L’editoria è finita

L’altro giorno ascoltavo i lavori di una commissione parlamentare sul sostegno pubblico alla Editoria. Premesso che l’unica ragione per cui i Parlamentari si preoccupano della Editoria è che le loro carriere politiche dipendono dai “media” e anche dai finanziatori e inserzionisti dei “media”.

Ora, l’Editoria è in crisi per una ragione pratica: gli strumenti tecnologici consentono a chiunque di pubblicare contenuti verso tutto il mondo senza fatica e in maniera praticamente istantanea. Non sono più necessari stabilimenti, rotative, magazzini, distributori, eccetera.

Ma è in crisi per un’altra ragione, concettuale. La possibilità di accedere a qualsiasi contenuto su scala planetaria in maniera istantanea espone la gente, anche la più stupida e ignorante, alla considerazione circa quanto si dipenda da altri per informarsi e per farsi una opinione. E’ una sorta di “Riforma Luterana” per cui la gente comincia a pensare di non avere bisogno di una “Chiesa” che faccia da intermediaria tra se e la Verità, che questa Verità sia accessibile a tutti senza mediazione.

Questa considerazione viene rafforzata dalla assenza di “qualità” nella cosiddetta “informazione”. Banalmente, i professionisti del settore si dimostrano incompetenti e meri esecutori di direttive altrui, senza niente altro da dire oltre la ripetizione di stereotipi.

Per esempio, articolo di oggi su Repubblica, intitolato:
Ius culturae, ora dicono di sì 7 cittadini su 10″
Il sondaggio condotto da Demos per Repubblica, infatti, sottolinea un elevato grado di consenso verso lo Ius culturae.

L’articolo è veramente paradossale e quindi demenziale, infatti prosegue:
Certo la legge è la legge. Ma le leggi si possono ri-formare. Tanto più se non contrastano con il senso comune e con l’Opinione Pubblica.
[…]
Altrimenti, restiamocene tra noi. Italiani veri. Noi, sempre più vecchi. Incazzati e rassegnati. Meglio riproporre lo Ius soli. Traducendolo in modo scorretto, ma, forse, più adeguato. Il diritto a essere sempre più…SOLI.

Ora, una persona normale obbietterebbe subito che allo stato attuale abbiamo tutto l’apparato dello Stato che esiste in funzione anti-italiana. Tralasciando la Pubblica Amministrazione, da sempre concepita solo come strumento per creare “consenso” tramite la propaganda e la clientela, nel Parlamento siede una Maggioranza che ha il terrore di qualsiasi consultazione popolare, che la vedrebbe passare alla Minoranza. Insieme a quella Maggioranza non rappresentativa, vengono le massime “cariche” dello Stato, a partire dal Presidente della Repubblica.

Davanti a questa situazione, se fosse vero che si deve legiferare in base al “sentimento popolare”, la prima cosa che dovrebbero fare queste massime “cariche” dello Stato sarebbero le dimissioni. Il Presidente, prima di dimettersi, dovrebbe sciogliere le Camere in modo da consentire al Popolo di esprimersi con un voto che elegga persone che ne rappresentino il “sentimento”.

Invece no, perché la verità è quella espressa inavvertitamente da Bersani, il quale affermava che, se mai avesse avuto la possibilità di farlo, avrebbe approvato la legge sullo “Jus Soli” anche contro la volontà dell’ottanta percento degli Italiani.

Circa il resto, cioè il senso dell’articolo di Repubblica, vi rimando ai collegamenti che trovate nella colonna di destra, gli editoriali illuminanti di Scalfari e Di Cesare circa il “compito della sinistra” e lo “scontro epocale tra Stato e immigrati”.

Noi sempre più vecchi, incazzati e rassegnati? Ancora, secondo antica tradizione, i “compagni”, essendo il problema dei problemi, si propongono come la soluzione. Ecco la battuta finale: come se qualcuno avesse chiesto agli Italiani, molti anni fa, se erano d’accordo ad essere invasi dagli immigrati e a vedersi sostituire col “meticciato”, se erano d’accordo a cancellare Popolo, Nazione e Stato in omaggio al progetto delle Elite Apolidi, realizzato da solerti funzionari come il ridente signor Prodi, che non solo non ha mai fatto mistero di lavorare per abbattere lo Stato, se ne vanta.

Il Prodi delle “privatizzazioni” eseguite dalla “sinistra” su ordine della “europa” (minuscolo), il Prodi che vendette le acciaierie di Terni, per esempio ad un prezzo che era un settimo o un ottavo del fatturato di un anno dello stesso stabilimento.

Comunque, questi “giornalisti”, pagati per scrivere il “pezzo” come gli viene ordinato dai loro referenti, vogliono anche che un qualche potere mi imponga manu militari un tributo da devolvere poi al loro compenso. Perché la Editoria di questa gente va sostenuta da me, per il mio bene. Come costringere i prigionieri a pagare lo stipendio degli aguzzini. Tanto per dire del “sondaggio” di Repubblica.

Alabama in Piemonte

A riprova di quanto scrivevo nel post precedente, cioè che il “razzismo” è una teoria che è nata a seguito degli imperi coloniali e che sussiste a fondamento delle società coloniali, ecco questo articoletto del Corriere.

Lo scrivente, cosi come la signora Consigliere Comunale che segnala l’episodio, non sono consapevoli del fatto che riferirsi ai “modelli culturali” americani, in questo caso la Alabama del KKK, per interpretare il nostro mondo, è un riflesso condizionato.

Un riflesso condizionato dal lavaggio del cervello a cui siamo sottoposti ogni momento della vita e che serve, appunto, a convincerci che gli USA sono e devono essere la nostra “realtà”, devono essere il nostro passato, il presente e il futuro.

Per me, rispetto al dramma della vecchia sgarbata con la bimba nera, è enormemente più grave che nessuno sia consapevole del fatto che il “razzismo” ci viene imposto, non lo è qualcosa che ci appartiene e ci viene imposto insieme a tutte le conseguenze della “società neo-coloniale” che risulta dalla “globalizzazione”.

Stamattina alla radio sentivo una tizia che straparlava del fatto che dobbiamo investire in Africa per “regolare” la immigrazione. Significa dare mandato alle ambasciate e consolati di ricevere le richieste di chi vuole immigrare in Italia e preventivamente organizzare scuole di “cultura italiana”. Ergo, ancora, senza rendersi conto di nulla, andiamo a riprenderci le colonie africane. Andiamo li, costruiamo strade e ferrovie, gli imponiamo una lingua e inevitabilmente li colonizziamo. Mentre noi qui sogniamo questo futuro radioso di “belle abissine che saranno romane”, le Elite Apolidi ci tolgono l’identità nazionale e la identità individuale, togliendoci la terra, togliendoci la famiglia, togliendoci i ruoli di genere, eccetera. Un po’ come tutte le fanfaluche sulla “pseudo-ecologia”, ormai la gente è in preda ad una sorta di delirio collettivo dove si realizza finalmente l’idea che ogni opionione-scorreggia vale tanto quanto tremila anni di filosofia, l’idea che basta dire una cosa che questa non solo sia automaticamente “un po’ vera”, da qualche parte ma che sia anche automagicamente concretizzata sul piano materiale, prima o poi, da qualche parte.

Viviamo immersi nella follia spacciata come ragione.

Ancora sul razzismo

Tra le tante cose fastidiose di questi giorni c’è la ripetizione infinita della commedia sul “razzismo”, per esempio ore di “approfondimenti” nelle “rubriche sportive” circa gli insulti ricevuti dai calciatori neri. Andiamo ad esaminare.

Il “razzismo”, cioè l’idea che l’Umanità sia composta di “razze” differenti, implicando che la “razza bianca” sia superiore alle altre, è una conseguenza degli imperi coloniali che furono stabiliti quando le monarchie europee armarono delle flotte per attraversare gli oceani e impadronirsi di terre lontane. Si chiamano “colonie” perché dopo la prima ondata di militari, le navi portavano una umanità varia che si recava in quelle terre per stabilirvisi e costruire una copia della terra natia. Da cui “New York”, cioè “Nuova York” aveva l’intenzione di essere una copia di York. I “coloni”, appunto.

Ai “coloni” si poneva quindi un problema etico e morale. Con che diritto andavano a spossessare i nativi delle loro terre? Di seguito, con che diritto, dopo averli spossessati e ridotti all’indigenza, se non in prigionia, li sfruttavano come servi? Poi ancora, con che diritto acquistavano degli schiavi africani dai mercanti per usarli come forza lavoro subumana nei latifondi, replicando quello che i Romani facevano coi prigionieri di guerra? Erano tutte azioni palesemente contrarie alla dottrina cristiana, che fosse mediata dalla Chiesa Cattolica o direttamente letta nei Vangeli, un po’ meno nello Antico Testamento.

La soluzione fu appunto il “razzismo”, cioè una teoria antropologica non particolarmente sofisticata, che sosteneva la “necessità” del famoso “meticciato”, parola che ha il significato opposto a quello della vulgata attuale, in quanto conseguenza della “superiorità” di una “razza” su un’altra. Ripeto, il “meticciato” è conseguenza del “razzismo”, consiste in una società divisa in caste con al vertice i coloni Europei, in mezzo i nativi, alla base gli schiavi neri. I “meticci” sono gli incroci tra queste caste di “sangue puro” e assumono le posizioni intermedie, per cui un incrocio tra “europeo” e “nativo” sarà “superiore” ad un “nativo” e cosi via.

Questo è uno degli infiniti paradossi della propaganda dei “media”, cioè che la commistione di genti eterogenee sia sinonimo di “meticciato” e che questo “meticciato” sia l’antitesi del “razzismo”. Quando storicamente è l’esatto opposto, il “meticciato” altro non è che la società coloniale e questa società è fratturata lungo le linee “razziali”, come si può facilmente osservare guardando il mondo.

Il concetto di “razzismo” nasce per dare una soluzione etica e morale ad una situazione di convivenza altrimenti insostenibile. Funzionava perché era un concetto accettato non solo dalla “classe dominante” dei coloni europei ma anche dalle “classi dominate”. D’altra parte, la divisione della società lungo linee “razziali” non era una novità per nessuno e non era stata inventata dagli Europei. Ovunque andassero gli esploratori europei trovavano terre abitate e non si trattava, ancora contro la vulgata attuale, di società pacifiche ed egalitarie, erano tutte copie conformi dei reami e degli imperi che gli Europei avevano sperimentato nel corso della Storia, in varie fasi di sviluppo. Per esempio in Sud America gli Europei trovarono una popolazione più o meno al livello tecnologico degli antichi Egizi, che si era organizzata in diversi imperi in cui una certa etnia dominava una galassia di etnie asservite. Nello stesso momento, l’espansionismo arabo aveva prodotto conquiste a seguito delle quali si erano costituiti reami analoghi, fondati sulla supremazia di una certa etnia su etnie soggette e il mercato degli schiavi neri era gestito dagli Arabi, non diversamente da oggi.

Per mettere le cose in prospettiva, vi faccio un esempio storico. Due popolazioni etnicamente molto simili, composte cioè grossomodo dagli stessi contributi di Celti, Germani, Scandinavi, si confrontano, una sottomette l’altra applicando un genocidio.
La conquista cromwelliana dell’Irlanda.
L’articolo recita:
La conquista cromwelliana dell’Irlanda si riferisce alla presa della nazione irlandese da parte dei britannici avvenuta durante la Guerra dei tre regni. Il loro esercito (New Model Army) sbarcò in Irlanda nel 1649. La conquista dell’isola fu completata nel 1653.

enorme impatto che la guerra ebbe sulla popolazione irlandese. Le stime non sono univoche, ma si parla della morte di una percentuale variabile dal 15-25% fino alla metà della popolazione.

Anche nel caso dell’Irlanda, come del nord della Scozia, la società coloniale che segui il genocidio e lo spossessamento produsse una sorta di “razzismo” praticato dai coloni protestanti puritani nei confronti dei nativi cattolici. Il fatto che fossero praticamente identici nei tratti somatici non impedì che si dividessero in caste, separate fino ai giorni nostri da lingua e costumi.

Video di uno spezzone del film “Wind that Shakes the Barley” (il vento che scuote l’orzo).
Il titolo si rifà a questa canzone, scritta un secolo prima degli eventi del video.
Il film racconta della Guerra di Indipendenza irlandese del 1919-21, quasi trecento anni dopo gli eventi descritti nell’articolo precedente. I militari rappresentati nel video sono una milizia coloniale organizzata dal Governo britannico reclutando i reduci della Grande Guerra. Vestiti con le rimanenze di magazzino, da cui il termine “black and tans” (nero e marrone) delle loro uniformi spaiate.

Un altro argomento fondamentale è la differenza tra “xenofobia” e “razzismo”. La “xenofobia” è il meccanismo per cui quando andate a passeggio per un villaggio di montagna, le vecchine vi guardano dalle finestre con aria sospettosa. Chi è questo straniero? Dove va? Cosa vuole? E’ una reazione territoriale perfettamente normale e anche necessaria, che risale a tempi di scarsità di risorse e in cui lo straniero era sempre una minaccia. Il “razzismo” non è una reazione istintiva ad una minaccia potenziale, è una teoria antropologica, sociologica, politica che serve a sostenere la società coloniale.

La attuale propaganda a favore della “società aperta” e della “globalizzazione” puntano a ricreare una società coloniale su scala planetaria, la “globalizzazione” col suo “meticciato” e quindi riproduce inevitabilmente il “razzismo”. Fa ridere ma è esattamente cosi, gli “anti-razzisti” sono l’origine meccanicamente determinata del “razzismo”. Basta porsi una semplice domanda: quante persone della cerchia delle Elite Apolidi appartengono a quelle etnie che “migrano” e confluiscono nel “meticciato”? Oppure, il “meticciato” consolida oppure annulla o ribalta la piramide sociale dei pochi che dominano sui molti? E’ la domanda che si pone Fusaro nei suoi termini di marxismo ortodosso e la risposta non può essere che la “globalizzazione” va a rafforzare la divisione dell’Umanità in caste, non ha lo scopo di annullarla o rivoluzionarla. Piuttosto, il “meticciato” è l’arma con cui le Elite Apolidi vogliono indebolire e immobilizzare il famoso “ceto medio”, mettendogli davanti problemi e nemici appena fuori dalla soglia di casa o anche dentro casa, proponendo le linee di frattura “etniche” tipiche della società coloniale. Quando hai la guerra in casa e il nemico sono i tuoi vicini, amici, perfino parenti, il tuo orizzonte è di pochi metri e non potrai mai organizzare qualcosa su scala più ampia.

Infine, i calciatori.
La cosa assurda non è che i tifosi gli rivolgano “insulti razzisti” ma che questi tifosi paghino di tasca propria, invece di essere costretti con la minaccia delle armi, per andare ad assistere all’esibizione di quegli stessi personaggi che poi insultano. La soluzione sarebbe semplice e ovvia, non è il calciatore che deve fare il “bel gesto” di ritirarsi dal campo perché si sente ingiuriato, mantenendo lo stipendio milionario. E’ il “tifoso” che lo disprezza che non dovrebbe tirare fuori un centesimo per pagare quello stipendio e non dovrebbe presentarsi allo stadio per partecipare alla commedia. Ma il “tifoso”, in quanto tale, è uno dei tanti prodotti del lavaggio del cervello, è un idiota nel senso etimologico della parola. Un idiota che tira la cinghia, uno che toglie il pane di bocca ai figli per pagare le fuoriserie e i rolex ai calciatori che insulta e a tutto il circo dello “sport professionistico” e dei “media” che se ne occupano. A me sembra ovvio che il “razzismo” è l’ultimo dei problemi per il “tifoso” e mi fa ridere che i “media” e i “calciatori” che gli succhiano il sangue pretendano anche di dargli delle lezioni di morale. Lezioni a una persona ridotta allo stato di idiota dal lavaggio del cervello.

Che poi, altro non è che la metafora dell’intera società contemporanea. Chi vuole essere libero è costretto a tirarsene il più possibile fuori.

Soros e Zingaretti

adnkronos: I finanziamenti di Soros a movimenti e ong in Italia

Per non dimenticare, per non abituarsi, per non accettare quella “normalità”.

Nota a margine, questi sono finanziamenti messi a bilancio, dichiarati. Solo quelli riconducibili alle fondazioni ufficiali facenti capo al signor Soros.

Ovviamente, come per gli arbitri e la Juve, le cose che vengono decise e fatte in separata sede, al riparo dai proverbiali “occhi indiscreti”, nessuno le sa. Per esempio, per quale ragione “dentino” Renzi viene invitato alla riunione del Gruppo Bilderberg? Per portare il suo contributo di idee, essendo egli un noto scienziato?

A proposito, è notorio che quando uno si dice “di sinistra” può significare solo che è un disabile, un pazzo o un criminale. A riprova, ecco un articolo a firma del signor Zingaretti: È un mezzo miracolo, ma sia solo l’inizio.

Sono tutti pieni di “cultura democratica” e “democratica cultura”. L’articolo comincia con una affermazione perentoria, un imperativo categorico che rimanda a tempi antichi, a quegli aforismi novecenteschi che ancora si leggono sbiaditi sulle facciate delle case. La solita autoironia involontaria e inconsapevole.

L’Italia ha bisogno di fiducia e sostituire la cultura dell’odio con la speranza.

Sono un disabile, un pazzo o un criminale può accettare una comunicazione collosa, viscida ed artefatta che si basa su una “neolingua” e sull’uso meccanico di stereotipi. Cosa sarebbe la “cultura dell’odio”? E la “speranza” cos’è, quella del Cristo che promette la resurrezione o più semplicemente il “redddito di cittadinanza” o, meglio ancora, il “reddito di nascita” come farnetica Grillo al post precedente? L’emancipazione del Proletariato ad opera del Partito Comunista?

Segue la solita scarica di numeri a caso, che potrebbero essere divisi per sette o moltiplicati per pigreco e sarebbe esattamente lo stesso. L’equivalente contemporaneo del “latinorum” dei Promessi Sposi. Poi un’altra frase infarcita di luoghi comuni che nessuno ha mai definito.

Giustizia sociale, svolta green e nuove politiche a favore delle famiglie, con un’attenzione in particolare all’infanzia e ai giovani. … la costruzione di un Paese più forte e più giusto.

Cosa sarebbe la “giustizia sociale”? Robin Hood che ruba ai ricchi per distribuire il bottino ai poveri? Idea innovativa. Oppure la vecchia “rivoluzione” tramite la quale certi borghesi promettevano ai servi che sarebbero diventati padroni se avessero accoppato e derubato certi altri borghesi? L’uso di due parole, “giustizia” e “sociale” implica necessariamente che si parla di “classi”, quindi si allude ad un altro passato novecentesco con il quale la “sinistra” non riesce a fare i conti, distratta, citando un “liberale di sinistra”, dallo stipendio e dalla figa. La “svolta green”. Che poi “green” significa “verde” in inglese. Ancora, cosa significa? Infanzia e giovani, si baciano gli infanti e si inquadrano i giovani nella milizia, da qualche parte devo avere una foto di mio padre attorno agli otto anni con la sua uniformina di balilla.

… investimenti privati sostenibili, come il “Bonus facciate”, un credito fiscale del 90% per chi rifarà le facciate di casa …

Quindi, rifare l’intonaco della casa, che per inciso, considerato il “patrimonio edilizio italiano”, nel 90% dei casi andrebbe abbattuta e ricostruita, aggiungendo sotto uno strato di polistirolo, il consueto “cappotto”, per aumentare l’isolamento, sarebbe un “investimento privato sostenibile”? Lo sa, il signor Zingaretti, che il polistirolo è un polimero dello stirene, diciamo che è la odiata “plastica”? La “sostenibilità” dello “investimento” dipende dal fatto che in teoria, ricoprendo la casa di plastica, si risparmia sul riscaldamento, ottenuto da “energia non-rinnovabile”? Mah. Veniamo al pezzo forte, dove si misura la demenza della “sinistra”:

… radicale e seria lotta senza quartiere all’evasione fiscale e in particolare ai grandi evasori, puntando sui pagamenti digitali, premiando con un superbonus chi ne fa uso, e sulla riduzione drastica dell’uso del contante.

Certo, signor Zingaretti, i “grandi evasori” si perseguono andando a vedere se pagano l’idraulico o il dentista in nero. Secondo me è più facile andare a vedere chi sono gli “amici” del signor Renzi. Ah no, adesso Renzi non è più l’antipapa del PD, pare abbia il suo partitino Avanti Savoia, Super Bang o come si chiama.

Nemmeno una persona senza istruzione come Zingaretti può dire una scemenza del genere in buona fede. E’ una menzogna da bambini, raccontata consapevolmente ad una platea di minorati, mettendogli davanti la carota della “vendetta” contro il “padrone”, cioè il “grande evasore”.

Il “grande evasore” si trova negli elenchi dei debitori delle banche fallite, tra gli editori dei “media” e tra i sostenitori/benefattori del PD, è gente che paga profumatamente rinomati studi legali e fior di commercialisti per eludere il Fisco. Gente che manovra società estere, matriosche di società controllanti e controllate. Gente che non trovi in fila al supermercato.

La balla/carota del “grande evasore” serve solo a nascondere alla plebaglia ottusa il bastone burocratico-fiscale che deve calare sulle schiene del solito “ceto medio”, sostenere l’idea tipica dei regimi di stampigliare un numero di identificazione sulla fronte di tutti i cittadini e imporgli la sorveglianza continua tipo “Occhio di Sauron”.

Senza contare la sempre maggiore collusione della “politica” col sistema finanziario e bancario, con vista panoramica sul solito orizzonte mondialista.

L’articolo di Zingaretti è tipo un remix della “Fattoria degli Animali” di Orwell e di Matrix, con un tocco di Alberto Sordi. Si è verificata la mia fosca profezia, la convergenza tra Movimento Cinque Stelle e PD. Ogni Popolo ha le leggi e i governanti che si merita.

Non c’è nessuna invasione, parte seconda

I giornali continuano a titolare “un uomo” e poi a suonare la musichetta del povero malato di mente, emarginato e bisognoso di tanto amore. Intanto:

Milano, 20enne violentata per strada: arrestato l’aggressore. È il secondo caso in 24 ore.

… i carabinieri hanno afferrato e ammanettato un uomo, 50 anni, peruviano, pesantemente ubriaco, con qualche precedente alle spalle.

… i militari hanno rintracciato l’uomo che corrispondeva perfettamente alle descrizioni date dalla ragazza. Si tratta di Mamadou T., 32enne, originario della Costa d’Avorio, residenza ufficiale nel dormitorio di via San Giovanni alla Paglia, nella zona di Porta Venezia, in possesso di un permesso di soggiorno rilasciato per motivi umanitari ad agosto dello scorso anno.

Due settimane fa, sempre da queste parti, un nigeriano, appena uscito di prigione dopo aver — due giorni prima soltanto — cercato di uccidere un clochard davanti alla stazione Centrale, aveva braccato la ex e l’aveva ferita al collo con una bottiglia rotta. Le sue intenzioni erano quelle di assassinarla.

Mentre stiamo marciando con la banda in testa verso il glorioso “meticciato”, mi fanno sapere dalla regia degli “economisti” che quello che ci serve è il “Capitalismo Partecipativo”.

Barca: ‘Serve un capitalismo partecipativo per fare cose concrete. Come assumere 550mila giovani nella pubblica amministrazione’

… costruire una società diversa, magari più simile a quella suggerita negli slogan che hanno riempito le città, e le speranze, durante gli scioperi per il clima.

L’economista, già ministro della coesione territoriale ai tempi di Mario Monti e presidente del Comitato per le politiche territoriali dell’Ocse, da cofondatore del Forum Disuguaglianze e Diversità.

Non c’è nessuna invasione

Il prefetto Gabrielli:

Nel 2016, su 893 mila persone denunciate e arrestate, avevamo il 29,2% degli stranieri coinvolti; nel 2017 la percentuale è salita al 29,8%, nel 2018 al 32% e in questo 2019 che sta quasi finendo il trend è lo stesso, siamo quasi al 32%. Tenendo conto che gli stranieri nel nostro Paese, sono il 12%, tra legali e non, questo dà la misura del problema.

Il 12% di 60 milioni fa 7,2 milioni, praticamente è come se l’intera popolazione di uno Stato come Israele si fosse trasferita in Italia. Circa 300 mila di questi ogni anno vengono denunciati ed arrestati.

Per avere un riferimento, l’invasione della Francia da parte degli Alleati con l’operazione anfibia in Normandia fu compiuta con circa 160 mila soldati a cui si opponevano circa 50 mila Tedeschi.

Postilla, se non mi sbaglio i numeri di Gabrielli indicano che il tasso di delinquenza tra gli Italiani è circa 1% mentre quello degli stranieri è oltre il 4%.

A questo proposito, il Corriere, come tutti i “media” asserviti al Piano delle Elite Apolidi, stasera racconta una notizia nel solito modo “attenuato” e “attenuante”:

Due poliziotti uccisi.
I due agenti sono stati colpiti da un uomo che era stato portato in Questura per accertamenti dopo una rapina. Avevano poco più di trent’anni.

Un uomo.
Leggendo l’articolo poi si trova si trova:

I due poliziotti si trovavano in servizio quando sono stati portati nella Questura di Trieste due uomini, di origine dominicana, per accertamenti relativi a una rapina avvenuta in mattinata. Uno dei due, dopo aver chiesto di andare in bagno, avrebbe aggredito un agente e, dopo una colluttazione, sarebbe riuscito a impossessarsi della sua pistola.

Per chi non lo sapesse, la Repubblica Dominicana si trova dalle parti di Haiti.

Due chicche

Di Maio a proposito dell’immigrazione ci comunica che sta per firmare un decreto. Per chi non lo sapesse, nonostante la vulgata, il Governo non può legiferare. Quindi il decreto dovrà essere convertito il legge dal Parlamento oppure, scaduto il termine, andrà a decadere. Dice Di Maio, rivolgendosi ipoteticamente agli immigrati:

Inutile che veniate se non avete i requisiti per la domanda d’asilo, perché in maniera pacifica e democratica vi rimandiamo indietro.

Ah, le risate. In “maniera pacifica e democratica”, chissà cosa avrà voluto dire, chissà se l’ha buttata li senza una ragione precisa ma solo perché solletica certi riflessi condizionati nella sua “base” che ormai è quella della “sinistra”. Se potessi farei la stessa obiezione che facevo in un certo blog, cioè “mi dica, signor Di Maio, CHI e COME procederà ai rimpatri pacifici e democratici?”. In subordine, gli domanderei anche cosa pensa di fare con le migliaia di immigrati illegali che già risiedono tranquillamente in Italia, di cui non sappiamo chi siano e quanti siano. L’ennesima sanatoria/condono/regolarizzazione, oppure procediamo coi rastrellamenti pacifici e democratici, sempre con la domanda CHI e COME?

Intanto la signora Boldrini ci comunica che per colpa del “sovranismo” del bieco Trump, il quale per inciso non ha scatenato la “guerra giusta” contro nessuno, a differenza dei predecessori tanto più simpatici, faremo fatica a vendere il formaggio parmigiano agli Americani. In realtà è una balla colossale perché le sanzioni americane sono state autorizzate dal WTO, la Organizzazione Mondiale del Commercio che ha realizzato la “globalizzazione” e, tra le altre cose, il ruolo attuale della Cina e sono state autorizzate come giusta ritorsione per gli “aiuti di Stato” con cui Francia e Germania hanno finanziato il consorzio Airbus, cioè la propria industria aeronautica a scapito di quella americana, per esempio della Boeing.

Noi ci siamo finiti in mezzo perché non siamo per nulla “sovranisti” e preferiamo il ruolo degli schiavetti, quindi altri ci tirano per il guinzaglio, come per tutte le altre vicende “geopolitiche” degli ultimi decenni.

Dare vuol dire arricchirsi

Ogni tanto la signora Maraini pubblica un editoriale delirante sul Corriere.

Sono editoriali che non hanno nessun contenuto di interesse e si potrebbero ignorare tranquillamente se non per due elementi. Il primo elemento è determinare il “valore” della “informazione”. Il Corriere conferma che è nulla, zero. La “informazione” non vale niente e nonostante questo, pretendono di farne un mestiere ben pagato. Il secondo elemento è che la signora Maraini realizza un esempio da manuale di ripetizione parossistica e patologica di slogan, stereotipi, ritornelli con cui i “media” stanno cercando di condizionare la gente ignara. Cominciamo dal sottotitolo:

Solo chi esalta il sospetto e l’intolleranza non riesce a capire che «dare» vuol dire invece arricchirsi.

Eh? La signora Maraini butta li questa “frase ad effetto” contando sul fatto che il lettore condivida con lei una quantità enorme di convenzioni. Cioè che sappia o presuma di sapere cosa significa l’espressione “chi esalta il sospetto e l’intolleranza” e quindi non le chieda di spiegarlo.

Io non condivido nessuna di queste convenzioni. Penso invece che i “progressisti”, gli ex-comunisti che qualche decennio fa sognavano di prendere il potere con le armi e ammazzare tutti i “padroni” per instaurare la “dittatura del proletariato” e che adesso sono funzionari delle Elite Apolidi, gli ex-democristiani sepolcri imbiancati, fuori immacolati come gigli e dentro luridi come fogne, siano il peggio del peggio, che siano una continua minaccia per me e per il mondo e quindi li odio, nel senso che vorrei che sparissero, che non esistessero.

Non ho alcun sospetto, ho delle certezze e non devo indagare per passare da sospetto a certezza, mi basta leggere la signora Maraini sul Corriere. La “tolleranza” è un concetto privo di senso per come ci viene venduto dal solito “storytelling”, cioè come sinonimo di “amore disinteressato per l’Umanità”, in realtà è il tipo di “tolleranza” che può avere qualcuno con una gamba maciullata mentre il chirurgo dell’ospedale da campo di una battaglia ottocentesca gliela amputa con una sega a mano o la “tolleranza” che deve sviluppare qualcuno messo in prigione con degli energumeni dediti alla sodomia.

D’altra parte, non si capisce perché qualcuno dovrebbe “esaltare” il “sospetto e l’intolleranza”. La signora Maraini usa la parola “esaltare” senza altra ragione che attribuire al “bersaglio” della sua invettiva una mentalità e un comportamento cattivo, disgustoso se non malato. Perché lei, la signora Maraini, nel suo editoriale non “esalta” il “dare” e lo “arricchirsi”, lei si limita a mostrare cose che sono ovvie per l’umanità moralmente e intellettualmente superiore. Sono gli altri gli “esaltati” ed “esaltanti”. Questi altri, subumani, non riescono a capire.

Non riescono a capire che “dare” vuol dire “arricchirsi”. Anche qui, confusione semantica mirata ad un lettore che non si fa nessuna domanda, che assume tutto per fede. Perché la signora Maraini non intende davvero il “dare” ma intende il “ricevere”, l’esatto contrario. La signora Maraini ci sta dicendo che ricevendo una intrusione, materiale o figurata, non facciamo un sacrificio ma in realtà otteniamo il godimento. Vi devo fare un disegnino?

… dando qualcosa di sé si esercita la propria energia, la propria vitalità …

Tornando all’esempio di cui sopra, se mi faccio segare una gamba o se mi presto alla sodomia dei carcerati, esercito la mia energia e vitalità. Perché la signora Maraini sta volutamente nel vago ma qui si parla della solita “accoglienza” che è un concetto tipicamente femminile e/o omosessuale. I Romani, spregevoli conquistatori, non a caso disprezzavano più di tutti quelli che si prestavano come “partner passivi”. Noi, che dobbiamo essere amorevoli conquistati, invece li esaltiamo. Eccoci alla chiosa:

Chi odia non sa che quando dedichiamo attenzione, affetto, riguardo e rispetto, tiriamo fuori la migliore parte di noi, e quindi entriamo in un ambito sacrale. La scuola per esempio, come istituzione è in forte crisi e non sa più dare niente, ma resiste e vive per la rete di insegnanti generosi che continuano a offrire tempo e attenzione. Ma cosa vuol dire dare nell’insegnamento? Semplicemente sapere creare un dialogo, ovvero usare la pratica dell’attenzione, della comprensione, dell’intelligenza affettiva verso l’altro, vuol dire attivare un processo di conoscenza che aiuterà sia l’alunno che l’insegnante e arricchirà la comunità nel suo delicato momento di crescita comune.

Prima assurdità: se io ignorassi la signora Maraini non significherebbe che la odio ma che la considero insignificante. Se non rispettassi la signora Maraini non significherebbe che la odio ma che ritengo che non meriti un secondo sguardo. Viceversa, se la odio e quindi vorrei che sparisse, che non esistesse, è perché la considero una minaccia, qualcosa da cui bisogna guardarsi. Allo stesso momento, nessuna di queste cose, ignorare o odiare, significa amare. I Milanesi che pagano i “rider” perché gli portino il mangiare a casa con la scatola legata alla schiena, non amano i “rider”, li ignorano come esseri umani e li usano come strumenti meccanici.

Seconda assurdità: la parte migliore di noi, perfino “sacrale”, consiste nel “darsi” perché solo quando “accogliamo” otteniamo il vero godimento. Si, è una contraddizione, perché se godi nel fare qualcosa è un dare per avere. Allora, la signora Maraini fa confusione apposta per evitare di dire qual è lo scopo del “dare”, che poi come abbiamo già detto, in realtà è un “prendere” mentre si “accoglie”. Perché questo scopo è cosi importante da essere “sacro”.

La “rete di insegnanti generosi” che offrono tempo e attenzione. Che tristezza. Come se non sapessimo che gli insegnanti fanno quel mestiere solo perché cercavano qualcosa che offrisse le garanzie del “posto pubblico” col minimo possibile di sbattimento e perché l’alternativa era la disoccupazione. Gli insegnanti non sono i migliori, ancora, purtroppo allo stato attuale sono i peggiori, gente che non potrebbe fare nessun altro mestiere. Certo, ci sono eccezioni ma questa è la “norma”, la “regola”. Poi, mi pare ovvio che gli insegnanti sono pagati per fare quello che fanno, principalmente tenere i ragazzi lontani da casa il più a lungo possibile perché i genitori non vogliono e non possono pensarci loro. A nessuno importa davvero dei ragazzi e di quello che imparano o non imparano.

Cosa vuol dire “dare” nell’insegnamento? Secondo me significa trasmettere informazioni e metodi per elaborare queste informazioni. Trasmettere conoscenza. Non significa affatto usare la pratica della comprensione, della “intelligenza affettiva verso l’altro”. Mi piacerebbe chiedere alla signora Maraini cosa significa “intelligenza affettiva”. Posso ipotizzare che significhi “compassione” o “simpatia”, cioè qualcosa tipo “condividere i sentimenti/sensazioni degli altri” oppure che significhi “tecnica di manipolazione del comportamento altrui”. Il “processo di conoscenza” è un retaggio della “scuola democratica” per cui non si trasmettono “cognizioni” ma si fa “esperienza di vita” e, ovviamente, essendo la scuola “democratica”, insegnante e alunno sono uguali, sono soggetti al “momento di crescita comune”. Vedi articolo nella colonna di destra sul perché gli studenti sono analfabeti.

Delirio totale.
Aggiungo una postilla. Mia nipote ha cominciato la Prima Media. La “rete di insegnanti generosi” ha imposto che i genitori le comprassero uno smartphone. Visto che sono “generosi” avranno senz’altro pensato di spiegare ai bambini di prima media cosa è uno smartphone, come funziona, a cosa serve, pregi e difetti, sopratutto i difetti. Invece no, zero, niente. Alla Scuola non interessa delle conseguenze dell’ignoranza, la Scuola è una fabbrica di ignoranti dove lavorano operai ignoranti. Si arrangino pure i bambini e le loro famiglie. Poi tanto c’è la “intelligenza emotiva” e il “momento di crescita comune”. Ci sarebbe anche da fare le considerazioni sul “classismo” che implica l’imposizione dell’acquisto di uno smartphone, che non è un oggetto economico e nello stesso tempo è anche fragile, a bambini che in realtà non ne hanno alcun bisogno. Ma qui si parlava del “dare”, no?

La stagnola sulla testa

Molti anni fa, quando suggerivo l’esistenza di un Piano di ingegneria sociale su scala planetaria, formulato da una Elite Apolide con risorse finanziarie illimitate e la follia o mancanza di scrupoli necessarie a realizzarlo, di solito mi veniva risposto che ero un pazzoide complottista come quelli che si mettono la stagnola in testa per bloccare il controllo del pensiero da parte delle “autorità”.

Ironicamente, è proprio quello che pensano di fare, come potete leggere nell’editoriale sull’uso di correnti elettriche applicate al cervello per cancellare i “pregiudizi”, che trovate a destra. La stagnola sulla testa non sembra più cosi ridicola, eh?

L’idea che sto portando avanti con la mia ricerca presso l’Istituto Italiano di Tecnologia è che questi stereotipi siano così instillati nella nostra mente che l’unico modo per cambiarli sia modificare i meccanismi biologici del cervello responsabili della generazione e controllo di tali stereotipi. In particolare, i miei studi sono volti all’utilizzo di una procedura, chiamata stimolazione cerebrale non invasiva: tecnica appartenente al campo scientifico delle neuroscienze. Le tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva sono delle procedure considerate sicure che permettono, inducendo delle piccole correnti elettriche o magnetiche, di modulare i meccanismi attraverso i quali il cervello regola il nostro comportamento.

Ancora oggi, davanti al fatto che il Piano delle Elite Apolidi è evidente, la maggior parte della gente ancora non se ne accorge, perché disinformata e incapace di unire i puntini, oppure lo nega disperatamente forse perché non sopporta l’idea. Ecco un esempio:

Scalfari, nell’editoriale citato a destra.

La vera politica dei Paesi europei è quindi d’essere capofila di questo movimento migratorio: ridurre le diseguaglianze, aumentare l’integrazione. Si profila come fenomeno positivo, il meticciato, la tendenza alla nascita di un popolo unico, che ha una ricchezza media, una cultura media, un sangue integrato. Questo è un futuro che dovrà realizzarsi entro due o tre generazioni e che va politicamente effettuato dall’Europa. E questo deve essere il compito della sinistra europea e in particolare di quella italiana.

Il Papa, in una intervista pubblicata da Repubblica.

Si vuole bloccare quel processo così importante che dà vita ai popoli e che è il meticciato. Mescolare ti fa crescere, ti dà nuova vita. Sviluppa incroci, mutazioni e conferisce originalità. Il meticciato è quello che abbiamo sperimentato, ad esempio, in America Latina. Da noi c’è tutto: lo spagnolo e l’indio, il missionario e il conquistatore, la stirpe spagnola e il meticciato. Costruire muri significa condannarsi a morte. Non possiamo vivere asfissiati da una cultura da sala operatoria, asettica e non microbica”.

Leggendo questa intervista si può concludere solo che o il Papa è un pazzo che non si rende conto di quello che dice, oppure è sicuro che il lavaggio del cervello che è stato applicato fino a questo momento gli consente di dire le corbellerie più assurde ed essere preso sul serio.

Cominciamo con la prima menzogna: che il “meticciato” significhi una società unita, uniforme, felice, in pace, per contrasto con una società che coincide con una etnia prevalente, cioè il legame tra sangue e terra, che implica necessariamente conflitti interni ed esterni (le “guerre”, che paura). Il “meticciato”, fate una ricerca se volete, significa l’esatto contrario, cioè una società divisa in caste con alla base gli schiavi africani, in mezzo i nativi americani e al vertice i coloni europei. Tra queste caste principali ci sono le sotto-caste formate dagli incroci, sotto-caste che si collocano nella piramide sociale a seconda di quanto sono prossime alla casta principale. Cioè un incrocio tra europeo e nativo sta tra la casta degli Europei e la casta degli Amerindi. Un incrocio tra nativo e africano sta tra la casta degli Amerindi e la casta degli Africani. La divisione in caste, essendo determinata su base “razziale”, è rigida verso l’alto. Un membro della casta inferiore non sarà mai ammesso nella cerchia di una casta superiore. Questo ingenera un conflitto permanente e un ostacolo al funzionamento generale della società. Infatti tutte le società del Sud America non funzionano, sono bloccate in questo schema post-coloniale. Il Papa viene a raccomandarci di trasformare l’Europa nel Sud America, che è il paradiso terrestre.

Poi, continuando, bisognerebbe ricordare al Papa che “mescolare” di solito significa genocidio. Infatti il “mescolamento” del Sud America si è ottenuto quando poche centinaia di reduci della “reconquista”, guerra di secoli condotta dalle monarchie di Castiglia e Navarra contro i musulmani che occupavano la Spagna che si era appena conclusa quando Colombo intraprese il viaggio, piombarono sugli imperi del Sud America alla ricerca dell’oro. Questi “conquistadores” usarono tutti gli espedienti possibili, dalla tecnologia dell’acciaio e delle armi da fuoco contro gente che non conosceva arnesi di metallo, alla guerra biologica diffondendo epidemie, passando per il vecchio “divide et impera”, per determinare il collasso degli imperi e saccheggiarne i tesori. Le ondate successive furono di coloni, gente che voleva impossessarsi della terra invece che dell’oro. Impossessarsi della terra significa eliminare fisicamente chi ci abita, quindi gli Amerindi furono scacciati o sterminati. Ai coloni europei poi si propose la possibilità, in virtù di patenti speciali, di comprare schiavi africani dai mercanti arabi, nonostante la schiavitù fosse sostanzialmente abolita in Europa. Quindi le vaste terre sottratte agli Amerindi, ammazzandone quanti più possibile, furono ripopolate con gli schiavi africani, i quali, essendo considerati qualcosa tra la bestia e l’uomo, non rappresentavano una minaccia.

Costruire muri significa “condannarsi a morte”? Il Papa, da bravo immigrato, oltre a raccontare una storia del suo Paese che è ridicolmente edulcorata, sembra non sapere niente della Storia dell’Europa. In particolare potremmo citare la “Battaglia di Vienna“.

Il grosso dell’esercito ottomano investì Vienna ed i suoi difensori il 14 luglio. Il conte Ernst Rüdiger von Starhemberg, capo delle truppe superstiti (circa 20.000 uomini) rifiutò di arrendersi e si chiuse dentro le mura della città. La corte imperiale e gli ambasciatori presenti, presi dal panico, si diedero alla fuga. Drappelli di Tatari, talvolta di soli 3 o 4 uomini, arrivarono a 80 chilometri ad ovest di Vienna, saccheggiando e disturbando le comunicazioni, incendiando villaggi e fienili, radunandosi e disperdendosi a seconda delle condizioni locali, e diffondendo il panico secondo la più consolidata tradizione mongola.

Dato che le mura della città erano molto solide ed i cannoni ottomani piuttosto vetusti ed inefficaci, gli assedianti pensarono bene di minare le mura (come fecero già a Candia contro i Veneziani) anziché distruggerle a cannonate. Le trincee furono così prolungate fin sotto le mura dove vennero poste le cariche esplosive.

L’assedio fu ovviamente durissimo, con malattie, fame e morte all’ordine del giorno. Ormai il destino della città era segnato, e i Turchi aspettavano solo di penetrarvi, anche se loro stessi non sapevano se saccheggiare “la mela d’oro” (soprannome turco di Vienna) e passare lì l’inverno, oppure conquistarla ed annettere così l’Austria orientale al loro impero. Carlo di Lorena e i suoi uomini compivano numerosi movimenti in appoggio alla capitale, e disturbando (assieme alle sortite delle fortezze rimaste isolate alla frontiera) i rifornimenti ottomani.

Le forze della Lega Santa si riunirono così l’11 settembre sul Monte Calvo (Kahlenberg), pronte alla resa dei conti con gli ottomani. Nelle prime ore del mattino del 12 venne celebrata la Messa e la tradizione tramanda che Sobieski in persona prestò il proprio servizio all’altare. La battaglia ebbe inizio all’alba, subito dopo la messa celebrata da Marco d’Aviano.

falle nell’attacco cristiano, per altro mal condotto e mal organizzato perché nessuno dei generali cristiani era abituato a muovere eserciti così grossi, formati da una coalizione disomogenea per lingua e religione, e privi di un comando centrale organizzato, tuttavia le controffensive turche fallivano una dopo l’altra: se gli assalti si rivelavano infatti ben azzeccati e ben diretti, d’altro canto la mancanza di riserve, il caos nelle retrovie e l’assenza di ordini faceva sì che i turchi vittoriosi si ritrovassero circondati, e finivano con l’essere eliminati un po’ alla volta, in scontri molto violenti e molto confusi.

… l’esercito cristiano non aveva giocato la sua carta più forte: la cavalleria polacca. Nel tardo pomeriggio dopo aver seguito dalla collina l’andamento dello scontro 4 corpi di cavalleria (1 tedesca e 3 polacche) scesero all’attacco a passo di carica. L’attacco fu condotto da Sobieski in persona e dai suoi 3000 Ussari. La carica sbaragliò definitivamente l’esercito turco, mentre gli assediati uscirono dalle mura per raggiungere i rinforzi che già inseguivano gli ottomani in rotta.

Come già per la Battaglia di Poitiers e la Battaglia di Lepanto, la Battaglia di Vienna ebbe un profondo significato religioso. … Papa Innocenzo XI, per ringraziare Maria Santissima della vittoria contro i turchi, proclamò la festa del Santissimo Nome di Maria il 12 settembre. … Nei due mesi di assedio, Marco d’Aviano (frate cappuccino) incoraggiò e confortò i soldati e il popolo viennese, esortandoli ad affidarsi alla Madonna e invocando da Lei la salvezza mediante la preghiera del Rosario.

A questo proposito, chissà se Salvini lo fa di proposito di invocare la Madonna come facevano i combattenti cristiani nell’antichità o se gli è uscito per caso. Infine, il Papa dice che la nostra “cultura” non deve essere “anti-microbica”. Poverino. Ma va? Indovina un po’ chi sono i “microbi” di questa metafora. I microbi non sono “perseguitati” per cattiveria, povere creature di Dio, sono eliminati il più possibile perché sono parassiti che si introducono in un organismo e si riproducono a sue spese. Quando l’organismo reagisce e prova ad espellerli, i “microbi” producono dei veleni, le tossine, che possono causare la morte dell’organismo. Poi certo, l’organismo morto viene mangiato da altri organismi e dalla morte nasce la vita, tuttavia nessun organismo muore volentieri. Nemmeno il Papa, scommetto.

Macron incontra Conte

Se fossimo in un film di fantascienza, penserei che Macron e Conte siano due androidi. Due automi costruiti a perfetta imitazione di una persona per ingannare il pubblico.

Siccome siamo nel “mondo reale”, penso che le loro persone siano distinte dal personaggio che interpretano e questo personaggio è stato costruito dal nulla da qualche team di strateghi del marketing dietro richiesta delle famose Elite Apolidi, per poi essere venduto tramite i “media” asserviti.

Una operazione del genere, cioè creare “lo statista” dal nulla, un giorno prima nessuno lo conosce e il giorno dopo tutti i giornali te lo presentano come il Messia, è possibile solo nella certezza che la memoria e la capacità di giudizio della gente sono nulle, spazzate via dal condizionamento. Altrimenti, non si spiegano assurdità come questa dichiarazione di Macron:

Dobbiamo poter difendere il diritto d’asilo, che fa parte spesso delle nostre Costituzioni, ma garantire anche che coloro che non hanno diritto all’asilo vengano rimpatriati il prima possibile nel loro Paese di origine. La volontà comune è di avere, a livello europeo, una maggiore cooperazione e una politica più efficace nelle riammissioni verso i paresi d’origine

Fa finta di non sapere, l’androide Macron, che lo “asilo” era originariamente pensato per chi era perseguitato da un regime totalitario, segnatamente l’Europa comunista. Non aveva lo scopo di accogliere l’intera popolazione di qualsiasi luogo del mondo dove le condizioni di vita non sono analoghe a quelle europee, come per altro sostiene il signor Grasso di Liberi e Uguali. Inoltre, Macron fa finta di non sapere che sono pochissimi gli immigrati che si qualificano come “rifugiati”. Decine di milioni di immigrati sono venuti e continuano a venire in Europa perché convinti che sia la terra del Bengodi. Dato che sono milioni, nessuno viene rimpatriato e a lui basterebbe farsi un giro per Parigi per constatare che gli immigrati arrivano per restare e sostituiscono gli autoctoni in virtù della demografia. Poi, è veramente schifosa l’idea di richiamare gli immigrati con la promessa della “accoglienza” e poi minacciare il rimpatrio.  Per quanto abbiamo a che fare con gente senza alcuno scrupolo, il fatto è che una delle due cose necessariamente è una menzogna e allo stato attuale mi pare ovvio che sia la possibilità di rimpatriare gli immigrati. Una cosa che si promette sapendo che è una balla, solo per illudere la “opinione pubblica” rincitrullita che l’immigrazione sia in qualche modo “gestita” o “controllata”.

I giornalisti.
Semplicemente si prostituiscono senza ritegno e senza rimorsi. Altrimenti non pubblicherebbero certe apologie ridicole e invece farebbero domande, indagherebbero, scoperchierebbero i Vasi di Pandora. Le grandi inchieste sono quelle del figlio di Salvini che fa il giretto sulla moto d’acqua insieme ad un poliziotto o su come si veste la sua morosa.

Intanto il Corriere scarica un po’ di scemenze:

Migranti, record di arrivi dall’Africa: 300 in 3 giorni sui barchini

L’immigrazione è reclutata tramite la propaganda nei villaggi, è gestita tramite organizzazioni che si occupano della logistica e dei trasporti. Non c’è niente di “spontaneo”. I “barchini” non portano gli immigrati dall’Africa, vengono usati solo per il trasbordo dalla “nave madre” alla costa. Quindi gli immigrati arrivano in vista delle coste italiane su imbarcazioni di una certa dimensione che nessuno vede. E’ il metodo più sicuro per gli immigrati ma più costoso e rischioso per i contrabbandieri. Che lo adoperano ovviamente nella ragionevole certezza che nessuno li fermerà.

Ecco cosa è cambiato col secondo Governo Conte. Nessuno li ferma e nessuno li vede. Il Corriere ci racconta dei “barchini” e morta li.

I fattorini fantasma

Interessante articolo del Corriere.
Portano il cibo nelle nostre case, anche se nessuno sa chi siano.

Se non hai i documenti non ti resta che metterti d’accordo con qualcuno e comprargli l’account. Lo fanno soprattutto gli italiani, si registrano con più facilità, e poi vendono la registrazione dandoti un’opportunità di lavoro.

Glovo […] per ogni ordine paga 2 euro, a cui si aggiungono 0,63 centesimi per ogni chilometro percorso. Il rider racconta che al caporale digitale andrebbe il 20%. Che aumenta se piove poiché la paga cresce del 20% in caso di pioggia.

Milano fa schifo. La “metropoli cosmopolita”. In alto il lusso delle banche e degli emiri, al livello della strada è una fogna. Comunque, portano il cibo nelle “vostre” case, non nella mia.

Deportato dalla Germania in Italia.

Intanto, un povero profugo accoltella un soldato in Stazione Centrale. Già il fatto che ci siano i soldati in stazione dovrebbe suggerire che c’è una guerra in corso ma per i “compagni” la camionetta dell’Esercito fa parte del grazioso arredo urbano della succitata “metropoli cosmopolita”.

Il povero profugo arriva dalla Germania, con un volo Monaco-Milano. Ci è stato rispedito indietro in forza del famoso “trattato di Dublino”, sottoscritto durante i regni del benessere e della gioia di Letta – Renzi – Gentiloni in cambio della “flessibilità” europea sul deficit italiano. In pratica, il PD si è impegnato ad “accogliere” in via definitiva tutti gli immigrati che arrivano in Italia i quali facciano richiesta di asilo, ottimamente istruiti dal sistema “equo e solidale” e la Germania può legittimamente procedere al “rimpatrio” del profugo “richiedente asilo” deportandolo in Italia. Magari sedato.

Non avevo più un soldo, non mangiavo da giorni, per tre notti ho dormito per strada. La mia vita è andata in malora e per questo ho scelto di farla finita con una sorta di riscatto, cercando il paradiso. Volevo raggiungere il paradiso di Allah. Quando ho aggredito il soldato ero sicuro che sarei stato ucciso ed era quello che cercavo, volevo morire.

Come dice il signor Renzi nell’intervista a Repubblica del post precedente?
le povere vite prese in ostaggio da Salvini sui barconi.

Masochismo

Antefatto: un immigrato illegale marocchino prende a pugni una donna incontrata per strada, una attrice. Ecco il commento di lei:

odio il chiacchiericcio da bar alla Salvini e sono rimasta molto colpita da alcuni commenti che ho letto online, riferiti alla cronaca di quanto mi è successo.

Penso che sia molto ingiusto quanto è accaduto a me, ma credo che anche questa persona abbia subito delle ingiustizie nella vita, e non abbia ricevuto amore. Mi sono chiesta perché vomitasse questa rabbia addosso alle persone e quali fantasmi avesse dentro. Sicuramente è un uomo che non sta bene e che non sa gestire un disagio.

ho letto che alcune persone sostengono che ora tutti i marocchini debbano tornare al proprio paese. Per me, che lui fosse tunisino o svizzero, non cambia.

Cara signora, in questo caso devo dire che meglio che i pugni li abbia presi lei di qualcun altro. Gli Svizzeri non si introducono illegalmente in Italia perché non ne hanno bisogno. Quando vengono, sono turisti o gente che lavora, con tutte le carte a posto e i soldi in tasca. La Svizzera si prende cura dei propri delinquenti e dei propri malati di mente, non spalanca le celle per scaricarceli addosso. Non ci sono migliaia di Svizzeri nelle carceri italiane, non ci sono migliaia di Svizzeri negli ospedali italiani, non ci sono capannelli di Svizzeri nei giardinetti e negli angoli bui delle piazze italiane.

Sopratutto, non ci sono soldati italiani di guardia per le vie d’Italia con le armi in pugno per rispondere alla minaccia di attacchi terroristici compiuti dagli Svizzeri.

Riguardo le ingiustizie che ha subito il signore che l’ha picchiata e l’amore che gli è stato negato, nessuno le impedisce, cara signora, di trasferirsi in Marocco e accudire amorevolmente tutti i malcapitati che incontra. Potrebbe magari chiedere la cittadinanza del Marocco e non tornare mai più.

Prima però le farei guardare, cara signora, il video in cui quattro signori marocchini, anche loro vittime di ingiustizia e privati dell’amore, decapitano con un coltellaccio due incaute turiste scandinave le quali avevano la stessa visione del mondo che ha lei.

Pace e amore.