L’editoria è finita

L’altro giorno ascoltavo i lavori di una commissione parlamentare sul sostegno pubblico alla Editoria. Premesso che l’unica ragione per cui i Parlamentari si preoccupano della Editoria è che le loro carriere politiche dipendono dai “media” e anche dai finanziatori e inserzionisti dei “media”.

Ora, l’Editoria è in crisi per una ragione pratica: gli strumenti tecnologici consentono a chiunque di pubblicare contenuti verso tutto il mondo senza fatica e in maniera praticamente istantanea. Non sono più necessari stabilimenti, rotative, magazzini, distributori, eccetera.

Ma è in crisi per un’altra ragione, concettuale. La possibilità di accedere a qualsiasi contenuto su scala planetaria in maniera istantanea espone la gente, anche la più stupida e ignorante, alla considerazione circa quanto si dipenda da altri per informarsi e per farsi una opinione. E’ una sorta di “Riforma Luterana” per cui la gente comincia a pensare di non avere bisogno di una “Chiesa” che faccia da intermediaria tra se e la Verità, che questa Verità sia accessibile a tutti senza mediazione.

Questa considerazione viene rafforzata dalla assenza di “qualità” nella cosiddetta “informazione”. Banalmente, i professionisti del settore si dimostrano incompetenti e meri esecutori di direttive altrui, senza niente altro da dire oltre la ripetizione di stereotipi.

Per esempio, articolo di oggi su Repubblica, intitolato:
Ius culturae, ora dicono di sì 7 cittadini su 10″
Il sondaggio condotto da Demos per Repubblica, infatti, sottolinea un elevato grado di consenso verso lo Ius culturae.

L’articolo è veramente paradossale e quindi demenziale, infatti prosegue:
Certo la legge è la legge. Ma le leggi si possono ri-formare. Tanto più se non contrastano con il senso comune e con l’Opinione Pubblica.
[…]
Altrimenti, restiamocene tra noi. Italiani veri. Noi, sempre più vecchi. Incazzati e rassegnati. Meglio riproporre lo Ius soli. Traducendolo in modo scorretto, ma, forse, più adeguato. Il diritto a essere sempre più…SOLI.

Ora, una persona normale obbietterebbe subito che allo stato attuale abbiamo tutto l’apparato dello Stato che esiste in funzione anti-italiana. Tralasciando la Pubblica Amministrazione, da sempre concepita solo come strumento per creare “consenso” tramite la propaganda e la clientela, nel Parlamento siede una Maggioranza che ha il terrore di qualsiasi consultazione popolare, che la vedrebbe passare alla Minoranza. Insieme a quella Maggioranza non rappresentativa, vengono le massime “cariche” dello Stato, a partire dal Presidente della Repubblica.

Davanti a questa situazione, se fosse vero che si deve legiferare in base al “sentimento popolare”, la prima cosa che dovrebbero fare queste massime “cariche” dello Stato sarebbero le dimissioni. Il Presidente, prima di dimettersi, dovrebbe sciogliere le Camere in modo da consentire al Popolo di esprimersi con un voto che elegga persone che ne rappresentino il “sentimento”.

Invece no, perché la verità è quella espressa inavvertitamente da Bersani, il quale affermava che, se mai avesse avuto la possibilità di farlo, avrebbe approvato la legge sullo “Jus Soli” anche contro la volontà dell’ottanta percento degli Italiani.

Circa il resto, cioè il senso dell’articolo di Repubblica, vi rimando ai collegamenti che trovate nella colonna di destra, gli editoriali illuminanti di Scalfari e Di Cesare circa il “compito della sinistra” e lo “scontro epocale tra Stato e immigrati”.

Noi sempre più vecchi, incazzati e rassegnati? Ancora, secondo antica tradizione, i “compagni”, essendo il problema dei problemi, si propongono come la soluzione. Ecco la battuta finale: come se qualcuno avesse chiesto agli Italiani, molti anni fa, se erano d’accordo ad essere invasi dagli immigrati e a vedersi sostituire col “meticciato”, se erano d’accordo a cancellare Popolo, Nazione e Stato in omaggio al progetto delle Elite Apolidi, realizzato da solerti funzionari come il ridente signor Prodi, che non solo non ha mai fatto mistero di lavorare per abbattere lo Stato, se ne vanta.

Il Prodi delle “privatizzazioni” eseguite dalla “sinistra” su ordine della “europa” (minuscolo), il Prodi che vendette le acciaierie di Terni, per esempio ad un prezzo che era un settimo o un ottavo del fatturato di un anno dello stesso stabilimento.

Comunque, questi “giornalisti”, pagati per scrivere il “pezzo” come gli viene ordinato dai loro referenti, vogliono anche che un qualche potere mi imponga manu militari un tributo da devolvere poi al loro compenso. Perché la Editoria di questa gente va sostenuta da me, per il mio bene. Come costringere i prigionieri a pagare lo stipendio degli aguzzini. Tanto per dire del “sondaggio” di Repubblica.

Come siamo arrivati a questo

In principio era il Verbo.
Ad un certo punto della Storia, come tutti dovrebbero sapere ma la maggior parte viene storpiata dalla Scuola degli insegnanti Bella Ciao, furono inventate le macchine e i contadini furono trasferiti dalla terra ai falansteri attorno alle fabbriche.

Guardando questo processo, certi benestanti che vivevano di professioni legate alle lettere, avvocati, notai e similia, misero insieme la perversione dei “sensi di colpa” e quella della “desiderio di potere” e inventarono l’idea della “rivoluzione”.

La “rivoluzione” prometteva alla nuova plebe, il “Proletariato”, cioè i contadini inurbati nelle cui vite c’era solo fabbrica e osteria, la stessa inversione dei ruoli che nella antichità si esercitava nelle feste della pazzia, come il Carnevale. Il servo diventava il padrone. Ovviamente era un imbroglio, una truffa, perché in realtà si trattava di sostituire una aristocrazia con un’altra e le fabbriche dovevano continuare a vivere e a macinare vite umane. Però l’idea piaceva, alle menti stravolte dei “proletari” e a quelle perverse dei “borghesi” che si proponevano come loro “capi”, filantropi disinteressati.

Abbiamo citato il caso italiano. Nell’immediato del periodo successivo alla Grande Guerra ci fu pesante depressione economica. I Socialisti pensarono bene di riproporre in Italia la Rivoluzione Russa. Dai Socialisti fuoriuscirono sia i Comunisti che la loro nemesi, i Fascisti. L’affermazione del Fascismo in Italia fu reazione inevitabile alla minaccia rivoluzionaria, ironicamente si proponeva a sua volta come “rivoluzione” ma invece di realizzare il Carnevale, più pragmaticamente vendeva l’idea che l’Italia dovesse essere affidata a chi si era distinto in guerra, vista come grande “livella” che cancella artifici di casta e mette a nudo la natura umana. Altrettanto pragmaticamente, il Re decise di usare il Fascismo per ristabilire l’ordine. Il Fascismo funzionava, tanto che praticamente non incontrò opposizione. Poi ci fu un’altra guerra che mostrò, più di quella precedente, il ritardo dell’Italia ancora prevalentemente rurale.

Nel dopoguerra la situazione era questa: gli Americani occupavano l’Italia e durante l’invasione avevano applicato alcune dottrine che vediamo applicate ancora oggi. Al Sud avevano adoperato la mafia come “milizia territoriale”, sfruttando le connessioni con la mafia americana. Mano a mano che risalivano la Penisola, contrastati da quello che rimaneva delle Forze Armate tedesche, gli Americani si affidarono alla Chiesa che ereditava, come nel primo medioevo, le funzioni dello Stato. Ad un certo punto gli Americani invasero il Nord Italia, dove nel frattempo era stata alimentata la “Resistenza”, cioè formazioni di renitenti alla Leva e disertori delle Forze Armate italiane che sabotavano i Tedeschi nelle retrovie. I Tedeschi cercavano di non sprecare le poche risorse che gli erano rimaste contro la “Resistenza”, che oggi si chiamano “insurgent” e invece affidavano quello che oggi si chiama “counter-insurgency” alle milizie della RSI, cioè un governo fantoccio ricostituito al Nord dopo la liberazione di Mussolini dalla prigione sul Gran Sasso con una operazione di commando. Una delle cose che non sapremo mai è con che minacce e blandizie i Tedeschi convinsero Mussolini a ritardare l’inevitabile. Fatto sta che la contrapposizione tra “Resistenza” indottrinata dai Comunisti e le milizie RSI, cioè i “fascisti”, divenne in seguito il “mito fondativo” dell’Italia repubblicana.

Ci fu un plebiscito che scacciò la Monarchia. Gli Americani trattarono coi Sovietici la spartizione dell’Europa e l’Italia rimase nella “sfera di controllo” degli USA. Quindi Stalin diede l’ordine ai Comunisti italiani di disarmare, mentre questi avevano progettato di prendere il potere e costituire uno Stato comunista nel Nord Italia. Questo divenne in seguito il “mito fondativo” della “estrema sinistra” o “sinistra extra-parlamentare”, cioè l’ennesima “vittoria tradita” o “della Resistenza incompiuta”. I Sovietici saranno sempre “fratelli” e “modello” ma l’Armata Rossa che si ferma al limite della Cortina di Ferro, invece di “liberare” anche l’Italia, sarà sempre una ferita aperta. Come successe anche in Germania, gli Americani ristabilirono l’ordine affidandosi a quello che rimaneva delle “strutture” precedenti la Guerra, quindi mafia, Chiesa e, paradossalmente, le organizzazioni e le personalità che furono fasciste. Il tutto supervisionato opportunamente dalla CIA.

Boom economico, gli Americani finanziano e supervisionano il passaggio dall’Italia rurale all’Italia industriale. La “democrazia” consiste nella dualità DC – PCI che “congela” la guerra civile o più precisamente la trasforma in una guerra di posizione. Ma le Elite Apolidi hanno pronto il Piano. Cominciano dagli USA dove hanno il loro Quartiere Generale, diffondendo la “controcultura” nelle università. La “controcultura” apparentemente si ispira alle idee “rivoluzionarie” dei secoli precedenti ma è una finzione perché questa volta il “Proletariato” viene escluso, viene saltato a piè pari, ci si rivolge direttamente ai figli della “Borghesia”, appellandosi ai loro “sensi di colpa” e “desiderio di potere”. Il “marxismo-leninismo”, che predicava l’annientamento di tutte le società umane per crearne una nuova da zero in cui il Partito gestiva il mondo per conto di una Umanità di “lavoratori”, viene sostituito da tutta una serie di dottrine “intimiste” che invece di aggredire la società nel suo insieme, propongono di ridisegnare il singolo essere umano, svuotandolo di tutte le cose prodotte dalla Storia e riempiendolo con le idee perfezionate dagli esperti di psicologia e sociologia delle Elite Apolidi. Eccoci con quello che adesso si chiamerebbe “liberalesimo” dalla parola americana “liberal”. Prego notare che la parola “liberale” ha due significati antagonisti negli USA e in Europa. Negli USA “liberal” è praticamente sinonimo di “socialismo” mentre in Europa “liberale” significa “economia di mercato, lo Stato non si intromette”. Abbiamo anche detto che l’associazione tra “liberal” e “socialismo” è un falso storico, un espediente delle Elite Apolidi per creare l’idea di “controcultura” e “ribellione” ma non c’è nessuna “rivoluzione” nel “liberalismo”.

Quindi eccoci ai giorni nostri. La “sinistra” italiana si è convertita molto prima che cadesse il Muro, passando dalla idea di servire il Comunismo sovietico a quella di servire il “liberalismo” delle Elite Apolidi anglofone. Però ha pensato bene di imbrogliare la “base” mantenendo la finzione comunista per una ventina d’anni, per cui Berlinguer era già fautore del “Governo Mondiale” e quindi passava dal Comunismo ortodosso allo “eurocomunismo scismatico”, però al suo funerale la folla oceanica si presentava ancora con le bandiere rosse con falci e martelli, perché nessuno l’aveva informata.

La “sinistra italiana” attuale è la copia conforme della “sinistra mondiale”. Non fa che tradurre in italiano gli slogan che gli vengono passati dalle Elite Apolidi e gestisce la applicazione del Piano delle Elite Apolidi in Italia. Gli slogan sono semplici adattamenti di quelli già presenti nella “controcultura” degli Anni Settanta e, come detto, mirano a de-strutturare l’individuo “occidentale”, svuotarlo e riempirlo con pochi semplici concetti che fondamentalmente lo riducono all’adulto-bambino dal funzionamento bio-meccanico, mosso dalle pulsioni, incapace di speculazione astratta, con le competenze strettamente necessarie ad accudire le macchine e a consumare i prodotti delle macchine. Il “franchise” Matrix è una rivelazione profetica, descrive esattamente il Piano delle Elite Apolidi, rappresentandole come un collettivo di computer e meccanismi. Gli esseri umani sono “batterie”, sfruttati per la loro capacità di produrre energia che viene consumata da Matrix e gli viene succhiata via la vita mentre sono tenuti immobili in un brodo nutritivo e gli viene instillata l’illusione di una “realtà” che non esiste.

Tutte le cose del “politicamente corretto” sono evidenti menzogne e paradossi solo quando esci dal bozzolo di Matrix ma fintanto che rimani dentro e ti viene somministrata l’illusione, non sei in grado di accorgertene. Il “mondo del politicamente corretto” sembra “vero” e perfettamente coerente agli sfortunati schiavi. Certo, ci sono gli “agenti del sistema” che in Matrix sono rappresentati dal personaggio replica di Smith e che nel nostro “mondo reale” sono i funzionari della “sinistra” ai vari livelli. Del resto, basterebbe notare come la attuale “sinistra” coincida col “sistema” a cui, con somma ironia, si voleva opporre la “controcultura”. La “controcultura” è diventata la “cultura”, sistema, potere, finanza, “mainstream”, eppure continua a macinare un ridicolo “contro” anche senza niente a cui opporsi. Per cui certi estremi paradossali, che però sono paradossali solo visti da fuori, come la “pseudo-ecologia” di Greta che viaggia sulla barca da regata del principe di Monaco.

Bersani e lo Jus Soli

Confessione di Bersani, ve la siete persa?

Se torno al governo, faccio lo Ius Soli anche contro l’80% degli italiani.

Bersani per un po’ di tempo è andato in giro per le televisioni a predicare la necessità dello Jus Soli, fino a che l’hanno azzittito per non peggiorare le cose. Infatti questo video è praticamente sparito da Internet.

Le sue argomentazioni erano due, la prima era “attenzione, non sappiamo cosa può scattare nella mente del giovane davanti a una ingiustizia cosi sferzante”.

Sputare sulla Patria.

A questa argomentazione io farei due obiezioni. La prima è incomprensibile per la persona “di sinistra”, ovvero che la cittadinanza italiana è un privilegio che bisogna meritarsi.

La persona “di sinistra” è condizionata a sputarci sopra, sulla Italia e sulla italianità, perché la retorica sulla Patria è intrinsecamente “fascista” mentre la “fraternità dei popoli”, essere “cittadini del mondo” è, appunto, cosa “di sinistra”. Inoltre la persona “di sinistra” è condizionata alla idea che la “felicità” sia un diritto di nascita, quindi il concetto di doversi meritare qualcosa è privo di senso. Il concetto del “reddito di cittadinanza”, cosi come tanti altri “diritti”, si fonda sulla idea che qualsiasi cosa desideri, la funzione dello Stato sia di garantirtela, perché ti spetta. Se ti manca qualcosa, se non puoi realizzare i tuoi desideri, sei “infelice” e questa è una “ingiustizia” e una colpa dello Stato e di riflesso, degli altri.

La radicalizzazione.

La seconda obiezione alla prima argomentazione di Bersani è che davanti alla minaccia che un giovane figlio di immigrati si dia al terrorismo perché non ha ottenuto la cittadinanza italiana alla nascita, la mia risposta non è di abbassare le braghe e mettermi a novanta davanti agli immigrati ma di espellerli. Gli Israeliani, che sono avvezzi e hanno imparato certi metodi teutonici, quando un giovinotto arabo fa tanto di tirare fuori un’arma lo fanno immediatamente diventare “martire”, poi vanno a cercare la sua famiglia coi bulldozer e gli spianano la casa, lasciandoli in mezzo ad una strada. Non li mandano via perché tutto questo capita nella terra degli Arabi ma qui noi siamo a casa nostra. Quindi al giovane figlio di immigrati adirato per l’ingiustizia io farei educatamente presente che la sua famiglia è ospite in casa d’altri, anzi, ospite non gradito e che al minimo cenno di fastidio, vengono tutti catapultati a casa loro. Incidentalmente, per disinnescare l’ovvia arma di aggressione demografica, cosi come Bersani vuole lo “Jus Soli”, io abolirei il principio per cui chi sposa un italiano diventa italiano. Chi sposa un italiano rimane straniero e se l’italiano vuole, può sempre trasferirsi al Paese del coniuge e prenderne la cittadinanza. Anche Bersani, se gli piacciono tanto, può andarli a trovare a casa loro. Per inciso, è la legge in Giappone, ad esempio. Se sposate un giapponese, non diventate giapponesi.

Le mamme piangono.

Eccoci alla seconda argomentazione di Bersani a sostegno della necessità di approvare lo “Jus Soli”. Questa la dovete proferire con le mani giunte e lo sguardo affranto. “Voi sapete quante mamme ho trovato io per strada, nere eccetera (ah, che ridere il vetero razzismo coloniale della provincia italiana), che piangono? Perché gli arriva a casa un bambino che gli dice le cose”.

L’obiezione a questa argomentazione è ovvia ma ancora incomprensibile alla persona “di sinistra”. In Italia non ci sono “mamme nere” italiane, ne sono state deportate a forza come gli schiavi delle Americhe. Sono tutte immigrate. Qual è la differenza tra la mamma cinese, la mamma moldava e la “mamma nera”? Semplice, se sono tutte straniere immigrate la mamma cinese è arrivata in Italia con tutte le carte a posto, con l’aereo, dopo avere firmato un contratto che la obbliga a lavorare come una schiava per un altro cinese che gli ha pagato i permessi e il viaggio. Scaduto il termine del contratto, la mamma cinese si mette in proprio e replica lo stesso accordo con altri cinesi. La mamma moldava trova in Italia le stesse condizioni che trovano le mamme italiane che si trasferiscono all’estero. Piangono le mamme italiane all’estero? Qualcuno ha mai chiesto lo “Jus Soli” per i figli delle mamme italiane?

Invece, la “mamma nera” è (quasi sempre) una immigrata illegale che è stata “accolta” in violazione delle leggi italiane e internazionali ma in ossequio al Piano delle Elite Apolidi di cui la “sinistra” è entusiasta attuatrice. Leggete l’editoriale di Scalfari . L’Italia non ha alcun bisogno di “mamme nere”, contrariamente alla propaganda. E’ una presenza che ci viene imposta dalla “sinistra” agente di poteri sovranazionali ostili e quindi è una presenza sgradita. Prima la “sinistra” crea il problema, poi si propone come soluzione del problema che ha creato. Lo “Jus Soli” non risolve niente rispetto al fatto che gli Italiani non vogliono essere invasi da milioni di immigrati, non richiesti, non voluti, che sono visti come un fastidio, un problema, una minaccia. Però serve a “regolarizzare” automaticamente e in maniera irreversibile intere famiglie di immigrati nel momento che una donna partorisce in Italia.

La verità.

Veniamo quindi al lampo di verità che ha fatto sparire Bersani dalle televisioni:

“Quindi, io faccio lo “Jus Soli”.
Dice, è contrario l’ottanta per cento degli Italiani.
Non me ne frega assolutamente niente.”

Intanto la signora Palombelli cerca di parlare sopra la chiosa di Bersani perché si rende conto della enormità suicida di questa ammissione, dicendo “… però è coerente”.

Giusto, è coerente. Infatti, la premessa dell’editoriale di Scalfari sulla necessità storica di imporre il “meticciato” è la stessa, si da per scontato che la “sinistra” lo imponga a dispetto degli Italiani, contro gli Italiani. L’intero “fenomeno” della immigrazione è stato ideato, organizzato e gestito come arma contro gli Italiani e gli Europei. Ne sono perfettamente consapevoli e la cosa non li disturba, anzi, gli provoca un certo godimento.

Circa le ragioni per cui la persona “di sinistra” voglia cancellare gli Italiani e gli Europei per sostituirli col “meticciato”, necessariamente è un misto di gretto cinismo di gente che pensa di ricavare un utile dal caos e di perversioni psichiatriche.