La vera Greta sono io

Stamane dovevo recarmi in Milano per sottopormi ad un esame diagnostico. Dopo avere soppesato le alternative, considerato che la distanza in linea d’aria era meno di dieci chilometri, l’inquinamento, i divieti, il posteggio eccetera, considerato che non dovevo spogliarmi e quindi potevo anche arrivare un po’ sudato, decidevo di compiere l’impresa eroica e andare in bicicletta. Se sono qui a raccontarlo è solo grazie gli antichi pianificatori che vollero fare le cose in grande e disegnarono viale Zara con i controviali. Oltre il traffico parossistico, non so immaginare nelle ore in cui si muovono i pendolari, oltre la condizione disastrosa delle strade che ormai non vengono più mantenute e quindi devi continuamente evitare le voragini, a rendere l’impresa ancora più eroica ci si è messa una fastidiosa pioggerella. Quanta gente ho incontrato in bicicletta tra andata e ritorno? Due persone di chiara origine alloctona che mi guardavano come se fossi un ufo. A dimostrazione del fatto che gli “ecologisti” sono falsi come i soldi del Monopoli. Il Comune mette telecamere e pedaggio giustificando la cosa con la necessità di ridurre il traffico automobilistico, la gente però paga le gabelle, compra sempre più automobilone, poi non sa dove metterle e il traffico rende la città invivibile, Greta va in America con la barca da regata del principe di Monaco e nessuno dice ma sopratutto fa niente che abbia un senso. Non è previsto che qualcuno si sposti a piedi o in bicicletta, non c’è proprio lo spazio fisico. Ah, quanto è suggestivo viale Jenner. Per chi lo conosce, ho detto tutto.

Un post da geek

Non leggetelo se non vi interessano Internet, i PC, eccetera.

Allora, come scrissi in un post precedente, in occasione dello “end of lyfe” di Windows 7 ho deciso che, invece di passare attraverso la ordalia di installare e configurare Windows 10 più tutti i programmi ( vi ricordo che Windows 10 è gratis se avete una licenza di 7), era meglio completare il processo che ho avviato anni fa e usare solo Linux. Allo stato attuale si tratta di un laptop estremamente economico con una CPU “celeron” e 4 Giga di RAM e un desktop altrettanto economico con una CPU “i3” e 4 Giga di RAM.

Ho fatto il solito giro installando le distribuzioni che vanno per la maggiore ma alla fine sono tornato a quella con cui mi trovo meglio perché è la più noiosa, cosi noiosa che viene voglia di scassare qualcosa di proposito, tanto per avere qualcosa da fare. Come avrete visto dal “banner” a destra, si tratta di una derivata di Ubuntu che usa XFCE come “ambiente desktop”, cioè l’aggeggio che disegna la “scrivania” con “menu”, “icone” e “finestre”.

XFCE è un “ambiente” con effetto nostalgia perché assomiglia molto come “feeling” alle vecchie versioni di Windows e quindi ci vuole veramente poco per adattarsi alle differenze. L’installazione è una cosa di pochi minuti e include tutto il necessario, ho aggiunto solo due programmi, uno per gestire dischi, chiavette, eccetera e uno per gestire i “pacchetti”, che per semplificare significa cercare, installare o rimuovere programmi. Poi ho cambiato le icone, lo sfondo del desktop, la decorazione delle finestre e oplà, fatto.

Il punto di forza di Linux è anche il suo difetto. Non è una cosa unica ma una accozzaglia di progetti del tutto indipendenti, portati avanti da persone eterogenee, dal dipendente della grande azienda allo hobbista. Le “distribuzioni” sono delle raccolte assemblate per facilitare la vita ai pigri come me, altrimenti dovresti mettere tutti i pezzi assieme personalmente. Il vantaggio è proprio questo, che potendo scegliere i pezzi da mettere assieme, puoi farti un sistema su misura.

Ci sono cose difficili da capire per quanto riguarda Linux, per esempio il fatto che si sprecano un sacco di risorse continuando a rifare le cose senza che ce ne sia bisogno. Le due cose peggiori che sono capitate negli ultimi anni sono state i due rifacimenti degli “ambienti” più usati, KDE, basato sul “toolkit” QT e Gnome, basato sul “toolkit” GTK. Dovete sapere che tutti i programmi per Linux realizzano la propria interfaccia grafica con uno di questi due “toolkit”. Le versioni precedenti di KDE e Gnome non avevano niente che non andasse, bisognava solo aggiornare, correggere, perfezionare. Invece no, la gente che si è incaricata delle nuove versioni ha deciso di rifare tutto da zero e che bisognava essere “moderni” cambiando la “metafora” della “scrivania” con qualcosa di diverso. KDE partì coi “plasmoidi” e nessuno capiva cosa diavolo fosse un “plasmoide”, a me sembra che fossero dei “contenitori” che potevano contenere altri “contenitori” o praticamente qualsiasi cosa. Dopo un tempo infinito durante il quale non funzionava una beata mazza, alla fine KDE torna alla solita “scrivania” ma nel frattempo ha perso una quota consistente di utilizzatori che si erano spostati su Gnome o altri “ambienti” fondati su GTK. Ecco la seconda catastrofe, la nuova versione di Gnome abbandona la “scrivania” per proporre una interfaccia analoga a quella che si usa per i “touchscreen” degli “smartphone”, cioè l’idea che si adoperi un PC come si adopera uno “smartphone”. Anche qui per un pezzo non funziona niente ma la cosa peggiore è che l’idea di usare un PC come un telefono è una emerita scemenza. Allora cosa si inventano? Che puoi cambiare Gnome tramite delle “estensioni”. In sostanza devi fare tutto un giro per installare “estensioni” che riportino la interfaccia touchscreen che nessuno vuole o usa ad assomigliare ad una “scrivania”. Siamo abbastanza nel campo della psichiatria.

Fortunatamente, se non ti piace una cosa, Linux ti incoraggia a prendere il codice sorgente e modificarlo come ti fa comodo. Quindi non solo alle due catastrofi sono sopravvissuti degli “ambienti” minori come XFCE ma si sono prodotti un certo numero di “fork”, per esempio il vecchio Gnome non ha cessato di esistere, è diventato l’ambiente Mate.

Comunque, adesso ho i miei due PC con lo stesso ambiente e la stessa configurazione, che per le cose che devo fare io va più che bene. Non solo non mi mancano affatto Windows 7 e i programmi per Windows ma, come dicevo, sono molto più a mio agio. Non devo preoccuparmi di installazioni che danneggiano il sistema, non devo preoccuparmi di virus o intrusi malevoli, ho messo un firewall tanto per passare il tempo perché è superfluo, non esiste nemmeno il concetto di “deframmentare” il disco, non ci sono “utility”, niente. Apri programmi, usi programmi, chiudi programmi. Tra l’altro, non esiste il concetto di “software pirata”, tutto quello che mi serve è liberamente disponibile. Ovviamente anche per Linux ci sono programmi professionali che richiedono l’acquisto di una licenza ma per ora a me non servono perché sono programmi di nicchia, non per un uso generico del PC.

Per chi non è avvezzo, sono due le maggiori differenze con Windows: primo, l’utente e l’amministratore sono due entità separate. Si dovrebbe fare lo stesso con Windows ma quasi nessuno si ricorda che quando lo installi, il primo utente è sempre amministratore, quindi tutti usano Windows non come utente ma come amministratore coi permessi per cambiare e quindi scassare qualsiasi parte del sistema. In Linux l’utente può leggere e scrivere solo dentro la sua “directory/cartella” – “home” e per fare qualsiasi altra cosa deve o uscire e rientrare come “root” oppure elevare i propri permessi tramite un aggeggio che si chiama “sudo” che chiede la password. L’altra differenza principale è che mentre i programmi che si installano in Windows vengono da qualsiasi “luogo”, cioè prendi un programma da Internet e lo installi, in Linux, salvo eccezioni, i programmi vengono da un “repository” che viene gestito dalle stesse persone che realizzano la distribuzione. Questo dipende da una differenza strutturale: in Windows ogni programma si installa aggiungendo al sistema tutto quello che gli serve per funzionare, qualsiasi cosa, a qualsiasi livello. Con ovvie conseguenze potenzialmente catastrofiche quando si vanno a modificare parti del sistema. In Linux invece i programmi si appoggiano su “librerie” condivise tra tutti i programmi. Quindi un programma deve essere “impacchettato” per quella specifica distribuzione con quelle specifiche librerie. Sono le famose “dipendenze”. Per fare in modo che tutti i programmi vedano le loro “dipendenze” soddisfatte, li si impacchetta con degli aggeggi apposta che verificano tutti i collegamenti e li si mette nel “repository” da dove tutti poi li andranno a pescare per la installazione. Questo ha due conseguenze, primo che il sistema non viene modificato perché al massimo si aggiungono librerie che mancano ma non si possono ne rimuovere ne modificare le librerie condivise. A meno di farlo apposta e in quel caso vieni avvertito “attento, sto per rimuovere questo e quello”. Secondo, per introdurre un programma malevolo, oltre a chiedere all’utente di installarlo come “root”, devi inserirlo nel repository della distribuzione perché (quasi) nessuno prende programmi dall’esterno. Io ho dovuto fare una eccezione per TOR Browser che non è presente nel “repository” della distribuzione. Sarebbe lo stesso per Vivaldi.

Propaganda sempre più surreale

Ennesima ripetizione della propaganda di regime sul Corriere: La malattia come metafora.

La paura per il coronavirus si sovrappone così a forme di diffidenza politica e culturale: diffidenza per stili di vita o abitudini alimentari di altri Paesi, così diversi dai nostri” …

Mi faccia capire, signor Bucci. L’idea di essere infettato da un virus e finire all’ospedale con la polmonite o peggio è sovrapposta alla idea di mangiare un pipistrello arrosto? Lei sta farneticando. Poi, le farei presente che gli “stili di vita” non sono questione di scelta, come per voialtri fighetta “progressisti” che scegliete se ordinare la consegna a domicilio di una cosa o un’altra, oppure se andare al ristorante. Gli “stili di vita” sono imposti dal fatto che la gente è povera e ignorante. La gente povera e ignorante vive male, si ammala, soffre e muore.

… “La tentazione è allora quella di chiudere simbolicamente (e non solo) la porta, sperando così di lasciarne fuori le minacce.” …

Funzionerebbe benissimo se non ci fossero gli Efialte del Corriere a forzare la porta con un piede di porco e poi a tenerla aperta per fare entrare le minacce.

“In fondo, questo atteggiamento verso l’attuale emergenza non è così diverso da quello che alcuni governi (tra cui l’attuale amministrazione Usa)” …

Lei ne sa altrettanto di entrambe le “emergenze”, quindi scrive cose surreali solo perché qualcuno la paga per fare propaganda a suon di luoghi comuni e stereotipi. Una epidemia non è diversa dal “cambiamento climatico” perché la “attuale amministrazione USA”. Siamo al delirio, alla demenza.

… “ci si chiama fuori, o ci si illude di chiamarsi fuori, da un problema che ormai è planetario, pur vivendo in un‘epoca in cui mobilità e scambi internazionali sono un dato di fatto” …

Certo, tutto quello che ci racconta il Corriere è un “dato di fatto”, quindi da una parte non ci si può fare nulla, dall’altra è necessariamente una cosa buona e giusta perché è il “disegno divino”. Il vostro Mondo Nuovo è un “dato di fatto” quindi noi ci dobbiamo rassegnare ad essere portati al macello come i proverbiali agnelli sacrificali. Dobbiamo abituarci alle stragi dei terroristi, dobbiamo abituarci alle epidemie, qualsiasi cosa.

Il “dato di fatto” è che noi dobbiamo morire perché il vostro Mondo Nuovo si realizzi compiutamente.

… “L’atteggiamento e le paure del coronavirus ci parlano di un mondo sempre più globalizzato e interdipendente, ma che nelle grandi emergenze ragiona ancora largamente sulla base di schemi (e confini) tradizionali.”

A me invece parla molto più chiaro il fatto che un signor Bucchi viene pagato dal Corriere per fare questa propaganda surreale. Mi dica, visto che lei è nella cerchia degli “illuminati” che non subiscono le “paure”, quale sarebbe il ragionamento che bisogna fare nelle “grandi emergenze” del mondo “globalizzato”? Che bisogna essere “accoglienti e solidali”? Che non devono esistere Popoli, Nazioni, Stati ma il “Popolo Unico” del “meticciato” e del “diritto di migrare”, col Governo Mondiale?

Assoluta perversione

Una mamma “incontra” la figlia morta grazie alla realtà virtuale.

“Jang inizia a interagire con la figlia scomparsa, certo con tutti i limiti della realtà virtuale attuale, ma anche con tutte le opportunità che questa tecnologia oggi offre, ovvero ricreare in maniera molto fedele un ambiente e dei personaggi realistici”.

Chi scrive il pezzo di Repubblica si trova in due possibili condizioni. O non sa di cosa scrive e ci mette sopra un po’ di colore distribuendo parole a caso, oppure lo sa e quindi mente di proposito con uno scopo preciso, instillare nel lettore la convinzione che il “personaggio realistico” non sia una marionetta coi fili tenuti nelle mani del programmatore ma che sia la manifestazione “reale” della magia operata dalle potenze insondabili del “virtuale”. Se è possibile resuscitare i morti, qualsiasi cosa è possibile. Se Dio è morto, ne abbiamo fatto un altro. Dov’è? Nel “virtuale” e i suoi arcangeli e profeti sono quelli che hanno accesso a quello che sta dietro il “virtuale”.

Nel caso descritto dall’articolo la perversione di ricreare la figlia morta con un software è la stessa di impersonarla usando un nano travestito.

… “ogni distinzione tra vero e immaginario si perde nella nuova realtà”.

Ripeto il concetto a beneficio del mio lettore, se esiste. Qui non si tratta di affiancare il “vero” allo “immaginario” ma di affiancare due cose ugualmente “vere” e “tangibili”. Una sono gli eventi del mondo fisico, le persone. Una sono i computer, insieme di meccanismi e ingranaggi disegnati a tavolino da certi ingegneri e i programmi, insieme di istruzioni scritte in precedenza dai programmatori per fare in modo che il macchinario, ricevuto un certo insieme di istruzioni, risponda con un certo insieme di conclusioni.

Dov’è l’imbroglio? Nello “spontaneismo”, al solito, nella “accidentalità”. Le cose “capitano” per effetto delle leggi del cosmo o del disegno imperscrutabile degli Dei. Quello che vediamo è sempre “vero”, è la “nuova realtà” e quindi non ci sono marionette e burattinai.

Invece ci sono eccome.

Resistere

Edito aggiungendo questa notizia del Corriere. Leggete tra le righe:

… “seduto a un tavolo dell’Antica Osteria Cavallini di via Mauro Macchi, Riccardo Bossi aveva trascorso la vigilia di Natale consumando un pasto a base di pesce innaffiandolo con una bottiglia di vino da 40 euro e da una di champagne da 90. «Non ho il portafoglio, pagherò con un bonifico», ha detto al momento di saldare il conto da 240 euro facendo notare il suo cognome famoso. Il ristoratore, egiziano di origine, ha denunciato di non aver avuto un euro e l’ha querelato per truffa“.

A me non importa nulla delle malefatte del signor Bossi, del quale se fate una ricerca su Internet trovate diversi episodi da commedia di Toto come questi (Repubblica):

… “il titolare di un’officina ha accusato Riccardo Bossi di non aver pagato cerchi in lega, pneumatici e accessori per la sua Audi dal valore complessivo di quasi 3mila euro, senza saldare il conto”.

Invece mi preme questo fatto: “… Antica Osteria Cavallini di via Mauro Macchi … Il ristoratore, egiziano …”. Torno a ripetere sempre lo stesso ritornello, la gente conosce la cucina italiana in tutto il mondo. Una volta che gli osti sono egiziani, i casari sono indiani, i muratori sono albanesi, i sarti sono cinesi, la cucina italiana sparisce, non esiste più e lo stesso vale per tutto il resto. Spariscono tutti gli “arti e mestieri”, tutti quegli antichi saperi che costituivano l’unico patrimonio che avevamo. La “moda” è a Milano perché nel Medioevo c’erano le tessiture e le tintorie, non perché oggi ci sono i grattacieli di acciaio e vetro. Al “cittadino del mondo” non importa, ci sputa sopra alla “italianità”. Apolide significa “senza città” e per estensione “senza Patria”, quindi senza Padri.

Lamorgese su Repubblica: Non possiamo rassegnarci all’odio.

Un’emergenza culturale e civile. Che mette in discussione le ragioni stesse del nostro stare insieme. Del patto costituzionale nato dalla Resistenza antifascista e dalla mostruosità della Shoah. La scritta nazista di Mondovì, la violenza verbale riservata a Liliana Segre, lo stillicidio di manifestazioni razziste, xenofobe e direi più in generale il disprezzo per il cosiddetto ‘diverso’, che si tratti dello stigma inflitto per il colore della pelle, per ragioni di culto religioso o per le inclinazioni sessuali o per la semplice diversità di genere, dimostrano che è stato superato l’argine e dimostrano, per altro, il definitivo divorzio tra significante e significato nell’uso delle parole – prosegue – Nell’odio in cui siamo immersi c’è spesso assenza totale di pensiero. Assoluta ignoranza della storia.

Il patto costituzionale nato dalla Resistenza antifascista ben rappresentato qui: Repubblica: video della morte di Carlo Giuliani a Genova. Uno dei mille mila esempi della dissociazione della signora Lamorgese e della sua compagnia. Perché li non ci sono “significante e significato”, non c’è lo “stigma inflitto”. Non c’è “assenza totale di pensiero” meno che meno “assoluta ignoranza della storia”. Per esempio, molti anni dopo, siamo punto e a capo col patto costituzionale. Vi rimando ai tre post sugli editoriali del Corriere su Mussolini.

Fabrizio Rondolino sul Corriere: L’accoglienza spiegata dai gatti.

… “la cultura consente di fabbricare credenze capaci di innescare una reazione aggressiva”.

Ma va? Vedi i video sopra.

E’ evidente a tutti che i migranti non tolgono il lavoro agli italiani, ma se si è abbastanza bravi da farlo credere (o abbastanza gonzi da crederlo), la reazione aggressiva sarà automatica e inesorabile, proprio perché radicata nella nostra stessa natura e funzionale alla nostra sopravvivenza. La cultura cancella nella nostra percezione la differenza fra uno stimolo reale e uno stimolo virtuale, cioè ideologico, e l’animale che è in noi reagisce di conseguenza. E dunque, come con Ciottolo e con Pisula, bisognerebbe avere molta, moltissima pazienza e spiegare ai gatti d’Italia che il gatto migrante non sottrae crocchette a nessuno, ma semmai aggiunge allegria al gruppo”.

Quanto è vero, il segno tangibile di tutta questa allegria sono le camionette dell’Esercito. Resto in attesa che il signor Rondolino, con santa pazienza, mi spieghi la ragione per cui sono li. Forse è per controllare che la gente non perda il controllo e si faccia male, sopraffatta dalla troppa allegria. Girando per Milano è tutta una festa, pifferi, tamburelli, gente che balla nuda, che fa l’amore, un happening tipo Woodstock. Milano, nuovo blitz in Stazione centrale: migranti identificati e perquisiti. Ma io non posso capire, sono vittima delle “credenze” fabbricate per innescare una reazione aggressiva. Lo “stimolo virtuale”.

Combattiamo da tanto tempo…

Mussolini e l’essenza del Fascismo

Il Corriere continua con l’insopportabile teatro di Scurati e io ribatto colpo su colpo alla disinformazione di regime. Nel mio piccolo di formichina. Mussolini, l’essenza del fascismo.

Premetto che dopo avere visto le tre lezioni di Scurati, fatico a sopportarne l’aspetto e la mimica prima che le cose assurde che dice. Mi capita sovente quando ho a che fare con persone che cercano di manipolare il prossimo con un atteggiamento del tutto costruito. Veniamo al dunque, qual è la tesi paradossale di oggi? Che per capire la “essenza del Fascismo” si debba riprendere quello che ci ha “insegnato” l’antifascismo. Non fa ridere? Eppure, Scurati lo dice tutto serio e compreso nella parte.

La “essenza del Fascismo” è la violenza.

Scurati, bontà sua, ci insegna che le “cose buone” che una certa letteratura attribuisce a Mussolini sono solo una leggenda, la “leggenda nera”, che non è vero che Mussolini è “sprofondato nell’abisso della violenza” solo alla fine. La prova provata? Nel suo studio di direttore del “Popolo d’Italia”, una stanzetta povera e mal arredata perché Mussolini essendo l’incarnazione del Male non capiva niente nemmeno di arredamento d’interni, c’era niente po po di meno che la bandiera degli Arditi!

Gli Arditi. Cosa si inventa Scurati? Mussolini li recluta. “Questi professionisti della violenza diventano il primo nucleo delle squadracce fasciste”. In questa rassegna su Mussolini si omette, come se non fosse mai esistita, la Grande Guerra. L’ecatombe di generazioni di Europei. Basti dire che mio nonno fu richiamato coi “ragazzi del ’99” a diciassette anni perché il Regio Esercito aveva richiamato alle armi tutte le “classi” disponibili. La Grande Guerra fu la prima “guerra moderna” combattuta in Europa, furono inventati e sperimentati gli strumenti di sterminio su scala industriale mentre i fanti venivano mandati all’assalto come se fosse ancora il tempo della “fanteria di linea” delle campagne di Napoleone.

Facciamo un passo indietro, perché Scurati fa disinformazione e quindi gioca a confondere chi lo ascolta. Ripercorriamo la vita di Mussolini.

Cito: “… nel novembre 1912 divenne esponente di spicco dell’ala massimalista del socialismo italiano e giunse alla direzione dell’Avanti!, organo ufficiale del partito, succedendo a Giovanni Bacci. … nel periodo di direzione Mussolini, l’Avanti! era salito da 30-45.000 copie nel 1913 a 60-75.000 copie nei primi mesi del 1914“. Il Mussolini di questo periodo lo si legge qui: Settimana rossa o l’Eccidio di Ancona.

Davanti alla constatazione che ogni tentativo rivoluzionario organizzato dai Socialisti sarebbe stato facilmente soppresso dal Regio Esercito, nel 1914 Mussolini ha una bella pensata, la Guerra può servire al proletariato per armarsi, impratichirsi sull’uso della armi e quindi scatenare la Rivoluzione anti-borghese. Risultato: “La nuova linea non venne accettata dal partito e nel giro di due giorni Mussolini rassegnò le dimissioni (20 ottobre). Grazie all’aiuto finanziario di alcuni gruppi industriali (ancora con la mediazione di Filippo Naldi), Mussolini riuscì rapidamente a fondare un suo giornale: Il Popolo d’Italia, il cui primo numero uscì il 15 novembre 1914. Dalle colonne del suo giornale, Mussolini attaccò senza remore i suoi vecchi compagni. Col partito era rottura: il 29 novembre Mussolini venne espulso dal PSI.”

Scurati non fa nessun tentativo di fare capire agli Italiani del 2020 quali fossero i tempi di un secolo fa, trasferisce le cose che gli servono direttamente dal passato al presente. Allora leggete questa altra citazione: “Nel marzo 1915, dopo una lunga serie di reciproci articoli durissimi, giunti all’insulto personale, nonostante lo Statuto del Partito Socialista lo vietasse, Claudio Treves (nuovo direttore dell’Avanti! ndr) sfidò Mussolini a duello. La sfida venne accolta e il duello si svolse a Bicocca di Niguarda (nord di Milano) nel pomeriggio del 29 marzo 1915. Fu un combattimento alla sciabola tesissimo, durato 25 minuti, suddivisi in otto assalti consecutivi, nei quali i duellanti infersero, l’un l’altro, varie ferite e contusioni. Al termine dell’ottavo assalto, su consiglio dei medici, i padrini decisero di porre termine allo scontro, comunque constatando l’univoco rifiuto dei duellanti alla riconciliazione. Pur restando ferito all’avambraccio, alla fronte e all’ascella, Treves riuscì a colpire all’orecchio il futuro Duce, che era uscito indenne da sei precedenti duelli“.

Mussolini interventista assaggia la sua medicina: “Alla dichiarazione di guerra all’Austria-Ungheria (23 maggio 1915), Mussolini fece domanda per arruolarsi volontario, e questa come nella maggioranza dei casi venne respinta dagli uffici di leva. Venne chiamato come coscritto il 31 agosto 1915, e fu assegnato come soldato semplice al 12º Reggimento bersaglieri; il 13 settembre partì per il fronte con l’11º Reggimento bersaglieri. Tenne un diario di guerra, pubblicato sul Popolo d’Italia (fine dicembre 1915 – 13 febbraio 1917), nel quale raccontò la vita in trincea e prefigurò se stesso come eroe carismatico di una comunità nazionale, socialmente gerarchica e obbediente.Il 23 febbraio 1917 fu ferito gravemente dallo scoppio di un lanciabombe durante un’esercitazione sul Carso“.

Eccoci al Nuovo Mussolini: … “pubblicò sul (suo) giornale l’articolo Trincerocrazia, in cui rivendicò per i reduci dalle trincee il diritto di governare l’Italia post-bellica e prefigurò i combattenti della Grande Guerra come l’aristocrazia di domani e il nucleo centrale di una nuova classe dirigente“.

Questa in soldoni è la “essenza del Fascismo”, non la “violenza” di Scurati, che è un concetto paradossale se collocato nella prospettiva storica di quegli anni.

Un aspetto che Scurati non vi racconta in questa sede perché è meglio non trasferire il tutto nella sua metafora del presente: chi finanzia Mussolini? Cito ancora: … “finanziamenti da parte di ricchi industriali milanesi, da Banche per la pubblicità dei prestiti di guerra, da singoli sovvenzionatori come Cesare Goldmann e probabilmente Filippo Naldi, dalla Banca Italiana di Sconto e dalla massoneria. Ci furono probabilmente anche legami con i gruppi industriali Ansaldo e Toeplitz (e legata a quest’ultimo la Banca Commerciale Italiana)”. Alla fine Mussolini è pur sempre creatura della Terza Categoria della “sinistra”, uno dei Furbastri che vede nella politica una occasione di profitto personale. Come diceva Bertinotti, ci si mette in ghingheri e si frequentano i salotti di banchieri e contesse per rappresentarvi degnamente la Classe Operaia.

Chi erano gli Arditi? Potete leggere la pagina di Wikipedia che ho collegato sopra ma il punto è che tutti gli Italiani abili parteciparono a vario titolo alla Grande Guerra. Molte migliaia di fanti furono costretti a vivere in condizioni disumane, ricevere il bombardamento delle artiglierie, per poi uscire dai loro ripari e andare di corsa contro le mitragliatrici austriache. Perché usare l’espressione “professionisti della violenza”? Poi, all’epoca l’Esercito in guerra era composto da coscritti, compreso Mussolini, non da volontari. Viceversa, cosa direbbe Scurati delle Forze Armate odierne, quelle si composte per definizione da “professionisti”? Ah già, dato che viviamo in un mondo di menzogne e paradossi, quando la Marina vara un incrociatore c’è sempre il trombone di turno che fa il discorso sugli impieghi “umanitari” e di “protezione civile”. Metti che capita un terremoto, chi non manderebbe un incrociatore in soccorso?

Mussolini e il Fascismo amano la violenza, la desiderano. Scurati ci racconta: … “un culto della violenza e un culto della morte. Ricordatevi quella bandiera (appesa nello studio di Mussolini), sfondo nero, tibie incrociate, teschio. … Mussolini non soltanto fomenta e cavalca la paura ma fa un passo più in là. Prima fomenta la paura, soprattutto verso la Rivoluzione Socialista, i Socialisti vengono dipinti come un esercito nemico e invasore che si è accampato nel territorio nazionale. … perché si rivolgono come ideale a ciò che è avvenuto in Russia (che ovviamente Scurati non ci racconta, ndr) … poi fa un passo avanti, spinge i piccoli borghesi impauriti a commutare la paura in odio“. Ed eccoci magicamente allo “hate speech”, importato dai “liberal americani” e magicamente ricondotto da Scurati al capostipite dei “populisti”, Mussolini.

Rieccoci al crimine assoluto di Mussolini coi suoi “Professionisti della Violenza” che si affiancano o si sovrappongono ai “Piccoli Borghesi Impauriti”. Il crimine di avere impedito, con la “Paura” prima e poi con lo “Odio”, la realizzazione della Rivoluzione sognata dai Socialisti e poi dai Comunisti. Qui Scurati non sta parlando di fatti storici, ve lo ripeto, sta usando eventi di un secolo fa, estrapolati dal contesto, come metafora del presente. Il “populista” di oggi, epigono di Mussolini, usa “paura e odio” contro i “socialisti” contemporanei, i quali, ispirati super-umanamente da quei ideali “alti e lontani” che le “masse” non possono capire, si sforzano di realizzare la benedetta “rivoluzione” di Scalfari, il Popolo Unico, il Meticciato Planetario, il Governo Mondiale.

Severgnini verso l’infinito e oltre

Su titti i “media” rimbomba la propaganda mondialista. Ecco l’inutile caccia all’untore.

[…] “sbagliato trattare con crudeltà le persone. Siamo ai confini del razzismo sanitario.

Conoscete l’espressione «Siamo tutti sulla stessa barca»? Se la barca è immensa e rotonda, potremmo dire: siamo tutti sullo stesso pianeta. Il coronavirus sta dimostrando che il mondo è unito: non solo dal clima, dagli aeroplani, dagli smartphone e da Netflix. Un motivo in più per mostrarci saggi.

Vediamo di esaminare la logica delirante di Severgnini. 1. la Globalizzazione è Buona e Giusta. 2. la Globalizzazione produce gli smartphone di cui non possiamo e non dobbiamo fare a meno, come produce il virus. 3. Il virus creato dalla Globalizzazione è Buono e Giusto come gli smartphone.

Notare anche il delirio appena più sottile circa il fatto che il mondo sia “unito” dal “clima”. Sono quelle sparate convenzionali che hanno senso solo fino a che qualcuno non si ferma un nanosecondo a pensare cosa possono significate. Il mondo non è “unito” dal “clima”, infatti le cose si muovono, come in tutto l’universo, perché ogni parte si trova in uno stato differente di irraggiamento solare, di temperatura e pressione atmosferica, facendo in modo che l’atmosfera sia mossa dai venti e gli oceani dalle correnti, che periodicamente diventano tempeste. Ci sono ghiacci eterni e deserti roventi, ci sono grandi pianure e montagne, ci sono gli oceani attorno ai continenti. Potrebbe andare peggio, per esempio la temperatura più bassa su Venere è attorno ai 400 gradi ma al suolo si raggiungono i 1200 gradi, con una pressione cento volte quella terrestre. Inoltre, basta guardarsi un po’ attorno per vedere che le montagne una volta erano sul fondo del mare e che certe pianure dove adesso batte il sole, anticamente erano coperte dal ghiaccio. Le regioni che oggi sono le più fredde in tempi remoti avevano una flora e una fauna adatti ai climi tropicali.

Nello stesso momento, Severgnini celebra gli “aereoplani” e gli “smartphone” che sono oggetti familiari per i “cittadini del mondo”, gli stessi che “salvano il pianeta” bevendo l’acqua nelle caraffe col filtro in carbone nei bar alla moda di Londra. Perché aerei e smartphone, connaturati alla Globalizzazione, non inquinano, no no, mica come le tremende bottigliette di plastica. Gli arei e gli smartphone “uniscono” il mondo quindi non possono arrecare danno, alle persone o al “clima”.

[…] “la trasmissione del virus è legata a luoghi e contatti: non a un’etnia. Un ristorante cinese a Milano non presenta alcun rischio; un ristorante italiano a Wuhan, sì.”

Signor Servergnini, il “ristorante”, ovunque si trovi, non presenta alcun rischio, perché è fatto di materiali inerti o di metallo o di legno. Non ha alcuna importanza il menu del ristorante, se è un menu di piatti finto-cinesi o finto-italiani. Sono le persone che portano e trasmettono la malattia, ovunque si trovino. L’Europa ha sperimentato epidemie devastanti e l’unico rimedio era la “quarantena”, mi segua, il periodo di quaranta giorni con cui le navi venivano tenute lontano dalla città durante le pestilenze. Ovvero, gli stranieri venivano esiliati per un tempo abbastanza lungo da verificare che non portassero una infezione acuta. Continuavano a portare le infezioni croniche, cosi arrivò la sifilide, pare importata dalle Americhe. Qui non si tratta della “etnia”, non è l’ennesima istanza della Shoa, si tratta del fatto che gli stranieri che vengono da una regione dove infuria una epidemia, possono muoversi senza restrizioni. Non mi si dica che vengono controllati col termometro per vedere se hanno la febbre, perché se bastasse quello non ci sarebbe epidemia. Non mi si dica che vengono controllati i voli da e per la Cina, perché un signore cinese può scendere in Africa o che ne so e prendere un altro aereo. Insomma le variabili rilevanti sono due, la provenienza e la tanto celebrata “libertà di movimento di cose e persone”, non ci sono confini, il diritto di migrare.

Mettiamoci nei panni di un bambino cinese nato e cresciuto in Italia: vedere i compagni che non ti vogliono in classe dev’essere terribile.

Signor Severgnini eccoci alla solita domanda che vale per tutti voi alfieri del Mondialismo: scusi ma lei c’è o ci fa? Il “bambino cinese” secondo la sua stessa predicazione non è “cinese” ma italiano. Vedi alla voce “Jus Soli”. Inoltre, il problema non è che sia un bambino o che sia cinese, il problema è se sia stato in contatto con il virus, lui direttamente oppure qualche suo parente. Torniamo quindi alla radice di tutto, cioè la “libertà di movimento di cose e persone”, non ci sono confini, il diritto di migrare. In generale vale per tutti gli stranieri che vengono da regioni dove le profilassi sanitarie e le malattie endemiche sono molto diverse dalle nostre. Io non mi dimentico la signora Bonino di +Europa che scherzava sulla zanzara che aveva infettato la bambina italiana morta di malaria. Poi si è scoperto che la bambina era stata infettata in ospedale dove era ricoverata insieme a bimbi figli di immigrati africani, i quali bimbi avevano contratto la malaria nella loro terra di origine. E’ calato il silenzio delle veline di regime su i due corollari evidenti, primo che gli immigrati sono un rischio epidemico e secondo che negli ospedali si muore sovente per dolo o imperizia.

La Cina ha la memoria lunga: verrà ricordato chi incoraggia certi comportamenti, o non li condanna. E chi, invece, cerca di essere d’aiuto in questo momento difficile.

Mi sto cacando addosso dalla paura. Magari i Cinesi non vorranno più vendermi lo smartphone?

Meglio chiedere aiuto ad Alessandro Manzoni. Di caccia all’untore, se ne intendeva.

Ah, le risate. Se Manzoni avesse visto morire i suoi familiari di peste bubbonica o polmonare probabilmente avrebbe inveito contro Dio e contro gli uomini, invece che scribacchiare saccentemente della morte e disperazione altrui. Il fatto che l’Europa in qualche maniera sia riuscita ad emergere dalle epidemie di peste senza collassare completamente è stato un miracolo di perseveranza. Cercavano di proteggersi con la quarantena, costruendo ospedali e lazzaretti, costruendo cattedrali per comunicare con Dio. Oggi sappiamo dei virus e i medici non vanno in giro con maschere di uccello e spugne imbevute d’aceto ma non è cambiato niente, siamo ancora alla quarantena, agli ospedali e proveremmo anche con le cattedrali se i Cinesi non fossero ufficialmente comunisti e qui non avessimo l’anticristo come Papa.

Per ora in Italia solo due persone hanno contratto il virus, una coppia di turisti cinesi provenienti da Wuhan: sono stati individuati, isolati, curati e sembrano in condizioni discrete. I casi aumenteranno, probabilmente. Ma in Italia, ogni anno, da 3,5 a 6 milioni persone si ammalano di influenza, e oltre settemila – soprattutto anziani – muoiono a causa delle complicanze.

Prima cosa, i turisti cinesi non hanno contratto il virus in Italia, l’hanno portato in Italia venendo dal luogo dove l’hanno contratto, in Cina.

Seconda cosa, la faccenda dell’influenza è uno stereotipo che vedo ripetere da un certo tipo di persone condizionata alla “logica sinistra”. Due cose ovvie ma per voi non tanto. Il virus cinese SI AGGIUNGE alla influenza e poi determina una polmonite che richiede ricovero ospedaliero, mentre per l’influenza basta rimanere in casa. In secondo luogo la gravità della epidemia consiste nel fatto che TUTTI SI AMMALANO NELLO STESSO MOMENTO, portando la società alla paralisi. Cosa succederebbe, signor Severgnini, se gli ospedali di Milano dovessero ricoverare ventimila persone tutte insieme? La gente muore perché la morte fa parte della vita e allora non c’è problema, giusto? Virus o non virus, di qualcosa bisogna pur morire e allora inutile preoccuparsi, chi vuol esser lieto sia, del doman non v’è certezza.

La domanda, a questo punto, diventa: quando – speriamo presto – verrà trovato il vaccino contro il coronavirus, appena isolato dall’Istituto Spallanzani di Roma, i no-vax diranno «No, grazie»? E poi magari andranno fuori, a prendersela con i cinesi“.

Scusi signor Severgnini ma io mi dovrei vaccinare contro il “coronavirus” per potere consentire ai cinesi infetti di andare e venire liberamente? Dato che questa è una ennesima ricorrenza di uno stesso problema perché è già capitato che si diffondesse una epidemia in Cina di un virus simile e dato che anche l’influenza viene dagli allevamenti avicoli e suini, mi sembra che i vaccini vadano somministrati non a Milano ma in Cina e agli addetti a tali allevamenti. Imporre la vaccinazione all’intera Umanità come “piccolo prezzo da pagare per la libertà di movimento di cose e persone e per il diritto di migrare”, esattamente come imporre il terrorismo e quindi l’esercito che presidia le strade e le piazze, mi suona abbastanza demenziale. Però perfettamente in linea con la propaganda del Corriere.

Non ha nemmeno fatto la fatica di informarsi se per caso il virus fosse stato effettivamente isolato allo Spallanzani dalla ricercatrice meridionale e precaria PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO oppure se l’avessero già fatto altri, più volte, presso altri centri di ricerca. Perché certe veline di regime fanno comodo.

Come dicevo nel post precedente. Cosa volete farci, anche Severgnini si guadagna il pane in questo modo.

Edit: lo stesso Corriere informa che i due anziani cinesi che erano “in condizioni discrete” perché tanto è come l’influenza, si trovano adesso in terapia intensiva e i medici stanno provando dei farmaci antivirali sperimentali. Quando si arriva ai farmaci sperimentali significa, come dicevano i Romani dell’epoca repubblicana “essere ridotti ai triarii“, all’ultima linea di difesa.

Edit: Repubblica a firma Concita De Gregorio. Dopo avere elencato diligentemente tutti gli esempi di “razzismo” contro gli incolpevoli Cinesi, i fascisti della Lega, il docente a Calenzano, la ragazza sull’autobus a Cuneo, i turisti a Firenze e cosi via, la signora scrive:

Al 31 gennaio, mi segnala l’amica Daniela solitamente assai prudente riguardo all’eventualità di ammalarsi, sono stati notificati 11.955 casi confermati di coronavirus, di cui 259 decessi.”

Quindi niente da vedere, circolare prego. Fintanto che non capita a lei o a un familiare. Le considerazioni su questa logica fallata le ho esposte sopra.

… “le morti non provocate da virus: gli incidenti stradali all’uscita dalle discoteche, le morte ammazzate a casa e altre piaghe che vanno nelle brevi di cronaca – i trenta secondi sono scaduti. Restiamo al morbo. Ci si ammala e si muore di influenza ogni anno a centinaia di migliaia: converrebbe vaccinarsi…”

Come sopra, invece di vaccinare la popolazione mondiale per facilitare lo spostamento di cose e persone, converrebbe sopprimere le fonti del contagio anche per l’influenza. Quando fu introdotto il vaccino per il Tetano, che si trasmette con le spore contenute nel letame degli animali da stalla, la prima cosa che si fece fu renderlo obbligatorio per i contadini e gli allevatori, perché il Tetano era un rischio professionale. Invece qui con la solita inversione di +Europa, “gli immigrati arrivano sani e si ammalano in Italia”, tra poco ci dovremo vaccinare per le malattie tropicali e assumere preparati anti-malarici per non essere “razzisti”.

… “lo dico con sprezzo del pericolo della tempesta di gentile dissenso dei no vax. I cinesi detengono cospicue parti del patrimonio industriale nazionale, lo dico con sensibilità verso il lavoro dei ministeri, delle diplomazie e di tutti coloro che antepongono gli interessi economici al buon senso alla compassione e all’etica. Persino nel Paese da operetta chi non ha paura è più forte di chi ce l’ha, con buona pace degli untori – in politica e fuori.

Non poteva mancare la minaccia di ritorsione della Cina. Non ci domandiamo cosa farebbero i Cinesi se i turisti italiani gli portassero qualche pestilenza. Notare che sono esattamente le stesse tesi ed argomentazioni del signor Severgnini sul corriere solo disposte in un ordine leggermente diverso, a riprova che o si tratta di direttive calate dall’alto oppure sono più realisti del re e procedono a fare l’eco in automatico, senza bisogno di input.

Mussolini fomenta la paura

Continua la rassegna su Mussolini. Questa volta però il signor Scurati dismette i panni del “letterato” per indossare quelli dello “attore” e ci propone un pezzo di teatro. Come riuscì Mussolini ad arrivare al potere? Le origini della “politica della paura”.

Arriviamo al dunque. Il crimine di Mussolini viene finalmente descritto. Impedisce ai Socialisti e poi ai Comunisti di realizzare la loro “Rivoluzione”. Detto cosi però non fa abbastanza effetto, quindi il signor Scurati ci racconta la favola.

“Il Partito Socialista aveva come simbolo il Sole dell’Avvenire. Il Partito Socialista era il Partito del Futuro, della Speranza in una vita migliore. […] Nella convizione che la nostra vista sarebbe stata meno […] di quella dei nostri figli […] che un giorno sarebbe venuta la Giustizia Sociale.

A questo punto il signor Scurati comincia a farmi un po’ pena. Una persona con un minimo di consapevolezza si rende immediatamente conto della asincronia nel dire “il Partito Socialista era” e poi aggiungere “la nostra vita”. Perché “era” si riferisce agli anni immediatamente seguenti la fine della Grande Guerra agli inizi del Novecento mentre “nostra” significa l’Anno di Grazia 2020, cent’anni dopo. Il signor Scurati recita i fatti come se fossero di oggi e lo riguardassero personalmente, invece di fatti accaduti un secolo fa.

Addiveniamo quindi al classico elefante nella stanza. Il Partito Socialista di Scurati non è quello del Novecento e la Rivoluzione non è quella russa. E’ la metafora della cosiddetta “sinistra”, che nel frattempo, in realtà a partire dagli Anni Settanta, si è trasformata completamente passando dal “marxismo – leninismo” alla ideologia “liberal” delle università americane. Sono cose completamente diverse ma la propaganda insiste nel affermare e contemporaneamente negare una continuità, perché in tutti i casi la “sinistra” deve coincidere col “Bene”. O meglio, il “Bene” come se lo immaginano gli Idioti Assistiti, che hanno il terrore del Prossimo e anelano alla protezione della mamma-partito. Mussolini è un mostro, è il campione dello “odio” e della “paura”, che perverte la “massa” sottraendole la “speranza”.

Viene scacciato con ignominia dal Partito Socialista.

Scurati fa una laida e insieme meschina operazione di disinformazione, sempre contando sulla certezza di rivolgersi a dei minorati. Omette che Mussolini era figura di spicco del Partito Socialista e direttore dell’Avanti. Mussolini in questa fase era l’esatto contrario di quello che ci racconta Scurati, infatti (cito l’articolo di Wikipedia):

Mussolini pubblicò sulla Terza pagina dell’Avanti! un lungo articolo intitolato «Dalla neutralità assoluta alla neutralità attiva ed operante», in cui rivolse un appello ai socialisti sul pericolo che una neutralità avrebbe comportato per il partito, cioè la condanna all’isolamento politico. Secondo Mussolini, le organizzazioni socialiste avrebbero dovuto appoggiare la guerra fra le nazioni, con la conseguente distribuzione delle armi al popolo, per poi trasformarla in una rivoluzione armata contro il potere borghese.

A questo punto diciamo un fatto importante: Mussolini era un “borghese” semi-proletario, era figlio di un fabbro e di una maestra elementare, la famiglia era poverissima e il padre lo indottrinava al Socialismo, trasferendo i patimenti della giovinezza di Benito dalla sua responsabilità personale alla causa del Conflitto di Classe. Non voglio ripetere in questa sede il solito discorso sui “tipi umani” della cosiddetta “sinistra”, gli Idioti Assistiti, i Mai Cresciuti e i Furbastri.

Fatto sta che la posizione ufficiale del Partito Socialista era contraria alla guerra e lo “interventismo” di Mussolini fu la causa della sua espulsione. Tuttavia Mussolini fino a quel momento si era adoperato in tutti i modi affinché la Rivoluzione si compisse. Notate bene che non era faccenda di buoni sentimenti, di “speranza” e di “giustizia” ma di insurrezione armata, di guerra civile, di strage.

Inizia a odiare i suoi ex compagni.

Molto importante questo “odio” di Mussolini rispetto al fatto che i “compagni”, povere anime belle, si adoperassero per scatenare la guerra civile in Italia. A questo punto Scurati salta, come se non fosse mai avvenuta, la Grande Guerra e arriva a Mussolini che come un ragno velenoso si tormenta per trovare un modo per diffondere “odio e paura”. Ecco che trova le sue vittime, i reduci.

Vede milioni di smobilitati ritornare dalle trincee […] ne sente gli umori e i malumori […] li vede sopratutto impauriti.

Questa è la capriola retorica più fantastica di Scurati. Attenzione a come descrive la “paura” dei reduci.

Impauriti da che cosa? Da ciò in cui i Socialisti sperano! La Rivoluzione! Un Mondo Nuovo nell’avvenire che spazzi via quello vecchio.

Premettiamo che Scurati propone l’ennesima mistificazione storica perché gli ideologi dello “interventismo” proponevano proprio la Guerra come necessaria nemesi attraverso cui gli Italiani dovevano passare per lasciarsi alle spalle il passato aristocratico e rurale e entrare nell’epoca moderna della borghesia industriale. Inoltre i Socialisti non avevano l’idea generica del Mondo Nuovo, che è chiaro riferimento alla condizione odierna, vedi “nostro” del pezzo soprastante, della Globalizzazione e del Meticciato. I Socialisti volevano portare alle ultime conseguenze la Lotta di Classe e realizzare la Dittatura del Proletariato. Allora Scurati si premura di descriverci la “paura” dei reduci ma non sta parlando di loro e del Novecento, sta parlando di noi, della contemporaneità.

I piccoli borghesi che hanno poco e per questo temono di perdere quel poco e tornano dal fronte e non trovano lavoro e trovano i Socialisti che sputano sulle loro divise… hanno paura.”

Questa non è la descrizione dei fatti storici, è una metafora della contrapposizione che si verifica un po’ in tutto il cosiddetto “Occidente” tra le popolazioni che abitano le metropoli, in particolare i “quartieri ricchi” e le popolazioni delle province, delle aree industriali e rurali, i famosi “deplorables” che secondo la signora Clinton votavano per Trump. Quelli che si dicono “di sinistra” perché sposano il Mondo Nuovo delle Elite Apolidi, l’idea di essere “cittadini del mondo”, che si fanno portare il mangiare già pronto dallo schiavetto in bicicletta e quelli che invece vedono quartieri deserti, strade abbandonate, chiudere fabbriche e negozi, vedono demolito il loro mondo di idee e di cose e provano ad opporsi alla Rivoluzione.

Se dovessimo pensare al Novecento, i reduci non avevano “paura”, erano giustamente incazzati. Come sarebbe chiunque torni da una guerra come non si era mai vista prima, settecentomila morti e non si sa quanti invalidi e per ringraziamento trova i Socialisti che gli promettono di espropriarlo dei suoi beni e gli sputano addosso.

(Mussolini fomenta ndr) “… la paura e tutto il ventaglio di passioni tristi che porta con sé il rancore e lo sconforto e la delusione. Il sentimento di una volontà di vendetta, di rivalsa, la ripulsa verso la vecchia classe politica“.

La “ripulsa” era antecendete la Guerra, come ho detto, era la radice della idea dei Futuristi e di chi sosteneva la necessità dell’intervento. Si trattava di fare tabula rasa dell’Italia arcaica e rurale e permettere la venuta alla luce delle “forze fresche” del commercio e dell’industria. Il gioco delle tre tavolette che fa Scurati è quello di nascondere che queste “forze fresche” non potevano essere quelle presenti nei campi e nelle officine nella forma del Proletariato ma erano quelle della Borghesia. la Borghesia che per inciso si trovava come sempre e ovunque anche alla testa della Rivoluzione. Robespierre, Lenin, Castro, tutti loro erano figli dell’alta Borghesia, non erano ne contadini ne operai.

Non erano come Mussolini.

Per ovvie ragioni Scurati sul Corriere ci vende la Rivoluzione come “speranza” invece che come “minaccia”. Non tanto perché pensi davvero che una guerra civile e un eccidio sia fonte di “speranza”, sopratutto dopo avere visto i risultati della “speranza” che sbatte contro il celebre Muro ma perché non sta parlando della Rivoluzione bolscevica, quella storica, sta parlando del Mondo Nuovo di oggi e di domani. Ci sta raccontando, usando Mussolini come metafora, della “sinistra liberal”, della Globalizzazione, di tutte le manfrine sui “diritti”, degli immigrati, insomma tutti i cambiamenti in cui i “veri politici”, i “veri leader” del capitolo precedente, quelli con gli “alti ideali” che noi non possiamo afferrare, ci obbligano a vivere.

Se io dovessi dire che l’Italia non è di tutti ma è la terra degli Italiani, che fabbricare bambini o commerciare gameti è sbagliato, se dovessi dire che non mi va di mangiare il kebab o che le droghe non sono una abitudine ricreativa, sono un “piccolo borghese attanagliato dalla paura” e quindi sono una Camicia Nera che viene portata in giro da un damagogo Mussolini.

Cosa dire, il signor Scurati si guadagna il pane cosi.

Mussolini fiuta l’aria

Ovvero, sul perché la “sinistra” deve sospendere (leggi “abolire”) la “democrazia” per il nostro bene. O perché nel portarci verso il “radioso avvenire” deve sopprimere Popoli, Nazioni e Stati.

Il Corriere ci offre una occasione d’oro per migliorare la nostra “kultura”. In che cosa Benito Mussolini sembra un leader populista di oggi?

Il signore ripreso in primo piano, Antonio Scurati è autore del libro “M. Il figlio del secolo”. A parte i baffetti borderline, notate che ha più o meno lo stesso look del signor Bonaccini e non crediate che sia un caso. Pare che i “think tank” abbiano deciso che bisogni abbandonare la camicia bianca di Renzi per un look più mefistofelico alla Steve Jobs. Intanto, Scurati ci fa una lezione ex-cathedra sul fatto che i “leader populisti” si ispirano a quel mostro di Mussolini.

Cita due aforismi, nel primo Mussolini afferma di essere “bestia” e di fiutare l’aria, nel secondo Mussolini afferma di essere “uomo del dopo”, cioè di cavalcare l’onda degli eventi.

L’intellettuale che ci istruisce propone quindi la tesi delle tesi: Mussolini è il prototipo del “leader delle masse” che guida la folla “non precedendola verso obbiettivi alti e lontani che magari la folla non è in grado di scorgere ma seguendola e assecondandone quegli umori (“neri”), quei malumori che lui fiuta“.

Qui io vedo tre ovvie perversioni.

La prima perversione consiste nel fatto che al Corriere pensano che il lettore sia un idiota semi-analfabeta, che si beva la propaganda dozzinale come un automa perché non ha difese.

La seconda perversione consiste nell’uso di una retorica elementare che gioca con le parole per sostenere tesi precostituite e banali. Per il primo aforisma un lettore del Corriere che non sia un mentecatto può rispondere al signor Scurati che “l’aria” che Mussolini e suoi eventuali epigono fiutano non è quella delle scorregge che escono dalla “pancia putrescente” della “folla”, non è l’odore degli “umori neri” ma è il presagio di quello che sta per avvenire nella Storia, è l’equivalente del volo degli uccelli o della lettura delle interiora degli animali sacrificali che ispirava le imprese degli Eroi antichi. Ad esempio, due profezie lette come la necessità che gli Spartani sacrifichino il proprio re per salvare la Patria e il consiglio agli Ateniesi di salvarsi con le navi. Erodoto scriveva:

Piangi la morte di un re della casa di Eracle – perché non la forza di leoni o di tori li terrà – forza contro forza; poiché hanno il potere di Zeus – e non saranno controllati fino a quando uno di questi due ne verrà consumato.”

“Il lungimirante Zeus ti offre , Tritogeneia ( Athena ) un muro di legno – solo questo resterà intatto e tu potrai aiutare i tuoi figli.

Circa l’aforisma sullo “Uomo del Dopo”, facciamo finta di non sapere che Mussolini cerca di affermarsi nell’immediato “dopo” la Grande Guerra. Non parla ovviamente di un “dopo” eterno, fuori dallo spazio/tempo ma di quel preciso “dopo” in cui si trovano lui e tutti gli Italiani. Un “dopo” che è il passaggio tra l’Italia monarchica e aristocratica e l’Italia borghese, il passaggio tra l’Italia rurale e arcaica e l’Italia industriale e moderna, il passaggio tra l’Italia pre-unitaria e l’Italia Nazione, infatti alcuni vedono la Grande Guerra come l’ultima Guerra di Indipendenza.

La terza perversione è il non-tanto-sottile inganno con cui si definisce come deve essere il “politico”, quale sia il suo ruolo. Se Mussolini rappresenta l’archetipo del “leader populista” che asseconda gli “umori neri”, che segue la “folla”, i “veri politici”, i “veri leader”, sono quelli della “sinistra”, partendo da Lenin e arrivando a Zingaretti. Gente che nelle parole del signor Scurati “precede” la folla, conducendola, volente o nolente, verso la terra promessa di obbiettivi “alti e lontani” che la folla non è capace di immaginare o comprendere.

Il “vero leader”, il “vero politico”, nella follia di Scurati è il signor Bersani che va in TV a vantarsi che se lui avesse il potere di farlo, emanerebbe d’imperio la “legge sullo Jus Soli” domani mattina e non gli frega niente se l’ottanta per cento degli Italiani è contrario. Notare l’ennesimo paradosso e somma auto-ironia circa la “dittatura fascista”. Si può anche avere l’illuminazione e passare da “populista” a “vero politico”, basta che ti togli di mezzo. Infatti il Grillo che andava con all’incontro “in streaming” con Bersani e Renzi per buttare la spada sul piatto della bilancia come Brenno, prima era “populista” e quindi “emulo di Mussolini” ma adesso che svanisce, viene riciclato con tutte le sue supercazzole nella “società aperta”, diventando “compagno” penitente con una bella autocritica. Dal seguire la “folla” al guidarla. Con lui i suoi colonnelli, secondo inveterata abitudine, prima tutti in camicia nera e adesso tutti partigiani.

Qui casca il solito asino, sempre lo stesso, sempre uguale. La statua colossale e dorata del “Caro Leader”. Si assume per dogma di fede che la “folla” sia incapace di intendere e di volere, che gli obbiettivi “alti e lontani” siano buoni e giusti perché i “leader” sono ispirati da Dio oppure sono semidei loro stessi, da cui Mausoleo con mummia di Lenin sotto teca di vetro esposta alla adorazione e quindi che la “folla” non può e non deve avere una sua “autonomia”. Vedi la sovranità del Popolo all’articolo 1 della Costituzione e che qualsiasi mezzo i “leader illuminati” impieghino per obbligare la “folla”, questo sarà sempre giustificato dal fine “alto e lontano”. Senza possibilità di fallire, perché l’obbiettivo sarà sempre troppo alto e troppo lontano perché l’Uomo lo possa toccare con mano.

Tutto questo da una parte mi fa schifo, dall’altra mi spaventa. Mi fa schifo questa umanità di tirapiedi che si prestano alla commedia degli “intellettuali filantropi”. Poverini, come titani si sforzano di condurre la “folla” verso obbiettivi “alti e lontani”, lottando contro i mostri della “pancia” e degli “umori neri”. Per fortuna in questa loro missione sono accompagnati dai “ricchi filantropi” come Soros, almeno non devono rinunciare al cachemire, ai rolex, eccetera.

Mi spaventa constatare che questi “intellettuali” si muovono come pachidermi nella certezza di avere a che fare con dei minorati incapaci di opporre alcuna resistenza perché non hanno nozione degli ultimi tremila anni. Siccome non penso che loro ma soprattutto quelli a cui riferiscono, siano scemi, questa sicumera può venire solo dalla certezza di potere raccogliere il frutto del lavoro di molti decenni con il quale hanno storpiato le coscienze in tutti i modi possibili e immaginabili.

Ah, dimenticavo la solita parentesi didascalica: non so cosa abbia scritto il signor Scurati nel suo libro e dopo avere guardato questa marchetta vomitevole non lo comprerò e non lo leggerò di sicuro. Devo ricordare al mio lettore, se esiste, che Mussolini si afferma perché si propone alla Monarchia e agli Italiani nella veste di “controrivoluzionario”, cioè la persona che può fermare i Socialisti e i Comunisti che vogliono replicare in Italia la Rivoluzione Russa. Quindi, altro inganno. Qual è il vero crimine che si imputa a Mussolini? Cosa c’era di mostruoso in lui e nel Fascismo da lui inventato? Al netto di tutte le menzogne, le finzioni e i paradossi tipici della “pseudo-cultura” della “sinistra”, il crimine di Mussolini è questo, di avere impedito ai Comunisti la realizzazione del “Paradiso del Popolo”, ironicamente applicando una versione edulcorata dei loro stessi metodi.

Lo stesso crimine che viene imputato ancora oggi a chiunque, come diceva il signor Galli Della Loggia in un post precedente, non sia conforme alle direttive, chiunque ostacoli, a qualsiasi titolo, la “sinistra”. In questo consiste il vero collegamento tra Mussolini e i “leader populisti” e rido mentre lo scrivo, tanto è evidente e sciocco il trucco del signor Scurati e del Corriere. Il collegamento è nel fatto che ostacolano la “sinistra” e quindi per definizione sono tutti “fascisti”. Di più, oggi che il Corriere pubblica l’intervista al signor Soros (vedi commento di Fusaro) e questi ci informa che dobbiamo preoccuparci perché la “società aperta” è messa in discussione e per il “cambiamento climatico”, chiunque affermi che ne ha pieni i coglioni di film che raccontano di super-donne e eroi neri o storie di omosessuali, chiunque beva da una bottiglia di plastica o non mangi la quinoa, è ipso facto “fascista”.

La banalità del Male

Il Corriere ci informa che è sono stati rinvenuti dei rapporti sui “crimini comuni” commessi dagli Alleati durante l’invasione e nell’immediato dopoguerra.

Poco sotto l’elenco di tutti coloro a cui la relazione è stata mandata: in primis la presidenza del Consiglio, poi il ministero degli Esteri, quello degli Interni e il comando generale dell’Arma dei carabinieri. E di seguito alcuni dati riepilogativi: quelli sugli «incidenti automobilistici» che hanno provocato 1.250 morti «tra il settembre 1943 e il dicembre 1944». E che diventano 3.047 in un altro focus esteso al giugno 1947.

E poi: «342 omicidi, risultante di atti spavaldi e malvagi prodotti da militari avvinazzati» dediti «a molestie alla popolazione civile, specialmente donne, sia nella pubblica strada, sia nelle abitazioni private». Quanto alla cifra su furti e rapine (6.489) «pur considerevole, è da ritenersi molto inferiore a quella reale per il fenomeno —spiegabilissimo — della mancata denuncia per il timore del peggio».

Ci sono cose non dette e/o rimosse di proposito dalla propaganda che ha reinventato la fine della guerra. Come quello che si può dedurre da questa citazione:

Un «rapporto segreto» rivela che dopo la fuga dei tedeschi dalla linea gotica «ogni casa fu visitata e tutti gli effetti dei civili sistematicamente asportati». «Nella maggior parte gli abitanti rimasero unicamente con i vestiti che in quel momento indossavano».

Io non mi “indigno”, parola di moda, ne per questi fatti ne per quelli compiuti dai “partigiani” che sono una delle tante piaghe incancrenite per via della mistificazione operata dai Comunisti. E’ nella logica delle cose di una invasione e di una guerra civile. Però sono un tantino infastidito quando la gente assume come “verità” sia le plateali menzogne che le cose dette e non dette. In altra sede dicevo che chi canta “Bella Ciao” è inconsapevole di tante cose. La più ovvia di questi tempi è l’auto-ironia involontaria a proposito del concetto di “invasore” di fronte ai “nuovi italiani”. Più in generale, la idea falsata del contesto dell’Italia di allora. Per esempio, che i Tedeschi fossero barbari calati in Italia per darsi alla strage e al saccheggio quando invece erano qui con l’ordine di contrastare l’invasione degli Alleati e, pur nella situazione disperata in cui si trovavano, mantenevano ordine e disciplina. Infatti, tranne i casi estremi che poi sono stati ampiamente pubblicizzati delle rappresaglie contro la popolazione civile in occasione degli attacchi della “Resistenza”, i reparti tedeschi in Italia si ritiravano senza fare tabula rasa di cose e persone. Sarebbe interessante ma probabilmente non si saprà mai, vedere cosa fecero alle popolazioni le Armate sovietiche sul fronte orientale.

Guardate i grafici del rapporto oggetto dell’articolo.

Anifigli e Demografia

Gli italiani sono sempre più animalisti (e sempre più veg).

L’8.9% non mangia carne. E il 40% della popolazione accoglie un animale (o più di uno» in famiglia. Cani e gatti ma non solo: in 150 mila possiedono rettili“.

Per curare i loro animali gli italiani sembrano non badare a spese, secondo Eurispes. Uno su dieci spende fino a 200 euro ogni mese, mentre il 4,3 per cento fino a 300 euro e poco più del 2 per cento anche ben più di 300 euro sempre ogni mese“.

Non siamo più Popolo, non siamo più Nazione. Siamo uno zoo.

Poveri deficienti, convinti di saperla lunga. Quando avete finito di pulire il culo al cane, andate tutti a farvi un piercing e un tatuaggio.

Intanto, mentre nei giardinetti non ci sono più ragazzini che corrono dietro un pallone ma deficienti col cane: Frena l’occupazione: -75mila posti a dicembre. Calano gli indeterminati, record dei precari (3,1 milioni) e autonomi al minimo storico.

Aumentano anche gli inattivi, cioè coloro che il lavoro neppure lo cercano, e questo è un dato certamente preoccupante: sono ben 13,1 milioni. […] (gli) autonomi scendono al minimo storico di 5,2 milioni (71mila occupati in meno in un anno). In quest’ultimo comparto pesa sicuramente la crisi degli esercizi commerciali dovuta allo sviluppo impetuoso degli acquisti on line.”

I deficienti che puliscono il culo del cane quindi cosa pensano che si debba fare? Chiaro, il “Reddito di Cittadinanza” per chi non lavora e la “Lotta alla Evasione Fiscale” contro chi lavora. Fatturazione elettronica, scontrino digitale, sorveglianza del contribuente con la “Intelligenza Artificiale”.

Sulla Destra

Il signor Galli Della Loggia sul Corriere: La destra italiana
adesso deve scegliere
.

“Il primo ostacolo è il passato. Nel nostro passato c’è stato il fascismo e poi, forse ancora più importante, la narrazione ufficialmente accredita del medesimo. Secondo la quale il fascismo sarebbe stato un’espressione per antonomasia della destra e quindi l’Italia, se non è governata dalla sinistra, sarebbe costantemente a rischio di ripiombare nella dittatura o comunque in un regime di reazione più o meno mascherata.”

Ah, caro il mio signor EGDL, che bella espressione “asettica” quando scrive “la narrazione ufficialmente accredita” che poi penso dovrebbe essere “accreditata“, col solito trucco retorico di fare apparire le cose nella forma di accidente. Oibò, è capitato che per caso quella sia la “narrazione accreditata”. Cosi, senza una ragione.

Siccome non siamo tutti scemi come pensate voi del Corriere, è chiaro che questa non è la “narrazione ufficialmente accreditata”, è il famoso “storytelling” con cui la “sinistra marxista-leninista” prima e adesso quella “liberal” che riferisce alle Elite Apolidi, hanno reinventato il mondo e se stesse con enorme inganno, menzogna, truffa, allo scopo di auto-definirsi portatrici di tutto ciò che è Bello e Giusto. Usando gli strumenti di manipolazione delle coscienze, la Scuola, dove gli insegnanti sono semi-analfabeti consapevoli e quindi soggetti al ricatto della militanza in cambio dello stipendiuccio e della pensioncina, i “media”, dove lei mi insegna che il “professionista” attacca il ciuccio dove dice il padrone e lo “intrattenimento” di attori e cantanti, sottoposti al “processo politico” appena manifestino la minima dissidenza.

Non a caso, nel corso dei decenni sono stati via via puntualmente accusati di essere tali (fascisti, ndr) la Democrazia Cristiana, i presidenti degli Stati Uniti, Craxi, Berlusconi, Indro Montanelli, Renzo de Felice, chiunque.

Attenzione, prima di elencare tutti quelli che sono stati accusati di essere fascisti, esaminiamo il concetto stesso della “accusa”. Accusati di cosa, esattamente? Lei scrive che nella nostra Storia c’è il Fascismo. Giusto, quindi andiamo ad esaminare cosa fu esattamente il Fascismo e perché qualcuno dovrebbe essere “accusato” di essere fascista. Agli inizi del Novecento, glielo devo ricordare, la “sinistra”, socialista prima e comunista poi, minacciava la Rivoluzione su modello di quella russo-sovietica. Gli Italiani scelsero il Fascismo di Mussolini e delle Camicie Nere come “minore dei mali”, in funzione contro-rivoluzionaria e quindi esattamente contro quella che poi è diventata la “cultura egemone” in Italia e forse nel mondo. Il Fascismo non aveva un programma definito, l’unico filo conduttore era l’idea di affidare l’Italia ai reduci della Grande Guerra, i quali, secondo gli ideali futuristi, avevano dato prova di se passando attraverso le fiamme purificatrici. Le farei notare, signor EGDL, che tutti i “crimini” di cui la retorica accusa il Fascismo furono anticipati o replicati dalla “sinistra” ed enormemente amplificati. Prendiamo uno a caso degli eventi storici a cui la “sinistra” dice di ispirarsi, che ne so, l’ultima volta quando c’era ancora il PCI il signor Occhetto invitava i “compagni” a riferirsi alla Rivoluzione Francese. Ce lo ricordiamo il “Terrore”, cioè il genocidio simboleggiato dalla ghigliottina in piazza, che fu applicato dai personaggi alla Robespierre? Ci ricordiamo poi che l’esito della Rivoluzione fu l’impero di Napoleone Bonaparte? Perché noi abbiamo ereditato il tricolore giacobino e anche l’arco di trionfo neoclassico edificato sulla direttiva Milano-Parigi. Vogliamo esaminare le ricadute della Rivoluzione Russa, a partire dalla strage della famiglia dello Zar per arrivare ai tristemente famosi gulag? Al Fascismo si imputa l’assassinio di Matteotti, il carcere di Gramsci, le Leggi Razziali. Tutte cose esecrabili ma, come si dice, il Bue che dà del cornuto all’Asino.

Quindi, qual è la vera accusa, la stessa per tutti i fascisti? Semplicemente quella di ostacolare l’egemonia della “sinistra”. Non è una accusa di un tribunale, è l’accusa di bestemmia contro Dio della inquisizione, anzi, ancora prima la colpa di Adamo ed Eva che li fa cacciare dal Paradiso Terrestre. Infatti:

Di fronte a tutto ciò è inutile qualsiasi tentativo di analisi, di correzione, di distinguo, non c’è niente da fare.

Non c’è niente da fare per due ragioni, la prima è che non si tratta di ragione ma di fede, le persone che si dicono “di sinistra” non pensano in maniera razionale ma come i fedeli di una religione, con vari gradi di fanatismo. La seconda ragione è che dietro la “militanza” ci sono i famosi “poteri forti”, perché la “sinistra” italiana da sempre è subordinata e servile verso qualcun altro. Nel caso odierno, la “sinistra” serve le famose Elite Apolidi del Governo Mondiale e della Globalizzazione. Queste Elite Apolidi stanno applicando un Piano di ingegneria sociale su scala planetaria e questo Piano si fonda sul lavaggio del cervello applicato alle masse. Quindi, qualsiasi voce dissidente viene sempre e comunque sovrastata.

A una destra che voglia davvero vincere le elezioni non resta dunque che …”

Assecondare il gioco della “sinistra”? Non mi faccia ridere. Casomai quello che la “destra” dovrebbe fare è contrapporre il proprio “storytelling” a quello attualmente egemone. L’esatto contrario di quello che lei propone. Non è impossibile ma certamente c’è un prezzo da pagare, come sempre succede a chi dissente in un regime totalitario.

Il secondo ostacolo strutturale che incontra la destra […] Consiste nel suo essere poco o nulla radicata nell’establishment del Paese, perlomeno nel non esserlo in modo pubblico e visibile, e cioè ammesso dall’establishment stesso.

Ancora, che bella espressione asettica, “essere poco o nulla radicata”. Capita per puro caso e accidente che la “destra” sia poco radicata nello “establishment”. Non è cosi, quello che oggi è lo “establishment” si è definito nel tempo in applicazione delle teorie descritte da Gramsci, ne più ne meno. Cioè la “sinistra” del PCI prima e quella “liberal” poi, ha provveduto a mettere “persone di provata fede” in tutti i ruoli chiave, tutti i gangli vitali del Paese, estromettendo chi non facesse parte della propria cosca mafiosa. Non solo, ha anche messo in atto vari repulisti nella forma di Colpo di Stato, il più famoso dei quali è la vicenda di “Mani Pulite”, con cui la Magistratura militante ha decapitato la “classe dirigente” sfiorando appena il PCI. Ce lo ricordiamo Primo Greganti, tesoriere che in carcere disse “nulla vidi, nulla saccio”? Del signor Greganti risulta agli atti questa chiamata in correità:

Greganti era notoriamente il cassiere del Pci-Pds incaricato di raccogliere i finanziamenti illeciti provenienti dalle fonti più svariate. Essenzialmente fondi neri costituiti dalle cooperative o mazzette provenienti dagli imprenditori … Pagato Greganti, tutti sapevano che il consenso del Pci era un fatto acquisito, pertanto sia gli appalti nazionali sia le esportazioni verso l’Est avevano il beneplacito di questa forza politica“.

Però, dato che era disposto alla prigione pur di non tradire, immagino perché sapeva a lui e alla sua famiglia sarebbe capitato qualche incidente, Le indagini di “Mani Pulite” non toccarono mai nessun dirigente del PCI.

[…] non poter contare su reti di relazioni di valore, mancare di nomi significativi per incarichi di prestigio come ad esempio quello fondamentale della Presidenza della Repubblica. Significa in altre parole avere molti problemi a governare, e di conseguenza debolezza politica.

Come ho detto, capita quando sei costretto a vivere sotto il tallone di un regime totalitario. Non hai dei generaloni col petto coperto di medaglie, non hai funzionari e burocrati di lungo corso con le mani in pasta dappertutto.

Ah, quanto mi piace la espressione “reti di relazioni di valore“, quando penso al signor Prodi che va in giro per l’Europa a venderci legati mani e piedi e poi torna ridendo a dirci che è la fine degli Stati Nazionali.

Oggi, in Italia c’è infine un terzo grave ostacolo che la destra incontra sulla via della conquista della maggioranza elettorale: la Chiesa.

Le ripeto, signor EGDL, non siamo tutti scemi come credete al Corriere. Ci ricordiamo che la presenza ingombrante della Chiesa ha impedito che l’Italia potesse diventare Nazione per secoli. I Papi chiamavano re ed eserciti stranieri ad invadere l’Italia, sopprimendo ogni germoglio di autonomia che minacciava di diventare una forza unificante. Finché si arrivò alla iconica “Breccia di Porta Pia”, coi Bersaglieri sabaudi che andavano all’assalto delle guardie papaline. Io non so e preferirei non sapere cosa si sono detti i Cardinali nell’ultimo conclave, quando hanno scelto quella figura tragica e crepuscolare di Bergoglio per il “Seggio di Pietro”, fatto sta che hanno scelto qualcosa come “muoia Sansone e tutti i Filistei”, cioè pur di facilitare il Piano delle Elite Apolidi, la Globalizzazione, il Meticciato planetario, mettono gli idoli nelle chiese e stanno determinando il collasso finale del loro ufficio, diventando definitivamente inutili, irrilevanti.

Infine, signor Galli Della Loggia, mi faccia una cortesia. Abbia un minimo di decenza e non si accodi al coro di poveretti che ci propongono le elezioni in Emilia Romagna come:

[…] “un Paese fondamentalmente conservatore. Se però stando così le cose esso dà la maggioranza dei consensi alla sinistra” […]

Perché, ancora, non siamo tutti scemi come lei crede. Quale “maggioranza dei consensi alla sinistra“? Ci ricordiamo che il Governo attualmente in carica ha la sola funzione di impedire lo scioglimento delle Camere e le successive Elezioni Politiche, nella certezza che gli Italiani darebbero la Maggioranza ad una “coalizione” di “destra” con la Lega di Salvini largamente preponderante. In Emilia ci siamo andati vicini e la “sinistra” ha dovuto mettercela tutta, tirando le leve mafiose che si è costruita in settanta anni di egemonia incontrastata in quella Regione.

Basta pensare a cosa era il Corriere e a cosa è diventato, per unire i puntini e capire a che gioco stiamo giocando.

Vivaldi