ovvia è che Di Stefano e tutta Casa Pound potrebbero non sapere nemmeno che esiste una alternativa a Facebook.

Ma il vero problema secondo me è un altro. Cosi come Mozilla vede la “libertà” come la affermazione e quindi la imposizione della “ideologia liberal”, allo stesso modo chi ha scritto il software di Mastodon e chi lo usa per i server “ufficiali” elencati nel sito, manifestano la necessità di affermare e quindi imporre la medesima “idelogia liberal”. Quando si presenta il software/servizio al “pubblico” la cosa più importante è elencare e descrivere le funzioni che consentono all’utente di proteggersi dai contenuti “offensivi” e agli amministratori di censurarli. Certo, se tu distribuisci un software a tutti, non puoi obbligarli alle stesse regole sulla “moderazione”. Però puoi aggirare l’inconveniente facendo in modo che i server “liberali” escludano dalla federazione i server “offensivi”.

Mettiamo che Di Stefano e Casa Pound aprano il loro server Mastodon. Mettiamo che raccolgano tutti i “sovranisti” poveri sfigati d’Italia. Mettiamo che riescano a fare lo stesso gli altri movimenti dei “sovranisti” poveri sfigati d’Europa. Cosa succederebbe? Primo, tutti i server Mastodon isolerebbero i server “sovranisti” e questo sarebbe il meno. Partirebbero centomila esposti e denunce scritti da legioni di avvocaticchi volontari e/o stipendiati dalle solite conventicole “di sinistra”, in tutte le sedi, nazionali e sovranazionali. Dopodiché le autorità andrebbero a perseguire le persone che gestiscono i server che “incitano all’odio”. Basterebbe un fascetto pubblicato da Tizio o una svastichina pubblicata da Caio, per scatenare la solita tiritera della “apologia”.

Perché? Perché l’altro giorno leggevo su un altro blog mostruoso che ci dobbiamo mobilitare contro la minaccia fascista palesata dagli insulti raccolti da Lerner al Raduno di Pontida.

Le ingiurie e gli insulti lanciati contro Gad Lerner fanno male, un video che davvero si ha difficoltà a vedere, un salto nel passato, una sorta di passerella in mezzo ad una galleria degli orrori. … Un pezzo di Italia che vorremmo disconoscere e con la quale purtroppo dobbiamo fare i conti, perché quello della porta accanto spesso ha scritto il più brutto pezzo di storia del paese.

I peggiori criminali leghisti sono stati quei quattro veneti saliti sul Campanile di San Marco dopo avere parcheggiato sotto un “blindato” fatto con un trattore, oppure gli allevatori che spruzzarono il concime sui poliziotti mandati a manganellarli quando protestavano contro le “quote latte”.

I “giovani esuberanti” della “sinistra”, condizionati e sobillati dagli “intellettuali” e “ideologi”, con tutta la retorica della “resistenza rivoluzionaria”, hanno ammazzato centinaia di persone e ne hanno storpiate centinaia di altre, hanno riempito le galere di terroristi pluriomicidi, hanno messo a ferro e fuoco le città, le università e sono cent’anni che combattono una guerra civile contro gli altri Italiani. Ma tutto questo non conta, non esiste. Perché il “fine superiore” lava tutti i peccati. Come le ripetute amnistie di Togliatti nel dopoguerra.

Per concludere, il punto è che noi “sovranisti” e quindi poveri sfigati con il basso stipendio e la moglie cessa, non abbiamo ancora capito che ci hanno dichiarato guerra. Che di guerra si tratta e che dall’altra parte assumono che il “fine” giustifica i mezzi. Il Di Stefano si lagna che Facebook, strumento di monitoraggio, profilazione e condizionamento delle masse facente capo ad tale Zuckemberg, lo censura. Come lamentarsi che la corda con cui ti impiccano ti irrita la pelle.

Capire meglio Internet oggi

IP address

Ve la faccio semplice. Il vostro dispositivo elettronico quando si collega ad una rete deve avere assegnato un “indirizzo IP” dove “IP” sta per “Internet Protocol”. La situazione più comune è che abbiate un IP “privato” che viene usato dalla “rete locale” o LAN e questo viene assegnato da un “router” che è un dispositivo posto tra la “rete locale” e Internet che serve a inoltrare il traffico tra dispositivi che si trovano in due reti diverse. Il “router” invece ha un IP “pubblico” che gli viene assegnato dall’Internet Provider quando stabilite una connessione tramite un “modem” collegato al “router”. Lo IP “pubblico” può essere “statico”, quando ne comprate uno dal Provider e quindi vi viene assegnato in maniera permanente, oppure “dinamico” quando viene preso più o meno a caso dal gruppo di IP che il Provider ha comprato dalle autorità che gestiscono gli IP a livello mondiale e vi viene assegnato solo per la durata della connessione che avete stabilito.

Aggeggio > IP privato > Rete Locale > router > IP pubblico > Provider > Internet.

Lo IP pubblico serve per consentire ad altri aggeggi collegati ad Internet di stabilire delle connessioni col vostro aggeggio collegato ad Internet. In altre parole, serve per trovarvi. A livello pratico, significa che il Provider associa la connessione stabilita alla tale ora con l’IP assegnato tale alla vostra utenza telefonica. Associare la vostra identità alla connessione Internet è una cosa che in Italia richiede un ordine della Magistratura, non è una cosa che possono fare i privati. Quindi implica grane legali.

Come si rende “anonima” la vostra connessione? Interponendo tra il vostro aggeggio e l’aggeggio con cui si collega uno o più altri aggeggi che fanno da tramite o “nodi”, ognuno col suo proprio IP Address. L’ultimo aggeggio della catena di aggeggi vede l’IP dell’ultimo “nodo” ma non vede il vostro IP, che si trova a monte del primo “nodo”. Oltre ad avere bisogno della collaborazione intenzionale degli aggeggi che si prestano a fungere da “nodi”, c’è anche l’inconveniente che dovendo passare fisicamente attraverso di loro, non andrete ad usare la vostra banda ma quella dei “nodi”, quindi c’è una enorme inefficienza della connessione nel suo insieme. Ragione per cui non può essere un modo per rendere “anonima” la vostra presenza complessiva su Internet ma solo certe applicazioni specifiche che richiedono poca banda.

Altri sistemi di monitoraggio e identificazione.

Purtroppo col tempo Internet si è trasformata in un sistema di monitoraggio e raccolta informazioni a livello planetario. Grandi aziende come Google guadagnano cifre stratosferiche raccogliendo informazioni sulle persone che usano loro “servizi gratuiti” e rivendendo queste informazioni a chiunque le voglia adoperare per manipolare il “pubblico”, per esempio tramite la pubblicità o le campagne elettorali.

Il primo ed ovvio sistema per raccogliere informazioni è tramite il “servizio gratuito” in quanto tale, per esempio una persona si registra dentro Facebook, apre la sua pagina, ci mette dentro post, immagini, collegamenti ad altre pagine, eccetera, il software di Facebook raccoglie e analizza queste informazioni e crea un “profilo” di quella persona, per poi proporgli direttamente certi “suggerimenti”, oppure per passare il “profilo” ad altre piattaforme che a loro volta propongono i “suggerimenti”.

Non essere “social”, cambiare motore di ricerca.

Quindi, la difesa consiste nel non registrarsi dentro questi servizi e non metterci dentro delle informazioni personali. Cambiate il motore di ricerca predefinito, invece di usare Google potete, ad esempio, usare Duckduckgo ma ce ne sono altri.

Un altro sistema meno ovvio consiste nel interrogare il browser, cioè il programma che usiamo per “navigare”. Il browser fornisce delle informazioni sulla configurazione specifica del vostro aggeggio che in origine avevano lo scopo di fornire delle pagine adatte a configurazioni eterogenee. Queste informazioni vengono adoperate per creare un identificativo univoco del vostro aggeggio. Poi, tramite degli script, cioè dei programmini, inseriti nelle pagine che visitate, la grande azienda come Google può seguire il vostro percorso, partendo dalle ricerche che fate, quali siti visitate, vedere quali contenuti guardate.

Ridurre la superficie esposta.

In questo caso la difesa consiste nel confondere le informazioni fornite dal browser in maniera che siano diverse, sia cambiandole all’inizio che cancellando quello che viene memorizzato quando chiudete la sessione del browser, ogni volta ma sopratutto nel bloccare tutti gli script che vengono caricati dai siti Web e che non sono strettamente necessari al loro funzionamento. Ci sono diversi modi per farlo, ne dico due, uno consiste nel frapporre tra il browser ed Internet un “proxy” locale, cioè un software che filtra le connessioni. E’ una cosa complicata, quindi conviene invece usare una o più estensioni, cioè dei programmini che aggiungono certe funzioni al browser o consentono di cambiare certe impostazioni. Ad esempio uBlock Origin oppure uMatrix. Purtroppo per filtrare opportunamente i contenuti delle pagine Web bisogna usare queste estensioni in “paranoia mode” e studiare la documentazione.

Avrete notato che da qualche tempo il vecchio prefisso “HTTP” è stato sostituito da “HTTPS”. Di solito il browser mostra una icona a forma di lucchetto verde. Significa che la connessione che avete stabilito con il server  che vi sta mostrando la pagina è codificata, cioè quando la connessione è stata stabilita il vostro aggeggio e il server si sono accordati per usare una chiave di codifica in modo da “criptare” la connessione e impedire che qualcuno, vedendo passare i dati, possa leggerli.

Dovete sapere però che ogni volta che il browser per collegarsi ad un certo sito Web usando il “nome” di questo sito, per esempio “johnconnorbear.vivaldi.net”, deve passare da un servizio chiamato DNS, Domani Name System, che associa questo “nome” ad un IP address pubblico statico, quello del server su cui risiede il sito in questione. Di solito il servizio DNS viene fornito dal Service Provider a cui ci colleghiamo. Ci sono due problemi. Primo, il Provider può registrare tutte le richieste, quindi vedere quali siti visitiamo, anche se le singole connessioni sono HTTPS. Il secondo è che quando qualcuno vuole “bloccare” un sito in modo che non possiate accedervi, va a modificare il DNS.

Cambiare il DNS.

La prima cosa che potete fare è non usare il DNS del vostro provider ma un altro, un servizio DNS pubblico.  Se usate Duckduckgo come motore di ricerca e inserite “public DNS”, vi verrà mostrato un elenco di DNS che potete adoperare. Io di solito uso quelli di OpenNIC ma in questo momento so provando quelli di Cloudflare, sotto capite perché. A seconda del Sistema Operativo che adoperate l’impostazione del DNS è leggermente diversa ma si troverà sempre nelle opzioni della connessione di rete Internet. Idealmente il server che contattate per il servizio DNS deve essere geograficamente vicino a casa vostra, non in un altro continente, altrimenti le richieste risulteranno più lente.

Un’altra soluzione consiste nell’usare un servizio DNS che sia a sua volta “criptato”. Firefox sta progressivamente introducendo una funzione che si chiama “DNS over HTTPS”. Se andate nelle “opzioni – generale – impostazioni di rete” in fondo trovate il checkbox per attivare questa funzione e per selezionare il servizio DNS da usare. Il servizio predefinito è un DNS di Cloudflare, quindi io ho impostato anche come “DNS convenzionale” il DNS pubblico di Cloudflare. Firefox prova ad usare il DNS via HTTPS e se non va, usa quello convenzionale come backup. Se volete provare questa funzione, potete anche inserire un qualsiasi altro “DoH”, per esempio questo.

Vivaldi risponde il giorno dopo

Vivaldi.net risponde il giorno dopo alle segnalazioni. Bravi, adesso vediamo se mantenete anche le promesse. Nella mia lunga esperienza, non capita mai. Comunque, almeno danno un riscontro, che non è scontato.

Hi John,

Thanks for taking the time to write to us.

The blogs are being worked on. The themes are getting an update and there will be some other changes as well. Together with that, bugs will be addressed also. The recent comments widget issue is definitely known. And I’ve forward your feedback to the team as well, so they can check that the other issues you mentioned are on their radar as well.

Greetings from sunny Oslo,
Jane / User support manager @ Vivaldi

Cos’è Vivaldi?

Vivaldi.net è la community fatta di Blog, WebMail e Forum che sostiene il browser Vivaldi. Vivaldi e Vivaldi.net sono stati fondati dal CEO di Opera quando Opera fu ceduta ai Cinesi, il browser abbandonato e la community chiusa. Il signor Jon Stephenson von Tetzchner, inseme al signor Tatsuki Tomita, pensarono che fosse un peccato e decisero di riproporre l’abbinamento di un browser con le stesse possibilità di “customizzazione” di Opera e la sua community.

Il browser Vivaldi utilizza il motore “Blink” che viene sviluppato da Google e distribuito con licenza “open source”, lo stesso di Chrome. Lo scopo di Vivaldi è aggiungere più opzioni per “customizzare” l’interfaccia del browser, aggiungendo sopra Blink una “skin” fatta in Javascript, CSS e HTML. Oltre ad una interfaccia più ricca e “customizzabile”, Vivaldi fornisce anche maggiore “privacy” rispetto a Chrome.

Io preferisco usare Firefox per sostenere l’unico altro motore esistente al momento, Gecko/Quantum ed evitare che ne rimanga solo uno, cosa che sarebbe deleteria per il futuro di Internet. Se voi siete utilizzatori di Chrome, vi suggerisco di sostituirlo con Vivaldi.

La ragione per cui sto usando questa piattaforma è che cosi posso restituire nel mio piccolo qualcosa facendo pubblicità al loro prodotto. Avevo un blog in inglese su MyOpera, quando fu chiusa.

 

Tutto quello che sapete è sbagliato, tutto quello che vedete è falso

Lo studioso partigiano lotta insieme a noi.

Cominciamo da un video apparentemente innocuo. Un signore di mezza età suona la chitarra. Guardando meglio, il signore in questione è Roberto Gualtieri, allora “eurodeputato” del PD e attuale Ministro della Economia. Cosa suona? Le “bionde trecce” di Battisti? No, suona Bella Ciao in stile “bossa nova”. Adesso, domandiamoci perché. Vi do il proverbiale e meridionale “aiutino”:

La formazione di Gualtieri non è da economista, ma da studioso di storia contemporanea (è professore associato alla Sapienza di Roma). Come accademico ha pubblicato una ricostruzione della vicenda politica della democrazia post-bellica in Italia, con molta attenzione ai rapporti fra Democrazia cristiana e Partito comunista italiano, del quale prese la tessera giovanissimo negli anni ’80.

… ha fatto parte della commissione di “saggi” nominata da Romano Prodi che ha redatto il “Manifesto” per il Partito democratico.

La carota dello storytelling e il bastone della repressione.

Vi domanderete vabè, cosa c’entra? Eh, se ve lo domandate a questo punto significa che avete la propensione a votare Cinque Stelle. Allora vi do un altro “aiutino”:

La stimolazione cerebrale non invasiva contro pregiudizi e stereotipi sociali.

Per far fronte a questo problema, i ricercatori negli ultimi 20 anni hanno cercato di creare degli interventi che siano in grado di modificare tali stereotipi e pregiudizi. Per esempio, è stato scoperto che è possibile ridurre il pregiudizio etnico/razziale, fornendo delle informazioni che vanno contro lo stesso pregiudizio, come per esempio presentare uno scenario relativo a un’aggressione, in cui un uomo bianco interpreta il ruolo dell’aggressore e un uomo di colore interpreta il ruolo del soccorritore.

Uno “scenario”, un uomo “interpreta”. Se poi non vi basta essere bombardati dalla propaganda attraverso i film e serial televisivi , che vi “forniscono informazioni contro il pregiudizio”, si può ricorrere a misure più efficaci, come:

L’idea che sto portando avanti con la mia ricerca presso l’Istituto Italiano di Tecnologia è che questi stereotipi siano così instillati nella nostra mente che l’unico modo per cambiarli sia modificare i meccanismi biologici del cervello responsabili della generazione e controllo di tali stereotipi. In particolare, i miei studi sono volti all’utilizzo di una procedura, chiamata stimolazione cerebrale non invasiva: tecnica appartenente al campo scientifico delle neuroscienze. … inducendo delle piccole correnti elettriche o magnetiche, di modulare i meccanismi attraverso i quali il cervello regola il nostro comportamento.

Cosa facevano in Unione Sovietica coi dissidenti? Dato che solo un pazzo poteva negare i progressi del “socialismo reale”, li rinchiudevano in certi “istituti psichiatrici”. Ecco, se non vi convincete con gli “scenari” e i personaggi “interpretati” dagli attori, se non vi bastano queste “informazioni”, si può sempre ricorrere ad un TSO, un trattamento sanitario obbligatorio.

La Rete.

Adesso veniamo agli aspetti tecnici. La “Rete”, con cui realizzare la “democrazia diretta” e la “partecipazione” dei cittadini alla politica.

La “Rete”, come ho già detto, nasce in un momento in cui Mario aveva un computer e voleva collegarlo al computer di Luigi. Mario prendeva il telefono, alzava la cornetta, componeva il numero di Luigi. Luigi sentiva suonare il suo telefono, alzava la cornetta per rispondere. A quel punto Mario appoggiava la sua cornetta sopra un aggeggio chiamato “accoppiatore acustico” e il suo computer ci parlava dentro. Dentro la cornetta, come una persona. Lo stesso faceva Mario e a quel punto i due computer si parlavano via telefono. Non a parole, ovviamente, con dei trilli e dei fruscii.

Celebre scena dal film War Games, connessione dial-up.

Oggi la “Rete” è completamente diversa. Per farla semplice, è stata modificata da grandi aziende, gruppi di interesse (lobby) e Governi per funzionare come un sistema di sorveglianza e raccolta di informazioni a livello planetario. La “Internet delle cose”, dove tutto è collegato a tutto e le persone sono “always on”, cioè vivono “connesse”. Anzi, essere “connessi” è un “diritto”, il “diritto alla cittadinanza elettronica”. Queste informazioni vengono poi vendute e comprate per essere usate da aziende, gruppi di interesse (lobby) e Governi nel modo che vi ho illustrato sopra, cioè per manipolare le persone “fornendo informazioni” e, quando serve, per la soppressione del dissenso.

Non ci vuole un genio a capire che Google gestisce la maggior parte della “pubblicità” sulla “Rete” e nello stesso momento fornisce il motore di ricerca più usato, il Sistema Operativo degli “smartphone”, Android e fornisce il browser più usato per accedere ad Internet, Chrome. Controlla anche tutto l’ecosistema delle “app”. Non basta, Google fa in modo che tutti i siti Web contengano degli script che interagiscono col browser e consentono di identificare l’utente, osservare quali contenuti guarda e seguirlo mentre va da un sito ad un altro. Lo stesso “modello di business” sostiene i cosiddetti “social”, voi venite indotti a buttarci dentro la vostra vita e la vita dei vostri parenti, quella dei vostri amici e l’azienda che sta dietro il servizio raccoglie tutte le informazioni, le rivende perché siano usate per “fornire informazioni” a voi e a tutti gli altri. Quando serve, anche per identificarvi e perseguirvi, sia in termini di legge, sia con la “pressione mediatica”.

Si straparla di “fake news”. In inglese significa “notizie false”. Una cosa che ho sempre trovato spassosa e insieme tragica è che chi si lagna delle “fake news” sulla “Rete” in realtà è agente delle Elite Apolidi che costruiscono e usano la “Rete” per gli scopi che ho appena descritto.

Non ci dobbiamo preoccupare delle “notizie false” ma del fatto che l’intera realtà che conosciamo è frutto studiato, pianificato, di una manipolazione. La nostra realtà è un artificio, una costruzione fittizia. Non solo, ci dobbiamo anche preoccupare che la Rete viene usata per identificarci, monitorare le nostre vite e, come ho detto, per sopprimere il dissenso.

Il dissenso rispetto allo “storytelling” circa le fantastiche sorti progressive del Mondo Nuovo, come descritto nell’articolo citato sopra:

Nel corso degli ultimi decenni, la globalizzazione ha portato a un’intensificazione degli scambi internazionali nella nostra società, favorendo su una scala senza precedenti il crescere dell’economia mondiale e la coesistenza di differenti gruppi socioculturali. … aspetti positivi molto rilevanti per l’evoluzione della società moderna come il superamento dei confini spazio-temporali, la velocità e la circolazione delle comunicazioni, e l’arricchimento culturale …

Il dissenso e la devianza rispetto al pensare e comportarsi come automi inconsapevoli. Prendiamo l’esempio della “ecologia”, un intero racconto sulla realtà che è completamente fasullo. Leggo il solito articolo-marchetta su Greta che attraversa l’oceano sulla barca da regata del principe di Monaco. L’articolo si lamenta della polemica scoppiata perché in una fotografia si vede una bottiglia di plastica appesa dietro Greta. Dimostrazione di quanto sia stupida e condizionata la “massa”. Infatti tutto quello che si vede nella fotografia, tranne Greta, cioè la barca, l’arredamento, gli strumenti, i vestiti, sono tutti di plastica. Perché Greta non è andata da dei mastri d’ascia danesi a farsi costruire un drakkar di legno di abete, non è andata dalle donne del villaggio a farsi tessere una vela in fibre vegetali. Non è andata dal pastore a farsi dare la lana e poi dalla filatrice e poi dalla tessitrice per farsi un mantello. Il principe monegasco non naviga orientandosi con sole, luna e stelle. La bottiglia è un automatismo creato dallo “storytelling” della apocalisse. La bottiglia inquina l’oceano. La bottiglia crea le “microplastiche” che sono nell’acqua e nell’aria. La bottiglia non è una bottiglia, è un input a cui segue meccanicamente un output, stimolo e reazione programmata, condizionata.

Cosa fare?

Da un punto di vista tecnico vi posso dire di non adoperare o di adoperare il meno possibile i prodotti e servizi delle grandi aziende come Google. Adottate le misure che riducono la vostra esposizione sulla “Rete” (bloccare gli script non necessari nei siti Web, anonimizzare il vostro IP address quando possibile, non fornire informazioni personali ai “social”). Purtroppo non so come aiutarvi con lo smartphone, perché quello, al contrario dei PC, è uno strumento progettato apposta per il monitoraggio delle persone e per la somministrazione delle “informazioni”.

Ovviamente, siate consapevoli che tutti i film e tutto quello che vedete in TV ad oggi sono solo propaganda, condizionamento, lavaggio del cervello. Sono tutte cose studiate a tavolino e ingegnerizzate per indurre la gente ad una certa percezione della realtà, quindi a determinati pensieri e reazioni.