Odiano i Napoletani

Chissà come mai. Prego mettere insieme questa intervista:

Governo, de Magistris: “Mi candido per guidare il paese”.

Con questo panorama:

Napoli, chiuse quattro aule della scuola materna «Alpi-Levi» di Scampia: erano nel bel mezzo di una discarica abusiva.

Gente che vive in una realtà parallela. Io abito in un postaccio, una periferia ripopolata da immigrati. Ma se qui ci fossero le cose che a Napoli sono “normali”, scoppierebbe la rivoluzione. Napoli non è in Italia, non è nemmeno in questa dimensione.

Dare vuol dire arricchirsi

Ogni tanto la signora Maraini pubblica un editoriale delirante sul Corriere.

Sono editoriali che non hanno nessun contenuto di interesse e si potrebbero ignorare tranquillamente se non per due elementi. Il primo elemento è determinare il “valore” della “informazione”. Il Corriere conferma che è nulla, zero. La “informazione” non vale niente e nonostante questo, pretendono di farne un mestiere ben pagato. Il secondo elemento è che la signora Maraini realizza un esempio da manuale di ripetizione parossistica e patologica di slogan, stereotipi, ritornelli con cui i “media” stanno cercando di condizionare la gente ignara. Cominciamo dal sottotitolo:

Solo chi esalta il sospetto e l’intolleranza non riesce a capire che «dare» vuol dire invece arricchirsi.

Eh? La signora Maraini butta li questa “frase ad effetto” contando sul fatto che il lettore condivida con lei una quantità enorme di convenzioni. Cioè che sappia o presuma di sapere cosa significa l’espressione “chi esalta il sospetto e l’intolleranza” e quindi non le chieda di spiegarlo.

Io non condivido nessuna di queste convenzioni. Penso invece che i “progressisti”, gli ex-comunisti che qualche decennio fa sognavano di prendere il potere con le armi e ammazzare tutti i “padroni” per instaurare la “dittatura del proletariato” e che adesso sono funzionari delle Elite Apolidi, gli ex-democristiani sepolcri imbiancati, fuori immacolati come gigli e dentro luridi come fogne, siano il peggio del peggio, che siano una continua minaccia per me e per il mondo e quindi li odio, nel senso che vorrei che sparissero, che non esistessero.

Non ho alcun sospetto, ho delle certezze e non devo indagare per passare da sospetto a certezza, mi basta leggere la signora Maraini sul Corriere. La “tolleranza” è un concetto privo di senso per come ci viene venduto dal solito “storytelling”, cioè come sinonimo di “amore disinteressato per l’Umanità”, in realtà è il tipo di “tolleranza” che può avere qualcuno con una gamba maciullata mentre il chirurgo dell’ospedale da campo di una battaglia ottocentesca gliela amputa con una sega a mano o la “tolleranza” che deve sviluppare qualcuno messo in prigione con degli energumeni dediti alla sodomia.

D’altra parte, non si capisce perché qualcuno dovrebbe “esaltare” il “sospetto e l’intolleranza”. La signora Maraini usa la parola “esaltare” senza altra ragione che attribuire al “bersaglio” della sua invettiva una mentalità e un comportamento cattivo, disgustoso se non malato. Perché lei, la signora Maraini, nel suo editoriale non “esalta” il “dare” e lo “arricchirsi”, lei si limita a mostrare cose che sono ovvie per l’umanità moralmente e intellettualmente superiore. Sono gli altri gli “esaltati” ed “esaltanti”. Questi altri, subumani, non riescono a capire.

Non riescono a capire che “dare” vuol dire “arricchirsi”. Anche qui, confusione semantica mirata ad un lettore che non si fa nessuna domanda, che assume tutto per fede. Perché la signora Maraini non intende davvero il “dare” ma intende il “ricevere”, l’esatto contrario. La signora Maraini ci sta dicendo che ricevendo una intrusione, materiale o figurata, non facciamo un sacrificio ma in realtà otteniamo il godimento. Vi devo fare un disegnino?

… dando qualcosa di sé si esercita la propria energia, la propria vitalità …

Tornando all’esempio di cui sopra, se mi faccio segare una gamba o se mi presto alla sodomia dei carcerati, esercito la mia energia e vitalità. Perché la signora Maraini sta volutamente nel vago ma qui si parla della solita “accoglienza” che è un concetto tipicamente femminile e/o omosessuale. I Romani, spregevoli conquistatori, non a caso disprezzavano più di tutti quelli che si prestavano come “partner passivi”. Noi, che dobbiamo essere amorevoli conquistati, invece li esaltiamo. Eccoci alla chiosa:

Chi odia non sa che quando dedichiamo attenzione, affetto, riguardo e rispetto, tiriamo fuori la migliore parte di noi, e quindi entriamo in un ambito sacrale. La scuola per esempio, come istituzione è in forte crisi e non sa più dare niente, ma resiste e vive per la rete di insegnanti generosi che continuano a offrire tempo e attenzione. Ma cosa vuol dire dare nell’insegnamento? Semplicemente sapere creare un dialogo, ovvero usare la pratica dell’attenzione, della comprensione, dell’intelligenza affettiva verso l’altro, vuol dire attivare un processo di conoscenza che aiuterà sia l’alunno che l’insegnante e arricchirà la comunità nel suo delicato momento di crescita comune.

Prima assurdità: se io ignorassi la signora Maraini non significherebbe che la odio ma che la considero insignificante. Se non rispettassi la signora Maraini non significherebbe che la odio ma che ritengo che non meriti un secondo sguardo. Viceversa, se la odio e quindi vorrei che sparisse, che non esistesse, è perché la considero una minaccia, qualcosa da cui bisogna guardarsi. Allo stesso momento, nessuna di queste cose, ignorare o odiare, significa amare. I Milanesi che pagano i “rider” perché gli portino il mangiare a casa con la scatola legata alla schiena, non amano i “rider”, li ignorano come esseri umani e li usano come strumenti meccanici.

Seconda assurdità: la parte migliore di noi, perfino “sacrale”, consiste nel “darsi” perché solo quando “accogliamo” otteniamo il vero godimento. Si, è una contraddizione, perché se godi nel fare qualcosa è un dare per avere. Allora, la signora Maraini fa confusione apposta per evitare di dire qual è lo scopo del “dare”, che poi come abbiamo già detto, in realtà è un “prendere” mentre si “accoglie”. Perché questo scopo è cosi importante da essere “sacro”.

La “rete di insegnanti generosi” che offrono tempo e attenzione. Che tristezza. Come se non sapessimo che gli insegnanti fanno quel mestiere solo perché cercavano qualcosa che offrisse le garanzie del “posto pubblico” col minimo possibile di sbattimento e perché l’alternativa era la disoccupazione. Gli insegnanti non sono i migliori, ancora, purtroppo allo stato attuale sono i peggiori, gente che non potrebbe fare nessun altro mestiere. Certo, ci sono eccezioni ma questa è la “norma”, la “regola”. Poi, mi pare ovvio che gli insegnanti sono pagati per fare quello che fanno, principalmente tenere i ragazzi lontani da casa il più a lungo possibile perché i genitori non vogliono e non possono pensarci loro. A nessuno importa davvero dei ragazzi e di quello che imparano o non imparano.

Cosa vuol dire “dare” nell’insegnamento? Secondo me significa trasmettere informazioni e metodi per elaborare queste informazioni. Trasmettere conoscenza. Non significa affatto usare la pratica della comprensione, della “intelligenza affettiva verso l’altro”. Mi piacerebbe chiedere alla signora Maraini cosa significa “intelligenza affettiva”. Posso ipotizzare che significhi “compassione” o “simpatia”, cioè qualcosa tipo “condividere i sentimenti/sensazioni degli altri” oppure che significhi “tecnica di manipolazione del comportamento altrui”. Il “processo di conoscenza” è un retaggio della “scuola democratica” per cui non si trasmettono “cognizioni” ma si fa “esperienza di vita” e, ovviamente, essendo la scuola “democratica”, insegnante e alunno sono uguali, sono soggetti al “momento di crescita comune”. Vedi articolo nella colonna di destra sul perché gli studenti sono analfabeti.

Delirio totale.
Aggiungo una postilla. Mia nipote ha cominciato la Prima Media. La “rete di insegnanti generosi” ha imposto che i genitori le comprassero uno smartphone. Visto che sono “generosi” avranno senz’altro pensato di spiegare ai bambini di prima media cosa è uno smartphone, come funziona, a cosa serve, pregi e difetti, sopratutto i difetti. Invece no, zero, niente. Alla Scuola non interessa delle conseguenze dell’ignoranza, la Scuola è una fabbrica di ignoranti dove lavorano operai ignoranti. Si arrangino pure i bambini e le loro famiglie. Poi tanto c’è la “intelligenza emotiva” e il “momento di crescita comune”. Ci sarebbe anche da fare le considerazioni sul “classismo” che implica l’imposizione dell’acquisto di uno smartphone, che non è un oggetto economico e nello stesso tempo è anche fragile, a bambini che in realtà non ne hanno alcun bisogno. Ma qui si parlava del “dare”, no?

Il medioevo in piazza Duomo

Guardate questo video.

Un rituale antico come il mondo, celebrato davanti alla cattedrale. Ci sono un sacco di simbolismi di cui i poveretti non si rendono conto ma la cosa più interessante è la persona coi capelli bianchi e i paramenti sacerdotali che da fuoco al mappamondo. Guardatelo bene e poi riguardatelo. Scommetto che è un insegnante.

In quella figura raccapricciante, insieme a certe tradizioni antiche, ritrovo i centomila stereotipi assurdi e scollegati dalla realtà che sento e leggo ogni giorno e che gli imbecilli che ormai sono la maggioranza, assumono come “normalità”.

Nel frattempo si ripete anche l’ennesima scenetta per cui qualcuno ripropone un espediente qualsiasi per dare la cittadinanza agli immigrati e subito c’è il coro che eleva le lodi al Signore. Adesso non si tratta di “Jus Soli”, cioè di acquisire la cittadinanza alla nascita ma di “Jus Culturae” mi fa ridere solo a scrivere l’espressione, per cui si acquisisce la cittadinanza col diploma scolastico. Il diploma di una Scuola che esiste solo per dare un lavoro ai meridionali e che diploma analfabeti. Il diploma della istituzione dove lavora il personaggio che vedete nel video sopra e che oggi ha mandato “ufficialmente” gli studenti alla adunata organizzata dai “media”. Ormai siamo ben addentro una distopia fantascientifica.