Alabama in Piemonte

A riprova di quanto scrivevo nel post precedente, cioè che il “razzismo” è una teoria che è nata a seguito degli imperi coloniali e che sussiste a fondamento delle società coloniali, ecco questo articoletto del Corriere.

Lo scrivente, cosi come la signora Consigliere Comunale che segnala l’episodio, non sono consapevoli del fatto che riferirsi ai “modelli culturali” americani, in questo caso la Alabama del KKK, per interpretare il nostro mondo, è un riflesso condizionato.

Un riflesso condizionato dal lavaggio del cervello a cui siamo sottoposti ogni momento della vita e che serve, appunto, a convincerci che gli USA sono e devono essere la nostra “realtà”, devono essere il nostro passato, il presente e il futuro.

Per me, rispetto al dramma della vecchia sgarbata con la bimba nera, è enormemente più grave che nessuno sia consapevole del fatto che il “razzismo” ci viene imposto, non lo è qualcosa che ci appartiene e ci viene imposto insieme a tutte le conseguenze della “società neo-coloniale” che risulta dalla “globalizzazione”.

Stamattina alla radio sentivo una tizia che straparlava del fatto che dobbiamo investire in Africa per “regolare” la immigrazione. Significa dare mandato alle ambasciate e consolati di ricevere le richieste di chi vuole immigrare in Italia e preventivamente organizzare scuole di “cultura italiana”. Ergo, ancora, senza rendersi conto di nulla, andiamo a riprenderci le colonie africane. Andiamo li, costruiamo strade e ferrovie, gli imponiamo una lingua e inevitabilmente li colonizziamo. Mentre noi qui sogniamo questo futuro radioso di “belle abissine che saranno romane”, le Elite Apolidi ci tolgono l’identità nazionale e la identità individuale, togliendoci la terra, togliendoci la famiglia, togliendoci i ruoli di genere, eccetera. Un po’ come tutte le fanfaluche sulla “pseudo-ecologia”, ormai la gente è in preda ad una sorta di delirio collettivo dove si realizza finalmente l’idea che ogni opionione-scorreggia vale tanto quanto tremila anni di filosofia, l’idea che basta dire una cosa che questa non solo sia automaticamente “un po’ vera”, da qualche parte ma che sia anche automagicamente concretizzata sul piano materiale, prima o poi, da qualche parte.

Viviamo immersi nella follia spacciata come ragione.

Ancora sul razzismo

Tra le tante cose fastidiose di questi giorni c’è la ripetizione infinita della commedia sul “razzismo”, per esempio ore di “approfondimenti” nelle “rubriche sportive” circa gli insulti ricevuti dai calciatori neri. Andiamo ad esaminare.

Il “razzismo”, cioè l’idea che l’Umanità sia composta di “razze” differenti, implicando che la “razza bianca” sia superiore alle altre, è una conseguenza degli imperi coloniali che furono stabiliti quando le monarchie europee armarono delle flotte per attraversare gli oceani e impadronirsi di terre lontane. Si chiamano “colonie” perché dopo la prima ondata di militari, le navi portavano una umanità varia che si recava in quelle terre per stabilirvisi e costruire una copia della terra natia. Da cui “New York”, cioè “Nuova York” aveva l’intenzione di essere una copia di York. I “coloni”, appunto.

Ai “coloni” si poneva quindi un problema etico e morale. Con che diritto andavano a spossessare i nativi delle loro terre? Di seguito, con che diritto, dopo averli spossessati e ridotti all’indigenza, se non in prigionia, li sfruttavano come servi? Poi ancora, con che diritto acquistavano degli schiavi africani dai mercanti per usarli come forza lavoro subumana nei latifondi, replicando quello che i Romani facevano coi prigionieri di guerra? Erano tutte azioni palesemente contrarie alla dottrina cristiana, che fosse mediata dalla Chiesa Cattolica o direttamente letta nei Vangeli, un po’ meno nello Antico Testamento.

La soluzione fu appunto il “razzismo”, cioè una teoria antropologica non particolarmente sofisticata, che sosteneva la “necessità” del famoso “meticciato”, parola che ha il significato opposto a quello della vulgata attuale, in quanto conseguenza della “superiorità” di una “razza” su un’altra. Ripeto, il “meticciato” è conseguenza del “razzismo”, consiste in una società divisa in caste con al vertice i coloni Europei, in mezzo i nativi, alla base gli schiavi neri. I “meticci” sono gli incroci tra queste caste di “sangue puro” e assumono le posizioni intermedie, per cui un incrocio tra “europeo” e “nativo” sarà “superiore” ad un “nativo” e cosi via.

Questo è uno degli infiniti paradossi della propaganda dei “media”, cioè che la commistione di genti eterogenee sia sinonimo di “meticciato” e che questo “meticciato” sia l’antitesi del “razzismo”. Quando storicamente è l’esatto opposto, il “meticciato” altro non è che la società coloniale e questa società è fratturata lungo le linee “razziali”, come si può facilmente osservare guardando il mondo.

Il concetto di “razzismo” nasce per dare una soluzione etica e morale ad una situazione di convivenza altrimenti insostenibile. Funzionava perché era un concetto accettato non solo dalla “classe dominante” dei coloni europei ma anche dalle “classi dominate”. D’altra parte, la divisione della società lungo linee “razziali” non era una novità per nessuno e non era stata inventata dagli Europei. Ovunque andassero gli esploratori europei trovavano terre abitate e non si trattava, ancora contro la vulgata attuale, di società pacifiche ed egalitarie, erano tutte copie conformi dei reami e degli imperi che gli Europei avevano sperimentato nel corso della Storia, in varie fasi di sviluppo. Per esempio in Sud America gli Europei trovarono una popolazione più o meno al livello tecnologico degli antichi Egizi, che si era organizzata in diversi imperi in cui una certa etnia dominava una galassia di etnie asservite. Nello stesso momento, l’espansionismo arabo aveva prodotto conquiste a seguito delle quali si erano costituiti reami analoghi, fondati sulla supremazia di una certa etnia su etnie soggette e il mercato degli schiavi neri era gestito dagli Arabi, non diversamente da oggi.

Per mettere le cose in prospettiva, vi faccio un esempio storico. Due popolazioni etnicamente molto simili, composte cioè grossomodo dagli stessi contributi di Celti, Germani, Scandinavi, si confrontano, una sottomette l’altra applicando un genocidio.
La conquista cromwelliana dell’Irlanda.
L’articolo recita:
La conquista cromwelliana dell’Irlanda si riferisce alla presa della nazione irlandese da parte dei britannici avvenuta durante la Guerra dei tre regni. Il loro esercito (New Model Army) sbarcò in Irlanda nel 1649. La conquista dell’isola fu completata nel 1653.

enorme impatto che la guerra ebbe sulla popolazione irlandese. Le stime non sono univoche, ma si parla della morte di una percentuale variabile dal 15-25% fino alla metà della popolazione.

Anche nel caso dell’Irlanda, come del nord della Scozia, la società coloniale che segui il genocidio e lo spossessamento produsse una sorta di “razzismo” praticato dai coloni protestanti puritani nei confronti dei nativi cattolici. Il fatto che fossero praticamente identici nei tratti somatici non impedì che si dividessero in caste, separate fino ai giorni nostri da lingua e costumi.

Video di uno spezzone del film “Wind that Shakes the Barley” (il vento che scuote l’orzo).
Il titolo si rifà a questa canzone, scritta un secolo prima degli eventi del video.
Il film racconta della Guerra di Indipendenza irlandese del 1919-21, quasi trecento anni dopo gli eventi descritti nell’articolo precedente. I militari rappresentati nel video sono una milizia coloniale organizzata dal Governo britannico reclutando i reduci della Grande Guerra. Vestiti con le rimanenze di magazzino, da cui il termine “black and tans” (nero e marrone) delle loro uniformi spaiate.

Un altro argomento fondamentale è la differenza tra “xenofobia” e “razzismo”. La “xenofobia” è il meccanismo per cui quando andate a passeggio per un villaggio di montagna, le vecchine vi guardano dalle finestre con aria sospettosa. Chi è questo straniero? Dove va? Cosa vuole? E’ una reazione territoriale perfettamente normale e anche necessaria, che risale a tempi di scarsità di risorse e in cui lo straniero era sempre una minaccia. Il “razzismo” non è una reazione istintiva ad una minaccia potenziale, è una teoria antropologica, sociologica, politica che serve a sostenere la società coloniale.

La attuale propaganda a favore della “società aperta” e della “globalizzazione” puntano a ricreare una società coloniale su scala planetaria, la “globalizzazione” col suo “meticciato” e quindi riproduce inevitabilmente il “razzismo”. Fa ridere ma è esattamente cosi, gli “anti-razzisti” sono l’origine meccanicamente determinata del “razzismo”. Basta porsi una semplice domanda: quante persone della cerchia delle Elite Apolidi appartengono a quelle etnie che “migrano” e confluiscono nel “meticciato”? Oppure, il “meticciato” consolida oppure annulla o ribalta la piramide sociale dei pochi che dominano sui molti? E’ la domanda che si pone Fusaro nei suoi termini di marxismo ortodosso e la risposta non può essere che la “globalizzazione” va a rafforzare la divisione dell’Umanità in caste, non ha lo scopo di annullarla o rivoluzionarla. Piuttosto, il “meticciato” è l’arma con cui le Elite Apolidi vogliono indebolire e immobilizzare il famoso “ceto medio”, mettendogli davanti problemi e nemici appena fuori dalla soglia di casa o anche dentro casa, proponendo le linee di frattura “etniche” tipiche della società coloniale. Quando hai la guerra in casa e il nemico sono i tuoi vicini, amici, perfino parenti, il tuo orizzonte è di pochi metri e non potrai mai organizzare qualcosa su scala più ampia.

Infine, i calciatori.
La cosa assurda non è che i tifosi gli rivolgano “insulti razzisti” ma che questi tifosi paghino di tasca propria, invece di essere costretti con la minaccia delle armi, per andare ad assistere all’esibizione di quegli stessi personaggi che poi insultano. La soluzione sarebbe semplice e ovvia, non è il calciatore che deve fare il “bel gesto” di ritirarsi dal campo perché si sente ingiuriato, mantenendo lo stipendio milionario. E’ il “tifoso” che lo disprezza che non dovrebbe tirare fuori un centesimo per pagare quello stipendio e non dovrebbe presentarsi allo stadio per partecipare alla commedia. Ma il “tifoso”, in quanto tale, è uno dei tanti prodotti del lavaggio del cervello, è un idiota nel senso etimologico della parola. Un idiota che tira la cinghia, uno che toglie il pane di bocca ai figli per pagare le fuoriserie e i rolex ai calciatori che insulta e a tutto il circo dello “sport professionistico” e dei “media” che se ne occupano. A me sembra ovvio che il “razzismo” è l’ultimo dei problemi per il “tifoso” e mi fa ridere che i “media” e i “calciatori” che gli succhiano il sangue pretendano anche di dargli delle lezioni di morale. Lezioni a una persona ridotta allo stato di idiota dal lavaggio del cervello.

Che poi, altro non è che la metafora dell’intera società contemporanea. Chi vuole essere libero è costretto a tirarsene il più possibile fuori.

Il voto in Umbria

Il voto degli Italiani dimostra solo una cosa, che non siamo ancora completamente marci come ci vorrebbero le Elite Apolidi e i loro scagnozzi della cosiddetta “sinistra”. La loro strategia è quella di traccheggiare mentre fanno quanti più danni possibile per rendere irreversibile il loro progetto del Mondo Nuovo senza confini, senza Nazioni e Stati, popolato dal famoso “meticciato”.

Che le “cariche istituzionali” siano prezzolate e lavorino contro il Popolo è la conseguenza del fatto che siamo tornati ad essere l’Italia colonia di potenze straniere. Che non sono, come ogni tanto mi suggeriscono i poveretti che votano Cinque Stelle, la “Francia” o la “Germania”, sono le solite Elite Apolidi e queste Elite Apolidi hanno in odio non solo gli Italiani ma tutti i Popoli europei. Quello che fa la differenza è il livello di masochismo auto-distruttivo indotto dal condizionamento a cui ogni Popolo è abituato.

Il progetto degli Stati Uniti d’Europa non riguarda il cosiddetto “assetto istituzionale” ma consiste nel trasformare l’Europa negli USA, i Popoli europei negli Americani, ricreare qui la copia conforme di quella che purtroppo è diventata la loro società distopica. Il “meticciato”, lo ribadisco, non è una festa multicolore, storicamente è la società coloniale nelle Americhe rigidamente divisa in caste, dove i coloni di etnia europea sono il vertice, nei livelli intermedi ci sono gli incroci, i Nativi e sul fondo della piramide gli Africani deportati.

Sentivo prima un “maestro del pensiero” in un video di La Repubblica, col riporto a celare l’incipiente calvizie, recitare la solita lamentazione per cui la “sinistra” non può presentarsi alle elezioni perché ha perso il contatto con “i territori” e “i lavoratori”. Oh somma ironia. Non è mica successo per caso, le Elite Apolidi intendono sopprimere sia l’idea del “territorio” fatto di specificità locali, sia l’idea del “lavoratore” sindacalizzato. Difficile convincere un capofamiglia che fa l’operaio alla fonderia di Terni che le “priorità” sono quelle di un “designer” omosessuale che vive in centro a Milano, nel momento in cui gli “amici” della “sinistra” si vantano di avere creato una ennesima distopia per cui Milano diventa una realtà “moderna e globale” di grattacieli sullo stile Emirato Arabo e banlieu di periferia, completamente separata dal contesto retrogrado di casette e fabbrichette.

Io non me la prendo con la “base” di minchioni codizionati dal lavaggio del cervello. Disprezzo i “dirigenti” e i cosiddetti “intellettuali”, che dicono quello che dicono e fanno quello che fanno in nome della “Società Aperta” di Soros per mera convenienza personale, per mestiere, oppure perché sono psicopatici criminali.

Soros e Zingaretti

adnkronos: I finanziamenti di Soros a movimenti e ong in Italia

Per non dimenticare, per non abituarsi, per non accettare quella “normalità”.

Nota a margine, questi sono finanziamenti messi a bilancio, dichiarati. Solo quelli riconducibili alle fondazioni ufficiali facenti capo al signor Soros.

Ovviamente, come per gli arbitri e la Juve, le cose che vengono decise e fatte in separata sede, al riparo dai proverbiali “occhi indiscreti”, nessuno le sa. Per esempio, per quale ragione “dentino” Renzi viene invitato alla riunione del Gruppo Bilderberg? Per portare il suo contributo di idee, essendo egli un noto scienziato?

A proposito, è notorio che quando uno si dice “di sinistra” può significare solo che è un disabile, un pazzo o un criminale. A riprova, ecco un articolo a firma del signor Zingaretti: È un mezzo miracolo, ma sia solo l’inizio.

Sono tutti pieni di “cultura democratica” e “democratica cultura”. L’articolo comincia con una affermazione perentoria, un imperativo categorico che rimanda a tempi antichi, a quegli aforismi novecenteschi che ancora si leggono sbiaditi sulle facciate delle case. La solita autoironia involontaria e inconsapevole.

L’Italia ha bisogno di fiducia e sostituire la cultura dell’odio con la speranza.

Sono un disabile, un pazzo o un criminale può accettare una comunicazione collosa, viscida ed artefatta che si basa su una “neolingua” e sull’uso meccanico di stereotipi. Cosa sarebbe la “cultura dell’odio”? E la “speranza” cos’è, quella del Cristo che promette la resurrezione o più semplicemente il “redddito di cittadinanza” o, meglio ancora, il “reddito di nascita” come farnetica Grillo al post precedente? L’emancipazione del Proletariato ad opera del Partito Comunista?

Segue la solita scarica di numeri a caso, che potrebbero essere divisi per sette o moltiplicati per pigreco e sarebbe esattamente lo stesso. L’equivalente contemporaneo del “latinorum” dei Promessi Sposi. Poi un’altra frase infarcita di luoghi comuni che nessuno ha mai definito.

Giustizia sociale, svolta green e nuove politiche a favore delle famiglie, con un’attenzione in particolare all’infanzia e ai giovani. … la costruzione di un Paese più forte e più giusto.

Cosa sarebbe la “giustizia sociale”? Robin Hood che ruba ai ricchi per distribuire il bottino ai poveri? Idea innovativa. Oppure la vecchia “rivoluzione” tramite la quale certi borghesi promettevano ai servi che sarebbero diventati padroni se avessero accoppato e derubato certi altri borghesi? L’uso di due parole, “giustizia” e “sociale” implica necessariamente che si parla di “classi”, quindi si allude ad un altro passato novecentesco con il quale la “sinistra” non riesce a fare i conti, distratta, citando un “liberale di sinistra”, dallo stipendio e dalla figa. La “svolta green”. Che poi “green” significa “verde” in inglese. Ancora, cosa significa? Infanzia e giovani, si baciano gli infanti e si inquadrano i giovani nella milizia, da qualche parte devo avere una foto di mio padre attorno agli otto anni con la sua uniformina di balilla.

… investimenti privati sostenibili, come il “Bonus facciate”, un credito fiscale del 90% per chi rifarà le facciate di casa …

Quindi, rifare l’intonaco della casa, che per inciso, considerato il “patrimonio edilizio italiano”, nel 90% dei casi andrebbe abbattuta e ricostruita, aggiungendo sotto uno strato di polistirolo, il consueto “cappotto”, per aumentare l’isolamento, sarebbe un “investimento privato sostenibile”? Lo sa, il signor Zingaretti, che il polistirolo è un polimero dello stirene, diciamo che è la odiata “plastica”? La “sostenibilità” dello “investimento” dipende dal fatto che in teoria, ricoprendo la casa di plastica, si risparmia sul riscaldamento, ottenuto da “energia non-rinnovabile”? Mah. Veniamo al pezzo forte, dove si misura la demenza della “sinistra”:

… radicale e seria lotta senza quartiere all’evasione fiscale e in particolare ai grandi evasori, puntando sui pagamenti digitali, premiando con un superbonus chi ne fa uso, e sulla riduzione drastica dell’uso del contante.

Certo, signor Zingaretti, i “grandi evasori” si perseguono andando a vedere se pagano l’idraulico o il dentista in nero. Secondo me è più facile andare a vedere chi sono gli “amici” del signor Renzi. Ah no, adesso Renzi non è più l’antipapa del PD, pare abbia il suo partitino Avanti Savoia, Super Bang o come si chiama.

Nemmeno una persona senza istruzione come Zingaretti può dire una scemenza del genere in buona fede. E’ una menzogna da bambini, raccontata consapevolmente ad una platea di minorati, mettendogli davanti la carota della “vendetta” contro il “padrone”, cioè il “grande evasore”.

Il “grande evasore” si trova negli elenchi dei debitori delle banche fallite, tra gli editori dei “media” e tra i sostenitori/benefattori del PD, è gente che paga profumatamente rinomati studi legali e fior di commercialisti per eludere il Fisco. Gente che manovra società estere, matriosche di società controllanti e controllate. Gente che non trovi in fila al supermercato.

La balla/carota del “grande evasore” serve solo a nascondere alla plebaglia ottusa il bastone burocratico-fiscale che deve calare sulle schiene del solito “ceto medio”, sostenere l’idea tipica dei regimi di stampigliare un numero di identificazione sulla fronte di tutti i cittadini e imporgli la sorveglianza continua tipo “Occhio di Sauron”.

Senza contare la sempre maggiore collusione della “politica” col sistema finanziario e bancario, con vista panoramica sul solito orizzonte mondialista.

L’articolo di Zingaretti è tipo un remix della “Fattoria degli Animali” di Orwell e di Matrix, con un tocco di Alberto Sordi. Si è verificata la mia fosca profezia, la convergenza tra Movimento Cinque Stelle e PD. Ogni Popolo ha le leggi e i governanti che si merita.

Movimento Cinque Stelle, non c’è limite al peggio

La verità è nell’incipit. Che vorrebbe essere “intellettuale” e invece è una excusatio non petita. Provinciale, come sempre, perché l’impiegatuzzo non capisce se non gli parli col linguaggio dei “media” e quel linguaggio è la traduzione e translazione approssimativa delle follie americane.

10 anni M5S, show di Beppe Grillo: “Reddito universale per tutti e voto a 16 anni”

Lui mi fa pena, poverino. Fa il suo spettacolino, nella parte del profeta invasato, del posseduto dagli spiriti. Un giochino vecchio come il mondo. Cosa non si deve fare per campare. Poi finito di imbonire gli idioti della platea, scende dal palco e va a confabulare coi burattinai dietro le quinte.

Quelli che mi fanno paura, paura vera, sono gli spettatori che lo applaudono. Pensavo di avere visto il peggio con la “vecchia” sinistra che prometteva il benessere al “proletariato” mentre sopra cercavano di creare quanti più proletari possibile per conservare ed estendere il proprio regno e sotto i proletari cercavano di fare diventare borghesi i propri figli per metterlo in culo agli altri proletari.

Ma non c’è limite al peggio. Non si può mai stare tranquilli, cosi come nella vita ti alzi una mattina con un bozzo e scopri di avere i giorni contati, tra l’altro, di doverli spendere nelle sale d’attesa o nelle camere d’ospedale, allo stesso modo una mattina ti alzi e scopri che dalla ipocrisia viscida e laida della “lotta di classe” siamo passati alla follia onirica della “nuova” sinistra, scoria nucleare della “vecchia”.

Se prima gli imbonitori fa fiera ti vendevano l’idea di collettivizzare i “mezzi di produzione”, espropriando la Borghesia con le armi e poi affidare tutto alla tutela del Partito, che decidesse delle vite di tutti, dando ad ognuno quello di cui abbisognasse, col risultato che poi tutti mangiassero i topi arrosto tranne l’aristocrazia dei burocrati, adesso si vende l’idea che siamo tutti Leonardo da Vinci, Shakespeare, Einstein e cachiamo diamanti, titanio, ogni scorreggia è una sinfonia, ogni tratto di matita un’opera d’arte o il progetto di un reattore nucleare, quindi partiamo col “reddito di nascita” a cui si aggiungeranno inevitabilmente montagne d’oro. E’ un investimento sicuro, no? Basta vedere il signor Grillo, un ragioniere diventato ricco facendo il saltimbanco e che adesso è una specie di Fuhrer dei dementi. Quale migliore esempio di talento e genio?

Siamo passati dal Vauro in uniforme dell’Armata Rossa al Grillo col costume di Halloween. Gli Italiani prendevano sul serio il primo e adesso prendono sul serio il secondo.

Quanto è più bello il mondo grazie a tutti i problemi risolti dal signor Grillo? Quanto è più “sano e pulito”, parafrasando le cretinate che leggo su Internet, quanto siamo tutti più felici, grazie alla saggezza del signor Grillo? Gli ospedali sono vuoti, i becchini disoccupati, non sento più l’odore di gomma bruciata e piscio di cane quando esco di casa, non trovo più i magrebini accampati sulla soglia. Il lupo vive in amicizia con l’agnello, è sempre primavera.

Grillo ricicla tutti gli stereotipi più banali degli Anni Settanta, gonfiandoli oltre il limite della setta di squinternati, con spietato cinismo, rivolgendosi ad una platea di “minus habens” che non solo non rabbrividiscono nel vederlo gesticolare e sbraitare come un incrocio tra un clown col naso finto e Adolf Hitler in uniforme, non solo non ridono delle sue sparate tra Bertoldo e Flash Gordon ma non riescono a capire la differenza tra quello che gli racconta Grillo dal palco e il “mondo reale”.

Il mondo reale è fatto di gente che vive senza capire niente di quello che gli succede, di quello che ha attorno, di quello che vede. Gente che vive con la consapevolezza delle alghe. Però compra i SUV, TV grandi come una parete, prenota vacanze in posti che non sa localizzare sull’atlante. Le microplastiche, come dice Di Maio, bisogna tassare le ditte che vendono bibite in bottiglie di plastica invece che di vetro.

La cosa peggiore che ho sentito con le mie orecchie è “proviamo questi”. Motivo per “provarli”? Nessuno, perché i programmi, i progetti, i fatti concreti ormai sono oltre il percettibile e il concepibile. Grillo potrebbe recitare l’elenco dei numeri primi e sarebbe la stessa cosa. Domani il suo Movimento potrebbe fare comunella con Tizio o con Caio e nessuno si porrebbe il problema, come è già successo. Quelli che sono li ad applaudire pensano che sia un videogioco o un canale televisivo, che pigiando un bottone si cambia programma. L’Italia è stata messa in mano ad un Di Maio, che è arrivato li per avere organizzato i “meetup” di Grillo e ad un Conte, che è apparso dal nulla, col solito curriculum meridionale farcito e vantando “amicizie”.

Potrei confutare ogni singola cosa che dice Grillo, mostrando che sono cose trite e ritrite, prive di qualsivoglia senso logico ma a cosa servirebbe? Dicevo nel post precedente che i Napoletani vivono in una dimensione parallela. Ecco, non a caso il decennale del Movimento Cinque Stelle si è tenuto a Napoli. L’hanno collocato ai margini del buco nero di Napoli, dove lo spazio/tempo si piega, di proposito. Già, dite ai Napoletani che sono tutti dei fenomeni e che quindi gli spetta un reddito alla nascita. Sicuramente solleveranno obiezioni. De Magistris pare si voglia candidare per il ruolo di Signore dell’Universo.

Come siamo arrivati a questo

In principio era il Verbo.
Ad un certo punto della Storia, come tutti dovrebbero sapere ma la maggior parte viene storpiata dalla Scuola degli insegnanti Bella Ciao, furono inventate le macchine e i contadini furono trasferiti dalla terra ai falansteri attorno alle fabbriche.

Guardando questo processo, certi benestanti che vivevano di professioni legate alle lettere, avvocati, notai e similia, misero insieme la perversione dei “sensi di colpa” e quella della “desiderio di potere” e inventarono l’idea della “rivoluzione”.

La “rivoluzione” prometteva alla nuova plebe, il “Proletariato”, cioè i contadini inurbati nelle cui vite c’era solo fabbrica e osteria, la stessa inversione dei ruoli che nella antichità si esercitava nelle feste della pazzia, come il Carnevale. Il servo diventava il padrone. Ovviamente era un imbroglio, una truffa, perché in realtà si trattava di sostituire una aristocrazia con un’altra e le fabbriche dovevano continuare a vivere e a macinare vite umane. Però l’idea piaceva, alle menti stravolte dei “proletari” e a quelle perverse dei “borghesi” che si proponevano come loro “capi”, filantropi disinteressati.

Abbiamo citato il caso italiano. Nell’immediato del periodo successivo alla Grande Guerra ci fu pesante depressione economica. I Socialisti pensarono bene di riproporre in Italia la Rivoluzione Russa. Dai Socialisti fuoriuscirono sia i Comunisti che la loro nemesi, i Fascisti. L’affermazione del Fascismo in Italia fu reazione inevitabile alla minaccia rivoluzionaria, ironicamente si proponeva a sua volta come “rivoluzione” ma invece di realizzare il Carnevale, più pragmaticamente vendeva l’idea che l’Italia dovesse essere affidata a chi si era distinto in guerra, vista come grande “livella” che cancella artifici di casta e mette a nudo la natura umana. Altrettanto pragmaticamente, il Re decise di usare il Fascismo per ristabilire l’ordine. Il Fascismo funzionava, tanto che praticamente non incontrò opposizione. Poi ci fu un’altra guerra che mostrò, più di quella precedente, il ritardo dell’Italia ancora prevalentemente rurale.

Nel dopoguerra la situazione era questa: gli Americani occupavano l’Italia e durante l’invasione avevano applicato alcune dottrine che vediamo applicate ancora oggi. Al Sud avevano adoperato la mafia come “milizia territoriale”, sfruttando le connessioni con la mafia americana. Mano a mano che risalivano la Penisola, contrastati da quello che rimaneva delle Forze Armate tedesche, gli Americani si affidarono alla Chiesa che ereditava, come nel primo medioevo, le funzioni dello Stato. Ad un certo punto gli Americani invasero il Nord Italia, dove nel frattempo era stata alimentata la “Resistenza”, cioè formazioni di renitenti alla Leva e disertori delle Forze Armate italiane che sabotavano i Tedeschi nelle retrovie. I Tedeschi cercavano di non sprecare le poche risorse che gli erano rimaste contro la “Resistenza”, che oggi si chiamano “insurgent” e invece affidavano quello che oggi si chiama “counter-insurgency” alle milizie della RSI, cioè un governo fantoccio ricostituito al Nord dopo la liberazione di Mussolini dalla prigione sul Gran Sasso con una operazione di commando. Una delle cose che non sapremo mai è con che minacce e blandizie i Tedeschi convinsero Mussolini a ritardare l’inevitabile. Fatto sta che la contrapposizione tra “Resistenza” indottrinata dai Comunisti e le milizie RSI, cioè i “fascisti”, divenne in seguito il “mito fondativo” dell’Italia repubblicana.

Ci fu un plebiscito che scacciò la Monarchia. Gli Americani trattarono coi Sovietici la spartizione dell’Europa e l’Italia rimase nella “sfera di controllo” degli USA. Quindi Stalin diede l’ordine ai Comunisti italiani di disarmare, mentre questi avevano progettato di prendere il potere e costituire uno Stato comunista nel Nord Italia. Questo divenne in seguito il “mito fondativo” della “estrema sinistra” o “sinistra extra-parlamentare”, cioè l’ennesima “vittoria tradita” o “della Resistenza incompiuta”. I Sovietici saranno sempre “fratelli” e “modello” ma l’Armata Rossa che si ferma al limite della Cortina di Ferro, invece di “liberare” anche l’Italia, sarà sempre una ferita aperta. Come successe anche in Germania, gli Americani ristabilirono l’ordine affidandosi a quello che rimaneva delle “strutture” precedenti la Guerra, quindi mafia, Chiesa e, paradossalmente, le organizzazioni e le personalità che furono fasciste. Il tutto supervisionato opportunamente dalla CIA.

Boom economico, gli Americani finanziano e supervisionano il passaggio dall’Italia rurale all’Italia industriale. La “democrazia” consiste nella dualità DC – PCI che “congela” la guerra civile o più precisamente la trasforma in una guerra di posizione. Ma le Elite Apolidi hanno pronto il Piano. Cominciano dagli USA dove hanno il loro Quartiere Generale, diffondendo la “controcultura” nelle università. La “controcultura” apparentemente si ispira alle idee “rivoluzionarie” dei secoli precedenti ma è una finzione perché questa volta il “Proletariato” viene escluso, viene saltato a piè pari, ci si rivolge direttamente ai figli della “Borghesia”, appellandosi ai loro “sensi di colpa” e “desiderio di potere”. Il “marxismo-leninismo”, che predicava l’annientamento di tutte le società umane per crearne una nuova da zero in cui il Partito gestiva il mondo per conto di una Umanità di “lavoratori”, viene sostituito da tutta una serie di dottrine “intimiste” che invece di aggredire la società nel suo insieme, propongono di ridisegnare il singolo essere umano, svuotandolo di tutte le cose prodotte dalla Storia e riempiendolo con le idee perfezionate dagli esperti di psicologia e sociologia delle Elite Apolidi. Eccoci con quello che adesso si chiamerebbe “liberalesimo” dalla parola americana “liberal”. Prego notare che la parola “liberale” ha due significati antagonisti negli USA e in Europa. Negli USA “liberal” è praticamente sinonimo di “socialismo” mentre in Europa “liberale” significa “economia di mercato, lo Stato non si intromette”. Abbiamo anche detto che l’associazione tra “liberal” e “socialismo” è un falso storico, un espediente delle Elite Apolidi per creare l’idea di “controcultura” e “ribellione” ma non c’è nessuna “rivoluzione” nel “liberalismo”.

Quindi eccoci ai giorni nostri. La “sinistra” italiana si è convertita molto prima che cadesse il Muro, passando dalla idea di servire il Comunismo sovietico a quella di servire il “liberalismo” delle Elite Apolidi anglofone. Però ha pensato bene di imbrogliare la “base” mantenendo la finzione comunista per una ventina d’anni, per cui Berlinguer era già fautore del “Governo Mondiale” e quindi passava dal Comunismo ortodosso allo “eurocomunismo scismatico”, però al suo funerale la folla oceanica si presentava ancora con le bandiere rosse con falci e martelli, perché nessuno l’aveva informata.

La “sinistra italiana” attuale è la copia conforme della “sinistra mondiale”. Non fa che tradurre in italiano gli slogan che gli vengono passati dalle Elite Apolidi e gestisce la applicazione del Piano delle Elite Apolidi in Italia. Gli slogan sono semplici adattamenti di quelli già presenti nella “controcultura” degli Anni Settanta e, come detto, mirano a de-strutturare l’individuo “occidentale”, svuotarlo e riempirlo con pochi semplici concetti che fondamentalmente lo riducono all’adulto-bambino dal funzionamento bio-meccanico, mosso dalle pulsioni, incapace di speculazione astratta, con le competenze strettamente necessarie ad accudire le macchine e a consumare i prodotti delle macchine. Il “franchise” Matrix è una rivelazione profetica, descrive esattamente il Piano delle Elite Apolidi, rappresentandole come un collettivo di computer e meccanismi. Gli esseri umani sono “batterie”, sfruttati per la loro capacità di produrre energia che viene consumata da Matrix e gli viene succhiata via la vita mentre sono tenuti immobili in un brodo nutritivo e gli viene instillata l’illusione di una “realtà” che non esiste.

Tutte le cose del “politicamente corretto” sono evidenti menzogne e paradossi solo quando esci dal bozzolo di Matrix ma fintanto che rimani dentro e ti viene somministrata l’illusione, non sei in grado di accorgertene. Il “mondo del politicamente corretto” sembra “vero” e perfettamente coerente agli sfortunati schiavi. Certo, ci sono gli “agenti del sistema” che in Matrix sono rappresentati dal personaggio replica di Smith e che nel nostro “mondo reale” sono i funzionari della “sinistra” ai vari livelli. Del resto, basterebbe notare come la attuale “sinistra” coincida col “sistema” a cui, con somma ironia, si voleva opporre la “controcultura”. La “controcultura” è diventata la “cultura”, sistema, potere, finanza, “mainstream”, eppure continua a macinare un ridicolo “contro” anche senza niente a cui opporsi. Per cui certi estremi paradossali, che però sono paradossali solo visti da fuori, come la “pseudo-ecologia” di Greta che viaggia sulla barca da regata del principe di Monaco.

Un’altra persona saggia e proba

Nella parte per gli abbonati Repubblica ci propone un editoriale del signor Serra. Si intitola “Il ritorno dell’umanità“. Un po’ come nei film tipo “Il ritorno dello Jedi”, o “Il ritorno del Re”, eccetera. Mi ritrovo a domandarmi chi li paga per scrivere, eppure…

Non lo posso collegare, quindi lo commento per paragrafi.

È da questa esasperante, impotente lentezza, di fronte alla velocità e alla potenza della storia…

Prego notare due caratteristiche tipiche della prosa dello “pseudo-intellettuale di sinistra”. L’uso smodato di aggettivi che “demonizzano” qualcosa o qualcuno e “benedicono” qualcosa o qualcun altro. Qui leggiamo “esasperante, impotente”. Il ricorso a figure retoriche che appartengono ad una sorta di “gergo iniziatico” che, con effetti di assoluta auto-ironia involontaria, è di chiare origini “novecentesche”, in questo caso, ad esempio, eccovi “la potenza della storia”. La storia qui è il famoso “storytelling”, qualcosa che si reinventa di continuo, a seconda della convenienza del momento, non la Storia con la “s” maiuscola, che lo “intellettuale di sinistra” nega perché considerare compiutamente il passato dimostrerebbe la follia del futuro che ci vende come “paradiso del popolo”.

… idee assurde oppure feroci, l’isolazionismo ringhioso, il razzismo esplicito, le teorie paranoiche sulla “sostituzione etnica”, i rigurgiti del vecchio nazionalismo che il maquillage d’epoca ha ribattezzato sovranismo.

Ancora, scarica di aggettivi, “feroci, ringhioso, paranoico, vecchio”. Vi ripeto cosa recita il dizionario Treccani a proposito di “Sovranismo”:
Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione.
Se la parola “Sovranismo” è un neologismo che viene inserito nel “gergo iniziatico” dello “intellettuale di sinistra”, il significato non ha niente di “feroce, ringhioso, paranoico, vecchio”. E’ semplicemente il risultato della necessità naturale dell’essere umano di determinare liberamente il proprio destino invece di essere servo di qualcun altro e costretto ad eseguire ordini e subire decisioni altrui. Qui veniamo alla solita vexata quaestio, per quale ragione la persona “di sinistra” desidera l’opposto del “Sovranismo”, cioè l’asservimento. La risposta è sempre la stessa, la “base” sente la necessità di scambiare la servitù con la tutela e vertici, che cinicamente disprezzano e temono la “base”, costituiscono una aristocrazia che giura fedeltà come vassallo di livelli di potere superiori e in cambio ottiene la concessione della signoria su un certo contado.

La politica di sedicente “difesa della Patria” del precedente governo… era come fermare il mare della storia con il pettine delle scartoffie. Un sedicente giro di vite “contro le ong”, nei fatti contro la povera gente in fuga o in viaggio verso una vita decente.

Dopo “la potenza della storia” eccoci a “il mare della storia”.
Contraddizione nei due “sedicente”, se il primo è vero, il secondo è falso. Inoltre, l’idea di Serra della “povera gente” è la stessa che avevano le Brigate Rosse nei riguardi della criminalità comune. Ovvero, “povera gente” che tramite furti e rapine si impossessava di quanto gli era sottratto dalla Borghesia nel quadro della “Lotta di Classe”. Quindi, come sostiene la signora Di Cesare nell’articolo che trovate a destra, trattandosi di ribellione alla “ingiustizia sociale”, altra espressione tipica del “gergo iniziatico”, le azioni illegali in realtà diventano lecite. Qui è lo stesso, gli immigrati sono “povera gente” per colpa nostra e quindi se ci aggrediscono violando le nostre leggi, se ci invadono, compiono una azione lecita, che la “sinistra”, in quanto tale, deve sostenere, favorire.

Adesso, con il nuovo Governo che è stato costituito con il fine esplicito di andare contro la “sovranità” del Popolo, avremo:

un Paese che sa farsi carico delle responsabilità, anche sgradevoli, anche soverchianti, che la storia gli scarica addosso.

Qui la prima cosa da obbiettare al signor Serra è la stessa che obbiettavo al signor Franceschini, perché lo “intellettuale di sinistra” ripete a macchinetta sempre gli stessi slogan. Mi dica per favore cosa significa in concreto “farsi carico delle responsabilità”. Inoltre, siamo in presenza della ennesima menzogna, che la immigrazione sia un “fenomeno spontaneo” che ci viene scaricato addosso dalla “storia”. Il “fenomeno” è in realtà un’arma che è stata pensata all’interno del Piano delle Elite Apolidi per la realizzazione del Mondo Nuovo, un piano che risale agli inizi del Novecento ma che ha avuto la sua accelerazione ovvia a partire dalla fine degli Anni Sessanta. Non si può dire perché è una “teoria paranoica”. E’ una “teoria paranoica” quando Scalfari, vedi articolo a destra, afferma che la “sinistra” ha il compito di realizzare il “meticciato”. Sono dei pagliacci, questi personaggi, purtroppo il seguito che hanno in basso e la delega che gli viene data dalle Elite Apolidi, li rende pericolosi.

Il nuovo Governo deve rimediare al disastro di:

un Paese bambino, spaventato e lagnoso, che tratta da infezione un’ordinaria vicenda umana – le migrazioni – che si manifesta, in questi anni, con intensità straordinaria.

Le “migrazioni” sono una “ordinaria vicenda umana”. Perché, come ci insegnano, “Gesu era un profugo”, oppure “Enea era un profugo”, eccetera. A parte l’ennesimo trucco di semplicità patetica di confondere “immigrato” con “profugo” o “rifugiato”, si tratta di vendere la faccenda come qualcosa di “normale”. E’ “normale” che i popoli migrino. Vero, si chiamano “invasioni”. Gli Europei migrarono nelle Americhe e spazzarono via le civiltà autoctone.

Infine, per chi si domanda se l’Unione Europea stia riservando un trattamento più collaborativo e più vantaggioso a questo governo…

Nessuno se lo domanda, signor Serra. Questo Governo nasce dalla famosa “coalizione Ursula” che il signor Prodi vantava come una conquista invece che come un ignobile mercimonio. Qualcuno, pochi, guadagnano a partecipare alla “coalizione Ursula”, la maggior parte scende un altro gradino nella scala del servaggio. Va bene che lei ha il riflesso condizionato per cui pensa di parlare/scrivere alla “base” dei servi idioti ma a tutto c’è un limite. Quando la faccenda le scoppierà in mano, lei farà come i suoi predecessori, quelli che guardavano mentre abbattevano il Muro. Fingerà meraviglia, un esito inaspettato e poi cambierà idea, cercando un altro potere a cui giurare fedeltà in cambio della patente.

Vi raccomando la lettura dei post precedenti.

I dialoghi

Dialogo e indifferenza.

Nel dialogo si confrontano due tesi. Si può dare il caso che una delle due sopprima l’altra o che entrambe non sopravvivano. Il dialogo non serve a fare coesistere allegramente le due tesi, non serve alla “tolleranza”, alla “accoglienza” e alla “integrazione”, non serve a creare il “meticciato”, il “popolo unico” con caratteristiche medie. Quello si ottiene con il vuoto, il nulla della indifferenza.

La parola “rispettare” significa letteralmente “riguardare”, “guardare un’altra volta”, “ricontrollare”, cioè considerare che una cosa è di importanza vitale nella vostra vita. Come quando partite per le vacanze e controllate di avere chiuso il gas.

Io rispetto le persone che hanno dimostrato talento e virtù, rispetto le idee che descrivono l’universo meglio delle altre. Non rispetto le persone per il solo fatto che esistono e non rispetto le idee che non funzionano.

Nella colonna di destra trovate l’articolo della signora Ronchey, pubblicato da Repubblica. Se lo leggete, facendo la tara della necessità da parte dell’autrice di trovare qualche scusa per la cosiddetta “sinistra”, trovate descritte le ragioni per cui le persone oggi non hanno idea di cosa sia un “dialogo”.

Fin dall’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, nel nome della cosiddetta democratizzazione della cultura, si assisteva a fenomeni bizzarri.
[…]
un nuovo genere di analfabetismo — condizione che, com’è noto, aiuta ad opprimere e dominare le masse, non certo a promuoverne l’autodeterminazione o la coscienza politica — la cui caratteristica saliente è convincere illusoriamente chi ne è soggetto di essere invece in possesso della cultura.

Nell’articolo la signora Ronchey racconta delle ragioni per cui gli studenti italiani sono semi-analfabeti e cosi i diplomati e i laureati, specie delle regioni del Sud, dove alla tara della “democratizzazione” si aggiunge quella della “arretratezza culturale lamentosa e furbescamente compiaciuta”, parte necessaria del meccanismo della clientela e dell’assistenzialismo.

Rispetto delle opinioni.

Il concetto espresso sopra secondo me va corretto. Non si tratta solo di convincere la gente di essere in possesso di “pseudo-cultura” ma di inculcare quel riflesso condizionato che nella mia vita mi sono sentito ripetere allo sfinimento, il “rispetto delle opinioni”, che presuppone, come detto nei post precedenti, l’idea che non esista “giusto” e “sbagliato” oppure “vero” e “falso”, perché questa è una “logica binaria” inadeguata a rendere conto della “infinita complessità” del “reale”.

Quindi, una scoreggia vale tanto quanto una sinfonia, Kant vale tanto quanto un “tweet”, chiunque può dire e fare qualsiasi cosa e vale tanto quanto chiunque altro che dice e fa qualsiasi altra cosa.

Il risultato è che la gente cerca, pretende la conferma e la rassicurazione. Il fatto di affermare una tesi e contrapporla ad altre tesi è impensabile, è offensivo, è maleducato. Tutte le tesi devono essere contemporaneamente giuste e sbagliate, vere e false, non si devono confrontare cercando di sopprimere una in favore di un’altra, ci si deve sforzare in tutti i modi di farle coesistere.

Allora, l’unica discriminante che consente alla gente di prendere piccole decisioni e condurre le proprie vite è semplicemente il conformismo. Fare quello che fanno tutti. Se è offensivo e maleducato contrapporre una tesi alle altre, è inconcepibile assumere comportamenti difformi, non adeguarsi. Adeguarsi alle “mode” e le “mode” sono direttive che calano dall’alto. Nessuno deve andare a vedere cosa c’è dietro, nessuno deve cercare di togliere il velo che nasconde la verità. Nessuno deve cercare altre informazioni, nessuno deve elaborare con la propria testa.

Ecco un esempio risibile ma illuminante: fotografia della ragazzina Greta all’arrivo in America dopo la traversata compiuta sulla barca da regata del principe di Monaco. Mi informano che c’è una “polemica sui social” perché nella foto si vede una bottiglietta di plastica appesa alla parete dietro Greta. Si tratta di un condizionamento che prevede stimolo e reazione automatica. Non solo nessuno del “pubblico” ragiona sulla faccenda inconsistente della “plastica” che “uccide i mari”, nessuno ragiona sulla figura costruita dai “media” di Greta. La cosa veramente paradossale è che nessuno del “pubblico” guarda la foto e si rende conto che tutto quello che si vede, tranne Greta, è di plastica. Le pareti sono di plastica, tutti gli oggetti, i vestiti e cosi via. Il “pubblico” reagisce come un automa alla bottiglietta perché quello è il “trigger”, lo stimolo a cui è condizionato a reagire. La cosa è insieme fabbricata dal condizionamento dei “media” e amplificata.

Riassumendo, il problema dei giorni nostri è che la gente è obbligata alla ignoranza di proposito. Non basta, è anche condizionata a rifiutare qualsiasi cosa possa mettere in dubbio le proprie “pseudo-convinzioni”, che altro non sono che assoluto e istintivo, automatico, conformismo. Il condizionamento è tale che qualsiasi aggressione ai concetti viene vissuta come una aggressione alla identità personale, quindi scatta una reazione difensiva parossistica, irrazionale.

In cretinetti è convinto di essere un padreterno perché, per definizione, lui e Kant e lui e Mozart sono “uguali”. Cosa ci insegna la “arte” contemporanea? Il Corano e il “trap”. D’altra parte, non gli può capitare di essere messo davanti al fatto che non è uguale a Kant o Mozart perché la verifica è offensiva, maleducata, discriminatoria, “fobica”, patologica, quindi non può accadere. Il cretinetti, fintanto che si uniforma, è “uguale”, quindi è perfetto.

Politica sovranista

Treccani, dizionario:
sovranismo s. m. Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo o di uno Stato, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione.

Editoriale del signor Buccini sul Corriere:
Il (non scontato) declino della politica sovranista

Ogni volta che leggo questi editoriali rimango sorpreso constatando che non valgono niente, perché sono una raccolta di stereotipi, luoghi comuni, menzogne e paradossi, eppure evidentemente c’è gente che viene pagata per scriverli. Poi, ripensandoci, mi rendo conto che la ragione d’essere di questi editoriali non è quella di informare il lettore ma di contribuire al condizionamento, la lavaggio del cervello, che serve a imprimere nella gente la “nuova normalità” del Mondo Nuovo che preme agli azionisti e inserzionisti del Corriere e ai loro referenti delle Elite Apolidi.

La tesi dell’editoriale è:
Le forze «anti-sistema» sono capaci di dare voce ai problemi ma si dimostrano alla fine inadatte a risolverli in società contemporanee complesse.
[…]
I sovranisti, è vero, hanno evidenziato fin qui il paradosso che può annientarli: sono capaci di dare voce ai problemi ma si dimostrano alla prova del nove inadatti a risolverli in società complesse come quelle contemporanee. Le loro risposte binarie non reggono alla prova dei fatti, si schiantano su contrappesi, parlamentarismo, necessaria competenza di chi è chiamato a decidere. Però proprio nella risposta semplice (e comprensibile) sta ancora la chiave emotiva del loro successo.

Ci sono un trucco di prestigio e una menzogna in questa tesi.

Lo spontaneismo.

Il trucco consiste nell’instillare nel lettore il convincimento che i “problemi” esistano nel vuoto, siano delle categorie astratte e che la loro trasposizione nel “mondo reale” sia o un fatto meramente accidentale, come un una grandinata, oppure la applicazione inevitabile delle leggi universali. In realtà i “problemi” per qualcuno sono “opportunità” per qualcun altro e per questa ragione si determinano come conseguenza di strategie disegnate a tavolino e applicate con spietato cinismo. Tutti i “problemi” della contemporaneità sono conseguenza della “globalizzazione” pianificata e realizzata a partire dagli Anni Settanta dalle Elite Apolidi e dai loro accoliti e funzionari.

La infinita complessità.

La menzogna invece è di tipo “culturale”. Consiste nel sostenere la tesi ridicola che la “realtà” sia “infinitamente complessa” quindi qualsiasi ragionamento non può che essere ugualmente “infinitamente complesso”, cosi complesso che può appartenere solo dalla “divinità onnisciente” e ai suoi “profeti”. Guarda caso, i “profeti”, che sono gli unici dotati dalla dote soprannaturale di abbracciare col loro pensiero la “infinita complessità”, sono gli accoliti e i funzionari delle Elite Apolidi. Tutti gli altri devono stare a cuccia ed eseguire gli ordini se vogliono la scodella di pappone. Come i cani.

Su un piano pratico, le “risposte binarie” sono quelle che fanno funzionare tutti gli aggeggi elettronici, anche i più sofisticati, lo 0 e lo 1 del “linguaggio binario” è quello che genera la tanto citata, a sproposito, per inciso, “intelligenza artificiale”. Perché l’editorialista o non comprende o cerca di nascondere una considerazione  semplice, le “risposte binarie” sono potenzialmente infinite, in una sequenza. Possono esistere infinite sequenze parallele di “risposte binarie”.

In realtà qui si dice una cosa ma si intende tutta un’altra. Quello che si vuole sostenere è che non esista “giusto” e “sbagliato”, quindi qualsiasi affermazione sia contemporaneamente “vera” e “falsa”, questo ha due conseguenze pratiche: la anti-morale, che è il principio con cui le Elite Apolidi stanno demolendo lo “occidente” e la paralisi di chi non può decidere e quindi non può agire, che impedisce una qualsiasi autonomia e quindi reazione.

La disumanizzazione.

In un mondo dove «caratteristiche intrinseche degli umani – paura, dolore e risentimento – sembrano avere di nuovo invaso la politica»

Come sopra, i “sovranisti” sono degli psicopatici incapaci di intendere e volere, mossi da “paura, dolore, risentimento”, invece che dalla “scienza” di questi “dottori”, vicini a Dio quindi “illuminati”, semi-divini, al disopra delle umane debolezze. I “sovranisti”, più bestie che uomini, non capiscono la “infinita complessità” quindi reagiscono come il cane idrofobo che morde la mano di chi amorevolmente lo nutre. La cosa veramente ridicola e insieme fastidiosa è che questi scagnozzi poi sono quelli che da cent’anni fanno i grandi discorsi su Spartaco e la rivolta degli schiavi.

Potete fare questi discorsi solo perché siete riusciti a storpiare le menti di milioni di Italiani e di Europei e altri milioni li avete ridotti di proposito all’ignoranza del semi-analfabeta. Proprio perché il vostro gioco è pensato per gente che è impossibilitata a capire e reagire, non funziona con tutti. Di sicuro non funziona con me.

Nel post precedente ho scritto sulle motivazioni e i referenti del nuovo governo. Sulla normale amministrazione, quello che succede fuori dalla porta delle “segrete stanze”, ecco che Il Corriere ci presenta una gustosa scenetta. Penserete che sia un caso, che il Corriere ci spiega la fine della “politica sovranista” e nel mentre ci mostra la zuffa per gli avanzi tra i miserabili. Non è un caso, il signor Conte è stato “nominato” dal M5S ma una volta li ha pensato bene di accreditarsi presso le “cancellerie europee” e contemporaneamente di proporsi come “cavallo di troia” al PD. Adesso si tratta di finire il lavoro con il collasso del M5S per fare tornare la “base” all’ovile cattocomunista da cui si è inopportunamente allontanata. Non è difficile, basta procedere con lo “storytelling” su quanto siano “saggi e illuminati” gli esponenti del PD e quanto siano ben intenzionati ma miserabili, quindi incapaci come i “sovranisti” di afferrare la “infinita complessità” e “risolvere i problemi” quelli del M5S.