Economia circolare, green new deal

Ennesimi neologismi privi di significato, slogan inventati da venditori per abbindolare masse di idioti. A parte che, come scrivevo nel post precedente, se anche le masse non fossero composte da idioti, gli verrebbe impedito di esprimersi, dato che ormai ci sbattono in faccia che l’articolo della Costituzione circa la sovranità popolare è “hate speech”, fascismo, eccetera.

Il simpatico Governo e il gioviale Parlamento continuano nella loro opera di disfacimento dell’Italia e tra le tante corbellerie, che comunque non sono niente rispetto a quelle di cui dicevo a proposito del passato del signor Prodi, tipo le “privatizzazioni” e lo “euro”. Tra le tante assurdità ci sono i provvedimenti che dovrebbero sostenere una fantomatica svolta “pseudo-ecologista” delle abitudini e dell’economia.

Naturalmente la massa è incoraggiata a dare tutto per scontato, a non farsi delle domande, per esempio, mentre si approvano tasse sulla plastica senza alcuna ragione, ecco cosa succede:

Cambia il segnale digitale, a dicembre il bonus per acquistare tv e decoder

A seguito della migrazione di alcune frequenze per far spazio al segnale 5G … quasi 18 milioni di famiglie italiane – più di otto su dieci … dal primo gennaio 2017 le reti di distribuzione dell’elettronica hanno l’obbligo di vendere tv Dbt2 Ready. … si è parlato di un contributo da cinquanta euro a famiglia, fruibile una sola volta per nucleo fino alla fine del 2022. Tecnicamente, si tratterà di uno sconto praticato direttamente dal venditore al momento dell’acquisto: darà così luogo a un credito d’imposta a favore del negoziante stesso.

Quindi spendiamo i soldi raccolti con la tassa sulla plastica per incentivare l’acquisto di venti milioni di televisori di plastica, oltre tutti i materiali usati per la circuiteria. Nel mentre, nessuno si preoccupa della questione annosa dei RAEE, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, che secondo una legge ignorata da tutti, andrebbero raccolti dagli stessi negozianti che riceveranno il “credito di imposta”, invece vengono smaltiti nelle “piattaforme ecologiche” solo nei Comuni che ne sono provvisti e solo nel caso in cui i cittadini provvedano loro stessi al conferimento, altrimenti finiscono dispersi nei modi più disparati. Anche nel caso dello smaltimento tramite le “piattaforme ecologiche”, sarebbe interessante una inchiesta giornalistica che ci informi su quali sono le modalità dello smaltimento, per esempio se i rifiuti RAEE vengono mandati in qualche angolo fuori vista del mondo per essere smontati con modalità improprie da bambini o da schiavi.

In più, tutto questo dovrebbe servire a fare posto alle reti “5G”, cioè, come già detto, all’uso di ponti radio che usano le frequenze delle microonde per la trasmissione dati, una cosa che a sua volta viene venduta come necessaria per la robotica, la telemedicina e altre cavolate ma in realtà serve per la trasmissione video, cioè ad usare Internet per veicolare intrattenimento sui gadget elettronici della “mobilità”.

Siamo andati avanti per decenni con la tiritera dell’inquinamento elettromagnetico che nella vulgata “pseudo-ecologica” era cancerogeno ma adesso, siccome i gadget “mobili” servono alla “globalizzazione”, i “progressisti” che sono titolari della “pseudo-ecologia” hanno rimosso tutto. Le microonde delle trasmittenti “5G” fanno bene alla salute, cosi come la plastica dei gadget, che è una plastica “buona”, non come quella “cattiva” delle bottigliette. Sono buone e salutari anche le batterie, di cui nessuno si domanda l’origine e dove vadano a finire.

Libertà di stampa

Ovvero, della confusione mentale.
Leggo su Repubblica:

… ogni volta che i giornalisti sono stati imbavagliati, è stata imbavagliata anche la democrazia. Un tempo si faceva con le leggi, oggi ci pensano i ladri del web che uccidono le imprese editoriali con l’idea malata che l’informazione debba essere gratis.

Cito Wikipedia alla voce Esproprio Proletario.

In Italia la nascita degli espropri proletari si deve alle lotte di alcuni gruppi della sinistra extraparlamentare che negli anni settanta portarono avanti una politica di “riappropriazione”, alla cui base vi è la questione del valore prodotto dal lavoro degli operai: con l’esproprio proletario la classe operaia si sarebbe riappropriata dei beni e servizi che produce ma di cui è privata dal sistema del mercato. La riappropriazione riguardava non solo i beni di prima necessità. Spesso venivano colpiti negozi d’abbigliamento, librerie e negozi di dischi. Più in generale si poneva quindi il problema del carovita e dei bisogni materiali che le fasce popolari della società (in particolare il proletariato e il sottoproletariato urbano) non riusciva a soddisfare a causa del basso reddito. Il picco di espropri proletari si ebbe durante il movimento del 1977, che diede vita anche alla campagna più intensa di autoriduzioni.

La riproposizione più eclatante di questo tipo di espropri è avvenuta il 6 novembre 2004 a Roma da parte di attivisti dei centri sociali e disobbedienti in occasione del grande corteo contro la precarietà organizzato per quella data. In particolare l’azione, ribattezzata dal leader dei disobbedienti Luca Casarini “spesa proletaria”, riguardò il centro commerciale Panorama nel quartiere di Pietralata e la libreria Feltrinelli di Largo Argentina.

Casarini, quello che la “stampa” ci propone come filantropo che naviga per il mare a salvare i “profughi” che fanno “naufragio” o che ci descrive tormentato da una incipiente conversione al Cattolicesimo di Papa Francesco. Continua l’articolo di Repubblica:

… denigrare il nostro lavoro: cioè che i giornali in realtà non sono liberi perché obbediscono solo ai loro padroni. “Con la libertà di stampa i giornali pubblicano solo ciò che vogliono veder stampato le grandi industrie o le banche, le quali pagano il giornale”: così rispose Benito Mussolini nel 1932 allo scrittore Emil Ludwig che lo intervistava.

Questo argomento non ha niente a che fare con i “ladri del web”. Si tratta invece di decidere due cose, se i “giornalisti” scrivono la “verità” o piuttosto lavorano per condizionare l’opinione pubblica alle tesi che fanno comodo a chi li paga, che sia la proprietà del giornale o gli inserzionisti, se il lavoro dei “giornalisti” abbia un valore, cioè se il modo in cui scrivono e gli argomenti che trattano abbiano un valore diverso da quello che chiunque oggi può scrivere e pubblicare tramite Internet.

Quello che diceva Mussolini è palese.
Solo che a quel tempo non esisteva la possibilità da parte dei singoli cittadini di fare “controinformazione”, quindi la parte mancante del ragionamento di Mussolini è che per garantire che la “informazione” non consista semplicemente nella comunicazione delle grandi industrie e delle banche, che pagano, lo Stato deve intervenire. Non è diverso, concettualmente, dal famoso “contributo statale all’editoria“.

Ora, è altrettanto palese che in un regime autocratico lo Stato sostiene l’editoria che appoggia l’autocrate e reprime o sopprime l’editoria che lo contrasta. Questo però non è diverso in una “democrazia” come quella italiana, se alla parola generica “Stato” sostituiamo la parola “partiti”. Notoriamente, quello che è successo nella storia repubblicana è che i partiti hanno “lottizzato” la “informazione”, sia quella finanziata dal denaro pubblico, sia quella finanziata da grandi industrie e banche, per via del meccanismo della azione di “lobbying” o dei “gruppi di interesse”. Quindi c’erano “giornalisti” che scrivevano per compiacere uno e altri “giornalisti” che scrivevano per compiacere l’altro, spesso e volentieri con tesi contrapposte, senza curarsi di cosa fosse “vero” e cosa fosse “falso”.

Il fatto che la “informazione” sia artefatta nell’interesse di Caio è diverso dal fatto che la “informazione” sia artefatta nell’interesse di Pippo, Paperino, Topolino e Paperoga?

Le cosiddette “fake news”.
Chi decide se uno scritto pubblicato in un modo qualsiasi, che sia un volantino stampato col ciclostile come negli Anni Settanta o un post su un blog, contiene “fake news”? Facciamo un caso celeberrimo: quando si trattò di invadere l’Iraq di Saddam Hussein la Amministrazione americana mise in piedi una campagna di comunicazione planetaria che sosteneva la necessità di rimuovere il dittatore iracheno perché questi stava preparando le “armi di distruzione di massa”. Mandavano in giro per il mondo degli emissari “autorevoli”, generali e funzionari, a mostrare documenti, immagini, elaborazioni come “prove” delle loro asserzioni. Tutto questo avveniva mentre ispettori ONU, inviati in Iraq, asserivano di non avere trovato traccia di queste fantomatiche “armi”. Alla fine ci fu la guerra, l’Iraq fu invaso, Hussein condannato a morte, varie vicende religiose, etniche e tribali complicate che gli Americani non sono mai riusciti a gestire e le “armi di distruzione di massa” non esistevano. Erano tutte balle e si giustificarono dicendo di essere stati mistificati da rapporti sbagliati dei Servizi Segreti.

Potrei fare cento esempi legati alla cronaca italiana in cui la “stampa” ha fatto da amplificatore di emerite balle e anche facilitatore di truffe e imbrogli ai danni degli Italiani, sempre generati dall’abbinamento maligno tra i “partiti” e i loro referenti delle grandi aziende e delle banche. Anzi, da quando esiste la Repubblica, oltre grandi aziende e banche abbiamo anche avuto potentati stranieri da cui i “partiti” erano eterodiretti, facciamo il caso della CIA per la DC e del KGB per il PCI e la “editoria” lavorava per compiacere l’uno o l’altro, non nell’interesse del “lettore”, cioè degli Italiani, ne in nome della “verità”. Oggi è la stessa cosa.

Aggiungo un’altra considerazione: i “giornalisti” non sanno scrivere. Non scrivono meglio, ne da un punto di vista meramente tecnico, ne dal punto di vista della speculazione filosofica, dei contenuti, di una persona qualunque dotata di un livello di istruzione medio.

Ne consegue che se la “stampa” non ha nessuna “autorevolezza”, perché diamo per scontato che pubblichi le cose che fanno comodo a chi paga, cioè in termini semplici il “giornalista” attacca il ciuccio dove dice il padrone e se tecnicamente gli scritti non sono qualitativamente diversi da quello che chiunque è capace di scrivere, non c’è niente da “denigrare”, il “lavoro” del “giornalista” effettivamente non vale nulla.

Non è un caso che il desiderio di rimettere il dentifricio di Internet dentro il tubetto dell’editoria è condiviso tra gli “addetti del settore” e la “politica”. Non perché il Web consente ai “ladri” di ripubblicare illecitamente contenuti idealmente protetti da “copyright” ma perché il Web consente a chiunque di scrivere e pubblicare, mostrando facilmente che il re è nudo, cioè che i “giornalisti” sono prezzolati e che i “politici” mentono.

Ripeto l’ovvio: i “giornalisti” sono prezzolati e i “politici” mentono.
Volendo si può aggiungere anche l’aggettivo “mediocri” per gli uni e per gli altri.

Riflessioni varie sulle cose del mondo

Cominciamo da qualcosa di cosi brutto da essere ridicolo. Come i fenomeni, veri e falsi, che giravano per le fiere dei paesi e la gente pagava per vederli e fare “ooh”.

il sovranista – alla fine della fiera è uno sfigato a cui poverino non è andata tanto bene … dategli un buon stipendio o una bella figa e vedete come gli passa.

Ignoriamo l’italiano approssimativo del moderno “laureato”.
Siamo nell’ambito della psichiatria. Chi scrive misura se stesso e gli altri sulla base dello stipendio e della figa. Non solo, è convinto che chi ha un “buon stipendio” e una “bella figa” debba necessariamente essere un “compagno”, perché stipendio e figa fanno l’uomo soddisfatto e nello stesso momento testimoniano la Grazia Divina. Con buona pace di Marx e Engels. In una visione tipicamente impiegatizia, da “Camera Cafè”, la geniale serie TV, prendiamo un operaio sposato con una Filomena grassa e baffuta, questi sarà probabilmente “sovranista”. Viceversa il capoufficio del reparto vendite che se la fa con la segretaria ventenne, sarà necessariamente “compagno” o come si dicono tra di loro, “liberale di sinistra”. Tutto li. Non c’è altro nell’universo che la antropologia lombrosiana connessa alla posizione nell’organigramma fantozziano-aziendale e l’eventuale relazione sessuale (per pietà non andiamo ad esaminare quanto sia effettivametne “figa” la figa). Mi mancano le parole, ci vorrebbe il buon Fusaro.

Adesso esaminiamo una vexata quaestio, la faccenda dei “social” e della censura. La prendo un po’ alla larga. C’è questa fondazione che si chiama Mozilla. Anni fa i direttori di questa fondazione decisero di gettare tutte le energie della loro organizzazione nello sviluppo di un sistema operativo per scemofoni che si proponesse come alternativa ad Android. L’idea era quella di contrastare il monopolio di Google. L’idea finì nel proverbiale “bagno di sangue” per la fondazione perché la tecnologia che scelsero era inadeguata e i venditori degli scemofoni non erano interessati alla loro proposta, cioè a vendere degli scemofoni con un sistema operativo diverso da Android. Basti vedere ai giorni nostri l’uso dello “ecosistema” di Google come arma contro i venditori di scemofoni cinesi, che se dovessero farne a meno sarebbero estromessi dal mercato.

Ora, facciamoci una domanda: qual è lo scopo di Mozilla?
Mettere in mano a tutti gli strumenti per usare Internet, cioè per collegarsi tra di loro e scambiarsi informazioni qualsiasi? No, il primo scopo è pagare il “buon stipendio” e la “figa” la accantoniamo per non essere ironicamente omofobi. Mozilla è una fondazione che sostiene il concetto di “libertà” come in “liberale di sinistra”. Quindi va bene contrastare il monopolio di Google ma nello stesso momento ci devono essere sopra, sotto, dentro Internet, tutti gli strumenti di controllo che consentono agli “illuminati” di decidere cosa è “bene” e cosa è “male” e quindi di orientare l’Umanità in una direzione o l’altra. Nessuno è stato segato in Mozilla per il flop colossale del loro sistema operativo per scemofoni. Nessuno si è posto il problema di cosa sia Internet e a cosa serva. Però se uno prova a esprimere una idea vagamente contraria al “matrimonio gay”, per fare un esempio a caso, viene linciato e costretto a dimettersi.

L’abbiamo visto succedere cento volte, mi viene in mente il caso di tale Barilla, che tornano al mostro sopra, non aveva certo un “cattivo stipendio” e presumo non abbia particolari problemi con le segretarie ventenni, se volesse, il quale incautamente affermava che la sua azienda si rivolgeva alle famiglie “tradizionali”. Si scatenò una campagna mediatica planetaria che, a fronte del danno aziendale, lo costrinse a opportuna retromarcia, scuse e umiliazione (ancora) fantozziane. Viceversa, quando la Gilette fa uno spot in cui descrive i maschi (che si fanno la barba) come trogloditi, ritardati, psicopatici, tornando sopra, poveri sfigati che non hanno un buono stipendio e la moglie cessa, anche se lo spot danneggia l’azienda, chi lo ha programmato va elogiato e citato ad esempio, perché il fine “liberal” giustifica i mezzi.

Prendiamo questo esempio: Mastodon, social networking, back in your hands
Si tratta di un software Open Source che consente di configurare un server che fornisce più o meno le funzioni dei “social” tipo Facebook o Twitter. Ogni server è indipendente e amministrato dai suoi gestori con regole proprie. I server si possono “federare” tra di loro in modo che gli utenti di un server accedano ai contenuti condivisi dagli utenti dei server federati. Rispetto a Facebook, ci sono due vantaggi, non esiste una “proprietà” del servizio e si tratta di un servizio decentrato.

Ora, dov’è l’inghippo?
La prima cosa ovvia è che un Di Stefano, il capoccia di Casa Pound, cerca la gente nei luoghi dove la gente si raccoglie, quindi ha la necessità di andare su Facebook. La seconda cosa ovvia è che Di Stefano e tutta Casa Pound potrebbero non sapere nemmeno che esiste una alternativa a Facebook.

Ma il vero problema secondo me è un altro. Cosi come Mozilla vede la “libertà” come la affermazione e quindi la imposizione della “ideologia liberal”, allo stesso modo chi ha scritto il software di Mastodon e chi lo usa per i server “ufficiali” elencati nel sito, manifestano la necessità di affermare e quindi imporre la medesima “idelogia liberal”. Quando si presenta il software/servizio al “pubblico” la cosa più importante è elencare e descrivere le funzioni che consentono all’utente di proteggersi dai contenuti “offensivi” e agli amministratori di censurarli. Certo, se tu distribuisci un software a tutti, non puoi obbligarli alle stesse regole sulla “moderazione”. Però puoi aggirare l’inconveniente facendo in modo che i server “liberali” escludano dalla federazione i server “offensivi”.

Mettiamo che Di Stefano e Casa Pound aprano il loro server Mastodon. Mettiamo che raccolgano tutti i “sovranisti” poveri sfigati d’Italia. Mettiamo che riescano a fare lo stesso gli altri movimenti dei “sovranisti” poveri sfigati d’Europa. Cosa succederebbe? Primo, tutti i server Mastodon isolerebbero i server “sovranisti” e questo sarebbe il meno. Partirebbero centomila esposti e denunce scritti da legioni di avvocaticchi volontari e/o stipendiati dalle solite conventicole “di sinistra”, in tutte le sedi, nazionali e sovranazionali. Dopodiché le autorità andrebbero a perseguire le persone che gestiscono i server che “incitano all’odio”. Basterebbe un fascetto pubblicato da Tizio o una svastichina pubblicata da Caio, per scatenare la solita tiritera della “apologia”.

Perché? Perché l’altro giorno leggevo su un altro blog mostruoso che ci dobbiamo mobilitare contro la minaccia fascista palesata dagli insulti raccolti da Lerner al Raduno di Pontida.

Le ingiurie e gli insulti lanciati contro Gad Lerner fanno male, un video che davvero si ha difficoltà a vedere, un salto nel passato, una sorta di passerella in mezzo ad una galleria degli orrori. … Un pezzo di Italia che vorremmo disconoscere e con la quale purtroppo dobbiamo fare i conti, perché quello della porta accanto spesso ha scritto il più brutto pezzo di storia del paese.

I peggiori criminali leghisti sono stati quei quattro veneti saliti sul Campanile di San Marco dopo avere parcheggiato sotto un “blindato” fatto con un trattore, oppure gli allevatori che spruzzarono il concime sui poliziotti mandati a manganellarli quando protestavano contro le “quote latte”.

I “giovani esuberanti” della “sinistra”, condizionati e sobillati dagli “intellettuali” e “ideologi”, con tutta la retorica della “resistenza rivoluzionaria”, hanno ammazzato centinaia di persone e ne hanno storpiate centinaia di altre, hanno riempito le galere di terroristi pluriomicidi, hanno messo a ferro e fuoco le città, le università e sono cent’anni che combattono una guerra civile contro gli altri Italiani. Ma tutto questo non conta, non esiste. Perché il “fine superiore” lava tutti i peccati. Come le ripetute amnistie di Togliatti nel dopoguerra.

Per concludere, il punto è che noi “sovranisti” e quindi poveri sfigati con il basso stipendio e la moglie cessa, non abbiamo ancora capito che ci hanno dichiarato guerra. Che di guerra si tratta e che dall’altra parte assumono che il “fine” giustifica i mezzi. Il Di Stefano si lagna che Facebook, strumento di monitoraggio, profilazione e condizionamento delle masse facente capo ad tale Zuckemberg, lo censura. Come lamentarsi che la corda con cui ti impiccano ti irrita la pelle.

Vivaldi risponde il giorno dopo

Vivaldi.net risponde il giorno dopo alle segnalazioni. Bravi, adesso vediamo se mantenete anche le promesse. Nella mia lunga esperienza, non capita mai. Comunque, almeno danno un riscontro, che non è scontato.

Hi John,

Thanks for taking the time to write to us.

The blogs are being worked on. The themes are getting an update and there will be some other changes as well. Together with that, bugs will be addressed also. The recent comments widget issue is definitely known. And I’ve forward your feedback to the team as well, so they can check that the other issues you mentioned are on their radar as well.

Greetings from sunny Oslo,
Jane / User support manager @ Vivaldi

Cos’è Vivaldi?

Vivaldi.net è la community fatta di Blog, WebMail e Forum che sostiene il browser Vivaldi. Vivaldi e Vivaldi.net sono stati fondati dal CEO di Opera quando Opera fu ceduta ai Cinesi, il browser abbandonato e la community chiusa. Il signor Jon Stephenson von Tetzchner, inseme al signor Tatsuki Tomita, pensarono che fosse un peccato e decisero di riproporre l’abbinamento di un browser con le stesse possibilità di “customizzazione” di Opera e la sua community.

Il browser Vivaldi utilizza il motore “Blink” che viene sviluppato da Google e distribuito con licenza “open source”, lo stesso di Chrome. Lo scopo di Vivaldi è aggiungere più opzioni per “customizzare” l’interfaccia del browser, aggiungendo sopra Blink una “skin” fatta in Javascript, CSS e HTML. Oltre ad una interfaccia più ricca e “customizzabile”, Vivaldi fornisce anche maggiore “privacy” rispetto a Chrome.

Io preferisco usare Firefox per sostenere l’unico altro motore esistente al momento, Gecko/Quantum ed evitare che ne rimanga solo uno, cosa che sarebbe deleteria per il futuro di Internet. Se voi siete utilizzatori di Chrome, vi suggerisco di sostituirlo con Vivaldi.

La ragione per cui sto usando questa piattaforma è che cosi posso restituire nel mio piccolo qualcosa facendo pubblicità al loro prodotto. Avevo un blog in inglese su MyOpera, quando fu chiusa.

 

Tutto quello che sapete è sbagliato, tutto quello che vedete è falso

Lo studioso partigiano lotta insieme a noi.

Cominciamo da un video apparentemente innocuo. Un signore di mezza età suona la chitarra. Guardando meglio, il signore in questione è Roberto Gualtieri, allora “eurodeputato” del PD e attuale Ministro della Economia. Cosa suona? Le “bionde trecce” di Battisti? No, suona Bella Ciao in stile “bossa nova”. Adesso, domandiamoci perché. Vi do il proverbiale e meridionale “aiutino”:

La formazione di Gualtieri non è da economista, ma da studioso di storia contemporanea (è professore associato alla Sapienza di Roma). Come accademico ha pubblicato una ricostruzione della vicenda politica della democrazia post-bellica in Italia, con molta attenzione ai rapporti fra Democrazia cristiana e Partito comunista italiano, del quale prese la tessera giovanissimo negli anni ’80.

… ha fatto parte della commissione di “saggi” nominata da Romano Prodi che ha redatto il “Manifesto” per il Partito democratico.

La carota dello storytelling e il bastone della repressione.

Vi domanderete vabè, cosa c’entra? Eh, se ve lo domandate a questo punto significa che avete la propensione a votare Cinque Stelle. Allora vi do un altro “aiutino”:

La stimolazione cerebrale non invasiva contro pregiudizi e stereotipi sociali.

Per far fronte a questo problema, i ricercatori negli ultimi 20 anni hanno cercato di creare degli interventi che siano in grado di modificare tali stereotipi e pregiudizi. Per esempio, è stato scoperto che è possibile ridurre il pregiudizio etnico/razziale, fornendo delle informazioni che vanno contro lo stesso pregiudizio, come per esempio presentare uno scenario relativo a un’aggressione, in cui un uomo bianco interpreta il ruolo dell’aggressore e un uomo di colore interpreta il ruolo del soccorritore.

Uno “scenario”, un uomo “interpreta”. Se poi non vi basta essere bombardati dalla propaganda attraverso i film e serial televisivi , che vi “forniscono informazioni contro il pregiudizio”, si può ricorrere a misure più efficaci, come:

L’idea che sto portando avanti con la mia ricerca presso l’Istituto Italiano di Tecnologia è che questi stereotipi siano così instillati nella nostra mente che l’unico modo per cambiarli sia modificare i meccanismi biologici del cervello responsabili della generazione e controllo di tali stereotipi. In particolare, i miei studi sono volti all’utilizzo di una procedura, chiamata stimolazione cerebrale non invasiva: tecnica appartenente al campo scientifico delle neuroscienze. … inducendo delle piccole correnti elettriche o magnetiche, di modulare i meccanismi attraverso i quali il cervello regola il nostro comportamento.

Cosa facevano in Unione Sovietica coi dissidenti? Dato che solo un pazzo poteva negare i progressi del “socialismo reale”, li rinchiudevano in certi “istituti psichiatrici”. Ecco, se non vi convincete con gli “scenari” e i personaggi “interpretati” dagli attori, se non vi bastano queste “informazioni”, si può sempre ricorrere ad un TSO, un trattamento sanitario obbligatorio.

La Rete.

Adesso veniamo agli aspetti tecnici. La “Rete”, con cui realizzare la “democrazia diretta” e la “partecipazione” dei cittadini alla politica.

La “Rete”, come ho già detto, nasce in un momento in cui Mario aveva un computer e voleva collegarlo al computer di Luigi. Mario prendeva il telefono, alzava la cornetta, componeva il numero di Luigi. Luigi sentiva suonare il suo telefono, alzava la cornetta per rispondere. A quel punto Mario appoggiava la sua cornetta sopra un aggeggio chiamato “accoppiatore acustico” e il suo computer ci parlava dentro. Dentro la cornetta, come una persona. Lo stesso faceva Mario e a quel punto i due computer si parlavano via telefono. Non a parole, ovviamente, con dei trilli e dei fruscii.

Celebre scena dal film War Games, connessione dial-up.

Oggi la “Rete” è completamente diversa. Per farla semplice, è stata modificata da grandi aziende, gruppi di interesse (lobby) e Governi per funzionare come un sistema di sorveglianza e raccolta di informazioni a livello planetario. La “Internet delle cose”, dove tutto è collegato a tutto e le persone sono “always on”, cioè vivono “connesse”. Anzi, essere “connessi” è un “diritto”, il “diritto alla cittadinanza elettronica”. Queste informazioni vengono poi vendute e comprate per essere usate da aziende, gruppi di interesse (lobby) e Governi nel modo che vi ho illustrato sopra, cioè per manipolare le persone “fornendo informazioni” e, quando serve, per la soppressione del dissenso.

Non ci vuole un genio a capire che Google gestisce la maggior parte della “pubblicità” sulla “Rete” e nello stesso momento fornisce il motore di ricerca più usato, il Sistema Operativo degli “smartphone”, Android e fornisce il browser più usato per accedere ad Internet, Chrome. Controlla anche tutto l’ecosistema delle “app”. Non basta, Google fa in modo che tutti i siti Web contengano degli script che interagiscono col browser e consentono di identificare l’utente, osservare quali contenuti guarda e seguirlo mentre va da un sito ad un altro. Lo stesso “modello di business” sostiene i cosiddetti “social”, voi venite indotti a buttarci dentro la vostra vita e la vita dei vostri parenti, quella dei vostri amici e l’azienda che sta dietro il servizio raccoglie tutte le informazioni, le rivende perché siano usate per “fornire informazioni” a voi e a tutti gli altri. Quando serve, anche per identificarvi e perseguirvi, sia in termini di legge, sia con la “pressione mediatica”.

Si straparla di “fake news”. In inglese significa “notizie false”. Una cosa che ho sempre trovato spassosa e insieme tragica è che chi si lagna delle “fake news” sulla “Rete” in realtà è agente delle Elite Apolidi che costruiscono e usano la “Rete” per gli scopi che ho appena descritto.

Non ci dobbiamo preoccupare delle “notizie false” ma del fatto che l’intera realtà che conosciamo è frutto studiato, pianificato, di una manipolazione. La nostra realtà è un artificio, una costruzione fittizia. Non solo, ci dobbiamo anche preoccupare che la Rete viene usata per identificarci, monitorare le nostre vite e, come ho detto, per sopprimere il dissenso.

Il dissenso rispetto allo “storytelling” circa le fantastiche sorti progressive del Mondo Nuovo, come descritto nell’articolo citato sopra:

Nel corso degli ultimi decenni, la globalizzazione ha portato a un’intensificazione degli scambi internazionali nella nostra società, favorendo su una scala senza precedenti il crescere dell’economia mondiale e la coesistenza di differenti gruppi socioculturali. … aspetti positivi molto rilevanti per l’evoluzione della società moderna come il superamento dei confini spazio-temporali, la velocità e la circolazione delle comunicazioni, e l’arricchimento culturale …

Il dissenso e la devianza rispetto al pensare e comportarsi come automi inconsapevoli. Prendiamo l’esempio della “ecologia”, un intero racconto sulla realtà che è completamente fasullo. Leggo il solito articolo-marchetta su Greta che attraversa l’oceano sulla barca da regata del principe di Monaco. L’articolo si lamenta della polemica scoppiata perché in una fotografia si vede una bottiglia di plastica appesa dietro Greta. Dimostrazione di quanto sia stupida e condizionata la “massa”. Infatti tutto quello che si vede nella fotografia, tranne Greta, cioè la barca, l’arredamento, gli strumenti, i vestiti, sono tutti di plastica. Perché Greta non è andata da dei mastri d’ascia danesi a farsi costruire un drakkar di legno di abete, non è andata dalle donne del villaggio a farsi tessere una vela in fibre vegetali. Non è andata dal pastore a farsi dare la lana e poi dalla filatrice e poi dalla tessitrice per farsi un mantello. Il principe monegasco non naviga orientandosi con sole, luna e stelle. La bottiglia è un automatismo creato dallo “storytelling” della apocalisse. La bottiglia inquina l’oceano. La bottiglia crea le “microplastiche” che sono nell’acqua e nell’aria. La bottiglia non è una bottiglia, è un input a cui segue meccanicamente un output, stimolo e reazione programmata, condizionata.

Cosa fare?

Da un punto di vista tecnico vi posso dire di non adoperare o di adoperare il meno possibile i prodotti e servizi delle grandi aziende come Google. Adottate le misure che riducono la vostra esposizione sulla “Rete” (bloccare gli script non necessari nei siti Web, anonimizzare il vostro IP address quando possibile, non fornire informazioni personali ai “social”). Purtroppo non so come aiutarvi con lo smartphone, perché quello, al contrario dei PC, è uno strumento progettato apposta per il monitoraggio delle persone e per la somministrazione delle “informazioni”.

Ovviamente, siate consapevoli che tutti i film e tutto quello che vedete in TV ad oggi sono solo propaganda, condizionamento, lavaggio del cervello. Sono tutte cose studiate a tavolino e ingegnerizzate per indurre la gente ad una certa percezione della realtà, quindi a determinati pensieri e reazioni.