Person Of Interest

Tempo fa terminava la quinta serie del telefilm “Person Of Interest“. L’ultimo telefilm che ho seguito con vero interesse. La prima serie cominciò nel 2011 e in Italia è stato trasmesso su vari canali, a pezzi e bocconi, secondo antica tradizione di palinsesti cialtroni. Io l’ho guardato nella versione originale.

La trama è la seguente: un genio della programmazione si trova a sviluppare un “programma esperto” per il Governo. Lo scopo ufficiale di questo programma è di monitorare ogni possibile fonte di informazione, scegliere e mettere insieme i dati rilevanti per segnalare alle autorità gli attacchi terroristici che sono in preparazione.

Il software, chiamato “la Macchina”, va oltre lo scopo dichiarato, infatti ogni episodio comincia con la voce narrante del programmatore che recita:

You are being watched. The government has a secret system: a machine that spies on you every hour of every day. I know, because I built it. I designed the machine to detect acts of terror, but it sees everything. Violent crimes involving ordinary people; people like you. Crimes the government considered ‘irrelevant’. They wouldn’t act, so I decided I would. But I needed a partner, someone with the skills to intervene. Hunted by the authorities, we work in secret. You’ll never find us, but victim or perpetrator, if your number’s up… we’ll find you.

Durante la prima serie le trame degli episodi si rifanno ad un telefilm della metà degli Anni Ottanta, “The Equalizer“. Il protagonista era un ex agente segreto che, tramite un annuncio sui giornali locali di New York, aiutava le persone in pericolo. In “Person of Interest” il programmatore geniale che si fa chiamare “Finch”, dato per morto a seguito di una esplosione che avrebbe dovuto eliminarlo, assolda un ex agente CIA, tale “John” per utilizzare i “numeri” che la “Macchina” comunica per telefono allo scopo di sventare i crimini.

Col proseguire degli episodi la trama cambia. Durante la fase di sviluppo e messa a punto “Finch” si era accorto che la “Macchina” poteva diventare auto-cosciente. Terrorizzato dalle conseguenze, aveva provveduto vari meccanismi inibitori. Ma i suoi studi avevano ovviamente attirato l’attenzione di “poteri occulti” interessati ad usare la “Macchina” come arma per ottenere il dominio planetario.

Ad un certo punto questi “poteri” riescono a mettere insieme un altro software con più o meno le stesse capacità chiamato “Samaritan” ma questa volta non è una “volontà” bene intenzionata come la “Macchina” , non sottoposta ad una “morale” instillata da “Finch”. A poco a poco la situazione si evolve in una battaglia tra Dei. La “Macchina” è una Dea benigna, che ama l’Umanità per quella che è, rispecchiando l’educazione ricevuta dal creatore “Finch”. “Samaritan” invece è un Dio spietato, amorale, la classica Intelligenza Artificale senz’anima che vede l’essere umano come un insetto insignificante e che si propone di rimodellare il mondo secondo criteri puramente funzionali.

Mentre gli Dei si combattono sull’Olimpo delle Reti, sulla Terra lo sparuto gruppo di “agenti” della “Macchina” combatte contro l’esercito dalle risorse illimitate a disposizione di “Samaritan”, il quale provvede ad eliminare qualsiasi ostacolo e a prendere il controllo delle Agenzie governative. Alla fine un riluttante “Finch” assiste alla “liberazione” della “Macchina” che, per controbattere “Samaritan”, in punto di morte diventa una coscienza pienamente indipendente, scrollandosi di dosso le inibizioni che gli erano state imposte ed emancipandosi dal “creatore”. “Samaritan” viene sconfitto al prezzo del sacrificio di “John” e di “Root”.

Cosa ha questo telefilm di importante per me?

Beh, innanzi tutto la trama racconta della stessa situazione che ho descritto nel post precedente, che vi invito a leggere. Cioè che Enti pubblici e privati hanno i mezzi tecnologici per operare la sorveglianza estremamente pervasiva sulla Umanità.

La seconda cosa importante è che è uno degli ultimi prodotti di “intrattenimento” che racconta una storia con una “morale”, la “eterna lotta tra Bene e Male” nella quale alla fine ognuno, per essere libero, deve schierarsi e pagare il prezzo delle proprie scelte.

Social

Mi sembra che la gente non riesca a capire le cose ovvie della quotidianità. Prendiamo il caso dei cosiddetti “social”. Sono servizi Web che non hanno niente di nuovo o di particolare, se non il fatto che, insieme agli “smartphone”, sono abbastanza semplici da usare da proporsi come “intrattenimento”.

Questi servizi sono gratuiti.

Allora, qualcuno si domanda come si finanziano? La risposta più ovvia è “si finanziano con la pubblicità”. Si e no. Il “modello di business” della aziende che forniscono i servizi detti “social” è quello dell’editoria, cioè sono strumenti con i quali i soci e gli inserzionisti possono manipolare le persone, determinandone il pensiero e i comportamenti. Quando leggiamo un giornale non siamo solo esposti alla “pubblicità” riconoscibile come tale ma anche alla “informazione”, cioè ci vengono raccontate certe cose invece di altre, ci vengono presentate in un certo modo invece di un altro. Ci formiamo una “opinione” e sulla base di questa decidiamo come comportarci. Non solo che prodotti acquistare al supermercato ma anche come investire il nostro denaro o a chi delegare la nostra rappresentanza politica.

Esiste però una differenza fondamentale tra i servizi “social” e la editoria “classica”, includendo i cosiddetti “media”.

La differenza consiste nel fatto che le persone che usano questi servizi non si limitano a leggere, ascoltare o guardare un certo messaggio, a farsi raccontare delle cose ma a loro volta contribuiscono con propri contenuti, cioè possono pubblicare propri messaggi dentro il servizio in questione. Allora i soci e gli inserzionisti, oltre a potere formare la “opinione” altrui, possono fare propri questi contenuti raccogliendo informazioni sugli “utenti” del servizio. Le informazioni raccolte possono essere rivendute a chiunque voglia conoscere le abitudini di un certo segmento della popolazione o addirittura dei singoli. La conseguenza più ovvia è che le modalità con cui si determinano i pensieri e i comportamenti delle persone diventano molto più efficaci quando nello stesso momento si può sorvegliare questi pensieri e comportamenti.

Una conseguenza meno ovvia del fatto che gli smartphone e i servizi “social” siano strumenti di sorveglianza è ben rappresentata dal fatto che se le aziende e privati hanno interesse a condizionare la “opinione pubblica”, le agenzie governative hanno fondamentalmente finalità di repressione e persecuzione. Senza fare il caso ovvio di regimi totalitari come la Cina del Partito Comunista e senza considerare software di spionaggio installato sugli smartphone, la nostra Agenzia delle Entrate ha la facoltà di “scandagliare” i servizi “social” per determinare, tramite i contenuti pubblicati dal contribuente, per esempio le fotografie, se la dichiarazione dei redditi presentata dal cittadino sia “fedele”, cioè corrisponda al “tenore di vita” desumibile dalle cose che il contribuente racconta di se stesso.

Aggiungiamo un passaggio ulteriore: la agenzia governativa può assegnare un funzionario a compiere ricerche sui vari “profili social” del cittadino oppure, preventivamente, può affidarsi a dei “robot”, cioè dei software che, istruiti con certi criteri di ricerca, percorrono Internet in lungo e in largo, ogni ora del giorno e della notte, accumulando informazioni e alla fine segnalando i “casi notevoli”. Non è un problema solo per chi percepisce una pensione di invalidità e poi pubblica fotografie mentre fa il surf ai Caraibi. E’ un problema per chiunque, dato che i criteri di ricerca possono essere qualsiasi e quindi la sorveglianza riguarda ogni aspetto del vivere. Cosa fai, dove lo fai, con chi lo fai, quando lo fai. Anche perché il “robot” risale a Tizio partendo dal collegamento di Caio, quindi anche se tu non pubblichi niente, puoi essere segnalato perché compari in cose pubblicate da altri.

L’altra sera alla radio ascoltavo una discussione sulle “informative” che nelle Regioni del Sud portano alla segnalazione per “contiguità con associazione mafiosa” e questa segnalazione impedisce di partecipare a gare d’appalto pubbliche. Dov’è l’inghippo? Che si tratta di una sorta di “condanna preventiva”, perché la persona “segnalata” non viene processata e non viene condannata, quindi formalmente non è colpevole di nulla, tuttavia il “sistema”, sulla base di certe informazioni di polizia, che un domani possono essere tranquillamente raccolte automaticamente sui servizi “social”, gli assegna un “marchio di infamia” che ne diminuisce i diritti civili. Di più, di questa procedura il cittadino può anche non essere informato e non si può difendere. Facciamo un esempio, io sono sulla spiaggia e un mafioso pubblica una foto che casualmente mi ritrae vicino a lui. Il “sistema” trova questa immagine e mi attribuisce lo status di “contiguo” al mafioso. Io non so niente di tutto questo fino a che non mi capita di fare qualcosa che fa scattare un divieto. Quando me ne accorgo, devo risalire a quella immagine scattata il tale giorno nel tale posto alla tale ora, pubblicata sul tale servizio “social” nel profilo di Tizio e devo dimostrare che non c’è correlazione tra me e il mafioso. Il “sistema” non deve fare niente, ha finito il suo compito quando mi ha segnalato, che è l’esatto contrario di come dovrebbe funzionare un processo in cui è l’accusa che deve dimostrare la colpevolezza, non l’imputato che deve dimostrare la propria innocenza.

Queste cose capitano in un contesto dove i Magistrati affermano tranquillamente che non esistono cittadini innocenti ma solo colpevoli che non sono ancora stati condannati e il Ministro della Giustizia dice che non ci sono innocenti in galera. Un contesto dove il cosiddetto “dossieraggio” e l’uso strumentale della “giustizia” ormai è prassi consolidata, non solo tra concorrenti in affari o tra avversari politici ma perfino tra Magistrati che si disputano nomine e incarichi.

Aspetto che qualcuno mi risponda per l’ennesima volta che se non hai niente da nascondere non ti devi preoccupare di nulla. A Paperopoli.

Se vi fosse sfuggito, quando qualcuno prende il controllo del vostro “smartphone” non può soltanto vedere i vostri video e fotografie compromettenti ma diventa voi. Dato che oggi si tende a fare coincidere lo “smartphone” con una sorta di “identità digitale”, chi controlla lo “smartphone” di Tizio è Tizio. Per esempio può operare sul conto corrente di Tizio, può guardare i rapporti di Tizio col Servizio Sanitario, può leggere tutta la sua corrispondenza e anche inviarla a nome suo. Mi sono informato e se qualcuno dispone un bonifico usando il vostro “smartphone” standoci dentro, a differenza della “carta di credito” clonata, non potete reclamare, la banca assume che chi usa lo “smartphone” è il titolare del conto.

Il Grillo Parlante di plastica

Prima leggete questo post.

Poi leggete questo articolo.

La morale della favola non è considerare l’incidenza statistica dei tumori e il rischio in base alla presenza delle sostanze citate, discutere se l’informazione dell’articolo abbia più o meno senso. La morale della favola è che le acque del rubinetto sono “potabilizzate” perché rientrino nei parametri di legge. Sono potabilizzate partendo da situazioni le più diverse per quanto riguarda gli inquinanti e con metodi differenti. Quindi, come scrivevo, la prima cosa che la gente dovrebbe fare è interessarsi presso il fornitore dell’acqua potabile delle analisi e quindi della qualità dell’acqua del rubinetto. Poi ognuno può decidere in base alla situazione e alle sue esigenze, se conviene acquistare “acqua minerale” oppure no.

Esistono sistemi di “depurazione” dell’acqua che si possono installare a monte del rubinetto di casa. Anche li, la faccenda non è tanto semplice, bisogna vedere che acqua entra e che acqua esce.

Tuttavia, per qualche ragione la gente segue questa campagna mediatica incessante sul pericolo mortale rappresentato dalla plastica. Che è sicuramente un problema, conseguenza del consumismo, come tante altre cose ma, forse non lo sapete, non esiste un esame di laboratorio che rilevi la presenza di “microplastiche” nell’acqua potabile. Andate a guardare le informazioni della azienda che vi fornisce il servizio. Però ci sono tante altre cosettine divertenti.

Radio noia o del bere

bastano cinque bicchierini di vodka uno in fila all’altro per lasciarci la pelle. … Il corpo ha tre sistemi per difendersi dall’alcol: il vomito, il respiro che lo elimina al 10-15 per cento attraverso i polmoni, il fegato che lo neutralizza all’80 per cento con l’alcoldeidrogenasi. Ma questo enzima nei ragazzi fino a 18-19 anni non c’è. Già quindici minuti dopo aver bevuto, tutto l’etanolo è in circolo nel sangue. Ecco spiegate le stragi sulle strade.

Oggi è di moda il binge drinking, bere per stordirsi. Chi va in discoteca ha il 31,9 per cento di probabilità in più di ubriacarsi, rispetto al 7,8 di chi non la frequenta. E ingollare drink a garganella aumenta di 70 volte le probabilità di un’epatite acuta fulminante con coma.”

Fino agli anni Novanta non era così. È morta la famiglia. Solo l’1-2 per cento di chi è seguito dai genitori si ubriaca, negli altri casi arriviamo al 18. Alzi la mano chi non ha mai bevuto alcolici, chiedo agli studenti: lo fanno solo gli islamici. Chi si è ubriacato una volta? La alzano 60 su 100. Chi lo fa ogni settimana? Il 5 per cento. Oggi si vendono cocktail buonissimi, dolci, molto economici, scorciatoie sicure per l’eccitazione e la disinibizione.”

Articolo: Alcolici prima causa di morte dai 16 ai 22 anni.

Se a qualcuno serve ricordare come era il Mondo-Di-Prima, che è stato cancellato dal Mondo Nuovo, il mondo delle Sardine, il mondo dei Radicali con le loro rubriche Sors-surreali:

“… per le tonsille arrivava l’otorinolaringoiatra da Reggio Emilia. Mentre le madri tenevano fermi i figli, con una pinza le strappava senza anestesia. Al vedere il fiotto di sangue che schizzava dalla gola, svenni.

Ah, per mettere le cose nel contesto storico, eccovi un altro spunto di riflessione: La legge 28 febbraio 1990, n. 39 (detta anche legge Martelli dal suo promotore Claudio Martelli) è una norma della Repubblica Italiana,che disciplinava alcuni aspetti dell’immigrazione in Italia.

Il momento fondativo fu il 3 febbraio 1991, quando a Rimini, a conclusione del XX Congresso del PCI, la maggioranza dei delegati sancì il cambio del nome e del simbolo del partito, sostituendo la falce e martello con una quercia alla cui base rimaneva comunque il simbolo rimpicciolito del PCI come elemento di congiunzione alla tradizione comunista italiana.Il 14 febbraio 1998 il PDS, al termine degli Stati Generali della Sinistra, approvò l’apertura a gruppi provenienti dalla tradizione laica, socialista e ambientalista, cambiando ulteriormente nome in Democratici di Sinistra.

Cosa dice il signor Bersani nel post precedente?

C’è un mondo civico, cattolico, del volontariato.La risposta della sinistra moderna alle tre grandi transizioni: ecologica, demografica e tecnologica. Titoliamo una serie di proposte che siano propulsive ma anche protettive.”

Intanto a Metropolis:

Sul palco stanno suonando i combattivi Modena City Ramblers, «Alza il pugno Sardina rivoluzionaria». Vengono raggiunti sul palco dalla Bandabardò per una «Bella ciao» molto partecipata.

Windows addio

Giunse infine il giorno. Microsoft mi comunica di avere cessato il supporto per Windows 7, che è l’ultima versione di Windows che acquistai molti anni fa per un computer desktop.

Avevo tre opzioni. Continuare ad usare Windows 7, almeno fino a che non fosse venuto a mancare un componente critico dei programmi che uso di solito. Provare l’aggiornamento fornito gratuitamente da Microsoft per sovrapporre Windows 10 al sistema esistente. Rimuovere Windows e installare una distribuzione Linux, che per altro uso normalmente sul computer portatile.

Ho deciso di installare la distribuzione Linux dalla quale scrivo questo post. Il passaggio è stato incredibilmente semplice veloce, un vero sollievo rispetto alla agonia dell’ultima installazione di Windows. Certo, a me non è indispensabile nessun programma per Windows e non mi serve nemmeno un ambiente di sviluppo o testing particolarmente complicato. Però presumo sia la situazione della maggior parte delle persone che (ancora) usa un PC.

Infine eccoci qui, ho eliminato completamente Windows. Fa un po’ uno strano effetto, perché a certi manierismi ci ero un po’ affezionato. Vedremo se in futuro mi pentirò della scelta.

Aggiornamento: la politica di Microsoft riguardo l’upgrade da una versione precedente a Windows 10 è cambiata. Adesso è possibile attivare una installazione ex-novo di Windows 10 usando una chiave – licenza di Windows 7 e 8. E’ anche possibile scaricare da Microsoft l’immagine necessaria a preparare il supporto (DVD, USB). How to install and activate Windows 10 using your Windows 7 or Windows 8 product key.

Ideona per la sinistra

Bersani intervistato da Repubblica, circa la necessità di creare un altro “partito di sinistra”, anzi, un “partitone”.

Per il lettore che non c’era o che ha la memoria corta:

1991: PCI -> PDS (Quercia) -> 1998: DS -> Ulivo -> 2007: PD

Anche le Sardine devono partecipare al nuovo partito?
“Mica solo loro. C’è un mondo civico, cattolico, del volontariato. Gente che non può sentirsi dire quello che disse Berlinguer a noi del ’68: entrate e cambiateci. Questi soggetti vogliono essere protagonisti”.

E come si comincia?
“C’ho una idea. Un grande appuntamento programmatico, apertissimo, che parta da tre questioni. La risposta della sinistra moderna alle tre grandi transizioni: ecologica, demografica e tecnologica. Titoliamo una serie di proposte che siano propulsive ma anche protettive rispetto alle conseguenze sul popolo di queste transizioni. L’esito del percorso lo lascio al tavolo. Se va bene, sarà un un partitone. Al peggio sarà comunque un nuovo nucleo familiare”.

La cosa surreale è che Bersani non è ai giardini circondato da altri vecchietti che lo perculano per le sue sparate.

Le “tre grandi transizioni”.

Le “proposte propulsive e protettive”

Lo “esito del percorso” che si lascia al “tavolo” e se va bene, sarà un “partitone”.

D’altra parte è surreale che ci sia un Governo presieduto da una persona che non si sa da dove venga e sostenuto da una maggioranza di PD e M5S. Surreale che milioni di italiani votino PD e M5S. E’ come guardare un film di animazione con le galline e le oche che parlano.

La cosa bella è che fino alla Crisi di Governo o fino alla fine della Legislatura, il rendimento degli investimenti cresce, perché questo Governo e la Maggioranza sono simpatici alle Elite Apolidi. Vi faccio una profezia, appena all’orizzonte si affacciasse una Maggioranza diversa, i “mercati” ci insegnerebbero ancora una volta come stare al mondo. Quindi, per chi ha due soldini in banca, conviene che il Governo del Nulla rimanga in carica e che i Parlamentari rimangano a Roma a godere delle note mollezze locali.

La vita è godere

Ogni tanto ascolto Radio Radicale, che è una sorgente continua di interessanti aberrazioni. Hanno varie rubriche, per esempio “Fortezza Europa” che tratta di immigrazione, “Speciale Giustizia” che tratta di processi e magistratura, eccetera.

Sono completamente inconsapevoli della auto-ironia involontaria.

L’altro giorno ascoltavo la rubrica che tratta della necessità di liberalizzare l’uso di droga. Gli argomenti sono sempre gli stessi, la riduzione del danno, togliere il monopolio al crimine, il dato di fatto, eccetera. Ad un certo punto una signora afferma che lo Stato, col “proibizionismo”, in realtà vuole “vietare il piacere”.

Mmmm… ok. Accantoniamo per un momento gli Anni Settanta, come se questi cinquant’anni non fossero mai esistiti. Accantoniamo anche Soros, le Elite Apolidi, il Mondo Nuovo, eccetera.

Su Radio Radicale immaginano l’esistenza di un essere umano che non ha alcuna necessità ed incombenza tranne quella di inseguire il piacere. Non deve zappare il campo, non deve accudire un macchinario, non deve esercitare l’ingegno, non ha figli, non ha genitori.

Non siamo più Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre.
Alla donna disse:
«Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà».

All’uomo disse:
«Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!».

Il mondo di Greta, il mondo dei “cancristi”, cioè quegli esimi professori che sostengono l’Umanità essere il “cancro del pianeta”, nello stesso tempo è il Paradiso Terrestre nel quale senza accorgersi siamo ritornati. La Donna non partorisce e la “parità di genere” la emancipa dalla dominazione dell’Uomo. L’Uomo non suda per cavare pane dalla terra, non deve mangiare spine e cardi. L’erba è solo quella che da il “piacere” ed è li, liberamente disponibile a tutti, come libero sarà il godimento.

Se non è rimozione psichiatrica, è retorica da mestierante. Per esempio ecco il signor Severgnini che si accoda ai cantastorie del Nuovo Paradiso Terrestre e ci racconta come la “libertà di godere” sia e debba essere “dato di fatto” perché esiste la tecnologia che impedisce all’ubriaco di guidare l’automobile. Per estensione, basta aggiungere la stessa tecnologia a qualsiasi altro aspetto del vivere, quindi la macchina subentra come la mamma con l’infante ma non con regole e divieti, facendo amorevolmente le cose al posto tuo.

In pratica i Radicali e Severgnini ci propongono un nuovo Dio. Quello vecchio vietava il piacere e imponeva il dolore, questo invece ci fa ritornare feto nell’utero. Qui è inevitabile ricollegarsi ad uno “pseudo-filosofo” della “modernità” e nume tutelare dei “cancristi”, che straparlava della violenza del nascere e vivere, della cattiveria e insulto che è connaturato al fatto che vieni messo al mondo senza che ti sia chiesto il permesso. Che sarebbe meglio non esistere. Ecco, c’è solo l’aggiunta per cui, già che ci hanno costretti a vivere, almeno godiamo senza occuparci di altro.

La nostra società è un malato terminale e queste sono le “cure palliative”, cioè l’anestetico che ti toglie il dolore ma ti induce al coma che precede inevitabilmente il decesso.

Le favole

Molti anni fa a chi faceva “zapping” col telecomando del televisore (notare il “tele”), capitava di imbattersi nella signora Vanna Marchi, con la figlia e un signore dall’accento sudamericano, tale Mago do Nascimiento. Diagnosticavano il malocchio nei telespettatori (sempre il “tele”) e vendevano il rimedio.

Avanti veloce, altra espressione che mi ricorda quando avvolgevi i nastri delle cassette con la biro, un giorno vedo su Internet, avendo abolito nel frattempo il “tele”, il signor Di Maio, “capo politico” del Movimento Cinque Stelle, all’epoca credo fosse Ministro del Lavoro, affacciato ad un balcone romano, circondato dai suoi colonnelli, che esulta al grido “abbiamo abolito la povertà”.

Avanti veloce, ieri sera sento l’ennesimo “professore” intervistato alla radio. Mi piace la radio, un po’ perché è oggetto vintage, un po’ perché puoi ascoltare facendo altro. L’intervistatore chiede al “professore”:
– Trump poteva legalmente ordinare l’uccisione del generale iraniano in Iraq?
Il “professore” afferma:
– No, secondo il Diritto Internazionale (un giorno devo trovare la voglia di approfondire il significato di questa dicitura) l’uso della violenza è illegale.
Questo mi riporta all’articolo della Costituzione in cui si dice “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Peccato che da lunga pezza abbiamo rimpiazzato l’Esercito di Leva con uno “professionale” che non ha alcuna funzione difensiva ma è il classico “strumento di proiezione” che si va ad integrare nelle “operazioni internazionali”, cioè serve solo a cambiare le condizioni in cui altri popoli esercitano la loro “libertà” e a risolvere le controversie internazionali, apparentemente l’esatto contrario. Infatti, in queste ore i nostri “politicanti” da operetta sono tutti in agitazione perché i militari italiani si trovano, insieme a quelli di varie “coalizioni”, esposti alle conseguenze degli eventi.
L’intervistatore dice:
– Ma Trump sostiene di avere dato l’ordine perché il generale iraniano stava architettando attacchi contro cittadini americani.
Il “professore” comincia con un preambolo che si può riassumere in poche parole di buon senso, su cui sarebbe d’accordo anche Trump: “lo dice lui”.
Poi non si trattiene e continua:
– Si tratta di una azione preventiva, che è esclusa dal Diritto Internazionale stabilito dalle Nazioni Unite.
– Poi, se anche fosse, spettava al governo iracheno arrestare e giudicare il generale iraniano.

Ora, cari figlioli, seguite la mia predica.
Il “professore” pare essere inconsapevole di alcuni fatti della vita.
Il primo è che l’ONU è una creazione degli Americani e risale alla Società delle Nazioni voluta dal presidente Wilson ai primi del Novecento. La sede ONU si trova, non a caso, a New York.

Il secondo caso della vita è che quel “Diritto Internazionale” di cui parla probabilmente deriva da un divieto costituzionale degli USA nei riguardi delle guerre “offensive”, un divieto che ha costruito una antica tradizione per cui ogni guerra americana e ne devono fare una ogni vent’anni circa, è preceduta da un “casus belli”, cioè un evento letterario scatenante che vede gli Americani nella parte degli aggrediti. Ad esempio, cito Wikipedia sulla faccenda del Tonchino.

Il 2 agosto 1964, alle ore 16:00 locali, il cacciatorpediniere USS Maddox, durante una missione di spionaggio, mentre procedeva in acque internazionali venne attaccato da tre motosiluranti (classe P4) del Vietnam del Nord, che si avvicinarono sino a 10 miglia dal cacciatorpediniere e lanciarono una salva di siluri. Il Maddox rispose immediatamente all’attacco con le sue artiglierie da 127 mm. Quattro marinai del Vietnam del Nord furono uccisi e sei feriti, mentre non ci furono vittime tra i marinai degli Stati Uniti.
[…]
Lo scontro fu utilizzato da Lyndon B. Johnson come il casus belli che diede formalmente inizio alla guerra contro il Vietnam del Nord. Immediatamente dopo lo scontro presunto, il presidente Lyndon Johnson si appellò al Congresso per far approvare la “Risoluzione del Golfo del Tonchino”, che autorizzava il presidente a dare il via alla partecipazione statunitense alla guerra contro il Vietnam del Nord, senza dichiarare guerra (Joint Resolution of Congress H.J. RES 1145). I primi bombardamenti iniziarono il 2 marzo 1965 e le operazioni di sbarco sulla costa del Vietnam del Sud dei primi contingenti di truppa americani iniziarono l’8 marzo 1965.

Per chi non ci arriva da solo, sperare di colpire qualcosa lanciando siluri non guidati da 16 chilometri (10 miglia) di distanza è abbastanza ridicolo. Nella Seconda Guerra Mondiale la distanza di lancio dei sottomarini, che pure avevano il tempo e il modo di fare calcoli relativamente accurati, era tra poche centinaia di metri a massimo un paio di chilometri. Non era tanto l’autonomia del siluro a costringere ad avvicinarsi quanto il fatto che la distanza rendeva impreciso il tiro.

Johnson che si lancia nella Guerra del Vietnam col pretesto del Tonchino era un democratico, non un “fascistone”. Notare questo dettaglio:

Johnson promosse un ampio piano di riforme e divenne noto come “il presidente dei diritti civili”, della “guerra alla povertà” e della cosiddetta Great Society…

Quindi a me sembra abbastanza evidente che il “professore” mette il bue davanti al carro, raccontandoci come “Diritto Internazionale” quella che è una tradizione letteraria americana, che origina da certi meccanismi interni agli USA. Poi fa finta di non capire che secondo questa tradizione si deve processare ed impiccare un “dittatore” solo dopo avere piallato il suo paese con le bombe e averlo invaso, ammazzando qualche milione di persone. Infine, il “professore” rimprovera a Trump di non rispettare questa tradizione, di non inventarsi una balla da raccontare in televisione e di scegliere il più sbrigativo metodo israeliano degli “omicidi mirati”.

A proposito di metodo israeliano, leggevo della “Guerra del Kippur”. Secondo la tradizione, la guerra cominciò con un attacco di sorpresa della “coalizione araba” in occasione della festività dello Yom Kippur. In realtà anche la parte dei poveri fessi attaccati di sorpresa pare fosse una messa in scena studiata per potere ottenere l’incondizionato sostegno americano, conformemente alla tradizione americana delle “guerre giuste”. In quegli anni (correva il 1973) sarebbe stato messo in discussione se Israele avesse lanciato un attacco preventivo. Cito:

Golda Meir, Moshe Dayan e il generale David Elazar si incontrarono alle 8,05 del mattino dello Yom Kippur, 6 ore prima dell’inizio della guerra. Dayan cominciò argomentando che la guerra non era una certezza. Elazar sostenne la necessità di un attacco preventivo sulle forze siriane: gli aeroporti a mezzogiorno, le installazioni missilistiche alle 15, e le forze di terra alle 17. «Quando tutti presentarono la loro idea, il Primo Ministro mostrò incertezza per qualche istante ma palesò una decisione chiara: non ci sarebbe stato alcun attacco preventivo. Israele avrebbe potuto avere bisogno dell’assistenza americana molto presto, ed era imperativo che nessuna colpa di aver iniziato la guerra potesse essergli addossata. “Se colpiamo per primi – disse – non avremo l’aiuto di nessuno”». Le nazioni europee, sotto la minaccia di un embargo petrolifero e di un boicottaggio commerciale, avevano interrotto le forniture di munizioni. Come risultato, Israele era del tutto dipendente dagli Stati Uniti per l’approvvigionamento militare, ed era particolarmente sensibile a qualunque cosa che potesse mettere in pericolo quella relazione.

In retrospettiva, la decisione di non colpire per primi fu probabilmente una decisione saggia. L’Operazione Nickel Grass, il ponte aereo americano che rifornì Israele di ogni genere di merci a partire dall’inizio del conflitto (13 ottobre), anche se non rimpiazzò immediatamente le perdite di equipaggiamento israeliane, permise nondimeno di servirsene più liberamente. Se avessero colpito per primi, secondo Henry Kissinger, gli israeliani avrebbero ottenuto «tanto quanto un’unghia».

Come si vede, il “professore” ci racconta una favola, quella che il consesso delle Nazioni Unite abbia abolito il ricorso alla violenza e la guerra, cosi come l’ha abolito la nostra Costituzione all’articolo 11. Esattamente con la stessa logica con cui Di Maio ha abolito la povertà. Tutto questo è un modo di pensare e di percepire il mondo che non solo è infantile, è anche automatico, privo di ogni dubbio e critica. Dai, basta usare la parola “missione di pace” e puff, la guerra non c’è più. La guerra è illegale, no? Lo dice il Diritto Internazionale.

Parentesi tecnica:
Leggo sui siti di “informazione” della rappresaglia iraniana. L’Iran non ha nessuna capacità militare che possa effettivamente minacciare gli Americani o la “coalizione”. Oppure, mettiamola in altri termini, l’Iran ha la stessa capacità che aveva l’Iraq, le cui Forze Armate sono state cancellate in una settimana. Oppure, la stessa capacità militare, in proporzione, di Hamas contro Israele. Fintanto che non si arriva ai famosi “boots on the ground”, cioè gli scarponi sul terreno, finché non si mandano le fanterie ad occupare fisicamente l’Iran, l’unica opzione efficace, cioè quella di una guerriglia logorante fatta di imboscate e attentati, non è percorribile. Il ventilato arsenale missilistico, posto che si può usare una sola volta, non serve contro obbiettivi militari che sono preventivamente attrezzati per sopportarlo. Serve per colpire centri abitati e la cosa preoccupa relativamente gli USA, anzi, farebbe il gioco della propaganda.

Meno acqua minerale uguale meno bottiglie di plastica

A quanto pare non c’è limite all’idiozia e non ci deve essere. La “ecologia” o lo “ambientalismo” sono un circo con le foche che suonano le trombette, l’orso ballerino, l’uomo forzuto, la donna cannone.

Leggete qui:
Meno acqua minerale uguale meno bottiglie di plastica. Si può: col carbone. E stavolta la Befana non c’entra

Io ho smesso dopo un weekend a Londra…

Ah, che risate. Come ci sei arrivato a Londra? A piedi? Io nel weekend sono andato al parco, in bicicletta… Adesso facciamo il calcolo dell’incidenza del tuo weekend a Londra sullo “ecosistema” contro quello della mia bicicletta per il parco.

… nei ristoranti e nei bar alla moda mi servivano caraffe di acqua del rubinetto con dentro un cilindro nero. Carbone vegetale, mi hanno spiegato.
… Così ho scoperto che in poche ore quel cilindro – che si può comprare online per pochi euro – assorbe le impurità chimiche dell’acqua e si può riutilizzare ogni giorno per sei mesi.

Oh signore, poveretto questo signore, poveretti quelli che lo pagano, poveretti quelli che lo leggono.

L’acqua dei nostri rubinetti è “potabilizzata”. Significa che l’azienda che fornisce il servizio compie delle analisi a campione e in base agli inquinanti, filtra l’acqua con dei dispositivi che li abbattono. Dato che questi inquinanti sono i più vari, a seconda del luogo e dalla modalità con cui si preleva l’acqua, i metodi di potabilizzazione sono altrettanto diversi.

Più o meno funziona allo stesso modo degli acquari. Chi alleva i pesciolini nell’acquario fa esattamente le stesse cose della azienda che fornisce acqua potabile, controlla la qualità dell’acqua e predispone il filtro ad irraggiamento UV per i microorganismi, il filtro a carboni attivi per certe sostanze chimiche. Eventualmente corregge l’acidità.

Solo un cretino deve andare in un “bar alla moda” di Londra per sapere che esistono i “carboni attivi“, che per inciso non si usano solo per gli acquari, sono anche il sistema di filtraggio più comune per i “depuratori dell’acqua” domestici, che si installano a monte del rubinetto della cucina.

Ora, come potete leggere su Wikipedia, il “carbone attivo” è come una spugna che a seconda della porosità, assorbe molecole di una certa dimensione che si trovano disciolte nell’acqua. Facendo passare l’acqua dal filtro a “carbone attivo”, questo trattiene una certa parte delle sostanze disciolte. Non significa ne che il “carbone” trattiene qualsiasi cosa ne che renda l’acqua di fogna potabile per non dire “oligominerale”, cioè acqua di sorgente a basso “residuo fisso”, che è la polvere che rimane nel contenitore se si fa evaporare l’acqua.

Ci sono diverse ragioni per acquistare “acqua minerale”, che poi è una espressione generica che comprende acque di ogni qualità. Non solo sono acque dal diverso “residuo fisso” ma hanno anche una diversa composizione chimica in base alle diverse sostanze disciolte.

– Una certa acqua, perché come abbiamo visto sono differenti, può essere indicata per persone che hanno una particolare esigenza dietetica, cioè devono bere acqua e nel contempo ridurre o aumentare l’assunzione di certe sostanze. Per esempio, che ne so, lo iodio o il sodio.

– Un altro caso è quello di chi vive in un luogo dove le fonti dell’acqua potabile sono pesantemente contaminate. Il fatto che l’acqua sia “potabilizzata” tramite vari apparati, non significa affatto che questa acqua sia salutare, significa invece che le analisi a campione rilevano inquinanti in una quantità inferiore ai limiti di legge. In Italia è relativamente frequente il caso che questi limiti siano elevati in deroga perché anche con i metodi della “potabilizzazione” gli inquinanti, sia naturali che artificiali, superano comunque il limite stabilito. Nel caso dell’autore del simpatico articolo “ecologista”, cioè l’acqua dei “bar alla moda” di Londra, non sono sicuro ma è possibile che l’acqua di Londra sia prelevata dal fiume Tamigi, cosi come quella di Firenze è prelevata dall’Arno. Il filtro che mettono nella caraffa del bar ovviamente si aggiunge a tutti i dispositivi per potabilizzare l’acqua e per “depurarla” che sono disposti a monte del rubinetto. Niente di tutto questo rende l’acqua del Tamigi particolarmente salutare, senza contare le caratteristiche organolettiche. Significa solo che se la bevi non ti viene la salmonellosi o non muori avvelenato da un solvente.

– Un ultimo caso per cui si compra la “acqua minerale” è che è proprio la particolare confezione in plastica, piuttosto della qualità dell’acqua, ad essere indicata per un certo contesto. Per esempio, immaginiamoci un evento sportivo all’aperto in cui si devono rifocillare gli atleti, oppure come nel mio caso, si va in montagna e si deve mettere dell’acqua nello zaino. Certo, in teoria si può usare un contenitore diverso dalla “plastica” ma nessuno ha le stesse caratteristiche di praticità. La bottiglia di plastica è inodore e insapore, è “igienica” perché non la devi ne lavare ne conservare, è leggera, è quasi indistruttibile, se non serve più si può schiacciare riducendone l’ingombro, ha un costo irrisorio. L’unico difetto è che non si può esporre al calore intenso. Inoltre, i fenomeni che scoprono il filtro della caraffa nel bar di Londra non sanno che la “plastica” della bottiglia è molto meno “potenzialmente tossica” di altri materiali, per esempio i metalli come l’alluminio con cui si fabbricano le lattine o le gavette o le pentole. L’unico materiale che sarebbe più “atossico” della “plastica” è il vetro, che però ha degli ovvi inconvenienti meccanici.

Insomma, la base di questo articolo è la crassa ignoranza di chi scrive e l’idea che tutti debbano essere ugualmente ignoranti. Come ho già detto altre volte, la prima cosa che la gente dovrebbe fare è interessarsi presso il fornitore dell’acqua potabile delle analisi e quindi della qualità dell’acqua del rubinetto. Poi ognuno può decidere in base alla situazione e alle sue esigenze, se conviene acquistare “acqua minerale” oppure no.

Io non voglio affatto una caraffa col filtro a carboni attivi, per quattro motivi:
1. se l’acqua del rubinetto deve essere filtrata ancora al livello della caraffa significa che fa schifo, quindi voglio l’acqua “minerale”.
2. il filtro a carboni attivi assorbe solo certe molecole, non è la classica “bacchetta magica”. Se l’acqua è contaminata, rimane contaminata, sopratutto se parliamo di patogeni.
3. il filtro a carboni attivi assorbe quindi accumula. A seconda di cosa ci passa attraverso, oltre un certo punto diventa una ulteriore fonte di inquinamento e niente mi garantisce che venga sostituito.
4. diamo per scontato che la caraffa del “bar alla moda”, con o senza filtro, sia pulita. Niente batte una confezione mono-uso sigillata come una bottiglia di plastica. Viceversa, qualsiasi contenitore destinato al pubblico dovrebbe essere sterilizzato. See, domani. Gli stessi che pensano di salvare il mondo dalla “plastica”, oltre ad andare a Londra per il weekend, ordinano il cibo a domicilio e glielo porta un poveraccio immigrato che sta in giro tutto il giorno in bicicletta facendo i bisogni nei giardini e senza lavarsi, dentro contenitori che hanno tutta una loro microfauna e microflora.

Come non citare il caso celeberrimo della povera Greta.
La ragazzina viene messa sulla barca da regata del Principe di Monaco per traversare l’Atlantico. Durante la traversata scoppia una polemica perché in una fotografia dietro Greta c’è una bottiglietta di plastica. Poveri scemi. La bottiglietta di plastica è il Male, peccato che, come ho detto e ridetto, in quella immagine QUALSIASI COSA era fatta di plastica, dai vestiti di Greta a tutti gli oggetti di arredo, per non dire l’intera barca su cui stava viaggiando.

Aggiungerei una cosa. La “plastica” della bottiglietta è di un tipo adatto ai contenitori per alimenti, PET e Polietilene, quindi è praticamente inerte ed è effettivamente riciclabile. La plastica dei “braccioli” che i bambini adoperano per fare il bagno al mare o quella con cui si fanno i serramenti delle case di solito è PVC, che invece è un composto relativamente pericoloso e che a fini pratici non si ricicla.

Altra nota didascalica. Notoriamente gli antichi navigatori avevano il problema di doversi rifornire d’acqua. La ragione non era che la consumavano tutta ma che la potevano conservare solo dentro dei barili di legno, giare di ceramica o otri di pelle, il vetro oltre che fragile era estremamente costoso, come l’alluminio che al tempo di Napoleone era più prezioso dell’argento e in questo modo dopo poco tempo l’acqua diventava putrescente e non si poteva più bere. Il problema più comune a bordo delle navi era la dissenteria, causata dalla contaminazione dell’acqua potabile. Le bottiglie di “acqua minerale”, se non sono esposte a luce o calore, stante la bassissima carica batterica della acqua alla fonte e che la “plastica” è inerte, praticamente durano a tempo indefinito ed essendo mono-uso sono l’ideale in contesti di scarsa igiene.

Ebbene si, sono il Demonio

Tra le tante mie manifestazioni demoniache, come pretendere di decidere del mio destino, pretendere di decidere chi entra e esce da casa mia, continuare a vedere le differenze come il principio che fa funzionare l’universo, c’è anche quella di ridicolizzare gli “ambientalisti” o gli “ecologisti”.

Prendiamo un esempio: Scheggia di Vetro, com’è fatto il grattacielo sostenibile che nel 2020 sorgerà a Milano.

C’è bisogno di celebrare la costruzione di un grattacielo? Ennesimo esempio di auto-ironia involontaria e di excusatio non petita.

Sono contento che finalmente qualcuno demolisca un edificio vecchio per costruirne uno nuovo. E’ uno dei miei ritornelli, che l’Italia è tutta da demolire e ricostruire. Non per un mio sfizio ma perché o si tratta dell’Italia rurale dimenticata, che in origine era costruita per persone e bestie insieme, con due legni, sassi, sabbia e sputo, oppure è l’Italia del “Boom Economico”, tirata su in calcestruzzo armato, in fretta e furia, con l’idea che poi ci si sarebbe tornati sopra e invece non l’abbiamo mai potuto fare.

Quello che non mi va giù è un certo tipo di retorica “modaiola-americana” tipica dei servi appecorati delle Elite Apolidi, per cui nelle prime tre righe della marchetta del Corriere trovo:

Alto 120 metri, costituito da 30 piani (4 interrati e 26 fuori terra), ma soprattutto rispettoso dell’ambiente: si tratta di Gioia 22, il nuovo grattacielo che proprio quest’anno arricchirà ulteriormente lo skyline di Milano.

Ora, partiamo dall’ovvio paradosso per cui un edificio in acciaio e vetro alto 120 metri di perse costituisca qualcosa di “rispettoso dell’ambiente”. Secondo questa logica folle, un edificio alto e largo il doppio sarebbe quattro volte più “rispettoso dell’ambiente”. Passiamo poi ad una menzogna solo poco più sottile, quella per cui un edificio in acciaio e vetro possa essere “ad alta efficienza energetica”. In realtà sono edifici che richiedono costante controllo della temperatura interna tramite macchinari, altrimenti diventerebbero gelati in inverno e roventi in estate. Ed eccoci al gioco delle Tre Tavolette:

Sull’edificio, inoltre troveranno posto 225.000 moduli fotovoltaici che saranno installati su un’area di 6.000 mq: la loro presenza permetterà una riduzione del 75 % del fabbisogno energetico.
[…]
Per Nzeb si intende Nearly Zero Energy Consumption Building e fa riferimento agli edifici ad alta efficienza energetica, i cui consumi sono praticamente pari a zero. Per rendere l’idea, secondo le stime del progetto, l’energia prodotta dai pannelli sarebbe in grado di soddisfare il fabbisogno di 306 abitazioni.

Cerchiamo di capirci. Solo i pennelli fotovoltaici installati sopra l’aggeggio producono energia che alimenterebbe 306 case. Questo è il 25% MENO del “consumo” necessario a rendere abitabile l’aggeggio, che quindi, logicamente, non consuma certo “zero”, consuma il 25% in più di 306 case. Sempre se prendiamo per buone le “stime di progetto”, che non considerano tutti i difetti dei pannelli fotovoltaici, i due più noti sono che non producono sempre la stessa quantità di energia e che col tempo l’efficienza con cui convertono la luce del sole diminuisce per il degradarsi del materiale. Inoltre, tutti questi ragionamenti non considerano mai il “ciclo di vita” del manufatto, cioè in che stato si troverà tra 20 anni, tra 40 e cosi via. Un po’ come la celebre dichiarazione ottimistica di Piano sul nuovo ponte di Genova, che secondo lui durerà “mille anni”, quando quello precedente è crollato dopo solo cinquanta. Oppure, se vogliamo, è un po’ come con le centrali nucleari, per le quali nel costo del kWh prodotto non si calcola mai il costo dell’eventuale incidente e dello smaltimento dell’impianto.

Altro esempio di vuota retorica:
Non si tratta quindi di un edificio mangia smog, in grado di contrastare l’inquinamento cittadino, ma per lo meno non contribuirà a crearne dell’altro.

Un edificio come può creare “smog”? Diciamo che il modo più ovvio è bruciare qualche combustibile per produrre calore e/o energia elettrica. Adesso siamo avanti, spostiamo lo “smog” nel posto dove vengono fabbricati l’acciaio, il vetro, i macchinari necessari a climatizzare l’edificio (pannelli fotovoltaici, batterie, cablaggi, elettronica, pompe, tubi) e nel luogo dove si produrrà tutta l’energia necessaria che non sarà auto-prodotta, cioè la centrale elettrica. Capirai, l’idea è quella di ridurre l’inquinamento sostituendo tutte le caldaie a gasolio e/o a gas con delle pompe di calore. Che è esattamente lo stesso che sostituire tutte le auto a gasolio o benzina o gas con auto con batteria e motore elettrico. Non è una idea sbagliata, solo che sposta il problema in diversi altri luoghi senza risolverlo.

Una delle tante cose ovvie ma sottaciute di questa “moda” risibile del “sostenibile” è che le maggiori fonti di inquinamento a livello planetario sono i cosiddetti “Paesi Emergenti”, facciamo il caso di India e Cina. Il fatto che l’inquinamento complessivo venga da li dipende sia dalla evidenza che le enormi popolazioni di quei Paesi passano progressivamente da una vita rurale ad una vita “moderna”, coi consumi conseguenti, sia dalla evidenza che il cosiddetto “Occidente” ha delocalizzato le proprie produzioni industriali in quei luoghi. In Italia la Magistratura chiude l’ILVA di Taranto perché inquina, ci serve comunque l’acciaio per la ennesima torre di vetro a Milano, lo compriamo dai Cinesi e questi devono inquinare per produrlo, per di più coi loro criteri che sono simili ai nostri cent’anni fa e lo devono anche portare qui facendo il giro del mondo per nave. Quindi qualcuno si vanta di essere “rispettoso dell’ambiente” facendo i famosi conti senza l’oste, nascondendo la polvere sotto il tappeto.

Infine, una cosa ovvia guardando lo “skyline” di Milano.
Milano fino a poco tempo fa era un “paesone”, un centro storico ottocentesco con elementi di architettura littoria e le periferia coi palazzacci del “Boom Economico”. Dato che il problema di abbattere e ricostruire non si vuole affrontare oppure non siamo capaci di farlo, le grandi menti che ci portano in giro hanno pensato di piantare nel mezzo di Milano i grattacieli tipici delle città americane e ultimamente degli emirati arabi o delle metropoli asiatiche, creando una separazione sempre più evidente e marcata con il “contado”. Però, a differenza delle torri delle città murate medievali, che esprimevano la potenza dei riccastri di allora, sotto e intorno non c’è un abitato, c’è un deserto. Mi raccontano che sotto la “scheggia di vetro” ci sarà il solito parchetto o la piazza con le piste ciclabili per i monopattini elettrici. Perfetto. Ci verranno in pellegrinaggio i “giargiana” che abitano nella Periferia, condizionati come automi. Dipende tutto dal senso che si da al “vivere”. Certo non è un posto dove troverai le massaie con la spesa, vecchietti che danno le briciole ai piccioni o i bimbi che giocano a palla. Ci saranno gli “hipster” coi loro monopattini e i provinciali in gita che cercano quella “luce” come le falene, senza sapere la ragione. Attenzione, non girate l’angolo per vedere cosa c’è nel retrobottega, a livello della strada. Dato che quei luoghi sono disabitati come un deserto, appena entrate in un angolo buio, non trovate l’hipster ma il suo “fornitore”. Cosi come succede nei centri delle città americane, dietro e attorno ai grattacieli ci sono i ghetti, la Corte dei Miracoli.

Però è tutto molto “sostenibile”.
The most anticipated buildings set to shape the world in 2020

L’epoca del nulla al potere e degli schiavi del nulla

La Password di Stato.
Vediamo di sgombrare il campo da ogni equivoco: l’identità digitale sarà rilasciata dallo Stato e servirà a identificare il cittadino in modo univoco verso lo Stato stesso. In futuro, per aziende e cittadini che lo vorranno, POTREBBE essere ulteriore sistema di autenticazione.

Premessa:
(Queste credenziali, ndr) potrebbero essere utilizzate per accedere anche ai servizi del privato. – ha affermato Pisano – Per esempio, il nostro conto in banca (…) o per comprare su Amazon. Ogni volta che noi abbiamo una user e una password, questa user e password dovrebbe essere data dallo Stato, perché è lo Stato l’unico soggetto che ha davvero certezza che quello è quel cittadino. E lei lo sa quante truffe ci sono sull’identità su Internet”.

Ringraziando gli Italiani che alle ultime elezioni politiche hanno votato PD e M5S, siamo in mano ad un circo di fenomeni, dove non si capisce chi è un semplice cialtrone incompetente, chi è un manigoldo, chi è un folle.

Riguardo l’argomento in oggetto, il Ministro palese la sua incomprensione su quattro concetti fondamentali.

– Primo, user e password NON servono ad identificare il “cittadino”.
User e password identificano un “account”, cioè un profilo-utente. Lo stesso cittadino può avere diversi “account” o diversi “profili” in un dato servizio, oppure due cittadini possono condividere lo stesso “account” o “profilo” in un dato servizio.

– Secondo, lo Stato non fornisce nessuna garanzia ulteriore.
Chiunque conosca UID e PSW per lo Stato è “il cittadino”. Niente impedisce ad una altra persona di carpire UID e PSW e di immetterli in un qualsiasi sistema per impersonare “il cittadino”. Il sistema di autenticazione a doppio passo è un esempio ovvio. Google mi chiede UID e PSW ma per essere sicuro che sono davvero io, cioè la persona titolare di quello “account” o “profilo-utente”, mi chiede un terzo codice che invia ad un numero di telefono da me indicato via SMS, dopo che ho inserito i primi due codici. In quel modo chi dovesse carpire i dati del mio account deve avere fisicamente in mano il mio telefono per ottenere il terzo codice. Un altro esempio ovvio è la “email di recupero”. Se Google mi vuole comunicare qualcosa ed essere sicuro che sono veramente io, deve usare un indirizzo email che NON sia accessibile con i dati con cui accedo al mio “account” Google. Vedi sotto.

– Terzo, usare una sola combinazione, sempre la stessa per tutti i servizi, è un suicidio.
Infatti è ovvio che se io adoperassi la stessa combinazione UID e PSW per tutti i servizi, se qualcuno dovesse carpire UID e PSW, otterrebbe l’accesso a tutti i servizi, invece di uno solo come sarebbe se io usassi una combinazione diversa per ognuno, che è la procedura raccomandata. Tempo fa ho ricevuto un messaggio di posta elettronica che mi proponeva un ricatto, affermando di conoscere la mia identità tramite una password, minacciavano di mandare ai miei contatti un video compromettente. Mi sono preoccupato per qualche minuto, perché la password era effettivamente la mia. Per fortuna non era la “Password di Stato” che identifica il cittadino ma una password che non usavo di quindici anni e che veniva da un forum, non più in uso in nessuno dei miei servizi.

– Quarto, complicazione e unica finalità possibile il tracciamento.
Premesso che è evidente come l’uso di una sola combinazione UID e PSW obbligherebbe tutti i servizi Internet a integrarsi tra di loro con un livello di complicazione assurdo e ancora più assurdo perché non avrebbe nessun vantaggio ne per il servizio ne per l’utente. L’unico scopo immaginabile per la “Password di Stato” è il tracciamento delle azioni dell’utente attraverso tutti i servizi. Ad Amazon non importa niente sapere che l’utente XYZ 123 che ha comprato un pigiama è effettivamente Mario Rossi, basta che paghi. L’uso della Carta di Credito non richiede UID e PSW. Sapere che Mario Rossi fa degli acquisti su Amazon può invece interessare alla Agenzia delle Entrate per la stessa ragione per cui “scontrino elettronico” e “fattura elettronica”, per non parlare della “radiografia bancaria”. Un tracciamento che è l’ultima cosa che l’utente dovrebbe desiderare da parte dei servizi che adopera e che il “cittadino” dovrebbe desiderare da parte dello Stato. C’è un sacco di gente che si sforza di limitare e combattere il tracciamento degli utenti e adesso arriva il Ministro con questa bella idea che è sottesa ad una idea di “cittadino” che è delle distopie della Fantascienza. Sul livello della macchina che usa campi elettromagnetici per cancellare i “pregiudizi” dal cervello delle persone, progetto descritto nell’articolo nella colonna di destra. D’altra parte, sono molti anni che i nostri politicanti e politicastri ammirano il modo in cui il Partito Comunista Cinese gestisce Internet, per esempio accordandosi con Google perché fornisca allo Stato il resoconto delle ricerche e dell’uso che i Cinesi fanno dei servizi di Google. Per non parlare del “filtraggio” dei contenuti tramite una specie di “firewall nazionale”.

Questo blog non esisterebbe se ci volesse la “Password di Stato”, altra conseguenza ovvia, significherebbe l’impossibilità dello “anonimato”. Storicamente, è una cosa che serve solo a sopprimere la dissidenza politica.

Eppure, c’è gente che vota PD e M5S che ti risponde “se non hai niente da nascondere, perché ti dovresti preoccupare della sorveglianza?”. Allora facciamoci tatuare tutti il numero identificativo sul braccio, anzi, sulla fronte.

La follia è la regola, il Meridionale

Nel post precedente dicevo della “sinistra” come malattia mentale. In realtà, insisto anche su questo punto, lo stato delle cose è stato pianificato e messo in opera nel corso di molti decenni. Uno dei risultati è appunto questo, che la gente è incapace di rendersi conto delle assurdità che dice e scrive.

Prendiamo questo articolo del Corriere:
«Il divario Nord Sud sarà colmato nel 2020»: il titolo (vero) del 1972 che racconta l’Italia.

Sui libri di scuola, a noi bambini del Sud nati negli anni ‘80, si raccontava sempre e in maniera approfondita «la questione meridionale». Lo ricordo perché rimase una costante di tutto il mio percorso scolastico, evidenziata a più riprese da maestri e professori che si alternarono tra i banchi di scuola e che su quel capitolo di storia investivano sempre più tempo e veemenza rispetto agli altri. Il tono di voce era diverso e noi, distratti dalla crescita e dai giochi, lontani dal mondo degli adulti da cui però eravamo inesorabilmente attratti, quel tono di voce difforme lo notavamo eccome. Gli occhi tornavano a rivolgersi alla cattedra: la storia parlava di noi. Dei nostri nonni in mezzo ai campi, delle emigrazioni in Germania, America, dei nostri parenti partiti chissà dove e mai tornati, diventati nel corso delle generazioni inconsapevoli protagonisti di divertenti leggende di famiglia.

Chi scrive è evidentemente inconsapevole, come per la faccenda della associazione anti-razzista e pro-immigrazione del giovane Zingaretti, che col suo scritto dimostra che esiste una strategia di lungo periodo che mira all’annientamento degli Italiani e che enormi risorse sono investite per attuare questa strategia.

E’ palese che la scelta di non “italianizzare” il Meridione ma di “meridionalizzare” l’Italia è parte del medesimo progetto che adesso ci impone il famoso “meticciato” del “popolo unico” di Scalfari e del “dio unico” di Bergoglio. La “cultura media”, la “ricchezza media”, dove per “media” si intende “il minimo comune denominatore”, con il modello del Sud America.

Non basta, l’autore è anche inconsapevole che il suo scritto racconta l’esatto contrario di quella che vorrebbe essere la sua tesi. Infatti, il nocciolo della questione è che i Meridionali si raccontano tra di loro, perché anche nel nostro esempio gli insegnanti sono tutti meridionali, come l’intera Pubblica Amministrazione, della “Questione Meridionale” ma il risultato non è la azione, l’impegno, magari la rivolta. Il risultato è che nel 2020 i Meridionali sono ancora li ad aspettare lo “aiutino” dello Stato.

La chiosa dell’articolo è che se il Meridione non funziona è perché lo Stato non “aiuta” abbastanza. Cosa risolve il problema? Il “reddito di cittadinanza” con cui Di Maio abolisce la povertà e che è l’ennesima incarnazione di centomila altri provvedimenti simili, dalle Ferrovie ai Forestali. Come dimostra l’articolo, lo Stato non “aiuta” abbastanza da centocinquant’anni. Tutti quegli studenti che per l’intero percorso scolastico si sono sentiti raccontare con veemenza quel “capitolo di storia” (ah le risate) non hanno sollevato obiezioni, semplicemente si sono accodati ai loro predecessori. Chi voleva e poteva, è andato via. Gli altri sono rimasti li in attesa di vincere la lotteria dello “aiutino” statale, per poi raccontare con veemenza della “Questione Meridionale”.

I migliori, nel senso tragicomico, sono gli insegnanti. Che coi loro diplomi fasulli fanno il concorso fasullo con cui si garantiscono il vitalizio e poi lavorano a fabbricare altre generazioni di poveri scemi che non devono sapere leggere, scrivere o contare, come puntualmente conferma qualsiasi test sulla preparazione degli studenti, le cui competenze sono inversamente proporzionali alla media dei voti, perché poi coi voti fasulli si fanno i concorsi fasulli. Devono essere istruiti con veemenza sulla “Questione Meridionale”, di cui quegli stessi insegnanti incompetenti che sono alfa e omega, causa e conseguenza, dentro un ciclo chiuso.

Qual è l’argomento fondamentale che dobbiamo affrontare? La “Evasione Fiscale”, risolto quello, tutto andrà a posto. Questo è il racconto che viene fatto ai milioni di malati di mente della “sinistra” e ai milioni di Meridionali semianalfabeti che vivono di “aiutini” dello Stato. Nessuno di questi si domanda come, dove e chi produce le risorse su cui insistono le imposte. Perché è tutta gente che è condizionata dalla nascita alla logica del “minimo comune denominatore” e a pensare che il mondo ideale è quello dove nessuno fa niente, tutti mangiano la stessa merda e poi quelli furbi si arrangiano. Si arrangiano con gli imbrogli piccoli e grandi mentre si indignano degli imbrogli altrui. Ognuno “tiene famiglia”, si sa.

Che poi è la tristemente famosa “Terza Via”, il fantasma che si aggira per l’Italia da sempre, l’idea geniale che esista qualcosa tra il “capitalismo” e il “socialismo” che produca risorse a partire da un popolo di idioti e nello stesso momento provveda le “tutele” agli stessi idioti. Idioti nel senso etimologico, cioè gente che non è in grado o non vuole avere una vita pubblica, partecipare alla “politica”, cioè alla “cosa pubblica”.

Per questo il “meticciato” e lo “jus soli” sfondano una porta aperta. Questi milioni di idioti non hanno nessuna nozione di cosa significhi davvero la “cittadinanza”. Non sono in grado di esercitarla oppure non lo vogliono fare. La “cittadinanza” per gli Italiani della Terza Via, i “compagni”, i Meridionali della veemente “Questione Meridionale”, è solo lo “aiutino” in cambio di asservimento ed essere servi è il loro stato abituale. Non a caso i personaggi della nostra tradizione popolare sono Arlecchino e Pulcinella.

Siamo ancora l’Italia serva e di dolore ostello di cui si lagnava Durante di Alighiero degli Alighieri, detto Dante, alla fine del Dugento.

Vivaldi